Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • TonyPitony pubblica il nuovo singolo l’Ammor feat Tommy Cash

    TonyPitony pubblica il nuovo singolo l’Ammor feat Tommy Cash

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – Reduce dal tour europeo di grande successo, TonyPitony pubblica a sorpresa il nuovo singolo L’AMMOR feat Tommy Cash, disponibile da ora su tutte le piattaforme digitali. Disponibile anche L’AMMOR – The game, il videogioco ispirato all’estetica del brano.

    L’AMMOR – scritto da TonyPitony e prodotto da Andrea Blanco – è un brano dance che fonde in modo naturale e sinergico i loro mondi artistici. La collaborazione rappresenta il primo featuring inedito italiano di Tommy Cash, che condivide con Tony un immaginario comunicativo audace e uno stile eccentrico e fortemente riconoscibile.

    A rafforzare l’immaginario del brano, il progettony si estende con L’AMMOR – The game: un videogioco che richiama i classici platform in stile GameBoy, con grafica 8-bit e una colonna sonora MIDI che rielabora la melodia del brano.

    -Foto ufficio stampa Words of you-
    (ITALPRESS).

  • Gerusco Street Food Festival 2026: a Robecco tre giorni di festa, musica e comunità nel cuore del Ticino

    Gerusco Street Food Festival 2026: a Robecco tre giorni di festa, musica e comunità nel cuore del Ticino

    Dal 30 aprile al 2 maggio 2026 il Parco di Borgo Archinto si trasformerà in un vivace punto di incontro tra cultura, musica e gastronomia, grazie al ritorno del Gerusco Street Food Festival, una manifestazione ormai attesa e riconosciuta nel territorio.

    Un evento gratuito, aperto a tutti, capace di unire generazioni diverse sotto il segno della convivialità e della scoperta, con un programma ricco e trasversale che promette di animare Robecco sul Naviglio per tre giorni consecutivi.

    👉 Anche quest’anno, Ticino Notizie conferma con orgoglio il proprio ruolo di media partner, a testimonianza di un legame sempre più forte con le realtà che promuovono il territorio e la sua vitalità.

    🎤 Si parte con la musica live: energia e talento locale per l’apertura

    L’inaugurazione di mercoledì 30 aprile (dalle 18.00 alle 24.00) sarà all’insegna della musica dal vivo, con il concerto delle Lime Mentali, chiamate ad accendere il festival con un’esibizione capace di coinvolgere e dare il giusto slancio alla manifestazione.

    Un’apertura che punta a valorizzare le realtà artistiche locali e a creare subito un clima di partecipazione e condivisione.

    🎧 Primo maggio in musica: il parco diventa un grande dance floor

    Il 1° maggio, in concomitanza con la storica Fiera di San Majolo, il festival cambierà ritmo trasformandosi in una grande pista a cielo aperto.

    Dalle 10.00 a mezzanotte si alterneranno DJ set di alto livello con Vincenzo Di Marzio, DJ Silviovi e DJ Aladyn (Radio Deejay), protagonista di una performance tra le più attese, capace di portare un tocco nazionale e contemporaneo all’evento.

    🎸 Spazio ai giovani e gran finale con il beat italiano

    La giornata conclusiva del 2 maggio sarà dedicata alla contaminazione tra generazioni e linguaggi musicali.

    Nel pomeriggio (16.00 – 19.00) saliranno sul palco le band emergenti del territorio, a cui il festival offre una preziosa occasione di visibilità e crescita.

    Alle 22.00, il gran finale con I Nuovi Eroi, pronti a riportare il pubblico indietro nel tempo con un viaggio nel beat italiano degli anni ’60.

    🛍️ Non solo musica: artigianato, laboratori e attività per tutti

    Il festival non sarà solo spettacolo, ma anche esperienza.

    Per tutta la giornata del 2 maggio (10.00 – 19.00), il parco ospiterà market e laboratori artigianali realizzati in collaborazione con l’Associazione Gallina Blu: uno spazio pensato per famiglie, bambini e appassionati di creatività, dove riscoprire manualità e tradizioni.

    🌍 Street food dal mondo: un viaggio tra culture e sapori

    Grande protagonista sarà anche il cibo, con 8 food truck internazionali pronti a raccontare storie e tradizioni attraverso lo street food.

    Un’offerta gastronomica varia e di qualità, accompagnata dal servizio bar gestito direttamente dall’Associazione Gerusco, garanzia di accoglienza e attenzione al pubblico.

    💚 Un festival che valorizza il territorio

    Con questa edizione, l’Associazione Gerusco conferma la propria missione: creare occasioni autentiche di incontro, promuovere cultura e rafforzare il senso di comunità.

    Per tre giorni, Robecco sul Naviglio diventerà un punto di riferimento per chi cerca musica, gusto e socialità in uno dei contesti più suggestivi del territorio.

    E ancora una volta, grazie anche alla presenza di Ticino Notizie come media partner, il festival si racconta e si diffonde, portando sempre più lontano l’energia e l’identità di un evento che cresce anno dopo anno.

  • Il Duca veste il diavolo e il povero paga il conto

    Il Duca veste il diavolo e il povero paga il conto

    Ho sognato di lanciare un marchio, ma mi sono scontrato con la prima legge del marketing moderno: per essere credibile non devi essere bravo, devi essere supponente. Il cliente non cerca un vestito, cerca un’arma. Vuole una giacca che sia uno scudo per nascondere le tasche vuote e una spada per farsi largo tra la folla dei “fenomeni”.

    La fiera della vanità (al ribasso)
    Siamo passati dai paninari agli “amari”. Un tempo ci si distingueva, oggi ci si mimetizza in un casting infinito. Avete visto le file per i provini? Non cercano attori, cercano comparse per un film che non verrà mai girato, ma che serve a vendere il merchandising. È la pubblicità gratuita che mangia se stessa.

    Il diavolo veste Prada? Magari. Il diavolo oggi veste la copia conforme presa al banchetto del mercato, quella con la griffe storta ma l’ego dritto.

