Autore: Giuseppe Leoni

  • Sabato, la nomina del 24° Turbighese d’Oro

    Sabato, la nomina del 24° Turbighese d’Oro

    Tra i tanti eventi organizzati dall’Amministrazione Comunale e / o patrocinati dal Comune nel mese natalizio, è in programma, giovedì 14 dicembre 2023, ore 20.30, presso la Chiesa dei S.S. Cosma e Damiano la musica di ‘SUONIAMO IL NATALE Sia pace quaggiù…’ canti e musiche natalizie, un evento organizzato dall’Associazione ‘Amici della Musica’.
    A seguire, sabato 16 dicembre, ore 21, Concerto natalizio all’Auditorium, durante il quale sarà assegnato il prestigioso riconoscimento civico al XXIV Turbighese d’Oro e al VII Giovane Turbighese.
    La serata sarà allietata dal Concerto del “Coro dei Mitici Angioletti”. Si tratta di un coro di voci bianche guidate dalla direttrice Francesca Maria Polli. E’ il coro ufficiale della canzone ‘Supereroi’ che ha inondato Sanremo 2023 con il cantante Mr. Rain.

    DIDA L’edizione del 2021 con la Turbighese d’Oro, Carla Gualdoni, che parla con
    il campione olimpionico Antonio Bailetti

  • Il filo della vita: il partigiano ‘Massiccio’ compie 95 anni

    Il filo della vita: il partigiano ‘Massiccio’ compie 95 anni

    NOVARESE – Punta al secolo di vita il partigiano ‘Massiccio’ (alias Alessandro Maiocchi) di Borgomanero che, oggi, 5 dicembre 2023, ancora animato da una vitalità rara, festeggia la bellezza dei 95 anni.
    Una vita vissuta in prima linea sin dagli albori, quando la libertà è stata conquistata e, in seguito, da lui raccontata con il ‘passato prossimo’, per continuare a sottolineare la vicinanza a una realtà che lo ha segnato profondamente e che ha pensato bene di descrivere in diversi libri. Per non dimenticare!
    Una lunga vita animata dal rispetto, specialmente verso le donne (staffette, mamme, sorelle, mogli, figlie), che ascoltano ancora le sue storie di guerra e lo faranno fino alla fine del filo della vita.

    DIDA – Massiccio e la moglie Ombretta

  • Cinquant’anni fa…’Il parco del Ticino’

    Cinquant’anni fa…’Il parco del Ticino’

    Il 9 gennaio 1974 la Regione Lombardia pubblicava la legge per l’istituzione del Parco Lombardo della Valle del Ticino. Furono uomini e donne del Ticino che si ritrovarono al teatro Fraschini di Pavia nel lontano 1967 e diedero vita ad un movimento d’opinione con l’obiettivo di preservare queste meravigliosa fetta del territorio lombardo che stava per essere assaltata dai predatori. E ci riuscirono per cui ‘rendiamo grazie’ alla loro lungimiranza, ma in particolare al loro amore per la nostra terra. Loro non potevano accettare che un territorio così bello fosse violentato, per cui trovarono la forza di reagire e fecero quello che sempre bisognerebbe fare per opporsi alle storture.
    Pionieri di questa iniziativa partita dal basso, anche nelle nostre contrade, furono i Sindaci.
    Cuggiono è stato il primo paese del comprensorio ticinese a dotarsi di un piano urbanistico che pose particolare attenzione al ‘verde’ del Parco del Ticino. Era l’inizio degli anni Settanta, il tempo del sindaco Venegoni, che si divideva tra le cure del paese e la responsabilità dell’IACP di Milano. Con lui, con il giovane sindaco Angelo Garavaglia, prese vita una forte partecipazione popolare nell’elaborazione del piano urbanistico capace di vincolare ben un milione e 800 mila metri quadrati di campagna: dal paese al fiume. Infatti, fu nel 1968 che l’Amministrazione comunale incaricò l’architetto Antonio Susini di redigere il Piano. Il professionista seguì l’indicazione ‘politica’ di allargare l’area del Ticino fino a raggiungere il centro abitato e – dopo aver attraversato una serie di assemblee infuocate – riuscì a ottenere il conforto della maggioranza della popolazione. La stessa cosa fece Robecchetto con Induno qualche anno dopo e poi seguirono tutti gli altri paesi della riva sinistra del Ticino.

