Autore: Redazione Online

  • Nuove indagini della GDF di Milano su Chiara Ferragni

    Nuove indagini della GDF di Milano su Chiara Ferragni

    La guardia di finanza di Milano ha acquisto nuovi documenti nell’ambito dell’indagine per truffa aggravata che vede indagati Chiara Ferragni, Fabio D’Amato e Alessandra Balocco. Le Fiamme Gialle si sono presentate nelle sedi delle societa’ dell’imprenditrice, della Dolci Preziosi e di altre aziende per le vicende relative alle uova di Pasqua, alla bambola Trudi e ai biscotti Oreo.

    Nello specifico i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano si sono recati con una richiesta di consegna documenti nella sede milanese della Oreo, in quella di Cerealitalia che detiene il marchio Dolci Preziosi in provincia di Bari, e a Tarcento, in provincia di Udine, dove si trova l’azienda Trudi che ha prodotto la mascotte con le sembianze di Chiara Ferragni. Inoltre sono andati negli uffici di Fenice e Tbs-Crew, società della influencer. Le acquisizioni di oggi sono una sorta di passaggio tecnico per raccogliere tra l’altro i contratti e le mail in vista di eventuali audizioni per chiarire l’intera vicenda. Da sciogliere pare siano soprattutto i nodi giuridici più che gli aspetti fattuali.

  • Attilio Fontana: a Milano ancora 890 impianti di riscaldamento a gasolio

    Attilio Fontana: a Milano ancora 890 impianti di riscaldamento a gasolio

    “Se pensate che a Milano ci sono ancora 890 impianti di riscaldamento che funzionano a gasolio, o che in Lombardia ci sono ancora impianti di riscaldamento a legna, forse vi potete dare una risposta…”: così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana a margine di un evento al Palazzo Lombardia ritornando sul tema dello smog.

    Secondo Fontana “continuare a sottolineare questi problemi non può che creare ulteriore panico nei nostri cittadini. Quello che devo dire l’ho già detto – ha spiegato – e non posso che ribadirlo: bisogna distinguere quello che si fa per evitare di inquinare rispetto a quello che è la situazione geomorfologica”.

    “Noi – ha proseguito – abbiamo una quantità di sostanze inquinanti che immettiamo in atmosfera che è di gran lunga al di sotto dei parametri voluti dall’Europa”. Se poi “l’aria, in certi periodi dell’anno, qui non circola per via della condizione della nostra Pianura Padana, circondata da Alpi e Appennini e dove di vento non ce n’è mai… è un dato di fatto da cui non possiamo prescindere – ha concluso – noi potremmo continuare a migliorare, se voi guardate i parametri sono in continuo miglioramento, però è chiaro che se non piove e non c’è vento la situazione non può essere in nessun modo risolta se non spopolando o chiudendo la Regione ma credo che non si possa fare”.

  • Niente più produzione Moreschi a Vigevano: il rammarico del sindaco Andrea Ceffa

    Niente più produzione Moreschi a Vigevano: il rammarico del sindaco Andrea Ceffa

    La produzione del calzaturificio Moreschi non si svolgerà più nello stabilimento di Vigevano, considerato non adeguato per la produzione ordinaria e si sposterà verso “laboratori italiani altamente specializzati e caratterizzati da una forte impronta “verde”, legati al brand da contratti di collaborazione in esclusiva”. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso oggi lunedì dalla direzione dell’azienda. Di seguito la nota del sindaco ducale Andrea Ceffa, diffuso sulla sua pagina Facebook.

    “Ho accolto la scelta dell’azienda di cessare l’attività di produzione nello stabilimento vigevanese, con grande delusione e rammarico. E’ un epilogo molto triste, ed il mio primo pensiero è quello di esprimere vicinanza a tutti i lavoratori coinvolti da questa procedura di licenziamento collettivo. Certamente le ragioni di questa profonda crisi non possono essere ascritte solo agli ultimi anni della storia imprenditoriale dell’azienda, tuttavia non posso non evidenziare che questa scelta, seppur legittima da un punto di vista imprenditoriale, contraddice quanto sempre sostenuto in questi anni dalla società che aveva sempre espresso, non solo a me, la volontà di mantenere una base produttiva, seppur in forma ridotta, sul nostro territorio.

