Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Magenta. UrbanaMente Cultura. “Democrazia in crisi?  La responsabilità politica”

    Magenta. UrbanaMente Cultura. “Democrazia in crisi? La responsabilità politica”

    Martedì 5 marzo 2024 il Prof. Gianfranco Pasquino, politologo, Professore emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna, è ospite del quarto incontro della rassegna UrbanaMenteCultura 2023/24 promossa dall’Associazione Culturale UrbanaMente in collaborazione con il Comune di Magenta e il patrocinio di Fondazione per Leggere.

    In un tempo di grande incertezza, in cui le principali democrazie sono in difficoltà, tra scarsa partecipazione, ismi popolari e conflitti armati, siamo tutti esposti all’inatteso e all’imprevedibile: stiamo navigando in mare aperto con i rischi che le incertezze comportano.

    Errori e insuccessi fanno parte della navigazione a vista. Le soluzioni richiedono invece uno sguardo lungo e dati alla mano.

    Per orientare le scelte di oggi verso un futuro “sostenibile” non è forse necessario adottare una visione sistemica anche nel definire politiche e strategie settoriali, guardando oltre il breve termine?
    Il nostro tempo pone domande radicali.

    Studenti del liceo Quasimodo di Magenta rivolgeranno domande a Gianfranco Pasquino, esperto di Scienza Politica, per capire e approfondire lo stato di salute della democrazia.

    L’incontro si svolgerà martedì 5 marzo 2024 alle ore 21:00 in presenza nella Sala Consiliare “Mariangela Basile” a Magenta Via Fornaroli,30.

    Segui la diretta streaming a partire dalle ore 21 a questo link:

    https://www.youtube.com/watch?v=Bj2xW2OFa1c

  • A Roma e Milano due opere di street-art per la riqualificazione

    A Roma e Milano due opere di street-art per la riqualificazione

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – Un nuovo progetto sociale che vede protagoniste due opere di street-art a Roma e Milano è stato presentato da glo, brand di BAT Italia per i dispositivi a tabacco scaldato.
    Due diversi murales legati tra loro da un unico obiettivo: riqualificare aree urbane decentrate e diverse tra loro attraverso la forza esplosiva di colori e forme che richiamano il nuovo glo Hyper Pro, il primo dispositivo della categoria ad avere l’innovativo smart Led display. Cinque sono i colori usati nelle opere, gli stessi della nuova gamma Hyper Pro. A Milano l’opera firmata da Shek17 mostra linee e colori in movimento che sprigionano gioia e positività mentre a Roma, invece, Nicholas Perra fonde tecniche tradizionali e sperimentali per incuriosire e invitare il pubblico ad affacciarsi su nuovi orizzonti.
    Il progetto è stato ufficialmente inaugurato oggi presso il glo Discovery Store di Milano. Alla presentazione, accanto al management glo, è intervenuta anche la giornalista Clara Amodeo, esperta di urban culture. Moderati da Luca Dini, direttore editoriale di F, hanno offerto ai presenti una stimolante riflessione sul ruolo giocato oggi dall’innovazione, chiave di comunicazione imprescindibile per connettere le persone e condividere le proprie passioni, e dalla street art, una forma di espressione che negli anni si è evoluta, diventando elemento di trasformazione delle nostre città e veicolo di messaggi sociali.
    glo ha scelto quindi di esprimersi attraverso il linguaggio della street-art, per portare il proprio messaggio di positività in aree urbane decentrate. Una forma d’arte che ha acquisito sempre più valore nei contesti cittadini, passando da una forma di espressione che risponde alle necessità di autoaffermazione del singolo a libera espressione di una città che vuole riappropriarsi dei suoi spazi e, infine, vero e proprio land mark del territorio per creare aggregazione e socialità.
    “Abbiamo deciso di celebrare il lancio del nostro ultimo dispositivo glo Hyper Pro attraverso questo progetto di social ARTvertising perfettamente in linea con i valori della marca glo”, racconta Antonino Grosso, Head of Marketing Deployment Italy di BAT Italia. “L’innovazione di glo vive non solo attraverso i nostri prodotti, oggi ancora più innovativi e caratterizzati da features uniche nella categoria di riferimento in Italia, ma anche attraverso il modo di comunicare con i nostri consumatori adulti. Vogliamo offrire alla collettività opere di riqualificazione in grado di stimolare la positività e valorizzare le opportunità offerte dai media digitali. Siamo certi che i cittadini di Milano e Roma sapranno apprezzare questo progetto”.
    “Il socialARTvertising è una vera e propria filosofia che, unica nel suo genere, nata in Italia, unisce la comunicazione al potere visivo e culturale dell’Urban Art, alla rigenerazione degli spazi urbani e alle illimitate opportunità dei media digitali. Un modo, insomma, per mettere in connessione i brand con lo spazio urbano e chi lo spazio urbano lo vive ogni giorno, creando un vero e proprio scambio tra i due. Lo dimostrano le due opere di questo progetto: in tutte loro, mentre il brand glo comunica i propri valori e messaggi in maniera creativa, il tessuto sociale urbano fruisce non solo di un’opera d’arte ma anche di una vera e propria operazione site specific, che crea aggregazione ma anche rigenerazione e riqualificazione del territorio” commenta Clara Amodeo.
    Le due opere di street art rimarranno on air per tutto il mese di marzo a questi indirizzi: Milano, viale Monza 79 – Roma, via Fortebraccio 19.
    -foto ufficio stampa Msl –
    (ITALPRESS).