  • All’inizio del Settecento c’erano solamente 40 case a Turbigo…

    All’inizio del Settecento c’erano solamente 40 case a Turbigo…

    Le tasse nei tempi antichi le pagavano in pochi. Un po’ come oggi. Secolari privilegi ed esenzioni riguardavano le casate nobiliari (che si costruirono ‘ville di delizia’) e gli enti religiosi (abbazie) per cui le resistenze contro il potere reale furono notevoli. Il progetto di una riforma fiscale per i territori del Ducato di Milano cominciò ad essere elaborato all’indomani del passaggio al dominio spagnolo a quello austriaco. Nel 1719 l’imperatore Carlo VI insediò la Giunta del Censimento che avrebbe dovuto effettuare una stima del valore catastale di fondi e edifici. Nonostante gli ostacoli frapposti nei confronti della nuova opera censuaria, la Real Giunta passò sopra a tutto ed arrivò alla stesura dei Registri Catastali per tutte le comunità del Ducato contenenti l’elenco dei rispettivi proprietari e la descrizione dei terreni tramite un numero di mappa. E’ da questi Registri che abbiamo saputo che, nel 1722, a Turbigo, c’erano solamente 40 case in paese più altre quattro sparse sul territorio.
    La riforma fu varata nel 1755 ed entrò in vigore cinque anni dopo. Chiave del successo del nuovo fisco fu il rinnovo della struttura amministrativa, in modo che chi deteneva il potere economico all’interno della Comunità fosse obbligato a impegnarsi nel Governo della stessa e a garantire il rispetto delle leggi di fronte al governo centrale.
    A livello locale la legge affidava ad una Giunta di cinque persone la gestione delle imposte: tre deputati dell’Estimo, scelti dall’assemblea dei proprietari fondiari (Franco Gené, Giovanni Oriani, Carlo Mazzoni); un deputato degli iscritti al ‘ruolo mercimoniale’, ovvero dei commercianti (Antonio Aspesi); un deputato del ‘ruolo personale’, ossia dei residenti (Antonio Zuffinetti). Lo sappiamo da un documento conservato nell’Archivio Civico turbighese del 18 ottobre 1800 (ACT, cart. 31, cat. 5. Cl.8, fasc. 591) che tratta del testamento di Carlo Raffaele Borromeo in favore del suo pronipote Raffaele Costantino per il lascito delle sue sostanze e del rispettivo pagamento delle tasse.
    Le spese locali per il custode dell’orologio, il sagrista, ecc., erano sostenute da tre imposte: una tassa ‘personale’ (che prevedeva l’esenzione dopo i 60 anni), una tassa sul commercio e l’ultima sulle case in affitto. Se non bastavano, nel senso che – per esempio – era necessaria la manutenzione del ponte sul Naviglio o per la ‘strada del Porto’si inventavano nuove tasse a livello locale.
    DIDA: 1722 – Il territorio turbighese nel Catasto Teresiano (mappa messa a disposizione da Giorgio Calloni)

  • L’avvocato Roberto Colombo è il candidato sindaco del Centrodestra

    L’avvocato Roberto Colombo è il candidato sindaco del Centrodestra

    E’ ufficiale. L’avvocato Roberto Colombo è il candidato Sindaco del centrodestra della città di Castano Primo. La presentazione è avvenuta, oggi, 25 novembre 2023 a palazzo Rusconi alla presenza dei Sindaci del centrodestra del territorio del Castanese e dei rappresentanti dei livelli politici superiori.
    La presentazione alla stampa (alla quale sono stati dedicati i primi posti del Candidato Sindaco ha seguito un iter preciso: 1 – Maurizio del Curto (Forza Italia), già assessore nell’Amministrazione Rudoni (2009), ha ricordato che a “Castano i voti validi sono circa seimila e bisogna prenderne almeno la metà per vincere”. Ha chiuso il suo intervento ricordando Camillo Canziani riscuotendo il battimani della vasta platea presente nella sala di rappresentanza di palazzo Rusconi; 2 – Stefano Boscarini, segretario della Lega, ha ricordato gli errori commessi nel passato che hanno sempre impedito l’unità del centrodestra; 3 – Carlo Iannantuono (Fratelli d’Italia) ha sottolineato il significato della forza insita nella ‘coalizione politica’.
    Dopo gli interventi dei rappresentanti politici a livello locale ha preso la parola l’avvocato Roberto Colombo che, come candidato Sindaco, ha parlato della volontà di mettere ‘in comune’ i servizi che il territorio è in grado di offrire (Polizia Locale, Palazzetto dello Sport di Turbigo, auditorium Paccagnini di Castano…), indipendentemente dal paese in cui sono collocati, in modo da ottimizzare la gestione di tali eccellenze dandogli così la forza di sussistere.