    Da parte mia, per quanto la competenza dell’Amministrazione Comunale in tal senso sia residuale, ho sempre cercato in questi ultimi anni di lavorare in quella direzione, cercando di trovare soluzioni affinché questo potesse avvenire dialogando sempre in maniera propositiva e costruttiva con la società, e cercando di attivare con Regione Lombardia, assieme alle categorie imprenditoriali ed ai sindacati, tutte le misure e risorse pubbliche necessaire per mantenere il comparto produttivo. La storia e la fama di Moreschi non sono della famiglia, della società e dei tanti lavoratori che negli anni hanno prestato il loro lavoro in azienda, ma è anche un po’ simbolo e vanto di tutta la nostra città.

    Mi auguro quindi che la volontà espressa rispetto “alla valorizzazione del brand, nonché al mantenimento dei dipartimenti gestionali, amministrativi, l’ufficio stile e prodotto, la modelleria, la logistica, lo spaccio aziendale e la progettazione dei modelli per collezioni esclusive oltre al controllo qualità” non risulti anch’essa una chimera, ma che venga confermata nei fatti. Da parte dell’Amministrazione Comunale, per quanto di sua competenza, si rinnova nuovamente la massima disponibilità ed apertura a lavorare con le parti coinvolte per trovare soluzioni che consentano di ricollocare nel più breve tempo possibile i lavoratori che resteranno senza lavoro”, conclude il primo cittadino.

  • Milanesi stressati, ma non vanno dallo psicologo perché costa troppo

    Milanesi stressati, ma non vanno dallo psicologo perché costa troppo

    Stress, ansia e altre emozioni negative rappresentano la battaglia quotidiana di tanti milanesi, anche se spesso rinunciano a farsi aiutare da uno psicologo per via dei costi.

    Lo dice la nuova ricerca dell’Osservatorio sanità di UniSalute, che con la Nomisma ha interrogato i milanesi sulle questioni legate alla salute psicologica.
    Nell’anno appena trascorso, a Milano il 33% degli intervistati dichiara di aver faticato a mantenere il buon umore: uno su quattro (il 26%) dice di aver avuto molti alti e bassi e un altro 7% di essere stato prevalentemente giù di morale.
    Solo due su cinque affermano essere stati di buon umore la maggior parte del tempo (il 38%) o addirittura di umore eccellente (il 3%).
    Lo stress sembra essere lo stato d’animo negativo più diffuso, con il 36% dei milanesi interrogati che dice di sentirsi stressato “spesso” (il 30%), o addirittura “regolarmente, quasi ogni giorno” (il 6%).

    Altri sintomi comuni sono la sensazione di essere nervosi e tesi -percepita dal 31% dei milanesi- e uno stato di ansia eccessiva, che colpisce spesso o regolarmente il 25% del campione.

    Dal sondaggio emerge anche quali sono le cause di queste emozioni negative: lo stato di salute personale e dei propri cari risulta essere il principale motivo di preoccupazione (per il 27%), seguito dall’organizzazione familiare (per il 23%), dalla difficoltà a trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro (per il 15%) e dalle incertezze legate alla propria situazione lavorativa (per il 13%).

    Per gestire i momenti difficili dal punto di vista emotivo e psicologico, le soluzioni “fai-da-te” -come i rimedi naturali o lo sport- sono le più utilizzate (24%), seguite dai consigli del farmacista (12%) e del medico di base (11%). Solo uno su dieci (10%) ha optato per il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta, nonostante il 65% dei milanesi affermi che si rivolgerebbe a queste figure in caso di necessità, anche attraverso sedute da remoto e videoconsulti (il 22% preferirebbe questa modalità). UniSalute ha indagato le ragioni dietro a questo limitato ricorso a degli specialisti: molti intervistati pensano che il proprio caso non sia abbastanza serio (il 30%), o comunque preferiscono aspettare che il momento difficile passi da solo (il 28%).
    Pesano però anche considerazioni economiche: il 24% di chi non è ricorso a uno psicologo o psicoterapeuta, pur avendo avuto delle difficoltà, dice di non averlo fatto per i costi troppo onerosi.

