Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Makari 3, Gioè “La nostra Sicilia contemporanea e lontana da stereotipi”

    Makari 3, Gioè “La nostra Sicilia contemporanea e lontana da stereotipi”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – “La Sicilia che raccontiamo è contemporanea e lontana da certi stereotipi”: ad affermarlo è Claudio Gioè, protagonista di “Màkari”, che arriva su Rai1 domenica 18 febbraio (in prima serata) con la terza stagione. Nelle quattro nuove puntate della serie, tratte dai romanzi di Gaetano Savatteri, Gioè interpreta ancora Saverio Lamanna, giornalista squattrinato e investigatore dilettante, fidanzato con la bella Suleima (Ester Pantano) e amico fraterno dello strampalato Peppe Piccionello (Domenico Centamore). “Stavolta Lamanna avrà qualche gatta da pelare” anticipa Gioè, sottolineando «la leggerezza di questa serie che non è semplicità. Va conquistata, è faticosa, bisogna lavorarci anche perchè far ridere è più difficile che far piangere”. Sulla leggerezza interviene il produttore Carlo Degli Esposti: “L’idea di questa serie è nata nel periodo del Covid pensando che, che nella pesantezza del clima di quei momenti in cui abbiamo messo in discussione per la prima volta dal dopoguerra delle certezze che consideravamo acquisite come la mobilità e la salute, ci volesse un racconto leggero, pur senza rinunciare ai capisaldi etici che distinguono la nostra produzione”. Per questo “abbiamo preso i romanzi di Savatteri e li abbiamo adattati pensando di fare il poliziesco più leggero e semplice possibile”. La direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati aggiunge: “Màkari è il luogo dell’anima, del sogno ma anche della realtà perchè esiste davvero. Quella che racconta è una storia tradizionale ma nuova perchè i protagonisti sono due investigatori pasticcioni ma acuti e intelligenti che arrivano sempre alla verità. Perciò abbiamo l’intrigo, l’intelligenza e, soprattutto, la leggerezza che passa per la Sicilia. E’ una favola siciliana”. Nella nuova stagione accanto alle indagini e alla bellezza dei paesaggi entra anche la gelosia: “Saverio è più grande, ha più esperienza ma anche tante ex, alcune delle quali arrivano all’improvviso” anticipa Ester Pantano per la quale “chi guarda questa serie può piacevolmente perdersi in un luogo, Màkari, che esiste”. Inoltre, “noi raccontiamo la Sicilia come un modo di essere italiani che ha la sua peculiarità come in tutte le altre regioni”. Gioè riprende: “Interpretare un personaggio come Saverio Lamanna è un privilegio perchè ha tanti punti in comune con me: è palermitano, è della mia stessa generazione, ha gli stessi riferimenti culturali e storici e anche io, come lui, dopo tanti anni passati a Roma ho deciso di tornare a vivere a Palermo. Insomma, a Saverio voglio bene”. “Màkari 3” è prodotta da Palomar in collaborazione con Rai Fiction. Nel cast, per la regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca, ci sono anche Antonella Attili, Serena Iansiti ed Eugenio Franceschini.

    foto: ufficio stampa Rai

    (ITALPRESS).

