Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Noi e Gaber, stasera su Rai 3

    Noi e Gaber, stasera su Rai 3

    Dopo il trionfo alla Festa del Cinema di Roma, dove è stato presentato in proiezione speciale, e il boom nelle sale cinematografiche, dove ha raggiunto numeri da record con oltre 80mila spettatori nei suoi giorni di programmazione (il 6, 7 e 8 novembre con reprise il 12 e 13 dicembre) “Io, noi e Gaber”, il docufilm sul signor G scritto e diretto da Riccardo Milani, consacrato il film-evento più visto del 2023, arriva in tv lunedì 1 gennaio in prima serata alle 21.20 su Rai 3. Un appuntamento televisivo per cominciare il nuovo anno in compagnia del genio libero di Giorgio Gaber, al centro di una delle pagine più preziose della storia culturale del nostro Paese, proprio nella ricorrenza della sua scomparsa.

    La messa in onda televisiva del docufilm – una coproduzione Rai Documentari, Atomic e Luce Cinecittà – rappresenta un’altra importante tappa del viaggio di “Io, noi e Gaber”, il perfetto epilogo delle iniziative realizzate dalla Fondazione a coronamento di quest’ultimo anno (quello del ventennale) di celebrazioni, di cui la pellicola di Milani è il cuore pulsante. Girato tra Milano e Viareggio, nei luoghi della vita di Giorgio Gaber, “Io, noi e Gaber” è il ritratto più che mai vivo e incisivo del Signor G. Un viaggio esclusivo che attraversa tutte le fasi della sua carriera artistica: dai primissimi esordi nei locali di Milano al rock con Adriano Celentano, dal sodalizio artistico e personale con l’amico Jannacci agli iconici duetti con Mina e alle canzoni con Maria Monti.

    Dagli anni della popolarità televisiva al teatro, con l’invenzione, insieme a Sandro Luporini, del Teatro Canzone, piena espressione del suo impegno politico e culturale. Sullo sfondo, come locus amoenus che tutto muove e in cui tutto converge, si staglia il Teatro Lirico di Milano, simbolo del vicendevole amore tra Gaber e il pubblico milanese, e che oggi porta il suo nome, Teatro Lirico Giorgio Gabe

  • Un anno senza  Benedetto, gigante della Fede e Cassandra del pensiero occidentale- di Marcello Veneziani

    Un anno senza Benedetto, gigante della Fede e Cassandra del pensiero occidentale- di Marcello Veneziani

    Un anno fa, il 31 dicembre, moriva Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, e verrebbe voglia di sposare la tesi dei sedevacantisti e scrivere che da un anno siamo senza papa. Riproponiamo su di lui alcuni pensieri dedicati alla sua figura e al suo pontificato. In un mondo dominato da poteri forti e pensieri deboli, Joseph Ratzinger ha espresso un pensiero forte e un papato debole.

    La fragilità di un corpo e la verità di un principio in un’epoca votata, al contrario, al relativismo dei valori e alla tirannia ideologica contro la realtà e l’identità, la natura e la tradizione. Quando fu eletto, Ratzinger apparve come il papa della continuità, non solo rispetto a Giovanni Paolo II ma alla tradizione cattolica e alla dottrina della fede cristiana. La sua elezione rispecchiava la centralità tedesca nell’Europa unita. Sul piano pastorale, l’avvento di un teologo come Ratzinger indicava una strada e una sfida: affrontare il nichilismo o l’ateismo pratico partendo dalla testa. Cioè dal pensiero, ma anche dal luogo cruciale in cui era sorto, l’Europa cristiana.

    Una specie di kulturkampf, di battaglia culturale. Ratzinger affrontava i nemici radicali della fede sul piano filosofico e teologico. Per risollevare la fede e la Chiesa dalla crisi partiva dal luogo in cui era sorto l’ateismo pratico e teorico, il nichilismo: l’Europa. Ma la sfida si concluse con una disfatta, e non solo perché il Papa vi rinunciò, ma perché non fu frenato il processo di scristianizzazione. La sordità dell’Europa, i pregiudizi verso la Chiesa e il Papa tradizionalista, il suo linguaggio impervio, i temi bioetici, le maldicenze su di lui, l’inimicizia dei poteri, portarono Ratzinger alla sconfitta.

    Si avvertiva nella voce di Ratzinger l’affanno dei secoli, i suoi occhi timidi evitavano di incrociare lo sguardo del mondo. Lo ricordo quando gli consegnammo un premio letterario, su mia proposta, e glielo portammo in San Pietro. Il carisma del Papa si celava dietro il velo della sua ritrosia.

