Autore: Franca Galeazzi

  • Il Proust di questa calda estate con Laura Invernizzi – A cura di Franca Galeazzi

    Dopo l’esperienza più che decennale a Radio Magenta, dalla fine del 2019 si occupa di Podcasting. Consigliere Pro Loco, collabora al sito ‘Magenta Nostra’di cui cura anche l’omonimo podcast dedicato alla storia locale, riprendendo i testi di Alessandro Colombo.

    Il tratto principale del suo carattere?
    Pensare fuori dagli schemi/precorrere i tempi (da qui la stranezza che mi viene attribuita).

    La qualità che preferisce in un uomo?
    Affidabilità.

    E in una donna?
    Sorellanza.

    Il suo principale difetto?
    Propensione alla sindrome dell’impostore.

    Il suo sogno di felicità?
    Vivere serenamente (e senza ansie).

    Il suo rimpianto?
    Aver tenuto oggetti placcati sulla mensola degli argenti (cit.).

    Il giorno più felice della sua vita?
    Cerco di vedere la felicità nelle faccende quotidiane.

    E il più infelice?
    Quello della scoperta della malattia terminale di mio padre.

    L’ultima volta che ha pianto?
    Mi commuovo spesso, ma capita che pianga per rabbia e frustrazione.

    La sua occupazione preferita?
    Binge watcing (ma è necessario per il mio podcast).

    Materie scolastiche preferite?
    Italiano e Storia dell’Arte.

    Autori preferiti?
    Emily Dickinson, Antonia Pozzi, Yoshimoto Babana, le “scrittrici seriali” (Tess Gerritsen, Katy Reichs, Patricia Cornwell), Antonio Manzini, Marco Malvaldi.

    Libro preferito?
    ‘Orgoglio e pregiudizio’.

    Attore e attrice preferiti?
    Nessuno in particolare, alcuni legati a ruoli interpretati: Maggie Smith (Downton Abbey), Idris Elba (Luther),Titus Welliver (Bosch).

    Film cult?
    Guardo pochi film, ma sicuramente quello che ho visto più volte – e citato spesso – è ‘Il favoloso mondo di Amelie’.

    La canzone che canta sotto la doccia?
    In questo periodo ‘Alfonso’ (Levante) e ‘Margherita’(Zibba).

    Colore preferito?
    Nero.

    Fiore preferito?
    Ortensia.

    Città preferita?
    Quelle in cui mi fermerei a lungo: Parigi, Millerton (New York), Magenta, Gotland, Kyoto.

    Personaggio storico più ammirato?
    Ammiro chi si impegna prestando il proprio tempo in modo volontario.

    Personaggio politico più detestato?
    Hitler.

    Il dono di natura che vorrebbe avere?
    Imparare con facilità le lingue.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe?
    Qualche diottria in più non guasterebbe.

    Stato d’animo attuale?
    Sereno variabile.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza?
    Peccati di gola.

    Come vorrebbe morire?
    Con un certo preavviso così da poter salutare le persone care.

    Il suo motto?
    “Impara da ieri, vivi l’oggi, spera per domani”.

  • Magenta, esclusiva TN: la doc Mengoni timbra l’ultimo cartellino e va in pensione. Ma non finisce qui….

    La scelta di lasciare il lavoro all’ospedale l’ha fatta a malincuore, Elisabetta Mengoni, medico oculista specialista ambulatoriale, dal 1992 al nostro ‘Fornaroli’, da lei considerato una seconda casa.

    MAGENTA – Ma nella vita di ognuno giunge un momento in cui una serie di circostanze si presentano e costringono, tanto per ricorrere alla strausata immagine della bilancia, a soppesarle. Mediti, ripensi, consideri pro e contro e poi arrivi alla decisione. Lei ha messo su un piatto la passione per la professione con la particolare attenzione alla prevenzione e il costante impegno per il buon funzionamento del servizio medico territoriale, sulla cui importanza l’esperienza della pandemia ha aperto gli occhi persino ai più miopi (scrivendo di un’oculista ci è parso appropriato l’uso metaforico di tale espressione!). Sull’altro piatto ha messo i cambiamenti in ambito sanitario, non sempre migliori rispetto al passato, che il volgere del tempo ha portato con sé, quali la generale riduzione degli organici, l’attuale carenza di medici oculisti, tanto per citarne solo un paio.

