{"id":651015,"date":"2025-08-04T17:07:44","date_gmt":"2025-08-04T15:07:44","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/operazione-tempesta-dopo-30-anni-la-verita-e-ancora-sospesa\/"},"modified":"2025-08-04T17:07:44","modified_gmt":"2025-08-04T15:07:44","slug":"operazione-tempesta-dopo-30-anni-la-verita-e-ancora-sospesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=651015","title":{"rendered":"Operazione Tempesta, dopo 30 anni la verit\u00e0 \u00e8 ancora sospesa"},"content":{"rendered":"<p>ESTERI: Ultim&#8217;ora ticinonotizie.it<\/p>\n<\/p>\n<div>\n<p>di <em>Lucia Rotta<\/em>\u00a0 \u00a0ROMA (ITALPRESS) \u2013 In <strong>Croazia<\/strong> il 5 agosto viene festeggiato con una doppia denominazione, perch\u00e9 \u00e8 il <strong>Giorno della vittoria e della gratitudine alla patria<\/strong> ma \u00e8 anche il <strong>Giorno dedicato ai veterani di guerra<\/strong>. In <strong>Serbia<\/strong> e<strong> Repubblica Srpska<\/strong>, l\u2019entit\u00e0 serba della <strong>Bosnia Erzegovina<\/strong>, \u00e8 invece <strong>Giorno del ricordo in memoria delle vittime<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019operazione militare Tempesta, Oluja sia in lingua serba che in lingua croata, a 30 anni di distanza non riesce ancora a trovare una collocazione condivisa nella storia delle Guerre jugoslave, non ha ancora delle cifre ufficiali per le vittime e a livello giudiziario non ha ancora sedato le polemiche, dopo l\u2019assoluzione in appello dei responsabili seguita, a sorpresa, ad una condanna severissima in primo grado presso il Tribunale dell\u2019Aia. Il 4 agosto del 1995 l\u2019esercito croato avvi\u00f2 l\u2019operazione militare Oluja nel territorio dell\u2019allora Repubblica serba di Krajina.<\/p>\n<figure id=\"attachment_564406\" aria-describedby=\"caption-attachment-564406\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-564406 size-large\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-1024x682-1.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-1024x682-1.jpg 1024w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-696x464.jpg 696w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-1068x712.jpg 1068w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1-630x420.jpg 630w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-1.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\"><figcaption id=\"caption-attachment-564406\" class=\"wp-caption-text\">La parata militare in Croazia per il Giorno della\u00a0vittoria<\/figcaption><\/figure>\n<p>Secondo le stime pi\u00f9 accreditate, dal 4 al 7 agosto<strong> circa 220.000 civili<\/strong>, ovvero quasi tutti i serbi che vivevano nell\u2019area (pari al 52,3% della popolazione della Krajina secondo il censimento del 1991) <strong>vennero espulsi e costretti ad abbandonare le proprie case<\/strong>. Sull\u2019esatto numero dei morti non c\u2019\u00e8 ancora accordo, e si va dai 217 in totale conteggiati dalla Procura di Stato della Croazia ai 677 solo fra i civili secondo la sezione croata del Comitato di Helsinki. I calcoli della Ong Veritas parlano infine di 1.852 morti o dispersi, di cui 1.078 civili. Originariamente creata per difendere l\u2019Impero asburgico dagli ottomani, la Krajina (letteralmente \u201cterra di confine\u201d) fu nei secoli un territorio caratterizzato da una forte presenza della popolazione serba.<\/p>\n<p>Allo scoppiare della guerra, nel 1991, i serbi della Krajina dichiararono quest\u2019ultima autonoma dalla Croazia, rifiutando al tempo stesso di riconoscere il nuovo Stato che voleva rendersi indipendente dalla Federazione jugoslava. Tra la fine del 1994 e l\u2019inizio del 1995 Nazioni Unite, Unione europea, Stati Uniti e Russia elaborarono il cosiddetto Piano Z-4, in cui era prevista un\u2019ampia autonomia per le aree a maggioranza serba anche se all\u2019interno del sistema statale croato. Il piano non trov\u00f2 il consenso delle parti in causa, in un momento in cui si moltiplicavano invece le voci su una concentrazione delle forze militari di Zagabria attorno alla Krajina.