  • Arriva la nuova Citroen C3 full electric

    Arriva la nuova Citroen C3 full electric

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Una vettura che racchiude in sè i valori del marchio, unendo sostenibilità e un design innovativo accessibile a tutti. Giovanni Falcone, Managing Director Citroen Italia, l’ha definita “un importante acceleratore in termini di performance per il mercato italiano”. Con queste caratteristiche è stata presentata alla stampa in anteprima nazionale allo show-room Stellantis di Milano la nuova Citroen è-C3. Una presentazione che arriva in un momento ottimo per il marchio dal punto di vista commerciale, in particolare negli ultimi mesi. “Il 2023 è andato molto bene per Citroen: soprattutto nell’ultima fase dell’anno siamo cresciuti molto in acquisizione di contratti, facendo +16%. Ma soprattutto abbiamo preparato il terreno per il lancio della nuova C3 100% elettrica, raddoppiando nel 2023 la nostra quota di mercato nel full electric – ha spiegato Falcone – A gennaio 2024 siamo cresciuti in termini di volumi: abbiamo raggiunto una quota di mercato del 4,7% e in Italia abbiamo l’intenzione di attestarci attorno al 5%. Sul privato abbiamo raggiunto il 5,1% di quota di mercato, la più alta negli ultimi 32 mesi”.
    Con la nuova è-C3 viene presentato un veicolo 100% elettrico, lungo 4,01 metri, alto 1,57 e largo 1,01 tra i passaruota posteriori con un bagagliaio capiente fino a 310 litri.
    Il motore è composto da un pacco batterie LFP da 44 kWh per garantire un’autonomia di guida fino a 320 km nel ciclo WLTP, che in ciclo urbano arriva anche a 440 km. La ricarica rapida a corrente continua da 100 kW consente di passare dal 20 all’80% capacità in 26 minuti. La ricarica standard a corrente alternata, dal 20% all’80%, richiede invece circa 4 ore e 10 utilizzando una potenza di 7 kW, o 2 ore e 50 se è disponibile una potenza di 11kW.
    Il motore da 83 kW e 113 CV e il cambio completamente automatico consentono inoltre un’accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 11 secondi e una velocità massima di 135 km/h.
    “Il design C3 ci ha abituato a forme tondeggianti, ma qui vengono totalmente rivoluzionate con un aspetto da SUV: frontale più alto con il nuovo logo scolpito per la prima volta su un veicolo di serie. La lunghezza e la larghezza rimangono quelle della C3 attuale, ma l’altezza è di 10 cm più alta rispetto a quella attuale”, ha spiegato il direttore marketing di Citroen, Alessandro Musumeci, sottolineando che di conseguenza “a parità di ingombri e capacità di trovare parcheggio, l’abitabilità a bordo e la visibilità alla guida è enormemente migliorata e dà una sensazione di sicurezza a bordo. Quindi, un comfort aumentato”. Sono presenti anche un tablet touch-screen da 10,25 pollici, la ricarica wireless per smartphone, sedili Citroèn Advanced Comfort, specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente e sbrinabili, specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente e riscaldabili, sedile posteriore frazionato 2/3-1/3, luci posteriori a LED, climatizzazione automatica, luci posteriori a LED, climatizzatore automatico e telecamera di retromarcia.
    Sono ben 13 i dispositivi ADAS installati. Tra questi l’Active Brake (sistema di frenata d’emergenza), sensori di parcheggio posteriori, cruise control, avviso di superamento della corsia, limitatore di velocità, Active Lane Departure Warning, riconoscimento dei segnali di velocità, Driver Alert, airbag frontali, airbag laterali anteriori, airbag a tendina, fari anabbaglianti automatici e fari a LED. “C3 si rinnova enormemente, mantenendo però la sua identità. Viene aumentato il comfort e per la prima volta in un segmento B troviamo gli ammortizzatori con smorzamenti idraulici progressivi normalmente proposti dai segmenti medi in su. Una versione elettrica perfetta per la città, e soprattutto con un prezzo accessibile. Il listino parte da 23.900 euro: l’offerta di lancio è da 49 euro al mese, zero anticipo con gli incentivi e un tasso agevolato”, ha concluso Musumeci.
    “La C3 è un modello fondamentale non solo perchè è il più venduto nella storia del marchio con oltre 5,6 milioni di esemplari superando l’iconica 2 cv, ma è anche molto venduto in Italia: dei 5,6 milioni circa un milione ne sono state vendute proprio nel nostro mercato – ha aggiunto Falcone – Si tratta di un modello del segmento B che in Italia è ancora il più importante e rappresenta circa il 47% delle vendite”.

    foto: xh7/Italpress

    (ITALPRESS).

  • Barbara Festelli: direttamente dalla TV per stupirci. A cura di Monica Mazzei

    Barbara Festelli: direttamente dalla TV per stupirci. A cura di Monica Mazzei

    Recentemente ha partecipato ad una stagione di The Coach, noto talent musicale trasmesso da La7 Gold.
    Torna sulle scene dopo una pausa di 7 anni, dovuta alla malattia del suo amatissimo padre, in seguito scomparso.

    Collabora ed è stata seguita e lo è ancora da nomi importantissimi della musica italiana, come Roberto Tiranti, che si è occupato di molti cori per i musicisti che si esibiscono a Sanremo, tra le varie cose; e anche autori del calibro di Mineo e Finotti. Già perché, nonostante momenti dolorosi, non rinuncia al proprio sogno e, come ricorda sempre a tutti lei vive ancora per cantare.
    Ha girato inoltre delle clip altrettanto belle, delle quali parleremo.
    Barbara è molto grintosa ed al contempo, molto umile.
    Barbara ha pure alle spalle un vissuto di violenze subite da un ex compagno e ci racconterà anche di questo.

