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Robecco: in morte di don Giuseppe Ceruti, ‘bellissimo di Cristo’, avvinto dal carisma di don Giussani, autentico curato ‘di campagna’

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Bellissimi di Cristo è la splendida definizione coniata da Luciano Prada da Corbetta- son trascorsi ormai quasi 40 anni- e dedicata ai Padri Somaschi in un libro che ne descriveva l’opera apostolica ed educativa che da lungo tempo profondono a palazzo Brentano, dove ha sede il loro istituto scolastico, e in tutto l’Est Ticino.

Quando il librò usci, 1986, ero un alunno di quell’indimenticabile scuola, ed ovviamente non capii cosa significasse o volesse significare il Prada (alla lombarda, dacché fu un grande intellettuale della nostra terra).

Forse l’ho capito soltanto ora, 40 anni dopo, in morte di don Giuseppe Ceruti, classe 1941, sacerdote di Robecco sul Naviglio che dopo una lunga missione pastorale (a Milano ma non solo) nel 2017 era tornato nel suo paese nativo, assumendo la guida della comunità parrocchiale di Casterno.

Don Giuseppe è morto sabato (la bislacca cultura di oggi ha come rimosso la morte: le persone mancano o scompaiono, si dice. Ma in realtà muiono, tutte, e per chi ha il dono della Fede rinascono in Gesù Cristo), al termine di una lunga malattia, sereno, regalando sino all’ultimo parole di umano conforto per tutti coloro che lo assistevano. E’ rinato in Cristo confortato da don Simone Garavaglia, il parroco di Robecco, di molto più giovane ma accomunato da una Fede autentica, viva, terragna, lombarda.

E’ stato un uomo, ed un sacerdote, decisamente fuori dall’ordinario. Ha vissuto lasciando un segno profondo soprattutto tra i giovani e nel mondo ecclesiale legato all’esperienza di Comunione e Liberazione.

Chi lo ha conosciuto sa che il tratto distintivo del suo ministero era la passione educativa. Non una fede ridotta a discorso o abitudine, ma una fede vissuta come incontro vivo, capace di cambiare la vita delle persone. Una sensibilità che affondava le sue radici nel carisma di don Luigi Giussani, il fondatore del suo ‘Movimento’, che don Ceruti aveva conosciuto e seguito con affetto e gratitudine.

Don Giussani amava ricordare che la speranza cristiana nasce da un avvenimento: dall’incontro con Cristo nella storia. Un incontro che non resta confinato nella sfera privata, ma diventa forza capace di incidere nella realtà e nella vita degli uomini. «La speranza cristiana – scriveva – è un giudizio storico che trae da un avvenimento storico il suo criterio… ed è su un Altro, su un forte Amico, che tutte le nostre azioni poggiano».

Era questa prospettiva a guidare anche il modo di essere sacerdote di don Giuseppe. Per lui il cristianesimo non era prima di tutto un insieme di regole o di tradizioni, ma un fatto vivo, una presenza capace di dare significato a ogni aspetto dell’esistenza.

Il carisma di don Giussani, ricordato come capace di «toccare il cuore di migliaia di giovani», aveva al centro proprio questa intuizione: Cristo come risposta ai desideri più profondi del cuore umano, come centro unificatore della realtà. Ed è in questa esperienza che don Ceruti aveva trovato la sorgente del suo impegno pastorale.

Chi lo ha incontrato lo ricorda come un sacerdote semplice e vicino alle persone (anzi, alla persona), capace di ascoltare e di accompagnare. Un uomo che credeva profondamente nel valore della comunità e nel compito educativo della Chiesa, soprattutto verso le nuove generazioni.

In un tempo spesso segnato da solitudine e individualismo, don Giuseppe Ceruti ha testimoniato con la sua vita che la fede può ancora essere un luogo di incontro, di amicizia e di speranza.

Sono centinaia le testimonianze, le parole di sincero affetto lasciate dai suoi fedeli in questi giorni, mentre da ieri è ininterrotto il flusso di persone che lo ha voluto salutare, un’ultima volta, nella chiesa di sant’Andrea a Casterno, cinta dal silenzio della vallata, dove siamo stati anche noi, domandandoci quanto stride il rumore di fondo della modernità che tutti viviamo col silenzio capace di rimandare all’Eterno che circonda Casterno, la sua vallata, quei panorami ispirati alla Bellezza che ci parlano di un Oltre, un Assoluto, che in tutta evidenza trascende il materiale.

