{"id":667124,"date":"2026-03-20T12:15:30","date_gmt":"2026-03-20T11:15:30","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=661990"},"modified":"2026-03-20T12:15:30","modified_gmt":"2026-03-20T11:15:30","slug":"max-ferrari-e-marco-linari-il-ricordo-di-umberto-bossi-vergato-da-due-allora-giovani-barbari-sognanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/max-ferrari-e-marco-linari-il-ricordo-di-umberto-bossi-vergato-da-due-allora-giovani-barbari-sognanti\/","title":{"rendered":"Max Ferrari e Marco Linari, il ricordo di Umberto Bossi &#8216;vergato&#8217; da due (allora) giovani barbari sognanti"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8220;Bossi l&#8217;aveva detto&#8221;. Giusto settimana scorsa a Strasburgo, ce lo raccontavamo e ognuno ricordava una frase del Capo sulla &#8220;Unione Sovietica Europea&#8221;. Tre giorni fa a Gallarate, alla riunione dei militanti della provincia di Varese c&#8217;erano ancora tanti di quelli che c&#8217;erano negli anni 80 e uno viene e dice:&#8221;ve li ricordate i tempi del 3%? Sono stati i pi\u00f9 belli!&#8221; Tutti hanno annuito.<\/strong><\/p>\n<p> E ancora pi\u00f9 bello fu l&#8217;inizio: un gruppo di uomini intorno a un capo trib\u00f9 carismatico (un pellerossa venuto da Varese, scrisse Pansa) che ne ascoltavano il verbo quasi religiosamente e si sentivano depositari dell&#8217;eredit\u00e0 e del futuro di un popolo che aveva fatto la storia ma che era stato estromesso dal presente e rischiava di non avere futuro. Se ci penso ora \u00e8 incredibile come noi 4 gatti fossimo certi che l&#8217;Umberto (come si permettevano di chiamarlo solo i vecchissimi e le donne cui tutto era concesso) ci avrebbe portato alla riscossa. La Lega era una fede, e il Capo era il nostro profeta. Ho conosciuto moltissimi politici di alto livello in tutto il mondo e posso dire che solo una manciata aveva quel carisma. Uno era Haider, con cui infatti c&#8217;era reciproco magnetismo. Non era un amante della politica estera ma si faceva raccontare le novit\u00e0 e tirava le conclusioni di un esperto. Ricordo ragionamenti da geopolitico di rango su Iraq e Serbia. Restando ai Balcani ricordo l&#8217;esaltazione di noi ventenni in partenza nel 1991 per Zagabria in guerra.<\/p>\n<p> Bossi ci guardava con quel suo sorriso, non ci aveva chiesto lui di partire, non ne era entusiasta perch\u00e9 sapeva bene che avremmo potuto causargli delle rogne e essere attaccati dai giornali (come accadde) ma noi volevamo dimostrare qualcosa e lui non voleva stroncarci, cos\u00ec disse semplicemente:&#8221;Non fate troppe cazzate&#8221;. Maroni pi\u00f9 preoccupato e premuroso venne alla partenza dei camion a raccomandarsi pi\u00f9 volte:&#8221;ragazzi pensateci bene, non mettetevi nei casini&#8221;. La Lega era cos\u00ec: s\u00ec un partito leaderistico ma dove il leader lasciava ampio spazio all&#8217;iniziativa di chi ne aveva. Personalmente ricordo di aver fatto mille cose di cui Bossi non era entusiasta e magari diceva &#8220;i soliti piantagrane&#8221; ma lasciava fare. Quando tornai in Lega dopo la parentesi del Fronte Indipendentista mi disse semplicemente:&#8221;adesso che sei andato a sbattere contro il muro hai visto che non \u00e8 facile&#8221;? Si ricordava tutti i nostri discorsi di giovani incendiari sulla secessione, la via Migliana, l&#8217;esempio croato etc. Ma lui non voleva vedere nessuno di noi in galera. La gente fuori spesso pensava che Bossi spingesse i giovani su posizioni estreme.<\/p>\n<p> Era il contrario. Le urla pro secessione a Pontida mentre parlava Miglio (cui fecero piacere) lo fecero incazzare perch\u00e9 lui stava facendo trattative di alto livello sul federalismo e le sparate dei descamisados rischiavano di compromettere tutto. Ci fece sapere senza giri di parole cosa pensava della nostra fuga in avanti ma lasci\u00f2 correre. Si ispirava ai nostri vecchi ma credeva nei giovani e tanti giovani hanno creduto in lui. Non \u00e8 andata come abbiamo sperato, non abbiamo ottenuto quasi niente e oggi la situazione \u00e8 mille volte peggio di allora, ma almeno ci abbiamo provato. Grazie Capo per averci regalato un sogno.<\/p>\n<p><strong>Max Ferrari<\/strong><\/p>\n<p>Ci ho scritto un libro sulla sua Lega.