{"id":658790,"date":"2025-11-24T10:15:04","date_gmt":"2025-11-24T09:15:04","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=646082"},"modified":"2025-11-24T10:15:04","modified_gmt":"2025-11-24T09:15:04","slug":"arcangelo-ceretti-il-sindaco-di-parte-ma-non-partigiano-e-dialogante-che-sogno-unabbiategrasso-in-provincia-ma-non-provinciale-di-fabrizio-provera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=658790","title":{"rendered":"Arcangelo Ceretti, il sindaco di parte (ma non &#8216;partigiano&#8217; e dialogante) che sogn\u00f2 un&#8217;Abbiategrasso in provincia ma non provinciale- di Fabrizio Provera"},"content":{"rendered":"<p><strong>De mortuis nihil nisi bonum (o De mortuis nil nisi bonum dicendum est), che tradotta significa &#8220;dei morti niente si dica se non il bene&#8221;, \u00e8 una locuzione proveniente da Vita e opinioni di filosofi eminenti di Diogene Laerzio, che la attribuisce a Chilone.<\/strong><\/p>\n<p>La frase, originariamente in greco (\u03c4\u1f78\u03bd \u03c4\u03b5\u03b8\u03bd\u03b7\u03ba\u00f3\u03c4\u03b1 \u03bc\u1f74 \u03ba\u03b1\u03ba\u03bf\u03bb\u03bf\u03b3\u03b5\u1fd6\u03bd), fu tradotta in latino nel 1432 dal teologo Ambrogio Traversari. Si usa spesso in riferimento a discorsi su persone morte di recente, anche per non urtare i sentimenti delle persone vicine al defunto.<\/p>\n<p>In generale va interpretata nel senso che la pietra tombale chiude tutte le polemiche e le dicerie nei confronti della persona morta. Un segno di rispetto ma anche di quella pietas tanto cara ai latini nei confronti dei defunti.<\/p>\n<p>Nel caso della morte di Arcangelo Ceretti, 75 anni, gi\u00e0 sindaco, carismatico personaggio dalla indiscussa centralit\u00e0 politica nella Seconda Repubblica di Bi\u00e0, si pu\u00f2 serenamente asserire che le centinaia e centinaia di messaggi di cordoglio che circolano da ieri, giorno in cui s&#8217;\u00e8 diffusa la notizia della sua morte dopo mesi di malattia, siano e sono del tutto giustificati.<\/p>\n<p>Al netto e al lordo degli errori e delle imperfezioni, Ceretti \u00e8 stato uno dei personaggi pi\u00f9 apprezzati nella citt\u00e0 del Leone, che conquist\u00f2 non essendone nativo (cosa tutt&#8217;altro che facile per un NON biegrassin, direbbe Luigi Balocchi). Sindaco della nascente post repubblica dei partiti, l&#8217;ascesa di Ceretti comincia molto prima del 1994, anno della vittoria elettoale: studente di Medicina a Pavia, cresce negli anni Settanta da giovane di sinistra nella stagione in cui il Pci di Berlinguer e il movimentismo della sinistra extraparlamentare (che a Bi\u00e0 trova terra feconda: i Mola, i Lazzaroni, gli Scotti, persino un giovane Paolo Mereghetti, futuro critico cinematografico del Corriere) contribuiscono a creare una futura classe dirigente.<\/p>\n<p>Come sempre \u00e8 il nostro Miglior Fabbro, Emanuele Torreggiani, a distillare in poche parole l&#8217;intima essenza dell&#8217;uomo Ceretti: &#8220;Lo conobbi. Era una persona perbene. Non solo, era capace di vedere la realt\u00e0 delle cose e di trovare una soluzione mediale alle criticit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Il medico, lui, sceglie di dedicarsi all&#8217;uomo- l&#8217;altro da s\u00e8- nella fase terminale della vita terrena: la vecchiaia. E&#8217; quel contatto empatico, quel legame indissolubile che riesce a creare negli anni con le persone, che cementano la leadership regnante su Abbiategrasso dal 1994 al 2002: otto anni e due consigliature, di 4 anni anzich\u00e9 5 (legge d&#8217;allora)ma senza le forche caudine del Patto di Stabilit\u00e0. Le giunte Ceretti stravolgono e danno una scossa alla citt\u00e0: oltre 50 miliardi di opere pubbliche nei suoi anni, con a fianco i pretoriani (Adolfo Lazzaroni, Nunzia Fontana, Marco Ferrario), molti di pi\u00f9 se si considerano le decine spese per l&#8217;Annunciata inaugurata nel 2007 ma concepita molto prima. <\/p>\n<p>Ceretti, Sandro Mola e Alberto Fossati furono un tridente di indiscussa levatura, prima di tutto intellettuale. La qualit\u00e0 abbondava anche nelle file avversarie (i Bardazzi, l&#8217;allora giovane Piero Bonasegale, la saga degli Albetti), sono passati pochi lustri ma a livello locale del circo di nani e ballerine di formichiana memoria sono rimasti soltanto i nani. Ceretti fu l&#8217;unico sindaco capace di bissare la vittoria dal 1994 a oggi, assieme a Cesare Nai. Ma l&#8217;impronta lasciata fu profonda.