Autore: Redazione Online

  • Nasce Magenta Slow: tutti su due ruote

    Nasce Magenta Slow: tutti su due ruote

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Dall’esperienza positiva del Comitato Pista Ciclabile Magenta-Corbetta e dall’impegno di alcuni soci FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, nasce Magenta Slow, un gruppo di persone interessato alla promozione della mobilità ciclopedonale nel territorio del magentino. “Con la realizzazione dell’attesa pista ciclabile tra i due comuni – afferma il referente di Magenta Slow Marco Maggi, già attivo nel Comitato Pista Ciclabile Magenta-Corbetta – si è esaurito lo scopo principale del Comitato, che ha quindi deciso di sciogliersi. Ciononostante, alcuni di noi desideravano proseguire il proprio impegno a favore della mobilità ciclopedonale nel territorio”.

    “Grazie all’incontro con un gruppo di soci FIAB è stato possibile – continua Maggi – unire le energie e iniziare un nuovo percorso di cittadinanza attiva per migliorare l’accessibilità e la sicurezza delle nostre strade”. La nascita del gruppo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per allargare la partecipazione: “solo coinvolgendo più persone possibili si potrà promuovere la realizzazione di “città lente”, cioè davvero a misura di persona, tutelando il diritto di muoversi a piedi o in bici liberamente e senza pericoli. Una mobilità più sostenibile e attenta alla valorizzazione delle bellezze del nostro territorio, anche per contribuire allo sviluppo del cicloturismo nel magentino”. Invitiamo tutte le persone interessate a queste tematiche e desiderose di collaborare insieme a scrivere all’indirizzo mail info@magentaslow.it, e a seguirci sui canali social Facebook e Instagram @magentaslow

  • Delitto Senago: caos in aula, Impagnatiello piange

    Delitto Senago: caos in aula, Impagnatiello piange

    Caos nell’aula della prima Corte di Assise di Milano, dove sta per cominciare il processo a carico di Alessandro Impagnatiello per l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano. Poco prima dell’inizio dell’udienza, i giornalisti e i curiosi sono stati fatti uscire dall’aula che era stracolma. È stato fatto presente anche che l’imputato non poteva essere ripreso, nonostante qualcuno abbia provato a girare video. Ora la Corte dovrà valutare come gestire la folla di cronisti e pubblico nell’aula, e le eventuali immagini del processo.

    Jeans e maglietta bianca, scarpe da ginnastica e giubbotto blu, Alessandro Impagnatiello, alla sbarra per l’omicidio aggravato della compagna Giulia Tramontano, continua a tenere lo sguardo basso, da quando è entrato in aula, mentre gli avvocati prendono la parola. Per qualche attimo il suo viso viene rigato da poche lacrime e ha continuato a tenere il fazzoletto di carta tra le mani giunte. La famiglia di Giulia Tramontano, uccisa dal compagno Alessandro Impagnatiello, è arrivata poco fa nell’aula al primo piano del Palazzo di Giustizia per assistere alla prima udienza che processo che vede il 31enne alla sbarra per omicidio aggravato. La sorella Chiara siede accanto alla mamma Loredana, vicino Mario il fratello della vittima e papà Franco. A pochi passi di distanza, nella gabbia, c’è l’imputato.

  • Ristoratrice morta a Lodi fu sentita dai CC come parte offesa

    Ristoratrice morta a Lodi fu sentita dai CC come parte offesa

    Giovanna Pedretti venne convocata dai carabinieri di Sant’Angelo Lodigiano come “potenziale vittima” del reato di ‘propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa’ in relazione alla recensione pubblicata su Gooogle. Lo riferiscono gli stessi carabinieri in una nota nella quale scrivono che “l colloquio durava pochi minuti e la signora confermava il contenuto della recensione, ma non era in grado di fornire ulteriori dettagli sull’identita’ del cliente”.

    “Al fine di informare la Procura della Repubblica competente, i carabinieri convocavano in caserma la signora Pedretti con riferimento ad una recensione pubblicata su Google, e poi rimossa, da un anonimo cliente del suo ristorante – questo il testo della nota -.La signora veniva sentita nel pomeriggio dello stesso giorno come persona informata sui fatti, quale potenziale vittima dell’intera vicenda. Il colloquio durava pochi minuti e la medesima confermava il contenuto della recensione, ma non era in grado di fornire ulteriori dettagli sull’identita’ del cliente.Nella mattinata di domenica 14 gennaio la signora Pedretti veniva rinvenuta priva di vita e dell’intera vicenda veniva informato direttamente il Procuratore della Repubblica”.

