Autore: Fabrizio Valenti

  • Magenta, Calcio Serie D. Domenica si torna in campo contro la Caratese

    Magenta, Calcio Serie D. Domenica si torna in campo contro la Caratese

    Domenica 5 gennaio alle 14,30 riprende la corsa dell’AC Magenta. Dopo la pausa natalizia i ragazzi di Mister Lorenzi ripartano col botto sul terreno amico del ‘Plodari’.

    Già perché per la prima giornata del girone di ritorno della Serie D – Girone B, a Magenta arriva la Folgore Caratese. La corazzata di Carate Brianza rappresentò il battesimo del fuoco per i gialloblù con la nuova categoria.

    Un inizio benaugurante sotto un autentico diluvio universale con gara interrotta e poi un Magenta corsaro e vittorioso. Tre punti pensatissimi per iniziare al meglio l’avventura in serie D.

    Poi, la storia è nota a tutti. Un girone d’andata carico di sofferenza nella parte iniziale in cui il Magenta però non ha mai smesso di crederci e di lottare. Tanto che il mese di dicembre è stato davvero magico con le vittorie pesantissime contro il Chievo Verona e la Varesina Calcio, accompagnate da un altro risultato di prestigio: il pareggio sul campo di un ottimo Sant’Angelo in terra lodigiana.

    Un rendimento che è coinciso con un autentico cambio di passo che hanno permesso al Magenta di abbandonare la zona al limite dei Play Out e consolidarsi a 22 punti in una posizione di classifica decisamente più tranquilla.

    Naturalmente, ora, è vietatissimo abbassare la guardia. Perché se è pur vero che oggi come oggi il Magenta ne ha lasciate otto alle sue spalle è altrettanto vero che basta un amen per tornare ad essere invischiati nella zona calda…

    Dunque, grinta e concentrazione per iniziare l’anno nuovo nel migliore nei modi. Senz’altro gli ultimi acquisti hanno portato un’iniezione di fiducia importante. A cominciare da quello che sarà il grande ex della giornata, Andrea Mazzarani, talentuoso centrocampista 35 enne, con un passato importante nelle serie maggiori che si sta letteralmente caricando sulle sue spalle anche in termini di carisma e personalità tutto il gruppo.

    Per Mazzarani quella del 5 gennaio sarà tutto fuorché una gara banale. Di sicuro, suonerà la carica per portare a casa i tre punti. Ma è tutto l’undici gialloblù che pare svoltato. Dal terzino sinistro Giorgio Brogni cresciuto nell’Atalanta, al portiere Alessio Salvato, al centrocampista Nicolas La Vigna, la squadra ha la qualità per fare un campionato di livello.
    Eppoi, c’è l’impegno della famiglia Cerri: ‘Questo Magenta resterà in serie D’. Parola di presidente, una persona che ha il pregio della serietà. Una dote rarissima. Dunque, avanti tutta Magenta. Ripartiamo come abbiamo finito!

    F.V.

  • “Sbirri infami” il muro di Villa Naj Oleari come quello di una periferia degradata

    “Sbirri infami” il muro di Villa Naj Oleari come quello di una periferia degradata

    Lavori socialmente utili a cominciare dalla ripulitura della Villa Naj Oleari che hanno lordato con le loro scritte demenziali da ‘mono – neuroni’ che probabilmente ignorano del tutto il significato della frase buttata lì tanto per….

    Eppoi – visto che odiamo il politicamente corretto – magari non guasterebbe, anche un bel calcio nel sedere a far sentire la resistenza degli anfibi in dotazione, appunto, alle Forze dell’Ordine.

    Villa Naj Oleari, un tempo nobile Casa della Musica della Città di Magenta è ormai terra di bivacco. Lo abbiamo scritto 100 volte ma continueremo a farlo perché lo sdegno cresce.

    Perché va ‘bene’ imbrattare e infangare la memoria di chi è morto nel 1859 (vedasi altre scritte demenziali all’Ossario dei Caduti) ma adesso ormai siamo entrati in una spirale senza limiti.

    Senza dubbio, a loro discolpa, va detto che i ‘mono neuroni’ deficienti in servizio permanente effettivo h24 sono dei preterintenzionali, nel senso che ignorano la gravità di ciò che hanno fatto, così come non conoscono da bravi ‘ignoranti’ – e qui il termine non è offensivo ma semplicemente usato nell’addizione corretta cioè di ‘colui che ignora …. non conosce’ – il valore della Villa, la sua storia, la sua vocazione, così come i monumenti storici che insistono all’interno del grande polmone verde oggi diventato terra di conquista.

    Allora come in una perfetta periferia non poteva non spuntare la scritta contro gli ‘sbirri infami’.

    Già, infami perché? Ma almeno loro hanno avuto a che fare con poliziotti e i carabinieri ??? Li hanno fermati per un controllo ??? Perché se magari l’autore dell’insano gesto, avesse deciso di vendicarsi in quel modo….. beh, non avrebbe alcuna giustificazione, ma almeno ci potrebbe stare, all’interno di una seppur balzana logica tribale…

    Qui con tutta probabilità siamo di fronte ai soliti ragazzi ‘annoiati’ che a corto di fantasia se la son presa con gli sbirri infami ….