    LA STORIA AMMINISTRATIVA. Negli ultimi decenni il centrosinistra l’ha fatta da padrone in città, prima con il decennio del sindaco Fausto Sanson (1994-2004), poi con il quinquennio del sindaco Dario Calloni (2004-2009) e, infine, con il decennio di Giuseppe Pignatiello (2014-2024). Solamente nel 2009, Franco Rudoni è riuscito a spezzare la tradizione spostando il pendolo sul centrodestra anche grazie al contributo della lista civica ‘Comitato per Castano’. La novità della prossima consultazione elettorale potrebbe essere l’unità del centrodestra che è sempre stata problematica in città.
    Utilizzando note che scrivemmo al tempo di ‘Città Oggi’, vediamo qual è stata la storia amministrativa-politica del centro più importante del Castanese che ha superato da un pezzo i diecimila abitanti ed è al centro di un’area potenzialmente in sviluppo, grazie a Malpensa e al grande all’investimento delle Ferrovie Nord che ha centrato su Castano la nuova mobilità del Castanese.

    LE ELEZIONI DEL GIUGNO 1999
    Si presentarono tre liste:
    1) INSIEME PER CASTANO (centrosinistra) guidata da Fausto Sanson raggiunse addirittura il 49,41% dei voti (che furono 3205, mille in più della passata consultazione che aveva insediato Sanson alla guida della città);
    2) IL CAMPANILE (centrodestra) con candidato sindaco Franco Gaiara, medico di base della città, non andò oltre il 43,34% dei voti (2811), nonostante il sostegno di FI, AN e di una parte della Lega Nord (Obiettivo Futuro)
    3) LEGA NORD. Lista presentata all’ultimo momento, capeggiata da Gianmario Gadda, ex sindaco di Turbigo, permise la vittoria al centrosinistra in quanto i 470 voti (7,25%) avrebbero permesso la vittoria del centrodestra.

    LE ELEZIONI DEL GIUGNO 2004
    Ancora una volta la sinistra si presentò unita, mentre il centrodestra si presentò diviso in tre tronconi e perse alla grande:
    COMITATO PER CASTANO, guidato da Veniero Gambaro (1212 voti 18,4%);
    UNITI PER CASTANO con candidato sindaco Dario Calloni, segretario Ds e figura storica della sinistra moderata castanese, vinse le elezioni (2517 voti – 38,2%);
    CASTANO CITTA’ NUOVA con candidato Sindaco Eugenia Ferrario rappresentò il frutto dell’alleanza politica tra Forza Italia, Udc e An (1901 – 28,8%)
    LEGA NORD E OBIETTIVO FUTURO era la lista guidata da Adriano Canziani che si pose in continuazione con quella presentata nel 1995 (836 voti – 12,7%);
    MOVIMENTO NAZIONALSOCIALISTA DEI LAVORATORI si presentò con candidato sindaco Claudio Grassi (127 voti – 1,9%):
    LE ELEZIONI DEL GIUGNO 2009
    Il cambiamento significativo delle elezioni del 2009 fu il posizionamento del ‘Comitato per Castano’ che si schierò con Franco Rudoni portandolo alla vittoria. Tutto si giocò sul filo di duecento voti che segnarono il distacco da Canziani a Rudoni e da Calloni a Canziani.:
    UNITI PER CASTANO con Dario Calloni: 2048 voti (31,38%);
    CASTANO DA VIVERE con Franco Rudoni: 2311 voti (35,41%)
    OBIETTIVO FUTURO-LEGA NORD con Adriano Canziani: 2167 voti (33,2%)

