Autore: Fabrizio Valenti

  • Magenta, Sicurezza. Del Gobbo: “Dal PD con quelle facce lì,  un po’ di coerenza per favore….”

    Magenta, Sicurezza. Del Gobbo: “Dal PD con quelle facce lì, un po’ di coerenza per favore….”

    “Il PD di Magenta e specifico quello di Magenta, perchè altrove è un’altra storia, è il solito PD di sempre con quelle facce lì….” Luca Del Gobbo non si scompone e sulla questione sicurezza riavvolge il nastro della memoria.

    “Erano così con i loro soliti ‘scienziati’ già vent’anni fa e più. Arrivò la meningite a Magenta e qualcuno dei loro soloni si affrettò a dire che era colpa del Sindaco….”

    Insomma un vecchio disco rotto, stantio e senza coerenza. “Io sono solidale con il Sindaco Beppe Sala pur non essendo della mia stessa parte politica. A Milano sappiamo tutti quello che sta accadendo, c’è il Far West. Eppure non è certo colpa del Sindaco. Se dovessimo applicare secondo la proprietà transitiva il medesimo ragionamento allora il PD di Magenta dovrebbe attaccare anche il Primo cittadino di Milano…”.

    Ma è un terribile dèjà vu per spostare il tema altrove.

    “La verità è che c’è una questione immigrazione che va affrontato seriamente e responsabilmente. Io sono per l’immigrazione ma anche per l’integrazione. Il fenomeno migratorio va controllato sennò è il caos. Su questo ci si deve confrontare”.

    E invece ci ritroviamo “il solito PD di Magenta che millanta e prende in giro i cittadini”. “Spieghino come mai la principale forza politica di minoranza è senza capogruppo da 4 mesi. Spieghino perché dicevano che era tutto pronto per il nuovo Liceo nell’area ex ATM. Bene noi l’iter per il recupero del vecchio deposito lo abbiamo concluso e abbiamo parlato spesso anche con ii dirigenti di ATM. Beh da quelle parti non hanno mai visto né un progetto, né tanto meno le facce del PD. Ma allora di cosa stiamo parlando?”.

    In chiosa un consiglio disinteressato ma che sta rimarcare che Del Gobbo ha problemi solo “col PD di Magenta”.

    “Leggetevi amici del PD cosa ha scritto qualche giorno fa Franco Gabrielli delegato di Beppe Sala, su cosa può fare realmente un Comune in materia di sicurezza. La considero una lettura molto costruttiva e responsabile. Se hanno problemi a rintracciarla chiedano al loro collega di partito Paolo Razzano, un nostro concittadino che ha un ruolo importante anche a Palazzo Marino e che ha relazioni quotidiane con quel PD.”. Già con quel PD….

  • Magenta, Lealtà Azione e quella Sinistra che mai ha fatto i conti con la ‘sua’ Storia

    Magenta, Lealtà Azione e quella Sinistra che mai ha fatto i conti con la ‘sua’ Storia

    “Abbiamo appreso che Lealtà e Azione ha organizzato una festa nella nostra città. Non ci interessano le polemiche legate al luogo della festa. Noi diciamo con forza che le posizioni che esprime Lealtà e Azione sono state sconfitte. Dalla storia di questo Paese. Da chi ha scelto nel 1945 di liberare il nostro Paese dalla dittatura nazifascista. La nostra città non vuole e non deve tornare indietro.

    Diciamo “sì” alla libertà di espressione, ma nel rispetto della Costituzione che nasce da quel 25 aprile 1945.
    Progetto Magenta

    Sulla vicenda dell’incontro con Vittorio Sgarbi nella nostra Città, presso l’Oratorio di Ponte Nuovo, all’interno della Festa del Sole di Lealtà Azione si è già detto molto, probabilmente troppo e anche a sproposito.

    Volutamente abbiamo ripreso il post dei Civici di Silvia Minardi di Progetto Magenta, in quanto, su questa storia ci pare il più equilibrato e corretto.

    Ora l’unica cosa che va detta in premessa e sulla quale occorrerebbe far luce, perchè non è un metodo molto ‘ortodosso’ il modus in cui l’associazione avrebbe inoltrato la richiesta alla Comunità Pastorale.

    E’ stato fatto con l’inganno, c’è stata superficialità e poca attenzione da parte di chi doveva verificare?

    Ciò detto, dato che noi e questo giornale siamo liberali a prescindere per natura e crediamo che prima di tutto venga la ‘LIBERTA’ DI ESPRESSIONE’ («Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» cit.) diciamo anche avremmo trovato sbagliato non lasciare svolgere quella conferenza a cui abbiamo assistito e che di politico inteso in chiave “fascista” non aveva praticamente nulla.

    Vittorio Sgarbi
    , che piaccia o meno, resta il miglior critico d’arte del nostro Paese, è venuto a parlare di arte. Sì di arte legata al periodo fascista. E ha concluso con i fatti illustrando e commentando una serie di opere arrivando alla conclusione che l’artista, il creativo, in quanto tale, non può essere influenzato. L’arte non può essere fascista, nè può essere di destra o di sinistra. E la politica, la ‘mala politica’ che si appropria delle Idee.

    Così come la Sinistra e il pensiero unico dominante nel Dopo Guerra in modo ottuso ha censurato e distrutto alcuni capolavori semplicemente perché legati al Ventennio come periodo storico.

    Abbiamo inserito questo inciso su quanto detto da Sgarbi, perché rileggendo quanto scrive Silvia Minardi si capisce che c’è una bella differenza tra chi dice SI’ alla LIBERA ESPRESSIONE DEL PROPRIO PENSIERO ARTICOLO 21 della carta Costituzionale e chi in modo spesso volgare, sguaiato e con un linguaggio da osteria – nonostante abbia ricoperto anche incarichi istituzionali significativi – chiuda frettolosamente la questione parlando di fascisti bugiardi, che escono in sostanza dalle fogne e che bisogna rimandarli da dove siamo venuti.