    Appunto la classica ed immancabile scritta che campeggia in ogni banlieue che si rispetti ….

    Abbiamo scattato anche questo pomeriggio delle foto che documentano lo stato della Casa della Musica e del suo bel parco.

    Abbiamo trovato – ma questa purtroppo non è una novità – anche i segni di un rifugio di fortuna per trascorre la notte al gelo.

    E qui entriamo nel campo dei drammi umani. Perché con la temperatura che va sotto zero immaginiamo sia davvero dura dormire coperti solo da un cartone e da qualche coperta…Che tristezza.

    Su questo secondo fatto servirebbe un richiamo forte a tutta la nostra comunità a dimostrarsi tale. Anche se è ormai un problema di territorio di cui non si può fare carico solo Magenta perchè ha in dote la stazione ferroviaria …che sbarca di tutto e di più.

    Serve più umanità – in primis da chi predica bene e poi razzola male – ma soprattutto occorre trovare una soluzione concreta ai senza tetto che aumentano sempre di più.

    Il già Prevosto di Magenta don Giuseppe Marinoni, oggi Monsignore a Saronno, aveva pensato ad una sorta di dormitorio che fosse la naturale evoluzione della Mensa dei Poveri di Non di Solo Pane, così come del relativo ambulatorio.

    Invitiamo il nuovo Parroco, insieme a tutte le forze sociali e alle amministrazioni del territorio a riprendere in considerazione quella che a nostro avviso, era una buona intuizione. Pur con tutte le difficoltà realizzative del caso, compresi i problemi di sicurezza…non affatto trascurabili.

    Quanto al primo fatto legato ai nuovi barbari beh qui non c’è molto da aggiungere. Se non una bella pedata nel sedere …e una paio di scapaccioni secondo una ricetta vecchio stile ma sempre efficace.

    P.S. almeno in questo caso non andiamo a scomodare psicologi, pedagoghi ed esperti dell’età evolutiva. Perché qui semmai siamo di fronte all’involuzione della specie umana.

    LO SCONFORTO DEL SINDACO DEL GOBBO: DICIAMO GRAZIE ALLE NUOVE RISORSE ….

    Il Sindaco Luca Del Gobbo dal canto suo sta facendo ciò che è umanamente fattibile per un amministratore: “Ne parlo costantemente con il Comandante dei CC Massimo Simone ma anche loro hanno le mani legati. Ho contatti altrettanto quotidiani con il Parroco don Federico. Abbiamo ordinato luci nuove e telecamere per la Villa e il Parco, ma sappiamo tutti che non basteranno a fermare il degrado che è generale e non riguarda solo questa zona. Basti farsi un giro anche in altri luoghi e a Milano per capire dove siamo finiti. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno sempre detto apriamo a tutti, porte aperte alle nuove ‘risorse boldriniane’. Questo è lo squallore che abbiamo davanti agli occhi grazie alle loro politiche buoniste e lo dice uno che non ha mai mostrato grande simpatia per Matteo Salvini… Poi, ovviamente, ci sono i ragazzi imbecilli….. ma purtroppo quelli ci sono sempre stati e adesso vedo che sono ancora più in aumento….”.

    F.V.

  • Magenta, Liceo Quasimodo: ci risiamo in classe con 14 gradi non si può stare. Il calvario della seconda B del Classico

    Magenta, Liceo Quasimodo: ci risiamo in classe con 14 gradi non si può stare. Il calvario della seconda B del Classico

    Ci risiamo nuovamente. Ne abbiamo scritto solo qualche giorno addietro ma correttamente alcuni genitori del Liceo Quasimodo si sono rivolti ancora al nostro quotidiano on line per mettere in evidenza la situazione di forte disagio che stanno vivendo i loro figli e, di risulta, il corpo docenti.

    I ragazzi e le ragazze della Classe Seconda B del Classico, dunque, sede centrale anche stamani si sono ritrovati al ghiaccio.

    Temperatura registrata in classe (vedi foto in evidenza) di 14 gradi e mezzo. Temperatura esterna di 2 gradi.

    La questione è complessa, benchè arcinota, in quanto, gli spazi sono risicatissimi con la scuola che già si trova a dover essere ‘spezzettata’ su tre plessi.

    Così la Dirigente Scolastica Prof.ssa Donata Barbaglia non ha a disposizione neppure un’aula sostitutiva per gli studenti che si trovano a far lezione in queste condizioni.

    Come previsto il riscaldamento ha funzionato soltanto per tre giorni – ci scrive un genitore esasperato – stamani in classe c’erano neanche 15 gradi è intollerabile”.

    Purtroppo il tema è legato alla vetustà dell’impianto e alla struttura in generale che non può andare avanti così a lungo.