    Il paradosso del “Povero Diavolo”
    Il mio marchio per vestire l’uomo comune non può partire. Perché? Perché nessuno vuole più essere “comune”. Abbiamo stipendi da fame ma armature da sfilata. Piangiamo miseria, ma non rinunciamo al logo sulla giacca. Vogliamo tutti vestire il Diavolo o Cristo, purché non puzzino di realtà.

    Il tribunale dei tuttologi
    Il web è diventato il sarto di questo nuovo mondo. Tre domande mi tormentano mentre guardo lo schermo:

    L’Onniscienza: Come fanno tutti a sapere tutto?

    La Fede: Chi è rimasto di credibile tra tanti predicatori di specchi?

    Il Grado: Quante stelle di plastica ci siamo appuntati sul petto per sentirci generali di una guerra di clic?

    In un mondo dove non è mai abbastanza, molti si accontentano della presenza. Esserci, apparire, fare un bagno di folla e sperare che qualcuno ti chieda un autografo solo perché ti trovi in mezzo alla strada nel momento giusto.

    Volete vestire il Diavolo? Fate pure. Ma ricordatevi che, quando le luci del set si spengono, resta solo un uomo nudo che cerca di capire se quel marchio lo protegge dal freddo o lo sta solo soffocando.

  • Vittorio Messori: un italiano serio

    Vittorio Messori: un italiano serio

    Il 3 aprile scorso, proprio nel giorno del Venerdì Santo, saliva al cielo Vittorio Messori, il più grande scrittore cattolico del Novecento. Il giorno della sua scomparsa da molti è stato visto come di un segnale provvidenziale.

    Vittorio Messori per me ha rappresentato e rappresenta una grande fonte culturale, storica e religiosa. Ho letto quasi tutte le sue opere. Ho cominciato con i suoi splendidi “Vivai” apparsi sul quotidiano Avvenire tra il 1985 e il 1991. Interventi che fotocopiavo per poi diffonderli tra gli amici. Addirittura, li ho anche rilegati, facendone delle dispense che tra l’altro ho fatto autografare dall’autore. Vivai poi pubblicati in tre volumi dalle edizioni San Paolo e poi in anni più recenti ripubblicati da Sugarco Editore.

    Ma Vittorio Messori, convertitosi alla fede cattolica negli Anni Settanta del secolo scorso, è diventato soprattutto con Ipotesi su Gesù, con Scommessa sulla morte, Dicono che è risorto, Patì sotto Ponzio Pilato, con i suoi tanti libri, uno dei più importanti autori cattolici del XX secolo.

    “La sua importanza è soprattutto legata al rilancio dell’apologetica, scrive Marco Invernizzi, in un tempo storico in cui una dissennata opera di autodemolizione ha cercato di privare il mondo cattolico di questa componente importante della sua teologia. Un’apologetica seria, documentata, rigorosa e in qualche modo aperta all’evangelizzazione: queste le principali caratteristiche che il lettore incontra nei libri di Messori, che hanno aiutato molti a conservare la fede in un’epoca dominata dal relativismo e, in alcuni casi, anche a ritrovarla”. (Vittorio Messori 1941-2026, 5.4.26, alleanzacattolica.org)

    La produzione letteraria di Messori è abbastanza vasta, nel ricordare le sue opere, si rischia di dimenticarne qualcuna. Oltre ai volumi citati sopra, non si può non menzionare “Un Italiano serio”, l’agile testo scritto nel 1990 sul beato Faa di Bruno, che ha fatto emergere dall’oblio più totale, una delle figure più importante dei cosiddetti “Santi sociali” torinesi. Peraltro, attraverso questo libro presentato al Meeting di Rimini, è nata una polemica sul Risorgimento italiano. Per la recensione a questo libro, ho ricevuto una lettera di ringraziamento dello scrittore che tengo gelosamente nella mia biblioteca in Sicilia.

    A proposito del beato Faa di Bruno, Messori era molto legato. Ho assistito alla sua presentazione a Torino nell’Auditorium “Faa di Bruno” di uno dei suoi ultimi libri pubblicati: «Quando il cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani», Mondadori (2018). Il testo del giornalista cattolico sottolinea come l’Aldilà ci invia dei «segni», a volte grandi e vistosi (i miracoli, le apparizioni), a volte piccoli e privati, che spesso trascuriamo di interpretare, preferendo parlare di «coincidenze», di «casualità», magari di «eventi bizzarri». «Dunque, non è che il Cielo non ci parli – ha detto Messori nella serata torinese – siamo noi a essere sordi. E non è che Dio non si mostri: siamo noi a essere ciechi».

    E a proposito di segni e miracoli, recentemente ho avuto modo di leggere tre ottimi suoi studi sull’argomento: “Bernadette non ci ha ingannati”, “Il Miracolo. Indagine sul più sconvolgente prodigio mariano” e “Gli occhi di Maria”, scritto insieme a Rino Cammilleri.

    Vittorio Messori sarà ricordato anche per essere stato l’unico che ha intervistato ben due papi: san Giovanni Paolo II, che ha risposto a 35 domande poste da Messori. Un libro, uscito nel 1994, “Varcare la soglia della speranza”, che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’editoria e della Chiesa.

    Per la prima volta un pontefice ha utilizzato lo strumento del libro-intervista per diffondere il suo pensiero e la sua fede, riscuotendo un seguito straordinario: 20 milioni di copie vendute nei primi due mesi.
    Il colloquio con Giovanni Paolo II è stato tra i maggiori best seller della storia editoriale, uscito in una cinquantina di lingue.

    La seconda intervista, con il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e poi Papa, con il libro, “Rapporto sulla fede”. Anche questo ha avuto un grande successo, soprattutto a lungo studiato da chi auspicava una vera riforma della Chiesa, alla luce del Concilio Vaticano II.