  • Morimondo, al Filo di Grano torna Materia: enogastronomia ‘agricola’, con la ‘vision’ di Cascina Caremma

    Morimondo, al Filo di Grano torna Materia: enogastronomia ‘agricola’, con la ‘vision’ di Cascina Caremma

    MORIMONDO Dopo il successo dell’edizione 2023 Il Filo di Grano- ristorante di Morimondo concepito dalla inarrestabile mente enogastronomica Lele Corti di Cascina Caremma- presenta nuovamentte Materia: cinque incontri enogastronomici per raccontare il gusto contemporaneo dei prodotti della terra. Dal 2018, il ristorante Il Filo di Grano situato nel cuore del borgo di Morimondo offre una proposta gastronomica contemporanea, evoluzione naturale dell’esperienza trentennale di Cascina Caremma. Impegno premiato lo scorso novembre con la corona radiosa concessa dalla Guida di Paolo Massobrio e Marco Gatti.

    L’obiettivo è come sempre ambizioso ma anche coerente con la storia di questo straordinario gruppo imprenditoriale con oltre 35 anni di storia: l’agricoltura che rispetta l’ambiente e conferisce valore al paesaggio, attraverso l’utilizzo di tecniche moderne in grado di preservare sapori autentici, senza precludersi ad accostamenti insoliti e ispirati a tradizioni remote. Nuovo anno, quindi, e nuova rassegna enogastronomica definita da 5 cene a tema.

    Un evento esclusivo, ogni volta, che esprime appieno la Vision del Ristorante il Filo di Grano, la sua ricerca che abbina sapori nuovi a vini di pregio, dando priorità ad Aziende Agricole dalle produzioni virtuose.

    Ecco il programma del primo appuntamento:

    Venerdì 15 Marzo
    ore 20,30

    Le mani del Vino
    Cena degustazione
    con il produttore
    Casa Caterina – Franciacorta

    Cena degustazione con i produttori Aurelio e Emilio Delbono dell’azienda vitivinicola Casa Caterina, pionieri di una Franciacorta fuori dai cliché.

    Scopriamo una Franciacorta nascosta, fatta di Metodi Classici in stile francese fuori dalle logiche imposte dalle denominazioni d’origine, spumanti che valgono i migliori champagne, ma anche vini rossi e bianchi di eccellente qualità.

    Venerdì 15 Marzo – ore 20,30 – 65€
    Cena degustazione
    con Casa Caterina – Franciacorta

    Quattro portate del menù degustazione di stagione, accompagnate da quattro straordinarie etichette. Ogni bottiglia racconta la storia di un territorio e di una famiglia che si dedica con passione all’arte della vinificazione. La ricerca dell’armonia fra gusto, sapore e aroma nel rispetto dell’agricoltura naturale è lo scopo di questa serata di dialogo tra i piatti dello Chef Caironi e i vini della cantina Casa Caterina .

    Dialogano:
    Triglia
    Lardo pestato e Cavolfiore
    CUVÈE 36 BRUT NATURE

    Risotto con Topinambur
    Cavolo nero e Ragù di Lumache
    CUVÈE 60 ROSÈ EXTRA BRUT

    Piccione
    Radicchio tardivo e Albicocche marinate al Vermouth
    ASPIRANT PINOT NERO 2018

    Paris Brest
    crema agli agrumi e gelato di ricotta di capra
    RIO CAMI BRUT BLANC DE NOIR

    65 €

    Info e prenotazioni

    Il Filo di Grano
    Corte dei Cistercensi 6,
    20081 Morimondo

    +39 02 9460 9067
    info@ristoranteilfilodigrano.it

  • Serena, Massimiliano Rosolino, il campione, Leonardo: stasera, a Robecco, una serata particolare (e magica)

    Serena, Massimiliano Rosolino, il campione, Leonardo: stasera, a Robecco, una serata particolare (e magica)

    Una serata particolare, per un libro molto particolare, ma soprattutto su una storia straordinariaente mentre particolare.. e ricca di umanità. Questa sera, giovedì 29 febbraio, in occasione della giornata mondiale della malattie rare, ci sarà una serata speciale presso la Sala Consiliare del Comune di Robecco organizzata dalla Pro Loco cittadina.

    La concittadina Serena Comincioli presenterà difatti il libro “Il Campione” (ed. Dantebus) scritto da Massimiliano Rosolino sulla Sindrome di Pitt Hopkins. A seguire spazio alle domande e alla condivisione. Durante la serata verrà letta la lettera scritta da Serena a suo figlio Leonardo con cui ha vinto il concorso letterario organizzato dalla casa editrice Solferino. Con il patrocinio di Comune di Robecco sul Naviglio.

    IL LIBRO DI MASSIMILIANO ROSOLINO
    Si è campioni per natura, per talento o per ostinazione. Ma si è campioni anche quando si sa guardare oltre il disagio che oggi costituisce un ostacolo, domani il ricordo dell’ennesimo, piccolo o grande, traguardo superato.

    Davide e Massimiliano sono due campioni, due cuori che si sono lanciati oltre molti ostacoli nella propria vita, e che ad un certo punto hanno deciso di mettere insieme le proprie forze, tanto differenti quanto complementari.

    Davide ha 9 anni, insieme ai suoi genitori ha ingaggiato sin dalla più tenera età un combattimento speciale: quello contro la tentazione di darla vinta alla sindrome di Pitt-Hopkins. Massimiliano è Rosolino, non servono presentazioni, parla per lui un palmarés di conquiste olimpioniche e internazionali tra i più prestigiosi del mondo nel nuoto internazionale.