<\/p>\n<p>Abbiategrasso passa da 24 a 32mila abitanti, si costruisce parecchio e gli oneri di urbanizzazione entrano copiosi nelle casse del Comune (anche 8, 10 milioni l&#8217;anno), le periferie crescono e non  sempre nel segno della Bellezza architettonica, ma \u00e8 successo quasi ovunque.<br \/>\n<strong><br \/>\nDi certo l&#8217;uomo che veniva dalla stagione del Pci voleva e riesce a dare un&#8217;impronta, una visione, un pensiero. <\/strong><\/p>\n<p>Vivere la Nebbia e la cultura sono le armi con le quali, gramscianamente, la sinistra abbiatense conquista prima le casematte del potere culturale, poi le urne. Una lezione (la contesa delle parole e delle idee) che il mio centrodestra dopo decenni fa ancora fatica a introiettare. Leggasi l&#8217;elogio di Gramsci a firma di Alessandri Giuli in un recente saggio.<\/p>\n<p><strong>Due i  colpi di genio della stagione Ceretti, il cui vero uomo d&#8217;azione, collegamento tra pensiero e azione, sodale e pretoriano, fu Adolfo Lazzaroni: la Fondazione Abbiatense ed Abbiategusto.<\/strong> Con la prima, autentico coup de theatre frutto anche della cerettiana capacit\u00e0 di farsi apprezzare a destra e altrove (Ombretta Colli in Gaber che da presidente della Provincia di Milano viene in piazza Castello ed elogia Abbiategrasso, &#8216;citt\u00e0 pi\u00f9 bella della Provincia&#8217;; il rapporto con Milena Bertani, gi\u00e0 assessore regionale e presidente del Parco Ticino), realizza un autentico braccio armato del Comune, poi seppellito dai gangli mostruosi della burocrazia e dalla incapacit\u00e0, forse, di farla prosperare. Eppure Ceretti fu capace di feconda interlocuzione con la Lombardia di Formigoni, che fa affluire decine di milioni di euro per Annunciata e Palazzo Stampa. Si infrange il sogno dell&#8217;universit\u00e0 ma nasce Abbiategusto, <strong>geniale trasposizione del diritto al piacere e al godimento individuale di marxiana memoria, che i gi\u00e0 compagni Ceretti e Lazzaroni portano ad Abbiategrasso nei primi anni 2000, mettendo in pratica quello che Marcello Dell&#8217;Utri spiega a Leonardo Notte nella splendida serie 1992 (&#8216;Notte, le vostre idee le abbiamo realizzate noi, io e Berlusconi, con le televisioni&#8217;).<strong><\/p>\n<p>Con Abbiategusto (quello vero, non quello di oggi: altri tempi, altri uomini, anche altri  budget ma soprattutto altro pensiero), Ceretti,e  poi Fossati Albetti Arrara e Nai, senza mai spezzarne la continuit\u00e0 (prova di saggezza), tramutano Abbiategrasso in una sorta di comune hippie del gusto, con gente da ogni dove, d&#8217;Italia e del mondo, e i grandi Ezio e Renata Santin che portano ad Abbiategrasso il gotha della cucina italiana. Nel 2008 arriva un quasi sconosciuto Enrico Bartolini, oggi assiso sul trono di 14 stelle Michelin. <\/p>\n<p><strong><br \/>\nInsomma, i Ceretti boys sognarono forse una rivoluzione mai davvero compiuta: ma col Processo al Gorgonzola nel castello Visconteo, la presentazione dei libri sulla storia di Carlin Petrini e Slow Food, con le cene all&#8217;Annunciata che qualche zotico miope non voleva (la prima con Roberto Albetti), quanto meno quella a tavola (e dintorni) l&#8217;hanno davvero realizzata nei minimi dettagli. Rivoluzione del gusto, diritto al piacere: battaglie vinte.<\/strong><\/p>\n<p>Ceretti e Lazzaroni si godono lo spettacolo, ebbri di gioia per aver realizzato le rivoluzionarie ed aitanti speranze giovanili. La rottura del 2007, personale prima che politica e interna al centrosinistra, \u00e8 consequentia naturalis rerum della permanenza (con l&#8217;avvento di Alberto Fossati, mente sopraffina ma cattolico democratico alieno al movimentismo extra parlamentare che era brodo di coltura dei suoi contendenti interni) di due anime diverse e di spiccata personalit\u00e0: i cerettiani e i fossatiani. Differenti per etica ed estetica. Il 20% del Cantiere nel 2007 spiana la strada a Roberto Albetti ed al centrodestra,  ma soprattutto spezza oltre dieci anni di unit\u00e0 a sinistra, di pas d&#8217;ennemi a gauche, che scava un solco profondo, tanto che nella ricongiunta pacifica parentesi Arrara appare chiaro che qualcosa si \u00e8 rotto per sempre.