    Messori è vissuto a lungo a Torino, proprio nel quartiere San Donato, forse, proprio per questo ha studiato la figura del beato che ha operato in questo quartiere. Sulla dimensione religiosa, soprattutto della sua scoperta di quel grande uomo scienziato Francesco Faa di Bruno, ho fatto diversi interventi e soprattutto sulla grande attenzione che gli ha dedicato Messori. Mentre, per quanto riguarda la sua vita trascorsa a Torino, c’è un libro che Messori ha scritto insieme ad Aldo Cazzullo, «Il mistero di Torino. Due ipotesi su una capitale incompresa», Mondadori (2004), un testo un po’ anomalo rispetto a quelli che lui ha scritto, si tratta di una descrizione affettuosa della sua infanzia nella città subalpina del come la città l’abbia accolto, delle scuole che ha frequentate, dell’inizio della sua attività lavorativa.

    In una intervista dopo l’uscita del libro lo scrittore ha detto: “[…] In effetti, Torino è, in molti modi, davvero misteriosa: la città del Cristo (la Sindone) e dell’Anticristo (Nietzsche), di Cavour e di don Bosco, dei satanisti e dei grandi santi. Seguendo soprattutto un percorso autobiografico, intrecciato a letture e riflessioni di decenni, ho cercato di penetrare quel “mistero“.

    Naturalmente, nella mia prospettiva di credente. Da qui la riscoperta della dimensione religiosa, importantissima per una città che non è soltanto quella di Gramsci, di Gobetti, dell‘editore Einaudi, degli Agnelli e che è stata esaminata troppo spesso solo in chiave sociologica e politica».

  • Come i giocatori del weekend stanno ripensando il recupero

    Come i giocatori del weekend stanno ripensando il recupero

    Per decenni, il guerriero del weekend, quel ribelle sociale che considera il venerdì e il sabato sera come un incontro da campioni, ha seguito un processo di recupero altamente prevedibile. Di solito prevede una colazione unta, diversi litri d’acqua e la promessa di non farlo mai più, salvo poi ripetere tutto cinque giorni dopo. Ma la costruzione sociale del grande weekend è nel mezzo di un profondo cambiamento strutturale.

    I professionisti ad alte prestazioni di oggi non sono più disposti a perdere metà della settimana lavorativa in un torpore da sbornia. Applicano lo stesso calcolo di ottimizzazione al tempo libero che usano nella vita professionale, orientandosi verso una filosofia di recupero funzionale.

    Ecco cosa sta cambiando nella scena del recupero tra chi festeggia nel weekend.

    La fine del weekend del burn-out

    Sta emergendo l’era dell’edonista consapevole. Recenti sondaggi sugli stili di vita hanno rivelato una significativa diminuzione dei comportamenti autodistruttivi nel divertimento tra i professionisti. I giocatori del weekend cercano invece esperienze sociali che privilegino input sensoriali di qualità.
    Il principale motore di questo fenomeno è la bio-longevità. Le persone cercano i benefici sociali di una serata in tarda notte, ma senza il costo pro-infiammatorio per il proprio organismo. Di conseguenza, il processo di recupero viene ora avviato già durante l’evento stesso. Ciò include lo sviluppo di alternative sofisticate, come la sostituzione dei superalcolici di bassa qualità con infusi botanici.

    Poiché questa fascia demografica si sta allontanando dalla combustione e dall’uso di sostanze chimiche aggressive, si sta rivolgendo alla tecnologia per trarre i benefici del relax a base di erbe. Per chi cerca di conciliare il piacere sociale con il benessere fisico, esplorare dispositivi di alta gamma presso specialisti come MagicVaporizers è diventata una tattica comune. In questo modo, riescono a godere dei benefici rilassanti delle erbe senza gli svantaggi respiratori dell’uso tradizionale.

    Dal rimedio della mattina dopo all’idratazione endovenosa

    Uno dei cambiamenti più evidenti nell’ambito del recupero è la clinicalizzazione della domenica mattina. Il vecchio approccio del “hair of the dog”, ovvero bere ancora per attenuare il dolore o smaltire i postumi, sta cedendo il passo ai trattamenti con flebo di vitamine per via endovenosa.
    Le cliniche mobili per flebo endovenose nei principali centri italiani ed europei registrano un aumento significativo delle prenotazioni nel weekend. Questi soggetti optano per una soluzione salina arricchita con glutatione, B12 ed elettroliti per eliminare le tossine dall’organismo e idratare il cervello a livello cellulare. È una mossa strategica per combattere le nebbie mentali del lunedì mattina, un tempo considerate una conseguenza inevitabile del gioco.

    Il reset della dopamina della domenica

    Il ripensamento non è solo fisico, ma anche neurologico. I giocatori del weekend stanno prendendo sempre più consapevolezza del “blues del martedì”, ovvero il calo di serotonina e dopamina causato dalla forte stimolazione del weekend e durante tutta la settimana. Di conseguenza, sfogare le tensioni accumulate nell’arco dell’intera settimana attraverso un weekend frenetico non è più una soluzione sana, né un’opzione praticabile per il giocatore del weekend moderno.

    Ecco come si presenta oggi il loro weekend:

    Digital Detox: Disattivare le notifiche per permettere al sistema nervoso di stabilizzarsi.
    Esposizione al freddo: Utilizzare bagni di ghiaccio o docce fredde per stimolare un rilascio naturale e sostenibile di dopamina.
    Respirazione a scatola: Utilizzare tecniche di respirazione per passare dallo stato simpatico di attacco o fuga allo stato parasimpatico di riposo e digestione.
    Questi strumenti aiutano a tornare al lavoro (o semplicemente ai giorni feriali) con energie rinnovate, pronti ad affrontare qualsiasi sfida nella vita personale o professionale.

    Ottimizzazione a infrarossi e linfatica

    La stanza di recupero moderna somiglia più a qualcosa uscito dalla NASA che a una camera da letto. I guerrieri del weekend investono in saune a infrarossi e apparecchiature per il drenaggio linfatico per accelerare l’eliminazione dei prodotti di scarto metabolici.
    Studi condotti nel 2024 su sperimentazioni cliniche hanno indicato che il calore a infrarossi penetra più in profondità rispetto al vapore nel ridurre l’infiammazione sistemica causata dalla privazione del sonno e da cattive abitudini alimentari durante un lungo weekend. Sudando i peccati del sabato sera a una temperatura più bassa e confortevole, i giocatori hanno scoperto di poter tornare alla vita professionale con molta più energia.

