Autore: Franca Galeazzi

  • Luca Attanasio, una verità scomoda ancora da descrivere

    Luca Attanasio, una verità scomoda ancora da descrivere

    Le parole verranno dopo. Inizia con la proiezione di un filmato l’incontro, voluto da ANPI Magenta, per riflettere e interrogarsi sulla vicenda dell’ambasciatore Luca Attanasio, assassinato in Congo nel febbraio ’21.
    Davanti agli occhi dei numerosi presenti all’Ideal, il pomeriggio della scorsa domenica, si snoda una sequenza di immagini di luoghi di miseria – per le condizioni di sfruttamento cui è sottoposta la popolazione, i bambini in particolare – miseria dovuta – un paradosso – alla ricchezza di miniere di oro, diamanti e coltan (minerale importante per l’industria tecnologica) presenti nella regione Nord Kivu, teatro di annosi conflitti fra chi vuole impossessarsene, di lotte fra vari gruppi ribelli, tra cui l’M23 sostenuto dal Rwanda, e i soldati della Repubblica Democratica del Congo. Conflitti che la missione delle Nazioni Unite non riesce a impedire. A colonna sonora un brano cantato da Miriam Makeba.

    Poi la musica ispirata a e da quelle immagini proseguirà con le note eseguite al piano elettrico dalla musicista Eugenia Canale. Note che, a intervalli, scandiranno lo svolgersi dell’appuntamento con Salvatore Attanasio, padre del giovane diplomatico italiano.

    Ora veniamo alle parole. Dapprima quelle, sempre attraverso un video, di Renato Varriale, Direttore Generale per risorse e innovazione del MAECI, e del padre saveriano Pietro Rinaldi, che fu missionario nella Rdc. Entrambi conobbero bene Luca Attanasio. Il primo ne ricorda la significativa carriera diplomatica e il particolare impegno per la cooperazione internazionale; il secondo la grande umanità, la generosità, l’aiuto concreto portato ai più bisognosi, ai più deboli, soprattutto ai tanti minori abbandonati e indifesi.

    Quindi a parlare è il papà. Occhi chiari, un viso dall’espressione pacata, ma non arrendevole, avvia il proprio intervento con la sintesi di quanto accade quel 22 febbraio.

    “Non si è trattato di un fallito tentativo di rapimento a scopo di riscatto come si scrisse sui giornali allora, ma – asserisce – in seguito a indagini, svolte in forma privata dai nostri avvocati, sono emerse prove che si è trattato di una vera esecuzione … aspettavano Luca, quello che non conosciamo ancora sono il movente e i mandanti. Mio figlio era una persona che con il suo stile evidentemente aveva creato qualche squilibrio”. Lo affermerà più avanti, Salvatore Attanasio, ricordando quanto detto da amici congolesi: “Luca è arrivato in Congo e ha guardato il Congo con occhiali congolesi, non occidentali”.
    I Ros inviati nello Stato africano non poterono recarsi nella zona della tragedia, ritenuta pericolosa, perché non venne loro data protezione né dalle NU né dalle autorità congolesi. Non poterono raccogliere testimonianza alcuna da parte degli abitanti del luogo, non poterono vedere la jeep, nulla.

    “E già questa cosa non quadra. Ci si è basati solo – continua il relatore – sulle testimonianze dei due funzionari del World Food Programme, di cui uno italiano, essi pure sul convoglio. A loro carico l’accusa della Procura di Roma “di omicidio colposo per aver falsificato il documento di viaggio”. Avevano omesso di adempiere ai doveri imposti dai protocolli di sicurezza dell’Onu e dello Programma stesso. Il nome dell’ambasciatore e del carabiniere Vittorio Iacovacci non furono comunicati, “quindi niente autoblindata, né scorta in testa e in coda al convoglio”.
    Perché non fu data la protezione dovuta? “Questo speravo potesse emergere dal processo che si sarebbe dovuto svolgere a Roma”, asserisce Attanasio. Ma l’aver accettato da parte del nostro Ministero degli Esteri, quale “prassi”, la richiesta di immunità diplomatica per i due funzionari immediatamente avanzata dall’ONU e non averne, invece, preteso la revoca, “ha portato il Gup a pronunciare la sentenza di non luogo a procedere per difetto di giurisdizione … né la Procura di Roma ha fatto poi l’annunciato ricorso”.