    Qual è il tratto originale di Joseph Ratzinger, cosa lo distingue dalla Chiesa del Concilio Vaticano II, dove lo spirito della modernità sostituì lo Spirito Santo; e cosa viceversa lo distingue dai conservatori e tradizionalisti che sognano di tornare al glorioso passato, alla Chiesa del Sillabo e allo spirito del Concilio di Trento? Per dirla in estrema sintesi: Ratzinger cercò la tradizione dopo la modernità, la fede dopo l’ateismo, il sacro dopo la secolarizzazione. Ovvero si pose il problema di oltrepassare il Concilio Vaticano II, non già di negarlo; di affrontare la crisi spirituale di oggi, non già di condannarla; e pensò di riaffermare la tradizione senza immaginarsi di arretrare allo status quo ante. Per ritrovare la fede, il sacro e la tradizione non bisogna retrocedere ma oltrepassare la linea e scavare più fondo.

    Ratzinger fu un rigoroso difensore della fede e della dottrina contro la dittatura del relativismo e l’incedere dell’islamismo; ma c’era in lui il tormentato filosofo che si confronta con l’ateismo e riapre i conti con Nietzsche, Heidegger e il pensiero contemporaneo. Lui che è stato strenuo difensore della Tradizione, lui che il filosofo cattolico Del Noce definì “il più alto esempio di cultura di destra”; proprio lui, si è affacciato nelle terre incognite dell’ateismo più di ogni altro papa.

    Ma non si limitò a condannare l’ateismo, a criticare il fanatismo islamico, a deplorare il cinismo nichilista dell’epoca; ma provò a dialogare, a confrontarsi, a riconoscere la fecondità dell’inquietudine negli atei e a rispettare le altre confessioni, religioni e tradizioni. Ratzinger non fu un neocons, non fu il cappellano militare dell’Occidente in guerra contro l’Islam, non fu la versione papale di Oriana Fallaci, e non fu un Papa delle Crociate, al di là di quel che si pensò di lui dopo il famoso discorso di Ratisbona. Ma restò realista, consapevole del suo tempo, delle forze in campo e dell’impossibilità di tornare indietro; e fu anche intellettuale, dunque meno incline a trovare soluzioni pratiche, meno propenso all’azione risolutiva o anche solo testimoniale. Il suo magistero si svolse attraverso l’elaborazione dottrinale e il confronto anche con gli atei. Tra fides et ratio.

    Non dimenticheremo, infine, i suoi sguardi di spaventata dolcezza, di trattenuta mestizia, la sua scarsa dimestichezza con le cose del mondo, il suo disagio di vivere nello splendore regale; le sue delicate maniere, le sue pantofole rosse. Il suo sguardo si scusava col mondo e suggeriva agli astanti: sono un pensatore che regge le sorti del Pontificato, abbiate indulgenza. Aveva “quel non so che di angelico”, come diceva Petrarca di Celestino V, il papa che abdicò, “inesperto di cose umane”. Fragile come un cristallo, ma splendente di luce.

    (scritti sparsi su Ratzinger)

  • Da Cracco o a Cortina.. quanto costa il menù di stasera? Fino a 700 euro

    Da Cracco o a Cortina.. quanto costa il menù di stasera? Fino a 700 euro

    – Il Capodanno è alle porte e l’Italia si prepara ad abbracciare il 2024 con proposte (anche) di alta cucina. Da Roma a Milano, passando per Cortina, i ristoranti più rinomati offrono menù – e prezzi – ‘stellati’, pensati appositamente per la notte di San Silvestro, ma c’è anche chi è già sold out, come lo storico ristorante a picco sulle Dolomiti El Camineto, recentemente rilevato da Flavio Briatore. All’ultimo piano di Palazzo Fendi a Roma, il celebre ristorante Zuma propone ‘l’Omakase’ menù, con portate che, per 390 euro a persona, permettono di gustare i piatti della tradizione giapponese, e non solo. Si comincia con un assaggio di manzo di wagyu scottato con ponzu al tartufo bianco per poi proseguire con una tartare di ventresca di tonno con buns al miso e tartufo bianco. Non possono mancare i gyoza di astice e granchio con maionese di alga nori e una portata a base di gambero rosso croccante con dashi piccante. A seguire un’insalata di funghi, cavolo, yuzu kosho e tartufo bianco fino all’immancabile selezione premium di sushi e sashimi. Il clou della cena? Il branzino cileno grigliato con peperoncino verde e salsa di zenzero, accompagnato da una costata di wagyu giapponese con ponzu al tartufo e funghi con burro all’aglio e soia. E a mezzanotte tutti gli ospiti potranno godersi i fuochi d’artificio, ça va sans dire, dall’esclusiva terrazza del locale, dalla quale è possibile scorgere le bellezze di Roma.