    LE ELEZIONI DEL 25-26 MAGGIO 2014
    Dieci anni fa la politica locale, dopo la parentesi di centrodestra, ritornò sui suoi passi e l’avvocato Giuseppe Pignatiello (Pd) divenne Primo Cittadino, carica che mantenne per i due mandati, previsti dalla legge, per cui il prossimo anno non sarà più candidabile. Ma vediamo come andò il gioco politico dieci anni fa che portò all’insediamento dell’avvocato Giuseppe Pignatiello. Si presentarono cinque liste:
    INSIEME RINNOVIAMO CASTANO: Giuseppe Pignatiello con 1810 voti (30,12%) vinse le elezioni;
    LEGA NORD-LEGA LOMBARDA-BASTA EURO: Adriano Canziani ricevette 1626 voti (27,5%);
    CASTANO AL CENTRO- NCD: Roberto Colombo prese 1000 voti (16,64%). Erano i voti del ‘Comitato per Castano’, di antica memoria e tradizione, diventati nell’occasione del Nuovo Centro Destra;
    FORZA ITALIA: Il sindaco uscente Franco Rudoni ricevette 851 voti (14,16%);
    CASTANESI INDIPENDENTI: Fulvio Griffanti conquistò 723 voti (12,03 %).

  • Il priorato di Padregnano sta per essere cancellato dalla memoria storica…

    Il priorato di Padregnano sta per essere cancellato dalla memoria storica…

    Chi ha occasione di passare sotto le coste di Malvaglio – in direzione di Turbigo – vede lo stato in cui è ridotto il Padregnano, certamente la presenza più antica della riva sinistra del Ticino. Fu sede di un ordine monastico (priorato fruttuariense) un migliaio di anni fa, la cui istituzione avvenne poco dopo quella delle presenze più antiche dell’area prealpina (Cairate, Torba).
    Noi, Padregnano lo scoprimmo trent’anni fa, quando un giovane studioso, Alfredo Lucioni (poi diventato professore universitario), venne a cercarci per sapere dove fosse quel toponimo che aveva conosciuto solamente consultando antichi documenti. Era un sabato pomeriggio e davanti a quella che era la facciata del tempo (nella foto che pubblichiamo) ci raccontò la storia del monastero che, in seguito, sarebbe stata condensata in un lungo saggio pubblicato sull’Archivio Storico Lombardo nel 1990.
    LA STORIA – L’abate Guglielmo di Volpiano (962-1031), educato nell’ambiente cluniacense, fondò a Fruttuaria (diocesi di Ivrea) poco dopo il Mille, l’abbazia di San Benigno, destinata a diventare un polo di irradiazione dei principi di riforma monastica al punto che, nel XIII secolo, dipendevano dall’abbazia (all’abate competeva la nomina dei priori) un centinaio di monasteri (priorati e prepositure) e una molteplicità di cappelle. Papa Anastasio IV, il 6 aprile 1154 confermò a Frutturia il possesso di varie chiese in numerose diocesi dell’Italia settentrionale, accanto alle quali si erano costituiti insediamenti monastici.
    Nel 1197, al monastero di Voltorre, posto sul lago di Varese, fu attribuito il priorato, ormai in rovina, di San Nicolao di Padregnano e il suo intero patrimonio fondiario, ottenendo in cambio che Voltorre si accollasse il pagamento degli ingenti debiti. Contemporaneamente il priore di Voltorre assunse il ruolo – ricoperto fino ad allora da quello di Padregnano – di vicario dell’abate fruttuariense per i monasteri dell’ordine collocati a oriente del corso del Ticino e fino al mare Adriatico.
    Nel 1519 Alessandro Sforza iniziò le trattative per cedere il priorato di Voltorre ai Canonici Lateranensi, insediati presso la chiesa di S. Maria della Passione a Milano (la Passione di Maria è l’iconografia di due affreschi identici: uno si trova a Voltorre e l’altro in una casa della Padregnana-ex casa Castiglioni).
    Con il passaggio ai Lateranensi (ordine di chierici viventi vita comune seguendo la regola agostiniana) terminò la fase monastica benedettina. Voltorre si trasformò in un’azienda agricola, come già era avvenuto a Padregnano tre secoli prima. Poi la soppressione di fine Settecento, come successe anche al convento degli Agostiniani Scalzi di Turbigo, dopodiché il patrimonio del convento e addirittura la chiesa furono venduti a privati.
    Per ricordarne la memoria sarebbe necessario almeno un cartello che ne raccontasse la storia altrimenti fr qualche decina di anni nessuno saprà più dove fosse l’antico priorato di Padregnano che vegliava (ospitando anche i pellegrini) sulla strada che portava al ponte sul Ticino.

