{"id":657496,"date":"2025-11-05T21:31:51","date_gmt":"2025-11-05T20:31:51","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/tagli-cinema-e-audiovisivo-anica-apa-e-cna-lanciano-lallarme\/"},"modified":"2025-11-05T21:31:51","modified_gmt":"2025-11-05T20:31:51","slug":"tagli-cinema-e-audiovisivo-anica-apa-e-cna-lanciano-lallarme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=657496","title":{"rendered":"Tagli cinema e audiovisivo, ANICA, APA e CNA lanciano l\u2019allarme"},"content":{"rendered":"<p>Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli<\/p>\n<\/p>\n<div>\n<p>ROMA (ITALPRESS) \u2013 <strong>A dar voce alla preoccupazione per il settore del cinema e dell\u2019audiovisivo<\/strong>, generata dagli effetti che potrebbero nascere con la legge di Bilancio, <strong>sono stati i presidenti di ANICA, APA, CNA Cinema e Audiovisivo.<\/strong> Questa mattina, infatti, nella sala Fellini della Casa del Cinema sono intervenuti in conferenza stampa per parlare del cambio delle regole in corsa e del taglio ai finanziamenti previsti dalla legge di Bilancio, e chiedere di aprire un dialogo con il governo, sono stati: Alessandro Usai di ANICA, Chiara Sbarigia di APA e Gianluca Curti di CNA Cinema e Audiovisivo.<\/p>\n<p><em><strong>\u201cSiamo qua per un motivo grave.<\/strong> Non sono solo, ci sono le altre due associazioni, con le quali rappresentiamo oltre il 90% delle imprese che fanno questo lavoro\u201d<\/em>,<strong> ha spiegato Usai<\/strong>, parlando degli altri due presidenti intervenuti di fronte ai giornalisti. <em>\u201cCi siamo resi conto della necessit\u00e0 di sollevare l\u2019allarme sugli impatti che<strong> l\u2019applicazione di quanto previsto attualmente nella bozza della norma finanziaria<\/strong> avrebbero sull\u2019intera filiera e in particolare sulla produzione di cinema e audiovisivo. Che a mio avviso applicate cos\u00ec come sono scritte<strong> causerebbero una crisi produttiva e occupazionale che non ha precedenti nel nostro settore<\/strong>, probabilmente degli ultimi 40 anni, e che vedrebbe i suoi effetti dal 2026\u2033.<\/em><\/p>\n<p>Usai entrando nel merito della questione ha fatto riferimento a due punti: <em>\u201cche assieme mettono a repentaglio l\u2019esistenza di tutte le produzioni del 2026\u201d<\/em>, da un lato <em>\u201cil taglio al fondo cinema di 150 milioni, che non \u00e8 il problema principale\u201d<\/em>, e dall\u2019altro, soprattutto, quello che ha definito pi\u00f9 devastante, ossia il cambio di rotta del: <em><strong>\u201ccredito d\u2019imposta<\/strong> che per il settore \u00e8 stato fondamentale nella crescita degli ultimi dieci anni. \u00c8 uno strumento\u201d<\/em>, ha continuato, <em>\u201cche<strong> \u00e8 stato oggetto di una campagna denigratoria ma che ha dei grandissimi meriti per lo sviluppo di questa industria.<\/strong> Non a caso \u00e8 stato adottato in tutti i paesi che hanno un\u2019industria audiovisiva sviluppata. Anzi molti di questi lo hanno adottato dopo l\u2019Italia, avendo visto gli effetti di sviluppo sia sulle produzioni italiane che sull\u2019attrazione di produzioni estere sul nostro territorio. Generando occupazione e tutti gli effetti indotti tipici del nostro mestiere\u201d.<\/em> A proposito di questo ha aggiunto:<em> \u201cNoi occupiamo persone. Nel nostro comparto si stimano 124 mila addetti. <strong>Abbiamo un impatto sull\u2019indotto di altri settori: per esempio il turismo\u201d. \u201cIl credito d\u2019imposta non \u00e8 il bonus 110%<\/strong>\u201c<\/em>, ha affermato il numero uno di ANICA.<\/p>\n<p><em>\u201cLa nostra aliquota viaggia mediamente tra il 30 e il 32% del 100% del costo della produzione e la restante parte viene messa da qualcuno che crede nel progetto: broadcaster, produttori e streamers. \u00c8 una leva importante che aiuta questi investitori a fare prodotti pi\u00f9 belli, pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 ricchi anche a livello internazionale. <\/em><em>Il problema \u00e8 che la norma prevista in finanziaria dice che questo strumento a partire dal primo gennaio 2026 entrer\u00e0 in un regno di totale incertezza perch\u00e9 \u00e8 previsto un ammontare complessivo di credito d\u2019imposta su cui le nostre imprese dovrebbero fare affidamento che non \u00e8 definito e per cui, sebbene l\u2019aliquota ci sia, a fine produzione non ci sar\u00e0 la certezza dei soldi.<strong> Quindi dal primo gennaio chiunque faccia il nostro mestiere dovrebbe affrontare un set di un film e di serie tv senza sapere se su quel 25\/30\/35% di copertura del budget potr\u00e0 fare conto o no.