    Un linguaggio tipicamente post 8 Settembre 1943. Peccato che oggi siamo nel 2024 e fa ancora bene Silvia Minardi ad affermare che la nostra Città non vuole e non deve tornare indietro.

    Il nostro Paese – come ha ben commentato in un post l’Avvocato Giovanni Marradi notoriamente di fede socialista – ha già fatto i conti col suo passato e dopo il 25 Aprile del 1945 ha deciso di proseguire in una certa direzione in modo chiaro, netto e inequivocabile.

    Quindi, basta con questa litania dei rigurgiti fascisti che per una certa sinistra è diventata ancora oggi una sorta di ossessione. Quasi quella Sinistra non abbia ancora fatto, loro sì, i conti con suo di passato.

    Lo sanno i ‘nipotini di Stalin’ che la grande Madre Russia, il comunismo tutto, hanno fatto più morti di tutti gli altri regimi totalitari?

    Quindi, ancora chi rivendica le bandiere con falce e martello perché mai dovrebbe essere diverso da chi in modo criminale e violento ha portato l’Italia in una dittatura lunga un Ventennio e ha condotto l’Italia nel dramma della guerra costata milioni di morti?

    Ergo, se partiamo da medesime premesse non dovrebbero parlare nè i ‘post fascisti’ (ammesso che lo siano realmente) di Lealtà Azione che i comunisti d’oggi giorno che ancora si rifanno a quella storia. E che mai per esempio li abbiamo mai visti ai cortei per le Foibe tanto per dire…
    E’ una questione di mera coerenza.

    Purtroppo una certa Sinistra che brucia le bandiere di Israele al corteo del 25 Aprile queste cose non le ammetterà mai.

    Eppure, si presume da una taluna parte politica un primato, una libertà d’azione che gli altri “sporchi, brutti e cattivi” non dovrebbero avere ed anzi dovrebbero tornarsene nelle fogne….

    E’ un triste logica di intendere la politica perchè, da un lato, se fascisti ci sono le loro idee sono state già condannate e sconfitte dalla Storia, quanto ai comunisti ‘post sovietici’ di cui ancora abbiamo esempi fulgidi nella nostra città e dalle parti del Naviglio Grande, siamo profondamente convinti che dovrebbero fare un bel bagno d’umiltà prima di tutto, e iniziare ad accorgersi che a continuare a menare il torrone, si stufa e si perde i tocchi anche tra i propri… Forse, sarebbe meglio guardare avanti. Consiglio spassionato.

    Due considerazioni ultime sui ragazzi di Lealtà Azione.
    Affermare che non ci sia un legame con la galassia fascista sarebbe ipocrita e bugiardo. Però, è anche vero che molti di loro in più circostanze hanno ribadito la volontà e, soprattutto, la ‘Fascinazione’ per alcuni valori ed ideali del Ventennio, così come per un filone culturale che qualcuno troppo sbrigativamente ha cancellato anche dai libri di scuola.

    Ora basterebbe che anche loro – come citato nel post di Progetto Magenta – si ponessero nel sedime della Costituzione, ossia, riconoscendo i valori della Carta nella loro pienezza.

    Questo non significherebbe, attenzione, abiurare le proprie idee – quanti milioni d’Italiani senza esser stati obbligati, in buona fede, hanno creduto nel Duce per risollevare le sorti del Paese? Tutti da mettere al muro o da gettare in una Foiba??? – ma semplicemente prender atto che siamo nel 2024 (e qui ritorna l’idea di guardare e proiettarsi nel futuro) e ci può e ci deve essere spazio per chi si professa nazionalista (ci sono in tutti i Paesi questi gruppi del resto) rifacendosi agli ideali di PATRIA, NAZIONE, TRADIZIONE, DESTINO COMUNE, senza per questo scadere nell’esaltazione di dittature, violenze e totalitarismi vari.

    Sarebbe un passaggio culturale rilevante che farebbe fare un salto di qualità al dibattito politico nel nostro Paese, chiudendo definitivamente coi fantasmi del passato.

    Ma per alcuni forse, in mancanza di altro è più comodo così…. Meglio agitare i vecchi fantasmi per nascondere la pochezza d’oggi giorno delle loro idee…

  • Magenta. “Alt Carabinieri!” la forza dell’Arma fa ancora la differenza, anche quando si è in borghese

    Magenta. “Alt Carabinieri!” la forza dell’Arma fa ancora la differenza, anche quando si è in borghese

    Il fatto di cronaca di per sè è inquietante perché si va a sommare ai tanti di cui già abbiamo dato notizia. In questo caso, ancora una volta, il pronto intervento degli uomini dell’Arma dei Carabinieri, poca importa se si tratta di CC in congedo – visto che Carabinieri, come dice il motto, Carabiniere un giorno, Carabiniere per tutta la Vita – ha fatto sì che l’episodio avesse un epilogo positivo.

    A rivelarci i fatti il Presidente dell’Associazione Nazionale dei CC Renzo Tiberini che giustamente ha voluto attraverso TN rendere onore a quella bella azione dei suoi.

    “Sono venuto a conoscenza di una rissa, una decina di giovani contro un altro in zona stazione, grazie dell’intervento del nostro socio è stato possibile salvare il giovane solo contro tutti. Il mio applauso di stima e ammirazione va al Socio Giovanni Banfi, Bravo Giovanni!”

