Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Da Natale all’Epifania: notte e luci solstiziali (di Alfredo Cattabiani)

    Da Natale all’Epifania: notte e luci solstiziali (di Alfredo Cattabiani)

    Le dodici notti che vanno dal Natale all’Epifania, oltre a rappresentare i dodici mesi dell’anno, sono intrise di simbolismi. Dall’antichità ad oggi, gli usi e i costumi dei popoli europei che celebrano in queste notti il rinnovamento del cosmo.

    Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord dopo aver toccato il punto più basso con l’entrata nella costellazione del Capricorno. Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alla Kalendae Januarii nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, come si è accennato nell’articolo precedente, (vedi Abstracta n. 9) veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre per seguire la tradizione dei Romani più antichi che, poco esperti in astronomia, si erano fidati dei propri occhi.

    “Prima di cominciare l’anno” scriveva l’Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re “noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile. ..Ah! si degnino gli dèi sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell’universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l’eternità intorno all’essenza feconda del Bene, mediatore fra gli dèi intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l’inesauribile fecondità, l’intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali” (l) .La festa del Sole era diventata il culto più importante in Roma verso la fine del III secolo per l’influenza delle tradizioni orientali.

    L ‘imperatore Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì addirittura il culto statale del Comes Sol Invictus, la cui festa, il dies Natalis Solis Invictus divenne il centro della liturgia imperiale. A questa eliolatria contribuiva non poco il progressivo diffondersi negli ambienti militari di un altro culto di origine orientale, il mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all’evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. È superfluo sottolineare le analogie con la nascita del Cristo in una “grotta” illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.

    All’inizio del IV secolo la festa era diventata così popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i “pagani” fuochi in onore dell’astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste “idolatriche”, pensò di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D’altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione della divina Bontà, Luce che illumina, produce, vivifica, contiene e perfeziona tutte le cose atte a riceverla? (2).

    La prima notizia di una festa del santo Natale a Roma risale all’anno 336. Da Sant’ Agostino veniamo a sapere che anche in Africa la si celebrava nello stesso periodo. Verso la fine del IV secolo era ormai diffusa in tutta l’Italia settentrionale, così come in Ispagna.

    Nel Vicino Oriente invece, fino per lo meno all’inizio del V secolo, quando cominciò a diffondersi l’usanza occidentale, la nascita di Gesù era festeggiata il 6 di gennaio insieme con il suo battesimo e il miracolo di Cana, ed era chiamata Epifania. L’usanza derivava da un antico culto rammentato da Epifanio: la notte fra il 5 e il 6 gennaio si festeggiava ad Alessandria, in Egitto, la nascita del dio Eone dalla vergine Kore, scendendo in processione al Nilo con l’immagine di un bimbo, per raccogliere acqua che si sarebbe trasformata in vino (3) .

    Epifania significa in greco l’”apparizione” di una divinità o un suo intervento prodigioso: e siccome la nascita di Gesù era l’apparizione per eccellenza, i cristiani, orientali, adottarono questo termine per il Santo Natale.

    Successivamente, quando la festa del Natale romano penetrò in Oriente l’Epifania divenne prevalentemente la festa del battesimo di Gesù, mentre in Occidente, che a sua volta l’aveva recepita, dall’Oriente, celebrava “la rivelazione di Gesù al mondo pagano” con la venuta dei Magi a Betlemme, la Casa del Pane. Sicché per la liturgia romana i dodici giorni che seguono il Natale sono un tempo liturgico unitario che ha il suo centro nella Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, alla quale ha dato il fondamento teologico papa san Leone Magno. Egli parla del mistero delle natività del Cristo ( “sacramentum nativitatis Christi”) per indicare il valore salvifico dell’evento. Il Vangelo e i profeti, scrive san Leone Magno, “ci infervorano e ci ammaestrano che il Natale del Signore, quando il Verbo si è fatto carne (Gv. I, 14), non ci appare come un ricordo del passato ma lo vediamo al presente”, e perciò ogni Natale rinnova per noi il Sacro Natale di Gesù (4).

