{"id":648891,"date":"2025-07-06T20:50:03","date_gmt":"2025-07-06T18:50:03","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=627635"},"modified":"2025-07-06T20:50:03","modified_gmt":"2025-07-06T18:50:03","slug":"lamore-tra-paolo-e-francesca-sboccio-nella-rocca-di-gradara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/lamore-tra-paolo-e-francesca-sboccio-nella-rocca-di-gradara\/","title":{"rendered":"L\u2019amore tra Paolo e Francesca sbocci\u00f2 nella Rocca di Gradara"},"content":{"rendered":"<p>Visitata da poco, non posso non raccontare di questo luogo cos\u00ec carico di pathos a chi mi legge.<\/p>\n<p>Sopra un colle tra le Marche e la Romagna sorge quel gioiellino edilizio che \u00e8 Gradara, piccolissimo nucleo urbano circondato da 700 metri di mura merlate contraddistinte da 14 torri quadrate. In origine vi era solo un castrum, ovvero una torre quadrangolare fatta edificare dalla famiglia dei de\u2019 Grifo; poi a questa famiglia seguirono per un breve periodo i Bandi di Montecchi e nel 1283 i beni allodiali passarono a Malatesta da Verucchio, detto \u201cil Centenario\u201d per la sua longevit\u00e0, e furono proprio i suoi discendenti ad ampliare la rocca che vollero protetta da un fossato (ora a prato), da un ponte levatoio e da due cortine murarie, una attorno al fortilizio e l\u2019altra attorno al borgo.<\/p>\n<p>Nel 1463 Gradara venne attaccata da Francesco Sforza che, aiutato dal condottiero Federico da Montefeltro, riusc\u00ec ad espugnarla e a lasciarla ai suoi eredi. E se oggi la vediamo ancora intatta nel suo fascino medievale-rinascimentale, lo dobbiamo al grandioso restauro novecentesco voluto dall\u2019ingegnere Umberto Zavettoni che, innamoratosi del luogo e dell\u2019edificio, lo acquist\u00f2 nel 1920 dagli eredi del conte Alessandro Morandi Bonaccossi con l\u2019intento di riportarlo all\u2019antico splendore, cosa che riusc\u00ec a realizzare nell\u2019arco di soli tre anni.<\/p>\n<p>All\u2019interno, effettivamente si respira il fascino dei secoli passati grazie al mantenimento dell\u2019esistente, ma anche ai dipinti e agli arredi che hanno ricreato la giusta atmosfera. La visita comincia con la Sala delle torture, dove si trova una cisterna per l\u2019approvvigionamento idrico, utile in caso di assedio, ma visto l\u2019ambiente, immancabili le catene ai muri e una carrucola appesa al soffitto con la relativa corda, con cui si davano, per l\u2019appunto, i tiri di corda che slogavano le articolazioni delle spalle di chi veniva appeso.<\/p>\n<p>Seguono delle camere da letto: quella del Leone Sforzesco con un soffitto ligneo del \u2018400; quella del Cardinale che ospitava gli ecclesiastici di rango, quella giocosa dei Putti che, entro riquadri, domano un cervo e un istrice; interessante la scritta che compare su due portali della Sala del Consiglio che recitano: Maledictus homo qui confidit in homme: maledetto l\u2019uomo che confida nel suo simile che noi oggi abbiamo tramandato con: fidarsi \u00e8 bene, non fidarsi \u00e8 meglio.<\/p>\n<p>Ed eccoci arrivati nella Camera di Francesca, dove sarebbe stato perpetrato l\u2019omicidio dei due amanti ancora ricordati ai giorni nostri grazie all\u2019Alighieri che, a detta di Boccaccio, Dante volle inserire nella Commedia, colpito da quel fatto di cronaca avvenuto nel 1283 e che aveva destato scalpore perch\u00e9 gli sventurati innamorati furono trafitti contemporaneamente dalla spada di Gianciotto, l\u2019offeso marito, e poich\u00e9 morirono insieme il sommo poeta li fece rimanere abbracciati per l\u2019eternit\u00e0 nella bufera di vento che caratterizza il secondo cerchio dell\u2019Inferno, quello dei lussuriosi.<br \/>\nE fu sempre Boccaccio a dire che Francesca fu ingannata, perch\u00e9 le fecero credere che avrebbe sposato il bel Paolo invece che lo sciancato e torvo Gianciotto. La Camera di Francesca si presenta con finti tendaggi dipinti sulle pareti, un letto a baldacchino con cortine damascate, l\u2019abito che <\/p>\n<p>Eleonora Duse indoss\u00f2 nella Francesca da Rimini che per lei scrisse<br \/>\nD\u2019Annunzio, e una savonarola davanti a cui sta un leggio a ricordare il famoso \u201clibro galeotto\u201d, ma lasciamolo ricordare a Francesca:<\/p>\n<p>Noi leggiavamo un giorno per diletto<br \/>\ndi Lanciallotto come amor lo strinse:<br \/>\nsoli eravamo e sanza alcun sospetto.<br \/>\nPer pi\u00f9 fiate li occhi ci sospinse<br \/>\nquella lettura, e scolorocci il viso:<br \/>\nma solo un punto fu quel che ci vinse.<br \/>\nQuando leggemmo il disiato riso<br \/>\nesser baciato da cotanto amante,<br \/>\nquesti, che mai da me non fia diviso,<br \/>\nla bocca mi baci\u00f2 tutto tremante.<br \/>\nGaleotto fu il libro e chi lo scrisse:<br \/>\nquel giorno pi\u00f9 non vi leggemmo avante.<\/p>\n<p>Dalla luminosa e ariosa loggia si scende infine nel cortile dove si trovano il Corpo di Guardia e la Cappella che ospita una magnifica pala d\u2019altare in terracotta invetriata, realizzata da Andrea della Robbia e che raffigura la Madonna col Bambino e Santi.<\/p>\n<p>Che dire di pi\u00f9? Fateci una capatina per sognare ad occhi aperti.<\/p>\n<p><strong>I MIEI ROMANZI STORICI LI TROVATE NELLE LIBRERIE,<br \/>\nNEI BOOKSHOP E NELLE BIBLIOTECHE<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Visitata da poco, non posso non raccontare di questo luogo cos\u00ec carico di pathos a chi mi legge. Sopra un colle tra le Marche e la Romagna sorge quel gioiellino edilizio che \u00e8 Gradara, piccolissimo nucleo urbano circondato da 700 metri di mura merlate contraddistinte da 14 torri quadrate. 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