    Parole che ovviamente non possiamo che condividere. D’altro canto restiamo attoniti per il ripetersi di questi fatti nella nostra città. Tra l’altro in dieci contro uno, un gesto di grande codardia…oltre che deprecabile come lo sono tutti i fatti di violenza.

    “Presidente, ho fatto quello che dovevo – ha raccontato Banfi al Presidente Tiberini – A tutti i soci devo dire che quando sono intervenuto gridando due o tre volte “Alt Carabinieri, fermi tutti!” si sono bloccati e il disgraziato che stava subendo il pestaggio è riuscito a scamparla.

    Quindi, contiamo ancora tanto come carabinieri anche se in borghese, avanti un po’nell’età e disarmati. Purtroppo, quello che stupisce e che erano tutti giovani, circa dieci contro uno, con una cattiveria e una violenza inaudita. Ho poi provveduto ad avvisare la caserma di Magenta in quanto all’arrivo di un treno subito dopo i giovani sono saliti, in modo tale che fosse avvisata la Polfer nel caso la rissa fosse proseguita sul treno”.

    Che dire tanto di cappello all’operato di Giovanni Bianchi, ma soprattutto la dimostrazione che la forza e la capacità di deterrenza dell’Arma è più che mai viva.

    Così come essenziale resta il presidio del territorio e in questo l’azione dell’Associazione Nazionale Carabinieri al pari dei colleghi in congedo della Polizia di Stato può davvero essere d’ausilio a tutte le Forze dell’Ordine per una Magenta, più sicura e, soprattutto più vivibile.

    F.V.

  • Magenta: tra disagio giovanile e autentica delinquenza non si può solo stare a guardare

    Magenta: tra disagio giovanile e autentica delinquenza non si può solo stare a guardare

    Le scene del pestaggio che abbiamo pubblicato con tanto di video risalente all’altra sera, avvenuto nel cuore di Magenta, proprio dinanzi all’ingresso del Palazzo comunale, hanno un valore simbolico che va oltre il fatto di cronaca già gravissimo in sé.

    Di questo essendoci dei filmati, ci auguriamo che se ne occupino velocemente e senza indugio le Forze dell’Ordine.

    Qui il problema, invece, va oltre ed è ben più grande. La sensazione è quella di un mix d’impotenza e di violenza, che la nostra comunità subisce supinamente ormai da tempo e che continua a crescere.

    Ci sono zone di Magenta, peraltro, centralissime, che sono diventate territorio di conquista per sacche di immigrati facinorosi (quelli di ieri sera parevano essere nordafricani ma poco conta qui l’etnia…) così come per quelle baby gang sovente italianissime che si divertono a spaccare tutto quello che gli capita a tiro.

    Qui non è una questione legata all’Amministrazione comunale come in modo strumentale e un po’ vigliacco fa emergere una parte – quella più becera – dell’opposizione.

    Perché il problema si trascina da tempo. Troppo tempo. Per chi fa cronaca come noi, possiamo mettere in fila tantissimi episodi nel corso di questi ultimi anni. Quasi tutti documentati in presa diretta. Dai pestaggi in via 4 Giugno all’altezza del distributore automatico di bevande – diventata ogni sera e non solo un punto di ritrovo per questi ‘sbandati’ a cui andrebbe raddrizzata la schiena con un bel po’ di ore di lavoro socialmente utile – alla piazza Liberazione dove già si sono verificati pestaggi, all’Autosilos di via Alcide De Gasperi, dove ogni anno si contano migliaia e migliaia di euro di danni, per proseguire con i nostri parchi imbrattati – un po’ di tempo fa segnalammo l’Ossario della Battaglia lordato con scritte indecorose e poi fatto ripulire ma sembra una battaglia contro i mulini a vento- fino all’ormai nota Galleria dei Portici dove chi ci lavora ogni giorno è costretto, alla sera, a farsi il segno della croce per i danni che potrebbe subire la propria attività. Tanto che qualche tempo fa sul tavolo c’era anche l’ipotesi di chiudere alla sera la Galleria, senonché, pare che ormai – beninteso è materia per avvocati – lì si sia costituita una servitù di passaggio…

    Non stiamo esagerando e lungi dal voler fare sensazionalismo a tutti costi. Non è costume e non è il taglio editoriale del nostro giornale. Preferiamo far ragionare le persone anziché sbraitare.

    E qui ha ragione il Sindaco Luca Del Gobbo ad affermare che è una questione complessa quella del disagio giovanile, di queste devianze e di questi modelli che vengono avanti nella nostra società.

    Ha ancora ragione il Primo cittadino quando sostiene che basterebbe ascoltare e parlare un po’ con questi ragazzi per rendersi conto che c’è una identità valoriale totalmente degradata che passa dai testi della musica che ascoltano. La bella vita, i “macchinoni”, il crimine, la ‘bamba’ , lo sballo, la violenza….

    Alcuni parlano di musica legata ad una subcultura giovanile che arriverebbe dalle ‘banlieue’, che fa presa sui cosiddetti italiani di seconda generazione, ma più in generale rispetto ad una realtà giovanile che trova nell’uso della forza e nell’andare contro le regole e l’ordine precostituito, una forma di riscatto e di rivincita…..

    Non ci addentriamo oltre in analisi sociologiche perché il terreno è assai scivoloso, ma soprattutto non è materia nostra. Resta il fatto che lo spirito emulativo rispetto a questi modelli oggi sta avendo un effetto moltiplicatore enorme sulle nuove generazioni.

    Ma accanto a quest’analisi di contorno ci sono i fatti. E quelli di ieri sera sono fatti di cronaca nera sotto tutti i punti di vista. Oggettivi. Punto.
    C’è un regolamento di conti con tutti contro uno nel ‘salotto’ dei Magentini da cui sono stati espropriati già da tempo.

