Autore: Fabrizio Valenti

  • Progetto Magenta: tocca a Valentina Campana, nuova coordinatrice

    Progetto Magenta: tocca a Valentina Campana, nuova coordinatrice

    Cambio al vertice importante in Progetto Magenta. Ma soprattutto una boccata d’ossigeno che dà la cifra che ci sono ancora giovani, bravi e capaci pronti ad impegnarsi in politica. E contestualmente vi sono persone un po’ più esperte che con visione prospettica e lungimiranza in grado di delegare.

    E’ il caso di Valentina Campana consigliere comunale di Progetto Magenta e della sua creatrice nonchè fondatrice Silvia Minardi.

    Silvia che fa politica a Magenta dagli anni Novanta e ha creato ormai da quasi 3 lustri il suo progetto civico, ha deciso di fare un passo di lato.

    Perché ovviamente lei ci sarà, eccome se ci sarà. Ma ha altrettanto compreso bene come il suo gruppo abbia bisogno – un po’ come tutti – di un naturale avvicendamento, in grado di portare linfa e stimoli nuovi.

    Da qui la scelta di Valentina Campana che non dimentichiamocelo alle scorse amministrative di Magenta, guidava il gruppo ‘Next’ dei giovani di Progetto Magenta.

    Un’esperienza che non può e che non deve essere assolutamente dispersa. Un patrimonio da valorizzare.

    Ora dunque palla a Valentina che coordinerà il gruppo per il prossimo triennio. Di fatto, un incarico di responsabilità perché sono gli anni che porteranno alle prossime elezioni di Magenta del 2027.

    Quando i ‘civici’ dovranno decidere ancora una volta da che parte stare. Corsa autonoma e in solitaria come terzo polo, avvicinamento al centrodestra di Del Gobbo o ai colleghi di opposizione di ‘sinistra centro’ che paiono ormai aver intrapreso una deriva oltranzista verso la gauche ???

    Difficile praticamente impossibile dirlo adesso. Fatto sta però che ora inizia, anzi, prosegue un cammino che mette sempre più al centro i giovani. Scelta che non possiamo non apprezzare. Chapeau.

    F.V.

  • Calcio, Serie D. Pro Sesto Magenta si disputerà a porte chiuse al ‘Kennedy’

    Calcio, Serie D. Pro Sesto Magenta si disputerà a porte chiuse al ‘Kennedy’

    Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la notizia che il Magenta domenica 19 gennaio giocherà a porte chiuse la trasferta sul campo della Pro Sesto.

    La nota diffusa oggi dalla dirigenza della società gialloblù prende atto di quanto fatto pervenire dai Sestesi.

    In buona sostanza, si dice che in base alla evidenze del Prefetto e alla concomitanza con gara di serie C (Alcione Padova si giocherà al ‘Breda’), la partita tra Pro Sesto e Magenta si disputerà senza pubblico.

    Potranno entrare al ‘Kennedy’ – quindi la gara non si giocherà sul terreno di gioco in cui normalmente giocano i padroni di casa – solo uno ristretto numero di ‘addetti ai lavori’ (oltre alla stampa) e 40 tesserati per squadra.

    Disposizioni molto rigorose che stanno facendo discutere i supporters del Magenta che stavano preparando la trasferta a Sesto San Giovanni.

    Una trasferta da un lato prestigiosa, ma soprattutto in cui visto l’andamento delle Aquile ‘esserci’ sarebbe stato importante per dare forza e incitamento alla propria squadra che sta vivendo un momento molto delicato.

    Questa sera riunione del Gruppo Storico che deciderà il dà farsi. Presentarsi comunque fuori dal ‘Kennedy’ come segnale d’attaccamento e vicinanza alla squadra – fino a prova contraria viviamo in una Repubblica in cui il diritto di circolazione articolo 16 della Costituzione non è stato ancora represso… tanto meno il 17 che sancisce come ‘i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi’ – oppure evitare problemi di sorta e salutare la squadra prima della partenza per Sesto San Giovanni con la giusta carica ???

    F.V.