    L’Epifania a sua volta, con la festa che rievoca l’Adorazione dei Magi, visti come “primizie delle genti”, rammenta che il Cristo è Colui che trascende e illumina di vera luce ogni religione come Sovrano universale. Il Vangelo di Matteo, l’unico fra i quattro canonici che testimoni la venuta dei sacerdoti “pagani”, narra che i Magi recarono in dono al Cristo oro, incenso e mirra: l’oro perché è il Sovrano universale, l’incenso perché è divino; la mirra perché è il Grande Medico che può vincere la morte (5).

    Il simbolismo solare informa il periodo natalizio collegando la tradizione orientale-romana al cristianesimo. La narrazione di Matteo, come le leggende e le usanze che vi sono connesse, testimonia di un’epifania di Luce e di Fuoco. E quale mai altro simbolismo si poteva applicare alla sua Natività non soltanto a Roma ma anche in Oriente, dove dall’Egitto all’Iran, l’eliolatria era diffusa? Nella Cronaca di Zuqnĩn, redatta nel 774-775 dal monaco e stilita Isò, e non dissimile da altre leggende coeve, si narra che i Magi, sacerdoti di origine Iranica, depositari della sapienza esoterica, si tramandavano di padre in figlio una scriptura attribuita al terzo figlio di Adamo, Seth, che profetizzava l’apparizione di una stella che li avrebbe condotti fino al Salvatore, atteso in tutte le religioni del Vicino e Medio Oriente. Dai loro antenati i Magi, che sarebbero andati a Betlemme, avevano ricevuto una raccomandazione orale: ” Aspettate una luce che sorgerà da Oriente, luce della Maestà del Padre, una luce che sorgerà in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermerà: sopra una colonna di luce dentro la Caverna dei Tesori dei Misteri”.

    Quell’anno i Magi, saliti secondo l’usanza sul Monte delle Vittorie, dov’erano conservati i rotoli di Seth che rivelavano i “misteri” tramandati da Adamo sulla maestà: di Dio e le istruzioni suoi doni che si dovevano portare al Salvatore, avevano appena compiuto i riti purificatori quando videro qualcosa “simile a una colonna di luce ineffabile scendere e fermarsi sopra la caverna …E al di sopra di essa una stella di luce tale da non potersi dire: la sua luce era molto maggiore del sole, ed esso non poteva stare innanzi alla luce dei suoi raggi”.

    Poi la stella andò a fermarsi davanti alla Caverna, il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile.

    Infine la stella entrò nella Caverna dei Tesori Occulti mentre una voce chiamava i Magi:
    ”Entrate dentro senza dubbi, con amore, e vedrete una vista grande e mirabile”. Entrarono e videro quella luce ineffabile trasformata in un piccolo uomo umile che disse: “Salute a voi, Figli dei Misteri Occulti”, rivelandosi come il Cristo.

    Quella stella, manifestazione ed emanazione della Luce di Dio, e dunque Dio stesso, li accompagna fino alla grotta della Natività dove essi vedono “la colonna di luce scendere e fermarsi davanti alla caverna, e scendere quella stella di luce e fermarsi sulla caverna dov’era nato il mistero e la luce di vita”.

    Durante il viaggio di ritorno riappare loro la luce ineffabile dicendo: “lo sono in ogni luogo e non v’è luogo dove non sono; io sono dove voi mi avete lasciato perché io sono più del sole del quale non v’ è luogo del mondo che ne sia privo, pur essendo esso uno, e se venisse meno al mondo tutti i suoi abitanti starebbero nella tenebra. Quanto più sono io che sono il Signore del sole e la mia parola e la mia luce sono maggiori di quelle del sole!” (6).

    Ispirate al simbolismo solare sono anche alcune usanze natalizie collegate al mondo vegetale (7) , come per esempio l’albero di Natale, emblema – nelle tradizioni dell’Europa centrale e dell’Italia alpina – dell’albero cosmico che unisce i cieli alla terra nutrendo con i suoi “frutti” tutti gli esseri. Il simbolismo di origine pre-cristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo.

    “Questo legno” scriveva Ippolito da Roma in un inno del secolo III “mi appartiene per la salvezza eterna. Me ne nutro, me ne cibo, sto attaccato alle sue radici… Quest’albero, che si allunga fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, s’innalza al centro del cielo e della terra, fermo sostegno dell’universo, legame di tutto, sostegno di tutta la terra abitata, legame cosmico che comprende in se tutta la molteplicità della natura umana “.