<strong> E \u201cIl Volo Padano\u201d rappresenta senz\u2019altro l\u2019esperienza letteraria finora pi\u00f9 divertente della mia carriera. Merito di Umberto Bossi, il fondatore, ovvero un genio della politica, ma anche un uomo dai tratti rivoluzionari e dallo stile ruvido, che mescolava il decisionismo alla provocazione, la finezza politica alla prepotenza, il carisma alla spacconaggine, con atteggiamenti viscerali, estrosi e talvolta paradossali, senza mai lesinare colpi di scena e sparate utili al gioco.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ho seguita tutta la parabola di quel movimento che \u00e8 nato a due passi da casa mia, quand&#8217;ero un ragazzino. In uno scatolone in cantina conservo una gigantesca bandiera della Lega Lombarda con l&#8217;autografo del Senatur. La firma me la fece a un comizio che tenne in un teatro della mia citt\u00e0: ai tempi del liceo mi affascinavano le battaglie federaliste, le tesi del professor Miglio, la voglia di dare sfogo alla rabbia orgogliosa del Nord, cos\u00ec come l&#8217;esuberanza della nuova classe politica interpretata da ragazzi come Marco Reguzzoni. Da giovanissimo fui in qualche modo attratto anch\u2019io da quella gigantesca illusione. Fu una suggestione forte, ma la ricordo ancora bene nella sua inspiegabile capacit\u00e0 di fascinazione.<\/p>\n<p>La Lega delle origini &#8211; che c&#8217;entra ormai quasi nulla con quella di oggi \u2013 aveva d\u2019altronde dentro un pensiero rivoluzionario. Il Senatur aveva avuto l\u2019intuizione ma anche la capacit\u00e0 di mettere assieme il pulviscolo di partitini federalisti e secessionisti sparsi nelle regioni del Nord, fondendoli in un unico progetto. Tanti ci avevano provato prima di lui, senza successo. Invece il Senatur trov\u00f2 la chiave per aprire la porta che teneva legati egoismi e primogeniture.<\/p>\n<p>La palla di neve divent\u00f2 valanga grazie a lui. Fino alla malattia si dimostr\u00f2 un gigante, certamente discutibile, a volte spregiudicato, ma tremendamente intelligente.<br \/>\nPoi arriv\u00f2 l\u2019ictus a piegarlo, a ruota gli scandali, cos\u00ec l\u2019Umberto \u00e8 finito nel tempo in un angolo, sempre pi\u00f9 dimenticato, a volte tollerato a fatica, ma ancora lucido, bench\u00e9 impossibilitato ad incidere.<\/p>\n<p>L&#8217;ho intervistato in numerose occasioni, non negli anni ruggenti, ma in quelli un po&#8217; tristi del declino. \u00c8 capitato anche alle 2 di notte, sotto il gazebo di qualche festa leghista, al millesimo sigaro e alla centesima Coca Cola.<\/p>\n<p>Francesco Speroni mi ha raccontato decine di aneddoti sulla Lega degli esordi, quando lui e Bossi erano inseparabili. Mi ha ricordato le sue sfuriate, i viaggi infiniti, le telefonate alle tre di notte, la prima elezione politica in cui sia lui che il Senatur raccolsero 6 misere preferenze a testa. Sono storie che consegnano l&#8217;immagine genuina di un politico di razza, visionario, estroso, a tratti cialtronesco eppure terribilmente geniale.<\/p>\n<p>Nel finale del suo viaggio gli sono state scaricate addosso tante colpe, alcune evidenti, tante altre eccessive. Molto spesso l&#8217;Umberto \u00e8 semplicemente finito vittima della sua troppa leggerezza nel (non) curare gli aspetti del movimento che non fossero quelli prettamente politici.<\/p>\n<p>Non era infallibile, n\u00e9 facilmente gestibile. A Busto resta memorabile la bocciatura di un candidato sindaco ormai scelto da tutta la coalizione ma che lui cass\u00f2, \u00abperch\u00e9 non possiamo presentare uno con una barba cos\u00ec\u00bb. Con i suoi modi spicci ha spaccato in tanti momenti le situazioni e chiss\u00e0, se i malanni non l&#8217;avessero piegato, cosa sarebbe riuscito a combinare.<br \/>\n<strong><br \/>\nResta la storia di quest\u2019uomo straordinario che, con addosso un\u2019improbabile e simbolica canottiera, ha stravolto equilibri che parevano inscalfibili.<br \/>\nOra che se n\u2019\u00e8 andato, resta il ricordo un po\u2019 romantico e un po\u2019 nostalgico di un personaggio irripetibile che ha creduto in un sogno. O forse soltanto in un miraggio. Ma lo ha fatto dando tutto se stesso.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Marco Linari<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Bossi l&#8217;aveva detto&#8221;. Giusto settimana scorsa a Strasburgo, ce lo raccontavamo e ognuno ricordava una frase del Capo sulla &#8220;Unione Sovietica Europea&#8221;. 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