  • Magenta. Presentato il nuovo Distretto Urbano del Commercio per avere una marcia in più

    Magenta. Presentato il nuovo Distretto Urbano del Commercio per avere una marcia in più

    E’ stato presentato stamani in Sala Giunta il nuovo Distretto Urbano del Commercio del comune di Magenta, alla presenza del dottor Simone Ganzebi direttore e segretario di confcommercio Alto Magentino, Stefania Bonfiglio Assessore al commercio della Giunta Del Gobbo, l’Ing. Alberto Lanati responsabile dell’Area tecnica del comune. “Amministrazione, Confcommercio e Camera del Commercio ed Europatner sono specializzata presente con il dottor Crotti e Viganò. “per garantire professionalità indispensabile al progetto”.

    “Il Distretto Urbano del commercio che di fatto risale all’epoca di Luca Del Gobbo nel 2010 andava aggiornato perché era un mondo fa in primis proprio a livello commerciale – ha spiegato l’Assessore Bonfiglio – Partiamo dal perimetro che era solo il centro storico, adesso viene esteso a tutta la Città e le sue Frazioni. Anche perché all’epoca le indicazioni di regione Lombardia erano quelle”.

    Indicazioni che nel 2025 appaiono ormai obsolete. Da qui questo nuovo ed importante upgrade.

    “Commercio come insieme di servizi anche di artigianato. Da uno studio risultava che ben 204 attività erano escluse all’epoca. La nostra prima azione è stata quella di includere tutto il territorio. Vi è poi una attività pro attiva del Distretto non solo cercare finanziamenti, ma grazie anche ad una cabina di regia, un sistema che possa utilizzare tutte le azioni che possano aiutare il mondo del commercio”.

    “Vogliamo una città che sia più attiva e capace di attrarre. Non vogliamo una città dormitorio e basta. Vogliamo una Città viva. Un piano triennale con linee di intervento che coinvolgono la Città a tutto campo. Non è un libro dei sogni. Sì parla anche di turismo, comunicazione e sponsorizzazione degli eventi. Andremo all’esterno, cercheremo di coinvolgere i cittadini e le associazioni” ha proseguito Bonfiglio.

    “Abbiamo inserito anche uno stanziamento finanziario circa 2 milioni e mezzo di euro – ha fatto sapere l’Assessore della Giunta Del Gobbo che ha anche la delega alla programmazione economica – Una cifra ragguardevole messa anche a Bilancio. Anche il nuovo PGT potrà aiutare parecchio in questo senso”.

    Per Confcommercio ha preso la parola Simone Ganzebi che ha dichiarato: “Il distretto urbano del commercio e’ una leva fondamentale. Un progetto che fa solo del bene al territorio. Fondamentale per le imprese e gli imprenditori che vivono questo territorio. Oggi servono commercianti imprenditori per andare avanti. Non basta alzare ed abbassare la saracinesca. Valorizzare il proprio negozio fisico tramite la digitalizzazione. Indispensabile anche il ruolo della formazione su cui Confcommercio c’è. Daremo un supporto alle start up. Su Magenta ci sono 41 attività con meno di 5 anni – ha aggiunto – Questo con tutte le difficoltà del caso. Il distretto non può esser visto solo come un bancomat. I contributi arrivano in una ottica premiale. Stanziamento inteso a far crescere l’impresa Magenta. Superato ormai anche il concetto di centro commerciale naturale. Siamo oltre. La cabina di regia sarà un ottimo momento di commistione e condivisione con tutti gli attori in campo”.

    Presenti oggi le consigliere di Confcommercio Jessica Oldani e Marzia Bastianello. Prezioso anche il ruolo di Europartner in una prospettiva di maggior professionalità del Distretto come si è detto.

    L’assessore Bonfiglio ha ricordato: ‘deve esserci un dot ut des con l’amministrazione cittadina”. “Poi ci sarà un monitoraggio del Distretto urbano del commercio. Un piano delle performance di questi tre anni” ha precisato Crotti. Che ha anche detto: “Non sarà un bancomat però è un beneficio importante insieme alla programmazione partecipata”. Quindi, l’ingegner Alberto Lanati: “E’ stato fatto un ottimo lavoro con il nostro Suap (sportello unico attività produttive e la dottoressa Garione che ringrazio. Certamente ora possiamo cogliere queste possibilità in piu’ avendo lo strumento adeguato e, soprattutto, aggiornato”.

    F.V.

  • Calcio, Serie D.  Domani il Magenta contro la prima della classe

    Calcio, Serie D. Domani il Magenta contro la prima della classe

    Partita per cuori forti quella di domani pomeriggio alle 14,30 allo stadio Francesco Plodari di Magenta.
    Le Aquile, infatti, reduci dal doppio tonfo con Caratese e Desenzano ospitano la prima della classe: la temibilissima Ospitaletto.