    Le dò il benvenuto sulle pagine di www.ticinoNotizie.it, il giornale online più letto della Lombardia.

    Iniziamo subito con la tua news più fresca ed importante. Il 16 febbraio sarai lanciata da TgSky24 con il tuo nuovissimo singolo “A me ricordi il tempo”. Raccontaci genesi e di cosa tratta.

    Deriva tuto da un pezzo che scrissi per mio papà nel 2016. Purtroppo però è uscito solo nel 2023, quando lui se ne era già andato da qualche anno… A quel punto avevo deciso di modificarlo un po’ e dedicarlo a mia mamma, che è in vita ed almeno può ascoltarlo. Non è stato semplice. Con mio papà riuscivo sempre ad esprimere le mie emozioni, mentre quando parlo con mia mamma, non riesco mai a dire quel che penso. Chissà, forse è proprio a causa della troppa confidenza che mi porta al dubbio che sia meglio lasciare stare molte cose, ed evitare di mettermi a nudo. Inoltre, con mia mamma non c’è mai stata l’abitudine di trasmetterci abbracci o tenerezze. È stato un rapporto sempre molto freddo il nostro. Questo brano racconta di come vivo questo rapporto con lei e di come io le ripeta spesso che la vita è una e bisogna godersela, perché ogni giorno è importante ed ogni giorno non torna.

    Come mai in seguito alla malattia del tuo papà ti sei fermata per 7 anni?

    Perché sono stata davvero molto dietro a lui… E quando è mancato, io mi sono chiusa nel mio mondo… Ho lasciato tutto e non volevo più sentir parlare di musica. Non Riuscivo nemmeno ad ascoltarla… Alcuni penseranno che sono esagerata o fuori luogo, ma penso ogni persona viva in modo diverso una perdita importante. Penso che nessuno debba mai giudicare nessuno. Io l’ho vissuto così ed alla fine sono persino contenta. Rivivrei e rifarei tutto. Per poi rifermarmi e ritornare il momento giusto per tornare a cantare!

    Io ho ascoltato anche l’altro tuo singolo “Fiori d’Inverno”. Di cosa parla questo brano con le tue parole?

    Voglio fare intanto un preambolo: non so se hai ascoltato anche “Smalto Viola”. Quel brano è scritto tutto da me. Dopo averlo scritto e dopo la sua pubblicazione, ho chiesto a Thomas Cerè che ha collaborato soprattutto per “Fiori d’Inverno”, di trasformare alcune frasi del primo secondo come le avrebbe scritte lui. Effettivamente, per lui che ha la “mano”, il brano è diventato molto più bello: prima o poi riuscirà anche quello completamente trasformato. Di “Fiori d’Inverno” abbiamo scelto il tema e abbiamo deciso fosse una canzone d’amore. Io ho scritto la mia parte, si tratta di un amore travagliato; e lui ha scritto la sua parte è come se fosse il seguito di quello che lui ha scritto per “Smalto Viola”. È come un grande legame.
    “Fiori d’Inverno” all’inizio si chiamava “Sola dentro”. “Fiori d’Inverno” è la fusione di un mio brano con uno suo.

    “Smalto Viola” è molto autobiografico per te… Ed è un tema purtroppo attuale, quello della violenza sulle donne.

    Purtroppo si e avrei voluto scriverla in termini molto più duri ma mi è stato consigliato di essere più soft, perché sarebbe bastato. Onestamente non la sento abbastanza mia, perché trovo che il risultato sia stato un po’ frivolo rispetto al tema ed al mio vissuto… Chi l’ascolta mi dice però che non è così. Io avrei voluto far emergere di più il senso di paura che ho vissuto, di come non riuscivo a liberarmi di lui. È ispirato ad un ex fidanzato stalker di quando avevo 19 anni, che mi ha perseguitata per tre anni. Provai a denunciare e la polizia non mi prese sul serio! Dovetti fuggire un periodo a Londra per liberarmi di lui, e penso alle donne che non possono farlo…

    Cosa consiglieresti oggi a delle giovani come Giulia, che si trovino nella stessa situazione?