    El Camineto, lo storico locale di Cortina d’Ampezzo – un’istituzione sia in fatto di cucina che per la splendida location incastonata tra le Dolomiti, ai piedi delle Tofane – ha già registrato da settimane il tutto esaurito. Il ristorante, che da dicembre è in gestione del gruppo Majestas di Flavio Briatore, è da sempre meta di vip, da Giovanni Malagò a Ilary Blasi a Claudio Panatta. Ma ora è tutta un’altra musica, con Max Gigliotti, dj e producer habitué del Twiga, che ha in programma un evento ad hoc per la notte di Capodanno con musica House, Elettronica e Indie Dance. Del resto, al nuovo Camineto – dove è stato abolito il prosecco in favore dello champagne – dinner e lunch show sono all’ordine del giorno, come mostrano le ultime story Instagram di Daniela Santanché, che si è concessa qualche giorno a Cortina con gli amici – tra cui anche la nota stilista Elisabetta Franchi – e qualche ballo nel locale più in voga del momento. ‘Mistero’ sul costo del menù di San Silvestro: dal locale – a prenotazioni appunto già tutte esaurite – non si sbottonano, ma secondo indiscrezioni il prezzo si potrebbe aggirare sui 700 euro a persona.

    Al ristorante Cracco a Milano lo chef stellato ha preparato anche quest’anno un menù doppio per chi sceglierà di trascorrere la notte di San Silvestro nel suo ristorante o nel noto Cafè, più informale e con prezzi più accessibili. Il menù del ristorante, infatti, si aggira sui 500 euro a persona, mentre ne bastano 200 per il cenone al Cafè. I piatti ideati dallo chef prevedono uno starter di Canapè con burro all’aneto e salmone affumicato, una tartare di gamberi viola su cracker ai sesami e salsa ponzu, astice al vapore in insalata di rape variegate, radicchio, melograno e cavoletti di Bruxelles e tortelli di zucca, castagne al vapore e lardo. Si prosegue poi con risotto mantecato al mascarpone con erbe fini, ricci di mare e polvere al nero di seppia, filetto di manzo con cialda alle erbe, variazione di cavolfiori, indivia brasata e salsa italiana per concludere con veneziana della tradizione e cotechino e lenticchie. Escluse nel prezzo le bevande. Per il menù del ristorante, invece, si comincia con un’insalata russa, caviale e argento accompagnata da un’alga nori croccante, trota reale affumicata, limone e capperi. Poi si passa al cocktail di scampi, radicchio e melagrana e si prosegue con la Polentina di Biancoperla e tartufo, tuorlo candito e gorgonzola dolce. Il menù propone poi sogliola alla mugnaia con uova di salmone e acetosella; ravioli di cotechino e bietola con salsa al rafano e noci, cervo in crosta, funghi e frutti rossi. Si conclude con meneghina di Capodanno, lenticchie alla vaniglia e zabaione al rhum e naturalmente una selezione di vini al calice in abbinamento. A Cagliari, invece, lo chef Michele Ferrara propone al Ristorante Calamosca un menù con piatti di mare, di terra e vegetariani, realizzati con grande tecnica e sensibilità. La cena, tra la veranda e la terrazza del ristorante con vista sul promontorio della Sella del Diavolo, prevede un buffet ricco di sfiziosità: dal Polpo al vapore, crema di peperoni in conserva e polvere di capperi al Pesce Spada in saoer, con uvetta e verdure in agrodolce e Culurgiones arrostito al burro con coulis di pomodoro arrostito. Immancabile anche la selezione dei salumi e l’angolo del pane. Il percorso gastronomico prosegue a tavola con tre menu dedicati al veglione di Capodanno: uno di pesce, uno di carne e uno vegetariano. Dopo la cena, musica, balli, e fuochi d’artificio d’ordinanza a mezzanotte.