    E’ davvero un inizio tutto in salita quello del girone di ritorno per il Magenta. Ma d’altronde occorre pure affrontarle tutte e, neanche lamentarsi troppo, visto che domenica sarà la volta della Pro Sesto fuori casa.

    I ragazzi di mister Lorenzi, ad ogni modo, come si può vedere al link sottostante non hanno giocato male in riva al Garda. Certo il piatto piange e occorre tornare a far punti. Il Magenta è ancora in linea di galleggiamento con un + 1 rispetto alla zona Play Out.

    Ciò detto, occorre ricominciare a correre. Con la capolista che di punti ne ha 47 andrebbe benissimo anche un pareggio per far morale e muover la classifica…

    Intanto da segnalare la presa posizione dolorosa ma giusta dei ragazzi del Gruppo Storico che domani saranno al ‘Plodari’ ma non in forma organizzata.

    Del resto, in un mondo normale, specie ragazzi di questa età, alle 14,30 del pomeriggio lavorano e non possono certo marcar visita …. per una impuntura di chi fa il calendario secondo una logica che vorrebbe fare assomigliare anche le serie minori sempre più ai professionisti dove il football non è fatto per chi va allo stadio ma per chi sta comodamente in poltrona a seguirsi il suo show così come fosse un qualsiasi film, reality o talk….

    Ma il Gruppo Storico che si rifà agli ideali di “???????à ???????à ???????????? ?????????? ??????” non può accettare che questa insana logica pervada anche il calcio più genuino…. quello della porta accanto.

    Da qui la decisione di esserci (per chi potrà farlo) ma non in forma organizzata.

    Malgrado le difficoltà di calendario e il gran freddo di questi giorni l’invito rivolto ai Magentini è quello di riempire il Plodari e star vicini alla squadra del Presidente Cerri.

    Noi CreDiamoci … sempre come ripetono sempre quelli del Gruppo Storico

    RIVEDI LA PARTITA CON IL DESENZANO:

  • Bià: come il Far West, adesso basta! Servono cuori impavidi

    Bià: come il Far West, adesso basta! Servono cuori impavidi

    La situazione della sicurezza ad Abbiategrasso ormai è andata fuori controllo. Purtroppo, usando una metafora quella di Bià, è un po’ come la situazione di un vulcano che stava per esplodere. Ora è in piena eruzione.

    Già perché il contesto sociale di quella che fu la gloriosa ‘Città del Leone’ è profondamente mutato negli ultimi anni.

    Basta farsi un giro in certi quartieri per capire che parlare di una “Molenbeek del Sud Ovest Milano”, come ha detto qualcuno usando volutamente una provocazione, fa comprendere il livello a cui siamo arrivati.

    Oggi ci giunge notizia in redazione di un altro accoltellamento, venerdì sera partono 5 pattuglie dell’Arma: aggressione violenta in una casa, si parla subito di feriti, e tanto per cambiare nordafricani protagonisti della ennesima spiacevole vicenda.

    Andando ancora indietro arriviamo ai gravissimi fatti del 31 dicembre. Vigili del Fuoco accerchiati, intimiditi, di fatto aggrediti.

    Fatti per i quali c’è un’indagine in corso e capi d’imputazione pesantissimi se arriveranno a condanna per i colpevoli. Qui serve il riservo e non possiamo dire molto di più. perchè noi stiamo senza se e senza ma con quelli che indossano un divisa e che spesso mal pagati ci tutelano.

    I vandali, per usare un eufemismo, quasi tutti italiani di seconda generazione – quelli tanto per intenderci che vengono esaltati e raccontati dalla musica Trap di Baby Gang e amenità varie – che hanno lanciato verso i volontari e i loro mezzi dei petardi, sparandoli ad altezza d’uomo. La follia è successa poco prima di mezza notte.

    Sappiamo da fonti certe che l’indagine si sta svolgendo ai massimi livelli e le Forze dell’Ordine sono molto preoccupate per quanto accaduto ad Abbiategrasso. Il monitoraggio è costante.

    Non andiamo oltre sugli sviluppi, perché vogliamo che le Forze dell’Ordine lavorino al meglio e possano intervenire in modo più efficace possibile per sradicare con fermezza e senza indugio queste male piante che prosperano ad Abbiategrasso.