    Perché lo Stato, come scritto dal giudice a chiare lettere nella motivazione della sentenza, l’unico che avrebbe potuto richiedere la revoca dell’immunità presso le NU, non lo ha fatto? Perché si è comportato così? Perché non ha difeso ‘due uomini di Stato’? Ecco le domande cui Salvatore Attanasio vuole trovare risposta.

    “E’ una questione etica. Non si voleva aprire una questione con le Nazioni Unite, ma l’immunità diplomatica non può essere il lasciapassare per qualsiasi misfatto, per i marò non fu così. Ciò rivela tutta la debolezza di Roma nel contesto internazionale”, stigmatizza.

    “Perché coprire un triplice omicidio? (insieme all’Ambasciatore e al carabiniere fu ucciso anche l’autista congolese ndr) Cosa si deve nascondere? Porteremo avanti la nostra battaglia di civiltà – conclude – quanto accaduto non rende onore al Paese che Luca e Iacovacci hanno onorato. I tanti politici incontrati mi hanno promesso tutti di ricercare la verità, ma come la cerchi con il silenzio?”. All’incontro, coordinato da Domenico Cuzzocrea e Elisabetta Bozzi di Anpi Magenta, è intervenuta l’assessore Maria Rosa Cuciniello.

    Franca Galeazzi

  • Magenta, Scuola. Celebrato l’Erasmus Day al Liceo Scientifico ‘Donato Bramante’

    Magenta, Scuola. Celebrato l’Erasmus Day al Liceo Scientifico ‘Donato Bramante’

    ‘Erasmusdays’. Giornate Erasmus di ‘disseminazione’ e ‘valorizzazione’ dei progetti realizzati. Dal 14 al 19 ottobre più di diecimila eventi in tutta Europa compreso il nostro territorio nazionale.

    “Oltre 12milioni di persone hanno avuto la possibilità di studiare, crescere, formarsi in Europa”, ha sottolineato la coordinatrice dell’Agenzia Nazionale italiana Erasmus, Sara Pagliai – vestita con i colori dell’Ucraina – nel salutare attraverso un video gli studenti e il personale scolastico docente e non che hanno fruito dei vantaggi conseguenti all’assegnazione di un accreditamento Erasmus.

    Un accreditamento pluriennale è stato ottenuto nell’anno scolastico ’22-’23 dal Liceo ‘Donato Bramante’, grazie alle proposte presentate dalla prof.ssa Daniela Invernizzi e dai colleghi dell’Erasmus Team di cui è coordinatrice. Cosi, nel pomeriggio dello scorso lunedì, presso l’aula magna dell’Istituto si è celebrato il primo Erasmusday cittadino.
    Soddisfatto e grato per quanto realizzato con finanziamento Erasmus, il dirigente scolastico Felice Cimmino ha ribadito la valenza di questo passo concreto, “di questa prima pietra” verso l’ internazionalizzazione dell’Istituto. “Si aprono prospettive importanti, dobbiamo alimentare la fiamma che si è accesa lo scorso anno. Dobbiamo segnalare alla comunità scolastica le opportunità che la nostra Scuola offre”.

    A informare la platea dei docenti su “cosa è” un accreditamento Erasmus, i passi necessari per ottenerlo, i vantaggi e i benefici che offre, i cambiamenti e i risultati che procura, è stata Alessandra Antonini, formatrice in euro progettazioni. “Ottenere un accreditamento rappresenta un traguardo importante, è un’asse considerevole dell’attività formativa di una scuola … è fondamentale rafforzare la dimensione europea dell’insegnamento. Attraverso il confronto, la collaborazione fra istituti, docenti, studenti di altri Paesi si promuove la conoscenza vuoi del patrimonio comune vuoi delle diversità europee … e soprattutto si favorisce la crescita dell’identità europea … che va difesa”.

    Quindi è stata la volta di Massimiliano Luppi, docente di Scienze membro dell’Erasmus Team, che ha ripercorso le fasi del Project Rivers con la proiezione di foto e video e il commento di tre ex alunni. “Un lavoro focalizzato sulla sostenibilità ambientale”, che ha coinvolto l’ex V G del Liceo e un gruppo di studenti spagnoli di Los Montesinos. A seguire testimonianze e documentazione visiva di altre esperienze: per Alyssa ed Elisa mobilità in uscita a lungo termine, quasi due mesi, in Spagna ad Almoradì, anche per Sofia mobiiltà lunga nella Germania centro-occidentale, presso una famiglia e una scuola di Kassel. Per tutte loro un’occasione per crescere, creare legami di amicizia, divenire più autonome, migliorare la conoscenza e l’uso della lingua Inglese, aprirsi a nuove prospettive accademiche e professionali.
    Un’esperienza “di vita arricchente … da ripetere” è stata per Emiliana Gornati, assistente amministrativa, la settimana trascorsa a Dublino dove ha frequentato un corso di lingua Inglese, presso l’Atlas Language School, Istituto privato convenzionato con Erasmus.