  • 570 chili di hashish oltre a coca ed ero: maxi sequestro ad Assago, droga indirizzata a Vittuone e Bareggio

    570 chili di hashish oltre a coca ed ero: maxi sequestro ad Assago, droga indirizzata a Vittuone e Bareggio

    Gli agenti della Squadra mobile della Questura di Milano hanno sequestrato 570 chili di hashish in un box ad Assago (Milano), 30 grammi di cocaina, 50 proiettili, telefoni criptati e delle maschere di gomma nell’eseguire un’ordinanza cautelare in carcere per narcotraffico, chiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, a carico di due italiani, pregiudicati, di 32 e 66 anni. Colpito lo spaccio tra Vittuone e Bareggio.

    Le indagini erano cominciate nel febbraio del 2023 quando i poliziotti della Squadra Mobile di Milano erano giunti all’identificazione di un 66enne, originario della Puglia, con precedenti per riciclaggio, sequestro di persona, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso. Con servizi di osservazione, visione di telecamere ed intercettazioni telefoniche e ambientali, erano emersi almeno sette episodi tra febbraio e marzo del 2023 in cui l’uomo aveva operato consegne di cocaina, nascondendola sotto il tappetino dell’auto: in una di queste consegne, i poliziotti della Mobile, avevano controllato il destinatario del pacco trovandolo in possesso di due panetti di cocaina per 2,2 chili. Monitorando tutte le consegne, gli agenti dell’Unità Specializzata Antidroga sono riusciti ad accertare come, in almeno in un’occasione, il pregiudicato pugliese si fosse approvvigionato da un 32enne italiano originario di Locri (Reggio Calabria), con precedenti per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In occasione dell’esecuzione della misura cautelare sono appunto stati trovati oltre 570 kg di hashish e il resto del materiale.

    Dall’attività di indagine della polizia, caratterizzata da servizi di osservazione, visione di telecamere ed intercettazioni telefoniche ed ambientali, sono emersi almeno 7 episodi tra febbraio e marzo del 2023 in cui l’uomo ha verosimilmente operato consegne di cocaina, occultandola sotto il tappetino dell’auto, tra i comuni come detto in apertura di Bresso, Vittuone, Rozzano e Bareggio: in una di queste consegne, i poliziotti della Squadra Mobile, hanno sottoposto a controllo il destinatario del pacco trovandolo in possesso di due panetti di cocaina per un peso di 2,2 chil

  • Delitto di Senago, comincia oggi il processo ad Impagnatiello

    Delitto di Senago, comincia oggi il processo ad Impagnatiello

    Alessandro Impagnatiello oggi sarà in aula, davanti ai giudici della prima corte d’Assise di Milano e alla famiglia di Giulia Tramontano, per rispondere dell’accusa di omicidio aggravato della compagna, incinta al settimo mese del loro figlio Thiago, per cui rischia la condanna all’ergastolo. La prima udienza del processo immediato sarà come sempre tecnica e scandita da ‘tappe’ obbligate: la corte presieduta da Antonella Bertoja, già giudice in primo grado del processo a Massimo Bossetti, dovrà stabilire se ammettere le telecamere in aula, decidere la lista dei testimoni e riconoscere le parti civili, quindi fissare il calendario del processo. Ma, al di là dei tecnicismi, domani gli occhi saranno puntati sul barman accusato dell’omicidio aggravato dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla premeditazione, e dal vincolo della convivenza. Un delitto avvenuto la sera del 27 maggio del 2023 nella loro abitazione a Senago a poche ore dall’incontro di Giulia, 29 anni, con l’altra donna di Impagnatiello, ignara di quella relazione ufficiale. Quella sera l’imputato, 31 anni il prossimo marzo, afferra un coltello da cucina e colpisce la compagna con 37 coltellate al collo, alla schiena e al viso, almeno nove quelle sferrate quando la vittima era ancora viva (stabilirà l’autopsia), quindi prova a bruciare il corpo nella vasca da bagno, prima di trascinarlo lungo le scale e nasconderlo in garage. Impagnatiello deve anche rispondere di interruzione di gravidanza e occultamento di cadavere: impaurito e incalzato dai carabinieri sposta il corpo nel box, qui prova a darle di nuovo fuoco con la benzina, quindi nasconde la vittima, avvolta in buste di plastica, in un anfratto dietro al box di viale Monterosa a Senago, nel comune alle porte di Milano. Fermato il primo giugno, l’indagato confessa il delitto, ma restituisce solo in parte l’orrore contro Giulia.

