Autore: Franca Galeazzi

  • Magenta,  inizio col botto per Il Da Vinci Ensemble: copertina di Amadeus tutta per loro

    Magenta, inizio col botto per Il Da Vinci Ensemble: copertina di Amadeus tutta per loro

    Il Da Vinci Ensemble, nato da pochi mesi, è già sotto le luci di una importante ribalta. Non che a tali luci Marcello Miramonti, violinista, Enrico Graziani, violoncellista, e Francesco Granata, pianista, non fossero abituati, dati i loro percorsi artistico-professionali di prim’ordine.

    Di sicuro, però, non è da tutti avere per sé la copertina di novembre del mensile della grande musica ‘Amadeus’, sei pagine dedicate all’interno e la promozione esclusiva del proprio cd di debutto, cui ha fatto seguito la entusiastica presentazione di un brano tratto dallo stesso nel corso della trasmissione ‘Primo movimento’, il 29 novembre, in onda su Rai Radio 3.

    Sembrano essere partiti proprio con il piede giusto i tre giovani talenti, due dei quali, il ‘nostro’ Marcello ed Enrico, sono legati da tempo da rapporti di amicizia e di collaborazione. Un progetto ambizioso il loro: far conoscere al grande pubblico un repertorio poco noto e poco eseguito, ma ricco di opere pregevoli.

    Il Da Vinci Ensemble ha debuttato, infatti, con I due Trii per violino, violoncello e pianoforte, composti nel 1882 e 1883 da Giuseppe Martucci. Nell’Italia della seconda metà del Diciannovesimo secolo l’opera lirica con Verdi, Mascagni e Puccini era dominante, pur non mancando coloro che si dedicavano a comporre musica strumentale. Uno di questi il campano Martucci, che come pianista fu apprezzato da Franz Liszt e come direttore di orchestra stimato sia in Italia sia all’estero.

    Il motivo dell’inconsueta scelta del neonato Da Vinci Ensemble lo spiega Marcello Miramonti, dal 2022 violino di spalla nell’Orchestra Filarmonica di Marsiglia, città di cui si dichiara innamorato. “Ho scoperto Martucci anni fa.
    Avevo suonato in orchestra la sua Prima Sinfonia che mi aveva affascinato per i temi e la sonorità. Con Enrico e Francesco ci siamo proposti di valorizzare la bellezza della letteratura cameristica italiana, contribuire al suo riscatto, eseguendo repertori di vari musicisti. A breve registreremo il Trio e il Quintetto del compositore Franco Alfano per Brilliant Classics”, un’etichetta discografica olandese, specializzata in dischi di musica classica.
    Vi è poi una sottolineatura che i tre giovani hanno a cuore a proposito della loro formazione, “del concetto di ensemble”, ossia, non un trio chiuso, ma un gruppo aperto ad accogliere altri musicisti, creando formazioni allargate, “coinvolgendo i nostri più cari amici e colleghi, come i violinisti Simona Cappabianca, Margherita Miramonti o Ruggero Mastrolorenzi”.

    Ultimo pensiero: il grazie ai loro Maestri. “Senza di lui, non sarei qui col violino in braccio”, afferma Marcello riferendosi a Daniele Gay, storico insegnante del Conservatorio di Milano. “Con Walter Vestidello ho un prezioso rapporto di stima e amicizia, con lui ho preparato tutti i concorsi più impegnativi”, dice Enrico. “Devo moltissimo a Roberto Plano con cui ho studiato negli Stati Uniti”, conclude Francesco.

  • Magenta: “Un colore nel mondo e in tanti mondi”. Di Franca Galeazzi

    Magenta: “Un colore nel mondo e in tanti mondi”. Di Franca Galeazzi

    Il magenta colora il mondo, dando fama alla nostra città più della Battaglia perché, mentre la Storia del Risorgimento italiano non è nota ovunque, il colore che di Magenta porta il nome ha raggiunto tutte, o quasi, le latitudini.

    “Tinta elettrizzante e senza confini che vuole dare un messaggio di spicco … vibra con vigore, sfoggia segnali di forza, è pulsante, incoraggia …”, attingiamo da una pagina web di Pantone, l’azienda statunitense che ha eletto il Viva Magenta colore dell’anno. La qualcosa è motivo di iniziative dedicate a promuovere una città che, pur vicina a Milano, intende mantenere salda la propria identità. A contribuire allo scopo la proposta “Multiverso Magenta. Come Magenta ha colorato il mondo” a cura di Urbanamente e dell’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnologia, Pro Loco e Federchimica AISPEC.

    Per prima cosa, va riconosciuto a Daniela Parmigiani, presidente dell’associazione culturale, il merito di avere dato alle stampe nel dicembre 2022, in tempi non sospetti, insieme a un gruppo di studenti del ‘Quasimodo’ guidati dal compianto professor Sergio Chiodini, il libro ‘Cremisi 1859.