    Poi c’è da considerare la nascita, sette mesi fa, della nipotina di cui prendersi cura “perché essere nonna è bello”, e un marito neo pensionato, lui pure, dal primo di giugno. E se i piatti rasentavano l’equilibrio, su quello dei pro Elisabetta Mengoni, alleggerendosi un poco il cuore, ha aggiunto il proseguimento della libera professione presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia di Magenta diretto dal dottor Andrea Rocchitelli, cui si è dedicata fin dal principio del proprio percorso lavorativo.
    “Mi ricordo che condividevo lo studio con altri tre medici. Avevo un paziente al mese”, racconta, pensando con particolare riconoscenza ai primi che le si sono affidati, “che hanno creduto in me, facendomi acquisire sicurezza”. I suoi pazienti sono via via aumentati fino a diventare assai numerosi. Li sa ascoltare, si occupa della loro presa in carico. Cioè, li segue. “Non avrei potuto svolgere una professione diversa, mi piace la vicinanza alla persona”.

    Da piccola – vi è traccia in un pensierino scritto alle Elementari – avrebbe voluto fare “la dottoressa dei bambini”. Poi, crescendo, era attratta dallo studio delle Lingue orientali, alla Ca’ Foscari, in quel di Venezia. Idea affascinante. Però, sono state le parole di un amico circa la poca convenienza per una donna a intraprendere la professione di medico, “perché troppo impegnativa se poi ti sposi … hai figli , famiglia etc etc” (roba che abbiamo udito in molte), a provocarle lo scatto femminista: sarò medico. A distanza di anni le vien quasi da ringraziarlo: “Non avrei potuto compiere scelta migliore per me: medico e oculista”. Positiva è stata anche l’opzione Università degli Studi di Pavia, dove non solo si è laureata e specializzata, ma ha anche incontrato Flavio, che ha seguito a Magenta, per amore, così si dice e cosi è stato.

    Col camice bianco la nostra dottoressa ha iniziato nel 1986: sostituzioni di colleghi, periodi lavorativi in Piemonte, a Vigevano e quindi l’assunzione presso il nosocomio di via Donatori del sangue. “Ed era un vanto per me dire lavoro all’Ospedale di Magenta”. Il termine ‘vanto’ ben si addice pure all’ambulatorio di oftalmologia pediatrica da lei stessa avviato al ‘Fornaroli’. “Ho sempre creduto molto nella prevenzione e nella cura nella più tenera età”, afferma. Rilevare precocemente patologie e difetti dell’apparato visivo significa “evitare problemi di ipovisione per i pazienti adulti, molti dei quali hanno ‘occhi pigri’ perché non sono stati curati a tempo debito”. Prevenire significa, in aggiunta, operare a favore del contenimento della spesa sociale. Sempre per rimanere nel campo della prevenzione: Elisabetta Mengoni ha partecipato, con la collega Luciana Parola, ex direttore della Pediatria magentina, e con professionisti di altre Aziende Ospedaliere, alla stesura del protocollo, richiesto e, quindi, adottato da Regione Lombardia, sul riflesso rosso del fondo dell’occhio del neonato.

    “Si tratta di esame importate – spiega – che oggi si esegue in tutti i punti nascita lombardi per diagnosticare velocemente patologie congenite, tra cui la cataratta”. Altro incarico significativo da lei ricoperto è quello di presidente del Goal (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi), di cui è stata una dei fondatori. “Organizziamo convegni, giornate di studio sempre con un occhio alla medicina territoriale che è fondamentale”. Interesse per il singolo e interesse per la comunità le appartengono entrambi. Da qui anche l’impegno politico che la vede in Consiglio comunale nelle fila del Pd per la terza volta: in maggiorana con il Sindaco Invernizzi, all’opposizione con Calati e Del Gobbo. Puntuale, garbata. Che non è da tutti.
    Come non lo è riprendere dopo un po’ di anni lo studio serio del pianoforte, iniziato a 6, e diplomarsi al Conservatorio, a 45 . Ecco un’altra grande passione: la musica che è rigore ed emozione … le note di Brahms, Chopin, Bach. E non finisce qui. C’è la condivisione delle passioni del marito da mettere in conto: tour in moto, sci, golf e l’amore per il mare, per lei, in primis, quello della sua Cervia, “anche se ormai mi considero romagnola solo per metà, l’altra è lombarda”.