    E ormai non è più una questione solo di orario. Perché ricordiamo che qualche tempo fa, la Forza pubblica dovette intervenire a pochi metri da piazza Formenti in un pomeriggio, perché delle ragazze inveivano e se le stavano dando di santa ragione ….. coi residenti ovviamente esasperati.

    Siamo davanti ad una bomba sociale che non riguarda solo Magenta dove alla violenza e ai fatti penalmente rilevanti si associano questi episodi.

    E’ un mix potenzialmente esplosivo fatto di vandalismo allo stato puro e di gang straniere o miste che fanno il bello e il cattivo tempo. Cercando, appunto, di “scoppiazzare” quando ascoltano dalla mattina alla sera coi loro I Phone o ooi vedono e postano su Tik Tok ….

    Magenta e i Magentini debbono riappropriarsi della loro città. Non è una questione (anche se lo è in parte) di militarizzare Magenta.

    Certamente un maggior presidio del territorio sarebbe auspicabile, il sempre agognato ma pare irrealizzabile terzo turno della Polizia locale farebbe gran comodo, ma in contemporanea i Magentini dovrebbero tornare a vivere Magenta. Di sicuro servirebbe più quello che le ronde…

    Invece la città, complice anche la desertificazione commerciale, spesso assomiglia ad una città sotto coprifuoco…tutto questo è un assist formidabile alla delinquenza oltre che a questi ras del quartierino, così come a chi occupa questi spazi che dovrebbero esser destinati alla socialità, facendo letteralmente i propri porci comodi….

    E’ una situazione irreversibile, abbiamo chiuso le porte del recinto troppo tardi quando i buoi sono scappati?
    Di sicuro, servirebbe un moto d’orgoglio, una reazione condivisa da parte di tutte le forze sane (e sono parecchie) di cui Magenta dispone.

    Non è colpa del comune, non si può giocare al gioco sempre comodo, ma improduttivo dello scaricabarile, ma ognuno di noi ha un pezzetto di responsabilità.

    A meno di girarsi dall’altra parte, far vincere l’indifferenza e la stasi totale. In attesa della prossima rissa, chissà magari del prossimo coltello più affilato e magari del morto. Ma a quel punto lamentarsi o meravigliarsi sarebbe davvero fuori luogo.

  • Omicidio Ravasio: quell’epilogo che non t’aspetti. Quando la realtà (squallida) supera la fantasia. Il triangolo

    Omicidio Ravasio: quell’epilogo che non t’aspetti. Quando la realtà (squallida) supera la fantasia. Il triangolo

    Cosa c’azzeccano Marcello Trifone, ex marito della Mantide brasiliana e rampollo decaduto di una famiglia tra le più conosciute e in vista nel territorio del Magentino e Massimo Ferretti titolare di un bar e attuale amante della donna che ha voluto metter fine alla vita del povero Fabio Ravasio?

    Entrambi hanno avuto una parte significativa in questa vicenda che ormai è giunta, purtroppo, alla ribalta delle cronache nazionali. Ne parlano tutti, i tg nazionali aprono con gli ultimi sviluppi su questa trama da film in cui la realtà supera la fantasia.

    Proprio ieri mattina avevamo scritto un pezzo su questa storia, non citando per carità cristiana e rispetto della privacy il nome de 51enne Marcello Trifone letteralmente spennato da Adilma, ed essendo già caduto nella rete della vedova nera di San Paolo del Brasile, lo consideravamo noi in buona fede (ma anche secondo un principio di buon senso) una delle vittime che avevano incontrato questa donna spietata sulla loro strada.

    Sempre il buon senso, avrebbe suggerito di allontanarsi a gambe levate da un personaggio del genere. E invece ecco l’ennesimo colpo di scena che ha lasciato di stucco non solo Magenta, dove la famiglia Trifone è conosciutissima per i suoi meriti imprenditoriali (*poi c’è stato l’epilogo burrascoso con il fallimento ma quanto fatto per decenni da Franco Trifone non va dimenticato così come la ricchezza e prosperità creata per il territorio) e ora deve subire l’onta di essere associata a questo copione che nemmeno il miglior sceneggiatore avrebbe saputo ideare.

    Marcello Trifone non si sa in virtù di che cosa, visto che nel frattempo la Mantide non solo si era rifatta un’altra vita col povero Fabio Ravasio di cui intanto si era stufata, ma aveva anche un nuovo amante titolare del bar in cui – secondo il racconto messo a verbale da parte di due rei confessi – si sarebbe pianificato questo omicidio di eccezionale efferatezza e crudeltà, come giustamente ha sottolineato il Pubblico Ministero.

    Una conclusione (a meno di altri colpi di scena a cui siamo pronti…) terrificante. Marcello Trifone coinvolto in uno squallido gioco a tre col nuovo amante della ‘Vedova Nera’ e con un ruolo addirittura da protagonista in questo omicidio preparato a tavolino.

    Già perché Trifone era bordo (lato guidatore) di quella Opel Corsa nera che ha travolto frontalmente e spezzato la vita di Fabio a soli 52 anni. Non ha fatto da semplice palo o altro, visto che in questa storiaccia sono finiti al ‘gabbio’ in sei criminali, ma addirittura era lì seduto accanto all’investitore. Perché poi? Per sincerarsi che Fabio fosse in fin di vita? Per dare un mano per centrarlo meglio? Per dare ‘conforto morale’ a chi ha materialmente pigiato il piede sull’acceleratore per uccidere Fabio??? Mistero.