    Del resto, le vecchie scuole ‘Mazzini’ che oggi ospitano il Quasimodo hanno visto crescere intere generazioni di Magentini dal dopoguerra …. fate un po’ voi i conti in che scuola questi ragazzi si trovano …

    “Peraltro, l’impianto è già stato controllato diverse volte quest’anno, non sono stati riscontrati guasti, ma una perdita di efficienza dovuta alla vetustà dell’impianto”.

    Questa la risposta ufficiale dell’Istituto. Che peraltro non fa una grinza. E’ la pura verità.

    Ma non basta. Si dovrebbero chiamare nuovamente i tecnici di Città Metropolitana per l’ennesimo déjà vu…

    La Scuola che è un’eccellenza dal punto di vista didattico si trova così a vivere questo enorme paradosso. Tra le migliori in Italia come di recente certificato ma con una pessima pubblicità a livello d’immagine – peraltro totalmente ingiusta – a causa dell’inerzia di Città Metropolitana….

    Chissà che una letterina di Natale inviata da genitori, Sindaco Del Gobbo, e da tutti gli amministratori locali del territorio – visto che il Liceo serve un bacino molto ampio – non ridesti da questo lungo torpore chi deve occuparsi dell’edilizia scolastica nel nostro territorio ….

    F.V.

  • Magenta dice addio ad Antonio Schiumerini: “Il Calzolaio”

    Magenta dice addio ad Antonio Schiumerini: “Il Calzolaio”

    In una Magenta che cambia pelle ed è sempre più anonima e figlia dei ‘non luoghi’ già teorizzati da Marc Augè, le antiche botteghe, ma ancor più le antiche professioni artigiane, rappresentano un valore aggiunto, che va oltre l’ambito commerciale.

    La loro cifra sta, appunto, in chi coltiva quella passione, che è lì a metà tra lavoro e amore per quel che si fa a prescindere.

    Un amore che ti fa andare avanti, traguardare anche i momenti più cupi e difficili, non sentire la fatica, perché il mondo sembra andare in un’altra direzione e tu invece ostinatamente vai avanti controcorrente.

    E’ la storia dei calzolai piuttosto che dei sarti. Merce rara, rarissima anche in comunità medio piccole come le nostre.

    L’antica professione del calzolaio nella nostra Magenta avevano un nome e cognome: Antonio Schiumeni.

    Il suo negozio, o meglio, pardon la sua bottega di Piazza Kennedy era un autentico laboratorio dove si cercava di riparare tutto. Quella era la missione. Un passione tramandata al figlio Alessandro che la porta avanti e oggi ancor di più con tutto l’amore che gli ha trasmesso papà Antonio per quel mestiere.

    Papà Antonio, non c’è più. Se ne è andato a 75 anni, stava male da tempo. Era ricoverato presso l’Ospedale di Novara. Già nei mesi addietro si era consumato il ‘passaggio di consegne’.

    Papà Antonio non ce la faceva più a stare dietro al bancone. Ma nel frattempo aveva insegnato tutti i trucchi del mestiere ad Alessandro, sempre sorridente e disponibile con i clienti.

    Tu gli portavi un paio di scarpe da riparare e lui ti spiegava con dovizia di particolari cosa bisognava fare per risolvere il problema.

    Ma fa così del resto un artigiano vero. Quei ragazzi cresciuti a bottega che trattano il cuoio delle scarpe con la stessa cura con cui si maneggia un prezioso gioiello.

    Domani pomeriggio nella chiesa dell’Assunta di Trecate alle 14,30 ci sarà l’ultimo saluto ‘Al Calzolaio’ per eccellenza. Non fiori ma opere di bene.

    Un messaggio che è la metafora perfetta di chi ha vissuto un’esistenza dietro i riflettori ma che faticando e faticando ha svolto una funzione prim’ancora sociale preziosissima per la nostra realtà locale.

    F.V.

  • Magenta quando andavamo dal Genoveffa e dal Forzani

    Magenta quando andavamo dal Genoveffa e dal Forzani

    La Città di Magenta perde un altro volto storico del commercio degli anni ruggenti. Stiamo parlando di Roberto “Roby” Forzani, mancato all’età di 83 anni e i cui funerali si svolgeranno domani mattina, martedì 17 dicembre, alle ore 10, presso la Basilica di San Martino.

    Per chi è della generazione tra gli anni Settanta e Ottanta, quando parli di Forzani e del mitico Genoveffa – il negozio con quel nome che è entrato nella storia del commercio locale esiste ancora – non puoi non avere un sussulto di gioia. Perché è un po’ come rivivere l’età dell’oro.

    E’ un po’ come quanto il grande Max Pezzali intona gli ‘Anni. Sì in quegli anni c’era il grande Real e i Roy Rogers come jeans…. Qui siamo in pieno boom paninaro. E alzi la mano chi in quel periodo non ha varcato la soglia di quei negozi, per indossare il mitico Scott, o ancora i Jeans con la U sulla chiappa destra -chi non si ricorda il brand Uniform ! – e poi una marca che in quel tempo andava per la maggiore: Americanino!!! . Jeans, Felpone, giubbotti. Ce ne sarebbero un’infinità d’altre in primis El Charro con i suoi cinturoni e gli stivaloni della Durango ai piedi. Ma ci fermiamo qui perché sennò ci scende la lacrima…

    Varcare del soglia Genoveffa così come nel più elegante Forzani con il suo Forzani Junior lungo la via Roma, significava entrare in un certo mondo. Perchè allora quelle griffe avevano un valore identitario molto forte tra gli adolescenti e i ragazzi di quell’epoca.