    In coda le testimonianze di alcuni insegnanti a cominciare da Stefania Cattanei, docente di Inglese, protagonista di un soggiorno estivo di mobilità a breve termine, lei pure a Dublino presso l’Atlas School, dove ha partecipato a un corso di metodologia. “Sono tornata con idee per nuove attività, nate dal confronto con altri docenti europei, ma ho anche rafforzato la mia motivazione all’insegnamento” ha commentato.

    Poi di nuovo Luppi, stavolta a ricordare le due docenti tedesche della scuola di Kassel in job shadowing al ‘Bramante’ per tre giorni lo scorso febbraio. “Si trattava di due insegnanti in formazione che hanno seguito le nostre lezioni di Scienze in lingua Inglese”. A concludere Eleonora Preti, docente di Lettere, e Jacopo Guastalla, professore di Filosofia, che hanno dato conto della propria prova in job shadowing presso il Willemsgymnasiun della sopra citata città tedesca. “Un’esperienza molto formativa, utile per mettere a confronto in modo diretto il sistema scolastico italiano e quello tedesco, per considerare i punti di contatto e le differenze significative … durante le ore di lezione i giovani tedeschi godono di maggior autonomia e maggior responsabilità. I colleghi tedeschi possono insegnare più di una disciplina” ha osservato la docente. “Di contro c’è una selezione dei ragazzi per l’accesso al Gymsasium già a partire dai dieci anni. Gli insegnanti sono molto legati al libro di testo e non mi è sembrata garantita la libertà di insegnamento, il programma cui attenersi è rigido”.

    Per tirare le fila. Il parere condiviso è :”L’esperienza all’estero è da fare, ripetere e consigliare!!!”. A riprova, nel mese di marzo 2025, mobilità in uscita per dieci ragazzi a Lipsia, a ritrovare i coetanei ospitati un anno prima. La disseminazione è avvenuta, ora l’auspicio è che “i progetti al ‘Bramante’ crescano e vedano il coinvolgimento di un numero di docenti e allievi sempre maggiore”, ha chiosato il professor Cimmino.

    Franca Galeazzi

  • Il Proust di Ottobre con Tiziana Macchi. A cura di Franca Galeazzi

    Il Proust di Ottobre con Tiziana Macchi. A cura di Franca Galeazzi

    Assai attiva nel mondo associativo, è impegnata nell’ Associazione Donatori Midollo Osseo, da tempo è membro del Consiglio direttivo della Pro Loco e ora è presidente de Le Stelle di Lorenzo, “la cui missione è bellissima … chiediamo ai bambini di sognare, cioè esaudiamo i desideri dei piccoli pazienti sottoposti a prolungate cure mediche, arricchendone l’esperienza con speranza, passione e divertimento”.

    Il tratto principale del suo carattere? L’accoglienza.

    La qualità che preferisce in un uomo? Mi piacciono le persone che non giudicano, che non hanno idee preconcette nei confronti del prossimo.

    E in una donna? Come sopra.

    Il suo principale difetto? La disponibilità … che non è propriamente un difetto, anzi … ma io eccedo.

    Il suo sogno di felicità? Io sono felice.

    Il suo rimpianto? Un cortile.

    Il giorno più felice della sua vita? Il 12 febbraio 1955.

    E il più infelice? Deve ancora arrivare.

    L’ultima volta che ha pianto? Un paio di domeniche fa.

    La sua occupazione preferita? Lavorare.

    Materia scolastica preferita? Filosofia e Modellato (disciplina artistica ndr).

    Autori preferiti? Eddy Seferian.

    Libro preferito? ‘ La grande opera’ di Seferian.

    Attore e attrice preferiti? Antonio Albanese e Meryl Streep.

    Film cult? ‘Pretty woman’.

    La canzone che canta sotto la doccia? Non canto, sono stonata.

    Colore preferito? Il blu.

    Fiore preferito? La viola.