<\/strong> Dovremo entrare in un meccanismo nel quale dover pagare il 100% di film e serie tv scoprendo poi, non si sa quando, se manca il 25\/30% di copertura che abbiamo finanziato\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Usai ha esposto anche le conseguenze di questo percorso futuro per cui: <em>\u201c<strong>Un imprenditore non partir\u00e0, rimander\u00e0 e si bloccher\u00e0 tutta la produzione. Quindi i nostri lavoratori, quelli di cui nessun parla\u201d<\/strong><\/em>, ha precisato riferendosi non al 2% composto da attori e registi, ma al 98% della forza lavoro coinvolta nella realizzazione del prodotto, <em><strong>\u201cvedrebbe la disoccupazione immediata, perch\u00e9 assunti a progetto<\/strong>. Il set non parte, i fornitori non lavorano e le persone restano a casa\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cIl tax credit per l\u2019audio visivo \u00e8 l\u2019unico vero sostegno dal 2017 a questo tipo di produzione. E rappresenta solamente una parte del budget destinato ai progetti audiovisivi. <\/em><em>Il settore delle serie\u201d<\/em>, ha dichiarato la Sbarigia dando alcuni numeri <em>\u201cvale sul mercato 783 milioni di euro, di cui 250 sono il ricavato che viene dal tax credit\u201d<\/em>, il quale ha permesso che le <em>\u201cimprese potessero acquisire e mantenere diritti delle opere prodotte. Per cui si sono create delle library, hanno patrimonializzato e sono riuscite ad essere competitive sul mercato. Queste risorse sono state messe nei prodotti che hanno generato quest\u2019anno una crescita del 9,3%, mentre la crescita media nazionale \u00e8 stata del 2,9. Questo settore, quindi, ha fatto anche da traino al nostro paese\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019audiovisivo ha avuto un aumento del 4,3%\u201d. <\/em>\u00c8 un altro dato fornito dalla presidente di APA che ha ribadito l\u2019intento condiviso, di<em> \u201clanciare un appello per ripensare a questo sistema che blocca questa crescita con un taglio di cui non conosciamo la portata. Questo non \u00e8 un settore di tre persone accanite per portarsi a casa i soldi e buttarli dalla finestra, ma \u00e8 fatto di imprese, lavoratori, investimenti anche privati. \u00c8 un ecosistema che ha bisogno di una parte pubblica che la finanzi\u201d.<strong> \u201cIl momento \u00e8 determinante. Ci sono in Italia oltre 2400 aziende che si occupano di produzione.<\/strong> Di queste la maggior parte sono in tre regioni: Lazio, Campania e in Lombardia. Molte sono anche in Emilia Romagna e Toscana. Se non dovessimo avere il tempo di ragionare con il governo sulla tempistica di attuazione di questi tagli, ci troveremo dalla sera alla mattina con oltre 70\/75 mila posti di lavoro annullati. <\/em><em>Per tutta la filiera in Italia\u201d<\/em>, ma ha specificato, Curti, in particolare nelle cinque regioni citate <em>\u201cci sarebbe un piccolo dramma epocale. Mentre altri comparti dell\u2019industria nazionale sono in crisi, noi siamo in controtendenza, perch\u00e9 creiamo posti di lavoro e rappresentiamo falegnami, autisti, elettricisti, sartorie, industrie del doppiaggio, dell\u2019esportazione e dell\u2019importazione della distribuzione in sala, dei festival. Un organismo come il nostro va accompagnato, sostenuto e protetto. Siamo qui in ascolto perch\u00e9 capiamo che la congiuntura economico finanziaria internazionale e italiana, in particolare, sia molto fragile\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La richiesta che fanno, ha precisato, \u00e8 di concordare<em> \u201cinsieme le tempistiche, perch\u00e9 il ciclo industriale nel nostro sistema \u00e8 lungo 24\/36 mesi. Chiediamo di sederci al tavolo per ragionare a scaglioni: una parte del 2026, una parte del 2027 e magari andare a regime e finalizzare il tutto a partire dal 2028. Questo garantirebbe al nostro settore una serenit\u00e0 e una capacit\u00e0 di programmazione che \u00e8 indispensabile per continuare ad espandere il tutto e per garantire i 124 mila posti di lavoro. Non c\u2019\u00e8 uno scontro in atto, ma un\u2019umile richiesta di essere auditi per raccontare in dettaglio quali sono le caratteristiche del nostro settore e le tempistiche che potrebbero garantire a noi di sopravvivere senza collassi, senza decine di migliaia di posti di lavoro persi in poche settimane\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cNon abbiamo la sensazione che ai piani alti, dove vengono prese queste decisioni, ci sia piena consapevolezza di quello che succeder\u00e0. <\/em><em>Per questo abbiamo sentito il dovere di dirlo\u201d<\/em> ha detto Usai, spiegando le ragioni della conferenza stampa, intesa come modo per avvisare dell\u2019impatto, in modo tale da rivedere i tempi, trovare un luogo di confronto con le associazioni e riformulare le disposizioni. L\u2019obiettivo fissato da Curti \u00e8 di: <em>\u201cessere ricevuti per approfondire a strettissimo giro perch\u00e9 la data x sar\u00e0 il 14 novembre alle 10. Per cui non abbiamo molto tempo\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u2013 Foto xl5\/Italpress \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli ROMA (ITALPRESS) \u2013 A dar voce alla preoccupazione per il settore del cinema e dell\u2019audiovisivo, generata dagli effetti che potrebbero nascere con la legge di Bilancio, sono stati i presidenti di ANICA, APA, CNA Cinema e Audiovisivo. 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