    Vite speciali a confronto che compiono, mano nella mano, un viaggio speciale di amicizia e d’amore, come recita il sottotitolo del libro “Il campione”, edito da Dantebus, che il nuotatore ha scritto, si può dire a quattro mani con il piccolo Davide, e che da pochi giorni è in libreria. Non si conoscevano fino al 2016, quando in un parco romano, tra natura e giochi di bimbi, hanno incrociato i propri destini.

    A parlare a Massimiliano della vita di Davide, della sindrome di Pitt-Hopkins e delle prove quotidiane che questa comporta è papà Gianluca, ingegnere, che insieme a mamma Tiziana ha avuto tenacemente il coraggio di rifiutare la via più breve verso quello che si configurava come un percorso di «sopravvivenza» per il loro piccolo supereroe, scegliendo la via della sfida: «Sembra strano a dirsi, ma noi, insieme a medici e terapisti di valore, abbiamo deciso di credere in Davide, nelle sue risorse, anche quando era difficile intravederle a occhio nudo, anche quando ogni esperienza pregressa induceva a pensare il contrario».

    L’emozione di una conoscenza profonda si è trasferita nelle pagine di un libro intenso, dove due supereroi della normalità conquistano il mondo, sconfiggono il pregiudizio a suon di allegria e sorrisi, ma anche di informazione e ricerca scientifica. «La ricerca è fondamentale, soprattutto quando una sindrome è talmente rara che sono poche le risultanze scientifiche, quando ci si scontra con una mancanza di punti di riferimento – spiega Gianluca, che è anche presidente dell’Associazione Italiana Sindrome di Pitt Hopkins-Insieme di più Onlus – come è successo a noi quando abbiamo ricevuto la diagnosi per Davide. Proprio dalla volontà di offrire supporto a tutti coloro che si trovano a provare lo stesso nostro iniziale senso di smarrimento e sconforto abbiamo deciso nel 2014, insieme ad altri tre genitori, di fondare l’Associazione che oggi è molto impegnata nel sostenere, grazie anche all’appoggio prezioso di Fondazione Telethon, progetti di ricerca affinché qualche giovane mente scientifica si dedichi a ricercare una cura per la nostra sindrome».


    IL PREMIO E LA LETTERA DI SERENA

    Serena Comincioli nei mesi scorsi è stata tra le vincitrici del concorso letterario La lettera del cuore, a cura della Casa editrice Solferino. Serena Comincioli è giunta in cima alla classifica proponendo una toccante lettera scritta al figlio in cui narra, con profonda sincerità, le grandi sfide quotidiane senza, tuttavia, abbandonare l’ottimismo.

    Ecco il testo della lettera di Serena
    MAMMA VUOLE TANTO BENE A LEONARDO! LEONARDO VUOLE TANTO BENE A MAMMA?… E tu a questa domanda alzi sempre, inequivocabilmente, il tuo braccio destro (che per noi sta a significare il comune «sì»). E questa è quella grande e unica Botta di Amore che conta, l’unica vera certezza che ho e che mi accompagna da quasi 13 anni, da quando sei venuto a cercarmi, «ragazzino mio» e da quando ti ho accolto come ho potuto, come sono riuscita e come cerco ogni giorno di imparare a fare, sempre al meglio e sempre di più! È la prima volta che mi fermo e che mi rivolgo a te, a te come Leonardo, a te come figlio e non al «Leonardo che ha quella mattia rara, aspetta come si chiama, ah sì … la sindrome di Pitt Hopkins», non a quel Leonardo «super eroe», e non a tutte quelle etichette e quelle corazze che dobbiamo indossare ogni giorno per vivere e a volte purtroppo sopravvivere nella giungla che viene definita «normalità». Sarà allora per questo che le lacrime scorrono libere sul mio viso, perché sto scrivendo di getto i miei pensieri, abbassando tutte le barriere per mostrarti semplicemente quello che sono e che provo ad essere tutti i giorni, semplicemente una mamma, la «tua» mamma. Mi sono chiesta tante volte che tipo di amore provo per te. Mi sono chiesta tante volte «ma io amo il mio Leo?». A volte, anzi spesso, e soprattutto gli anni passati, e sono certa tu lo abbia avvertito, la risposta è stata «no» e non mi vergogno a dirlo, soprattutto davanti a te che sei l’essere più puro e sensibile che «Qualcuno Lassù» ha voluto affidarmi. Ci sono giorni in cui ti ho odiato e ti odio profondamente, con tutta me stessa perché hai stravolto completamente la mia e le nostre vite! Io non avrei mai voluto un bambino «disabile», «diverso». Avrei tanto desiderato quella fottutissima e noiosissima «normalità» che tanti, troppi purtroppo, danno per scontata. E anche se agli occhi di chi dice che la disabilità lo ha reso una persona migliore, potrò sembrare spocchiosa, a me «no grazie!», non serviva tutto questo per apprezzare la bellezza del giorno che sorge, del mare, di un quadro, del bere un caffè con una amica; sono sempre stata grata ed entusiasta per la semplicità delle piccole grandi cose! Poi ci sono giorni in cui rientrando a casa dopo una giornata di lavoro tu arrivi e inizi a ridere, un po’ senza senso, un po’ per gioia, un po’ per noia, a volte non so nemmeno il perché. Lì a volte ti guardo fisso e tu mi guardi per alcuni secondi, dritto negli occhi, con quegli occhi vispi che mi trapassano il cuore e lì scoppiamo a ridere entrambi, senza un’apparente ragione, ma quanto è bella e rassicurante quella risata… E qui comprendo che non è poi così male entrare nel tuo mondo e che dovrei farlo più spesso! Ecco quello che mi auguro sempre per te Leo, ed egoisticamente anche per me: che i nostri due mondi si possano incontrare tutti i giorni, almeno una volta al giorno: tu per conquistarti sempre più le tue autonomie e far capire a tutti che anche tu hai il diritto di far parte di questo mondo e di viverci il più dignitosamente e gioiosamente possibile, io per continuare a vedere la purezza e la bellezza del grande ragazzino che stai diventando e per continuare ad avere, nonostante la stanchezza, la fatica, la rabbia, la paura, le continue battaglie, uno sguardo entusiasta e speranzoso su un futuro, il nostro, che è e che volutamente voglio che sia il nostro presente, assaporando reciprocamente il gusto di una vita vissuta, giorno per giorno, sempre a tutta vita! Il sentimento che mi lega a te è qualcosa di inspiegabile: sei la mia debolezza e al tempo stesso la forza che non sapevo di avere, sei estenuante e sfinente ma sempre una valanga di «dolcezza misto Attila», sei il mio sempre e sarai sempre il mio «per sempre». Sei «immensamente» tu per me e io spero di essere per te solo e umilmente la tua mamma, Sissy che, alla fine di questa lettera, ha capito che, a modo suo, ti ha sempre amato e ti amerà tutti i giorni, almeno una volta al giorno! Tua Sissy.