    Il rosso magenta tra mito, storia e realtà’. Per seconda cosa quello di aver raccontato in sintesi attenta e chiara l’origine, la storia, la natura del colore in oggetto a oltre 200 studenti di alcune classi dei licei Artistico ‘Einaudi’, ‘Bramante’, ‘Quasimodo’ e dell’Istituto di grafica CFP Canossa, presenti lo scorso martedì al CinemaTeatroNuovo.

    L’incontro intendeva andare oltre la mera esposizione di notizie e di interessanti, magari curiose, informazioni. “Vorremmo trasmettervi un’importante eredità, siete qui per questo”, ha sottolineato Daniela Parmigiani rivolgendosi alla platea perché, come si legge nel libro citato, “la mia identità non deriva solo dal passato, dall’appartenenza a un gruppo, a un luogo, a una storia condivisa, ma è determinata soprattutto da ciò che farò di questo passato … da come saprò trasformare una lezione della storia in energia creativa per tradurla in forme nuove, appropriate al mio tempo”.

    Ecco lo’ studente’ inglese William Perkin che, impegnato nel laboratorio di casa a ottenere dal catrame il chinino naturale, scopre una molecola “che risulterà poi di grande interesse … una polvere rossastra adatta a tingere i tessuti. La sperimentazione, dunque – ha affermato la relatrice – è fondamentale”. Ecco lo stesso giovane avviare insieme al padre la sua prima startup e chiamare il colore ‘porpora fenicia’, poi ‘malva’. Siamo nel 1856.

    Qualche anno dopo, nel 1859, in Francia, Emmanuel Verguin, direttore di una fabbrica di colori di Lione, grazie a un dipendente che “aveva ficcato il naso nella Perkin&Sons”, produce “un intenso rosso che chiamò fucsina … noto poi col nome di magenta”. Con quel colore si erano tinte bandiere e uniformi militari.

    Nell’incontro di Urbanamente alla più nota definizione del magenta tratta dalla Treccani – “rosso cremisi carico che fa riferimento al colore dei pantaloni degli zuavi francesi che parteciparono alla battaglia”- si sono aggiunte quelle tratte dall’Enciclopedia Britannica, “dove si cita la Battaglia, ma pure il fucsina, il rosa anilina e un rosso scuro”. Questione di sfumature di uno stesso colore, questione di nomi. Una complessità cromatica ‘catalogata’ nel corso del tempo.

    Un altro passaggio interessante dell’intervento della presidente, argomentato anche da Alberto Conti di Ferderchimica Aispec, ha riguardato quanto è derivato dalla produzione dei colori e qui veramente si è aperto un mondo incredibile, ma vero. Grazie agli studi, alla ricerca, all’innovazione, “parole da tenere presente, ragazzi”, si sono compiuti progressi nel campo dell’arte, della fotografia, della farmaceutica, della medicina, si sono prodotti materiali, fibre sintetiche e altro ancora.

    Ad arricchire la mattinata il saluto e l’intervento del sindaco Luca Del Gobbo e dei rappresentati delle realtà che hanno contribuito alla realizzazione e alla riuscita dell’iniziativa che ha colmato di significati un segno grafico, trasformandolo in simbolo, come è appunto quel sole dai raggi vibranti, logo di ‘magenta internationalcolor’, ideato dallo studio di grafica e pubblicità di Gianluigi Recalcati.

  • “Fuori Bookcity Magenta”.  ‘Gli uomini soli’ di Raffaella Nova Santagostino

    “Fuori Bookcity Magenta”. ‘Gli uomini soli’ di Raffaella Nova Santagostino

    Realtà associative, librerie, biblioteca e scrittori locali da tempo impegnati allo scopo non mancano, benché le loro proposte non sempre risultino note alla maggior parte dei cittadini, anzi lo siano solo a quanti non disdegnano di informarsi ricorrendo alla stampa locale, alle locandine e alle pagine facebook che le pubblicizzano.

    Se consideriamo inoltre che l’intera Penisola non eccelle per numero di lettori, l’acquisizione dell’ulteriore appellativo appare utopico, tuttavia, mai disperare.
    Si è svolta venerdì, in Biblioteca, la presentazione de ‘All’ombra del ‘900. Storie di uomini soli’ di Raffaella Nova Santagostino, Edizioni La Memoria del Mondo, primo degli appuntamenti dell’iniziativa culturale Fuori Bookcity Magenta.

    Dopo l’esordio nella narrativa, l’anno passato, con ‘Le donne dimenticate’, l’autrice, magentina di adozione, ci racconta ora di commoventi, dolorose esistenze, trascorse e consumatesi all’ombra di eventi che hanno segnato la Storia del ‘900.