    Franca Galeazzi

  • Corbetta, premio Franco Abbiati: vince la terza C della Primaria ICS ‘Aldo Moro’

    “Il mondo virtuale è bello, fantastico, spettacolare, divertente, incredibile, puoi fare tutto quello che vuoi!”.

    CORBETTA – Hanno commentato entusiasti alcuni alunni della classe terza C della Primaria ICS ‘Aldo Moro’ a proposito della particolare esperienza didattica, che ha procurato loro un importante riconoscimento. Infatti, con ‘Dinosauri nel metaverso: un’avventura musicale nella realtà virtuale’, film musicale a cartoni animati con colonna sonora originale autoprodotta, hanno ottenuto il Premio “Franco Abbiati” per la categoria Scuola dell’Infanzia e Scuola Primaria.

    La motivazione? “Per la complessità inventiva del progetto, la sostanza del messaggio e la qualità della realizzazione che armonizza l’intervento attivo dei bambini e un vocabolario tecnologico avanzato che abbina musica e mondo non reale”, leggiamo sul diploma di vincitore, ricevuto il 21 di giugno a Fiesole nell’ambito delle celebrazioni dell’Estate Fiesolana, nella suggestiva cornice del Teatro Romano. Stiamo parlando di un concorso nazionale, quest’anno giunto alla XIX edizione, che gode del patrocinio del MIUR e si rivolge agli allievi di tutti gli Istituti del Paese – 118 i progetti presentati, 5212 gli studenti coinvolti nel 2023 – allo scopo di valorizzare e promuovere le attività, la creatività e le competenze musicali. Nel medesimo tempo il concorso, promosso da critici musicali, musicologi e addetti ai lavori, intende dare voce alla convinzione che l’insegnamento della Musica dovrebbe essere presente nei programmi delle Scuole di ogni ordine e grado. Se è vero che quello delle sette note è un linguaggio universale, allora dovrebbe venire studiato e conosciuto da tutti. O no? Comunque sia, i nostri 21 bambini della terza C con la musica ci sanno fare. E ci sanno fare anche con le moderne tecnologie. Va detto però che, sebbene ‘nativi digitali’, Andrea, Aurora, Caterina, Diego A , Diego B, Elena, Elisa, Emma F, Emma G, Gioele Mi, Gioele Mo, Jacopo, Lisa, Massimo, Matilde, Nicolas, Nora, Paolo, Riccardo, Sibilla e Sofia non sono ‘nati imparati’. Con lo stesso entusiasmo e consolidato know-how a guidarli è stata l’insegnante prevalente nella classe, Giulia Morlacchi, a cui Angelo Foletto, presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali Italiani, ha consegnato il premio. “Sono felce per l’apprezzamento che il nostro lavoro, svolto con tanta passione, impegno, e sempre in modo gioioso, ha ricevuto da una giuria di personaggi autorevoli e competenti”.

    Oltre a Foletto, erano presenti a Fiesole Annalisa Spadolini, funzionario del Ministero dell’Istruzione e del Merito, e Gisella Belgeri, presidente di Fondazione Cemat (Centri Musicali Attrezzati). Giulia Morlacchi considera la tecnologia e la musica fondamentali per la crescita cognitiva dei bambini e ritiene importante ricorrere alle dinamiche della prassi musicale e all’utilizzo dei meccanismi del gioco per coinvolgerli “in un tipo di apprendimento cooperativo, trasformandoli da spettatori in spettautori”. E’, inoltre, del parere che attraverso esperienze musicali e artistiche si possa agevolare lo sviluppo armonioso della personalità e della capacità espressiva dei piccoli, come pure si possano attivare processi di cooperazione e socializzazione, utili a stimolare la loro inventiva, la partecipazione attiva, il senso di appartenenza e l’interazione sociale.
    “L’idea del cortometraggio di animazione è nata da una serie di lavori multimediali, realizzati in precedenza, sulla quale si è innestato il percorso di pratica musicale e la creazione dei testi e delle linee melodiche. Il contenuto è interamente frutto della fantasia degli allievi, affascinati e incuriositi dalla Preistoria e dai dinosauri al cui studio abbiamo dedicato molta parte del nostro tempo quest’anno”, ha affermato la docente. “Io sono intervenuta nell’organizzazione delle varie fasi del lavoro, durato quattro mesi, nella sincronizzazione audio-video e nella postproduzione – ha proseguito -; per la realizzazione dell’opera digitale i bambini hanno utilizzato le piattaforme Cospaces e Spatial, le tracce musicali sono state registrate, mixate e manipolate con App Audacity”.
    Ora, per concludere, facciamo nostre le parole iniziali degli alunni. Bello, divertente e incredibile il mondo virtuale dove i loro avatar e quello della maestra Giulia, ‘trooopo tecnologica!’ come dice Auri, incontrano e si prendono cura di Dino, un T-rex, coccolone e pacioccone che vuole solo vivere in pace!