<\/p>\n<p>La <em>\u201c<\/em>riconquista della Krajina<em>\u201c<\/em>, come si disse allora, fu guidata dai generali <strong>Ante Gotovina<\/strong>, <strong>Mladen Markac <\/strong>e <strong>Ivan Cermak<\/strong>. Il 15 aprile 2011 Gotovina fu condannato dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (Tpi) a 24 anni di carcere, a fronte di una richiesta dell\u2019accusa di 27 anni. La condanna comprendeva 8 capi di imputazione, fra cui associazione criminale, crimini contro l\u2019umanit\u00e0 e violazione delle leggi e delle usanze di guerra, omicidio, persecuzione e deportazione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_564409\" aria-describedby=\"caption-attachment-564409\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-564409 size-large\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-1024x682-1.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-1024x682-1.jpg 1024w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-696x464.jpg 696w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-1068x712.jpg 1068w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2-630x420.jpg 630w, https:\/\/www.italpress.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/serbia-2.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\"><figcaption id=\"caption-attachment-564409\" class=\"wp-caption-text\">La commemorazione in Serbia delle vittime dell\u2019operazione\u00a0Tempesta<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019accusa aveva chiesto invece 23 anni di reclusione per Markac e 17 per Cermak. Quest\u2019ultimo fu assolto, mentre Markac venne condannato a 18 anni. Il 16 novembre 2012 le Camere d\u2019appello ribaltarono la sentenza, con la completa assoluzione di Gotovina e di Markac grazie a tre voti a favore e due contrari all\u2019interno del collegio giudicante. Si tratt\u00f2 di un risultato inatteso, che port\u00f2<strong> l\u2019ex procuratore del<\/strong> <strong>Tpi<\/strong>, <strong>Carla Del Ponte<\/strong>, a dirsi \u201cscioccata\u201d per la sentenza. La Del Ponte, in un\u2019intervista rilasciata pochi giorni dopo al quotidiano di Belgrado \u201cBlic\u201d, osserv\u00f2 che la liberazione dei due generali <em>\u201cnon \u00e8 in linea con la verit\u00e0\u201d <\/em>perch\u00e9 la Procura <em>\u201caveva portato in tribunale dei fatti provati\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Dal punto di vista giudiziario resta un\u2019altra eredit\u00e0 di quella sentenza d\u2019appello. I giudici cancellarono, infatti, con un colpo di spugna anche il punto della sentenza precedente in cui si stabiliva che nella Krajina era stata commessa, fra il 4 e il 7 agosto, un\u2019operazione di pulizia etnica.<\/p>\n<p>Fuori dalle maglie della macchina giudiziaria, qualche anno dopo, Gotovina fu nominato consigliere speciale dell\u2019allora ministro della Difesa di Zagabria, Damir Krsticevic. La nomina fu proposta nel 2016 dallo stesso ministro e firmata dall\u2019allora premier Andrej Plenkovic, ancora oggi in carica. Non \u00e8 difficile, alla luce degli avvenimenti passati, immaginare l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019operazione Tempesta negli <strong>odierni rapporti fra Serbia e Croazia<\/strong>.