    I milanesi sembrano consapevoli dell’importanza della salute psicologica: indicano lo stress come il fattore che più di ogni altro -con lo stile di vita- ha il maggiore impatto sul loro attuale stato psico-fisico (33%), e quasi due su tre (64%) ritengono che uno stato emotivo e mentale equilibrato sia fondamentale per una buona salute.

  • Rapinano market a Voghera: in manette rumeno e senegalese

    Rapinano market a Voghera: in manette rumeno e senegalese

    Hanno sottratto diversi generi alimentari dagli scaffali di un supermercato a Voghera ma il proprietario dell’esercizio commerciale se n’è accorto e ha cercato di fermarli. A quel punto i due, un 18enne di origine romena e un 38enne del Senegal, lo hanno aggredito spingendolo a terra, procurandogli ferite che sono state giudicate guaribili in 6 giorni dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Voghera (Pavia).

    I carabinieri li hanno intercettati mentre a piedi cercavano di fuggire per le vie del centro della città oltrepadana. Nei loro confronti è scattato l’arresto per rapina aggravata in concorso. Gli alimenti rubati sono stati restituiti al supermercato. Durante la perquisizione i militari hanno trovato in tasca ai due un trapano che era stato rubato in un’abitazione (anch’esso restituito al proprietario) e un panetto di hashish del peso di 100 grammi.

  • Busto Arsizio: l’antifascismo senza slanci e senza cuore che non può capire una vita come quella di Checco Lattuada

    Busto Arsizio: l’antifascismo senza slanci e senza cuore che non può capire una vita come quella di Checco Lattuada

    Il passare del tempo mitiga gli eccessi e coadiuva, o almeno dovrebbe, la riflessione. E allora sì, è adesso- trascorso su per giù un mese- il momento di chiedersi, una volta di più, il motivo di cotanto rancore progressista, progressivo, continuo ancorché periclitante, dell’antifascismo bustocco (nell’accezione, ovvia, di Busto Arsizio, quinta città più popolosa di Lombardia) per Francesco Lattuada, al secolo e per tutti Checco.

    La pietra dello scandalo, ulteriore ridda di profluvi social e del consueto cahier des doleances antifascista marca Partito Democratico, sinistre e dintorni, è una foto pubblicata sul profilo del Checco al far della notte del 27 gennaio. Foto di antico conio. Una vetta, degli amici, del sentimento comunitario, una mano che s’alza. Tesa. Scandalo. Checco Lattuada, privato e libero cittadino fuori da tempo dalla politica politicienne (cui non s’è mai attagliato, neppure quando v’era immerso), perseguito e perseguitato dalla giustizia italiana senza che nei suoi confronti sia mai giunta una condanna (la sinistra nostrana è pure forcaiola, dimentica spesso), torna a far dibattere, a discutere. Il tema è succoso. I giornali vi si gettano. Il Checco è conosciuto e fa audience, fa letture sui social e sul web.

    Il primo gesto conseguente, nella massima assise di Busto dove il Checco è assente da anni, è l’ennesima dimostrazione di un uomo e di un sindaco coraggioso, al secolo Emanuele Antonelli, che notoriamente tiene los cojones. In aula Emanuele difende l’amico, non rinnega l’amicizia. Gesto spesso impolitico. Respinge al mittente le accuse. Ma il mittente cosa sa, cosa conosce, cosa giudica, perché punta il dito accusatore e progressista senza conoscere? Perché questo, da settimane, ci tormenta.

    Perché, cari compagni, agitate lo spettro dell’antifascismo (paradossale, in assenza e contumacia di fascismo dal 1945) senza entrare nella carne viva del problema? Perché siete così superficiali nel giudizio sprezzante di un uomo?