    L’Albero di Natale è dunque il simbolo del Cristo-Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all’abete tanti lumini che rappresentano da un lato la nascita del nuovo Sole, del Sole Bambino, e dall’altro la luce che dispensa all’umanità. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi ai suoi rami sono l’emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore. Riunirsi la notte di Natale intorno all’Albero significa essere in comunione con il Cristo, illuminati dalla sua luce, nutriti dalla sua linfa, pervasi dal suo amore.

    Il simbolismo dell’albero solstiziale era stato posto in ombra dal Presepe di san Francesco d’ Assisi, che è diventato dal Medioevo l’usanza più popolare in Italia e che merita un futuro scritto sull’interpretazione dei simboli che contiene, dalla capanna o grotta agli animali, il bue e l’asino. Ma qualcosa era sopravvissuto nel nostro Paese prima del ritornonovecentesco dell’Albero sull’onda del mito americano che l’ha stravolto in emblema del consumo: era – perché oggi va scomparendo – la cosiddetta festa del ceppo diffusa non soltanto in Toscana, ma in varie regioni italiane; in Piemonte ad esempio si chiamava süc, nel trevigiano zöch.

    Il filologo ottocentesco Pietro Fanfani, nel Vocabolario dell’uso toscano, scriveva che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riunivano tra loro e mettevano nel camino un ceppo dicendo in coro: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti e le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino ” . Poi si bendavano i bambini che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta Ave Maria del Ceppo: e quella canzoncina aveva la virtù di far piovere sul ragazzo dolci e regalini.

    Nelle campagne piemontesi si diceva che il ceppo si sarebbe incenerito nelle 12 notti tra il Natale e l’Epifania, simboli dei 12 mesi dell’anno durante i quali il sole nuovo, rappresentato dal legno che si consumava, avrebbe nutrito il cosmo e gli uomini con la sua luce e il suo calore. Quel ceppo altro non era se non il simbolo del Cristo-Sole-Albero cosmico che nutriva l’umanità offrendole i suoi doni durante l’anno. Ecco perché i bambini, percuotendo il ceppo, sentivano piovere sul capo strenne e dolciumi; e perché si diceva “domani è il giorno del pane” : il pane simbolo per eccellenza del cibo spirituale e materiale.

    Per questo motivo si mangiano a Natale dolci a base di farina, tra i quali il più celebre è il panettone milanese. È un ‘usanza antichissima, diffusa in tutta l’Europa. In Francia, ad esempio, si usava cuocere un grosso pane, chiamato pain de CaIandre. Poi se ne tagliava un pezzetto sopra il quale venivano incise tre o quattro croci, e lo si conservava come un talismano capace di guarire da molti mali. Il resto del pain de Calandre era distribuito a tutta la famiglia. In Inghilterra i fornai regalavano ai clienti focacce chiamate Christmas-batch, e i fornai lombardi offrivano il panettone ai clienti.

    E persino la mancia aveva un significato religioso. In un libretto di Amedeo Costa dal titolo chilometrico, Curioso dircorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Mancia solita a darsi nel tempo di Natale, (Bologna 1621), si dice a questo proposito :

    “Suol darsi la Mancia in queste Santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del Nostro Signore Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli della Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch’egli era per cominciare a spargere nel giorno della sua Santissima Circoncisione, il quale dovea poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce”.

    Direttamente collegate al simbolismo solare sono i fuochi d’artificio e le fiaccolate sui monti innevati, che celebrano il nuovo anno, ovvero il nuovo Sole, e hanno anche un valore magico, come ha spiegato il Frazer nel Ramo d’oro.

    Ma, come ha osservato Maria Grazia Chiappori, il fuoco è collegato anche simbolicamente al Cielo, chiamato nello zoroastrismo ” cristallo di rocca” (8). In molte leggende orientali si narra che il bambino donò ai Magi una pietra tratta dalla caverna in cui era nato, una pietra tanto pesante che essi la trasportavano con enorme difficoltà

    Con quel peso non sarebbero riusciti a proseguire il viaggio; e allora, visto un pozzo, ve la gettarono. Ma dopo qualche istante dalle profondità del pozzo s’innalzò una lingua di fuoco che sali fino al cielo. “Questo fuoco – commenta la Chiappori – è una rivelazione sotto forma ignea, e dunque luminosa – come la stella – di Dio. La manifestazione luminosa della divinità ricorda la greca folgore di Zeus e l’iranico fuoco che, nella visione del tardo mazdeismo, scende dal cielo per annunciare la missione di Zoroastro tra gli uomini”.