    Le indagini, coordinate dall’aggiunta di Milano Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, restituiscono come l’uomo, già a partire dal dicembre 2022, abbia svolto ricerche via internet sugli effetti del veleno per topi, veleno fatto ingerire per mesi all’inconsapevole vittima e in tale quantità da raggiungere anche il feto. Una premeditazione che per la procura si insinua anche in altre ricerche per parole chiave come ‘ceramica bruciata vasca da bagno’ nel vano tentativo di ripulire tutto. Poche le armi a disposizione della difesa la cui lista di testimoni si compone di due soli nomi – lo psichiatra Raniero Rossetti e la psicologa Silvana Branciforti – a indicare la probabile volontà di procedere, nel corso del processo, a chiedere una perizia psichiatrica per stabilire la volontà di intendere e di volere di Impagnatiello al momento del fatto. Un’eventualità che trova già pronto l’avvocato Giovanni Cacciapuoti che tutela la famiglia Tramontano – mamma Loredana, papà Franco e i fratelli Chiara e Mario – e che ha già contattato, in caso di bisogno, due psichiatri Salvatore De Feo e Diana Galletta per replicare all’eventuale mossa della difesa. L’elenco che la procura propone, invece, è ben più lungo e si compone dei carabinieri che hanno svolto le indagini, ma anche dei parenti di chi domani siederà su posizioni opposte all’interno dell’aula.

  • Lombardia e non solo: aumenta la vigilanza nei Pronto Soccorso

    Lombardia e non solo: aumenta la vigilanza nei Pronto Soccorso

    “Il Posto di Polizia presso l’Ospedale di Voghera è attivo ufficialmente dal 15 gennaio scorso e la vista di stamane da parte del prefetto di Pavia, del questore e dell’assessore Regionale alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini, è occasione per ringraziare tutte le autorità per l’importante lavoro svolto a tutela della sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari in prima linea per l’assistenza ai cittadini”.

    Lo afferma il sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, in relazione al presidio della Polizia di Stato attivo presso l’ospedale di Voghera. “Un risultato che fa parte dell’ampio lavoro di programmazione e sviluppo del ministro Piantedosi e che garantisce, oggi, nuove tutele a cittadini e territorio. In relazione a questo lavoro tengo a evidenziare che, rispetto allo scorso anno, registriamo un aumento del 50% di questi Presidi a livello nazionale, con un incremento del 34% del numero degli operatori della Polizia di Stato impiegati. Una ulteriore e chiara dimostrazione – ha concluso il sottosegretario – che Governo e Viminale continuano a portare avanti un’opera costante e concreta in favore della sicurezza nazionale”.

  • Lombardia, 8mila firme per il suicidio assistito

    Lombardia, 8mila firme per il suicidio assistito

    Grazie a 8.181 firme raccolte in Lombardia (la soglia minima era di 5.000) l’Associazione Luca Coscioni fa approdare anche al vaglio del Consiglio regionale lombardo la proposta di legge popolare sul fine vita bocciata ieri dall’assemblea regionale veneta. Il testo definisce tempistiche e procedure per l’accesso alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza Cappato/Antoniani della Consulta. Martedì in Veneto la proposta ha ottenuto 25 voti a favore contro 22.

