{"id":659274,"date":"2025-12-01T08:31:08","date_gmt":"2025-12-01T07:31:08","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=646976"},"modified":"2025-12-01T08:31:08","modified_gmt":"2025-12-01T07:31:08","slug":"rho-caso-risolto-dopo-26-anni-svolta-sullomicidio-di-nicola-vivaldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=659274","title":{"rendered":"Rho, caso risolto dopo 26 anni: svolta sull\u2019omicidio di Nicola Vivaldo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dopo oltre un quarto di secolo emerge finalmente una pista per l\u2019omicidio di Nicola Vivaldo, ucciso la sera del 23 febbraio 2000 a Mazzo di Rho. Per 26 anni quel delitto era rimasto un enigma. Ora, grazie alle rivelazioni del pentito Emanuele De Castro, ex appartenente al locale di \u2019ndrangheta di Lonate Pozzolo, i carabinieri \u2013 coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia \u2013 hanno eseguito sei arresti tra mandanti, organizzatori, basisti e presunti killer.<\/strong><\/p>\n<p>Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Vivaldo, 66 anni, attivo nel traffico di droga nella zona di Rho, era sospettato dal clan di essere un confidente della polizia. Per questo motivo sarebbe stato condannato a morte dal capocosca calabrese Vincenzo Gallace, 77 anni.<\/p>\n<p>A eseguire l\u2019ordine fu, secondo l\u2019accusa, il boss di Lonate Pozzolo Vincenzo Rispoli, 62 anni, che avrebbe coordinato il commando composto da Massimo Rosi (indicato come colui che spar\u00f2), dallo stesso De Castro e da Stefano Scatolini, l\u2019uomo alla guida dell\u2019auto. Il 53enne Bruno Gallace avrebbe procurato le armi \u2013 due pistole calibro 7.65 \u2013 mentre Stefano Sanfilippo, 79 anni, amico e compare della vittima, \u00e8 ritenuto il basista che forn\u00ec la soffiata decisiva per localizzare Vivaldo.<\/p>\n<p>Il racconto del collaboratore di giustizia ha trovato riscontro in una nuova consulenza del Ris di Parma, che ha chiarito alcuni dubbi iniziali sulla dinamica dell\u2019agguato. L\u2019assenza del \u201ctatuaggio\u201d da sparo sul corpo della vittima, infatti, aveva fatto pensare a una distanza maggiore tra killer e bersaglio. Ma l\u2019utilizzo di un silenziatore, come riferito da De Castro, spiega la mancanza delle tracce tipiche degli spari a bruciapelo. La posizione dei bossoli, finiti quasi tutti nell\u2019abitacolo dell\u2019auto, conferma la ricostruzione dell\u2019esecuzione a distanza ravvicinata e con la portiera aperta.<\/p>\n<p>Decisive anche alcune intercettazioni di Rosi dopo aver appreso del pentimento di De Castro:<br \/>\n\u00abMagari ha detto cose che neanche mi ricordo\u2026 abbiamo fatto una vita insieme\u00bb. In un\u2019altra conversazione, con la sorella, avrebbe aggiunto: \u00abSe questo parla, mi fa fare il segno della croce\u00bb.<\/p>\n<p>Una verit\u00e0 che arriva tardi, ma che restituisce finalmente un quadro credibile su uno dei pi\u00f9 oscuri delitti di mafia consumati nel Milanese agli inizi degli anni Duemila.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo oltre un quarto di secolo emerge finalmente una pista per l\u2019omicidio di Nicola Vivaldo, ucciso la sera del 23 febbraio 2000 a Mazzo di Rho. Per 26 anni quel delitto era rimasto un enigma. 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