Omicidio di Giulia Tramontano, i periti: Impagnatiello ‘lucido nella sua follia omicida’

“Non vi sono elementi per ritenere che al momento del fatto trovino applicazione i requisiti psichiatrici per ritenere un vizio di mente parziale o totale”.
Lo scrivono i periti che hanno depositato l’accertamento psichiatrico su Alessandro Impagnatiello nel processo milanese per l’omicidio di Giulia Tramontano.
Impagnatiello, accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dall’aver ucciso la convivente, di interruzione di gravidanza non consensuale e di occultamento di cadavere, rischia la condanna all’ergastolo, dopo che ora è stato anche accertato che non ha vizi di mente.
“Ho voluto credere di essere pazzo, ma non penso di esserlo”, aveva detto nell’interrogatorio in aula il 31enne davanti ai giudici della Corte d’Assise di Milano (togati Bertoja-Fioretta), che hanno disposto la perizia nell’udienza del 10 giugno e che sarà discussa in aula il 21 ottobre.
“Ero un vaso completamente saturo di bugie e di menzogne”, aveva aggiunto, difeso dalle legali Giulia Geradini e Samanta Barbaglia, l’ex barman di un hotel di lusso a Milano, che conduceva una vita parallela, portando avanti una relazione anche con un’altra giovane, la quale il giorno in cui Giulia fu uccisa si era incontrata, qualche ora prima, con la 29enne, come emerso dall’inchiesta dell’aggiunta Letizia Mannella e della pm Alessia Menegazzo, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Pm che, con la consulente psichiatra forense Ilaria Rossetti, hanno sempre sostenuto la piena capacità di intendere e volere dell’imputato, così come i familiari di Giulia, con l’avvocato Giovanni Cacciapuoti, che ha nominato gli psichiatri Salvatore De Feo e Diana Galletta.
Lo psichiatra Raniero Rossetti, invece, che aveva firmato la consulenza difensiva, aveva sottolineato come l’ex barman si sentisse come uno “scacchista che doveva tenere sotto controllo tutti i movimenti della scacchiera”, attraverso le bugie e gli inganni alle due donne. “Lui mirava a sopprimere il feto, che rappresentava una variabile nella sua scacchiera. Ciò che non riusciva a controllare era proprio il nascituro”, aveva scritto il consulente dei difensori.
La requisitoria dei pm nel processo milanese si terrà in un’udienza a novembre, dopo la discussione della perizia il 21 ottobre.
ALESSANDRO IMPAGNATIELLO SAREBBE ‘UN NARCISISTA PSICOPATICO. CHE NON ACCETTA L’IDEA DELL’ABBANDONO’
Alessandro Impagnatiello ha mostrato “tratti di personalità narcisistici” e “psicopatici” ma che non “configurano una entità psicopatologica”.
È quanto si legge nelle 64 pagine di perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’assise di Milano sul 31enne, accusato dell’omicidio di Giulia Tramontano e che ha stabilito la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti il 27 maggio 2023, escludendo un “vizio di mente” o un “eventuale disturbo psichiatrico grave o significativo al momento dei reati”.
Secondo lo psichiatra forense Pietro Ciliberti e il medico legale Gabriele Rocca, quei tratti dell’ex barman sarebbero il suo “modo” di “essere nel mondo”.
Tratti “narcisistici” che si “manifestano con la non tolleranza di fronte all’abbandono”, come la sera dell’omicidio quando la compagna incinta al settimo mese aveva deciso di lasciarlo dopo aver conosciuto di persona la sua amante, una colLega italo-britannica 23enne. “Non poteva accettare lo ‘smascheramento’” con le “conseguenze umilianti” si legge nella perizia disposta dalla presidente della Corte d’assise, Antonella Bertoja.
Mentre i tratti “psicopatici” di Impagnatiello invece si mostrerebbero nel “prevaricare l’altro e il manipolare gli eventi” pur senza che via siano mai state “alterazioni psicopatologiche” tali da compromettere “in tutto o in gran parte lo psichismo di Impagnatiello”.
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