    Il punto essenziale: il nuovo contratto sociale

    In definitiva, il modo in cui ci riprendiamo riflette il valore che attribuiamo al nostro tempo. Il giocatore del weekend moderno non è disposto a sacrificare la vita sociale per la settimana lavorativa. Grazie a tecnologie più intelligenti, botanicals e idratazione di livello clinico, è riuscito a trasformare il processo di recupero in una vera e propria forma d’arte.

    L’obiettivo non è più semplicemente sopravvivere al weekend: l’obiettivo è fare in modo che i ricordi creati il sabato sera non incidano sul livello di prestazione del lunedì mattina.

    Nel 2026, i migliori giocatori sono quelli che sanno come resettare.
    E voi, come vi riprendete? Cosa vi aiuta e cosa no? Condividete la vostra esperienza e i vostri pensieri con gli altri nei commenti qui sotto.

  • Prestiti online: come orientarsi tra le diverse offerte senza perdersi nei dettagli

    Prestiti online: come orientarsi tra le diverse offerte senza perdersi nei dettagli

    Il mercato del credito al consumo ha vissuto negli ultimi anni una trasformazione radicale, spostando il baricentro dalle filiali fisiche agli ecosistemi digitali. Oggi, la possibilità di richiedere un finanziamento direttamente dal proprio smartphone ha semplificato l’accesso alla liquidità, ma ha anche moltiplicato le opzioni a disposizione dei risparmiatori. Orientarsi in questo mare di proposte richiede una capacità di analisi che vada oltre la semplice consultazione del tasso d’interesse. La sfida principale non è più trovare un’offerta, bensì saper distinguere tra soluzioni standardizzate e servizi capaci di offrire una reale assistenza personalizzata, anche se mediata da uno schermo. La digitalizzazione, infatti, non deve significare assenza di supporto, ma piuttosto una maggiore efficienza nel rispondere alle esigenze concrete delle famiglie.

    Uno degli errori più comuni quando si valutano i prestiti online è soffermarsi esclusivamente sul TAN, ignorando che la sostenibilità di un finanziamento nel lungo periodo dipende da una serie di variabili accessorie, dalla tipologia di tasso scelto e dalla linearità dei processi burocratici. Un’offerta strutturata correttamente deve permettere all’utente di comprendere immediatamente non solo l’importo della rata, ma anche l’incidenza di eventuali costi di gestione e la flessibilità nel piano di ammortamento, inclusi nel TAEG, ovvero il Tasso Annuo Effettivo Globale.

    In questo contesto, l’approccio di ConTe Prestiti si distingue per un modello operativo volto a eliminare le incertezze: la piattaforma, infatti, una volta scelto il progetto, l’importo e la durata e aver risposto a un questionario veloce, permette di ottenere un primo esito immediato sulla fattibilità della richiesta. Questa rapidità di riscontro è fondamentale per chi ha bisogno di pianificare i propri progetti con sicurezza, evitando lunghe attese e semplificando ogni passaggio decisionale attraverso un’interfaccia intuitiva e rapida.

    La velocità di erogazione è senza dubbio un ulteriore fattore determinante nella scelta di un finanziamento sul web, ma non dovrebbe mai andare a discapito della sicurezza e della protezione dei dati. Gli istituti più affidabili integrano sistemi di firma digitale e riconoscimento a distanza che garantiscono la massima validità legale in tempi estremamente ridotti. Scegliere un partner solido significa affidarsi a chi ha investito in tecnologie capaci di semplificare la burocrazia: la dematerializzazione dei documenti, ad esempio, non è solo una scelta ecologica, ma un modo per abbattere i tempi d’attesa che un tempo caratterizzavano le istruttorie bancarie. Quando l’efficienza tecnologica incontra un servizio clienti presente e reattivo, l’esperienza del credito diventa uno strumento di pianificazione e non una fonte di stress.

    In ultima analisi, il segreto per non perdersi tra le numerose proposte online risiede nel guardare al finanziamento come a un progetto su misura. Non esiste un “prestito migliore” in assoluto, ma esiste la soluzione più adatta a un determinato momento della vita, che si tratti di intervenire sulla propria abitazione o di affrontare una spesa imprevista.

    Valutare l’affidabilità degli istituti creditizi, la solidità del gruppo alle spalle e la semplicità d’uso della piattaforma sono criteri essenziali per una scelta informata. Prediligere operatori che mettono al centro l’ottimizzazione del rapporto con il cliente, pur operando interamente nel digitale, permette di navigare con sicurezza nel comparto del credito moderno, trasformando una necessità economica in un’opportunità di crescita e serenità.

  • Quattro anni senza Silvia Bordoni. Abbiategrasso, opulenta e inconsapevole, ricca di facezie e superficiali alterità, è immensamente più povera- di F.P.

    Quattro anni senza Silvia Bordoni. Abbiategrasso, opulenta e inconsapevole, ricca di facezie e superficiali alterità, è immensamente più povera- di F.P.

    Triste, stanca, opulenta e distratta, ricca per certuni canoni di materiale ridondanza, ma drammaticamente povera di slancio e coraggiosa elaborazione, Abbiategrasso diceva addio, sabato 16 aprile 2022, quattro anni esatti sono trascorsi proprio oggi, a Silvia Bordoni. Difficilmente incasellabile. Coi suoi abiti a fiori portava a spasso ridanciana ingenuità, e uno sguardo che si posava sempre su qualche altrove. Senza incrociare mai sguardi affaticati e appesantiti, tipici d’una città ossessionata dal produrre, rispetto al pensare. Silvia Bordoni manca a tanti ma certamente non a tutti, avendo vissuto- troppo poco- una vita fieramente laterale. Sarebbe il caso di ricordarla per l’importanza che merita, o forse sarebbe meglio dire avrebbe meritato. Ché il chiacchiericcio indistinto delle piccole miserie ha già cancellato, per fortuna non del tutto, il suo sguardo incantato sulle cose. Capaci di vedere dei diamanti laddove (tutti) gli altri vedevano del bislacco letame. Non ve la siete affatto meritata, Silvia Bordoni. L’avete lasciata andare, con l’illusoria impressione d’averle concesso di fare. Adieu, princesse solitaire.