    Franca Galeazzi

  • Magenta: inaugurata la Sala della Pediatria dedicata agli adolescenti

    Tanti i presenti. Un’occasione per lanciare un appello: ABIO cerca nuovi volontari.

    MAGENTA – Lunedì 12 giugno, l’inaugurazione della sala dedicata agli adolescenti, in cura presso la Pediatria del ‘Fornaroli,’ è e vuole essere un evento importante per varie ragioni di cui, però, non riferiremo nell’ordine della loro illustrazione da parte di quanti, tra i numerosi presenti nell’ampio spazio di accesso al reparto, hanno preso la parola. Cominciamo, infatti, dal cielo azzurro dove, sopra i Camini delle Fate, galleggiano mongolfiere colorate.

    Il dipinto, realizzato da Elena e Tiziano Colombo, sfonda una parete del luogo in cui i ragazzi potranno trovare una parvenza di normalità, sollecitati da quanto raffigurato a spingere il pensiero “al di fuori dell’ospedale”, come sottolinea Ortensia Marazzi, presidente di Abio Magenta. Si deve, infatti, all’Associazione per il Bambino in Ospedale il dono degli arredi e dei decori per la sala.
    La circostanza dell’inaugurazione riveste per Abio un particolare valore. Non si tratta di visibilità, ma di riprendere con forza “la nostra missione, perché è troppo importante la costante presenza dei volontari accanto ai minori”, continua la presidente. Dopo gli anni della pandemia “in cui siamo rimasti fuori dall’ospedale”, mantenendo tuttavia una ‘vicinanza a distanza’, resa possibile dalla proficua collaborazione con il personale ospedaliero, l’obiettivo oggi è quello di tornare a operare a pieno ritmo. Allo scopo, però, urge accrescere il numero di persone “che offrano il proprio tempo libero all’associazione, ai bambini”, come ora fanno Anna, Ramona, Roberta e Sara. Il prossimo 28 di giugno, alle ore 17, presso l’aula consiliare ‘Mariangela Basile’, al 30 di via Fornaroli, avrà luogo un incontro informativo su Abio e sul percorso di formazione mirato e indispensabile per divenirne volontari.

    Un invito dunque a parteciparvi, previa iscrizione (scrivere a segreteria@abiomagenta.org oppure chiamare il 340 6530537).
    La presenza di Abio nella Pediatria del ‘Fornaroli’ dal 1999 testimonia un’attenzione per la salute dei pazienti che va oltre la cura medica e l’inaugurazione di una sala per gli adolescenti la ribadisce. E’ il dottor Stefano Fiocchi, attuale direttore dell’UO del VI piano, a sottolineare nel merito “con quanta lungimiranza la dott.ssa Luciana Parola ha creato una realtà dove i problemi, posti dal ricovero degli adolescenti, sono affrontati e gestiti con una grande competenza, costruita con un percorso che ha anticipato i tempi. Al malessere degli adolescenti non ci si può dedicare improvvisando”.