    Protagonisti uomini comuni, non eroi ai quali vengono dedicati monumenti o dai nomi incisi nel bronzo a futura memoria, ma persone qualsiasi. ‘Persone’, appunto.

    Si è soffermata sul termine, Raffaella Santagostino, leggendo le parole della bielorussa Svetlana Aleksievic, Premio Nobel per la Letteratura, messe in esergo: “Io cerco di ridurre la grande storia alle dimensioni della persona … dove sono lacrime e sentimenti” e richiamando gli assunti del pensiero del filosofo francese Emmanuel Mounier, esponente del Personalismo.

    “Volevo fare un omaggio a mio marito – ha spiegato la scrittrice – scrivendo racconti di guerra, ma non ci sono riuscita, perché la guerra vista dagli uomini mi fa paura, ho pensato invece di affrontare quello che succede dopo una guerra”. Quello che succede a un reduce della Guerra di Libia e del primo conflitto mondiale, a un grande invalido, a un giovane che nel secondo difficile dopoguerra emigra in Belgio dove diviene minatore, a un bimbo profugo istriano, a un ragazzo cui una bomba inesplosa maciulla una mano e ad altri ancora, costretti a rinunce, vinti dal pregiudizio sociale, destinati alla solitudine.

    Uomini soli. Ma non certo i soli. Quante le persone segnate senza rimedio nel corpo e nell’animo da un destino simile a quello di Pietro, Vladimiro, Tano, Mino, Tore o degli altri protagonisti del libro? A loro l’omaggio sofferto, appassionato, coinvolgente dell’autrice e del pubblico che l’ha ascoltata attento e commosso nel corso dell’incontro, presentato da Tino Malini, condotto da Maria Luisa Busti, intervallato da brevi pezzi musicali, eseguiti da tre giovani allievi del Liceo Musicale, e da due poesie, una a firma della stessa Santagostino letta da Valeria Valisi e una di Cesare Pavese letta da Davide Cattaneo.

    E per finire un arrivederci, dato che non c’è due senza tre anche per la Nostra. Mentre, a proposito dei futuri appuntamenti di Fuori Bookcity Magenta, con spudorata partigianeria ricordiamo quello con Emanuele Torreggiani e il suo ‘Cado in alto’, che chiuderà il ciclo letterario il 15 dicembre a Casa Giacobbe alle ore 21.

  • Magenta: Carlo Morani e Natalia Tunesi ‘San Martini d’Oro’ 2023- di Franca Galeazzi

    Magenta: Carlo Morani e Natalia Tunesi ‘San Martini d’Oro’ 2023- di Franca Galeazzi

    Dalle ‘pieghe della veste’ alla metà del mantello. Questione di stoffa, vien da dire, e di stoffa, da parecchi anni a questa parte nella scrittura di opere storiche, Natalia Tunesi e Carlo Morani hanno dimostrato di possederne molta.

    A loro la Pro Loco nella persona di Pietro Pierrettori, l’Amministrazione Comunale nella persona di Luca del Gobbo e la Comunità Pastorale nella persona di don Giuseppe Marinoni hanno attribuito il San Martino d’oro 2023. “Una volta ancora abbiamo condiviso la scelta in piena sintonia”, ha riferito il presidente della Pro Loco nell’avviare la cerimonia di conferimento della prestigiosa onorificenza, ieri sera, in Basilica, nel corso del Concerto in onore del Patrono, a cura di Totem. Oltre al sindaco Luca Del Gobbo, a Pierrettori ed alle autorità militari erano presenti anche l’onorevole Umberto Maerna e il consigliere regionale Silvia Scurati.

    Come accade da ben ventiquattro anni, l’atteso evento ha visto buona partecipazione di pubblico e di un nutrito numero di autorità, cui ha regalato la grande emozione della musica grazie all’ottima prestazione dell’Orchestra Città di Magenta, dell’Orchestra Antonio Vivaldi, del Coro San Gregorio Magno, del soprano Anna Delfino e del contralto Giorgia Gazzola diretti dai Maestri Mauro Trombetta ed Ernesto Colombo in brani di Bach, Torelli e Vivaldi.

    In aggiunta, ci auguriamo che abbia regalato loro un salutare sussulto di identità e quel sentirsi parte di una comunità che ha una storia, tradizioni, un passato fatto di vicende e persone da tenere vive nella memoria di ciascuno e di tutti, perché siamo nati e cresciuti da semi di cui non possiamo e non dobbiamo ignorare o dimenticare le radici, pena la minor consapevolezza di noi stessi. “Il che non significa essere vecchi ‘nostalgici’ – ha precisato non senza un pizzico di autoironia Morani -, conoscere la storia mi ha aiutato a sentirmi attrezzato per vivere il presente”.