    Sole, Albero, Stella, Fuoco: tanti simboli che alludono in una complessa trama di corrispondenze, al mistero del divino che pervade il cosmo, e a quel cristallo luminoso che è deposto anche nel nostro cuore se sappiamo vederlo con il terzo occhio.

    di Alfredo Cattabiani (da www.barbadillo.it)

  • Chiara Ferragni torna sui social “Mi siete mancati”

    Chiara Ferragni torna sui social “Mi siete mancati”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Chiara Ferragni torna sui social con una foto che la ritrae sorridente e un messaggio scritto, dopo giorni di silenzio a seguito della vicenda del pandoro Balocco.
    “Mi siete mancati” e “vorrei ringraziare tutte quelle persone che in questi giorni mi sono state vicine e hanno avuto una buona parola per confortarmi”, scrive l’influencer. “Vorrei ringraziare tutte quelle persone che hanno mandato un messaggio o un direct, che hanno chiesto come stessi, che mi hanno spronata a tornare sui social – aggiunge – Grazie a chi c’è, a chi ascolta, a chi non vuole affossare ma aiutare. A coloro che hanno espresso la loro opinione, anche negativa, in tono pacato e costruttivo, perchè nella vita c’è sempre tempo per confrontarsi, riflettere e ripartire. Le persone che ti vogliono veramente bene si vedono nel momento del bisogno, ed io vi ho visti, letti e sentiti. Grazie davvero”.
    -foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • 100mila follower per Filippo Poletti, giornalista milanese delle ‘buone notizie’

    100mila follower per Filippo Poletti, giornalista milanese delle ‘buone notizie’

    Primi 100mila follower per il Top Voice di LinkedIn Filippo Poletti che dal 5 maggio 2017, tutte le mattine alle ore 7, racconta una buona notizia legata al mondo del lavoro: classe 1970, è il giornalista italiano più seguito sul social media delle professioni grazie al taglio positivo dei suoi contenuti. Davanti a lui, nella top 15, figurano personalità come Luca de Meo di Renault, la premier Giorgia Meloni, Nerio Alessandri di Technogym, l’ex calciatore Giorgio Chiellini, Cristina Scocchia di Illy, Carlo Bonomi di Confindustria e Stefano Domenicali di Ducati.

    “Ciascuno è artefice della propria influenza anche in rete, sia essa positiva o negativa. Io ho deciso di essere un Top Voice delle buone notizie. Dal 2017 a oggi ho pubblicato su LinkedIn 3.680 post, tutti con un taglio positivo o propositivo”, spiega Poletti. Parafrasando lo scrittore David Foster Wallace, “le belle storie – dice Poletti – possono spostare metaforicamente le montagne, almeno nel cuore di ciascuno di noi. E possono anche contribuire a diffondere il clima di fiducia all’interno del Paese”.

    Pensando ai temi caldi del 2024, “parità di genere, smart working e welfare continueranno a interessare i lavoratori sui social media – prevede Poletti, autore del libro ‘Smart Leadership Canvas: come guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale con il cuore e il cervello’ -. Sicuramente, dopo l’avvio dell’orario ridotto a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Luxottica o Lamborghini, il tema della riorganizzazione del lavoro continuerà a essere centrale. Sotto questo aspetto la maggiore produttività generata dall’intelligenza artificiale permetterà di efficentare i tempi di lavoro, facendo risparmiare tempo prezioso alle persone e permettendo loro un maggiore bilanciamento tra vita e lavoro”

  • Abbiategrasso: ecco i vincitori del concorso presepi dedicato alle scuole

    Abbiategrasso: ecco i vincitori del concorso presepi dedicato alle scuole

    Ad Abbiategrasso la Commissione del concorso dedicato alle scuole, dopo aver visionato i manufatti, conformemente ai parametri di valutazione riportati nel documento Progetti ed interventi comunali a sostegno dell’attività didattica Anno scolastico 2023/2024, ha espresso le seguenti preferenze e relative motivazioni concludendo che tutti sono giunti primi ex aequo.