  • Cristiana Capotondi è “Margherita delle stelle” su Rai1

    Cristiana Capotondi è “Margherita delle stelle” su Rai1

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Nel 1964 a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste arrivò per la prima volta una donna: era Margherita Hack che vi rimase fino al 1987, portandolo a una fama internazionale. A raccontarci chi fosse la Hack, ripercorrendo gli anni meno noti della sua vita a partire dall’infanzia e dall’adolescenza, arriva su Rai1 (martedì 5 marzo, in prima serata) Margherita delle stelle, film ispirato al libro “Nove vite come i gatti” scritto dalla stessa scienziata insieme a Federico Taddia, prodotto da Minerva Pictures e Rai Fiction e diretto da Giulio Base. «E’ il biopic di una grande donna che riscopre il genio femminile italiano – afferma la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati – Margherita Hack ha fatto la storia della fisica in Italia, parlando a tutti in maniera popolare. E’ stata una donna libera in maniera totale ma non trasgressiva e molto ironica. Le dobbiamo moltissimo, noi donne ancora di più».
    La storia, dicevamo, parte dall’infanzia di Margherita, trascorsa nella natia Firenze, dove la ragazzina incontra Aldo, un bimbo timido e malaticcio che, però, ben presto si trasferisce. Lo ritroverà all’università, alla facoltà di fisica, quando lei è già “diversa” dalle altre ragazze, grazie all’educazione alla libertà trasmessale dai genitori pur negli anni del regime fascista: non indossa le gonne, ama lo sport, è vegetariana e non rinuncia mai a dire la sua. I due giovani si innamorano e si sposano e il loro matrimonio durerà felicemente per tutta la vita.
    A spiegare la strada scelta per raccontare la vita lunga e felice della Hack è la sceneggiatrice Monica Zapelli: «Abbiamo messo l’accento sul romanzo di formazione che non si trova altrove dove, invece, ci sono i suoi libri, le sue interviste. Nel servizio pubblico è importante raccontare una formazione come la sua, vorrei che fossero le famiglie insieme a vedere il film». Attenzione, però, non si tratta di un “santino”: «Margherita aveva dei difetti. Ad esempio, decide di leggere il giuramento al Duce quando glielo chiedono perchè le piaceva essere applaudita. E, poi, era una studentessa svogliata che ha studiato fisica solo perchè lo faceva la sua amica». Inoltre, aggiunge sorridendo il regista Giulio Base, «bestemmiava spesso ma questo, certo, non potevamo raccontarlo!».
    A interpretare la grande astrofisica è Cristiana Capotondi che definisce questa esperienza «un viaggio verso le stelle. La sua vita è una metafora della nostra. Dobbiamo tutti puntare la stella giusta, cioè mettere le nostre energie in ciò che è più adatto a noi». A proposito di formazione l’attrice aggiunge: «Margherita non si è sottratta alla forza, anche dolorosa, dell’educazione che le è stata data e che la poneva in contraddizione con le compagne di scuola». Quegli stessi «codici di comportamento sono quelli che l’hanno portata a sposare Aldo che la prende per mano e la accompagna verso la stella giusta. La sua storia di realizzazione passa anche per l’altro e questo film restituisce l’importanza del rapporto con l’altro. Viviamo centrati sull’io ma io dagli altri ho imparato sempre tanto». Sul tema della coppia, la Capotondi aggiunge: «Quello che leggiamo oggi sui giornali è una carneficina, non c’è amore, non c’è complicità. La storia di Margherita insegna che si può mettere da parte il proprio ego per l’altro. Aldo ha avuto la forza di proiettare se stesso in Margherita e il percorso di lei è diventato anche il suo percorso. Lui ha scritto dandole la semplicità per arrivare a tutti con concetti difficili. Senza di lui, forse, non sarebbe stata la divulgatrice che è stata».
    A interpretare Aldo De Rosa è Flavio Parenti: «In questa storia è tutto anticonvenzionale, non solo il matrimonio: una donna che insegue il proprio desiderio, i genitori vegetariani quando non si sapeva nemmeno cosa volesse dire e Aldo che si mette al servizio dell’amore e della sua donna. E’ una storia importante culturalmente perchè mette in scena idee di possibilità per le generazioni future». Per l’attore, «Aldo è una poesia, un uomo raro pieno di amore. C’è una grande nobiltà d’animo in quello che lui ha fatto. Insomma, stavolta dietro una grande donna c’è un grande uomo».
    Oltre all’amore, naturalmente, c’è la scienza: «Io lavoro con molte associazioni e vedo che fino ai 16 anni molte ragazze desiderano studiare le materie scientifiche poi dirottano verso altro. Mi sembra difficile che si tratti sempre di un cambio repentino di idee, è piuttosto un problema culturale» riprende la Capotondi, che sottolinea anche l’importanza avuta dallo sport nella vita della Hack: «Grazie allo sport lei ha imparato a non vergognarsi di vincere». Lei stessa, del resto, è una grande sportiva e gioca a calcio: «Lo sport mi consente di vivere all’aria aperta. Il calcio è un mondo maschile? Sì ma non è solo un problema di genere, è anche generazionale perchè è abitato da uomini che vivono lì da almeno quattro decenni. Io affronto questo con le armi della gentilezza, dell’ironia e della comprensione per raccontare agli uomini cosa sono diventate le donne. Dobbiamo comprendere da dove arriviamo e anche le loro fragilità, anche se non sempre riesco a fare esercizio di gentilezza».
    Come tutti i ruoli, anche quello di Margherita Hack le ha lasciato qualcosa: «Da neo-genitore (di Anna che ha un anno e mezzo, ndr) la consapevolezza che molto di ciò che faranno i nostri figli si determina nei primi anni di vita. Perciò un senso di responsabilità e anche di timore». Un’ultima parola è sull’ateismo della grande scienziata: «Era atea ma aveva un dubbio, un perchè al quale il Big Bang non bastava. Però lo spirito di conoscenza non le faceva accettare la risposta più scontata e, cioè, che è stato Dio ad accendere quella miccia. In ogni caso ha amato molto il Creato e l’ateismo non le aveva tolto la contemplazione che ci unisce al tutto».
    “Margherita delle stelle” è prodotto da Minerva Pictures e Rai Fiction. Nel cast ci sono anche Cesare Bocci e Sandra Ceccarelli nei panni dei genitori della scienziata.
    -foto ufficio stampa Rai –
    (ITALPRESS).