Delle tantissime parole lasciate sui social alcune ci hanno colpito: quelle di Sonia, che ha parlato di don Giuseppe Ceruti come di un sacerdote capace di parlare all’anima profonda delle persone, senza bisogno di conoscerle.

Le sue omelie resteranno per sempre nella memoria di tutti noi. Ne ricordo una la mattina di Ferragosto del 2020, l’annus horribilis, quando ricordava che nelle campagne, il 15 agosto, i contadini pasteggiavano a cassoeula e vino rosso, abbondante, in aperta contraddizione con la nomea di piatto invernale del nostro ‘bottaggio’.

Le foto condivise in queste ore ci parlano, ci restituiscono, la figura esemplare di un uomo (prima che di un servitore della Chiesa) immerso profondamente nella vita, gioviale, sorridente, entusiasta di portare quel Gesù Cristo per il quale aveva donato la sua nell’esistenza di tutti. Giocando a carte, al bar, partecipando a una festa, indossando la talare, amministrando i sacramenti.

Don Giussani, del resto, amava ricordare che la speranza cristiana nasce da un avvenimento: dall’incontro con Cristo nella storia. Non da una teoria o da un insieme di regole, ma da un fatto che accade nella vita delle persone. È ciò che mons. Luigi Negri ha definito il cuore stesso del carisma di Giussani: la riscoperta che Cristo è presente nella compagnia dei cristiani, nella vita della Chiesa, nella comunità concreta degli uomini.

Monsignor Negri lo spiegava con parole chiarissime: il cristianesimo non è una dottrina astratta, ma un fatto vivo che si rende presente nella storia attraverso il popolo cristiano. Cristo, ricordava, non rimane confinato nel passato, ma continua ad essere presente nella compagnia dei suoi. «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»: è questa la promessa che rende possibile l’esperienza concreta della fede.

Per questo – spiegava ancora Negri – l’incontro con Cristo accade dentro una comunità, dentro una compagnia umana in cui si scopre che il vero protagonista non siamo noi, ma Lui. È nell’amicizia cristiana che il mistero di Cristo torna a riaccadere nella vita degli uomini.

In questa prospettiva la fede non è mai individualismo spirituale, ma esperienza di popolo. Un popolo fatto di uomini diversi, con limiti e fragilità, ma dentro il quale continua a manifestarsi la presenza di Cristo.

È ciò che Giussani chiamava la sacramentalità della Chiesa: la scoperta che Cristo è presente nei suoi, nella comunità che vive della sua parola e dei suoi sacramenti.

Era questa la radice profonda della sua proposta educativa: far scoprire che la fede non appartiene al passato, ma è una presenza che accade oggi, nella vita concreta degli uomini. Ed è su questa radice che si è sempre ‘innestata’ la missione pastorale, e umana, di don Giuseppe.

Oggi la sua comunità lo affida alla misericordia di Dio con gratitudine. Rimane la memoria di un sacerdote che ha speso la sua vita per annunciare, con semplicità e convinzione, che la fede cristiana è prima di tutto un incontro capace di cambiare la vita.

A Dio, don Giuseppe. E a buon rivederci.

F.P.

I FUNERALI DI MERCOLEDì 11

Si informa la cittadinanza che, in occasione del funerale di Don Giuseppe Ceruti, mercoledì 11 marzo 2026 si svolgerà un corteo funebre dalla Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista al Cimitero di Robecco sul Naviglio.

Orari indicativi
Funzione religiosa: ore 10:30 (preceduta dalla preghiera del Santo Rosario)
Partenza del corteo: ore 11:30 circa

Modifiche alla viabilità
– Sospensione temporanea della circolazione lungo il percorso del corteo per il tempo necessario al passaggio
– Divieto di sosta con rimozione forzata dalle ore 07:00 alle ore 13:00 in alcune aree del centro e nei pressi del cimitero
– Parcheggio del cimitero chiuso al traffico (con aree riservate a autobus e autorità religiose)

Percorso del corteo

Piazza XXI Luglio → Via San Giovanni → rotatoria → Strada per Casterno → Cimitero
Parcheggi disponibili
– Via C. dell’Arsenale (parcheggio coperto)
– Via S. Pellico
– Via Trento
– Via D. Cabrini
– Vicolo Campanile (riservato a persone con disabilità)
– Cimitero di Robecco (riservato ad autobus, sacerdoti ed altre autorità religiose)

Si invita la cittadinanza a prestare attenzione alla segnaletica temporanea e a collaborare per garantire lo svolgimento in sicurezza della cerimonia.

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