    I promotori della proposta di legge regionale si sono dati appuntamento alle 10, di fronte all’Auditorium Giorgio Gaber del Pirellone in piazza Duca D’Aosta, per poi partire con un piccolo corteo verso il Consiglio regionale lombardo in via Fabio Filzi. Seguirà una conferenza stampa durante la quale interverranno Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni; Cristiana Zerosi, Coordinatrice del Comitato promotore “Liberi Subito” in Lombardia; i consiglieri regionali e comunali e tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta delle firme sostenendo l’iniziativa, resa possibile grazie al coordinamento delle 9 Cellule Coscioni presenti in Lombardia (Adda Martesana, Brescia, Cremona, Lainate, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Varese) La Lombardia è la dodicesima Regione a depositare le firme raccolte per portare in Consiglio la proposta di legge per regolamentare l’aiuto medico alla morte volontaria. Sono 3.000 le firme raccolte solo nella provincia di Milano, 2.000 a Brescia e quasi un migliaio a Monza e Brianza così come a Bergamo (dove ha firmato anche il sindaco Giorgio Gori). Una volta depositate le firme, gli uffici verificheranno la loro validità (ogni firma deve essere raccolta su moduli cartacei forniti da Regione Lombardia in presenza di un autenticatore, e successivamente abbinata al certificato elettorale del firmatario). A quel punto la proposta di legge passerà direttamente al vaglio dell’ufficio di Presidenza che ne voterà l’ammissibilità per poi eventualmente portarne la discussione in aula.

  • Pizza, simbolo nazionale per quasi il 90% degli italiani

    Pizza, simbolo nazionale per quasi il 90% degli italiani

    La pizza è il simbolo della tavola nazionale per la quasi totalità degli italiani (89%), davanti addirittura alla pasta che si ferma ad una quota dell’88%, mentre ben più staccati sono il vino con il 59% e il cappuccino indicato da 1 italiano su 2 (51%). E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ipsos diffusa in occasione della giornata mondiale della pizza che si celebra il 17 gennaio La pizza – sottolineano Coldiretti – viene percepita come un piatto della famiglia, della socialità e dello stare insieme non solo in pizzerie e ristoranti, ma anche a casa dove il 36% degli italiani dichiara di lanciarsi spesso in impasti e condimenti di margherite e altre varianti, mentre il 54% ci si mette almeno qualche volta.La margherita è la più diffusa con la leggenda che narra che nel giugno 1889, per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito abbia preparato la “Pizza Margherita”, condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. Da allora – continua Coldiretti – è stata fra le ricette più replicate al mondo.

    Oggi con un fatturato che sale a oltre 15 miliardi di euro all’anno la pizza si conferma un tesoro del Made in Italy simbolo del successo della dieta mediterranea nel mondo. Si tratta – spiega Coldiretti – di uno dei piatti storici più versatili della cucina italiana, tanto che l’Unesco ha proclamato nel 2017 l’Arte dei pizzaiuoli napoletani patrimonio immateriale dell’umanità. Ogni pizza è un pezzo unico e ne esistono decine di versione – evidenzia Coldiretti – rotonda, quadrata, con o senza “cornicione”, a tranci, sottile, spessa, croccante o soffice, con mozzarella e pomodoro o con fiori di zucca e alici, oppure con verdure grigliate fino ad arrivare a quelle al tartufo o con i frutti di mare.Ma la pizza è anche la colonna portante di un sistema economico costituto da 121mila locali in Italia dove si prepara e si serve grazie ad una occupazione stimata dalla Coldiretti in 100.000 addetti a tempo pieno e altrettanti 100.000 nel weekend. In Italia – continua la Coldiretti – si sfornano 2,7 miliardi di pizze all’anno che in termini di ingredienti significano durante tutto l’anno 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.

  • Lombardia, Giornata dei dialetti. Scurati (Lega): “Il 17 gennaio sia la giornata regionale della lingua lombarda”

    Lombardia, Giornata dei dialetti. Scurati (Lega): “Il 17 gennaio sia la giornata regionale della lingua lombarda”

    “C’è il forte rischio che nel giro di qualche anno la lingua lombarda, vero patrimonio culturale e identitario della Lombardia, possa sparire per sempre. Un grido d’allarme anche denunciato da diverse realtà e associazioni territoriali, nonché dall’UNESCO. Proprio per questi motivi come Lega abbiamo preparato un progetto di legge in Consiglio regionale per aumentare le iniziative a tutela della lingua lombarda e delle sue varietà locali”.