    “ISTITUTO FIGLIE DI BETLEM”- “ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO”
    Un’idea molto originale la realizzazione artigianale di un pendolo che funge da capanna il cui orologio segna le 23,58 per indicare l’imminente nascita di Gesù.
    Il tempo dell’avvento viene trascorso insieme ai propri figli per la costruzione di un presepe variopinto che è composto da statuine realizzate con la tecnica delle perline a fusione, ricche di sfumature e particolari minuziosi.

    È occorso un lungo lavoro di precisione, attenzione e manualità da parte dei bambini che è stato ripagato dall’aver potuto trascorrere del tempo in maniera costruttiva ed educativa con i propri genitori senza l’affanno della quotidianità che spesso penalizza le occasioni preziose di poterlo fare.

    SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “C. Correnti”- “NATIVITÀ 2023”
    Solitamente usiamo dei post-it quando abbiamo messaggi importanti da evidenziare o da ricordarci, li mettiamo in punti dove è più facile vederli per non dimenticare le cose urgenti da fare.
    Sono proprio dei post-it ad attirare l’attenzione di chi si avvicina ad ammirare il presepe della Scuola Secondaria di Primo grado C. Correnti perché è di questi piccoli e colorati foglietti di carta che sono realizzate le figure della Sacra Famiglia.
    Ogni biglietto riporta messaggi di pace, amore, speranza, buone azioni commesse, pensieri positivi e propositivi, scritti da TUTTI gli alunni della Scuola, anche in lingue diverse dall’italiano.

    I ragazzi hanno guardato alla Natività come una rinascita dello spirito, affidando simbolicamente alla funzione tradizionale dei post-it l’urgenza e l’importanza dei sentimenti e dei pensieri dei loro scritti nella prospettiva di potersi immaginare in un futuro migliore e pacifico.

    SCUOLA PRIMARIA UMBERTO E MARGHERITA DI SAVOIA- “IL MISTERO DELLA NASCITA CI LASCIA SENZA PAROLE”

    Sulla parete, una figurazione simbolica della frenesia quotidiana, rappresentata in maniera emblematica da frammenti di pagine di libri messi anche sovrapposti l’uno sull’altro, per rendere l’idea della confusione generata dallo smodato e distorto uso quotidiano di parole, spesso mal pronunciate, di dialoghi talvolta interrotti o mai iniziati.

    Il Natale ci viene in aiuto e ci invita a distaccarci da tutto questo, esortandoci ad attraversare un percorso di ascesa alla ricerca di una spiritualità e di una personale ricerca interiore accompagnati, in questo intimo percorso da angeli sospesi realizzati con carta di spartiti a tema religioso che ci conducono alla nascita di Gesù con delle note musicali che si sostituiscono alle parole.

  • A dicembre in crescita il mercato dell’auto

    A dicembre in crescita il mercato dell’auto

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – A dicembre 2023 sono state immatricolate 111.136 autovetture a fronte delle 104.965 iscrizioni registrate nello stesso mese dell’anno precedente, pari ad un aumento del 5,88%. Lo rende noto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
    I trasferimenti di proprietà sono stati 416.680 a fronte di 402.769 passaggi registrati a dicembre 2022, con un aumento del 3,45%.
    Il volume globale delle vendite mensili, pari a 527.816, ha interessato per il 21,06% vetture nuove e per il 78,94% vetture usate.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Vengo anch’io: perla di rara bellezza dedicata a Enzo Jannacci su Netflix- di Teo Parini

    Vengo anch’io: perla di rara bellezza dedicata a Enzo Jannacci su Netflix- di Teo Parini

    È successo davvero. Il lavoro cinematografico dedicato a Enzo Jannacci, a dieci anni dalla sua scomparsa, ricorda anche questo. La guerra con i suoi echi dolorosi non è finita da troppo tempo, una quindicina d’anni non di più, e la voglia di riscatto sociale oltre che di ‘buen vivir’ passa anche per l’esperienza musicale di quattro artisti che, per i meravigliosi casi della vita, si ritrovano insieme, sullo stesso palco, nello stesso istante. Sono, in ordine puramente casuale, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. A prova di smentita, la più grande e irripetibile quantità di talento che abbia mai dato contemporaneamente lustro alla musica italiana, appunto, d’autore. Ma non solo, perché l’arte, in tutte le sue caleidoscopiche sfumature, l’hanno accarezzata tutta.