    A lui e a Natalia Tunesi il Sindaco ha espresso un sincero caloroso ringraziamento per il significativo contributo alla conoscenza della storia della città, di interessanti personaggi che qui hanno vissuto e operato, figure eccezionali che l’hanno “fatta grande”.
    “Uno che ti costruisce ai primi del Novecento una imponente Basilica e non solo, uno che ti restaura l’Assunta … uno che ricostruisce Magenta nel secondo dopoguerra … uomini forti, carismatici che, seppure in momenti storici differenti, hanno coinvolto il popolo in progetti, lo hanno elevato, dato dignità … sono belle pagine, perché belle sono le loro vite; si sono spesi, Magenta ha ricevuto da loro straordinari doni”, ci aveva anticipato Natalia, riferendosi ai tre protagonisti delle opere di cui è autrice insieme a Morani, ovvero, “Le stagioni di un prete. Storia di don Cesare Tragella. Prevosto di Magenta (1852-1934)” pubblicato nell’ottobre del 1993, “Carlo Fontana. Pioniere del socialismo maestro antifascista primo sindaco di Magenta nell’Italia Repubblicana” del novembre del 2016 e “Tra le pieghe della veste. Don Luigi Crespi, parroco di Magenta (1878-1961)” del novembre 2022, senza dimenticare la monografia sul Forno Cooperativo Ambrosiano,“L’albero del pane”, nel 2011, a firma anche di Alessandro Colombo.

    Un sodalizio trentennale e una profonda amicizia. Carlo e Natalia hanno iniziato il loro cammino collaborando in una trasmissione di Radio Magenta, hanno condiviso esperienze presso il Forno Cooperativo ambrosiano, “in occasione di un anniversario di quella realtà, ci era stato chiesto di scrivere una paginetta sul fondatore, don Tragella”.

    Ecco la molla che ha fatto scattare nell’ex-assessore ai Servizi Sociali, con esperienza lavorativa nella cooperazione sociale di matrice cattolica, la voglia di ampliare la conoscenza del personaggio e, a seguire, di altri, perlustrando archivi, a cominciare da quello parrocchiale, catalogato da Ambrogio Cislaghi, quello diocesano, per spaziare quindi in quelli di altre città. Sua soprattutto la instancabile ricerca delle fonti scritte e orali, la ricostruzione dei contesti. “Mi ha trasmesso il gusto del colore locale, il valore della trasmissione delle tradizioni, delle radici”, ha chiosato Natalia.

    A lei il compito prezioso di cucire (per tornare all’elemento stoffa) i documenti, riordinare le carte, spesso sudate, tratteggiare con penna inappuntabile i profili dei protagonisti della nostra storia. “La dimensione locale può essere vista come una porta di accesso alla conoscenza storica. Partire dal territorio può suggerire importanti riflessioni sul passaggio dal vicino al lontano, dal famigliare all’ignoto, dal concreto all’astratto”, ha affermato, sottolineando “la dimensione pedagogica dello studio della storia, di quella locale in particolare per la formazione personale, per il radicamento, per l’integrazione in un determinato contesto sociale”.

    Il San Martino d’oro li ha sorpresi. “Non me lo aspettavo, ma sono riconoscente, per l’apprezzamento del nostro lavoro”, ci ha detto Morani. Sorpresi, ma pure gratificati. “Provo un sentimento di gratitudine per la consapevolezza di riconoscere il valore della narrazione e della trasmissione di realtà del passato, che consentono di creare un ponte con il presente, quindi anche un riconoscimento della scrittura narrativa come momento di ricostruzione di una comunità”. Piace parecchio a loro l’idea che vengano ‘premiati’ i libri, che si guardi al locale invece che al globale. “Mi piace questa controtendenza”, ha osservato la scrittrice, pronta, pare, insieme al proprio sodale a intraprendere un nuova ricerca e scrittura storica che dovrebbe vedere il coinvolgimento di giovani.
    In conclusione, è doveroso rammentare che il primo riconoscimento all’impegno di chi narra di storia locale fu assegnato Alessandro Colombo, ‘San Martino d’oro’ nel 2007.

    Franca Galeazzi

  • Il Proust del mese con la prof. Elena Di Caro

    Il Proust del mese con la prof. Elena Di Caro

    Il tratto principale del suo carattere? Una buona capacità di comunicazione e di entrare rapidamente in sintonia con gli altri.

    La qualità che preferisce in un uomo? Il senso dell’umorismo.

    E in una donna? L’eleganza nei modi e nell’abbigliamento, ma anche il desiderio di essere autonoma e indipendente.

    Il suo principale difetto? Prima parlo e poi penso. Mi sono spesso pentita di non aver taciuto, ma è più forte di me.

    Il suo sogno di felicità? Una casa da cui si veda il mare.

    Il suo rimpianto? Essere stata troppo razionale nelle mie scelte per molti anni, trascurando le emozioni.

    Il giorno più felice della sua vita? La nascita dei miei figli.

    E il più infelice? La morte improvvisa di mia madre quando avevo 23 anni.