  • Capodanno in agriturismo per 350mila

    Capodanno in agriturismo per 350mila

    Sono oltre 350mila gli ospiti per Capodanno a tavola negli agriturismi italiani spinti dalla tendenza a ricercare la buona tavola, ma anche la tranquillità, lontano dalle preoccupazioni e dal caos delle città. È quanto stima la Coldiretti sulla base delle indicazioni degli agriturismi di Campagna Amica e Terranostra favorite anche dalle condizioni climatiche. Si registra – sottolinea la Coldiretti – un aumento dei giovani che trascorrono la notte più lunga dell’anno nella tranquillità delle campagne facendosi tentare dalle golosità gastronomiche tradizionali presenti sulle tavole imbandite degli agriturismi, in un ambiente più raccolto.

    Una scelta condivisa da chi ha scelto di andare in vacanza ma anche da quanti hanno deciso di rimanere a casa limitandosi ad una gita in giornata fuori porta, grazie alla diffusione capillare degli agriturismi lungo tutta la Penisola. L’Italia – continua la Coldiretti – può contare su circa 25.400 aziende agrituristiche che sono in grado di offrire un potenziale di più di 294mila posti letto e 532 mila coperti per il ristoro e quasi 2000 attività di fattoria didattica per i più piccoli.

  • Amadeus saluta il 2023 da Crotone con “L’anno che verrà”

    Amadeus saluta il 2023 da Crotone con “L’anno che verrà”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    CROTONE (ITALPRESS) – Il brindisi al 2024 quest’anno la Rai lo farà in Calabria. Più precisamente a Crotone da dove, domani sera su Rai1, andrà in onda “L’anno che verrà”, il tradizionale programma del 31 dicembre. A condurlo (oltre ad averne curato la direzione artistica) sarà ancora una volta Amadeus che, con questa, fa “9” e parla di “un’accoglienza fantastica” e di “un’atmosfera bellissima” e ricorda la “sua” Calabria: “I miei genitori sono siciliani. Quando ero piccolo partivamo da Verona, dove si erano trasferiti, e arrivavamo a Palermo. In macchina ci volevano tre giorni e io chiedevo a mio padre: ‘Ma quando finisce la Calabrià. Erano chilometri e chilometri di una bellezza infinita”. Lo sbarco de “L’anno che verrà” a Crotone è frutto di un accordo biennale tra la Rai e la Regione Calabria che, sottolinea il presidente Roberto Occhiuto, “negli ultimi sei mesi ha già portato la nostra regione nelle case di cinquanta milioni di italiani grazie a programmi come ‘Ballando con le stellè, ‘Camper’, ‘Linea Blù e ‘Linea Verdè”.
    Parlando della serata di domani, il conduttore ricorda che la Calabria ha dato i natali a nomi importanti della musica italiana come Rino Gaetano, nato proprio a Crotone (e al quale sarà fatto un omaggio domani sera) Mia Martini, Loredana Bertè e Mino Reitano “che appartengono ancora oggi alla nostra storia. Ma, del resto, non c’è regione in Italia che non ci abbia regalato cantanti che hanno reso importante la nostra musica”. Perchè quella di domani sera sia, usando le parole del direttore Intrattenimento Prime Time Marcello Ciannamea, “una festa che abbraccia trasversalmente tutte le generazioni”, Amadeus ha messo insieme un cast variegato che va da Annalisa a Paola e Chiara, dai Ricchi e Poveri a Il Volo, da Nino Frassica a Cristiano Malgioglio, da Dargen D’Amico ai The Kolors e Sangiovanni: “Ci sarà tanta energia. Quando faccio il cast di un evento come ‘L’anno che verrà’ faccio sempre in modo che ci siano soprattutto energia e voglia di cantare canzoni che il pubblico conosce. Ieri, durante le prove, la piazza era già piena”.
    Crotone circondata dalle bellezze del suo territorio e del suo mare, con la sua storia e le sue tradizioni, dalle 21 circa, non appena terminato il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, ospiterà per oltre quattro ore una kermesse che metterà assieme grandi ospiti, sorprese e tanta musica.
    Roberta Morise, calabrese doc, guiderà i telespettatori nella visita e scoperta delle località più suggestive della Regione, tra le più verdi e più blu d’Italia. Naturalmente il pezzo forte della serata sarà il cast d’eccezione messo a punto per dare vita a una serata unica e irripetibile. Gli artisti saranno accompagnati da una big band diretta dal Maestro Stefano Palatresi che suonerà dal vivo i più grandi successi del presente e del passato. Presente anche un vivace corpo di ballo che renderà ancora più suggestiva ed emozionante l’atmosfera. La Scena è di Marco Calzavara. La regia è di Stefano Mignucci.
    (ITALPRESS).
    – Foto: Agenzia Fotogramma –

  • Faccia da scontrino, i tempi del Burghy e i musi lunghi con l’euro

    Faccia da scontrino, i tempi del Burghy e i musi lunghi con l’euro

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Una cosa bella del web è che puoi condividere i ricordi e rivedere icone o piccole cose e oggetti che hanno fatto epoca. Ritrovo uno scontrino datato 1989 periodo d’oro prima della caduta dei paninari.