    Luciana Parola dal canto suo ringrazia i propri collaboratori – un grazie speciale alla dott.ssa Francesca Lizzoli – per averla seguita con sensibilità e impegno in un progetto teso a rispondere alle esigenze del territorio e all’urgenza di non vedere più ragazzini mandati da un Pronto Soccorso all’altro.
    Il tema dell’insufficienza e della necessità di reparti idonei al ricovero dei minori è affrontato anche dal dott. Cesare Candela, direttore sanitario dell’ASST Ovest Milano e dal dottor Giuseppe Genduso, presidente di Fondazione Abio Italia Onlus, che definisce la realtà pediatrica cittadina “un luogo felice” e auspica, inoltre, il coinvolgimento della società civile, nello specifico, attraverso l’adesione al volontariato Abio.

    Un apprezzamento unito a riflessioni sul disagio giovanile viene dal direttore del Dipartimento di Salute mentale, Giorgio Bianconi, e infine dall’assessore Maria Rosa Cuciniello. Poi, dalle parole alla musica. Si scende al secondo piano, dove dieci giovani bravi allievi della pianista Maddalena Miramonti si esibiscono in un breve applaudito concerto.

  • Il Proust del Mese di Giugno con Sandro Bertoglio – Di Franca Galeazzi

    SANDRO BERTOGLIO. Un “tesserato INPS dal gennaio di quest’anno”, come si definisce, tornato a dedicare tempo alla politica, “passione mai svanita”, nel ruolo di vice presidente del Consiglio comunale. Ama Magenta, dove è nato e cresciuto, dove ha studiato e lavorato. “Alla mia città desidero dare il mio contributo affinché diventi sempre più bella e vivibile per il futuro dei miei nipotini e di tutti i nipotini dei Magentini”.

    Il tratto principale del suo carattere?
    Combattivo e rispettoso.

    La qualità che preferisce in un uomo?
    La chiarezza.

    E in una donna?
    La dolcezza.

    Il suo principale difetto?
    Non sono perfetto. Lascio agli altri il giudizio.

    Il suo sogno di felicità?
    La felicità, difficile da raggiungere.

    Il suo rimpianto?
    Non essermi laureato.

    Il giorno più felice della sua vita?
    Quando sono diventato nonno per due volte.

    E il più infelice?
    Il 13 agosto 2022.

    L’ultima volta che ha pianto?
    Il 13 agosto 2022.

    La sua occupazione preferita?
    Oggi sono in pensione, ma amo ancora il mio lavoro.

    Materia scolastica preferita?
    Economia.

    Autori preferiti?
    John Keynes e Alessandro Manzoni.

    Libro preferito?
    “Scuola di pensiero economico e di economia politica”, AA.VV.

    Attore e attrice preferiti?
    Alberto Sordi e Virna Lisi.

    Film cult?
    “Il vedovo”, “Totò, Peppino e la malafemmina”.

    La canzone che canta sotto la doccia?
    Meglio ascoltare la radio.

    Colore preferito?
    L’azzurro.

    Fiore preferito?
    L’orchidea bianca.

    Città preferita?
    Milano.

    Personaggio storico più ammirato?
    Giulio Cesare.

    Personaggio politico più detestato?
    I 5 stelle.

    Il dono di natura che vorrebbe avere?
    Saper disegnare e dipingere.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe?
    Nulla. Così come sono è già un lusso.

    Stato d’animo attuale?
    Sereno.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza?
    Quelle commesse per ignoranza.

    Come vorrebbe morire?
    Nel sonno, sognando il mare.

    Il suo motto?
    Non darsi mai per vinti.

  • Magenta: presentato “Un grido contro”, il nuovo libro di Maria Luisa Busti.

    Nel pomeriggio di venerdì 26 maggio, al primo piano della Biblioteca ‘Oriana Fallaci’, la presentazione del nuovo romanzo di Maria Luisa Busti, “Un grido contro”, ha il tono di una piacevole conversazione tra amiche – non se ne abbiano a male i pochissimi maschi presenti – che una tazza di tè, considerata l’ora solare, avrebbe resa perfetta.