    E tutto questo per cosa? Per un appartamento promesso – ma probabilmente scritto sul ghiaccio – da questa brasiliana senza scrupoli? Vale così poco la vita umana? Se poi si pensa alla storia personale e al patrimonio della famiglia da cui proveniva Marcello Trifone tutto assume un che di grottesco.

    Bisognerebbe scomodare i più bravi criminologi e psicologi per capire come si possa arrivare a tanto. O meglio come si possa arrivare così in basso. Lungi da noi dal fare i moralisti ma questo finale ha lasciato davvero tutti senza parole. E se ieri la rabbia e lo stupore avevano già raggiunto il colmo oggi c’è solo il disgusto e la speranza che gettino la chiave per questi assassini senza scrupoli.

  • L’omicidio di Fabio Ravasio e la vedova nera. Una vicenda agghiacciante

    L’omicidio di Fabio Ravasio e la vedova nera. Una vicenda agghiacciante

    Adilma Pereira Carneiro, un figlio, un genero e altre tre persone. Sono loro secondo l’indagine in corso in capo ai Carabinieri di Legnano i colpevoli di questo efferato omicidio su commissione che ha portato alla morte del povero Fabio Ravasio investito volutamente in bicicletta mentre faceva rientro a casa a Parabiago.

    Avevamo scritto giorni fa di quanto fosse stato cinico e baro il destino con Fabio un ragazzo garbato e sempre sorridente, che molti Magentini apprezzavano.

    Lasciato lì agonizzante a morire sul ciglio di una provinciale. Roba da delinquenti, roba da infami avevamo scritto. Ma all’epoca nessuno – tranne i bravissimi investigatori dell’Arma dei CC che poco dopo hanno capito che qualcosa non tornava – avrebbe potuto immaginare cosa c’era dietro a questa vicenda.

    Una storia che sembra uscita da un film o dai quei format tv che hanno come focus proprio queste morti sospette. Per questo fa ancora più scalpore e ci lascia ancor più sgomenti.

    Pensare che questo parabiaghese che faceva parte a pieno titolo della nostra comunità abbia subito una sorte tanto sfortunata e che questa mantide con il suo bel ‘pedigree’ alle spalle fosse ancora in circolazione a piede libero, beh, ci trova basiti senza parole.

    Quando ieri sera abbiamo letto le agenzie che battevano il ‘colpo di scena’ nella svolta delle indagini siamo rimasti di sale. Ma se avevamo provato tanta rabbia e tristezza alla notizia della morte di Fabio esattamente due settimane or sono, adesso è il momento solo della rabbia e speriamo della vendetta che dovrebbe passare da una Giustizia dura, certa ed inflessibile.

    Come facesse Aldima Pereira Carneiro ad essere ancora in libertà è una domanda che ci gira per la testa da ore. Non conosciamo direttamente i personaggi del ‘clan’ senza scrupoli che collaborato materialmente all’esecuzione di Fabio Ravasio, ma non pensiamo anche qui di aver a che fare con ‘bravi ragazzi’ ….

    E’ evidente allora che la nostra Giustizia ha delle falle. Perché serve la pena certa e definitiva. In questo caso, speriamo nell’ergastolo. Certo di mantidi ne è pieno il mondo. E non raccontiamo per motivi di privacy e, soprattutto di delicatezza, perchè alcune delle vittime sono già passate a miglior vita, i casi di ricconi del nostro territorio letteralmente spennati e senza il becco di un quattrino anche per il loro funerale, a causa di queste donne pronte a tutto per il dio denaro.

    Va detto per inciso che nella rete della mantide tempo fa era caduto anche un altro magentino di una famiglia altolocata, per fortuna sua, è riuscito a liberarsi in tempo dal suo abbraccio mortale.

    Al povero Fabio è andata decisamente peggio. Quello che colpisce in questo caso è dove ci si può spingere per soldi, eredità, terreni, appartamenti….

    Una ingordigia senza fine che ti porta a cancellare il valore della vita umana, a decidere deliberatamente di uccidere un padre di famiglia con due figli ancora piccoli. Un piano davvero diabolico, deciso a tavolino in modo cinico, privo di sentimenti.

    Cosa avrà provato Fabio quando vedeva quell’auto venirgli addosso? Si sarà accorto che quell’auto nera che lo stava investendo era una macchina conosciuta perché – stando alla ricostruzione degli inquirenti di proprietà proprio della compagna brasiliana – e i momenti in cui è rimasto lì al bordo di una provinciale quanto dolore avrà provato, così come in quella sua ultima notte in cui ha tentato di rimanere disperatamente aggrappato alla vita, lui grande sportivo, che la vita l’amava profondamente?

    Quanto accaduto è una cosa terribile. Torniamo alla domanda di prima come possono certi personaggi caratterizzati da un evidente pericolosità sociale girare impuniti nel nostro territorio? Ma adesso soprattutto, appurati e accertati in modo definitivo i fatti di questa tragedia, la Giustizia riuscirà ad infliggere il massimo della pena (‘il fine pena mai’), senza i vari cavilli che troppo spesso saltano fuori???

    Lo si deve ai genitori di Fabio, lo si deve ai suoi bambini e a tutti quelli che gli volevano bene.

  • Magenta. Quanta rabbia per la morte ingiusta di Fabio, uno come noi

    Magenta. Quanta rabbia per la morte ingiusta di Fabio, uno come noi

    Magenta, Parabiago. Parabiago, Magenta. La vita di Fabio Ravasio stroncata venerdì scorso, stava tutto qui in questo territorio. In luoghi del Magentino e Legnanese che sono anche i nostri. Quando l’altro giorno abbiamo appreso questa notizia siamo rimasti malissimo.