    I fast food stavano prendendo piede e il loro cibo veloce era un obiettivo di tutti i giovani
    Basta con pasta e riso e lunghe cerimonie …un hamburger e una coca nel nuovo contenitore di plastica e cannuccia…
    Burghy era un prodotto tutto italiano con cibo americano poi col tempo assorbito dalla multinazionale americana.. Ma era presente anche il realtà più piccole.

    Quello storico era piazza San Babila, ma il più ambito era sotto la Galleria dove con poche lire potevi godere gli spazi dell’immenso esser vivi..
    I giovani si vogliono sempre sentire grandi; capelli col gel e vestiti griffati o quasi si assaporava l’ebbrezza di una patatina e coca con hamburger …
    Riguardo ancora quello scontrino come un oggetto divino. Conto totale 3.000 lire, 1.700
    –per il panino e 2.000 per la coca grande
    Ovvero, 1 euro e 50 centesimi …il profumo per noi giovani dal buon tabaccaio l’avevo pagato 3.650 lire ovvero, 1 euro e 80 su per giù…
    Oggi mi chiedo cosa puoi fare con quelle cifre…. Massimo un caffè al banco o una brioches vuota …

    Non ho mai navigato nell’oro ma oggi pure i menu fast food sono arrivati alle stelle.
    Vecchio gioco da 20 anni ti do uno ma voglio 2…

    I soldi incassati sono aumentati??? La gran parte degli italiani non credo se la passi bene e il divario tra ricchi e poveri per assurdo era meno pesante nell’epoca dell’immagine e capitalistica …
    Forse, non hanno fatto bene i conti o forse li hanno fatti fin troppo bene
    Resta il fatto del carovita impazzito.. Molti dicono che senza moneta unica andava peggio…certo detti a uno che ha fame sembra quasi una presa da sotto.

    Forse, abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità ma oggi viviamo molto al di sotto. Mia mamma non gradiva la mia frequentazione nei locali di cibo veloce ma forse consentivano a noi di sentirci signori con poco.
    Ma resta un fatto che dal fast food si poteva uscire da questa bella realtà comunitaria no… Quando da un posto non posso uscire pena sciagure e carestie e male assoluto non è forse più democrazia ..
    Forse accendiamo ogni post di ricordi per riavviare un passato che non c è più e non tornerà più…
    Ma se a qualcuno conveniva quella realtà becera!!! Non converrà a qualcuno questi presenti illuminati…

    Non ascoltare mai chi ti dice di non essere felice e di preoccuparti del futuro…Non fare troppo affidamento sul futuro. Prima che vivi a rimpiangere il passato!”.

  • Gli spettri di Milano e i ghisa di Sala. Niente e nessuno- di Emanuele Torreggiani

    Gli spettri di Milano e i ghisa di Sala. Niente e nessuno- di Emanuele Torreggiani

    Il bigio odierno richiama il pomeriggio di decenni andati avanti, ch’è qualità del passato dove il tempo si dispone a platea ed ora un suono, una luce, un’ombra, una voce, un profumo, un gesto, aprono una quinta che illumina la recita. Milano, Pizza Armando Diaz, s’era al crinale dei Settanta e nominare il generale era la carne viva della Vittoria e, come mi accadde in una cena in un albergo montano, i commensali, al toponimo Vittorio Veneto, si levarono in piedi tutti dal desco ed io, richiamato all’istante, mi alzai arrossendo. Il bigio odierno dunque richiama il portico di Piazza Diaz, quel gelo decembrino fasciato di smog di camini fumanti carbone, olio combustibile, kerosene.