    Sono seguiti incontri con l’Onorevole Umberto Maerna e il Sindaco Cesare Nai. Certamente, la questione è rovente e in questo momento non bastano gli appelli del Primo cittadino, nè tanto meno il suo sdegno.

    Servono azioni concrete. Conosciamo e stimiamo Cesare Nai. Però a questo punto quando il gioco si fa duro … i duri cominciamo a giocare. Così almeno dice lo slogan e quindi non servono i Don Abbondio ma i Cuori Impavidi alla William Wallace di Brave heart

    Perchè Bià, non merita di essere ormai una specie di banlieue in mano a maghrebini o nord africani o, più in generale, gang che considerano certi territori ‘cosa loro’ in cui non si può entrare.

    E’ più o meno quanto si sono sentiti dire i poveri Volontari dei Vigili del Fuoco in occasione dei fatti di San Silvestro.

    Non possono esistere zone franche. Abbiategrasso, con rispetto parlando, non può essere derubricata ad una Rozzano o ad una Buccinasco di turno dove ormai i buoi sono scappati dalla stalla…

    Abbiategrasso è sempre stata il cuore dell’est Ticino con un suo humus culturale che ora rischia tantissimo a causa di questi violenti criminali. Non sono tollerabili queste sacche d’illegalità.

    Certo, la battaglia è ardua, forse impari. Pertanto, è necessario che ci sia una ‘Comandante in capo’ anche alla guida dell’amministrazione cittadina.

    Su questo sappiamo e solidarizziamo con la solitudine degli amministratori locali. Spesso impotenti dinanzi a tali situazioni.

    Però questo è il momento in cui alzare la voce. Perchè Nai alcune cose le può fare o meglio chiedere: un terzo turno di Polizia locale (Bià è una città che ha i numeri per organizzarlo), rafforzare il patto territoriale tra Comandi di PL, un coordinamento costante di tutte le Forze dell’Ordine, la richiesta d’intervento al Ministero degli Interni…. Siamo certi che sono cose a cui il Primo cittadino avrà già pensato.

    Però, occorre agire. Con il concerto e il supporto delle Istituzioni superiori. Potrà bastare??? Probabilmente no. Perché c’è una partita culturale sulla quale siamo già in profondo ritardo.

    I sostenitori della ‘sostituzione etnica’ o dei cosiddetti ‘nuovi italiani’ – si badi non abbiamo nulla contro chi viene nel nostro Paese, cresce, studia, lavora e si integra rispettano le nostre Tradizioni e i nostri Valori , loro sono i benvenuti gli altri un po’ meno … – hanno di fatto permesso di abbassare la guardia.

    E così oggi quel Far West che ha fatto di Milano la città più insicura d’Italia si sta allargando a macchia d’olio.

    I ‘riflessi’ arrivano sino in riva al Naviglio Grande. Invertire la rotta è durissima. Tanto più in un Paese che cerca sempre di puntare l’indice non tanto contro chi delinque, quanto, piuttosto contro le ‘guardie’ poco tutelate e spesso accusate di essere troppo ‘zelanti’.

    In questo, con ogni probabilità, abbiamo già perso. Perchè il nostro ‘ventre molle’ purtroppo si manifesta in modo evidente. Coi distinguo che ogniqualvolta accadono queste vicende di cronaca vengono evidenziati dalla “buona stampa” di sinistra e da una certa opinione pubblica.
    Un buonismo d’accatto finchè non capita ai promotori di queste politiche inclusive a prescindere …

    Noi che in questo siamo orgogliosamente populisti – nel senso letteralmente del termine, cioè che stiamo dalla parte del popolo – chiediamo a chi di dovere un moto d’orgoglio.

    Ed ecco perchè torniamo volutamente alla provocazione iniziale: non vogliamo una nuova Molenbeek nel cuore dell’est Ticino.

    Se serve l’esercito, se serve il Terzo Battaglione Lombardia, mandatecelo in fretta perché Bià e, soprattutto, i suoi cittadini onesti (Italiani e non) meritano di più. Molto di più.

    F.V.

  • Il ‘Signor Zuckerberg’ si riposiziona: cosa cambia anche per noi, cultori della libertà d’espressione

    Il ‘Signor Zuckerberg’ si riposiziona: cosa cambia anche per noi, cultori della libertà d’espressione

    E venne il giorno del ritorno alle origini o, più prosaicamente, di una politica di riposizionamento che il padrone di Facebook, Instagram e Wapp, ha imboccato con l’inizio del nuovo anno.