    Io il Checco l’ho rivisto dopo tanto, troppo tempo il 26 gennaio ultimo scorso, alla Comunità Giovanile su cui poi torneremo. A Busto si festeggiava la Gioeubia. Terra, tradizione e territorio. Arrivo e vedo un nugolo di ragazzini fuori dall’invenzione, geniale, di Giovanni Blini e giovani antesignani, tra cui il Checco. Entro e lo saluto con calore, e aggiungo “Checco ma chi diavolo sono quei teppisti là fuori? Stanno fuggendo da una rapina a un mini market?”, scherzo e sorrido.

    Sono giovani tifosi della Pro Patria, mi dice. Hanno 20 anni, quando tutti hanno o abbiamo avuto sete di assoluto, per dirla con Platone. Inquieti, incostanti, pieni di domande e provocazioni. Il Checco, fratello maggiore di anni 53, ma trenta di meno nello spirito e nell’ardore, semplicemente li accoglie. Non li giudica, come ci ha insegnato il più grande personaggio giallo del Novecento letterario, Jules Maigret, nella costruzione mirabile di Georges Simenon. L’uomo non si giudica. Si cerca di comprenderlo, di accudirlo, di capirlo, se necessario di strigliarlo. In Comunità Giovanile questi ragazzi siedono a una tavola e celebrano un rito, mangiano risotto, cercano di comprimere la bramosia dell’io convertendola in una potenziale mistica d’azione del Noi. Dai muri della CG li scruta Bobby Sands, morto poco più vecchio di loro nelle carceri inglesi. C’è San Michele Arcangelo.

    E poi al loro fianco c’è lui, il Checco, col quale parlo dei servizi resi ogni settimana agli anziani, ai poveri, a chi sente il bisogno di un pasto caldo. Il Checco lo fa da anni, assieme a tanti, ma non credo debba essere dispensato da un giudizio, anche duro, perché “porta da mangiare ai vecchi”. Mi colpisce perché mi parla di impersonalità dell’azione. Si predicano imprese alte, per un ragazzo di oggi, come di ieri, in questo cortile di vicolo Carpi 4, con la ferrovia che corre a fianco. Mi viene in mente The Commitments, il capolavoro di Alan Parker. “Gli irlandesi sono i più negri d’Europa, i dublinesi i più negri d’Irlanda, e noi della periferia i più negri di Dublino”. Anche qui è periferia profonda. Di Lombardia. Dove il fango prevale sull’estetismo, ma da quel fango, quel guano, deandrenianamente parlando spesso nascono i fiori.

    La sinistra alza la voce, strilla, inveisce. Soprattutto giudica. Giudica senza conoscere. Lo fa dimentica di parole inattuali, del tutto fuori dall’oggi ma evidentemente protese a una stagione smarrita, che Massimo Crespi- sodale di questo sulfureo Checco Lattuada da decenni- scrive l’indomani dell’ennessimo, virulento attacco social.

    “C’è un uomo che è sensibile ed il cui sguardo, lo so, rivela la partecipazione, l’emozione per la verità anche quand’è triste, fa arrabbiare e fa sperare. È un uomo che parte e va a donare, che prepara da mangiare e raschia il fondo del suo piatto, offerto senza nemmeno pensare; non è capace di calcolare, d’architettare. Non è capace né pieno di sé. Ha costruito la sua casa, la sua comunità, l’ha protetta; l’ha resa solida, aperta, di valore. L’ha riempita di idee, di benessere e stare, di sogni.
    Ha fatto l’educatore e formato il cuore di mille giovani bisognosi di cura, di occasione e di rilievo; consigliere senza alcun mandato da parte del solito vigliacco potentato, da giù, da dentro, da sé stesso. Ma costui va al contrario dentro la corrente ed è ribelle; non è pecora, non è bianca, non stanca; non si porta al macello. Scalpita, alza la voce e la mano, non accetta, non subisce, non prende forma. Rappresentò “ciò che mancava”: un modo diverso di stare insieme, senza dubbio più costruttivo”.

    Nè più nè meno. Leggo e rifletto. Avrei voluto scriverle io, ma conosco il Checco da soli 15 anni. Massimo di più, assai di più.