    Città preferita? Istanbul.

    Personaggio storico più ammirato? Cleopatra.

    Personaggio politico più detestato?… tutti.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Essere intonata.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Niente.

    Stato d’animo attuale? Consapevole.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? … colpe?

    Come vorrebbe morire? Non si muore mai davvero.

    Il suo motto? “Vivi e lascia vivere”.

    Franca Galeazzi

    (*nella foto Tiziana Macchi la prima da sx in un’iniziativa a Barlassina)

  • Il Proust di Settembre con Susanna Alliata

    Il Proust di Settembre con Susanna Alliata

    Giovane brillante professionista, laureata in Legge e abilitata all’esercizio della professione di mediatore. Prima esperienza lavorativa in un’agenzia immobiliare, quando ancora era studentessa, e già era segnata la strada che l’ha portata a inaugurare nel gennaio del 2023, insieme al socio Luca Zinellu, dopo pregressa esperienza, una nuova realtà nel settore immobiliare con sede in piazza Liberazione.

    Il tratto principale del suo carattere? L’empatia.

    La qualità che preferisce in un uomo? La dolcezza.

    E in una donna? Lo stesso.

    Il suo principale difetto? A volte sono lunatica.

    Il suo sogno di felicità? Non lo dico altrimenti non si avvera.

    Il suo rimpianto? Non credo di averne molti, comunque non mi vengono in mente.

    Il giorno più felice della sua vita? Ce ne sono stati tantissimi, ma spero che il più bello debba ancora arrivare.

    E il più infelice? Quando ho perso le persone a me care.

    L’ultima volta che ha pianto? Non fatico a commuovermi, quindi non capita raramente.

    La sua occupazione preferita? Amo il mio lavoro, che è la mia più grande passione. Amo stare con le persone a cui tengo e anche viaggiare.

    Materia scolastica preferita? Letteratura.

    Autori preferiti? Leggo soprattutto thriller e mistery. Su tutti mi sembra doveroso citare una pietra miliare: Agatha Christie. Tra gli autori più recenti sto apprezzando Joel Dicker e un autore emergente: Gianluigi Mauri.

    Libro preferito? Ne cito uno che ha un valore affettivo: ‘Orgoglio e pregiudizio’.

    Attore e attrice preferiti? Johnny Deep e Julia Roberts.

    Film cult? Tanti. ‘Titanic’ è sicuramente impareggiabile. Anche se recentemente ho rivisto ‘Vi presento Joe Black’, stupendo.

    La canzone che canta sotto la doccia? Sotto la doccia nessuna. Canto spesso in auto per la gioia dei presenti … sono superstonata.

    Colore preferito? Il rosa.

    Fiore preferito? La peonia rosa.

    Città preferita? Fra quelle che ho visitato, direi Venezia.

    Personaggio storico più ammirato? Potrei citarne tantissimi negli ambiti più disparati. Mi piace l’idea di indicare una donna. Quindi direi Margaret Thatcher, una delle prime donne a ricoprire una carica politica di grande rilievo in una delle principali potenze mondiali, dimostrando intelligenza gestionale e capacità decisionali straordinarie.

    Personaggio politico più detestato? I dittatori in generale.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Saper leggere nel pensiero. Sarebbe divertente.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Alcune cose, diciamo che sono molto più indulgente con gli altri che con me stessa.

    Stato d’animo attuale? Sereno varabile.

    Le colpe che le ispirano maggio indulgenza? Quelle commesse in buona fede.

    Come vorrebbe morire? Se proprio devo, direi felice e con accanto i miei cari.

    Il suo motto? “L’unico fallimento è non averci provato”.

    Franca Galeazzi

  • Magenta. Il Proust di luglio con Alberto Sfregola per tutti ‘Sfreg’

    Magenta. Il Proust di luglio con Alberto Sfregola per tutti ‘Sfreg’

    Giovane e intraprendente titolare di Sfreg Café, apprezzato e frequentato bar davanti alla stazione ferroviaria. Agente di commercio con alle spalle varie esperienze lavorative dal gennaio del 2021 ha realizzato il desiderio di aprire un locale, ma nel suo cassetto i sogni non sono finiti.
    Il tratto principale del suo carattere? Sono un inguaribile ottimista, cerco sempre il lato positivo in tutto.

    La qualità che preferisce in un uomo? La lealtà.

    E in una donna? La lealtà.

    Il suo principale difetto? Talvolta l’arroganza.