    L’ultima volta che ha pianto? Quando sono andata in pensione e mi sono resa conto che non tutto si può controllare con la razionalità.

    La sua occupazione preferita? Leggere, scrivere, parlare … in una parola insegnare.

    Materia scolastica preferita? Italiano e Filosofia.

    Autori preferiti? I romanzieri francesi e russi dell’800.

    Libro preferito? ‘Madame Bovary’ di Flaubert.

    Attore e attrice preferiti? Robin Williams e Meryl Streep.

    Film cult? ‘Delitto perfetto’di Hitchcock (la creazione della suspense in questo film era il tema della mia tesi di laurea).

    La canzone che canta sotto la doccia? Non canto: è l’unico momento in cui mi costringo a non aprir bocca.

    Colore preferito? Rosso.

    Fiore preferito? Fiori di zucca (fritti con l’acciughina…).

    Città preferita? Se devo sceglierne una, dico Siracusa, ma ogni luogo può essere bello, dipende dalla compagnia.

    Personaggio storico più ammirato? Muzio Scevola per il coraggio di ammettere la propria colpa e di autopunirsi.

    Personaggio politico più detestato? Tutti i radical-chic.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Saper suonare uno strumento musicale.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Da ragazza non mi piaceva quasi niente di me. Ero l’esatto contrario dei modelli di riferimento di allora. Oggi ho imparato ad accettare il mio fisico e persino a piacermi.

    Stato d’animo attuale? Interlocutorio su alcuni miei progetti di vita, ma consapevole del tempo che passa e che intendo vivere appieno, per quanto mi sarà concesso.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? Con gli anni ho imparato ad essere meno intransigente con le debolezze umane.

    Come vorrebbe morire? All’improvviso, ma soprattutto vorrei che la morte mi trovasse viva.

    Il suo motto? “Niente se mi considero, molto se mi confronto”. Ho scoperto che è una frase di Sant’Agostino, ma in realtà l’ho sempre vista scritta in un quadretto, appeso in casa dei miei genitori, senza capire per anni la profonda verità che celava.

    Sogno nel cassetto? Scrivere un libro.

  • Un futuro nella ristorazione con la Fondazione Enac – C.F.P. Canossa

    Un futuro nella ristorazione con la Fondazione Enac – C.F.P. Canossa

    E’ stato presentato lunedì 16 ottobre presso l’Istituto di via san Biagio. Un’opportunità interessante che prospetta future possibilità di impiego.

    E non si tratta del classico cameriere o barista, ma “di una nuova figura professionale, già esperita altrove, in linea con la tendenza del mercato”, ha puntualizzato Elisabetta Valsecchi, Direttore generale della Fondazione.

    “Ci collocheremo, infatti, in un settore in continua crescita che richiede innovazione e creatività”, ha proseguito la stessa, anticipando inoltre la futura intenzione “di una reciproca contaminazione fra i corsi presenti in sede, a partire già dal secondo anno, al fine di raggiungere l’obiettivo dell’avvio di una scuola impresa nel settore del catering”.
    Insomma, si guarda avanti per ampliare l’orizzonte lavorativo dei giovani del territorio e, nel medesimo tempo, si pensa all’oggi, cioè alla necessità di fornir loro ogni sorta di competenza necessaria, come declinato nel depliant illustrativo della recente proposta, per “servire in sala e al bar, collaborare nei ristoranti con il maitre e preparare gli ambienti, partecipare nei bar alla gestione e all’organizzazione dell’attività, saper orientare il cliente nelle scelte di menu e bevande, conoscere l’abbinamento dei vini ai piatti, imparare a preparare e servire cocktail e ogni tipo di bevanda, effettuare il servizio in pranzi e banchetti, predisporre semplici menu da bar”. Ma non solo questo.

    “Miriamo a una formazione a tutto tondo della persona”, ha affermato Angelo Maraschiello, autore dell’articolata ricerca che sta a monte della scelta del nuovo percorso professionale. Si sono valutati dati economici e demografici, analizzati bisogni e potenziale di questo territorio, ascoltati imprenditori per giungere “a una proposta che è coerente con l’offerta: non andiamo a preparare possibili disoccupati”, ha aggiunto l’esperto di sistemi formativi, completando il proprio intervento con la sottolineature delle competenze imprescindibili per una formazione qualificata e qualificante.

    “Il ragazzo dovrà essere imprenditore di se stesso, capace di lavorare in team e di gestire le relazioni, curioso e aperto alle novità, pronto a risolvere i problemi e a viverli come stimolo al miglioramento”.
    Presenti all’incontro genitori, amministratori locali, tra cui i sindaci Luca Del Gobbo e Marina Roma, esponenti del mondo del commercio.