    Ne abbiamo già scritto questo pomeriggio pubblicando integralmente, nell’articolo del nostro direttore editoriale Fabrizio Provera, l’intervento di Marc Zuckerberg.

    Pur accogliendo più che positivamente la svolta del ‘Signor Meta’ alcune riflessioni sono d’obbligo.

    La politica restrittiva imboccata dai suoi social aveva creato più di un malumore. Tanto che alcuni utenti – come scrive testualmente lo stesso Zuckerberg – si vedevano di continuano ‘censurati’.

    Contenuti cancellati perché rientravano nelle strette maglie che Facebook aveva creato inizialmente come degli ‘anticorpi’ alle fake news e a chi voleva utilizzare i social promuovendo contenuti violenti, contro la parità di genere e discriminanti, ma che alla lunga questo rigore si era trasformato in un nemico della libertà d’espressione.

    Un tagliola in cui anche una gruppo editoriale come il nostro che fa dell’essere glocal e dell’essere per la sua visione di libertà d’espressione, il suo ‘valore aggiunto, più di una volta è caduto. Sovente senza capirne nemmeno le ragioni.

    Abbiamo notato in modo esponenziale come negli ultimi mesi la ‘censura’ fosse cresciuta in modo esponenziale.

    L’avviso ‘contenuto rimosso’ è iniziato così ad apparire più volte in modo preoccupante anche nel corso di una medesima giornata rispetto ad articoli che teoricamente non avevano nulla di pericoloso per la comunità, oltre che per i lettori, se non quello di informare.

    Un meccanismo che Zuckerberg in primis ha capito che si sarebbe potuto ritorcersi contro. Anzi il meccanismo si era già innescato ….

    Anche perché i ‘social network’ vivono dei contenuti che i media, oppure, anche gli stessi liberi cittadini, in autonomia, o in comunità, pubblicano alimentando così questa moderna e super geniale ‘catena di Sant’Antonio’.

    Che senso avrebbe se quello che taglia la catena è proprio l’autore di questa grande intuizione? Ergo il ritorno alle origini.

    Anche perché le comunità locali, i milioni di persone che non avevano voce, hanno trovato proprio in Facebook all’inizio e poi negli altri social il loro miglior ‘megafono’. In altre parole una inesauribile fonte di contenuti che certo andava governato, moderato, ma non certo bloccato. Perché questo potenzialmente stava diventando il pericolo reale.

    C’è poi una questione prettamente politica, benchè nel suo ‘storico discorso’ il capo di Facebook non nomini quasi mai questo termine o semmai dica l’esatto contrario affermando un ritorno per le sue piattaforme ai contenuti civici.
    Ma di fatto, Zuckerberg non è mai stato visto come un “amico” di Donald Trump. Anzi. Tanto che il presidente degli Stati Uniti d’America negli USA si è dovuto costruire una comunicazione a sé stante e ha trovato sponda solo nel fondatore, tra le altre tante cose che fatto, di Space X (ex Twitter ndr).

    In altre parole, il ‘ritorno alle origini’ del proprietario di Facebook , Instagram e Wapp ancora una volta è un perfetto mix tra buona comunicazione imperniata di principi e valori (apparentemente tali) e una “realpolitik” che sa di tanto sano pragmatismo alla luce della situazione socio politica venutosi a creare non solo negli States ma nell’Universo Mondo.

    In questo il nostro plauso a Zuckerberg: lettura e analisi del nuovo contesto, impongono nuove soluzioni e nuove risposte.

    F.V.

  • Magenta, Calcio Serie D. Domenica si torna in campo contro la Caratese

    Magenta, Calcio Serie D. Domenica si torna in campo contro la Caratese

    Domenica 5 gennaio alle 14,30 riprende la corsa dell’AC Magenta. Dopo la pausa natalizia i ragazzi di Mister Lorenzi ripartano col botto sul terreno amico del ‘Plodari’.

    Già perché per la prima giornata del girone di ritorno della Serie D – Girone B, a Magenta arriva la Folgore Caratese. La corazzata di Carate Brianza rappresentò il battesimo del fuoco per i gialloblù con la nuova categoria.