  • Michelin, nel 2024 dieci nuovi pneumatici e i 70 anni della Guida

    Michelin, nel 2024 dieci nuovi pneumatici e i 70 anni della Guida

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Negli anni ’50, il miracolo economico mise le ruote all’Italia attraverso una rapida rivoluzione del trasporto individuale, facilitata sia dall’arrivo sul mercato di accessibili utilitarie che dalla contestuale espansione del network autostradale. A sette decadi dall’irripetibile boom che modificò il tessuto sociale, finanziario e demografico del Bel Paese, la mobilità della penisola (ed in buona parte dell’Occidente) è alle prese con un cambiamento altrettanto epocale, legato però alla transizione energetica. In questo lungo lasso di tempo, la Guida Michelin Italia, presentata per la prima volta nel 1956 – e la cui prima edizione in assoluto risale al 1900, sotto forma di opuscolo che elencava gommisti, distributori, officine a poi, appunto, alberghi e ristoranti – è da sempre un’affidabile compagna di viaggio e anche un punto di contatto ancora in essere tra passato, presente e divenire. Come i pneumatici – core business di Michelin – anche la Guida Michelin, la cui prossima edizione italiana spegnerà 70 candeline, negli anni si è evoluta, diventando sempre più tecnologica e digitale, in linea con la missione di Michelin: migliorare la mobilità delle persone in modo sostenibile.
    L’evoluzione è un tema che accomuna entrambe le anime di Michelin.
    Pneumatici e Guida Michelin si sono trasformati diventando, anche, sempre più sostenibili. Un termine che oggi sentiamo quotidianamente, che Michelin ha iniziato a trattare oltre 30 anni fa, realizzando il primo pneumatico verde nel 1992.
    Oggi, questo aspetto è preso in conto in ogni fase dello sviluppo dei pneumatici Michelin – dalla concezione alla produzione, fino alla distribuzione e allo smaltimento – ma anche in tutta una serie di attività che hanno l’obiettivo di promuovere la sostenibilità, sottolineando le attività virtuose realizzate dalle persone con cui Michelin collabora.
    E’ il caso dell’Attestato per la Gestione Sostenibile dei pneumatici che Michelin Italia assegna alle flotte di mezzi pesanti. Un’iniziativa che ha l’obiettivo di coinvolgere e ispirare partner strategici nel campo della mobilità, dando visibilità alle aziende che attraverso una attenta gestione dei pneumatici contribuiscono ad una mobilità più sostenibile con impatti positivi sull’ambiente, sulla sicurezza e sulla propria redditività.
    Così, spostandosi sul mondo della Guida Michelin, nel 2020 è nata la Stella Verde Michelin. Un riconoscimento nato per segnalare ai lettori sensibili al tema i ristoranti più virtuosi e attivi in materia di sostenibilità, ma anche con l’obiettivo di aumentare l’attenzione attorno a questo elemento nel settore della ristorazione. Dall’autoproduzione delle materie prime al supporto dei produttori locali, passando per la formazione dei giovani, l’adozione di soluzione per ridurre l’impatto energetico e lo spreco alimentare, fino ad iniziative a supporto del territorio e della società. I criteri sono molteplici e tengono in considerazione non solo sostenibilità ambientale, ma anche quella sociale.
    Il 2024 sarà così un anno pieno di novità, che vedrà l’arrivo di 10 nuovi pneumatici che verranno presentati da marzo in poi: un nuovo modello per auto, tre dedicati al mondo moto – con una anticipazione dei nuovi Power 6, Power GP2 e Anakee Road avvenuta ad EICMA – e ben 6 nuove gamme per le biciclette.
    L’innovazione è al centro del restyling dell’offerta di pneumatici e si estende anche al mondo delle Guide.
    In primavera verrà infatti svelata la selezione italiana di Hotel a cui verrà assegnata per la prima volta la Chiave Michelin. Un nuovo riconoscimento presentato a ottobre 2023 e che farà il suo debutto quest’anno in 8 paesi, tra cui figura l’Italia, che nasce con l’obiettivo di segnalare agli utenti strutture dallo stile straordinario e ricche di personalità, oltre che dal grande comfort e livello del servizio. L’attuale selezione – già disponibile sull’applicazione gratuita della Guida Michelin – sarà quindi arricchita da un nuovo pittogramma che aiuterà gli utenti a pianificare ancor meglio i propri viaggi.
    Infine, a novembre scopriremo la 70^ selezione italiana della Guida Michelin, momento topico nel mondo della gastronomia, in cui verranno svelate le nuove Stelle della ristorazione italiana.
    Un anno denso di novità, per celebrare al meglio un anniversario importante.