    Il suo sogno di felicità? Svegliarmi senza la sveglia e guardare il mare.

    Il suo rimpianto? Non essermi laureato.

    Il giorno più felice della sua vita? Deve ancora venire.

    E il più infelice? Quando ho saputo della malattia della mia mamma

    L’ultima volta che ha pianto? Per amore.

    La sua occupazione preferita? Stare con i miei affetti.

    Materia scolastica preferita? Musica.

    Autori preferiti? Non ne ho uno in particolare.

    Libro preferito? ‘La legge dell’attrazione’.

    Attore e attrice preferiti? Nessuno e nessuna in particolare.

    Film cult? ‘Django’.

    La canzone che canta sotto la doccia? ‘Tutto il resto è noia’.

    Colore preferito? Il rosso.

    Fiore preferito? La rosa rossa.

    Città preferita? Roma.

    Personaggio storico più ammirato? Non ne ho uno in particolare.

    Personaggio politico più detestato? Tutti i dittatori.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Qualche centimetro in più di altezza.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Il metabolismo.

    Stato d’animo attuale? Felice.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? Quelle commesse per ignoranza.

    Come vorrebbe morire? Non in solitudine.

    Il suo motto? “C’è sempre qualcuno che sta peggio”.

    Franca Galeazzi

  • Il Proust del mese con Bruno Bergonzi

    Il Proust del mese con Bruno Bergonzi

    Batterista, percussionista, arrangiatore e compositore milanese, per qualche anno, tra un tour e l’altro, ha vissuto anche a Magenta.

    Ha svolto una lunga attività come musicista di studio con numerosi artisti del panorama musicale italiano (da Mina a Venditti, alla Nannini). Ha ottenuto visibilità internazionale grazie alla causa per plagio, vinta nel 2016, contro il cantante statunitense Prince. La sua vena creativa, però, non si limita alla musica, infatti ha pubblicato libri di poesie, molte delle quali ispirate agli haiku giapponesi.

    Il tratto principale del suo carattere? La curiosità.

    La qualità che preferisce in un uomo? La capacità di creare immediatamente empatia.

    E in una donna? La creatività intellettuale.

    Il suo principale difetto? Il mio più grande: pensare di non averne.

    Il suo sogno di felicità? Una finestra sul mare.

    Il suo rimpianto? Qualche tempo fa, non essermi fidato del mio intuito.

    Il giorno più felice della sua vita? La nascita di Wendy, la mia cagnolina.

    E il più infelice? La morte di mio padre.

    L’ultima volta che ha pianto? Rileggendo ‘Il Colombre’ di Dino Buzzati.

    La sua occupazione preferita? La meditazione.

    Materia scolastica preferita? Educazione fisica.

    Autori preferiti? William Shakespeare e Joseph Conrad.

    Libro preferito? ‘101 storie zen’.

    Film cult? ’Mon oncle’ di Jacques Tati.

    La canzone che canta sotto la doccia? ‘Comment te dire adieu’ di Françoise Madeleine Hardy

    Colore preferito? Blu.

    Fiore preferito? Giglio.

    Città preferita? Roma.

    Personaggio storico più ammirato? Mahatma Gandhi e Martin Luther King.

    Personaggio politico più detestato? Leopoldo II del Belgio.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Leggere nel pensiero.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? A posto così.

    Stato d’animo attuale? Dubbioso.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? I tradimenti sentimentali.

    Come vorrebbe morire? Nuotando, al largo.

    Il suo motto? “Ama e fa’ ciò che vuoi” (Sant’Agostino).

    A cura di Franca Galeazzi

  • Magenta, la creatività e la fantasia dei ragazzi dell’Artistico portano colore in Ospedale

    Magenta, la creatività e la fantasia dei ragazzi dell’Artistico portano colore in Ospedale

    Un grande pannello, su cui sono dipinte figure femminili a rappresentare varie fasi della vita della donna e per il quale si sono scelte tonalità chiare e l’assoluto prevalere della linea curva, attende di essere appeso a una parete dell’ingresso del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale. Si tratta dell’ultima di una serie di opere realizzate – concordando proposte e scelte con i sanitari – dagli allievi della classe 5° A del Liceo Artistico ‘Luigi Einaudi’ per l’Unità diretta dal dottor Roberto Fogliani.