    E con Massimo c’era (e la sinistra lo dimentica sempre, che scivolone) Giovanni Blini. Tolto allo sguardo di suo padre, sua madre e sua sorella che era poco più d’un ragazzo, che sarebbe probabilmente diventato il leader della Destra italiana e oggi sarebbe Ministro. Ma la volontà di Gesù Cristo, Dio Padre Onnipotente e Signore degli Eserciti, è un Mistero che l’uomo di fede deve accettare. E chi non ha fede cercare di capire, che diversamente la vita è tutta un’inutile sequela di tragedie. Ma non si possono affettare parole virulente se prima non ci si confronta, fino in fondo, con la vita, l’azione, la visione e la prospettiva di uno come Giovanni Blini. Eppertanto pure della parabola di uno come Checco Lattuada.

    C’è chi ne ha scritto (anche) da tribune e prospettive differenti, e con efficacia sintattica e narrativa, come Vincenzo Coronetti, fabbro di elevato conio del giornalismo di Varese e dintorni. “Si maligna per i suoi trascorsi giudiziari (sempre assolto, però) che rimandano ad altri saluti romani, a festeggiamenti per il compleanno di Hitler, a daspo ricevuti per le intemperanze allo stadio della Pro Patria, insomma, per una serie di cosucce che non pare siano apprezzate agli alti livelli dei meloniani. Che però non fanno curriculum in quel di Busto Arsizio. D’altra parte, il Checco è un generoso, si occupa dei senza tetto ed è attivo sul versante della solidarietà. L’hanno ribadito gli esponenti del centrodestra durante l’assemblea civica di giovedì sera. Peccato che certe volte tracimi”. Sic Coronetti dixit, Malpensa24 il 2 febbraio scorso. No Vincenzo, consentimi: quel tracimare dal tono vagamente censorio che adotti nel pezzo (bello) coglie poco della globalità, dell’interezza, dell’insieme. Del Checco. E’ una ben affetata descrizione di un Checco Lattuada politicienne. Che, come detto.. Non è il Checco.

    E allora bisogna ricordare quanto Maria Sorbi scrisse sul Giornale nel 2011, circa la genesi della Comunità Giovanile: “In tanti raccolsero la sfida. Così cominciò la storia del gruppo: con la battaglia contro la droga assieme a Vincenzo Muccioli, con le ripetizioni gratuite per gli studenti delle superiori, con le attività sportive, il volontariato, la Festa estiva aperta a tutta la città, i dibattiti sulla guerra della ex Jugoslavia, l’Afghanistan, la questione tibetana. O ancora, i concorsi fotografici, i cineforum e Bustok, la rassegna musicale di giovani band”.

    E la storia continua, col Checco che ha unito la sua vita di sposo ad Elena, la sorella di Giovanni, e i loro due figli che palesano sul viso segni evidenti di quella fierezza.

    E allora bisogna amarla davvero, la vita e l’umanità, specie quella periclitante e sempre su di un cornicione scheggiato e sgaruppato, per capire gli slanci di uno come Checco Lattuada. E non limitarsi a parole miserrime su un braccio teso. Bisogna amare.

    “Se fossi un guardiano ti guarderei
    se fossi un cacciatore non ti caccerei
    se fossi un sacerdote come un’orazione
    con la lingua tra i denti ti pronuncerei
    se fossi un sacerdote come un salmo segreto
    con le mani sulla bocca ti canterei
    Se avessi braccia migliori ti costringerei
    se avessi labbra migliori ti abbatterei
    se avessi buona la bocca ti parlerei
    se avessi buone le parole ti fermerei
    ad un angolo di strada io ti fermerei
    ad una croce qualunque ti inchioderei
    E invece come un ladro come un assassino
    vengo di giorno ad accostare il tuo camminop
    per rubarti il passo il passo e la figura
    e amarli di notte quando il sonno dura
    E amarti per ore ore ore/e ucciderti all’alba di un altro amore
    e amarti per ore ore ore e icciderti all’alba di un altro amore
    Perchè l’amore è carte da decifrare
    e lunghe notti e giorni da calcolare
    se l’amore è tutto segni da indovinare
    Perdona se non ho avuto il tempo di imparare
    Se io non ho avuto il tempo di imparare”.

