{"id":666191,"date":"2026-03-07T23:06:06","date_gmt":"2026-03-07T22:06:06","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=660147"},"modified":"2026-03-07T23:06:06","modified_gmt":"2026-03-07T22:06:06","slug":"il-giorno-in-cui-litalia-del-rugby-ha-piegato-la-storia-albione-china-il-capo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=666191","title":{"rendered":"Il giorno in cui l\u2019Italia del rugby ha piegato la storia: Albione china il capo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Questa \u00e8 tutta per noi, ce la prendiamo, che nei momenti peggiori, quando gli avversari banchettavano irridenti sulle nostre macerie, siamo rimasti l\u00ec, aggrappati ad una fede grande. Oltre che al Sei Nazioni, che ad ogni batosta ci chiedevano di abbandonare per manifesta inferiorit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Difficile spiegare alle persone malate di petrocalcio che il rugby \u00e8 qualcosa che fa storia a s\u00e9, che ha dinamiche antiche e complesse e percorsi lenti da affrontare senza scorciatoie. Che \u00e8 crudo, premia sempre il pi\u00f9 competente, amplifica a dismisura le differenze. Trasforma il millimetro in chilometro, il chilo in tonnellata. Punisce, perch\u00e9 \u00e8 intriso di una forma purissima di rispetto per la quale infierire significa sempre essere nel giusto. Scava solchi profondi.<\/p>\n<p>Difficile spiegare che la meravigliosa Francia dei nostri tempi abbia impiegato pi\u00f9 o meno mezzo secolo per fare proprio il primo titolo del fu Cinque Nazioni. Cinquant&#8217;anni di purgatorio anche per una nazione che nel sangue vede mescolarsi rugby e champagne. Eppure lo scotto lo hanno pagato pure loro.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, sconfitta dopo sconfitta, esperienza dopo esperienza, cap dopo cap, tra mille difficolt\u00e0 ascrivibili ad un movimento che resta pur sempre minoritario, l&#8217;Italia ha cominciato a vedere un po&#8217; di luce. L&#8217;Italia delle sconfitte onorevoli e delle pacche sulle spalle, che diversi allenatori hanno ben schierato in campo raccogliendo il giusto, quindi poco.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia formichina, che sottotraccia studia i migliori, prova a copiarli, allarga la base. Le franchigie si misurano con i pi\u00f9 forti e i ragazzi mettono minuti di qualit\u00e0 nei muscoli sempre pi\u00f9 pronti alla lotta. I puntini cominciano ad unirsi.<br \/>\n<strong><br \/>\nPoi arriva Crowley e, incurante dei limiti strutturali, insegue un obiettivo ambizioso: <\/strong>l&#8217;Italia non sar\u00e0 pi\u00f9 soltanto un fortino ma dovr\u00e0 costringere gli avversari a diventarlo. Ci riesce, gli azzurri scoprono cosa significhi giocare alla mano, sono sfrontati, sorridono. Soprattutto, giocano con l&#8217;incoscienza di chi pensa di poter dare del tu a chiunque. Aria freschissima.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia, non accadeva da un lustro, riprende il filo con la vittoria quando la rassegnazione alla sconfitta sembra aver fatto breccia anche in seno ai pi\u00f9 duri a morire.<\/strong> Quello slalom di Capuozzo, il sostegno di Benvenuti, il piede di Garbisi: qualcosa di enorme stava nascendo. Anzi, era nato.<\/p>\n<p>Quesada \u00e8 argentino, uno di noi, e ha un merito enorme. Dal predecessore eredita il meglio, lui lo prende, lo studia, lo impasta con la concretezza che ci \u00e8 sempre mancata. Certo, il roster \u00e8 finalmente lungo e non pi\u00f9 stiracchiato, ma la mano del Vate \u00e8 evidente. Sornione, attendea preda. <\/p>\n<p>Competenza nell&#8217;arrembaggio s\u00ec, ma sui pilastri del gioco non si transige. La mischia chiusa torna quella robusta della prima decade del millennio, con la touche i palloni sono finalmente in cassaforte e nei raggruppamenti si mena come fabbri. Insomma, l&#8217;essenza del rugby ora ci appartiene.