{"id":653741,"date":"2025-09-15T14:30:40","date_gmt":"2025-09-15T12:30:40","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=636546"},"modified":"2025-09-15T14:30:40","modified_gmt":"2025-09-15T12:30:40","slug":"giuseppe-maggiolini-il-maestro-dellintarsio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=653741","title":{"rendered":"Giuseppe Maggiolini: il maestro dell\u2019intarsio"},"content":{"rendered":"<p>La fortuna che, come si sa, \u00e8 cieca e distribuisce i suoi doni a casaccio, e quel lontano giorno del 1765 sal\u00ec in carrozza a Lainate, assieme al marchese Litta e al pittore Giuseppe Levati, e con loro raggiunse il monastero cistercense di Parabiago, dove il gentiluomo si stava recando per far visita ad un parente.<\/p>\n<p>Usciti dal convento i due vollero visitare la parrocchiale dei SS. Gervasio e Protasio, dopodich\u00e9 continuarono il loro giro passeggiando nel centro del paese sino a giungere all\u2019inizio di via Santini. Proprio l\u00ec aveva la sua bottega di falegname Giuseppe Maggiolini, che davanti al suo laboratorio aveva messo ad asciugare al sole alcuni mobili intarsiati. Sar\u00e0 stata la finezza dell\u2019intaglio, saranno state le bellissime sfumature di colore delle tarsie o il disegno o la linea, fatto sta che il Levati cap\u00ec subito di essere di fronte a lavori di eccezionale qualit\u00e0, tanto che, fattolo notare al marchese, decise di entrare per conoscere l\u2019autore di tali pregevoli pezzi e, per essere sicuro di non essersi sbagliato, commission\u00f2 all\u2019artigiano un com\u00f2 di cui avrebbe fornito il disegno.<\/p>\n<p>Quella fortuita passeggiata cambi\u00f2 il destino di Giuseppe Maggiolini che, da falegname di umili origini, divenne ben presto uno dei pi\u00f9 famosi maestri dell\u2019intarsio, annoverando tra i suoi clienti famiglie quali i Melzi d\u2019Eril, i Borromeo, i Belgioioso, i Pallavicini, i Visconti di Modrone (solo per citarne alcuni) e, nientemeno che l\u2019arciduca Ferdinando, figlio dell\u2019imperatrice Maria Teresa d\u2019Austria; ma vediamo di frugare nel suo privato, al fine di poter disegnare un ritratto del grande artista.<\/p>\n<p>Figlio di Caterina Cavalleri e di Gilardo Maggiolini, Giuseppe venne al mondo il 13 novembre del 1738. Suo padre, originario del lago di Como, si era trasferito presso il convento dei monaci cistercensi di Parabiago quando questi l\u2019avevano assunto come massaro e guardaboschi alloggiando tutta la famiglia in una casa addossata alla chiesa della Madonna di Dio il Sa; il piccolo Giuseppe crebbe cos\u00ec all\u2019ombra del convento ricevendo una severa educazione cristiana e lavorando la terra, ma ben presto scoperse che la sua vera passione erano i lavori di falegnameria e, mentre il ragazzo apprendeva il mestiere dal falegname del convento, don Antonio Maria Caldiroli, professore di letteratura del collegio Cavalleri si prese a cuore le sorti di Giuseppe che, nel frattempo, era rimasto orfano di entrambi i genitori, tanto che decise di impartirgli lezioni di disegno architettonico e di ornato, che gli sarebbero state utili per la futura professione.<\/p>\n<p>La mancanza di una famiglia, la solitudine ed anche il bisogno d\u2019affetto, furono probabilmente i motivi che lo spinsero, seppur giovanissimo, a chiedere la mano di Antonia Vignati, una governante che si occupava della biancheria del convento. I due si sposarono il 26 gennaio 1757: lui aveva diciannove anni, e lei trenta. Il pranzo di nozze consistette in una polenta conciata con latte e formaggio, mangiata dalla sposa con la forchetta che si era portata in dote, e dal Maggiolini col compasso, dal momento che non possedeva forchette. Ma questo inizio sottotono non demoralizz\u00f2 il giovane falegname che, l\u2019anno seguente, affitt\u00f2 proprio quella casetta in via Santini, dove sette anni pi\u00f9 tardi la fortuna l\u2019avrebbe baciato tramite le labbra del pittore Levati.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo in quel periodo stava lavorando, insieme ad un\u2019\u00e8quipe di artisti, alla ristrutturazione del ninfeo della villa Litta di Lainate, luogo dove il Maggiolini consegn\u00f2 il com\u00f2 e fu l\u00ec che, strabiliato dalla bellezza del mobile, il noto pittore inizi\u00f2 a presentargli i suoi famosi colleghi, conoscenze che gli aprirono molte porte, e se a queste aggiungiamo la protezione del marchese Giambattista Morigia, deputato alla corte dell\u2019imperatrice Maria Teresa, il gioco \u00e8 fatto.