    Ecco, l’unica concessione che vi facciamo, cari antifascisti senza cuore, senza canti, senza suoni e senza vino, è quella del tempo che vi è mancato per imparare.

    Tempo che a voi piacendo non manca. Tempo che nel ‘frattempo’ noi spenderemo sempre attorno a un fuoco, al Checco e alla sua famiglia allargata, alla sua Comunità. E sapete perché? Perché in tanti anni è tra i posti migliori dove abbiamo imparato la brezza della autentica Libertà. Del coraggio. Della sfrontatezza. Del romanticismo. Voi lo chiamate fascismo. Noi sappiamo che è qualcosa di molto più grande, di più impegnativo, di più complesso. E’ l’applicazione costante di una durezza che ha per approdo estremo la felicità integrale. Rara avis. Soprattutto per dei senza cuore come voi. Noi sempre con lui, il Checco. E mai e poi mai con voi. Ma non precluderemo mai la possibilità che vi sediate a quella tavola. Per parlare di sogni, di rivoluzione, di Uomini capaci di sacrificarsi per un’Idea.

    Fabrizio Provera

  • Castellazzo: al Bim Bum Bar, venerdì 23, inno alla Lombardia con Enrico Gerli (anche in tavola)

    Castellazzo: al Bim Bum Bar, venerdì 23, inno alla Lombardia con Enrico Gerli (anche in tavola)

    Una gran bella serata.. lombarda. Con piatti fumanti e gustosi in tavola e, dopo le 21.30, con l’esibizione di un’artista e musicista molto noto nell’Est Ticino: Enrico Gerli e la sua band. Una garanzia di ricerca musicale, con tributi a Davide Van de Sfroos e non solo. Al Bim Bum Bar di Castellazzo de’ Barzi continuano le serate organizzate da Federico e dal suo staff: venerdì 23, dalle 20, un altro appuntamento da non perdere.In tavola, prima del concerto, arriveranno salame, cotechino, taleggio e zola, semolino fritto, nervetti e mondeghili; a seguire risotto alla barbabietola con porro fritto e scorza di limone; filetto di maiale al vino rosso con patate arrosto; tiramisù della casa per finire in dolcezza. 30 euro acqua, caffè e vino compresi: prenotate subito il vostro posto! Il Bim Bum Bar è in via San Carlo 2 a Castellazzo, numero di telefono 342 393 6538.

    LA BELLISSIMA STORIA DI ENRICO E DELLA BAND
    La band di Enrico Gerli nasce da una bellissima storia, che comincia molti lustri fa.
    “Era il 1977 io e mio fratello Sergio compivamo 15 anni. Un istinto una passione irrefrenabile ci spinse a Natale di quell’anno a comprare la nostra prima chitarra, con la certezza assoluta e inspiegabile di saperla suonare e infatti così fu!”, racconta Enrico. “A Natale arrivò la prima chitarra: una chitarra folk bellissima con corde d’acciaio, molto grande per un bambino di 15 anni. Cominciammo subito a strimpellare le prime note senza sapere nemmeno come si chiamassero, ma seguendo l’orecchio e l’istinto, in seguito imparammo i loro nomi con un metodo autodidatta. Con questi pochi accordi si suonavano e si cantavano i brani dei più grandi cantautori del momento e fu così che nacquero le nostre prime canzoni. La prima canzone scritta, tre note e poche parole, fu Pelle di luna. Sergio in quei primi anni (1978-79 ) cominciò a comporre canzoni, alcune delle quali oggi fanno parte dei miei CD come Vecchio mondo, Ma non stiamo a pensare, Un amore così. Col passare del tempo la musica divenne parte integrante della nostra vita: non potevamo più stare senza musica, senza suonare, senza cantare..era un po’ come respirare. Successivamente comprai l’armonica così cantavo e suonavo aggiungendo nuove melodie alle nostre canzoni…Spettacolo! Le mie prime canzoni uscirono più avanti verso la fine degli anni ’90. La prima era autobiografica, Tu dove sei e parlava di me e di Sergio e della nostra vita.