<\/p>\n<p>Poi il fattore C, il culo. Quello di veder sbocciare un giocatore dal talento epocale come Menoncello, che con Brex chiude a doppia mandata la cerniera che il mondo ora ci invidia. Ma sarebbe stupido parlare di singoli quando almeno cinquanta ragazzi sono pronti a fare la voce grossa sui campi che hanno smesso di farci tremare le gambe.<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 storia recente. La Scozia, che rischia seriamente di vincere il torneo, viene a Roma e ci lascia le penne. Irlanda e Francia, per scrollarsi di torno gli azzurri, devono sudare le proverbiali sette camicie e, se vincono, \u00e8 solo perch\u00e9 nei momenti cruciali aver giocato centinaia di quel tipo di partite aiuta tantissimo. E un pochino condiziona pure gli arbitri.<\/p>\n<p>Infine, gli inglesi. Anni di prese in giro, sguardi di superiorit\u00e0, endemica arroganza fatti a pezzi in un pomeriggio di marzo destinato a passare alla storia dello sport italiano tout court. Avevano sempre vinto loro, spesso con punteggi pi\u00f9 da basket, un paio di volte rischiando qualcosa. Ma che il vento sarebbe potuto cambiare lo si era intuito due settimane fa a Lione, osservando lo sguardo dei fortissimi cugini terrorizzati dall&#8217;arrivo in volata con la sagoma azzurra francobollata agli specchietti.<\/p>\n<p><strong>Finisce in gloria vera, quando Ioane evita il placcatore con la leggerezza di Nureyev, Menoncello erode la fascia sinistra dell&#8217;Olimpico, dove non crescer\u00e0 mai pi\u00f9 erba,<\/strong> e Marin chiude in meta la pi\u00f9 entusiasmante delle cavalcate da quando in Italia ci si \u00e8 messi a fare sul serio con il rugby. Roma \u00e8 una bolgia. <\/p>\n<p>Un pomeriggio pieno di tutto, anche delle italiche leggerezze con le quali siamo bravi a complicarci terribilmente la vita. Forse perch\u00e9, rimediando con tutto il cuore che c&#8217;\u00e8, vincere \u00e8, se possibile, ancora pi\u00f9 bello.<\/p>\n<p><strong>S\u00ec, \u00e8 successo davvero: abbiamo vinto. E ce lo meritiamo tutti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Italia-Inghilterra 23-18 (10-12)<\/strong><\/p>\n<p>ITALIA: Pani (33&#8242; Allan); Lynagh, Brex (11&#8242; st Marin), Menoncello, Ioane; P. Garbisi, A. Garbisi (11&#8242; st Fusco); L. Cannone, Zuliani (33&#8242; st Favretto), Lamaro; Zambonin (10&#8242; st Ruzza), N. Cannone; Ferrari (11&#8242; st Hasa), Nicotera (24&#8242; st Di Bartolomeo), Fischetti (18&#8242; st Spagnolo). Ct.: Quesada<\/p>\n<p>INGHILTERRA: Daly (33&#8242; st M. Smith); Roebuck, Freeman, Atkinson, Murley; Smith, Spencer (18&#8242; st Van Poortvliet); Earl (33&#8242; st Pollock), Underhill (28&#8242; st Chessum), Pepper (36&#8242; st Cunningham-South); Coles, Itoje; Heyes (28&#8242; st Davison), George (36&#8242; st Dickie), Genge (18&#8242; st Rodd). Ct.: Borthwick<\/p>\n<p>Arbitro: Ramos (Francia)<\/p>\n<p><strong>Marcatori: nel pt 21&#8242; P. Garbisi (cp), 26&#8242; Freeman (meta), 35&#8242; Menoncello (meta), P. Garbisi (tr), 42&#8242; Roebuck (meta), Smith (tr); nel st 5&#8242; Smith (cp), 14&#8242; Smith (cp), 18&#8242; P. Garbisi (cp), 21&#8242; P. Garbisi (cp), 32&#8242; Marin (meta), P. Garbisi (tr)<\/strong><\/p>\n<p>Note: ammonizione per Nicotera, Underhill e Itoje.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 tutta per noi, ce la prendiamo, che nei momenti peggiori, quando gli avversari banchettavano irridenti sulle nostre macerie, siamo rimasti l\u00ec, aggrappati ad una fede grande. 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