    – foto ufficio stampa Michelin –
    (ITALPRESS).

  • “Sipario aperto a Trecate” sulle ali della Lirica

    “Sipario aperto a Trecate” sulle ali della Lirica

    Foltissimo pubblico, lo scorso 24 febbraio, in occasione dello spettacolo “Sulle ali della lirica”, nuovo appuntamento della rassegna “Sipario aperto su Trecate”, frutto del rinnovo della convenzione tra la Città di Trecate e la Parrocchia Maria Vergine Assunta per l’organizzazione di attività teatrali gratuite rivolte, in particolare, agli “anta” al teatro parrocchiale “Silvio Pellico”.

    Il soprano Roberta Salvati, il tenore Luigi Albani, il baritono Giorgio Valerio, tutti con esperienza professionale al Teatro alla Scala di Milano, e il maestro Paolo Beretta hanno proposto l’esecuzione di arie e duetti e canzoni d’autore accompagnate al pianoforte.

    L’Amministrazione – commentano il sindaco Federico Binatti e il vicesindaco e assessore ai Servizi sociali Rossano Canetta – continua a essere soddisfatta de del gradimento che il pubblico dimostra rispetto a questa proposta di intrattenimento e a questa occasione di aggregazione che proseguirà fino al prossimo aprile.

    Prossimo appuntamento il 17 marzo con “Big band show”.
    Per informazioni e prenotazione dei posti è possibile telefonare al numero 345.4554937.

  • Vent’anni di civiltà: il libro (e l’impresa) di Mario Mantovani.  Giovedì 29 la presentazione ad Arconate

    Vent’anni di civiltà: il libro (e l’impresa) di Mario Mantovani. Giovedì 29 la presentazione ad Arconate

    Sta raccogliendo un grande successo la serie di presentazioni del libro che Mario Mantovani si sta impegnando a dedicare ad un libro che in realtà è molto più di un libro: è la storia, la ‘carne viva’ di una legge che ha cambiato la legge di molte persone.

    Vent’anni di civiltà è la storia di un’esperienza umana, sociale e legislativa straordinaria: dopo aver toccato molte città lombarde, ora tocca alla ‘nativa’ Arconate. Il libro che l’ex Vicepresidente di Regione Lombardia ha scritto sarà presentato giovedì 29 febbraio, alle ore 18, alla Rsa di piazza Falcone e Borsellino.

    Assieme all’autore saranno presenti l’avvocato Roberto Lassini, Maria Pia Ricotti (già presidente dell’Apda di Arconate) e John Tremamondo, direttore socio sanitario dell’ASST Valle Olona. Modera l’incontro Giovanni Chiodini, giornalista de Il Giorno.

    Promotore di questa innovativa legge fu come detto Mario Mantovani, allora eurodeputato, che, forte della sue lunga esperienza come imprenditore del settore assistenziale, seppe guidare le istituzioni europee ed italiane verso un traguardo di civiltà com’è quello della legge sull’amministratore di sostegno.

    A vent’anni dall’approvazione, uscirà in edicola il libro ‘Vent’anni di civiltà’, scritto da Mantovani e con la prefazione di Marcello Pera. E’ già libreria da alcuni mesi il suo libro, nel quale racconta come da parlamentare europeo e relatore nel 2003, Anno Europeo della Disabilità, si impegnò e ottenne in tempi brevi l’approvazione di una legge che il mondo della disabilità in Italia attendeva da oltre dieci anni. Il volume, che ha come sottotitolo proprio ‘Riflessioni sull’amministrazione di sostegno’, è edito per la collana ‘Accademia Santelli’ per i tipi dio Santelli Editore.

  • In difesa di Liceo Classico, lingua greca e lingua latina (da Barbadillo.it)

    In difesa di Liceo Classico, lingua greca e lingua latina (da Barbadillo.it)

    Non sappiamo se si possa parlare – come taluni hanno fatto – di un “cambiamento d’epoca” rispetto alla diminuzione degli iscritti al Liceo Classico. Un dato è certo: la contrazione delle iscrizioni alla scuola secondaria superiore per l’anno scolastico 2024/25 riportano una quota del 5,34% di iscritti al liceo classico, contro il 5,8% dell’anno precedente.
    Studiare latino e greco ai tempi di twitter non serve più? Polemiche storiche e politiche a parte interrogarsi sul senso di un liceo spiccatamente umanistico, nel tempo dell’assolutismo informatico, è un argomento cruciale per l’intero Paese.