    F.P.

    (Questo è il pezzo che pubblicammo 4 anni fa)

    Adieu, princesse solitarie. Silvia Bordoni, Abbiategrasso, l’essenzialità dell’inessenziale.. e le (in)capacità dell’Amore- di Fabrizio Provera

    di Fabrizio Provera

    A soli 44 anni- era nata nel febbraio del 1978- è morta sabato 16 aprile Silvia Bordoni. Cresciuta ad Abbiategrasso, amante dell’arte, del teatro, regista e documentarista, ha dedicato la sua breve ma intensa vita alla ricerca più lievemente e sofficemente estatica: quella che, tramite la recerché, porta lungo i binari tribolati dell’essenzialità dell’Inessenziale.
    Perché la Cultura, il Sapere, non rispondono alle logiche dell’apparato materico. Ma dell’Anima: a detta di gran parte della cultura dominante, poco più che una superstizione. Questo è il mio ricordo. Di me che l’avevo conosciuta, cercando- forse invano- di relegare in un pertugio della coscienza la consapevolezza che il possesso non è MAI una forma d’amore.
    Tra i suoi molti lavori di pregio il documentario ‘Agosti, seul avec tous’, dedicato al cinema indipendente di Silvano Agosti, ispiratore di Fabio Volo e ‘architetto’ della Kirghisia e del film D’Amore si vive (1984)

    ABBIATEGRASSO – “Aprile è il più crudele di tutti i mesi. Genera lillà dalla terra morta, mescola
    memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera”.

    “Quali radici si afferrano, quali rami crescono
    su queste rovine di pietra? Figlio dell’uomo
    tu non lo puoi dire, né immaginare
    perché conosci soltanto
    un cumulo di frante immagini, là dove batte il sole.
    E l’albero morto non dà riparo
    e il canto del grillo non dà ristoro
    e l’arida pietra non dà suono d’acqua”. (Ts Eliot, The Waste Land)

    Scarpe col tacco color nocciola. Gonna lunga, color panna. Capelli raccolti. Una giacca leggera a fasciare il tuo corpo di giovane donna. I sassi della piazza di Vigevano. Un bar qualunque. Non importava dove, ma cosa. E come. Poi a casa. Doveva essere così rigidamente forzato, e invece il desiderio si fa puro se lo vuoi. Tu. Se lo volevi, tu. Non c’era modo di capire, per me. Ma c’era la speranza, viva dentro di te, di superare la montagna oscura della concupiscenza di possesso che confondevo con la parola e l’esercizio dell’amore. Era un divenire, il tuo, che t’avrebbe portato lontano. Dai luoghi, dalle menti consolidate e aduse al grigio rassicurante che promanano i giorni così uguali a se stesssi. Credo fosse aprile, anche quella sera.

    Siamo gli uomini vuoti
    Siamo gli uomini impagliati
    Che appoggiano l’un l’altro
    La testa piena di paglia. Ahimè!
    Le nostre voci secche, quando noi
    Insieme mormoriamo
    Sono quiete e senza senso
    Come vento nell’erba rinsecchita
    O come zampe di topo sopra vetri infranti
    Nella nostra arida cantina

    Figura senza forma, ombra senza colore,
    Forza paralizzata, gesto privo di moto;

    Coloro che han traghettato
    Con occhi diritti, all’altro regno della morte
    Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime
    Perdute e violente, ma solo
    Come gli uomini vuoti Gli uomini impagliati.. (Pino Pollina)

    Pensavo che l’orizzonte della musica d’autore si esaurisse con e nella triade De Andrè-De Gregori-Battiato, e invece tu mi schiudevi porte inascoltate (per me) e sconosciute, segno evidente del tuo confuso (ma deciso) camminare per vie parallele. Pino Pollina, Mercanti di Liquore, Joan as a Police Woman. Era una musica diversa. Era una SENSIBILITA’ diversa. La tua.

    Dori e io non ci siamo conosciuti da ragazzini. Avevamo già due personalità ben definite che fortunatamente ancora conserviamo: in questo senso ci siamo modificati solo quel tanto che basta. Abbiamo imparato ad accettare e rispettare le reciproche manie e insofferenze.
    Mi fido solo di lei, in ogni senso. Mi ha conosciuto che ero uno sbandato, e senza prediche, senza imposizioni mi ha cambiato. Per lei provo ammirazione, riconoscenza.

    (Fabrizio De Andrè)

    Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
    Che si prende per mano
    A battaglia finita
    Come fa questo amore che dall’ansia di perdersi
    Ha avuto in un giorno la certezza di aversi
    Acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
    Bassa sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente
    Fredda come un dolore Dolcenera senza cuore
    Atru de rebellâ
    Â nu n’à â nu n’à
    Altro da trascinare
    Non ne ha non ne ha
    E la moglie di Anselmo sente l’acqua che scende
    Dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
    Nel suo tram scollegato da ogni distanza
    Nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza..
    Avevi colto che solo quell’unione, così forte eppure senza l’apparenza di solidi appigli, quella tra Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi, fosse l’epitome del Possibile che tuttavia era sempre stato, soprattutto per me, impossibile.

