{"id":649286,"date":"2025-07-11T17:13:32","date_gmt":"2025-07-11T15:13:32","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=628392"},"modified":"2025-07-11T17:13:32","modified_gmt":"2025-07-11T15:13:32","slug":"tennis-in-lode-a-fabio-fognini-al-canto-del-cigno-dopo-ventanni-di-bellezza-sparsa-a-piene-mani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=649286","title":{"rendered":"Tennis: in lode a Fabio Fognini, al canto del cigno dopo vent&#8217;anni di Bellezza sparsa a piene mani"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un pomeriggio come altri, una conferenza stampa organizzata nel tempio di Wimbledon, l&#8217;annuncio che era nell&#8217;aria. Fabio Fognini, trentotto anni dei quali una ventina spesi da tennista professionista, ha detto che pu\u00f2 bastare cos\u00ec. Ciao a tutti, mi ritiro. Cos\u00ec, a pochi giorni di distanza da quello che sar\u00e0 ricordato come il suo ultimo match disputato e perso contro Carlos Alcaraz, il predestinato, si chiude la sua carriera. Un match meraviglioso, cinque ore di agone d&#8217;altri tempi che hanno compendiato, in un pomeriggio che ha restituito al tennis il suo lato pi\u00f9 artistico, tutto il Fognini che abbiamo imparato a conoscere e che, fuori tempo massimo, oggi sono in tanti a ringraziare.<\/strong><\/p>\n<p>Pensa un po&#8217;, gli stessi che per una carriera intera non hanno fatto altro che dargli addosso perch\u00e9, a loro dire, non propriamente un esempio da imitare e chiss\u00e0 che diamine volessero dire. Intanto, non ci si ricorda che Fabio abbia mai ambito pubblicamente ad esserlo e, soprattutto, dimostrando, questi ultimi, superficialit\u00e0 di giudizio e limiti strutturali nella conoscenza di uno sport che, parafrasando il compianto Roberto Lombardi, oltre che ad essere diabolico \u00e8 infarcito di dinamiche che mettono costantemente a dura prova l&#8217;animo umano. Tra paure da esorcizzare e attimi da cogliere perch\u00e9 non ritornano. E cosa saranno mai due racchette dilaniate ad un cambio di campo dopo un quindici scappato di mano o un&#8217;urlataccia al cielo per cercare di rimanere a galla nel magma di un gioco che sembra fatto apposta per fare a brandelli la psiche? Nulla. Tanto \u00e8 bastato, per\u00f2, per far s\u00ec che le anime candide dello sport, dagli addetti ai lavori ai fruitori pi\u00f9 occasionali tutti inclusi, ne facessero un bad boy, quello da non imitare. Un &#8220;Balotelli&#8221;, qui nella veste di aggettivo.<\/p>\n<p>Inimitabile, per aspetti decisamente pi\u00f9 importanti, Fabio lo \u00e8 stato davvero, merito di una quantit\u00e0 esondante di talento generosamente concessagli da Madre Natura. Con buona pace dell&#8217;attuale Golden Age azzurra, che senza soluzione di continuit\u00e0 garantisce la presenza in massa nelle fasi finali dei tornei pi\u00f9 prestigiosi trasformando lo straordinario in ordinario e tolto l&#8217;inavvicinabile Adriano Panatta, nessuno qualora si trattasse di saper giocare a tennis gli si \u00e8 mai avvicinato. Vale sempre la pi\u00f9 azzeccata definizione di talento, inteso come la capacit\u00e0 di risolvere con semplicit\u00e0 situazioni intricate ai pi\u00f9. Un dritto in mezza volata, una vol\u00e9e strappata dalle stringhe delle scarpe, un lungolinea di rovescio, un colpo da pittino. Cose che gran parte dei giocatori pi\u00f9 celebrati di lui dagli almanacchi non solo non fanno ma non pensano nemmeno. Merito di una mano, la sua, dalla quale &#8211; parafrasando questa volta Gianni Clerici &#8211; si avrebbe il desiderio di farsi dare una carezza.