    Non solo in ragione del “ruolo”, storicamente svolto dal Liceo Classico, di “selezionatore” della classe dirigente, ruolo che oggi appare sbiadito, a fronte di una mutata domanda formativa, finalizzata a garantire uno sbocco lavorativo più immediato. Quanto piuttosto della più vasta comprensione di un patrimonio culturale, insieme letterario, filosofico, scientifico ed antropologico, che sta alla base dell’Occidente, europeo e non solo: sorta di porta aperta per la conoscenza, un “battesimo profano – per dirla con Hegel – destinato a dare all’anima la prima e inalienabile inclinazione e disponibilità al gusto e alla cultura”, che riguarda certamente la formazione dei ceti dirigenti, ma non può non toccare la più vasta sensibilità collettiva.

    Nel greco e nel latino ci sono infatti modelli ed impulsi spirituali che hanno segnato tutto il mondo civile. E’ quindi doveroso rivendicarli con orgoglio, anche di fronte a certi tentativi di rendere predominanti modelli linguistici dialettali e provinciali o, d’altra parte, di farsi contaminare acriticamente dai neo-linguaggi della globalizzazione.
    Ma è anche necessario, proprio nel momento in cui c’è una presa di consapevolezza sul ruolo e la funzione formativa del Liceo Classico, ripensare i sistemi d’insegnamento e migliorarne la diffusione.

    E’ certamente un problema che tocca il corpo docente, a cui va chiesto di non limitarsi ad una pedissequa ed un po’ stanca applicazione del metodo grammaticale-traduttivo, impegnandosi piuttosto a “vivificare” i metodi d’insegnamento, coinvolgendo gli studenti in un viaggio affascinante alla scoperta della tradizione e della cultura classica , ancora prima che all’apprendimento di regole. Ma è anche una questione ben più vasta, che deve toccare il nostro sentire collettivo, il senso di un’appartenenza in grado di parlare alla contemporaneità. Impresa difficile, ma non impossibile, sulla quale sarebbe interessante aprire una seria riflessione, ipotizzando inusuali “contaminazioni”.

    Come ha – del resto – ribadito Paola Mastrocola, convinta paladina di una Scuola “sfidante” ed autenticamente democratica (suo il libro Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza , uscito nel 2021, con coautore Luca Ricolfi): “Il latino è importante per imparare la nostra lingua e i meccanismi logici del pensiero. Ci obbliga a vedere la struttura della frase, come se facessimo una radiografia a quello che diciamo. E’ un’impalcatura che tiene su le strutture logiche e che aiuta sempre, qualsiasi percorso si intraprenderà, dall’idraulico al professore di filosofia al panettiere”.
    Sulla strada del “rilancio” del Liceo Classico un’ipotesi interessante potrebbe essere quella di reintrodurre lo studio della lingua latina a partire dalla scuola secondaria di primo grado. Un’apertura in questo senso era stata fatta, due anni fa, da Patrizio Bianchi, Ministro dell’Istruzione nel Governo Draghi, che aveva dichiarato, in sede parlamentare: “Concordo nel riconoscere il valore formativo delle lingue classiche essenziali per comprendere il presente e per sviluppare i saperi fondamentali che conducono alla riflessione e alla più ampia conoscenza del mondo e della società moderni, allo spirito critico e al ragionamento necessari per l’emancipazione delle alunne e degli alunni, per la cittadinanza europea e per la difesa dei valori comuni”. Nella risposta data ad alcuni senatori, che chiedevano chiarimenti sull’ipotesi del ritorno del latino a partire dalla Scuola Media, il Ministro aveva però anche precisato che purtroppo una reintroduzione in via ordinaria dell’insegnamento del latino per tutte le scuole “richiederebbe un intervento normativo di tipo regolamentare che vada ad incidere sull’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola secondaria di primo grado con una rimodulazione dell’intero piano di studi e dei relativi quadri orari”.

    In una nuova fase politico-culturale come l’attuale perché non provare a rilanciare la questione ? Magari iniziando a recuperare un dibattito sull’utilità del latino (spesso affiancato dal greco) che ha segnato tutta la nostra storia nazionale, da Monaldo Leopardi al fisico Guido Tonelli, passando per Antonio Gramsci e Pier Paolo Pasolini.
    Gramsci, nei Quaderni dal carcere, evidenziò come il latino ed il greco “si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale”. Pasolini (in I Dialoghi – 1960-1965) andò giù duro, con il suo stile senza compromessi: “Ora io sento un profondo senso d’ira contro l’azione sacrilega, nei confronti del passato, cioè della nostra storia, della classe dirigente tradizionalista e cinica. Difenderei il latino, con ira, contro la sua difesa bugiarda. Dobbiamo conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa del nuovo capitalismo, che non ama nulla, non rispetta nulla, non conosce nulla”.

    Proprio sull’onda dell’appello pasoliniano, lanciato negli Anni Sessanta ed ancora attualissimo, è giunto il momento di riaprire la questione del Liceo Classico, in ragione certamente di una memoria da salvaguardare, senza temere però di aggiornarne metodologie ed insegnamenti fino ad arrivare a spregiudicate “contaminazioni”.
    “Come già soleva sottolineare il compianto grande linguista Tullio De Mauro – ha specificato Andrea Del Ponte, appassionato cultore della materia (cfr. Per le nostre radici. Carta d’identità del latino, 2018) – l’inglese andrebbe nominato ‘lingua neolatina ad honorem’, in quanto circa il 75% del suo lessico è formato da prestiti dal francese (lingua ovviamente neolatina) o da parole derivanti direttamente dal latino.
    “President” viene dal latino praesidens. “To order” dal latino ordo, ordinis. “Arrest” dal latino ad + restare. “Another” è collegato al latino alter, “uno fra due”. “Senator” è identico al latino senator e viene dal latino senex, “vecchio” e da senatus. “Administration” viene dal latino ad + ministrare. (…) Per quanto riguarda il lessico tecnologico, è saturo di derivazioni greche e latine. “Computer” deriva dritto dritto dal latino computare, “calcolare” e “bit” è abbreviazione di “binary digit”, dove “binary” deriva dal latino bini (“due per volta”) e “digit” da digitus, “dito”. Niente paura: la tecnologia digitale applicata agli studi letterari e filologici ha consentito e sempre più consentirà di fare enormi progressi nel campo delle nostre conoscenze”.