    Questo ti voglio dire
    ci dovevamo fermare.
    Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
    ch’era troppo furioso
    il nostro fare. Stare dentro le cose.
    Tutti fuori di noi.
    Agitare ogni ora – farla fruttare.
    Ci dovevamo fermare
    e non ci riuscivamo.
    Andava fatto insieme.
    Rallentare la corsa.
    Ma non ci riuscivamo.
    Non c’era sforzo umano
    che ci potesse bloccare.
    E poiché questo
    era desiderio tacito comune
    come un inconscio volere –
    forse la specie nostra ha ubbidito
    slacciato le catene che tengono blindato
    il nostro seme. Aperto
    le fessure più segrete
    e fatto entrare.
    Forse per questo dopo c’è stato un salto
    di specie – dal pipistrello a noi.
    Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
    Forse, non so. (Mariangela Gualtieri)
    Così grande come te

    Senza tempo nè un perché

    Vivo sin darme quenta

    A veces sin esencia

    Vivo sin saber como

    Sin conocer nada y todo

    Vivo con impaciencia

    A veces sin esencia

    Si no tu estas a mi lado.

    “Mentre l’autobus attraversava il deserto, guardavo assonnato i brandelli di nuvole d’argento che si spostavano in cielo, e il mare grigio-verde di sterpaglia spinosa sparsa sulle ondulazioni del terreno e la polvere bianca che il vento sollevava dalle saline e, all’orizzonte, la terra e il cielo che si fondevano, mescolando e annullando i loro colori”.

    “Quello che ho fatto è stato prendere la Patagonia come simbolo dell’irrequietezza umana. E scrivere un libro che fosse una specie di metafora della nostalgia dello spazio”.

    Spazi, volti, luoghi, tempi. Abbiategrasso, Milano, Siracusa e il teatro Greco. E poi Brescia, Roma, la Francia, i poderi della Sardegna, palme di orienti estatici. Eri costantemente lontana, mentre io- stupidamente- confondevo il tuo STARE qui con l’ESSERE qui. Anatomia dell’irrequietezza.

    Quando ti ho persa tesoro a volte penso di aver perso anche il mio coraggio
    E vorrei che Dio mi mandasse una parola,
    Mi mandasse qualcosa che potessi avere paura di perdere
    Distesi nell’afa notturna come prigionieri per tutta la vita
    O brividi lungo la schiena e tutto ciò che voglio è stringerti forte
    (Chorus)
    Giuro che guiderò tutta la notte solo per comprarti un paio di scarpe
    E assaporare il tuo dolce fascino
    E voglio solo dormire stanotte ancora fra le tue braccia

    When I lost you honey sometimes I think I lost my guts too
    And I wish God would send me a word
    Send me something I’m afraid
    Lying in the heat of the night like prisoners all our lives
    I get shivers down my spine and all I want to do is hold you tight
    Baby, baby, baby, I swear I’ll drive all night again, just to buy you some shoes
    And to taste your tender charms
    And I just want to sleep tonight again in your arms
    Oh yeah, oh yeah

    Milano, Bologna, Firenze. Un agriturismo, dalle parti di Pistoia. Sui colli. La cucina confina col crepitìo del camino. La generosità delle patate cucinate sulla grata. La voluttà del Vin Santo. In apparenza, ancora, tutto così rigidamente forzato. Si schiudono le geometrie. S’amplifica, e si appaga, il desiderio. I capelli sciolti al vento, nella camera con vista sul bosco. Inquieti, anche loro. La pace, dopo il desiderio,
    Con la nebbia i lampioni
    Disegnano liane di luce in una giungla di cemento
    Ci hanno dato tutto, ci hanno tolto tutto
    Poi ci hanno detto: “Lascia un commento”
    Ci hanno detto: “Vivere è una corsa, quindi corri
    Lo capirai solo al traguardo”
    Ci hanno dato un cuore in mezzo alle gambe
    Ma senza le istruzioni per usarlo
    Ci hanno dato il piombo, ci hanno dato il fango
    Ci hanno chiesto: “Quando diventate grandi?”
    E nonostante tutto
    Abbiamo ancora gli occhi rossi
    Come quelli dei conigli bianchi
    Ci hanno detto: “Niente dura per sempre
    Tranne la musica, quella rimane”
    Ma per fortuna io ho incontrato te
    A chi darai la bocca, il fiato
    Le piccole ferite
    Gli occhi che fanno festa
    La musica che resta
    E che non canterai?
    E dove guarderò la notte
    Seppellita nel mare?
    Mi sentirò morire
    Dovendo immaginare
    Con chi sei
    Gli uomini son come il mare
    L’azzurro capovolto
    Che riflette il cielo
    Sognano di navigare
    Ma non è vero
    Scrivimi da un altro amore
    E per le lacrime
    Che avrai negli occhi chiusi
    Guardami, ti lascio un fior
    Di immaginari sorrisi
    Che ne sarà di me e di te?
    Che ne sarà di noi?
    Vorrei essere l’ombra
    L’ombra di chi ti guarda
    E si addormenta in te
    Da piccola ho sognato un uomo
    Che mi portava via
    E in quest’isola stretta
    Lo sognai così in fretta
    Che era passato già
    Avrei voluto avere grandi mani
    Mani da soldato
    Stringerti così forte
    Da sfiorare la morte
    E poi tornare qui
    Avrei voluto far l’amore
    Come farebbe un uomo
    Ma con la tenerezza
    L’incerta timidezza
    Che abbiamo solo noi
    Gli uomini, continua attesa
    E disperata rabbia
    Di copiare il cielo
    Rompere qualunque cosa
    Se non è loro
    Scrivimi da un altro amore
    Le tue parole
    Sembreranno nella sera
    Come l’ultimo bacio
    Dalla tua bocca leggera

    Che abbaglio, ricercare nell’eterna irrequietezza le leggi della stabilità. E perché chiedersi dov’eri, e con chi. Spogliato dell’egoismo possessivo, la notte calda di Villa Arconati schiudeva il suo bagliore notturno nell’accoglienza generosa del piacere. C’erano voluti quindici anni. Col sorriso, e senza bisogno di parole, m’avevi impartito un’altra lezione. Le acque, placide, scorrevano testimoni della quiete.
    Libertà l’ho vista svegliarsi
    Ogni volta che ho suonato
    Per un fruscio di ragazze
    A un ballo per un compagno ubriaco
    E poi se la gente sa,
    E la gente lo sa che sai suonare
    Suonare ti tocca
    Per tutta la vita
    E ti piace lasciarti ascoltare
    Finii con i campi alle ortiche
    Finii con un flauto spezzato
    E un ridere rauco
    Ricordi tanti
    E nemmeno un rimpianto