    Ma la bellezza dell’essere Paninari o semplicemente vestirsi con quegli abiti, stava nel fatto che seppur non proprio per tutte le tasche, fossero prodotti, oltre che di qualità – il sottoscritto ha degli Scott che ormai hanno più di 30 anni sulle spalle e sono praticamente perfetti – ma anche accessibili.

    In altre parole, il Signor Roberto al pari di altri dinamici ed intraprendenti commercianti Magentini di quel periodo, avevano reso a portata di mano, una realtà che per i ragazzi anni Ottanta, andava oltre il materiale.

    Non è un caso che quelli che parlano bene a proposito di marketing dicono che dietro ad un prodotto vendi sempre un sogno, un desiderio. Già un sogno che era a possibile. Ci sarebbe da dire molto rispetto al contesto attuale in cui i prezzi per dei prodotti diciamo di ‘pari grado’ rispetto a quelli in voga quarant’anni fa, sono completamente fuori di testa (“Sneakers” leggasi banalmente scarpa da tennis da passaggio che costano anche 500 euro… no comment) e non si sa bene neanche da dove arrivino. O meglio si sa benissimo.

    Anche da qui passa lo spopolamento dei nostri centri commerciali naturali perché si sa già che quella roba per la maggiore andrà venduta con l’on line o a qualche arabo o giapponese di turno che con toccata e fuga è venuto a fare shopping da queste parti. Ma nulla lascia al nostro territorio in termini di continuità e dell’essere comunità.

    Ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano, non è nostra intenzione di certo fare qui un trattato di sociologia. Restiamo all’uomo che insieme alla sua famiglia ha contribuito alla crescita della nostra città.

    Una Magenta frizzante e dinamica, una Magenta da bere – perchè alla fine avevano ragione i Socialisti e non quei tristoni che forse preferiscono la congiuntura attuale con una città con 106 farmacie e poco altro… (citando ancora gli 883) – con le sue vasche al sabato pomeriggio e la gente che a fiumi scorreva avanti indietro.
    Perché, il Genoveffa o il Forzani, ma senza voler far torto a nessuno è giusto ricordare anche l’indimenticabile e unico Tony Boutique….ce li aveva solo Magenta.

    Era davvero un altro mondo e siamo contenti di averlo vissuto. Buon viaggio Signor Roberto !

    F.V.

  • Quando c’era l’Avvocato Prisco. L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge lo ricorda così

    Quando c’era l’Avvocato Prisco. L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge lo ricorda così

    “Che cosa significa essere interisti e amare l’Inter? Una domanda che tutti noi ci siamo fatti almeno una volta nel corso della nostra vita di tifosi: ognuno ha la sua risposta, i suoi ricordi, le sue pazzie fatte in nome della passione nerazzurra, eppure tutti noi abbiamo un esempio e un modello chiaro e indiscutibile.

    Peppino Prisco non è stato un tifoso qualunque: Peppino Prisco è stato il più grande interista di sempre. Una vita vissuta servendo “sempre e solo l’Inter”, lavorando sotto cinque diversi presidenti. Un fuoriclasse di arguzia e ironia, sempre capace di regalare battute fulminanti e lampi di genio improvvisi, inaspettati, che sono diventate massime indimenticabili per tutti i tifosi dell’Inter.

    Simbolo dell’interismo più vero, amatissimo dal pubblico, che gli aveva dedicato un coro inconfondibile: “Ed è la Nord che te lo chiede… Peppino Prisco, facci un gol!”.

    Il 10 dicembre di 103 anni fa nasceva l’avvocato Prisco: oggi probabilmente avrebbe festeggiato il suo compleanno solo in caso di risultato positivo nella partita contro il Bayer Leverkusen, commentando in maniera sagace la prestazione dei nerazzurri che purtroppo non è andata come volevamo…

    Sono passati 23 anni da quando Peppino Prisco ci ha salutato, due giorni dopo il suo 80° compleanno, dopo una domenica in cui aveva potuto esultare per il ritorno al gol del Fenomeno Ronaldo, che aveva illuminato la trasferta di Brescia insieme a Bobo Vieri.

    Quel giorno se n’è andato uno di noi, il più grande interista di tutti: eppure ogni volta che risuona quel coro, allo stadio e nei nostri cuori nerazzurri, ci ricordiamo che Peppino Prisco è sempre con noi”.

    Tratto da www.inter.it

    Già, proprio oggi, come 23 anni fa se ne andava l’Arcinterista, quello che con una battuta amava ripetere: “A Milano ci sono due squadre: l’Inter, e la Primavera dell’Inter”.