    Giorgio Verdelli, strepitoso, con ‘Enzo Jannacci. Vengo anch’io’ – dieci minuti di standing ovation all’80/ma Mostra del Cinema di Venezia – si è dedicato ad Enzo, dei quattro il meno regolare, quello meno gestibile, meno catalogabile. Un elenco di ‘meno’ che potrebbe essere inesausto, tanto per dire che più di così, l’aggettivo è a scelta, non era effettivamente possibile. Il più grande cantautore italiano di sempre per Paolo Conte, un altro gigante che alle parole dà del tu da una vita. E pure per Enzo Arbore. Jannacci con le sue opere, che lui stesso introduce e racconta nel corso del film in veste involontaria di narratore anche attraverso un’intervista inedita concessa allo stesso Verdelli, fosse nato mezzo secolo più tardi sarebbe probabilmente rimasto confinato nella dimensione intimistica dei club che, fortunatamente per noi, l’hanno invece proiettato verso la planetaria immortalità. Altri tempi, altre prospettive, altri uomini.

    Questione di politically correct. Quello ossessivo e caricaturale che sta distruggendo la nostra sconfinata cultura e che Enzo, senza perdere mai il suo proverbiale umorismo, avrebbe frantumato con ciascuno dei suoi pezzi più iconici. Sì, perché Enzo è anche quello di ‘Veronica’, la donna che voleva farsi monaca bestemmiando contro i preti, e quello che prende il semi-sconosciuto Vasco Rossi e gli fa cantare, anzi canta con lui omaggiandolo del suo pianoforte, ‘Vita spericolata’, quando l’intellighenzia bacchettona, tronfia e borghese, al solito senza ovviamente aver compreso nulla del mondo che gli sta intorno, il rocker di Zocca si diverte a deriderlo insieme alle sue canzoni, salvo poi ritornare sui propri passi diversi anni più tardi. Perché, sempre l’intellighenzia, detesta gli ultimi e chi li celebra che, al contrario, incarnano l’anima pura di Jannacci, cantore, appunto, di chi si vede negata financo la voce. Che parlano da soli, con ai piedi le scarpe del tennis, che sguazzano nelle periferie più intrise di umanità e vivono di amori improbabili.

    Fa davvero impressione constatare quanti musicisti, e di quale valore, prestino il loro personale ricordo alla pellicola di Verdelli. Novanta minuti struggenti, perché Enzo lo sapeva essere forse come nessuno, che ripercorrono più lo spirito, il fil rouge, che la carriera dell’artista, anzi del genio, che per testimonianza diretta si scopre aver influenzato, se non indirizzato, la musica di tanti colleghi, senza mai la pretesa di essere considerato un esempio. Mia Martini che ad un certo punto canta ‘Io e te’, poi, significa un sacco di cose. C’è chi ha pianto, ascoltandola e osservando il linguaggio del corpo della strepitosa Mimì, e chi mente. Banale ma non negli effetti sortiti, la prima: una delle voci più toccanti di sempre che sposa una delle poesie più intense di sempre, quella che “… l’avvenire è un buco nero in fondo al tram”. Altrettanto significativa è l’esibizione di Milva nel celebre duetto registrato in studio sulla prosa di ‘Per un basín”, sempre a proposito di canzoni che oggi nessuno si azzarderebbe più a proporre e chissà per quale stupido motivo. Ma, anche qui, spunti di intreccio tra arte, società e costume desunti dal film se ne potrebbero elencare a bizzeffe, commistioni nelle quali l’irriverente Jannacci sguazzava a meraviglia. E noi con lui.

    C’è anche il figlio Paolo che fa capolino, a cui la genetica ha regalato una somiglianza pazzesca oltre che una buona parte del talento paterno. Con la voce spesso sopraffatta dall’emozione, e come potrebbe essere altrimenti, delinea alla sua maniera anche il lato più famigliare, segreto per quanto possa esserlo la vita di un personaggio pubblico, e meno professionale di Enzo. Ma è la risposta alla domanda “Cosa ti manca di più di lui?” che, in chiusura di questo viaggio bellissimo, ci ricorda perché coloro i quali hanno avuto il privilegio di incontrarlo sul proprio cammino lo hanno visceralmente amato. “La sua risata”. Sì, perché “… ridere sempre così giocondo, e ridere delle follie del mondo, e vivere finché c’è gioventù” non è che uno dei lasciti di Jannacci più azzeccati per provare a raddrizzare la disastrata attualità. Per i meno avvezzi, lo stralcio virgolettato appartiene al testo di “Vivere”, capolavoro che val sempre la pena di rispolverare. Non sarà certo una risata a salvare il mondo ma, lo stesso mondo, sarebbe certamente un posto migliore per vivere se tutti lo facessimo un po’ di più. Ecco, verrebbe da definirlo antesignano, Enzo, se non fosse che i tempi da lui anticipati ancora siano lontani da venire. E ciò dà l’idea di quanto Jannacci fosse prima di tutto un precursore.

