{"id":662916,"date":"2026-01-22T21:30:16","date_gmt":"2026-01-22T20:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/tre-giorni-nelle-sale-per-franco-battiato-il-lungo-viaggio\/"},"modified":"2026-01-22T21:30:16","modified_gmt":"2026-01-22T20:30:16","slug":"tre-giorni-nelle-sale-per-franco-battiato-il-lungo-viaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=662916","title":{"rendered":"Tre giorni nelle sale per \u201cFranco Battiato. Il lungo viaggio\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli<\/p>\n<\/p>\n<div>\n<p>MILANO (ITALPRESS) \u2013<strong> Non un biopic tradizionale, ma un film che racconta solo una parte della vita di Franco Battiato<\/strong>: dall\u2019infanzia in Sicilia al periodo milanese, fino al ritorno nell\u2019Isola e alla morte della madre<strong>. \u201cFranco Battiato. Il lungo viaggio\u201d<\/strong>, che sar\u00e0 al cinema come evento speciale dal 2 al 4 febbraio distribuito da Nexo Studios e successivamente in onda in prima serata su Raiuno, \u00e8 una coproduzione di Rai Fiction e Casta Diva Pictures ed \u00e8 il primo film dedicato all\u2019artista siciliano e sceglie di attraversarne la vita senza seguirne rigidamente la cronologia, concentrandosi su alcuni snodi centrali del suo percorso umano e creativo. Il film, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, mette al centro il giovane Franco Battiato, dalla Sicilia all\u2019arrivo a Milano negli anni Settanta, appena diciottenne, fino al ritorno nella terra d\u2019origine, in un racconto che intreccia musica, ricerca interiore e alcuni degli incontri decisivi di quel periodo, tra cui quelli con Juri Camisasca, Giorgio Gaber, Fleur Jaeggy, Giusto Pio e il pianista Antonio Ballista, intervenuto anche nel corso dell\u2019incontro che ha seguito l\u2019anteprima per la stampa. A interpretare credibilmente Battiato \u00e8 l\u2019attore palermitano Dario <strong>Aita,<\/strong> che ha chiarito: <em>\u201cNon si diventa Franco Battiato\u201d.<\/em> <em>\u201cUna delle sfide pi\u00f9 grandi che ho affrontato \u00e8 stata scollarlo dall\u2019icona che era, perch\u00e9 per un film biografico in cui racconti l\u2019artista e l\u2019essere umano bisogna farlo scendere da quell\u2019immaginario in cui il pubblico, volente o nolente, lo inserisce, farlo tornare tra di noi e guardarlo come si guarda un altro essere umano<\/em>\u201c, ha spiegato, raccontando di essere partito da un elemento preciso, <em>\u201cla ricerca di un suono\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><em>\u201cIn un\u2019intervista chiesero a Battiato cosa avrebbe voluto lasciare dopo la sua morte e lui rispose: \u2018Un suono\u2019. \u00c8 da l\u00ec che ho cominciato nella costruzione del personaggio\u201d.<\/em> Un lavoro nato gi\u00e0 in fase di provino: <em>\u201cQuando mi hanno chiesto di fare il self-tape ho pensato che non sarei stato giusto per questo ruolo. Poi l\u2019azione ha vinto sui miei pensieri e quel suono, in qualche modo, \u00e8 arrivato e ha cominciato ad abitarmi\u201d.<\/em> Per il regista <strong>De Maria<\/strong> e la sceneggiatrice Monica <strong>Rametta,<\/strong> invece, c\u2019\u00e8 stata un\u2019iniziale resistenza al progetto. <em>\u201cQuando mi hanno proposto di scrivere un film su Franco Battiato ho detto no. Non sapevo da dove cominciare<\/em> \u2013 ha detto Rametta, gi\u00e0 autrice dei biopic di Mia Martini e Nada -.<em> Poi ho deciso di conoscerlo meglio, leggere, incontrare persone, ascoltare. Dopo alcuni mesi ho pensato che, anche se nella sua vita non ci sono stati incidenti drammatici, storie d\u2019amore, eventi eclatanti, forse una chiave di racconto c\u2019era: quella di un viaggio, un cammino\u201d.<\/em> Anche il regista Renato De Maria ha raccontato l\u2019iniziale perplessit\u00e0 nell\u2019affrontare un progetto dedicato a una figura cos\u00ec complessa, spiegando come il film abbia scelto di procedere per sottrazione.<\/p>\n<p><em>\u201cIl cinema ha bisogno di ellissi, altrimenti diventa didascalico. Ci sono passaggi che non vanno spiegati, ma evocati\u201d<\/em>, ha osservato, evidenziando come il film scelga di suggerire pi\u00f9 che raccontare esplicitamente alcuni snodi, dall\u2019abbandono della musica e dal viaggio di formazione, all\u2019incontro con nuove pratiche di ricerca interiore, fino alla nascita di una diversa consapevolezza artistica che accompagna il ritorno in Sicilia. Un ruolo centrale nel progetto lo ha avuto la famiglia del cantautore. <strong>Cristina Battiato,<\/strong> nipote dell\u2019artista e presidente della Fondazione a lui intitolata, ha raccontato l\u2019approccio con cui ha accompagnato il film: <em>\u201cQuando Francesca (Chiappetta, amica di Battiato, ndr) me ne ha parlato ho detto subito s\u00ec, poi nel divenire mi sono spaventata. Quando si tocca la figura di mio zio c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che guarda con un occhio critico a prescindere\u201d.<\/em> La fiducia, per\u00f2, \u00e8 stata decisiva<em>: \u201cMi sono fidata e affidata. Era importante far conoscere il percorso che c\u2019\u00e8 stato dietro la fama e il successo. E quando ho visto il provino di Dario mi sono messa a piangere. Nei movimenti delle mani ho riconosciuto qualcosa di profondamente vero\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u2013 foto ufficio stampa Parole e dintorni \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli MILANO (ITALPRESS) \u2013 Non un biopic tradizionale, ma un film che racconta solo una parte della vita di Franco Battiato: dall\u2019infanzia in Sicilia al periodo milanese, fino al ritorno nell\u2019Isola e alla morte della madre. \u201cFranco Battiato. 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