    Lì, sotto il porticato post bellico rivestito di granito grigio, un uomo in piedi. Osservandolo al volto rubizzo lavorato dall’aria gelida e incorniciate le guance da un berretto con para-orecchi di foggia militare, scorsi che indossava una sciarpa di lana grossa lavorata ai ferri, due capotti lunghi al polpaccio, i mezzi guanti, le dita carpiate e violacee, un paio di stivali di gomma dai cui gambali s’intravvedeva una imbottitura di paglia. Dinanzi teneva un tavolino di legno ripiegabile ove aveva disposto in ordine una dozzina di libri di editori d’anteguerra ed un Enrico Ibsen “Spettri” in quella BUR dei primi Cinquanta, un tascabile dalla copertina grigia. Scrivendo questa nota lo individuo sugli scaffali deposto con un’altra cinquantina a tombe di militi presto ignoti. Ma sia.

    Lo pagai trecento lire, più o meno l’equivalente di venti centesimi e feci scivolare il piccolo tomo, gelido a selce, nella tasca del loden d’ordinanza. Trapassò una ventata e scossi il capo a riaccomodare i capelli e lui disse, non a me, ora lo so, disse ad alta voce per incidere la voce nel grande spettro dell’aria, anche tu come Marco e s’assise in un sorriso, radi i denti tra le labbra bianche e accettò la lusinga d’una Gitanes e dell’accendino a pietra focaia e del fuoco ch’è, ogni fuoco, il padre della parola. Parlava intercalando strofe, quindi era il suo unico Marco che tendeva la pargoletta mano e lui, il padre perse l’abbrivio per la città dolente, per l’eterno dolore. E andai che parlava ancora, a quel sé in cui si riconosceva e s’incantava. Dormiva lì. Si levava lì. Viveva lì. Al bar sotto il portico gli concedevano il bagno, un latte, un cornetto. Non era che un barbone. Non toccare la macchina barbon, cantava Jannacci, con quella voce sua impastata di pianto antico, conosci la strada per l’idroscalo? quella voce ancora capace di vedere la realtà e non già prigioniera della caverna 2.0. Al limitare dell’estate non lo vidi più, chiesi al bar e scossero il capo, non era rimasta traccia di lui, niente e nessuno.

    E così l’altro giorno, leggendo della multa comminata per occupazione abusiva di suolo pubblico ai barboni radunati in Galleria dall’associazione Pro Tetto per un desinare all’aperto, eccolo, niente e nessuno, ricomparire. Lo spettro, mai titolo così più coincidente, barbone tra barboni. I moralisti affermano che i vigili hanno fatto il loro dovere. Già, anche Franz Stangl lo fece. Anche i signori di Dio che l’altro ieri hanno impiccato la giovinetta a Theran la mattina sul presto, anche il direttore di banca che vende prodotti tossici e marci ai correntisti che hanno risparmiato ogni briciola, tutti fanno il loro dovere. Tutti. E poi, alla fine, e vale per tutti, niente e nessuno. Spettri.

  • A Capodanno si porta in tavola.. la Lombardia

    A Capodanno si porta in tavola.. la Lombardia

    I riscontri che giungono da produttori e dai punti vendita indicano che sara’ un cenone di Capodanno con il ‘made in Lombardia’ assoluto protagonista. Grandi richieste, infatti, per tutte le prelibatezze della nostra regione con cotechini e vini pronti a salutare il nuovo anno sulla tavola dei lombardi. Piatti tipici, prodotti enogastronomici e della tradizione contadina dalla pianura alla montagna, passando per i laghi: l’offerta e’ vasta ed eterogenea, tanto che in ogni territorio si possono fare gustose scoperte e imbattersi in eccellenze senza pari. “La fierezza di essere lombardi si celebra anche a tavola”: lo ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranita’ alimentare e Foreste Alessandro Beduschi.

    Tra cibi e vini, la Lombardia vanta 75 prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta), che con un valore di quasi 2,5 miliardi di euro fanno della regione la terza in Italia per impatto economico e la prima assoluta per crescita (+14,6 per cento) nel 2022. In Lombardia si producono cinque dei primi dieci formaggi DOP italiani per valore: Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Provolone Valpadana e Taleggio.