    A fare gli onori di casa è stata Madre Anna, presidente della Fondazione Enac e superiora dell’Istituto Canossiano, insieme a Laura Pizzotii, responsabile di sede e formatrice. La mattinata si è conclusa con un superbo aperitivo allestito dagli allievi panificatori e pasticceri, cui Betti Cislaghi ha offerto il proprio accurato contributo.

  • Il Proust del mese con la partigiana Nadia Scioscia

    Il Proust del mese con la partigiana Nadia Scioscia

    Il tratto principale del suo carattere?
    Gentilezza e buona capacità di ascolto.

    La qualità che preferisce in un uomo?
    Tenerezza, ironia, lealtà.

    E in una donna?
    Tenacia, dolcezza, ironia, lealtà.

    Il suo principale difetto?
    L’esitazione e la difficoltà di orientamento (riesco a perdermi ovunque).

    Il suo sogno di felicità?
    Leggere e dipingere vicino al mare.

    Il suo rimpianto?
    Non aver frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia delle belle Arti.

    Il giorno più felice della sua vita?
    Quando è nata mia figlia.

    E il più infelice ?
    Quando è morto mio padre.

    L’ultima volta che ha pianto?
    Qualche settimana fa.

    La sua occupazione preferita?
    Dipingere, leggere, coltivare fiori.

    Materia scolastica preferita?
    Arte, letteratura, storia.

    Autori preferiti?
    Cesare Pavese, Ernest Hemingway, Andrea Camilleri, Gianni Rodari, Erri De Luca, Matilde Asensi, Marguerite Yourcenar, Svetlana Aleksievic, Bianca Pitzorno, Erminia Dell’Oro …

    Libro preferito?
    Non può essere uno solo, ve ne sono vari, anche oltre che a questi indicati: La luna e i falò, Per chi suona la campana, La concessione del telefono, Filastrocche in cielo e in terra, Solo andata, L’ultimo Catone, Memorie di Adriano, La guerra non ha il volto di donna, L’incredibile storia di Lavinia, Asmara addio …

    Attore e attrice preferiti?
    Massimo Troisi, Anna Magnani, Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Robert De Niro.

    Film cult?
    Ricomincio da tre di Troisi, Roma città aperta di Rossellini.

    La canzone che canta sotto la doccia?
    Di solito non canto, però potrei cantare Voglio una vita spericolata, Buonanotte fiorellino.

    Colore preferito?
    Viola, turchese nelle varie sfumature.

    Fiore preferito?
    Viola mammola, ibisco, orchidea, rosa.

    Città preferita?
    Napoli, Roma …

    Personaggio storico più ammirato?
    Garibaldi, le 21 Donne della Costituente, in particolare Teresa Mattei.

    Personaggio politico più detestato?
    Mussolini, Hitler, La Russa, Salvini e tutta la loro combriccola …

    Il dono di natura che vorrebbe avere?
    Maggiore sicurezza e capacità di orientamento.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe?
    La statura (almeno 15 cm. in più) e le spalle (le vorrei meno ampie).

    Stato d’animo attuale?
    Discreta serenità.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza?
    Essere in ritardo, dimenticare una ricorrenza, fare gaffe, rispondere male se si è preoccupati per qualcosa …

    Come vorrebbe morire?
    Nel sonno, senza soffrire.

    Il suo motto?
    Ora e sempre Resistenza.

  • Il Proust di Settembre con il nostro Emanuele Torreggiani: E.T

    Il Proust di Settembre con il nostro Emanuele Torreggiani: E.T

    Il ‘nostro’ ET, che ci teniamo ben stretto nella squadra di TN, di cui è stato appena dato alle stampe ‘Cado in alto. Analogie da voce giunta’, Collana Bagliori AGA Editrice. Leggetelo tutto d’un fiato, non ve ne pentirete.

    Il tratto principale del suo carattere?
    Indisciplinato.

    La qualità che preferisce in un uomo?
    Il linguaggio.

    E in una donna?
    Il linguaggio.

    Il suo principale difetto?
    Misantropia.

    Il suo sogno di felicità?
    Andare per autogrill, bettole, osterie, guardare gli avventori cristallizzati nel silenzio.

    Il suo rimpianto?
    Tutta la mia vita.

    Il giorno più felice della sua vita?
    Non lo so.

    E il più infelice?
    La morte di mia moglie, Giovanna.

    L’ultima volta che ha pianto?
    Spesso, guardando i lunghi tramonti traversati dal vento.

    La sua occupazione preferita?
    Conversare fumando in libertà e bere del franciacorta.

    Materia scolastica preferita?
    Latino, Matematica, Letteratura.

    Autori preferiti?
    Nel ‘900 Thomas Mann a pari merito con Marguerite Yourcenar, T.S. Eliot, Erza Pound, Giuseppe Ungaretti.