    Perché non si può morire così. Sbalzati dalla propria bici e lasciati morenti al bordo di una strada da un bastardo che ti molla lì agonizzante.

    Fabio forse ce l’avrebbe potuta fare. Da quanto ho letto era messo davvero male, ma si sa, anche interventi tempestivi in questi casi disperati possono fare la differenza. Lui è stato soccorso da un’automobilista che sopraggiungeva che diversamente da quel maledetto omicida si è comportato da persona. Da essere umano.

    Queste vite stroncate così da un momento all’altro sono una fitta al cuore. Peggio di un ‘brutto male’ perchè per quanto ingiusto, ti consente in qualche modo di metabolizzare la tragedia.

    Quando poi colpiscono una persona come te, che pur non conoscendo direttamente, avrai incrociato un migliaio di volte nella tua vita, beh, allora, provi un sentimento di impotenza e profonda tristezza.

    Quante persone del resto, all’interno della nostra comunità, vediamo tutti i giorni, magari con loro abbiamo scambiato solo qualche parola, però, è come se le conoscessimo da sempre.

    Perché hanno percorso con noi un tratto della nostra esistenza. Era il caso di Fabio che insieme al suo socio negli anni Novanta aveva aperto a Magenta in via Manzoni MBE (Mail Boxes Etc). Con Fabio praticamente senza saperlo, ma incrociandoci quasi tutti i giorni, eravamo praticamente coscritti, lui del ’72 e il sottoscritto del ’74.

    Già per noi ragazzi degli anni Settanta Mail Boxes Etc, tanto più in una cittadina di provincia come Magenta, costituiva una grande novità. Oggi potremmo dire che per quell’epoca era una sorta di rivoluzione. Un antesignano per certi versi dell’attuale Amazon, anche se per fortuna i servizi di spedizione di MBE ancora oggi continuano a resistere.

    Quel negozio aveva subito attirato l’attenzione di noi ragazzi. Perché lì dentro ci potevi fare dalle classiche fotocopie che una volta andavi a fare in cartolibreria, ma c’erano appunto tutta una serie di servizi accessori altamente innovativi legati appunto alle spedizioni.

    Eppoi, nell’epoca in cui i telefonini non erano ancora diffusi, i social non c’erano, e internet lo adoperavi non per il ‘cazzeggio’ ma al limite per lavoro o motivi di studio, lì da Fabio, ci andavi per acquistare i biglietti dei concerti e degli eventi…

    Quante volte avrò percorso il porticato dove insiste quel negozio e mi sono fermato per guardare il cartellone con il tabellone di tutti i concerti. Perché in quegli anni vivaticket e altre amenità di questo tipo ancora non esistevano. Quando arrivava l’artista di cartello c’era l’adrenalina per arrivare prima degli altri e per trovare il biglietto….

    Con gli anni pur entrando di meno in quel negozio, mi sono trovato ad incontrare quel ragazzo con quella zazzera bionda sempre sorridente, ogni mattina.

    Io che sul fare delle otto sprintavo in via Don Milani per arrivare in zona Cesarini davanti alle ‘Canosse’ di via San Biagio per scaricare le ‘ragazze’ e lui che aveva appena parcheggiato la sua automobile, prendeva sulle spalle il suo borsone della palestra e poi si apprestava ad andare ad aprire la sua attività con un salto (se l’orario lo consentiva) al caffè del convento di piazzetta Giacobbe.

    Tutte le sante mattine sempre lo stesso cliché. D’altronde questa è la vita. E a volte siamo come dei criceti del circo che continuano a fare lo stesso percorso senza soluzione di continuità….

    E’ la nostra quotidianità in cui ci sono tanti come Fabio. Lui poi grande sportivo in pausa pranzo si spostava spesso all’Onda Verde per fare un po’ di attività fisica. Già Fabio e lo sport. Il legame era forte. Lo abbiamo letto in diversi pezzi di cronaca dalla bici, al tennis. Ma lo capivi anche entrando nel suo negozio. Molte foto che lo ritraevano con campioni anche del mondo del calcio, il tifo (purtroppo per scrive, ma vabbè le passioni ci piacciono e si rispettano tutte…) per il Milan, anche qualche sciarpa che campeggiava su quei muri. Che poi come in ogni lavoro diventano un po’ la tua seconda casa.

    Mentre scriviamo speriamo davvero che le indagini sul criminale che ha ammazzato Fabio siano giunte al loro epilogo decisivo. Non so se ciò potrà dare un senso a questa tragedia. Né se potrà alleviare il dolore di familiari e amici. Non consolerà la disperazione di sua moglie e dei suoi due bambini ancora piccoli. Ma lo si deve alla giustizia.

    Perché va bene il fato, va bene il destino e tutte queste belle ‘palle’, ma non esiste morire così.
    Tornando a casa dai propri cari, falciato e lasciato lì sul selciato di una provinciale. Orribile e inaccettabile. Roba, appunto, da delinquenti. Roba da infami.

    (nella foto in evidenza sulla dx un Fabio Ravasio ancora in giovane età grande appassionato di tennis sotto la foto del luogo in cui Fabio ha perso la vita)

  • Calcio Serie D.  Ecco le avversarie del Magenta

    Calcio Serie D. Ecco le avversarie del Magenta

    Mentre domani pomeriggio alle 18 i Gialloblù freschi di promozione in Serie D, allenati ancora da Mister Lorenzi, scenderanno in campo a Parabiago contro la Vogherese per una amichevole di peso in preparazione alla nuova stagione, oggi sono stati ufficializzati il Girone e gli avversari delle Aquile dopo la storica promozione.

    Il Magenta del paron Cerri, che sta allestendo una buona squadra per cercare di giocare la D non certo da turisti, si troverà di fronte avversari di rango. Alcuni di questi evocano una certa suggestione.