    Prima di tutto di non accettare ultimi appuntamenti! (La sua voce è molto decisa). Io oggi sono più forte e non ho più paura, nonostante mi scriva ancora oggi che sono trascorsi quasi vent’anni! Mi limito a bloccarlo… E continuo la mia vita.
    Consiglio poi a tutte di ripararsi dai parenti ed evitare completamente contatti o rischi di incontri…

    “Un amore del genere” è invece un brano molto sofferto…

    È una canzone nata durante un mio ritorno da Roma. Un volo era in ritardo ed a me sono venute in mente tante cose… Ho collegato tutto a mio padre di nuovo, perché quando avevamo bisogno di confidenze, andavamo sempre in auto fino ad un aeroporto… Ed ho iniziato a scrivere, questo brano è nato da tante lacrime per un amore sofferto per il quale mi ero confidata molto con lui, che mi aveva dato la forza di rialzarmi.

    Come è stato per te girare delle clip? Raccontami di location e regia.

    Daniele Ciampi è stato il videomaker delle clip sino al 2016, per “Guardo avanti”. Da allora, quando ho ripreso nel 2023 con “La mia curiosità”, sono riuscita a superare tutti gli impacci e le mie rigidità di 8 anni fa… E sono molto contenta. La location è molto spesso Genova, la mia città del cuore, della quale amo soprattutto il mare!

    Chi è Barbara? sei un’artista, quindi è importante parlare della tua personalità. Sei più aggressiva o più romantica?

    Io mi definisco una ribelle! Se mi dici di non fare una cosa, certamente la farò! (ride)

    Ho sentito i tuoi brani e li trovo bellissimi, con testi sensibili e profondi e con delle musiche coinvolgenti: arrivano dritti al cuore come dei “vecchi amici”. Toccano temi personali e concreti ma ci leggo anche del sogno e della magia. Che cos’è il sogno per te?

    Ti ringrazio innanzitutto per le tue parole, perché ti reputo una vera critica e in tanti anni che ti conosco, so che quando dici qualcosa è perché lo pensi davvero… Pensando alla tua domanda: il sogno è una moneta con 2 facce. Un sogno può farti star bene ma allo stesso tempo ti può far cadere in un baratro. Ti fa stare bene perché per quanto mi riguarda mi ha sempre tenuta in vita. Ci sono però stati momenti, come quello che hai ricordato tu dei 7 anni nei quali sono stata assente per la malattia di mio padre, nei quali sono stata così male da non voler nemmeno ascoltare la musica. Sono i momenti nei quali cominci a credere che sognare troppo sia deleterio; o comunque accadono cose nella tua vita così dolorose che ti portano a non poter più sognare.
    Ma penso anche che alla fine i sogni vogliano prevalere nell’anima di una persona…

    Quali mete ti poni adesso che sei tornata?

    Eh… Obiettivi ne avevo tanti ma purtroppo penso che vista la lunga assenza, non dovrei aspettarmi molto. Per me adesso l’aspetto più importante è che la musica mi renda felice, e poi stare il più possibile sui palchi: mi manca starci e quando ci salgo, non scenderei mai! Attualmente, avendo appena iniziato, è difficile ricostruire delle band, ecc, però sto provando a riallacciare e spero al più presto di fare qualcosa di bello.

    Colgo la palla al balzo: quali sono state le tue esperienze sul palco più performanti ed emozionanti?

    È stata recente, quando ho partecipato al talent “The Coach”, è stato quello il primo palco dopo 7 anni. Era un palco televisivo, hanno fatto varie repliche e mi hanno richiamata spesso e per me è stata una gioia assoluta, perché non me ne sarei più andata! (ride)

    … Ed in questo talent tu hai conosciuto una persona che ha influito in modo decisivo nel successo di questo tuo ritorno…

    Si, ho incontrato Thomas Ceré. È un rapper bolognese. È un ragazzo molto giovane ma con idee chiare ed un talento. Abbiamo deciso di scrivere insieme uno degli ultimi brani appena usciti, che si intitola”Fiori d’inverno”, perché avevamo voglia di fare qualcosa insieme.
    Ci sono state varie critiche su questo brano, alcuni preferiscono lui, altri me, ad altri piacciamo insieme. Però secondo me stavamo bene insieme! Anche nel video mi sono divertita molto.

    E Roberto Tiranti in che contesto l’hai conosciuto?

    Roberto lo conosco da un sacco di anni, è un mio carissimo amico. Lui ha curato tra le altre cose, i cori per il brano “Ancora una volta”, di Marco Mengoni, ed è il mio mentore ed insegnante di canto. Lo dico apertamente anche se lui dice che non è vero, se dopo 7 anni sono riuscita a riprendere, il merito è suo. Lui mi ha infuso sicurezza e mi ha insegnato tutto. Non mi ha mai abbandonata.