    Così come noi dell’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge amiamo ripetere…. a Magenta? C’E’ SOLO L’INTER

    Battute a parte Peppino Prisco, complice l’impegno assiduo dello storico presidente dell’Inter Club Luciano Cucco, da queste parti era di casa.

    Un rapporto di stima, d’amicizia e di collaborazione cementato negli anni. Anni in cui il rapporto anche grazie all’opera del Centro coordinamento Inter club tra tifoseria e società sul territorio era decisamente più saldo. Eravamo ancora lontani all’idea che i calciatori (non per colpa loro attenzione ma forse più dei loro entourage..) fossero tenuti in naftalina manco fossero delle rockstar.

    E allora capitava che in provincia a Magenta e altrove arrivassero i vari Evar Becca (Evaristo Beccalossi), Spillo Altobelli, Hansi Muller, lo Zio Bergomi, Beppe Baresi, Enrico Cucchi, Massimo Paganin, Davide Fontolan ….. e potremmo andare avanti ancora a lungo….

    Eppoi ovviamente c’era lui l’Avvocato. Che sistematicamente presenziava alla Winter’s Cup organizzata dall’Inter Club Magenta.

    Una creatura di Luciano Cucco, che faceva il paio con il ben più importante e poi diventato storico memorial dedicato ad Enrico Cucchi che si svolge a giugno.

    Un torneo di calcetto che si giocava di solito al Palazzetto dello Sport e che vedeva in campo diverse squadre del settore giovanile della zona e non solo.

    Qui per omaggiare il grande Peppino, pubblichiamo due foto inedite di quegli anni ruggenti. Le istantanee vedono il nostro Avvocato, durante una premiazione al Palazzetto dello Sport e in una seconda presso il Salone della Sacra Famiglia.

    Nelle due immagini ben riconoscibile oltre a Luciano Cucco, il mitico Gian Passoni di Abbiategrasso, altro storico interista animatore e pilastro dell’Inter Club Abbiategrasso Nerazzurra.

    IO HO SERVITO SEMPRE E SOLO L’INTER …

    IL PROGRAMMA DELLA WINTER’S CUP 2025
    MEMORIAL PEPPINO PRISCO

    GIRONE A
    1. MAGENTA
    2. FOLGORE PAVIA
    3. CITTA’ DI COSSATO
    4. SEMPIONE HALF (YELLOW)

    GIRONE B
    1. CASTEGGIO
    2. SAN GIUGLIANO CITY
    3. VIGHIGNOLO
    4. DERTHONA

    GIRONE C
    1. CONCORDIA
    2. ACCADEMIA DELFINO
    3. LOMBARDINA
    4. TREVIGLIESE

    GIRONE D
    1. SEMPIONE HALF (BLUE)
    2. ARCONATESE
    3. CHIAVENNESE
    4. VOLUNTAS BRESCIA

    si giocherà nelle giornate sabato 11, 18 gennaio, le finalissime sabato 25 sempre a Robecco sul Naviglio

    SEGUIRANNO ULTERIORI AGGIORNAMENTI

  • “Adesso basta, Magenta deve tornare a vivere”

    “Adesso basta, Magenta deve tornare a vivere”

    “Magenta deve tornare a vivere, non è concepibile sentire certi discorsi come quelli che mi è capitato di ascoltare in occasione della mancata partecipazione da parte di alcuni negozianti all’acquisto dei filari di Natale”.

    Christian Tomè, è un operatore ormai ben affermato nel settore immobiliare. Il suo è un osservatorio privilegiato sul territorio, essendo titolare di quattro agenzie per il gruppo Professionecasa (Magenta, Corbetta, Abbiategrasso e Cusago).

    “Pur non essendo Magentino mi considero d’adozione essendo in questa città ormai dal 2001. Purtroppo da allora la situazione è cambiata in modo radicale e non vedo segnali di cambiamento in positivo. Il fatto che in via Roma e in tutto il centro di Magenta si faccia fatica a trovare, faccio un esempio banale ma calzante, un negozio di scarpe è lì a dimostrare la desertificazione commerciale che è in atto…”.

    E le parole di Tomè sono lo stato dei fatti. “La via Roma ormai pullula di attività di servizi come la nostra ma i negozi dove sono finiti? Eppure, sarebbe bello tornare ad avere un centro commerciale naturale vivace. Anche per ragioni di sicurezza. Oggi ci sono sempre meno motivi per andare in piazza Liberazione, i grandi brand sono andati altrove. Dico queste cose con grande tristezza e rammarico, ma lo vediamo ogni giorno e soprattutto la viviamo ogni giorno questa situazione….”.

    E’ per queste ragioni che Tomè vede nel Natale un’occasione di possibile e rilancio e di coesione tra gli stessi commercianti. Ma anche qui si è partiti col piede decisamente sbagliato.

    “Beh, lasciatemi dire che sentire che il 75% dei commercianti non ha aderito all’iniziativa è un colpo al cuore. Perché non ci sono ragioni economiche che tengano. Stiamo parlando di neanche 100 euro con Iva con fattura scaricabile ….”.