    Uno su tutti il Chievo Verona autentico fenomeno del calcio italiano di inizio anni 2000 che è arrivato – Chievo è un sobborgo di Verona di qualche migliaio di abitanti – fino alla serie A dove ha giocato per ben 17 anni nella massima serie affrontando e battendo anche le grandi.

    Una squadra che è diventata il simbolo del calcio di provincia in paradiso e che però dopo la discesa in B è arrivata fino al fallimento. Il club è stato rifondato come Chievo 2021 grazie a quello che è stato il suo giocatore simbolo Sergio Pellissier che con la formazione clivense ha siglato la bellezza di 112 goal nella massima serie.

    Ebbene, il nostro Magenta andrà a giocarsela contro una squadra che ha calcato i campi della serie A e che ha come stadio il Bentegodi, casa anche dell’Hellas Verona, ma soprattutto uno degli stadi dei Mondiali di Italia ’90, tanto per aggiungere altra suggestione ….. se già questa non bastasse.

    Ovviamente, non vogliamo certo che la favola del Magenta Calcio 1945 s’interrompa qui. E quindi ci sarà poco tempo per sognare ma si dovranno tenere gli occhi ben aperti.

    Anche se ripetiamo i palcoscenici sono di quelli che contano eccome.

    Pensiamo alla Pro Sesto sempre ai vertici vicina alla serie B per anni, da cui sono passati moltissimi giocatori che hanno fatto il grande salto, ma anche lo stesso Fanfulla dove ha giocato a lungo un certo Corrado Verdelli libero dell’Inter dei record di Trapattoni…..e anche questa squadra fucina di molti talenti. Il Crema, così come le esperte bresciane Palazzolo e Ospitaletto che hanno molta confidenza anche con i campionati di serie C.

    Il Magenta dovrà salire fino a Sondrio così come dovrà vedersela nel derby dell’est Ticino con l’Arconatese. Insomma, tantissimi stimoli e anche tanto entusiasmo perché il Magenta in Serie D è una grande metafora non solo calcistica del rilancio a tutto tondo che deve e può avere il Magentino.

    Il calcio anche se non siamo ai livelli della A -e qui fortunatamente la passione è ancora il primo elemento che muove tutto – può essere un volano prezioso per tutta la città e per la sua immagine.

    Avere ogni due settimane tifosi che arriveranno da ogni parte della Lombardia e non solo, alcune compagini con al seguito uno zoccolo duro importante di supporters, se da un lato, significa necessità di gestire al meglio le situazioni anche di ordine pubblico, dall’altra, anche possibilità per Magenta di mettersi in vetrina.

    Sappiamo che il Presidente Cerri ce la sta mettendo tutta per tenere il Magenta ai massimi livelli così come l’Amministrazione col il suo primo cittadino Luca Del Gobbo, che è anche il primo tifoso dei gialloblù, sono fianco a fianco alle Aquile.

    Quindi a questo punto come direbbe un famoso mister di serie A “pancia a terra e pedalare” per tenere il Magenta in alto.

    Perché come sempre dietro ad una partita di calcio non ci sono solo novanta minuti sul campo. In gioco c’è onore e prestigio per una città intera. Oggi Magenta ha una grande occasione non sprechiamola. La Serie D ha un valore che va ben oltre l’aspetto sportivo.

    F.V.

  • Addio ad Antonio Rossi e i tempi d’oro del Super RED

    Addio ad Antonio Rossi e i tempi d’oro del Super RED

    Questo maledetto 2024 sta portando via molti volti noti alla nostra comunità. Figure conosciute e altre che hanno fatto letteralmente la storia imprenditoriale e commerciale della nostra Città.

    Tra questi ultimi rientra sicuramente Antonio Rossi mancato domenica all’età di 79 anni dopo una breve ma un’implacabile malattia.

    Quando pensi ad Antonio Rossi – e purtroppo di recente lo abbiamo scritto anche per altri che sono andati avanti – pensi al Super RED. L’assioma perfetto.

    Quel grande magazzino che sorgeva in zona Somaschi (in via Fratelli Sanchioli), tanto per intenderci dietro al Bar Rolly, nell’area dove oggi insiste una media distribuzione a servizio del quartiere (il Tigros ndr).

    Alzi la mano chi nato almeno fino agli anni Settanta e primi anni Ottanta non è entrato almeno una volta in quel negozio infinito dove trovavi tutto ma proprio tutto per la casa.

    In quegli anni in cui la cifra socio-commerciale e la struttura della nostra Città era molto diversa da quell’attuale il Super RED era l’antesignano dei centri commerciali dove si trova di tutto un po’ compresi articoli casalinghi.

    Stava arrivando l’Iper (nel 1983) ma all’epoca l’ormai storica prima struttura della grande distribuzione a Magenta era per lo più ancora deputato al food.

    Più tardi invece tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, la nostra Società è cambiata drasticamente è anche quello che ha rappresentato il Super RED per tante generazioni di Magentini e residenti nel territorio, ha finito per esser messo in competizione con un nuovo mondo che è cambiato e sta cambiando ancora troppo velocemente.

    E’ così che quel grande magazzino dove i nostri nonni e i nostri genitori andavano periodicamente a far rifornimento quanto serviva un nuovo set di piatti o in casa era volato qualche bicchiere di troppo (scherziamo), decise con perfetto tempismo di abbassare idealmente la saracinesca.

    Una decisione lucida con i “nuovi” anni 2000, come lucida era la mente dell’imprenditore che aveva avuto quell’intuizione e aveva capito che stava venendo avanti letteralmente un altro mondo.