<\/p>\n<p><strong>Ma ha vinto poco, l&#8217;altro tormentone nazionalpopolare, il lato B del disco rotto che l&#8217;ha accompagnato ad ogni sortita. La confusione endemica, e pure un po&#8217; bonipertiana, di quelli che ancora confondono la capacit\u00e0 di profondere un tennis di qualit\u00e0 con quella di sollevare i trofei. Come se un Mecir (che meraviglia il Gattone) fosse stato meno bravo di un Lendl a manovrare la racchetta o un Nalbandian (idem come sopra) di uno Hewitt. Solo perch\u00e9 i primi, di Slam, non ne abbiano mai vinti a differenza dei secondi, molto pi\u00f9 scaltri nella conta dei punti.<\/strong> En passant, a voler fare le pulci al palmares di Fabio non \u00e8 che sia proprio da buttare via. Un best ranking fissato al numero nove, sette se si parla di doppio, un Masters 1000 vinto a Montecarlo, altri otto tornei del circuito ATP, il triplo scalpo di Nadal sulla terra battuta. Qualcosa che, tanto per dirne una, a Federer sul mattone tritato non \u00e8 riuscita. Federer.<\/p>\n<p>Sempre a voler fare i pignoli, il giorno 15 luglio del 2019, momento in cui Fabio fissa la sua migliore classifica di sempre, davanti a lui albergano, in ordine, Djokovic, Nadal, Federer, Thiem, Zverev, Tsitsipsas, Nishikori e Khachanov. Con il triumvirato da sessanta Slam e briscola ancora a pieno regime, l&#8217;austriaco in rampa di lancio, il greco ed il tedesco all&#8217;apice della carriera e il giapponese, gran giocatore e altrettanta sfortuna, miracolosamente fuori da un un&#8217;infermeria. Senza dimenticare che nei suoi anni migliori, quando l&#8217;et\u00e0 era tutta dalla sua parte, a scalpitare nel circus c&#8217;erano pure i vari Murray, Wawrinka, Del Potro, Berdych. Fenomeni veri, insomma. Tutto ci\u00f2 per ricordare a quelli fissati con i numeri che non si ricorda un&#8217;epoca peggiore, o migliore secondo i punti di vista, per emergere di quella che ha fatto da contorno all&#8217;azzurro. Un po&#8217; diverso da oggi, per usare un eufemismo, dove si pu\u00f2 essere &#8211; detto con rispetto parlando &#8211; Ruud o Fritz, se non Shelton, per insidiare il podio. Anzi, il norvegese per poco non si \u00e8 preso pure la vetta, fermandosi ad una sola vittoria dal bersaglio grosso.<\/p>\n<p>Fognini che, appunto, in tempi di vacche magre ha tenuto in piedi la baracca italiana tutto da solo. In Davis, per esempio, quarantatr\u00e9 vittorie tra singolare e doppio, impreziosite dal capolavoro contro Murray a Napoli, sempre a proposito di vittorie eccellenti. Avrebbe potuto vincere di pi\u00f9? Pu\u00f2 darsi. Paolo Bertolucci ripete spesso che Fabio avrebbe potuto giocare a mo&#8217; di Agassi a flipper-tennis, con i piedi francabollati sulla linea di fondo e in assetto di perenne controbalzo, per il talento disponibile unito al senso del ritmo di un metronomo e acquisita una gestione pi\u00f9 serena delle pieghe agonistiche. Forse \u00e8 vero, qualche torneo in pi\u00f9 se lo sarebbe messo in bacheca. Ma realmente sarebbe cambiato qualcosa? No.