    Insomma il ragionamento di Tomè, che noi condividiamo alla lettera, è che va bene che la politica deve fare il suo per rilanciare Magenta, ma in primis chi ha un’attività, deve avere più amor proprio per la sua Città.

    “Ripeto, so benissimo che non è un momento semplice. Purtuttavia, io avendo la possibilità di confrontarmi anche con altre piazze e altre dinamiche, devo ammettere che qui a Magenta abbiamo preso una brutta piega”.

    “Innanzi tutto, servirebbe più unità tra i commercianti, maggiore voglia d’intrapresa, in una parola, crederci di più”.

    “Il mio è un semplice pensiero di chi porta la sua esperienza, però, senz’altro con la stasi – conclude l’agente immobiliare Professionecasa – non si va da nessuna parte. Mi auguro davvero che si possa ricreare uno spirito d’identità che faccia rivivere Magenta. Poi certo l’Amministrazione dovrebbe aiutarci maggiormente, magari anche con piccole cose legate al decoro urbano. Perchè senz’altro una città più bella e sicura è anche più attrattiva”.

    Detto questo a ognuno il suo, solo rimboccandosi le maniche, ciascuno per le proprie competenze, Magenta potrà risollevarsi e tornare ad essere quello che era una volta…..

  • I tempi d’oro di ‘Pablito’ e di quel magico Mundial

    I tempi d’oro di ‘Pablito’ e di quel magico Mundial

    Era l’estate del 1982. Chi scrive non aveva ancora compiuto 8 anni, ma come molti di quella generazione deve a Paolo Rossi, Zio Bergomi, Marco Tardelli, Gentile, Spillo Altobelli, il mitico Dino Zoff, il vero e autentico innamoramento con Dea Eupalla, come l’amava chiamare il grande Gianni Brera fu Carlo.

    Di quello squadrone entrato nella leggenda senz’altro Paolo Rossi, per tutti Pablito, fu l’emblema di quel mitico Mundial di Spagna.

    Oggi sono esattamente quattro anni – il 9 Dicembre del 2020 – che Paolo Rossi se ne è andato. Un brutto male se l’è portato via. Non è l’unico purtroppo dei nostri Eroi. In tanti ci hanno lasciato in questi anni. Forse troppi sono andati avanti troppo presto.

    Quasi come fosse uno strano contrappasso rispetto alla fama e alla gloria di chi ha calcato il terreno verde a così alti livelli.

    Ma il caso di Paolo, lasciatecelo raccontare è diverso. Molto diverso. Noi ragazzi degli anni Settanta dobbiamo molto a Lui e a quelli come Lui. Perché certi ricordi te li tieni stretti. Sono lì come un’istantanea pulita pulita che non si cancella mai. Il flash di una Polaroid – tanto per rimanere dentro quell’epoca meravigliosa – senza tempo.

    I goal all’Argentina, la tripletta al Brasile di Zico, Junior e Socrates… la doppietta alla Polonia, l’immensa finale contro gli avversari di sempre , i ‘mangia patate’ (ovviamente senza offesa) della Germania Ovest (esisteva ancora più che mai il Muro…) che ancora una volta s’inchinano agli Azzurri. E poi la grande festa per il terzo titolo mondiale.
    Paolo Rossi icona di un’Italia che non c’è più. Di un’Italia in cui davvero tutti ce la potevano fare.

    Sì, anche lui ragazzo esploso nella Lanerossi Vicenza, poi, colpito (o meglio lambito) dagli ‘anni neri’ del nostro pallone con il calcio scommesse e poi rialzatosi fino alla suprema e imperitura gloria.

    Paolo è stato tutto questo. Metafora dell’Italia del riscatto. Di quella che ti dava sempre una possibilità di rivincita. Questo del resto hanno rappresentato gli anni Ottanta in un Paese che cresceva, dove esisteva l’ascensore sociale e dove tutti, tutto sommato, stavano bene.

    Oggi ricordiamo “Pablito” perché quel nome magico che evoca fantasie ci riporta a quell’album delle figurine custodito gelosamente e riempito fino alla fine con tutti gli eroi di quel Mundial, a quel poster degli Azzurri, che non poteva mancare nella cameretta di un ragazzino di quegli anni, accanto a quello della propria squadra del cuore.

    Un eroe silenzioso che molto ci ha lasciato. Per lui e per noi quegli anni d’oro è come se fossero ieri….

    Lui da vero bomber di razza che segnava gol pesanti in una sola estate ha saputo entrare per sempre nel cuore di milioni d’Italiani. Grazie Pablito.

    F.V.

  • Calcio, serie D. Il Magenta batte il Chievo Verona ed entra nella storia

    Calcio, serie D. Il Magenta batte il Chievo Verona ed entra nella storia

    E’ una vittoria storica quella che oggi si porta a casa il Magenta. Non solo per la caratura dell’avversario, ma ancor di più per la partita messa in campo contro un Chievo Verona che seppur in inferiorità numerica dal 20 esimo del primo tempo, ha lottato fino alla fine e solo un grande Salvato gli ha tolto la possibilità del pareggio.