    Libro preferito?
    Nel ‘900 Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, Vita e destino di Vasilij Grossmann, Pietro il Lettone di Georges Simenon, Dissipatio H.G. di Guido Morselli…

    Attore e attrice preferiti?
    Marlon Brando, Romy Schneider.

    Film cult?
    Il cacciatore di Michael Cimino.

    La canzone che canta sotto la doccia?
    Ascolto sempre un brano di Ennio Morricone, “Chi mai”…

    Colore preferito?
    Verde cupo.

    Fiore preferito?
    Ortensia.

    Città preferita?
    Roma.

    Personaggio storico più ammirato?
    Gesù Cristo.

    Personaggio politico più detestato?
    Non detesto nessuno, mi sono indifferenti.

    Il dono di natura che vorrebbe avere?
    Ho già così tanto: sono ancora vivo …

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe?
    La miopia.

    Stato d’animo attuale?
    Che ci faccio qui?

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza?
    Indulgente con le colpe tutte, intransigente con l’omissione …

    Come vorrebbe morire?
    Perdonato da Dio.

    Il suo motto?
    Se puoi aiuta.

  • Il Proust di questa calda estate con Laura Invernizzi – A cura di Franca Galeazzi

    Dopo l’esperienza più che decennale a Radio Magenta, dalla fine del 2019 si occupa di Podcasting. Consigliere Pro Loco, collabora al sito ‘Magenta Nostra’di cui cura anche l’omonimo podcast dedicato alla storia locale, riprendendo i testi di Alessandro Colombo.

    Il tratto principale del suo carattere?
    Pensare fuori dagli schemi/precorrere i tempi (da qui la stranezza che mi viene attribuita).

    La qualità che preferisce in un uomo?
    Affidabilità.

    E in una donna?
    Sorellanza.

    Il suo principale difetto?
    Propensione alla sindrome dell’impostore.

    Il suo sogno di felicità?
    Vivere serenamente (e senza ansie).

    Il suo rimpianto?
    Aver tenuto oggetti placcati sulla mensola degli argenti (cit.).

    Il giorno più felice della sua vita?
    Cerco di vedere la felicità nelle faccende quotidiane.

    E il più infelice?
    Quello della scoperta della malattia terminale di mio padre.

    L’ultima volta che ha pianto?
    Mi commuovo spesso, ma capita che pianga per rabbia e frustrazione.

    La sua occupazione preferita?
    Binge watcing (ma è necessario per il mio podcast).

    Materie scolastiche preferite?
    Italiano e Storia dell’Arte.

    Autori preferiti?
    Emily Dickinson, Antonia Pozzi, Yoshimoto Babana, le “scrittrici seriali” (Tess Gerritsen, Katy Reichs, Patricia Cornwell), Antonio Manzini, Marco Malvaldi.

    Libro preferito?
    ‘Orgoglio e pregiudizio’.

    Attore e attrice preferiti?
    Nessuno in particolare, alcuni legati a ruoli interpretati: Maggie Smith (Downton Abbey), Idris Elba (Luther),Titus Welliver (Bosch).

    Film cult?
    Guardo pochi film, ma sicuramente quello che ho visto più volte – e citato spesso – è ‘Il favoloso mondo di Amelie’.

    La canzone che canta sotto la doccia?
    In questo periodo ‘Alfonso’ (Levante) e ‘Margherita’(Zibba).

    Colore preferito?
    Nero.

    Fiore preferito?
    Ortensia.

    Città preferita?
    Quelle in cui mi fermerei a lungo: Parigi, Millerton (New York), Magenta, Gotland, Kyoto.

    Personaggio storico più ammirato?
    Ammiro chi si impegna prestando il proprio tempo in modo volontario.

    Personaggio politico più detestato?
    Hitler.

    Il dono di natura che vorrebbe avere?
    Imparare con facilità le lingue.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe?
    Qualche diottria in più non guasterebbe.

    Stato d’animo attuale?
    Sereno variabile.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza?
    Peccati di gola.

    Come vorrebbe morire?
    Con un certo preavviso così da poter salutare le persone care.

    Il suo motto?
    “Impara da ieri, vivi l’oggi, spera per domani”.

  • Magenta, esclusiva TN: la doc Mengoni timbra l’ultimo cartellino e va in pensione. Ma non finisce qui….

    La scelta di lasciare il lavoro all’ospedale l’ha fatta a malincuore, Elisabetta Mengoni, medico oculista specialista ambulatoriale, dal 1992 al nostro ‘Fornaroli’, da lei considerato una seconda casa.