    Un inizio benaugurante sotto un autentico diluvio universale con gara interrotta e poi un Magenta corsaro e vittorioso. Tre punti pensatissimi per iniziare al meglio l’avventura in serie D.

    Poi, la storia è nota a tutti. Un girone d’andata carico di sofferenza nella parte iniziale in cui il Magenta però non ha mai smesso di crederci e di lottare. Tanto che il mese di dicembre è stato davvero magico con le vittorie pesantissime contro il Chievo Verona e la Varesina Calcio, accompagnate da un altro risultato di prestigio: il pareggio sul campo di un ottimo Sant’Angelo in terra lodigiana.

    Un rendimento che è coinciso con un autentico cambio di passo che hanno permesso al Magenta di abbandonare la zona al limite dei Play Out e consolidarsi a 22 punti in una posizione di classifica decisamente più tranquilla.

    Naturalmente, ora, è vietatissimo abbassare la guardia. Perché se è pur vero che oggi come oggi il Magenta ne ha lasciate otto alle sue spalle è altrettanto vero che basta un amen per tornare ad essere invischiati nella zona calda…

    Dunque, grinta e concentrazione per iniziare l’anno nuovo nel migliore nei modi. Senz’altro gli ultimi acquisti hanno portato un’iniezione di fiducia importante. A cominciare da quello che sarà il grande ex della giornata, Andrea Mazzarani, talentuoso centrocampista 35 enne, con un passato importante nelle serie maggiori che si sta letteralmente caricando sulle sue spalle anche in termini di carisma e personalità tutto il gruppo.

    Per Mazzarani quella del 5 gennaio sarà tutto fuorché una gara banale. Di sicuro, suonerà la carica per portare a casa i tre punti. Ma è tutto l’undici gialloblù che pare svoltato. Dal terzino sinistro Giorgio Brogni cresciuto nell’Atalanta, al portiere Alessio Salvato, al centrocampista Nicolas La Vigna, la squadra ha la qualità per fare un campionato di livello.
    Eppoi, c’è l’impegno della famiglia Cerri: ‘Questo Magenta resterà in serie D’. Parola di presidente, una persona che ha il pregio della serietà. Una dote rarissima. Dunque, avanti tutta Magenta. Ripartiamo come abbiamo finito!

    F.V.

  • “Sbirri infami” il muro di Villa Naj Oleari come quello di una periferia degradata

    “Sbirri infami” il muro di Villa Naj Oleari come quello di una periferia degradata

    Lavori socialmente utili a cominciare dalla ripulitura della Villa Naj Oleari che hanno lordato con le loro scritte demenziali da ‘mono – neuroni’ che probabilmente ignorano del tutto il significato della frase buttata lì tanto per….

    Eppoi – visto che odiamo il politicamente corretto – magari non guasterebbe, anche un bel calcio nel sedere a far sentire la resistenza degli anfibi in dotazione, appunto, alle Forze dell’Ordine.

    Villa Naj Oleari, un tempo nobile Casa della Musica della Città di Magenta è ormai terra di bivacco. Lo abbiamo scritto 100 volte ma continueremo a farlo perché lo sdegno cresce.

    Perché va ‘bene’ imbrattare e infangare la memoria di chi è morto nel 1859 (vedasi altre scritte demenziali all’Ossario dei Caduti) ma adesso ormai siamo entrati in una spirale senza limiti.

    Senza dubbio, a loro discolpa, va detto che i ‘mono neuroni’ deficienti in servizio permanente effettivo h24 sono dei preterintenzionali, nel senso che ignorano la gravità di ciò che hanno fatto, così come non conoscono da bravi ‘ignoranti’ – e qui il termine non è offensivo ma semplicemente usato nell’addizione corretta cioè di ‘colui che ignora …. non conosce’ – il valore della Villa, la sua storia, la sua vocazione, così come i monumenti storici che insistono all’interno del grande polmone verde oggi diventato terra di conquista.

    Allora come in una perfetta periferia non poteva non spuntare la scritta contro gli ‘sbirri infami’.

    Già, infami perché? Ma almeno loro hanno avuto a che fare con poliziotti e i carabinieri ??? Li hanno fermati per un controllo ??? Perché se magari l’autore dell’insano gesto, avesse deciso di vendicarsi in quel modo….. beh, non avrebbe alcuna giustificazione, ma almeno ci potrebbe stare, all’interno di una seppur balzana logica tribale…

    Qui con tutta probabilità siamo di fronte ai soliti ragazzi ‘annoiati’ che a corto di fantasia se la son presa con gli sbirri infami ….