    “Fra le proposte inserite nel documento vi sono: l’Istituzione della Giornata regionale della lingua lombarda per il 17 gennaio, in concomitanza con la Giornata nazionale dei dialetti e delle lingue locali promossa dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e della tradizionale festa di Sant’Antonio; un premio di riconoscimento destinato ai lombardi che maggiormente si sono distinti in opere di ricerca, valorizzazione, promozione e diffusione della lingua lombarda; il sostegno alla toponomastica con apposita segnaletica stradale, turistica, culturale e di promozione territoriale con indicazioni in lingua lombarda e, infine, un registro regionale che riconosca le associazioni impegnate nella tutela e nella valorizzazione della lingua lombarda e delle sue varietà locali”.

    “Non possiamo permetterci di perdere questo patrimonio e la Lega metterà in campo tutte le azioni possibili, a ogni livello, per riuscire a salvare una lingua parlata da secoli e tramandata di generazione in generazione nelle case, nelle corti e nelle cascine. Per questo ci appelliamo ai lombardi dicendo: fèmm minga murì la nòstra lingua”.

    Così Silvia Scurati Consigliere regionale della Lega e vicepresidente della Commissione ‘Attività produttive’ al Pirellone.

  • Attenti al lupo! Nel Lodigiano branchi sempre più vicini alle zone residenziali

    Attenti al lupo! Nel Lodigiano branchi sempre più vicini alle zone residenziali

    Cia Agricoltori Centro Lombardia, a seguito del costante aumento di segnalazioni, si dichiara fortemente preoccupata circa il crescente aumento della presenza di lupi nel territorio lodigiano, con il conseguente pericolo non solo per il bestiame ma anche e soprattutto per gli esseri umani.

    Negli anni passati la proliferazione del lupo riguardava zone in prossimità delle montagne, quindi territori impervi e meno antropizzati, oggi invece stanno aumentando sempre più gli avvistamenti in zone anche residenziali nei territori pianeggianti, con il rischio sempre più alto di attacchi verso le persone.

    Le notizie di attacchi al bestiame sono all’ordine del giorno, ma solo qualche giorno fa un agricoltore di Somaglia (Lodi) ha segnalato, con tanto di immagini delle fototrappole posizionate fuori dalla sua abitazione, di aver ricevuto la “visita” di fronte alla propria casa di un branco composto da dieci lupi.

    La proposta di dicembre della Commissione Ue, ovvero il passaggio dello status del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”, va nella giusta direzione sia a salvaguardia della specie che a tutela degli agricoltori e delle aziende zootecniche, soprattutto nelle aree interne e rurali del Paese. Sono tuttavia necessarie delle deroghe per poter intervenire quanto prima a difesa degli allevamenti, ma soprattutto della cittadinanza.

    Non è infatti una questione di protezione del bestiame e della correlata perdita economica degli agricoltori, che già stanno vivendo un periodo storico di grande difficoltà, ora la faccenda è più seria. Questa estate nessun agricoltore vorrà irrigare di notte i terreni, piuttosto che entrare nel mais anche nelle ore diurne, e la paura di incontrare un lupo o, peggio, un branco affamato, si sta diffondendo alla stessa velocità con cui questi predatori stanno ampliando le proprie zone di caccia.

    Anche per i cittadini dei paesi in prossimità dei terreni agricoli e degli allevamenti la situazione si fa sempre più pericolosa: le persone devono preoccuparsi della propria incolumità ogni volta che escono di casa, così come devono preoccuparsi dei familiari più indifesi, bambini e anziani, e anche dei propri animali domestici.

    Cia Agricoltori Centro Lombardia si appella quindi agli amministratori locali, ma anche ai livelli più alti della politica nazionale, per favorire l’istituzione di deroghe al fine di intervenire a difesa delle persone e del bestiame. Gli strumenti in mano agli agricoltori non sono più sufficienti, servono ulteriori incentivi per la creazione di reti e recinzioni, oltre ad un piano di contenimento più efficace, piuttosto che l’abbattimento mirato. Il timore è che prima o poi la paura prenda il sopravvento e spinga le persone ad intervenire in modo autonomo, con il rischio di compromettere l’equilibrio ecosistemico o, ancora peggio, mettendo in pericolo la propria vita e quelle altrui per contenere il fenomeno dell’aumento dei lupi e dei loro attacchi.