    Ma andiamo con ordine. Si parte con un Plodari caldo e finalmente pieno di tifosi. Ci sono anche diversi e rumorosi tifosi del Chievo, c’è anche chi – nota di colore – sfida il freddo a petto nudo (poi si ricoprirà nel secondo tempo). Il Magenta risponde con il ‘suo’ Gruppo Storico che sostiene la squadra dal primo all’ultimo minuto, segnando a sua volta, una performance epica ….

    Si parte e il Chievo Verona dà l’impressione di essere più squadra, tant’è che all’undicesimo, con un veloce inserimento in area di rigore Brighenti porta in vantaggio i veronesi. Per le Aquile gara che si presenta tutta in salita. Anche se però la reazione dei padroni di casa non si fa attendere. Lo Monaco va subito vicino al pareggio. Poi al ventesimo l’episodio che cambia l’inerzia della partita.

    A metà campo, dunque, in una situazione di gioco assolutamente ingiustificabile, Dall’Ara fa un entrata violenta a mezz’altezza sull’avversario. Il rosso è inevitabile, tanto più con l’arbitro Rago che è lì a due passi. Nessuno non a caso, nelle fila del Chievo Verona, osa protestare. Un fallo sconsiderato.

    A questo punto il Magenta carica a testa bassa.

    E’ un autentico assedio. Mazzarani il nuovo acquisto arrivato dai brianzoli della Caratese dimostra quanto valgano le sue 400 e rotti presenze nel calcio che conta. Dispensa perle di calcio. Il gioco del Magenta si illumina e le occasioni arrivano a grappoli.

    Prima è il portiere del Chievo Verona Tosi a compiere una parata prodigiosa su colpo di testa di Valmori. Poi ci si mette la traversa a strozzare l’urlo del goal nella gola dei Magentini. La Vigna al 38 esimo fa la barba al palo. Quindi, Mascheroni si mette in proprio, taglia da sinistra a destra il campo e poi mette un tiro a giro a pelo d’erba che esce di un niente.

    Si va negli spogliatoi con il Magenta sotto di una rete ma che ai punti avrebbe meritato abbondantemente di essere in vantaggio.

    Altre note di folclore gialloblù arrivano dai gradoni del Plodari. La più importante il ritorno di una figura pesante nel tifo di casa. Quel Paolo Villa, riconosciuto anche dai tifosi clivensi ( “Il Villa” ha un passato anche nella curva della Juventus ndr) che prima si fa immortalare in un selfie col Sindaco Del Gobbo e poi con la sua voce possente che per intensità sopravanza di gran lunga il volume dei megafoni suona la carica.

    E’ il segnale della riscossa. Così il Magenta in sei minuti la ribalta completamente. Al terzo del primo tempo l’arbitro concede un rigore nettissimo. Gatelli dagli undici metri non sbaglia.
    Il Magenta insiste nel suo forcing, e al decimo minuto arriva il gol di Mascheroni che incrocia perfettamente un traversone arrivato da sinistra. Due a uno e il ‘Plodari’ in estasi esplode letteralmente.

    Il Chievo sbanda pericolosamente e il Magenta insiste. Ma deve guardarsi le spalle perchè la squadra del mitico bomber oggi presidente Pellissier – presente in tribuna – ha i numeri per fare sempre male.

    A questo proposito è clamoroso l’incrocio dei pali colto da Danieli, grazie ad un intervento col braccio di richiamo del numero uno di casa. Qui è il caso di dire davvero: Salvato santo subito !

    Si arriva agli ultimi minuti. Solita girandola di cambi ma soprattutto tre interminabili minuti di recupero.
    Arriva il triplice fischio. Adesso è tutto vero. A Magenta può cominciare la festa.

    Per i ragazzi di mister Lorenzi è il quarto successo, il secondo casalingo a quasi due mesi di distanza dal precedente, per il Chievo Verona ancora nessuna vittoria in trasferta.

    Classifica decisamente più dolce per il Magenta che con i suoi 18 punti ma in virtù di una differenza reti migliore rispetto alla Nuova Sondrio oggi sarebbe fuori dalla zona Play Out.

    Dietro da registrare anche la vittoria dell’Arconatese per due reti e uno sul San Giuliano City, mentre il Club Milano ne prende due in casa dal forte Ospitaletto capolista, finisce in parità tra Crema e Pro Sesto.

    Continua invece il momento molto negativo del Fanfulla sconfitto per 3 a 0 dalla Pro Palazzolo. Perde in casa anche il Ciliverghe per due reti a uno con la Folgore Caratese.

    Dunque, domenica assolutamente positiva per il Magenta che adesso deve guardare alla trasferta di domenica prossima contro il forte Sant’Angelo Lodigiano che con i suoi 29 punti è nelle parte nobili della classifica.

    Ma adesso contano solo questi tre punti sudati e fortemente voluti da tutto l’ambiente gialloblù. Avanti così

    F.V.