    Grazie, dunque, a Giorgio Verdelli per un docufilm che fa davvero tanto bene all’anima e che sarebbe delittuoso lasciar cadere nel dimenticatoio. In altre parole, un lavoro da non perdere per chi, ancora nel 2024, ambisce a non omologarsi alla banalità. Che, a ben pensarci, è la vera kryptonite di Jannacci, il Superman improbabile ma che più credibile non si può della musica nella sua forma più alta.

  • Sanremo, Amadeus ha scelto artisti per nave Costa Smeralda

    Sanremo, Amadeus ha scelto artisti per nave Costa Smeralda

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Musica di altissimo livello per gli ospiti della nave Costa Smeralda ancorata al largo di Sanremo, collegata anche con il Teatro Ariston ogni sera. Sarà il rapper italiano Tedua ad inaugurare il palco allestito sulla nave Costa Smeralda, di Costa Crociere. Nella seconda serata del Festival si esibirà il dj e produttore discografico di fama mondiale, Bob Sinclair; nella terza serata invece sarà la volta del cantante italiano Bresh; sul palco di Costa Smeralda, nella quarta serata, Gigi D’Agostino, dj, produttore discografico e conduttore radiofonico. A Tedua il compito di chiudere, con un ospite speciale, le esibizioni degli artisti del “terzo palco di Sanremo”.

    Foto: Agenzia Fotogramma

    (ITALPRESS).

  • Al Paolo VI di Magenta un altro ‘Capodanno per tutti’ riuscitissimo e di successo

    Al Paolo VI di Magenta un altro ‘Capodanno per tutti’ riuscitissimo e di successo

    Ormai è un gruppo rodato e collaudato, affiatato, capace di organizzare eventi di successo. Famiglie, associazioni, comunità pastorale: sono loro i protagonisti di E’ Capodanno per tutti, che anche per questo 31 dcembre- assieme a Contesto e con la collaborazione di tanti altri soggetti- ha ottenuto a Magenta un grandissimo successo. Ben riassunto qui di seguito dalla vulcanica Jessica Oldani, una delle principali organizzatrici. Complimenti a tutti, davvero.

    “Buongiorno bella gente!!!
    Buon 2024!!!
    Pochi scatti ( ne pubblicheranno sicuramente molti altri) per raccontare questa SUPER festa
    Dalla preparazione
    Al briefing pre serata?
    La cucina con le aiuto chef
    La festa???
    Il gruppo lavoro ( manca Dj don Emiliano)
    Cosa dire se non :
    Intenso
    Coinvolgente
    Divertente
    Emozionante
    Buon cibo ( buoooono)
    Buona compagnia ?
    Buona musica… ??? dj D.E.
    Cosa ti resta in mente?
    I sorrisi dei ragazzi, la gioia di condividere INSIEME una festa, veder ballare tutti , ma soprattutto aver diviso il pre lavoro con le famiglie
    E ora?
    ??? ora si torna x le pulizie ???

    Grazie di cuore Don Emiliano Redaelli , il grandissimo chef Luca Caldera , le sue fantastiche aiuto cuoco Cinzia , Carmen e Raffaella

    Grazie a tutta la squadra operativa indispensabile ( foto finale) Bruno Santopaolo, Davide, Luisa Antoniola, , Giuditta ,Luisa Bosetti, Renato, Silvana, Elena

    Grazie ai numerosi ( davvero tanti) ragazzi che sono venuti a preparare la sala ed a quelli che verranno oggi a PULIRE (ieri pomeriggio,nda)?