    Enrico Gerli and The Folk Friends nasce nel 2008. Propone musica originale Folk-Pop-Rock in italiano e in dialetto milanese e Cover di Davide Van de Sfroos. È composta da Enrico Gerli (chitarra, voce e armonica), Sergio Gerli (percussioni), Flavio Gozzoli (chitarra), Claudio Merlo (fisarmonica), Paolo Salvaggio (violino), Roberto Merlo (batteria), e Stefano Talarico (basso e contrabbasso).

  • Novara: prende a pugni la moglie per strada, rumeno arrestato

    Novara: prende a pugni la moglie per strada, rumeno arrestato

    Ha aggredito la moglie sferrandole un pugno e facendola cadere per terra e ferendola così all’orecchio. La Squadra Volante della Questura di Novara è intervenuta dopo una segnalazione al 112 in via Pavesi, dove una donna aveva segnalato che il marito, ubriaco, era violento e la minacciava.Gli agenti, giunti immediatamente sul posto, hanno trovato la donna in lacrime e in forte stato di agitazione che si premeva un fazzoletto intriso di sangue sull’orecchio sinistro. Chiesto cosa fosse successo, la donna raccontava che il compagno, di nazionalità rumena, al culmine di una lite scaturita per futili motivi le aveva sferrato un pugno in faccia facendola cadere e provocandole la ferita all’orecchio.

    La donna ha ammesso agli agenti di essere stanca delle continue violenze e minacce da parte del compagno e dicendosi decisa a denunciare le violente. Negli ultimi anni risultano diversi interventi delle forze dell’ordine e, nonostante le promesse da parte dell’uomo a cambiare vita, la situazione non è mai cambiata. Per questi motivi l’uomo è stato arrestato per il reato di maltrattamenti in famiglia e condotto presso la casa circondariale di Novara.

  • Muore nel Lecchese dopo essersi lanciato con tuta alare

    Muore nel Lecchese dopo essersi lanciato con tuta alare

    Un uomo è morto dopo essersi lanciato ieri mattina dalla parete del Forcellino, nelle montagne lecchesi, con una tuta alare o un paracadute. Una persona ha telefonato al 112 dal comune di Abbadia Lariana spiegando di avere visto un uomo che, dopo essersi lanciato, si è avvitato a un’altezza di 200-300 metri senza che si aprisse mai la vela.

    Non è ancora chiara la dinamica, ma una volta fatto il salto nel vuoto dalla parete della montagna, il volo adrenalinico si è trasformato in tragedia. Poco dopo le 11 sono arrivate le prime chiamate ai soccorsi, con un testimone che ha lanciato l’allarme. Ha raccontato di aver visto un uomo lanciarsi dalla parete del Forcellino con una tuta alare che però, come detto, non si è aperta. Il testimone ha raccontato anche gli attimi drammatici vissuti a distanza, col lancio che si è trasformato in tragedia. La vittima si chiamava Alessandro Fiorito, classe 1961, di Gallarate: era un pilota.

  • Milano, spaccia nel parco: arrestato 50enne

    Milano, spaccia nel parco: arrestato 50enne

    Un cittadino italiano di 50 anni, con precedenti, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacenti ai fini di spaccio. E’ accaduto lo scorso lunedì pomeriggio, a Milano.Intorno alle 16, gli agenti del commissariato Mecenate impegnati in un servizio mirato al contrasto del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti nel parco di via Ucelli di Nemi, hanno notato il 50enne in compagnia di altre tre persone, tra cui un ragazzo di 16 anni.

    Poco dopo si è avvicinato un 58enne che, dopo aver consegnato una banconota all’uomo, ha ritirato da quest’ultimo una dose di hashish, ricevuta a sua volta dal 16enne.Il 58enne e il 16enne sono stati denunciati, mentre il 50enne è stato bloccato.A seguito della perquisizione in casa sua, eseguita con l’ausilio dell’unità cinofila, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato 667 grammi di hashish suddivisa in dosi, circa 9 grammi di cocaina, 5 flaconi di metadone, 1360 euro e un coltello.