    MAGENTA – Raffaella Nova Santagostino è accurata nel condurre l’incontro e così pure l’autrice – non ama essere definita ‘scrittrice’ – nell’esporre le ragioni di questo nono libro il cui tema, pur trattato con la cifra narrativa mai scomposta che le è propria, è la violenza.
    “Quell’istinto primitivo, barbarico, di possesso ad ogni costo – commenta – sonnecchiante ancora al fondo degli spiriti civilizzati degli uomini di oggi”. Istinto contro cui le storie di ieri e del presente, inanellate nelle pagine, vogliono essere “un grido”.
    L’epoca in cui vive Agnese, una delle protagoniste, infatti, non è la stessa di Natalia, ma il destino di entrambe è segnato dalla violenza. Piani temporali diversi che si intrecciano, vicende di donne che si legano, coinvolgendo il lettore. Per alcuni versi una Maria Luisa Busti diversa che, pur non rinunciando a raccontare l’amato Novecento, ha deciso di proporre fatti e personaggi che “ci azzecchino – le piace precisare – con i ragazzi di oggi”. E altrettanto contemporanei sono i protagonisti del prossimo libro, decima fatica della Busti – in verità per lei scrivere è un piacere – già in mano agli editori Tino e Luca Malini. Prima di chiudere è doveroso dare rilievo a un aspetto importante del libro, ovvero il richiamo e l’omaggio a Ersilia Majno.
    “Giornalista, attivista della quale si parla troppo poco – afferma la Busti – instancabile nella lotta per l’autonomia delle donne in un’epoca in cui vigeva la potestà maritale, fondatrice nel 1902 dell’Asilo Mariuccia, un’ istituzione aconfessionale destinata ad accogliere, curare, proteggere, avviare al lavoro, bambine e giovani, vittime o a rischio di violenza, spesso domestica, e di prostituzione”.
    A proposito di Asilo Mariuccia, per l’appunto un luogo del romanzo, cogliamo l’occasione per avvertire i lettori di quanto sia errato l’uso ironico delle espressioni lombarde “Ma dove siamo, all’Asilo Mariuccia?”, “Non siamo mica all’Asilo Mariuccia!” o “Questi sono discorsi da Asilo Mariuccia” in riferimento a situazioni infantili. Alzi la mano chi lo sapeva di già! .

  • Corbetta. Presentato il lavoro delle 19 studentesse del club “Girls code is better” all’ICS ‘Aldo Moro’

    Hanno lavorato sodo, a lungo e insieme, le diciannove studentesse di classi diverse dell’ICS ‘Aldo Moro’ che sabato scorso, presso la sala polifunzionale, hanno presentato il risultato di un lavoro a tema “La salvaguardia delle risorse idriche di Corbetta dal punto di vista storico e ambientale”

    CORBETTA – Questa non è, però, una notizia come tante. Peculiarità degli strumenti usati, modalità di svolgimento e finalità dello stesso lavoro, rappresentano, infatti, l’attuazione del progetto nazionale ‘Girls code it better’, cui l’Istituto ha aderito, unico , per altro, nel nostro territorio. GCIB nasce nel 2014, come iniziativa di orientamento e formazione per avvicinare le ragazze alla tecnologia e a carriere STEM (Science Technology Engineering and Mathematics), cui l’appartenenza al gentil sesso non offre possibilità pari a quelle dei maschi. Da novembre ad aprile, un pomeriggio a settimana, in orario extrascolastico, per un totale di 45 h, le Nostre, divise in quattro gruppi, si sono messe in gioco “nella progettazione e realizzazione di prodotti utili alle persone, alle scuole e al territorio, imparando a creare siti web, sviluppare app, costruire robot, progettare manufatti e stamparli in 3D”, come da loro stesse riferito in un articolo redatto per il giornalino della scuola.

    A guidarle la determinazione e la professionalità di Elena Giardinazzo e Giulia Morlacchi, rispettivamente nel ruolo di coach docente e di coach maker. Girls code it better? Le ragazze codificano meglio? Affermarlo in assoluto, forse non è possibile, ma di certo, è possibile affermare che codificano bene, che si divertono nel farlo, che da questa esperienza più di una ha tratto stimoli interessanti a proposito delle proprie scelte future. Sono apparse entusiaste, soddisfatte delle competenze e delle conoscenze acquisite che, inoltre, hanno permesso loro un approccio più consapevole all’ambiente in cui vivono: i fontanili di Corbetta, il Museo del legno dove è in corso il restauro della caldaia a vapore, il valore artistico di Villa Frisiani Mereghetti Maggi.