<\/p>\n<p>A partire dal 1765 Maggiolini cominci\u00f2 a lavorare per la nobilt\u00e0 e l\u2019alta borghesia e nel 1772, in occasione dei lavori di restauro del Palazzo Reale di Milano affidati al celebre architetto Piermarini, fu addirittura incaricato della realizzazione di tutti i pavimenti in legno del palazzo e successivamente pure di quelli della Villa reale di Monza: e tanta fu la soddisfazione dell\u2019arciduca Ferdinando, che gli confer\u00ec il brevetto di intarsiatore della Corte Arciducale. Le commissioni crebbero cos\u00ec tanto che il nostro Giuseppe apr\u00ec un laboratorio anche a Milano, dove lavoravano ben trenta operai, tra i quali anche suo figlio Francesco. Dalle sue botteghe uscivano letti, canterani, scrigni, specchiere, librerie, comodini, credenze, tavolini, secr\u00e9taires, tutti pezzi unici i cui disegni erano fatti da artisti quali il Levati, l\u2019Albertolli, il Cantalupi e l\u2019Appiani. I secr\u00e9taires erano addirittura personalizzati, tanto che solo il proprietario conosceva il marchingegno per aprirli. Maggiolini invent\u00f2 anche il tavolino da letto, costruito a causa di una malattia che costrinse, per l\u2019appunto a letto, l\u2019arciduchessa Maria Beatrice d\u2019Este, e tanto fu apprezzato per la sua comodit\u00e0, che le ordinazioni cominciarono a fioccare.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 piacevano cos\u00ec tanto i suoi mobili? Possiamo cominciare col dire che egli usava moltissime variet\u00e0 di legni, si dice addirittura ottantasei, un campionario davvero eccezionale costituito da diverse qualit\u00e0 di ebano, acero, palissandro, ciliegio, bosso, tiglio, rovere, robinia, pioppo, pino, noce, mogano, pero, platano. Di questi legni usati sempre con la loro tinta naturale in un mirabile gioco di chiari e di scuri, solo i verdi, gli azzurri e il rosa pallido erano colorati artificialmente in quanto tali tinte non esistono in natura. E cos\u00ec, l\u2019accostamento delle tarsie dava vita a mazzi di fiori, uccelli, insetti, figure cinesi, motivi persiani, turcheschi, soggetti esotici, quest\u2019ultimi molto di moda all\u2019epoca. Ma la sua bravura non consisteva solo nel saper accostare con maestria tarsie dalle sfumature ricercate, ma anche e soprattutto, nel creare con quei suoi tasselli, ognuno di dimensione diversa, un mosaico ligneo nel quale non c\u2019erano n\u00e9 mastice, n\u00e9 filetti riempitivi, n\u00e9 impiallacciature, ma solo accostamenti perfetti. Erano i suoi, mobili neoclassici dalle linee pure e severe antitetici ai fronzoli e alle sinuosit\u00e0 inquiete e ridondanti del barocco e del rococ\u00f2: erano mobili dalle proporzioni equilibrate.<\/p>\n<p>Il suo successo prosegu\u00ec ininterrottamente per trent\u2019anni, sino al 1796, quando con l\u2019arrivo dei Francesi l\u2019arciduca fu costretto ad abbandonare Milano. L\u2019armata francese, insieme alle idee rivoluzionarie, port\u00f2 la sua moda, i suoi mobili laccati, dorati, impiallacciati, ricchi di appliques di bronzo dorato, che ben presto invasero il nostro mercato, facendo perdere il gusto del lavoro italiano. Quel cambiamento di stile fece progressivamente calare le commissioni fatte al Maggiolini che, a malincuore, si vide costretto a licenziare un po\u2019 della sua maestranza. Ma la fortuna non lo voleva proprio abbandonare; infatti, nel 1805, in occasione dell\u2019incoronazione di Napoleone, fu chiamato ad eseguire in solo otto giorni una scrivania da mettersi nella sala imperiale. La sua bravura e la sua fama non passarono inosservate agli occhi dell\u2019imperatore il quale, affidandogli nuovi incarichi gli apr\u00ec nuove porte sino alla sua dipartita, avvenuta nel novembre del 1814. La direzione pass\u00f2 allora al figlio Francesco, che ne continu\u00f2 la tradizione per altri vent\u2019anni, quando anch\u2019egli pass\u00f2 a miglior vita. Oggi i mobili superstiti sono disseminati nelle pi\u00f9 disparate collezioni museali e private italiane e straniere; e se qualcuno volesse vederne i disegni, la Civica raccolta Bertarelli che ha sede al Castello Sforzesco di Milano, ne possiede addirittura millesettecento.<\/p>\n<p><strong>I miei romanzi storici li trovate nelle librerie, nei bookshop on line e nelle biblioteche.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Luciana Benotto<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fortuna che, come si sa, \u00e8 cieca e distribuisce i suoi doni a casaccio, e quel lontano giorno del 1765 sal\u00ec in carrozza a Lainate, assieme al marchese Litta e al pittore Giuseppe Levati, e con loro raggiunse il monastero cistercense di Parabiago, dove il gentiluomo si stava recando per far visita ad un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":653742,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[38],"localita":[67],"sezione-speciale":[],"class_list":["post-653741","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-tempo-libero","tag-in-evidenza","localita-turbigo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/653741","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=653741"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/653741\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/653742"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=653741"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=653741"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=653741"},{"taxonomy":"localita","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Flocalita&post=653741"},{"taxonomy":"sezione-speciale","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fsezione-speciale&post=653741"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}