    Nel comparto dei prodotti a base di carne, oltre alla Bresaola della Valtellina, la maggior parte dei grandi salumi nazionali e’ alimentata dalla filiera degli allevamenti lombardi. Grandissima e’ inoltre la qualita’ dei vini: in Lombardia 9 bottiglie su 10 sono a Denominazione di Origine. La regione vanta infatti 5 Docg, 21 Doc e 15 Igt e il comparto nel 2022 e’ cresciuto in valore del 18,1 per cento, trainato da Franciacorta, Lugana, Oltrepo’, Valtellina e Garda. Oltre a vini blasonati e gia’ noti, ci sono vere e proprie chicche da scoprire visitando le cantine di piccoli produttori che con passione animano le loro vigne e ci offrono il frutto di mesi di lavoro e di amore per la terra.”Consumare i prodotti enogastronomici lombardi – prosegue Beduschi – e’ un piacere e un dovere. Abbiamo eccellenze che tutta Europa e il mondo ci invidiano: per questo devono trovare ospitalita’ sulle nostre tavole per iniziare l’anno nuovo con l’abbrivio giusto”. Cosa non puo’ mancare in tavola la sera del cenone? “Cotechino e lenticchie – risponde Beduschi – sono ottima abbinata e anche doverosa sulle tavole dei lombardi, da accompagnare a vini che possano esaltarne i sapori”. “Tanti auguri quindi a tutti – conclude Beduschi -. La Lombardia anche nel 2024 sara’ emblema delle cose buone e belle in tutta Italia e nel mondo e l’invito per tutti e’ iniziare il nuovo anno stappando una bottiglia di bollicine, rigorosamente lombarde”.

  • Siani torna con la commedia “Succede anche nelle migliori famiglie”

    Siani torna con la commedia “Succede anche nelle migliori famiglie”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – “La famiglia è sempre stata vista come qualcosa di importante e di sacro. “Succede anche nelle migliori famiglie” significa che può capitare a tutti”. A parlare è Alessandro Siani, attore e regista, presentando, in un’intervista all’Italpress, il film “Succede anche nelle migliori famiglie”, al cinema da lunedì 1 gennaio.
    “”Succede anche nelle migliori famiglie” è una frase che sentivo già da ragazzino, dietro si nascondeva una retorica”, ha spiegato.
    “Nel mio caso volevo raccontare – ha aggiunto – la storia di una famiglia che sembra perfetta con il papà medico amato e apprezzato da tutti, la mamma dedita alla famiglia, la sorella che è una psicologa di successo, il fratello che è un avvocato di successo e io che sono quello che avrebbe voluto seguire le orme del padre ma è naufragato nell’ansia di prestazione. Poi avviene un evento: la morte del padre. Da quel momento c’è una serie di squilibri che ci fanno vedere in faccia la realtà. Io, che sembravo la pecora nera della famiglia, mi dimostrerò quello più talentuoso nel risolvere i problemi”.
    Un cast importante con interpreti di alto livello. “Una scatenatissima Cristiana Capotondi, Anna Galiena meravigliosa ed Euridice Axen che passa dalla comicità alle note più malinconiche. Un cast eccezionale”, ha sottolineato Siani, parlando di Capotondi con cui aveva già lavorato: “Mi sono trovato benissimo perchè è un’attrice di grande sensibilità e umanità, come tutto il cast”. Nella commedia ci sono anche Antonio Catania e Dino Abbrescia che sono “attori di grande calibro” e Sergio Friscia che “è stato esilarante”, ha spiegato Siani. Moderna e attuale la parte musicale. “Una perla scritta da Rocco Hunt. Mi ha fatto un grande regalo – ha affermato – perchè ha scritto un pezzo che riesce a sottolineare e commentare in maniera precisa le atmosfere del film. E’ un motivo in più per ricordare che nel film “Succede anche nelle migliori famiglie” ce n’è per tutti i gusti”.
    “Non parlo della mia famiglia – ha detto Siani – perchè è meno drammatica, sotto alcuni punti di vista, ma molto più simpatica. Mio padre è un mancato comico, mia madre è dedita alla famiglia. Per il resto le dinamiche del film non riguardano la mia famiglia. La pecora nera nella mia casa era mia sorella che si è laureata e ha creato scompiglio per noi che sguazzavamo nell’ignoranza”, ha aggiunto sorridendo.
    Nel film c’è “anche un discorso sulla meritocrazia e il nepotismo fino ad arrivare al clientelismo. Mi sono informato – ha detto – e ho visto che quando si parla di meritocrazia esiste un “meritometro”. L’Italia è fanalino di coda mentre ai primi posti c’è la Finlandia”.
    Nel film si parla anche delle aspettative dei genitori nei confronti dei figli. “C’è sempre un’aspettativa nei confronti dei figli ma spesso c’è anche una grande aspettativa nei confronti dei genitori. La cosa migliore – ha affermato – è lasciare i ragazzi liberi di esprimere il loro talento, che poi entra senza bussare. Per quanto riguarda la pressione e l’ansia, è chiaro che si vorrebbe il meglio per la propria famiglia e per i figli”.
    A Natale Siani torna a teatro a Napoli per i 20 anni di “Fiesta”. “Lo spettacolo si chiamava Fiesta – ha raccontato – e nel 2003 sono salito su un palco proponendo uno spettacolo con un linguaggio abbastanza underground, metropolitano. Era un linguaggio completamente nuovo. Non c’era mai stato questo spaccato di ragazzo di strada che voleva raccontare quello che succedeva realmente nei ghetti. Incredibilmente ebbe un grande successo e mi portò a esibirmi allo stadio San Paolo per la prima volta. Dopo 20 anni lo ripropongo. La cosa più bella è che c’è un giovane ragazzo di 20 anni che si chiama Geolier, che secondo me è uno dei più grandi musicisti e cantanti del momento. E’ cresciuto con quello spettacolo e oggi mi ha scritto le musiche”. C’è, quindi, “anche il piacere di tornare indietro ma con uno sguardo verso il futuro”, ha sottolineato.
    Forse il futuro parla anche di musical? “Anche. Siamo nei teatri a Napoli con Mare Fuori. Un esperimento – ha evidenziato – interessante sotto alcuni punti di vista: vedere questi ragazzi venire dalla serie ed esibirsi su un palco, metterci il cuore e l’anima, cantare, ballare e recitare, essere accolti dal pubblico con grande affetto è stato un bell’esperimento. Arriveremo anche a Milano. E’ chiaro che nel musical c’è più speranza e una voglia di raccontare qualcosa di diverso che non è stato raccontato nella serie. E’ stato un esperimento – ha concluso – che per fortuna è stato accolto molto bene”.
    -foto Italpress –
    (ITALPRESS).