    Riportami nelle zone più alte
    In uno dei tuoi regni di quiete
    È tempo di lasciare questo ciclo di vite
    E non abbandonarmi mai
    Non mi abbandonare mai
    Perché le gioie del più profondo affetto
    O dei più lievi aneliti del cuore
    Sono solo l’ombra della luce
    Ricordami, come sono infelice
    Lontano dalle tue leggi
    Come non sprecare il tempo che mi rimane
    E non abbandonarmi mai
    Non mi abbandonare mai
    Perché la pace che ho sentito in certi monasteri
    O la vibrante intesa di tutti i sensi in festa
    Sono solo l’ombra della luce

    Il tempo è passato. Il tempo, almeno quello terreno, è finito. Ondeggianti mareggiate di silenzio oscuro avvolgono il mio camminare periclitante. Non s’ode più alcun canto. S’avviluppa solo il mio eterno incedere attorno al sorriso bianco e allo sguardo che rimanda a caldi atmosfere tropicali.

    “La grande mareggiata da sud, estate 1962. Dei tempi passati ricordo un vento che soffiava attraverso i canyon. Era un vento caldo chiamato Santa Ana che portava con sé il profumo di terre tropicali. Aumentava d’intensità prima del tramonto e spezzava il promontorio. Io e i miei amici spesso dormivamo in macchina sulla spiaggia, e il rumore del mare ci svegliava. E così all’alba sapevamo già che sarebbe stata per noi una grande giornata…”

    E adesso, d’ora in avanti, solo una vastità immensa di apparente silenzio. Anche sullo scherno del telefono. Come stai? Tutto bene? Ma certo.. Da allora, cala il sipario. Ora, soltanto una nuova trama. Incapacità amandi: quasi sempre la stessa, per me. Soltanto una donna c’ha provato così tanti anni, ad avvilupparla come una crisalide di negazione che si potesse schiudere in ali d’autentica, sincera, disinteressata affezione. Ma soprattutto.. Non piangere ora No, non piangere ora Asciuga i tuoi occhi piccola ragazza Asciuga i tuoi occhi. Giuro che guiderò tutta la notte Attraverso il vento, attraverso la pioggia, attraverso la neve.

    E solo averlo sfiorato, quell’estatico, umido camminare tra le vie di Parigi. Rimasto, sempre, soltanto un anelito fugace.

    Lo so, lo so che questo non è cipria, è sorriso…

    e sì, che non è luce, è solo un attimo di gloria

    e riguarda me, che sono qui davanti a te sotto la pioggia

    mentre tutto intorno è solamente pioggia e Francia…

    Chissà cosa possiamo dirci in fondo a questa luce…

    quali parole, luce di pioggia e luce di conquista…

    hum… lasciamo fare a questo albergo ormai così vicino,

    così accogliente, dove va a morir d’amore la gente…

    Io e te, chissà qualcuno ci avrà pure presentato…

    e abbiamo usato un taxi più un telefono più una piazza…

    Io e te, scaraventati dall’amore in una stanza,

    mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia…

    «Ecco, ora svaniscono, / i volti e i luoghi, con quella parte di noi che li amava, come poteva. / Per rinnovarsi, trasfigurati, in un’altra trama».
    Adieu, princesse.
    Fabrizio Provera

  • Esce “Misericordia”: il nuovo singolo di Rob insieme a Nitro

    Esce “Misericordia”: il nuovo singolo di Rob insieme a Nitro

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – Un racconto crudo, senza filtri, fatto di immagini quotidiane e verità difficili da ignorare: Rob annuncia oggi Misericordia” (Warner Records Italy / Warner Music Italy), il nuovo singolo realizzato insieme a Nitro, fuori ovunque venerdì 17 aprile.

    “Misericordia” racconta notti precarie, conti divisi male e una quotidianità segnata da instabilità e pensieri che non trovano tregua. La scrittura di rob, insieme a quella di Nitro, Victor Anfray e Luca Ferraresi, resta diretta e visiva, quasi diaristica: ogni immagine è reale, immediata, senza costruzioni. Al centro, un senso di identità in bilico, schiacciata da aspettative e giudizi costanti.

    La presenza di Nitro, una delle voci più potenti del rap italiano, firma un intervento diretto, didascalico, senza concessioni. Le sue barre entrano come una lama, smontano il rumore di fondo e riportano tutto all’essenziale. Non cerca empatia, non addolcisce il colpo: espone, analizza, colpisce. In questo equilibrio, rob tiene il centro emotivo del brano con una presenza diretta e viscerale.

    La sua voce non filtra, non protegge, non cerca compromessi: espone fragilità, contraddizioni e stanchezza con una lucidità disarmante. È proprio nella ripetizione, nelle immagini quotidiane e nel tono quasi istintivo della sua scrittura che costruisce un’identità riconoscibile, capace di trasformare esperienze personali in qualcosa di condiviso.

    Con questo singolo, l’artista continua a definire il proprio percorso artistico, spingendosi oltre i confini di genere e consolidando una voce sempre più riconoscibile. L’avvicinamento del suo primo progetto segna un momento chiave: la promessa di ampliare ulteriormente il suo universo sonoro, mantenendo intatta la sua autenticità.

    -Foto ufficio stampa Help-
    (ITALPRESS).