    Camici bianchi, oltre al Primario anche il Direttore Medico di Presidio, Chiara Radice, e due membri della Fondazione dei Quattro Ospedali, il vicepresidente Angelo Gazzaniga e il dottor Giorgio Cerati, accolgono con calore e simpatia gli studenti – sono le ore 9:00 di venerdì 7 giugno – per ringraziarli ufficialmente “del dono ricevuto, che è un’ulteriore testimonianza – parole di Cerati – della collaborazione in atto già da anni tra questo Ospedale e il Liceo Artistico”.

    Ad accompagnare i ragazzi c’è Luca Vigna, il docente di Pittura che li ha affiancati nella realizzazione dei quadri che ora colorano e regalano vita alle pareti del reparto.

    “Abbiamo lavorato con impegno e non senza fatica, animate da una forte motivazione: è stato bello”, affermano all’unisono Miriam, Francesca e Ilaria, esprimendo un sentire condiviso da tutti i compagni. C’è di che essere orgogliosi: il frutto della loro ‘arte’, lasciato il chiuso dell’aula, viene riconosciuto e valorizzato dall’esposizione in un luogo pubblico dove tanti e tanti occhi si soffermeranno a guardarlo, ammirarlo. “Aprire le porte dei reparti a questi e altri giovani accresce il legame tra ospedale e territorio, toglie anonimato e umanizza il luogo di cura”, sempre Cerati, che porta il saluto del presidente della Fondazione, Norberto Albertalli. Segue l’intervento della dottoressa Radice che si complimenta, portando a propria volta il saluto del Direttore generale dell’Asst Ovest Milano, Francesco Laurelli.

    Indubbia soddisfazione illumina il volto del professor Vigna, disponibile a illustrare i ‘passi’ di un ‘cammino’ di due anni, che oggi si conclude, come pure a preannunciare il prossimo impegno per il decoro delle pareti di un altro reparto. E per concludere, come consuetudine vuole, piccolo rinfresco con ‘alzata’, data l’ora, di tazze di caffè e merendine per tutti.

    Franca Galeazzi

  • Gli adolescenti del Teatro dei Navigli alla ribalta

    Gli adolescenti del Teatro dei Navigli alla ribalta

    Hanno frequentano il corso di recitazione a Magenta, nella sede di via Pacinotti, ma il palco calcato è stato quello del teatro San Pietro in Abbiategrasso, i ragazzi che mercoledì scorso hanno presentato ’Chi è di scena?’, adattamento teatrale de ‘L’amore delle tre melarance’ di Carlo Gozzi, a cura dell’attrice Michela Lo Preiato.

    Partiamo da lei, dall’entusiasmo con cui ha introdotto la serata con parole di elogio caloroso per i suoi “fantastici” allievi ai quali ha insegnato con piacere e – è parso evidente guardandola e ascoltandola – con sincera passione. Così poi i risultati si ottengono.
    A proposito del frutto dell’attività di un anno – primi mesi dedicati a esercizi vari, da gennaio lavoro sul testo e poi col copione – Michela Lo Preiato ha detto: “Quello che abbiamo fatto non è uno spettacolo, anche se è ovvio che vedrete uno spettacolo … che però non è uno spettacolo”. Roba insolita . “Vedrete quello che abbiamo fatto in questi mesi. Vi prego di guardalo con un altro occhio”. L’occhio di chi vede anche quanto accade durante la preparazione di una recita quando si è vicini al debutto, quanto sta dietro le scene canoniche cui poi si assisterà.

    C’è la ‘prima donna’ che arriva in ritardo alle prove e vorrebbe stare sempre al centro della scena, c’è chi non è soddisfatta della propria parte e preferirebbe quella di un’altra, chi ambisce a un numero maggiore di battute, chi è imbarazzata per quel che deve dire, chi lamenta la mancanza di oggetti, maschere e scenografia, chi indossa una maglia color viola e questo a teatro è proibito, chi, “No, per carità!!!”, fa cadere il copione e allora deve buttarlo a terra altre tre volte, come per tre volte, prima di andare in scena, tutti in cerchio si grida ‘merda, merda, merda’ per propiziarsi il successo.

