Terzo mandato per i sindaci fino a 15mila abitanti? Riforma pronta: i casi Pignatiello, Barni, Agolli, Oldani e…

Veniva dato per fatto prima di Natale dai partiti di governo, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, l’accordo che prevede l’approvazione per decreto della modifica sul TUEL (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) a proposito della durata dei mandati dei sindaci. Il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto votare il provvedimento nella seduta de 28 dicembre scorso. Ma non se ne fece nulla.
Ora, invece, si attende che la proposta di modifica venga incardinata nel decreto che accorperà le elezioni europee alle amministrative. Il decreto verrà presentato, e quindi approvato, entro le prossime setimane. Anche se nella conferenza stampa di inizio 2024 la premier Giorgia Meloni ha ‘ripassato’ la palla al Parlamento. La proposta di modifica, sulla quale pare ormai certo ci sia l’accordo, prevede che non ci siano più limiti di mandati per i sindaci dei Comuni fino a 5.000 abitanti e la possibilità di un terzo mandato per i sindaci dei Comuni dai 5001 ai 15.000 abitanti.
Già oggi, invece, sono ricandidabili per il terzo mandato i primi cittadini al di sotto dei 5mila residenti. E’ un provvedimento che tocca da vicino l’Est Ticino, dove il 9 giugno oltre alle Europee si dovrebbe votare per decine di Comuni, soprattutto piccoli e medi. Terzo mandato già ora possibile per sindaci come Dario Tunesi o Marco Marelli (Santo Stefano e Morimondo), sono invece al primo Sabina Doniselli e Davide Garavaglia. A Inveruno Sara Bettinelli ha già indicato il successore, anche se con la riforma approvata potrebbe ricandidarsi. A Robecco sul Naviglio invece (6800 abitanti) Fortunata Barni avrebbe la chance di ripresentarsi, così come Moreno Agolli ad Arluno. Castano Primo, con circa 10mila abitanti, rientra anch’essa nel novero dei Comuni dove l’uscente Pignatiello rientrerebbe in gara col via al terzo mandato. Come Pierluca Oldani a Casorezzo (5500 abitanti), anch’egli sindaco dal 2014.
Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, già all’assemblea dei piccoli Comuni svoltasi a settembre a Scarnafigi, si era favorevole addirittura a “una completa cancellazione delle limitazioni”. “Non capisco perché – aveva affermato in quella circostanza ribadendola poi successivamente – uno possa fare anche per dieci volte consecutive il presidente del Consiglio o sedere in Parlamento per innumerevoli legislature mentre per i sindaci debba esserci un limite imposto per legge”.
La novità che si profila all’orizzonte è destinata ad avere conseguenze in molte realtà locali dove erano appena iniziate le prime manovre elettorali. La disciplina delle elezioni comunali è competenza statale (art. 117 della Costituzione italiana). Questo significa che lo Stato decide attraverso leggi o decreti il limite massimo dei mandati del sindaco di un comune. La questione è più complicata per le regioni. Infatti, quest’ultime possono legiferare in maniera autonoma per decidere il limite dei mandati del presidente della regione (art. 122 della Costituzione italiana), anche se nel tempo la legge 2 luglio 2004 ha previsto un limite anche regionale.
Tutto ancora da decidere, insomma: e sono in tanti, nell’Est Ticino, ad attendere la decision di Governo e Parlamento.
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