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;altro giorno, Carlitos Alcaraz, oggi l&#8217;unico fenomeno epocale in circolazione, ad un certo punto \u00e8 parso stranito, e non gli capita spesso avendo potuto scampare per una fortuita questione anagrafica ai trucchi da illusionista di Federer. Perch\u00e9, davanti a lui, Fabio sciorinava di solo braccio &#8211; le gambe non ci sono da un pezzo ma, in compenso, il ventre da birra s\u00ec &#8211; una successione di colpi mai uguali a quelli che li hanno preceduti da mandarlo ai matti. Arrivando a fare urlare al murciano al suo box che uno cos\u00ec (Fabio) potrebbe giocare fino a cinquant&#8217;anni. <\/strong>In un match, il loro, parlato dai due protagonisti con lo stesso linguaggio, quello degli artisti. Improvvisatori congeniti e censori degli stereotipi in missione per conto degli d\u00e8i del gioco. Jake ed Elwood, Belushi e Aykroyd, ma vestiti di bianco. Alcaraz, uno che se ne avesse il desiderio non perderebbe praticamente mai, e Fognini a fare sobbalzare il centrale di Wimbledon.<\/p>\n<p>L&#8217;ovazione finale del pubblico e il tributo dell&#8217;avversario devono quindi averlo convinto. La storia \u00e8 un po&#8217; quella gi\u00e0 scritta dalla moglie di Fabio, Flavia Pennetta che, all&#8217;apice della carriera e con in mano il trofeo degli US Open appena conquistato, ha preso il microfono e ha comunicato l&#8217;intenzione di ritirarsi. Spiazzando un po&#8217; tutti. Fabio, sceso di classifica e con un fisico che comincia a non volerne pi\u00f9 sapere della fatica bestiale necessaria ad un tennista, dev&#8217;essersi chiesto il senso, dopo un match indimenticabile, di ritrovarsi nel pantano di un Challenger e con quali motivazioni per inseguire una pallina e avversari con l&#8217;et\u00e0 dei suoi figli. Si capisce bene la sua preoccupazione quando dice che, in fondo, giocare a tennis \u00e8 l&#8217;unica cosa che sappia fare. Vent&#8217;anni sono una vita. Vent&#8217;anni nei quali gli esperti non hanno mancato di sottolineare che se avesse avuto una testa diversa, chiss\u00e0. Probabilmente, la genialit\u00e0 non sarebbe stata la stessa e nessuno che ami visceralmente il gioco, e pure Fabio, si sarebbe mai sognato di fare cambio. Un pizzico di servizio in pi\u00f9, se proprio ci tocca guardargli nelle tasche, e un po&#8217; di fegato se lo sarebbe risparmiato ma, appunto, conta davvero poco.<\/p>\n<p>Siamo egoisticamente dispiaciuti, orfani di uno dei pochi motivi che il tennis contemporaneo ci abbia offerto per dedicare qualche ora di tempo al nostro sport preferito. Arthur Schopenhauer, gi\u00e0 nel 1819 con &#8220;Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione&#8221;, scriveva di come genialit\u00e0 e pazzia avessero un lato in cui l&#8217;una confinasse con l&#8217;altra, anzi l&#8217;una trapassasse nell&#8217;altra. Fabio Fognini, questo incontro di peculiarit\u00e0 lo ha reso tennistico e non avrebbe potuto farci un regalo migliore. Un calcio nel sedere all&#8217;omologazione, in campo e pure fuori, che \u00e8 sempre anticamera di noia e bruttezza che rifuggiamo. &#8220;Chiunque abbia bisogno di me, nel tennis, pu\u00f2 chiamarmi. Anche solo per fare due chiacchiere&#8221;. \u00c8 l&#8217;ultima frase da tennista di Fabio. Ti chiameremo, Fabio. <\/p>\n<p>Pascal, che fai, lo avvisi tu? Grazie di tutto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un pomeriggio come altri, una conferenza stampa organizzata nel tempio di Wimbledon, l&#8217;annuncio che era nell&#8217;aria. Fabio Fognini, trentotto anni dei quali una ventina spesi da tennista professionista, ha detto che pu\u00f2 bastare cos\u00ec. Ciao a tutti, mi ritiro. 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