    Riscoprire, attraverso un “rilancio” del Liceo Classico, il latino ed il greco, per “reinventarne” l’apprendimento, rendendoli capaci di parlare alla sensibilità moderna? Impresa difficile, ma non impossibile – da quel che abbiamo sommariamente tratteggiato – sulla quale sarebbe interessante aprire una seria riflessione. Per sentirci tutti più impegnati nella valorizzazione della nostra identità, magari ripensandola più moderna e dunque capace di parlare alla sensibilità delle nuove generazioni. Ne va dei destini non solo della Scuola italiana e dei futuri ceti dirigenti, ma di un pezzo essenziale della Storia e della cultura d’Italia e d’Europa, ivi compreso il Liceo Classico.

    di Enrico Nistri (www.barbadillo.it)

  • Una sera di 40 anni fa, Milano: ‘epifania’ di Jorge Luis Borges- di Emanuele Torreggiani

    Una sera di 40 anni fa, Milano: ‘epifania’ di Jorge Luis Borges- di Emanuele Torreggiani

    Prim’ancora di farsi voce fu sussurro. Tesseva di bocca in bocca dentro le aule immerse nel silenzio solido delle lezioni. Quel sussurro “Lui è qui” era entrato nel cuore del pomeriggio che, trapassato dalle improvvise raffiche di tramontana, andava rasserenando sotto un cielo limpido e gelido. Tesseva il sussurro penetrando lungo gli ambulacri, saliva le scalinate, s’intrufolava nei dipartimenti specialistici, nelle biblioteche di facoltà. Accadde al trillo orario della campana. Nella ampia sala di lettura centrale densa di respiro fu voce ferma. Una ragazza, così si disse nei giorni seguenti, levandosi annunciò a esile tono: “Jorge Luis Borges è a Milano”. Cerbero, il bidello addetto alla sorveglianza, piazzò due colpi secchi di martelletto per richiamare il sordo silenzio. Ora però la studentessa, fremente del proprio arrischio, fu la femmina della sua natura, e alzò a melodia soprana, “atelier Franco Maria Ricci, via Larga, ore diciotto”.

    E se ne uscì impettita d’emozione, picchiettando i tacchi mentre Cerbero, preda d’una incontenibile ferocia canina, batteva furibondo il legno sulla cattedra mentre l’aula schiamazzava. Della ragazza, nei giorni che furono, si diceva somigliasse a Medea nella interpretazione di Maria Callas. Così il sussurro montò e fu viva voce. Argomento principale mentre si andava svuotando l’aula magna. Anche i professori ne parlavano in quell’opaco monoculare da sopracciglio inarcato e amare labbra. Lui sarebbe giunto a Milano, da Roma? da Losanna? da Parigi? dal labirinto cretese? dal Baltico dove salparono i vichinghi? Ma no! Lui era alloggiato in un albergo del centro. “Cosa dirà?”, scorreva così la domanda, “cosa dirà?”.

    La sera si fece tersa “gelida come la morte e limpida come la gloria”, per dirla all’Hugo che osserva la deposizione del Bonaparte all’Hotel des Invalides.

    Il vento in discesa dal Brennero ululava tra gli androni di via Larga. Serena cristallizzava la notte mentre portieri gallonati fissavano i portoni ai gangi di un ferro forgiato da secoli. Una migliaiata gli studenti traversava la piazza di un Duomo rosainfuocato a passione del corpo e s’incamminava al passo per il Corso Vittorio Emanuele. Non andò inosservata. Si ritiene che un buon numero di chiamate in allarme squillarono in Questura. Presto una posse di celerini intercettò gli universitari, che s’affollavano davanti una porticina sulla cui sommità brillava un intenso lume giallo. E non sia oltraggio intenderlo cometa. Lui sarebbe giunto di lì a poco si andava dicendo. E ancora dopo un’ora fasciati dalla tramontana mentre i celerini andavano smistando il traffico veicolare. Infine la mastodontica nera Rolls Royce dell’editore appontò in un silenzio scosso dal fruscio delle pagine che venivano schiuse. Lui scese.

    Sorrideva guardando tutti dal fondo dell’immensa cecità e Maria Kodama lo avvolse in un cappotto cammello offrendogli il braccio. “Vi posso vedere”, disse. “Il vostro entusiasmo, che certo non mi merita, mi illumina e ve ne sono grato”. Entrò. Lo studio dell’editore non era che un bugigattolo per pochi intimi. Quella migliaia si raggrumò a corpo unico per sentire le sue parole che giungevano ripetute in un fitto passa parola dalle file avanti alle ultime e rimanevano sospese tutt’intorno, esattamente così dipingeva Chagall. Parlava di Dante. Pareva che si fossero incontrati in ascensore. “La mia poesia davanti ad un’opera di tale maestà non è che una manciata di sabbia”, disse. “Una manciata di sabbia”, ripeté per diamantare l’immagine. Una manciata di polvere d’oro.