    C’è la direttrice che richiama alla concentrazione, la capocomica stressata e stressante che teme un fiasco e il fallimento della Compagnia. Però, a un certo punto, ecco gli attori impegnarsi a declamare, pronti anche a improvvisare per salvare la situazione, solerti nel rispetto delle regole di fare arrivare la voce in fondo alla sala perché tutti possano sentire e di non voltare le spalle alla platea e, ancora, eccoli mettersi all’ascolto dell’altro, pronti alla collaborazione, a esprimersi col corpo oltre che con la parola, alla sottolineatura delle intenzioni, “che sono importanti!!!” e infine … ecco i Nostri – Alessia, Andrea, Asia, Cecilia e Cecilia, Dennis, Emma, Flavia, Francesca, Irene, Leonardo, Lorenzo, Lucia, Marta, Mattia e Natalia- , attori e attrici in erba, divertirsi. Ah! Infine anche gli applausi del pubblico.

    Franca Galeazzi

  • Magenta e i ragazzi del 4 Giugno. A cura di Franca Galeazzi

    Magenta e i ragazzi del 4 Giugno. A cura di Franca Galeazzi

    Del ‘4 Giugno dei bambini’, bella iniziativa che non è certo novità di quest’anno, e del Concerto al campo, a cura degli insegnanti e degli studenti del Liceo Musicale ‘Salvatore Quasimodo’, già si è data notizia. Allora perché ritornarvi? Per ribadire – da sempre si dice ‘repetita iuvant’ – il valore della partecipazione dei più giovani – i liceali sono stati per altro i protagonisti dell’evento musicale della sera del 2 giugno nel parco di villa Naj Oleari – in occasione di una ricorrenza importante non solo per la Storia della nostra città.

    Ci auguriamo che i quasi 400, 393 per l’esattezza, allievi delle scuole primarie magentine, oltre alle dettagliate informazioni – che i loro testi scolastici non contengono – sulle vicende accadute qui nel lontano 4 giugno 1859, fornite da Pietro Pierrettori, possano aver acquisito, visitando Casa Giacobbe e l’Ossario, maggior consapevolezza – chiediamo troppo ? – del rispetto dovuto e del valore che va riconosciuto ai luoghi fisici simbolo di un evento di indubbia rilevanza storica. Monumenti che ricordano una battaglia, una guerra, la morte di moltissimi soldati, la vittoria di una parte su di un’altra, occupazione e liberazione. Il presidente Sergio Mattarella (lo citiamo perché lui mette sempre tutti, o quasi, d’accordo) nel discorso del 2 giugno, Festa della Repubblica, ha parlato di un filo tessuto tra Risorgimento e Resistenza, sottolineando quanto sia fondamentale trasmettere ai giovani valori e cultura. E, per quanto riguarda quelli dell’epoca risorgimentale, farli vivere e trasferirli è tra i principali intenti delle celebrazioni del 4 Giugno.

    “La Storia di questi anni è mosaico di tante storie” (sempre Mattarella ). Senza la conoscenza del passato – e quanto più essa è approfondita, veritiera, critica e non viziata dal pregiudizio, meglio è – non si comprende il presente (questo per la serie dei repetita). Il percorso della conoscenza non è facile, a volte faticoso, richiede volontà, curiosità, meglio iniziare ad allenarsi ed essere a ciò stimolati sin da piccoli.

    Citiamo nel merito anche il particolare progetto interdisciplinare ‘Un colore, una storia, una città’ che, nell’anno scolastico oggi concluso, ha visto il coinvolgimento dell’intera scolaresca della Primaria ‘Santa Caterina’ (rimandiamo il lettore all’articolo di Arabella Biscaro).
    Veniamo al Concerto al campo (per questo sì che si può parlare di ‘prima volta’). Una rassegna di musiche risorgimentali, eseguite dai ‘musicisti’ del ‘Quasimodo’, diretti dal Maestro Lorenzo Di Saverio. Folto pubblico e tanti brani evocativi di quel nostro passato.

    Note vivaci, coinvolgenti, commoventi. Si è iniziato con la ‘Marcia di Radetzky’, composta in onore del Maresciallo allorquando gli Austriaci si riprendevano Milano dopo i moti del 1848, poi è stata la volta di ‘Per la Patria – Inno del Governo Provvisorio’, dedicato ai morti delle Cinque Giornate, quindi di ‘Addio mia bella Addio’, de ‘L’inno di Garibaldi’, de ‘La bella Gigogin’, de ‘La bandiera dei tre colori’ e di ‘Va’ pensiero’, oltre agli Inni nazionali francese e italiano. E per il bis è tornato Radetzsky, non siamo più nemici.
    Dei ragazzi, dei ragazzi europei, sul prato del parco cittadino dove caddero tanti giovani – il cui ricordo richiama dolorosamente tanti altri giovani morti: ucraini, russi, israeliani, palestinesi – hanno offerto note e parole che, forse più di quelle di un libro stampato o di un discorso ufficiale, aiutano a interiorizzare, a livello individuale e sociale, valori irrinunciabili, uno per tutti: quattro lettere, comincia per ‘p’, finisce per ‘e’.