<\/p>\n<p>Arcangelo Ceretti fu uomo capace di dialogo con l&#8217;avversario. Imberbe cronista tra gli ultimi arrivati, e meno influente di tutti, molte lune fa il Medico, che conosce l&#8217;Uomo, stabilisce col giornalista pi\u00f9 schierato a destra nella storia dell&#8217;Est Ticino una simpatica entente cordiale. Mi ha sempre dato del lei, bench\u00e9 gli fossi molto inferiore di et\u00e0 e lignaggio, e sapeva toccare le corde giuste anche in modo estremamente ironico (&#8216;Provera, nel suo essere cos\u00ec di destra lei non si \u00e8 ancora accorto della signorina XXXXXXXXX, che ha un bellissimo culo..Stia pi\u00f9 attento&#8217;), ma \u00e8 anche colui il quale a cavallo tra la sua seconda Amministrazione e quella Fossati inventa il servizio di Comunicazione Istituzionale affidandolo alla bravura di Roberta Nencini, che di fatto lo crea da zero.<\/p>\n<p>Uomo schiettamente di sinistra, laico e di parte, di radicate convinzioni, Arcangelo Ceretti era un Uomo attento e aperto a chi la pensava in modo diametralmente opposto: abbiamo testimonianza diretta del momento in cui un esponente isituzionale di primo piano proveniente dalla storia del Msi, e arrivato in Parlamento, ebbe la necessit\u00e0 di un intervento medico professionale dell&#8217;ex sindaco per ragioni strettamente familiari: Ceretti (ormai in congedo dalla politica) esplet\u00f2 e al meglio tutto quanto occorse, senza chiedere per s\u00e8 nulla, bench\u00e9 si trattasse di una prestazione avente un costo ben maggiore di una semplice visita. L&#8217;uomo era cos\u00ec. <\/p>\n<p>La Fondazione Golgi, la ricerca sull&#8217;Alzheimer (sfida del Millennio, per la scienza medica e il mondo della ricerca), sono forse il lascito pi\u00f9 importante che Arcangelo Ceretti idealmente consegna alla citt\u00e0 che lo accolse, lo iss\u00f2 a sindaco e gli volle sempre un gran bene. Pi\u00f9 che una sterile titolazione di aule o sale, la politica e la societ\u00e0 civile cerchi, e trovi, una via per dedicargli qualcosa di pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Sarebbe il modo migliore per tributare il giusto, dovuto  omaggio a un politico che (prendo a nolo le parole coniate da Alberto Fossati, suo successore con cui la rotta di collisione fu fragorosa, ma molto era quello che li univa) ha cercato di fare di Abbiategrasso &#8216;una citt\u00e0 di provincia che non fosse provinciale&#8217;. Dacch\u00e9 il provincialismo era, rimane e temiamo rimarr\u00e0 la zavorra pi\u00f9 pesante di Abbiategrasso, ubertosa e seduta su una copiosa ricchezza che col tempo sta venendo meno, col rischio di impedire una Visione, un Pensiero, capace di guardare oltre. Visione e Pensiero: le parole, i mantra, del cerettismo.<\/p>\n<p><strong>Che Dio Padre Onnipotente, Dottore, possa illuminare la sua mente e la sua generosit\u00e0 di laico, ma che nell&#8217;intimo del cuore e dell&#8217;intelligenza feconda non pu\u00f2 che avvertire che il Mistero della morte apre ad un qualcosa di Altro.<\/strong> Se per caso fosse interrogato da Qualcuno di importante, chieda Lui e Loro perdono per me, che quel culo l&#8217;ho guardato e rimirato. Aveva ragione Lei, del resto.. Lei era un Uomo capace di capire, e cogliere, la specificit\u00e0, la grandezza, la debolezza e le miserie degli altri uomini. E di non giudicarle, che \u00e8 la pi\u00f9 grande delle lezioni. Riposi in pace. <\/p>\n<p>Fabrizio Provera<\/p>\n<p>ps la bellissima foto in bianco e nero viene dallo sterminato archivio di Gian Passoni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>De mortuis nihil nisi bonum (o De mortuis nil nisi bonum dicendum est), che tradotta significa &#8220;dei morti niente si dica se non il bene&#8221;, \u00e8 una locuzione proveniente da Vita e opinioni di filosofi eminenti di Diogene Laerzio, che la attribuisce a Chilone. 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