  • Vacanze di Natale day: oggi tutti al cinema con Karina, Antonella i Vanzina.. e Moana

    Vacanze di Natale day: oggi tutti al cinema con Karina, Antonella i Vanzina.. e Moana

    Oggi è il Vacanze di Natale Day. A 40 anni dall’uscita, torna nelle sale in versione restaurata e rimasterizzata per il cinema “Vacanze di Natale”, la commedia cult di Natale firmata da Carlo Vanzina, prodotta dalla Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuita da Nexo Digital. Uscito al cinema nel dicembre del 1983, “Vacanze di Natale” riconquista il grande schermo per una giornata unica: il Vacanze di Natale Day è infatti uno speciale appuntamento nelle sale pensato per radunare tutti i fan che ne conoscono a memoria le battute e le scene più esilaranti e che ne ricordano perfettamente la colonna sonora in cui sono presenti alcuni dei brani più celebri di tutti gli anni Ottanta.

    Celebrando al cinema i 40 anni di un film che ha fatto ridere e divertire intere generazioni, il 30 dicembre è anche il momento per rivivere un rito che per molti anni ha accompagnato i tradizionali festeggiamenti natalizi italiani: andare al cinema in compagnia di amici e familiari per vedere un film tutti insieme. Ed è proprio per tornare indietro nel tempo che Filmauro e Nexo Digital invitano gli spettatori a scegliere un dress code rigorosamente anni Ottanta per rivivere a pieno l’energia di quegli anni. “Vacanze di Natale” diretto nel 1983 da Carlo Vanzina, scritto insieme a suo fratello Enrico, è una commedia cult, patrimonio dell’immaginario del nostro Paese. Ambientata a Cortina d’Ampezzo e ritmata da una colonna sonora che ha fatto epoca, fotografa con umorismo e leggerezza l’Italia di allora avvalendosi di un cast memorabile: Jerry Calà, Christian De Sica, Claudio Amendola, Stefania Sandrelli, Karina Huff, Guido Nicheli, Riccardo Garrone, Mario Brega, Marilù Tolo, Antonellina Interlenghi, Moana Pozzi e tantissimi altri divertenti interpreti della commedia italiana.

    Gli arricchiti e i periferici romani, gli sbruffoni milanesi, i pianobar, le cene di Natale, le piste innevate, le gare di sci, le comitive giovanili, le battute fulminanti, fanno di questo film un piccolo romanzo generazionale su come eravamo. E forse su come vorremmo ancora essere. L’elenco delle sale e i biglietti in prevendita sono disponibili su nexodigital.it.