    Franca Galeazzi

  • Magenta: con “Fritto Misto” al via le notti dei saggi del Teatro dei Navigli

    Magenta: con “Fritto Misto” al via le notti dei saggi del Teatro dei Navigli

    Gli ‘over 65’, seppure da qualche anno frequentassero il corso di formazione teatrale, ancora non avevano varcato la soglia della sede magentina o abbiatense del Teatro dei Navigli, riservando a pochi intimi il frutto del proprio impegno. La loro prima volta lo scorso 25 maggio sul palco della sala San Paolo in quel di Corbetta con ‘Fritto misto’, spettacolo che ha divertito e fatto riflettere.
    Uno spettacolo costruito ad hoc. “Testi teatrali a disposizione per quattordici donne e un solo uomo? Nessuno!”, ha esordito , presentando l’evento, l’attore Maurizio Misceo, da gennaio insegnante del gruppo. Così dopo aver raccolto i desiderata di tutte/i – chi voleva esibirsi in un monologo, chi cantare, chi recitare poesie, chi ballare, chi interpretare un personaggio che fosse altro da sé – ha ‘cucinato’ un bel ‘Fritto misto’, titolo suggeritogli da Alberto, “il maschio superstite” (sic!).

    “Come la magia della frittura amalgama e rende buoni tanti ingredienti diversi”, per citare di nuovo Misceo, così la sua drammaturgia e regia hanno creato una pièce in cui “queste ‘meraviglie’ (definisce così le sue allieve ndr) si sono messe in gioco e vedrete come, insegnando a loro volta qualcosa a me e cioè che non esiste un’età in cui smettere di giocare e divertirsi”, ironizzando con sagacia, come hanno fatto, su alcuni effetti della vecchiaia. Ecco allora le ‘nostre’ – che hanno mantenuto il proprio nome a sottolineare, crediamo, come ciascuna portasse in scena qualcosa di sé – proporre alla folta platea spassose scenette con aggiunta di canti e balli.

    Chi va in cerca dell’amato gatto morto da tempo, chi circola con la borsa piena di medicine per ogni evenienza, chi battibecca per un posto a sedere, chi ricorda gli amori passati, chi si dimentica il cibo nel forno, chi mena vanto per il successo dei propri rampolli, chi si pensa un eterno rubacuori, chi si scorda, chi rimembra, chi insiste nell’offrire tisane “che fanno bene”… ma anche chi invita a togliere la maschera che si è portata tutta la vita, chi a liberarsi degli amici che tali non sono mai stati e a cui si è data immeritata fiducia, chi a stare bene con se stessi, ritagliandosi uno spazio proprio, prima che l’attesa nell’emblematica sala – luogo dove Adelaide, Alberto, Anna, Elena, Enza, Fiorenza, Lidia, Loredana, Nadia, Ornella, Pinuccia e Pinuccia, Stefania e Valeria si sono alternate – venga interrotta dalla chiamata di Gabriella nei panni di una gentile signora di nero vestita che promette ‘fritto misto’ anche dall’altra parte.

    Interrogativo: la componente giovane del pubblico, che ha applaudito sorridendo, era conscia o meno che un domani, per un verso o per un altro, assomiglierà a qualcuno di quei personaggi?
    Gli over 65 hanno rotto il ghiaccio, dando inizio alle ‘Notti da saggi’ di cui il secondo dei nove appuntamenti in programma – ‘E liberaci dal male’ con gli allievi del corso di recitazione avanzato guidato da Lorenzo Cordara – si terrà il prossimo 8 giugno, a Bareggio, nella sala Madre Teresa di Calcutta,via Assunta 25.

    Ci facciamo, ora, ufficiali portavoce di un grazie carico di tanto affetto e stima per Maurizio Misceo da parte di tutte le allieve (ci dispiace per Alberto ma la schiacciante maggioranza impone una volta ancora l’uso del sostantivo femminile), riconoscenti per l’ascolto, la sensibilità, la professionalità e il garbo con cui ha condotto il ‘gioco’.

    Franca Galeazzi