    Ma anche una decisione dolorosa per la ‘Città che fu’ e quello che ha rappresentato il Super RED per Magenta.

    Ora il fatto che anche Antonio Rossi sia andato avanti anche fisicamente, oltre alla sua ‘creatura’ commerciale, è un altro segnale tangibile sfortunatamente di una Magenta che cambia, che perde i testimoni e i protagonisti principali del suo sviluppo e benessere degli anni ruggenti.

    Per fortuna, restano quei ricordi ad imperitura memoria, così come quella grande scritta rossa che campeggiava sulla facciata del negozio.

    Un’istantanea che resta ben impressa nella mente dei Magentini che hanno vissuto quell’epoca.

    A tutta la famiglia nonché alla nostra cara collaboratrice Franca, le più sentite condoglianze e il forte abbraccio della redazione di TN.

    FV

  • Magenta: addio a Claudio Garavaglia, “Mister Volkswagen-Audi”

    Magenta: addio a Claudio Garavaglia, “Mister Volkswagen-Audi”

    In questa calda estate, Magenta perde un’altra figura storica che riporta agli anni ’80 e ’90 e all’epoca del benessere e dello sviluppo per la nostra città. Claudio Garavaglia se ne è andato all’età di 84 anni. Per molti che l’hanno conosciuto è stato in primis “Mister Volkswagen-Audi”. Un altro simbolo che viene a mancare della ‘Città che fu’ di quel modello plastico di comunità con una sua identità ben precisa, ben diversa dalla realtà attuale molto più piatta, anonima ed impersonale.

    La sua attività sorgeva lungo l’ex Statale 11 sul curvone che porta a Pontenuovo dove abitava con la sua famiglia. Una vita in officina poi il grande salto e l’apertura di una concessionaria che negli anni ruggenti ha avuto una rapida espansione i cui segni di quello che avrebbe poi dovuto essere ancora sono lì ad imperitura memoria.
    Era titolare sul nostro territorio dei marchi tedeschi più ambiti (poi arrivò anche la Skoda), pregiati e che andavano alla moda. Chi scrive ha dei ricordi nitidi di quella concessionaria dove acquistò la sua prima Golf blu scuro.

    Accanto al ‘Sciur Claudio’ c’era tutta la famiglia che ‘trottava’, oltre al braccio destro Sergio Castiglioni. Il signor Claudio, lo ricordiamo sempre in movimento tra l’officina e la zona vendite. Una sorta di moto perpetuo.

    Era una persona schietta, con il quale s’intavolava velocemente la trattativa per la macchina. Non era uno di quelli che ci girava attorno, insomma, o la portavi a casa, oppure ciccia…

    Indubbiamente oltre ad essere un gran lavoratore era anche un bravo commerciante, o come si diceva a quei tempi ‘mediatur’ perché per molte famiglie in quell’epoca l’acquisto di un’automobile non era mica come prendere un caffè… L’auto all’epoca non è che te la prendevi coi mille finanziamenti (o pseudo tali…) che ci sono oggi. Certo non mancavano i furbi o quelli che prendevano l’auto con le cambiali.

    Però era decisamente un altro mondo rispetto a questo. Anche il rapporto che s’instaurava con il concessionario era totalmente differente. Diretto, fiduciario, come era quel mondo costruito ancora sulla stretta di mano.

    Ed era così anche col ‘Sciur Claudio’ solo all’apparenza un po’ burbero. In realtà chi scrive e tutta la sua famiglia era affezionato a quella concessionaria, tant’è che poi arrivarono un’altra Golf GT grigia metallizzata, un’Audi A3 1.8 Turbo con un motore da paura – quella fu amore a prima vista perché era là in pronta consegna con gli interni nerazzurri che sembrava ti dicesse … portami a casa con te – e anche un’Audi A2 1.4 TD sempre grigio metallo, auto forse un po’ troppo moderna e poco compresa dal nostro mercato anche se versatile e affidabilissima come tutte le tedesche.

    Poi, purtroppo, con l’avanzare degli anni 2000 anche il mercato dell’automobile e delle concessionarie è cambiato parecchio. Tant’è che chi aveva fatto sforzi e pesanti investimenti per tenersi stretti quei marchi come rivenditore ufficiale si trovò in grossa difficoltà. Fu così anche per la Garavaglia Auto. Una vera beffa. Ma si andò avanti in altro modo.

    Questo è un capitolo di cui non piace parlare, soprattutto perché ci porta ad un periodo in cui si sfilaccia sempre più il rapporto venditore cliente che ci conduce ai giorni nostri. E’ capitato a tutto il mondo del commercio e quello dell’automobile non ha fatto difetto alla regola. Sono spuntati mille rivenditori, sempre meno concessionari autorizzati, il cliente sempre più visto come numero, una montagna di venditori che appena esci già non si ricordano più che faccia hai …basta staccare la provvigione…

    Saremo inguaribili nostalgici ma il periodo del ‘Sciur Claudio’ ci racconta un’altra storia di cui siamo stati fortunati testimoni.

    E benché per motivi di salute avesse ormai passato da tempo la mano, gli anni della Garavaglia Auto ce li abbiamo ancora ben impressi nella mente come se fosse ieri. Sarà anche che un’automobile ha un valore che va ben oltre quello materiale e si porta con sé tanti ricordi di una vita.

    Lunedì chi lo vorrà potrà dare l’ultimo saluto a Claudio Garavaglia nella Parrocchiale di Pontenuovo. Alla moglie Giovanna, alle figlie Barbara e Nadia e a tutta la famiglia, le condoglianze della redazione di TN. Per il defunto non fiori ma opere di bene per l’Hospice di Abbiategrasso.