    Il tabellino
    Magenta (4-3-3): Salvato, Decio, Brogni, Gatelli, Martinez, Grandinetti, Lo Monaco (16’st Raso), La Vigna, Valmori (16’st Calegari), Mazzarani, Mascheroni (46’st Bossi). All: Lorenzi

    ChievoVerona (4-3-1-2): Tosi, Signorini, Uggè, Dall’Ara, Trillò, Prandini, Paulinho (26’st Medina), Fiorin, De Cerchio (16’st Danieli), Colferai, Brighenti (33’st Romero). All: Allegretti

    Arbitro: Rago di Moliterno

    Reti: 11’pt Brighenti, 3’st Gatelli (rig), 10’st Mascheroni

    Ammoniti: Mazzarani, Decio, Raso

    Espulso al 20’pt Dall’Ara per gioco violento

    Recuperi: 1’pt, 3’st

  • Calcio, serie D. Sale l’attesa per Magenta Chievo Verona

    Calcio, serie D. Sale l’attesa per Magenta Chievo Verona

    La sfida è di quelle storiche e senza voler essere tacciati di blasfemia considerato che va in scena proprio l’8 di dicembre, giorno dedicato alla Santa Madonna Immacolata…. beh ci verrebbe da dire che Magenta Chievo Verona è decisamente una ‘gara della Madonna!’.

    Una partita che racchiude molti significati. Da un lato, il fatto che i gialloblù del Presidente Gianni Cerri incrociano un club che, seppur originario di un piccolo quartiere scaligero, sotto la guida del Presidente Campedelli, è riuscito ad entrare nel gotha del calcio.

    Ma non solo, ci è stato più che degnamente andando a vincere anche su terreni pesantissimi. Alzi la mano chi non si ricorda (a parte gli ‘sbarbati’…) la vittoria ghiacciata (per noi interisti che scriviamo) che il Chievo Verona riuscì ad assestare poco prima di Natale stagione 2001/2022 all’Inter di Hector Cuper con quel diavolo di Luciano che qualche anno dopo sorprendentemente si scoprirà che si chiamava Eriberto (ma questa è un’altra storia)…

    Una compagine che ha giocato la Coppa UEFA contro la Stella Rossa di Belgrado e perchè no nell’anno magnifico per i cuori nerazzurri (anno del Signore 2006 epoca di calciopoli, classifica rivoluzionata a scudetto assegnato come ‘ristoro per i danni subiti’ a chi di dovere *) i Clivensi arrivarono a giocare la coppa dalle grandi orecchie, leggasi, Champions League. Salvo poi uscire contro i bulgari del Levski Sofia.

    La favola finisce con il ritorno in B nel 2019 che si trasforma nell’inizio della caduta. Il club poi non potrà più iscriversi alla serie Cadetta. Finì infatti per affondare per una rateizzazione dei debiti con il fisco ritenuta non in regola dalla Figc siamo nel 2021.

    Da quell’inferno lo fece uscire Sergio Pellissier attaccante e uomo simbolo del fenomeno Chievo Verona.

    10 Maggio 2024 data storica per il redivivo Chievo. Pellissier, già bandiera del Chievo Verona, primatista di presenze in Serie A, con 112 goal, “riconsegna” – insieme a Zanin, ex portiere dello stesso Chievo della favola – il marchio A.C. Chievo Verona nelle mani e nei cuori di quanti lo hanno amato e hanno lottato in questi tre anni per dare vita ad un progetto nuovo e sano: FC Clivense, un progetto calcistico partecipato e condiviso da 800 soci.

    Da lì si riparte e da lì si arriva ad incrociare i nostri gialloblù magentini che dopo una stagione a loro volta storica, quest’anno dopo 63 anni si assenza sono arrivati alla Serie D.

    Ma veniamo al presente. Che dice come per il Magenta al di là del grande fascino e del blasone dell’avversario, quella di domenica 8 dicembre, sarebbe in ogni caso una sfida fondamentale. Perchè il Magenta di mister Lorenzi in piena zona Play Out non può più sbagliare.

    La sconfitta per 3 a 2 al Tritium di Trezzo d’Adda contro il San Giuliano City brucia ancora, ha lasciato tante scorie e soprattutto tanta rabbia.

    Perchè la squadra aveva saputo rialzare la china ed arrivare al pareggio, salvo poi perdere come nella più classica delle beffe. Immaginiamo che nell’undici di Mister Lorenzi ci sia tanta rabbia e tanta voglia di riscatto.

    Bene inutile dire che gli stimoli che arrivano dalla gara di domenica sono tantissimi. Al Magenta e al pubblico che lo accompagnerà al ‘Plodari’ il compito di trasformare questa rabbia, in sano agonismo e in primis in tre punti che da queste parti mancano da tanto, troppo tempo.

    Certo il Chievo Verona dopo un inizio incerto ora si trova a 20 punti all’undicesimo posto in classifica sopravanzando i gialloblù di 5 punti. Ma adesso Magenta in un modo o nell’altro … devi vincere !!!

    F.V.