    Appunto la classica ed immancabile scritta che campeggia in ogni banlieue che si rispetti ….

    Abbiamo scattato anche questo pomeriggio delle foto che documentano lo stato della Casa della Musica e del suo bel parco.

    Abbiamo trovato – ma questa purtroppo non è una novità – anche i segni di un rifugio di fortuna per trascorre la notte al gelo.

    E qui entriamo nel campo dei drammi umani. Perché con la temperatura che va sotto zero immaginiamo sia davvero dura dormire coperti solo da un cartone e da qualche coperta…Che tristezza.

    Su questo secondo fatto servirebbe un richiamo forte a tutta la nostra comunità a dimostrarsi tale. Anche se è ormai un problema di territorio di cui non si può fare carico solo Magenta perchè ha in dote la stazione ferroviaria …che sbarca di tutto e di più.

    Serve più umanità – in primis da chi predica bene e poi razzola male – ma soprattutto occorre trovare una soluzione concreta ai senza tetto che aumentano sempre di più.

    Il già Prevosto di Magenta don Giuseppe Marinoni, oggi Monsignore a Saronno, aveva pensato ad una sorta di dormitorio che fosse la naturale evoluzione della Mensa dei Poveri di Non di Solo Pane, così come del relativo ambulatorio.

    Invitiamo il nuovo Parroco, insieme a tutte le forze sociali e alle amministrazioni del territorio a riprendere in considerazione quella che a nostro avviso, era una buona intuizione. Pur con tutte le difficoltà realizzative del caso, compresi i problemi di sicurezza…non affatto trascurabili.

    Quanto al primo fatto legato ai nuovi barbari beh qui non c’è molto da aggiungere. Se non una bella pedata nel sedere …e una paio di scapaccioni secondo una ricetta vecchio stile ma sempre efficace.

    P.S. almeno in questo caso non andiamo a scomodare psicologi, pedagoghi ed esperti dell’età evolutiva. Perché qui semmai siamo di fronte all’involuzione della specie umana.

    LO SCONFORTO DEL SINDACO DEL GOBBO: DICIAMO GRAZIE ALLE NUOVE RISORSE ….

    Il Sindaco Luca Del Gobbo dal canto suo sta facendo ciò che è umanamente fattibile per un amministratore: “Ne parlo costantemente con il Comandante dei CC Massimo Simone ma anche loro hanno le mani legati. Ho contatti altrettanto quotidiani con il Parroco don Federico. Abbiamo ordinato luci nuove e telecamere per la Villa e il Parco, ma sappiamo tutti che non basteranno a fermare il degrado che è generale e non riguarda solo questa zona. Basti farsi un giro anche in altri luoghi e a Milano per capire dove siamo finiti. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno sempre detto apriamo a tutti, porte aperte alle nuove ‘risorse boldriniane’. Questo è lo squallore che abbiamo davanti agli occhi grazie alle loro politiche buoniste e lo dice uno che non ha mai mostrato grande simpatia per Matteo Salvini… Poi, ovviamente, ci sono i ragazzi imbecilli….. ma purtroppo quelli ci sono sempre stati e adesso vedo che sono ancora più in aumento….”.

    F.V.

  • Magenta, Liceo Quasimodo: ci risiamo in classe con 14 gradi non si può stare. Il calvario della seconda B del Classico

    Magenta, Liceo Quasimodo: ci risiamo in classe con 14 gradi non si può stare. Il calvario della seconda B del Classico

    Ci risiamo nuovamente. Ne abbiamo scritto solo qualche giorno addietro ma correttamente alcuni genitori del Liceo Quasimodo si sono rivolti ancora al nostro quotidiano on line per mettere in evidenza la situazione di forte disagio che stanno vivendo i loro figli e, di risulta, il corpo docenti.

    I ragazzi e le ragazze della Classe Seconda B del Classico, dunque, sede centrale anche stamani si sono ritrovati al ghiaccio.

    Temperatura registrata in classe (vedi foto in evidenza) di 14 gradi e mezzo. Temperatura esterna di 2 gradi.

    La questione è complessa, benchè arcinota, in quanto, gli spazi sono risicatissimi con la scuola che già si trova a dover essere ‘spezzettata’ su tre plessi.