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno, mentre entrambi i Paesi erano impegnati nei preparativi delle rispettive e opposte commemorazioni, il<strong> ministero degli Esteri di Belgrado<\/strong> ha inviato una nota ufficiale in cui invitava i concittadini ad evitare viaggi in Croazia fra il primo e il 10 agosto, e a chi gi\u00e0 era nel Paese confinante raccomandava di non frequentare raduni ed eventi pubblici <em>\u201cche possono presentare un elevato rischio di incidenti\u201d<\/em>. Il <strong>corrispettivo dicastero croato<\/strong> ha prontamente replicato definendo la nota serba il frutto di<em> \u201cmotivazioni legate alla politica interna\u201d<\/em>, e non dell\u2019analisi di criteri relativi alla sicurezza.<\/p>\n<p>L\u2019intervento ufficiale non \u00e8 bastato, per\u00f2, a chiudere altre polemiche, questa volta scaturite dal <strong>concerto tenuto a luglio da<\/strong> <strong>Marko Perkovic<\/strong>, <strong>che come nome d\u2019arte ha scelto quello di un mitra<\/strong>, <strong>Thompson<\/strong>. Il cantante, idolo della destra nazionalista croata, a Zagabria ha raccolto 500.000 fan e, nonostante i divieti, si potevano scorgere tra il pubblico simboli nazisti e Ustascia, ovvero del movimento che durante la Seconda guerra mondiale aveva creato in Croazia uno Stato fantoccio collaborazionista.<\/p>\n<p><strong>L\u2019utilizzo del saluto Ustascia accompagnato dal motto del movimento<\/strong>, <strong>\u201cZa dom spremni\u201d<\/strong> (Pronti per la patria), \u00e8 consueto per Thompson. Anche se oggi il saluto \u00e8 vietato in Croazia, dopo l\u2019ennesimo procedimento giudiziario una corte ha stabilito che Perkovic pu\u00f2 utilizzarlo come parte del suo spettacolo. Le sue canzoni e il saluto, secondo il cantante, esprimono \u201ci sentimenti\u201d legati alla guerra degli anni \u201990 \u201ccontro i serbi\u201d.<\/p>\n<p>Lo stesso Perkovic si era arruolato allora come volontario nell\u2019esercito croato, mentre nel 2003 scrisse una canzone a sostegno di Gotovina, che in quel momento era latitante e ricercato dall\u2019Interpol per essere portato a processo all\u2019Aia. Il movimento filonazista degli Ustascia ha riportato alla mente, sulla stampa internazionale, anche il <strong>campo di concentramento di Jasenovac<\/strong> e il <em>Times of Israel<\/em> non ha mancato di precisare, in un articolo sul concerto di Thompson, che durante la Seconda guerra mondiale <em>\u201cfu eliminato circa l\u201980% degli ebrei croati, una delle percentuali pi\u00f9 alte tra tutti i Paesi europei\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Insieme a loro c\u2019erano rom, dissidenti politici e serbi. Anche in questo caso, la cifra delle vittime \u00e8 incerta e anche in questo caso si tratta di una pagina della storia della regione non ancora chiusa con una versione unanime. Pagine, queste, che contribuiscono ad allungare la distanza dall\u2019obiettivo politico prefissato sin dalla fine delle Guerre jugoslave, la cosiddetta \u201criconciliazione regionale\u201d vista dalla comunit\u00e0 internazionale come unico antidoto alla fragilit\u00e0 dei Balcani.<\/p>\n<p>E sul terreno, nonostante i tre decenni trascorsi, resta la difficolt\u00e0 di ricostruire appieno la convivenza in quella che era la Krajina contesa. <strong>L\u2019uso dell\u2019alfabeto cirillico, tradizionalmente legato alla lingua serba<\/strong>, <strong>\u00e8 stato un tema dibattuto per anni<\/strong>, anche a colpi legislativi che hanno portato a forti proteste per la decisione di Zagabria, nel 2013, di affiancare l\u2019alfabeto latino nelle scritte ufficiali delle aree a maggioranza serba.