    Il risultato del viaggio nella tecnologia del Club -così è definito ogni gruppo aderente a GCIB – di Corbetta precedentemente era stato presentato in occasione del grande evento finale dello scorso 6 maggio, svoltosi presso il Politecnico milanese, quando e dove si sono condivise le esperienze di tutte le girls tecnologiche delle scuole del territorio. Motivo di giusto orgoglio per la dirigente Aurora Gnech e per il Sindaco Marco Ballarini che si sono complimentati con docenti e allieve, incoraggiandole a non lasciare la strada intrapresa. “Spero che questa esperienza possa continuare anche il prossimo anno scolastico, e che sia passato il messaggio che la destrezza digitale diventa competenza quando è utilizzata per realizzare qualcosa di buono”, ha commentato la dirigente. “Siamo disponibili a sostenere la scuola in questo percorso innovativo, utile per il domani lavorativo delle nostre giovani ”, ha affermato il primo cittadino.

  • Alla riscoperta della Chiesa di San Giuseppe di Pontenuovo di Magenta

    Il mese di maggio, ricco di appuntamenti a Pontenuovo, dove si festeggerà il patrono San Giuseppe nei giorni 27 e 28, è iniziato con la visita guidata alla Canonica di Bernate nel pomeriggio di sabato scorso e proseguito l’indomani con quella alla Chiesa di San Giuseppe Lavoratore.

    PONTENUOVO DI MAGENTA – Strutture religiose entrambe espressione della storia di questo territorio, l’una secolare, l’altra recente. Ognuna da considerarsi alla luce della cultura, nel senso antropologico del termine, di appartenenza. Don Davide, avviando la visita alla parrocchiale della frazione sul Naviglio, ha dato infatti rilievo “all’ambiente particolare in cui è stata voluta e costruita”.

    Un luogo di lavoro e di vita, perché così fu concepito il Villaggio Saffa: la fabbrica, ma anche le case di chi vi prestava la propria opera, il nido, l’asilo, la scuola, le mense, il mercato, il cinema-teatro. E quando la chiesetta della Madonna del Buon Consiglio, eretta nei primi anni del ‘900, non basta ad accogliere tutti i residenti, ecco la volontà di costruire una casa del Signore ex-novo sul terreno di proprietà e a spese della azienda stessa.

    La chiesa di Pontenuovo venne consacrata nel maggio del 1963 dall’allora cardinal Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI, ed elevata al rango di Parrocchia nel 1984 dal cardinal Carlo Maria Martini.

    A questi nomi Illustri va affiancato quello dell’architetto milanese Giovanni Muzio – già responsabile della costruzione di altri edifici della medesima realtà industriale – sulle cui indicazioni il figlio disegnò la chiesa. E’ stato l’arch. Massimo Bollini a illustrare ai visitatori, intervenuti in buon numero, gli elementi architettonici esterni ed interni più significativi della struttura. Per citarne alcuni: “la pianta pentagonale irregolare che in alzato dà vita a un sistema di cinque solidi con coperture a falde, tra loro incastrati”, “il sistema costruttivo di ‘ossa e pelle’, principio base che Muzio adottava per rendere leggibile in modo chiaro la struttura portante, posta sotto il rivestimento della facciata”, l’uso innovativo del clinker, “materiale che l’architetto aveva conosciuto nel nord Europa”, la pianta centrale dell’edificio, la luminosità dovuta agli inserti vetrati e alla cromia dei materiali, le capriate a vista. Geometrie che si ripetono e si rincorrono come i tanti triangoli che “rimandano al mistero della Trinità”, ha chiosato don Davide.

    Suo il compito di richiamare l’attenzione sul valore simbolico della bilancia e della palma raffigurate sul portale, che “ci parlano di San Giuseppe uomo giusto e virtuoso”, sulle scritte tratte dal discorso della montagna, sui mosaici a fianco all’altare, sui dipinti delle cappelle laterali, sulle formelle accanto all’organo di solito nascosto alla vista da un grande telo, sul crocifisso che sul retro ha, dipinta, una Madonna. I visitatori ascoltano, ricordano, guardano. Per quanto ci riguarda, una volta fuori, prima di allontanarci dal piazzale, rivolgiamo un nuovo sguardo, anzi uno sguardo nuovo alla chiesa, grazie a quanto ci è stato detto. E uno va anche alla piazza antistante dove riapparirà l’originale disegno a rombi, dopo la temporanea coloratura.