    2023 è finito INSIEME

    2024 è INIZIATO INSIEME
    ❤️❤️❤️
    Grazie a Merenpesca ( Alessia Merenda Mercato del Mare ) per i kg e kg di gamberi donati
    Grazie a B.A. Per i salami
    Grazie a Bennati per i panettoni e pandori
    Grazie a Iper Magenta per il supporto dato
    Grazie a voi la festa ha avuto un “Sapore e Valore” aggiunto”

  • Capodanno: in Lombardia hanno prevalso cotechino, lenticchie e spumante italiano

    Capodanno: in Lombardia hanno prevalso cotechino, lenticchie e spumante italiano

    È stato un Capodanno all’insegna della tradizione. Cotechino e lenticchie si confermano infatti protagonisti della tavola con un incremento dei consumi del 10% rispetto allo scorso anno. Lo rileva l’Osservatorio del gruppo della grande distribuzione ‘Il Gigante’ (una settantina di ipermercati e supermercati, la maggior parte dei quali in Lombardia) evidenziando come, sempre nel solco della tradizione, si sia brindato con spumanti italiani, con grande richiesta per Franciacorta e bollicine Trentine, oltre che per il Prosecco.

    “Un comparto – spiega Giorgio Panizza consigliere d’amministrazione del ‘Gigante’ – che fa segnare complessivamente un +10% rispetto al 2022. Quasi azzerata, invece, le richieste per gli champagne francesi”. Grande attenzione anche per il pesce, con un deciso aumento delle vendite di salmone, gamberi e tartare quantificabile nel 15%, unito alla più recente richiesta, soprattutto dei giovani, di sushi e cruditè, in prevalenza ostriche e scampi.

    In crescita del 5% anche il panettone classico o innovativo con gocce di arancia e limone o perle di ananas. “Ancora una volta, dunque – conclude Panizza – si è dimostrata forte la volontà di trascorrere il cenone in famiglia o con amici. Una tendenza dettata anche dalla crisi economica che ha orientato il consumatore a puntare sul contenimento delle spese trascorrendo il Capodanno tra le mura di casa”.

  • Vacanze di Natale ‘boom’ anche dopo 40 anni: 500mila euro d’incasso in un giorno

    Vacanze di Natale ‘boom’ anche dopo 40 anni: 500mila euro d’incasso in un giorno

    Dopo 40 anni “Vacanze di Natale” batte tutti al botteghino con la media copia piu’ alta d’Italia e quasi 500.000 euro d’incasso in un solo giorno. Ieri, sabato 30 dicembre, in tantissime sale si e’ registrato il sold out per la commedia cult di Natale firmata da Carlo Vanzina, prodotta dalla Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuita nelle sale, in versione restaurata e rimasterizzata, da Nexo Digital. Cosi’, per accontentare i tanti fan che non sono riusciti a rivederlo, il film in versione restaurata e rimasterizzata tornera’ nelle sale solo per un altro giorno sabato 6 gennaio.

    Uscito al cinema nel dicembre del 1983, “Vacanze di Natale” riconquista il grande schermo per un’altra giornata unica: il Vacanze di Natale day sara’ infatti uno speciale appuntamento nelle sale pensato per radunare tutti i fan che ne conoscono a memoria le battute e le scene piu’ esilaranti e che ne ricordano perfettamente la colonna sonora in cui sono presenti alcuni dei brani piu’ celebri di tutti gli anni Ottanta. “Vacanze di Natale” diretto nel 1983 da Carlo Vanzina, scritto insieme a suo fratello Enrico, e’ una commedia cult, patrimonio dell’immaginario del nostro Paese. Ambientata a Cortina d’Ampezzo e ritmata da una colonna sonora che ha fatto epoca, fotografa con umorismo e leggerezza l’Italia di allora avvalendosi di un cast memorabile: Jerry Cala’, Christian De Sica, Claudio Amendola, Stefania Sandrelli, Karina Huff, Guido Nicheli, Riccardo Garrone, Mario Brega, Marilu’ Tolo, Antonellina Interlenghi, Moana Pozzi e tantissimi altri divertenti interpreti della commedia italiana. Gli arricchiti e i periferici romani, gli sbruffoni milanesi, i pianobar, le cene di Natale, le piste innevate, le gare di sci, le comitive giovanili, le battute fulminanti, fanno di questo film un piccolo romanzo generazionale su come eravamo.