  • In morte del Consigliere comunale Romano Bonazzi: “Ciao compagno”

    In morte del Consigliere comunale Romano Bonazzi: “Ciao compagno”

    TURBIGO – L’avevamo intravisto l’ultima volta al funerale del comandante della Polizia Locale, Fabrizio Rudoni. Un breve cenno di saluto. L’ultimo.
    Negli anni Ottanta, al tempo della militanza nel Partito Socialista, avevamo battagliato assieme, animati dalla volontà di rinnovamento, con l’intento di fare qualcosa di buono per il paese. Lui era originario della provincia di Ferrara (ritornava sempre per le ferie), ma si era integrato bene nella realtà locale, dove aveva lavorato nelle cave del Ticino fino alla pensione.
    Classe 1939, fu eletto Consigliere comunale nelle elezioni del maggio 1985 (nella foto). In seguito aveva ricoperto cariche importanti nell’Asl e in altre realtà politiche. Una brava persona, un grande lavoratore, un amico. I funerali si terranno, domani, sabato, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale. Condoglianze alla famiglia

  • I teatri sono luoghi magici…

    I teatri sono luoghi magici…

    Tempo fa ci scrisse Luigi Scotti, noto melomane (fondatore dell’associazione ‘Amici della Musica’), chiedendoci dove fosse il teatro nel quale – giusto un secolo fa – si tenne un concerto in occasione del 25° anniversario della morte di Giuseppe Verdi (1926). Era in possesso della locandina che pubblichiamo e il teatro che ospitò il concerto era quello dell’Oratorio posto in Via Fredda, dove oggi c’è l’Ufficio Postale. Nel suo scritto ‘aggiornato’. qui ricorda quelli che furono i teatri turbighesi del tempo che fu, da lui denominati, ‘luoghi magici’, capaci di risorgere dalle ceneri, secondo l’assioma che ‘tutto è eterno”.
    Scrive Luigi Scotti parlando della locandina che pubblichiamo. Poi aggiunge alcune considerazioni sul tempo i i luoghi vissuti in gioventù:
    “Interessante l’impegno del Cotonificio Valle Ticino che aveva anche un suo coro che ha partecipato al concerto, dove c’era anche Franco Gianella, che ho conosciuto negli anni ‘80 del secolo scorso e della cui attività musicale ho un libro a lui dedicato.
    Nel manifesto stampato dalla Tipografia Tarantola di Turbigo troviamo tra gli esecutori il maestro Vinicio Recupito che – negli anni 1961-1968 – è stato il primo a dirigere la benemerita Corale ‘Lirica Ambrosiana’ di Milano. Corale che ha partecipato al ‘Rigoletto’ organizzato dalla nostra Associazione ‘Amici della Musica di Turbigo’ nel 2001 presso L’Auditorium Comunale, diretta da Alfonso Caiani, oggi direttore del Coro del Gran Teatro ‘La Fenice’ di Venezia.
    Ho trovato anche una commemorazione cinquantennale della battaglia di Magenta del 4 giugno 1909, con la partecipazione del Touring Club. che si è svolta nel Cotonificio.

    Due parole sul Cinema Iris. Nella mia gioventù era il cinema del ‘Califfo’, così veniva chiamato il gestore, anzi imprecato, quando durante la proiezione dei film all’improvviso si rompeva la pellicola. Il manifesto del film di giornata stava sull’angolo del muro verso Via Roma del bar Balotta e lì si aspettava l’arrivo del gestore che aveva sempre dei forti ritardi e dava la colpa alle sbarre chiuse del passaggio a livello della via 25 aprile. Il cinema Iris aveva un palcoscenico, una platea e una galleria con una grossa pala di ventilazione. La galleria venne successivamente trasformata ai tempi del Das, con una sala centrale dove c’era il gioco del bigliardo e le toilette, mentre in platea venne costruito il bancone del bar.