<\/p>\n<p>Il 29 dicembre 2022 la citt\u00e0 di Vukovar, una delle storiche roccaforti della comunit\u00e0 serba, ha invece abolito l\u2019uso del cirillico nei documenti ufficiali. Nell\u2019ultimo censimento, infatti, il numero dei residenti di etnia serba era sceso sotto la soglia del 30%, una percentuale prevista dalla legge croata al di sopra della quale si pu\u00f2 rivendicare l\u2019uso della propria lingua madre. La stessa decisione del Consiglio comunale di Vukovar testimonia indirettamente la difficolt\u00e0 di ricomporre la comunit\u00e0 preesistente al conflitto e di garantire un reale ritorno dei civili fuggiti 30 anni fa.<\/p>\n<p>I festeggiamenti del Giorno della vittoria sono stati anticipati in Croazia, quest\u2019anno, al 31 luglio, con una parata militare a Zagabria in cui hanno sfilato ben 3.400 fra militari, forze di polizia e veterani. Il 3 agosto la Serbia ha commemorato invece le proprie vittime a Sremski Karlovci, in una cerimonia che ha contato anche la presenza del leader dell\u2019entit\u00e0 serba di Bosnia, Milorad Dodik. <strong>Il presidente del Partito democratico serbo indipendente in Croazia<\/strong>, <strong>Milorad Pupovac<\/strong>, ha commentato l\u2019atmosfera attorno alle celebrazioni croate osservando che <em>\u201cnon si \u00e8 discostata molto\u201d<\/em> da quella degli altri anni.<\/p>\n<p><em>\u201cRegistriamo discorsi d\u2019odio contro i serbi da anni. Sono atti spesso legati all\u2019eredit\u00e0 Ustascia ancora presente in Croazia, ma mentre prima una tale politica era tenuta ai margini, ora fa parte del mainstream<\/em>\u201c, ha dichiarato in un\u2019intervista alla Radiotelevisione serba. Chiudere questa ennesima pagina controversa della storia balcanica, secondo il rappresentante politico dei serbi di Croazia, vorr\u00e0 dire \u201cindagare adeguatamente i crimini di guerra\u201d commessi durante l\u2019operazione Tempesta.<\/p>\n<p><em>\u201cIl rilascio di Gotovina, Markac e Cermak \u00e8 stato visto come la fine dell\u2019idea che qualcuno potesse essere ritenuto responsabile di questi crimini. E questo \u00e8 un grave problema per la giustizia internazionale e per la stessa Repubblica di Croazia\u201d<\/em>, ha concluso <strong>Pupovac<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi <strong>5 associazioni per i diritti umani hanno manifestato a Zagabria<\/strong> per rendere omaggio, come spiegato dagli organizzatori, alle vittime e per richiamare l\u2019attenzione <em>\u201csulla lunga elusione dei crimini di guerra commessi durante e dopo l\u2019operazione Tempesta\u201d. <\/em><\/p>\n<p>L\u2019azione \u00e8 stata organizzata dal Centro per le donne vittime di guerra (Rosa) di Zagabria, dall\u2019Associazione per la ricerca sociale e la comunicazione (Udik) di Sarajevo, dal Centro per il coraggio civico di Zagabria, da Documenta e dalla Rete delle donne croate. <em>\u201cI crimini commessi nell\u2019operazione Oluja sono responsabilit\u00e0 della Croazia. La presa di coscienza della societ\u00e0 deve fondarsi sui fatti, relativi ai crimini di guerra commessi e alla politica di pulizia etnica attuata\u201d<\/em>, scrivono gli organizzatori in un comunicato congiunto.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni dopo, non esistono ancora dati completi e ufficialmente accertati, proseguono. <em>\u201cChiediamo una raccolta sistematica, la verifica e l\u2019unificazione di tutti i dati \u2013 sia da fonti governative che non governative \u2013 al fine di stabilire fatti accessibili all\u2019opinione pubblica\u201d<\/em>, conclude l\u2019appello.<\/p>\n<p>\u2013 Foto Tanjug \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS)<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ESTERI: Ultim&#8217;ora ticinonotizie.it di Lucia Rotta\u00a0 \u00a0ROMA (ITALPRESS) \u2013 In Croazia il 5 agosto viene festeggiato con una doppia denominazione, perch\u00e9 \u00e8 il Giorno della vittoria e della gratitudine alla patria ma \u00e8 anche il Giorno dedicato ai veterani di guerra. 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