    MAGENTA – Ma nella vita di ognuno giunge un momento in cui una serie di circostanze si presentano e costringono, tanto per ricorrere alla strausata immagine della bilancia, a soppesarle. Mediti, ripensi, consideri pro e contro e poi arrivi alla decisione. Lei ha messo su un piatto la passione per la professione con la particolare attenzione alla prevenzione e il costante impegno per il buon funzionamento del servizio medico territoriale, sulla cui importanza l’esperienza della pandemia ha aperto gli occhi persino ai più miopi (scrivendo di un’oculista ci è parso appropriato l’uso metaforico di tale espressione!). Sull’altro piatto ha messo i cambiamenti in ambito sanitario, non sempre migliori rispetto al passato, che il volgere del tempo ha portato con sé, quali la generale riduzione degli organici, l’attuale carenza di medici oculisti, tanto per citarne solo un paio.

    Poi c’è da considerare la nascita, sette mesi fa, della nipotina di cui prendersi cura “perché essere nonna è bello”, e un marito neo pensionato, lui pure, dal primo di giugno. E se i piatti rasentavano l’equilibrio, su quello dei pro Elisabetta Mengoni, alleggerendosi un poco il cuore, ha aggiunto il proseguimento della libera professione presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia di Magenta diretto dal dottor Andrea Rocchitelli, cui si è dedicata fin dal principio del proprio percorso lavorativo.
    “Mi ricordo che condividevo lo studio con altri tre medici. Avevo un paziente al mese”, racconta, pensando con particolare riconoscenza ai primi che le si sono affidati, “che hanno creduto in me, facendomi acquisire sicurezza”. I suoi pazienti sono via via aumentati fino a diventare assai numerosi. Li sa ascoltare, si occupa della loro presa in carico. Cioè, li segue. “Non avrei potuto svolgere una professione diversa, mi piace la vicinanza alla persona”.

    Da piccola – vi è traccia in un pensierino scritto alle Elementari – avrebbe voluto fare “la dottoressa dei bambini”. Poi, crescendo, era attratta dallo studio delle Lingue orientali, alla Ca’ Foscari, in quel di Venezia. Idea affascinante. Però, sono state le parole di un amico circa la poca convenienza per una donna a intraprendere la professione di medico, “perché troppo impegnativa se poi ti sposi … hai figli , famiglia etc etc” (roba che abbiamo udito in molte), a provocarle lo scatto femminista: sarò medico. A distanza di anni le vien quasi da ringraziarlo: “Non avrei potuto compiere scelta migliore per me: medico e oculista”. Positiva è stata anche l’opzione Università degli Studi di Pavia, dove non solo si è laureata e specializzata, ma ha anche incontrato Flavio, che ha seguito a Magenta, per amore, così si dice e cosi è stato.

    Col camice bianco la nostra dottoressa ha iniziato nel 1986: sostituzioni di colleghi, periodi lavorativi in Piemonte, a Vigevano e quindi l’assunzione presso il nosocomio di via Donatori del sangue. “Ed era un vanto per me dire lavoro all’Ospedale di Magenta”. Il termine ‘vanto’ ben si addice pure all’ambulatorio di oftalmologia pediatrica da lei stessa avviato al ‘Fornaroli’. “Ho sempre creduto molto nella prevenzione e nella cura nella più tenera età”, afferma. Rilevare precocemente patologie e difetti dell’apparato visivo significa “evitare problemi di ipovisione per i pazienti adulti, molti dei quali hanno ‘occhi pigri’ perché non sono stati curati a tempo debito”. Prevenire significa, in aggiunta, operare a favore del contenimento della spesa sociale. Sempre per rimanere nel campo della prevenzione: Elisabetta Mengoni ha partecipato, con la collega Luciana Parola, ex direttore della Pediatria magentina, e con professionisti di altre Aziende Ospedaliere, alla stesura del protocollo, richiesto e, quindi, adottato da Regione Lombardia, sul riflesso rosso del fondo dell’occhio del neonato.

    “Si tratta di esame importate – spiega – che oggi si esegue in tutti i punti nascita lombardi per diagnosticare velocemente patologie congenite, tra cui la cataratta”. Altro incarico significativo da lei ricoperto è quello di presidente del Goal (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi), di cui è stata una dei fondatori. “Organizziamo convegni, giornate di studio sempre con un occhio alla medicina territoriale che è fondamentale”. Interesse per il singolo e interesse per la comunità le appartengono entrambi. Da qui anche l’impegno politico che la vede in Consiglio comunale nelle fila del Pd per la terza volta: in maggiorana con il Sindaco Invernizzi, all’opposizione con Calati e Del Gobbo. Puntuale, garbata. Che non è da tutti.
    Come non lo è riprendere dopo un po’ di anni lo studio serio del pianoforte, iniziato a 6, e diplomarsi al Conservatorio, a 45 . Ecco un’altra grande passione: la musica che è rigore ed emozione … le note di Brahms, Chopin, Bach. E non finisce qui. C’è la condivisione delle passioni del marito da mettere in conto: tour in moto, sci, golf e l’amore per il mare, per lei, in primis, quello della sua Cervia, “anche se ormai mi considero romagnola solo per metà, l’altra è lombarda”.

    Franca Galeazzi