    Il Massatorta e Franca Rame. Aggiungo poi alla tua lista dei ‘teatri turbighesi’ il magazzino di via Podgora dove da piccolo, fine anni ‘40, mia mamma Netta mi portava agli spettacoli per bambini del Massatorta. Il Silvano Perino, che abitava lì, mi ha riferito che suo papà gli confermò che a questi spettacoli partecipava anche una giovane Franca Rame (nata a Villastanza di Parabiago). Non so se è vero il Silvano dice che i genitori di Franca Rame sono sepolti nel cimitero di Castano.

    Il Crimen. Per non parlare del “Crimen”, al chiuso e all’aperto (Giardino d’estate) che vide la presenza di Fred Bongusto, del ballerino Dossena, Nunzio Gallo, Toni Renis e altri che non ricordo.
    I teatri sono luoghi magici.

    DIDA – Il manifesto della Commemorazione Verdiana a Turbigo nel 25° della morte di Giuseppe Verdi (1813-1901).

  • La 39° edizione della ‘Festa d’In Giò’

    La 39° edizione della ‘Festa d’In Giò’

    TURBIGO – La festa della quarta domenica di ottobre, vede i turbighesi raccogliersi attorno al ‘faro’ (balon) che brucia in memoria delle ‘vite bruciate’ dei SS. Cosma e Damiano. C’è addirittura un quadro di Carlo Bonomi, d’inizio Novecento, dov’è rap-presentato il ‘Comitato d’in Gio’, che già allora si preoccupava di mantenere in vita la memoria di quello che fu un Comune autonomo.
    Infatti, fu solamente alla fine dell’Ottocento che i due poli ‘parlanti’ del paese (Castel-lo e Naviglio) si unirono congiunti dal’asse longitudinale dell’Allea, progettato dall’ingegner Paolo Tatti, e da allora il Comune divenne unico.
    Bilanci del post Unità d’Italia parlano ancora di ‘Turbigo Superiore’ e di ‘Turbigo in-feriore’, quest’ultimo contava un maggior numero di abitanti e aveva il suo centro re-ligioso-civile nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, quella stessa chiesa nel cui co-rollario si è svolta – domenica scorsa – la 39° edizione della festa del ‘Turbigh in Gio’ (rivitalizzata dopo il Palio del 1984) con grande partecipazione di pubblico al quale è stata offerta una cioccolata calda mentre assistevano allo spettacolo.
    I proventi che si raccolgono, grazie anche alle donazioni di alcuni fedeli, sono nelle mani del ‘Comitato’ che li impegna nella manutenzione della chiesa secentesca, cen-tro religioso civile del villaggio sorto sulla riva sinistra del Naviglio un migliaio di anni fa.

  • Echi manzoniani nel nostro territorio

    Echi manzoniani nel nostro territorio

    Organizzato dal Centro Studi ‘Athene noctua’, la presentazione della mostra, “Echi manzoniani nel nostro territorio”, si terrà il 27 ottobre 2023 alle ore 20:45 a Castano Primo in Villa Rusconi, via Corio 1. L’iniziativa nasce dalla volontà del Centro Studi territoriali di celebrare i 150 anni dalla scomparsa di Alessandro Manzoni. La mostra propone un itinerario alla riscoperta di luoghi del nostro territorio legati al grande scrittore lombardo. Qualche tempo fa scrissi le note che seguono in memoria del nostro scrittore, segnalando i legami che ebbe con i paesi dell’Altomilanese, convinti come siamo che percorse le nostre con-trade.

    IL LEGAME DI GIULIA BECCARIA MANZONI CON CASTANO

    In occasione del 150° anniversario della morte dell’autore de I Promessi Sposi, la città di Milano ha organizzato – durante il mese di maggio – una serie di eventi per ricordare il grande lombardo al quale Castano è legato attraverso la madre Giulia Beccaria che possedette una casa da nobile – avuta in eredità dal suo amante, Carlo Imbonati – posta di lato alla chiesa parrocchiale e ancora oggi esistente in Via S. Antonio (un tempo denominata contrada del Ciocché, n. 29). Infatti, quando i due amanti decisero di stabilirsi a Parigi, dove l’irregolarità della loro posizione avrebbe certo creato meno problemi che a Milano, l’Imbonati stese un testamento olografo (25 ottobre 1795) con il quale nominò la Beccaria erede universale, destinando alla propria famiglia (aveva ben sette sorelle) solo piccoli legati: fu così che la proprietà di Castano, ma anche di Brusuglio pervenne ai Manzoni.
    CON LA MADRE. In un giorno di giugno del 1805, Alessandro Manzoni partiva per Parigi. Aveva vent’anni. A Parigi l’aspettava la madre che fino ad allora non ave-va neanche conosciuto. Giulia Beccaria aveva 43 anni: aveva sposato Pietro Man-zoni dal quale divorziò alla fine del secolo, ma il padre biologico di Alessandro Manzoni fu Giovanni Verri. A Parigi il figlio la trovò, sconvolta dal dolore per la morte di Carlo Imbonati (51 anni, il grande amore di Giulia), la mamam con la qua-le strinse un legame fortissimo, morboso. Scrisse: “La mia felicità l’ho trovata tra le braccia di mia madre” (complesso edipico).