    Così la Dirigente Scolastica Prof.ssa Donata Barbaglia non ha a disposizione neppure un’aula sostitutiva per gli studenti che si trovano a far lezione in queste condizioni.

    Come previsto il riscaldamento ha funzionato soltanto per tre giorni – ci scrive un genitore esasperato – stamani in classe c’erano neanche 15 gradi è intollerabile”.

    Purtroppo il tema è legato alla vetustà dell’impianto e alla struttura in generale che non può andare avanti così a lungo.

    Del resto, le vecchie scuole ‘Mazzini’ che oggi ospitano il Quasimodo hanno visto crescere intere generazioni di Magentini dal dopoguerra …. fate un po’ voi i conti in che scuola questi ragazzi si trovano …

    “Peraltro, l’impianto è già stato controllato diverse volte quest’anno, non sono stati riscontrati guasti, ma una perdita di efficienza dovuta alla vetustà dell’impianto”.

    Questa la risposta ufficiale dell’Istituto. Che peraltro non fa una grinza. E’ la pura verità.

    Ma non basta. Si dovrebbero chiamare nuovamente i tecnici di Città Metropolitana per l’ennesimo déjà vu…

    La Scuola che è un’eccellenza dal punto di vista didattico si trova così a vivere questo enorme paradosso. Tra le migliori in Italia come di recente certificato ma con una pessima pubblicità a livello d’immagine – peraltro totalmente ingiusta – a causa dell’inerzia di Città Metropolitana….

    Chissà che una letterina di Natale inviata da genitori, Sindaco Del Gobbo, e da tutti gli amministratori locali del territorio – visto che il Liceo serve un bacino molto ampio – non ridesti da questo lungo torpore chi deve occuparsi dell’edilizia scolastica nel nostro territorio ….

    F.V.

  • Magenta dice addio ad Antonio Schiumerini: “Il Calzolaio”

    Magenta dice addio ad Antonio Schiumerini: “Il Calzolaio”

    In una Magenta che cambia pelle ed è sempre più anonima e figlia dei ‘non luoghi’ già teorizzati da Marc Augè, le antiche botteghe, ma ancor più le antiche professioni artigiane, rappresentano un valore aggiunto, che va oltre l’ambito commerciale.

    La loro cifra sta, appunto, in chi coltiva quella passione, che è lì a metà tra lavoro e amore per quel che si fa a prescindere.

    Un amore che ti fa andare avanti, traguardare anche i momenti più cupi e difficili, non sentire la fatica, perché il mondo sembra andare in un’altra direzione e tu invece ostinatamente vai avanti controcorrente.

    E’ la storia dei calzolai piuttosto che dei sarti. Merce rara, rarissima anche in comunità medio piccole come le nostre.

    L’antica professione del calzolaio nella nostra Magenta avevano un nome e cognome: Antonio Schiumeni.

    Il suo negozio, o meglio, pardon la sua bottega di Piazza Kennedy era un autentico laboratorio dove si cercava di riparare tutto. Quella era la missione. Un passione tramandata al figlio Alessandro che la porta avanti e oggi ancor di più con tutto l’amore che gli ha trasmesso papà Antonio per quel mestiere.

    Papà Antonio, non c’è più. Se ne è andato a 75 anni, stava male da tempo. Era ricoverato presso l’Ospedale di Novara. Già nei mesi addietro si era consumato il ‘passaggio di consegne’.

    Papà Antonio non ce la faceva più a stare dietro al bancone. Ma nel frattempo aveva insegnato tutti i trucchi del mestiere ad Alessandro, sempre sorridente e disponibile con i clienti.

    Tu gli portavi un paio di scarpe da riparare e lui ti spiegava con dovizia di particolari cosa bisognava fare per risolvere il problema.

    Ma fa così del resto un artigiano vero. Quei ragazzi cresciuti a bottega che trattano il cuoio delle scarpe con la stessa cura con cui si maneggia un prezioso gioiello.

    Domani pomeriggio nella chiesa dell’Assunta di Trecate alle 14,30 ci sarà l’ultimo saluto ‘Al Calzolaio’ per eccellenza. Non fiori ma opere di bene.

    Un messaggio che è la metafora perfetta di chi ha vissuto un’esistenza dietro i riflettori ma che faticando e faticando ha svolto una funzione prim’ancora sociale preziosissima per la nostra realtà locale.

    F.V.