  • Lancia presenta Ypsilon Turbo 100, la sportiva con cambio manuale

    Lancia presenta Ypsilon Turbo 100, la sportiva con cambio manuale

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Una guida con il cambio manuale continua a essere particolarmente apprezzata in un mercato come quello italiano. E’ in questo scenario che si inserisce la nuova Lancia Ypsilon Turbo 100, presentata oggi a Milano a pochi giorni dall’inizio della Design Week. “Questa nuova motorizzazione completa la gamma della Lancia Ypsilon, permettendoci di parlare a un pubblico molto più ampio rispetto a quello che potevamo contattare con le motorizzazioni ibride ed elettriche. Tutte le analisi di mercato mostrano come ancora oggi in Italia, ma anche in altri paesi europei come la Spagna e la Francia, ci sono molte persone che scelgono di condurre una vettura a motorizzazione benzina con cambio manuale”, ha spiegato la Ceo di Lancia Roberta Zerbi, sottolineando che solo “in Italia stiamo parlando del 68% del segmento B. In pratica 68% delle persone che acquistano un’auto compatta cittadina sceglie il benzina e all’interno di questo gruppo l’88% preferisce il manuale”.
    “Quello che i clienti ci hanno chiesto a gran voce, è di inserire una motorizzazione che fosse più in linea con quella della generazione precedente di Ypsilon”, ha spiegato Gianni Petullà, Head of Lancia Product. “Quindi un motore benzina non elettrificato, cambio manuale a sei marce, 101 cavalli, 205 Nm di coppia: una vettura davvero molto scattante grazie al turbocompressore a geometria variabile per l’uso in un ambiente cittadino che è il playground ideale di Lancia Ypsilon”, ha aggiunto. Nel dettaglio la vettura passa da 0-100 km/h in 10,2 secondi e raggiunge una velocità massima di 194 km/h. In termini di efficienza, il nuovo sistema di iniezione diretta ad alta pressione (350 bar), l’introduzione di un sistema di fasatura valvole a ridotto attrito, la testa pistoni ridisegnata e il ciclo Miller ad alto rapporto di compressione assicurano una combustione più pulita e prestazioni superiori a parità di consumi. Le motorizzazioni ora disponibili sulla gamma della Nuova Ypsilon sono tre: Ypsilon Ibrida, motorizzazione mild hybrid per chi cerca efficienza e moderazione nei consumi; Ypsilon Elettrica, zero emissioni per la mobilità urbana più sostenibile; Ypsilon Turbo 100, alimentazione a benzina con cambio manuale a sei marce, per chi vuole semplicità, controllo e guidabilità. La nuova versione è disponibile su tutti e tre gli allestimenti della gamma – Ypsilon, Ypsilon LX e HF Line – per rispondere a gusti e stili di vita diversi, mantenendo in ciascuno la stessa qualità di prodotto. “Quando abbiamo deciso di introdurre il Turbo 100 ci siamo convinti che la scelta giusta fosse quello di dare un un ventaglio davvero ampio di scelta ai nostri clienti – ha aggiunto Petullà – Questo perchè ha un ruolo fondamentale in termini di accessibilità e quindi permetterci di parlare alla parte entry del mercato B. Dall’altro, per esempio, su un allestimento HF Line, ci permette di parlare a quei clienti che cercano una guida più diretta, anche un pò più sportiva, dove un cambio automatico semplicemente potrebbe essere percepito come non necessario o lontano da quel piacere di guida che pensa che la sportività passi per una guida manuale”. Come ricordato da Zerbi, “la nuova motorizzazione verrà introdotta in tutti i mercati a partire dal mese di maggio. Ci aspettiamo sicuramente di crescere nei mercati europei: siamo presenti in Spagna, in Francia, in Belgio e in Olanda, dove stiamo gradualmente crescendo in termini di capillarità di concessionarie. Stiamo già vedendo ottimi risultati soprattutto in Francia dove le motorizzazioni ibride ed elettriche hanno un peso molto maggiore, però anche lì questa motorizzazione andrà a completare la gamma e quindi ci permetterà di approcciare un pubblico più ampio anche per la sua accessibilità da un punto di vista economico”.
    La nuova motorizzazione si posiziona su tutti gli allestimenti con un prezzo di listino di 3.000 euro inferiore rispetto alle corrispondenti versioni ibride: la Nuova Ypsilon Turbo 100 parte da 22.200 euro chiavi in mano, mentre le versioni LX Turbo 100 e HF Line Turbo 100 sono proposte a 25.200 euro, inclusa messa su strada di 1.000 euro. Inoltre, accedendo alle soluzioni finanziarie dedicate alla nuova motorizzazione, il prezzo parte da 15.950 euro con canoni mensili da 99 euro.
    (ITALPRESS).
    -Foto: xh7/Italpress-

  • Magenta, Casa Giacobbe ospita Emanuele Torreggiani: venerdì la presentazione de “La veglia del sangue”

    Magenta, Casa Giacobbe ospita Emanuele Torreggiani: venerdì la presentazione de “La veglia del sangue”

    Venerdì 17 aprile, alle 18, la suggestiva cornice di Casa Giacobbe a Magenta ospiterà la presentazione de “La veglia del sangue”, l’ultima fatica letteraria dello scrittore e giornalista Emanuele Torreggiani. L’incontro, che gode del patrocinio del Comune di Magenta, sarà un momento di approfondimento e riflessione non solo sul libro, ma anche sulle tematiche care all’autore. L’evento sarà moderato da Fabrizio Provera, il noto giornalista che avrà il compito di guidare il dialogo con l’autore. Interverranno il Sindaco di Magenta Luca Del Gobbo che porterà i saluti istituzionali, sottolineando l’importanza di tali iniziative per la vita culturale della città e Francesco Bigogno in rappresentanza dell’associazione Cuori Grandi ETS, che ha organizzato l’evento.

    Francesco Bigogno, nel video di presentazione, ha espresso grande entusiasmo per questo appuntamento: “Ci tenevamo molto a fare questa presentazione con Emanuele del suo ultimo libro. Per noi è sempre bello avere Emanuele a Magenta per presentare le sue opere, anche perché gli vogliamo bene”. L’evento non sarà una semplice esposizione, ma un’occasione di scambio diretto con il pubblico, che potrà porre domande e partecipare attivamente al dibattito.

    L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza di Magenta e oltre: non perdete l’occasione di partecipare a un pomeriggio dedicato alla cultura e alla buona scrittura.