    UNA TRINITA’.

    Fu la madre a trovare moglie al figlio. Enrichetta Blondel il 6 febbraio 1808 entrò a comporre quella trinità, composta dalla ‘coppia mirabile’ (Giulia e Alessandro), oltre che da Enrichetta. Una ‘Trinità’ animata dalla fede religiosa. Dio divenne il più intimo dei legami tra i tre familiari. Il ‘perché’ della conversione va cercato in quanto Manzoni scrisse ne I Promessi Sposi in riferimento agli eventi che vedono protagonisti padre Cristoforo e l’Innominato (figura quest’ultima che ebbe delle proprietà a Castano). A proposito de ‘ I Promessi Sposi’, tempo fa diedi del materiale riguardante Enrico Acerbi, il medico di Alessandro Manzoni (l’unica citazione ne ‘ I Promessi Sposi’ riguarda un’opera di questo castanese), ad una ragazza che era intenta a laurearsi, con l’unico invito a mettere a disposizione una copia della tesi per la Biblioteca, ma la riconoscenza non è di questo mondo.

    LA FELICITA’ CONIUGALE.

    Nel 1810 i Manzoni lasciarono la Francia e si stabilirono nella villa di Brusuglio, mentre la proprietà di Castano fu venduta attraverso l’opera del factotum Acerbi. Ne scrisse sull’ Archivio Storico Lombardo (1963?) Gian Domenico Oltrona Visconti, “Di una proprietà di Giulia Beccaria Manzoni a Castano” dove rimandiamo chi volesse saperne di più di questa vicenda manzoniana minore. La cronaca dell’Acerbi – lo abbiamo scritto a pag. 148 nel libro Ca-stano Primo da borgo a città, 2007 – ci rende noto che Giulia Beccaria vendette, al tempo, a Gioacchino Magnani (famiglia che diede il sindaco Nicola +1892). Da quest’ultimo la proprietà passò a Gemma Mazza, quindi al Giuseppina Rolla (ni-pote ed erede della precedente), andata in sposa a Giuseppe Rusconi. Ai Rusconi succedettero i Riva e, infine, gli Zara.

    A Brusuglio Enrichetta partoriva un figlio dopo l’altro e li allattava. Il capo riconosciuto della famiglia era Giulia, insieme mamam e grand-mère che teneva i conti e faceva le spese. Alle sue spalle stava Enrichetta, sempre operosa ed attiva mal-grado i parti e le malattie (morì presto nel 1791-1833). Fasciato e difeso da queste presenze femminili c’era Alessandro che consultava dizionari e libri di storia e scriveva…continuava a scrivere. Nessuno riusciva a comprendere che cosa si nascondesse dietro gli occhi mobilissimi di questo padre distratto, di questo dilettante dei giardini e della letteratura (alcuni passi di questo scritto sono tratti dalla lettura di una serie di articoli pubblicati da Pietro Citati sul Corriere della Sera nell’aprile 1973)

    ALESSANDRO MANZONI A CASSOLNOVO.

    Tra il 1853 e il 1863 Manzoni andava a godersi un periodo di riposo a Cassolnovo in quella che fu la villa Arconati, invita-to dalla marchesa Arconati Trotti Bentivoglio (1800-1871 – sepolta nel cimitero di Arconate insieme al marito e il figlio). Lo sappiamo dalle lettere scritte alla seconda moglie Teresa Manzoni Borri

    DIDA -La tomba degli Acerbi nel cimitero di Castano