    Visto che siamo in tema: qual è la difficoltà più grande che incontri quando canti?

    Riuscire ad emozionare. In passato per me era davvero molto difficile riuscirci. Forse è una mia idea. Nei brani nuovi, essendo scritti praticamente da me, visto che di solito collaboro anche con altri autori, evidentemente sono del tutto cucite su di me ed il mio vissuto. Ciò mi rende più facile trasmettere quello che sento.

    Raccontami qualcosa degli altri autori che collaborano con te.

    Manuel Finotti è uno dei primi. Ha 28 anni ma è già molto in gamba e conosciuto. È polistrumentista, autore e cantautore. Salvatore Mineo detto Principe, e autore e cantautore toscano, classe 1976. Principe ha scritto un sacco di canzoni per molti artisti famosi, come per esempio per Fiorella Mannoia, ha scritto l’ultima che è arrivata seconda a Sanremo: “Che tu sia benedetta”.Manuel invece si rivolge ai più giovani con un taglio più adatto a loro. Così ognuno ci ha messo del proprio, mentre io ho portato le mie storie, che loro hanno tradotto in emozioni musicali. Piano piano poi ho imparato anche io a mettere in musica le mie storie personali.
    Nello specifico, hanno collaborato a tutti i miei brani usciti dal 2023 in avanti.

    L’ultima domanda: scelte musicali e in che formati sono disponibili tutti i tuoi singoli?

    Tutte le scelte le fa Manuel Finotti, che si adatta molto ai miei stati d’animo. Invece tutti i miei singoli sono già da ora disponibili su tutte le piattaforme digitali ufficiali.

    Monica Mazzei
    freelance culturale
    monica.mazzei.eventi@gmail.com

    (vedi foto in basso)

  • Santi Francesi in autunno tornano live con il loro Club Tour

    Santi Francesi in autunno tornano live con il loro Club Tour

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – A pochi giorni dalla conclusione della 74esima edizione del Festival della Canzone Italiana, che ha visto i Santi Francesi come rivelazione della manifestazione grazie agli ottimi riscontri ottenuti dal brano “L’amore in bocca” e dall’esibizione da standing ovation con Skin sulle note di “Hallelujah”, il duo composto da Mario Francese e Alessandro De Santis annuncia oggi un “Club Tour 2024” che in autunno li vedrà protagonisti sui più importanti palchi d’Italia. Il tour farà seguito a “L’amore torna. Piccole liturgie musicali”, quattro showcase intimi che hanno registrato il sold out in pochi secondi e che a marzo prenderanno forma in due luoghi sconsacrati ma dalla bellezza sacra: il 15 e 16 marzo a Milano nella Chiesa di San Vittore e 40 Martiri e il 20 e 21 marzo a Napoli nella Chiesa San Giuseppe Le Scalze.
    Dopo un’esperienza come quella del Festival di Sanremo i Santi Francesi hanno scelto come prima cosa di raccontare e raccontarsi attraverso la musica con quattro show intimi nelle chiese, per poi dare sfogo alla loro energia live sui palchi dei club.
    “La prima esigenza è stata quella di ritrovarsi in luoghi piccoli e speciali come le chiese da riempire di poesia, suoni, parole ed emozioni, luoghi dove guardarsi negli occhi e confrontarsi con persone che possano condividere le stesse intenzioni. – Spiegano i Santi Francesi – Sanremo ci ha fatti crescere, come una maratona affollatissima che ti spinge a cercarti dentro la verità. Abbiamo provato a raggiungervi attraverso uno schermo, e ora scalpitiamo all’idea di sentirvi vicini, se lo vorrete, anche nei club”.

    foto: ufficio stampa Santi Francesi

    (ITALPRESS).

  • Mahmood, sold out in 24 ore il live al Forum di Milano

    Mahmood, sold out in 24 ore il live al Forum di Milano

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    MILANO (ITALPRESS) – E’ sold out in 24 ore il live al Forum di Milano (21 ottobre 2024) di Mahmood che raddoppia con una seconda data, prevista per il 22 ottobre 2024. Si aggiungono inoltre nuovi appuntamenti nei palazzetti italiani: il 27 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma e il 31 ottobre al Palapartenope di Napoli. Le prevendite per la nuova data di Milano saranno disponibili da oggi alle ore 16:00, mentre i biglietti per Roma e Napoli saranno disponibili a partire da domani, giovedì 15 febbraio alle ore 12:00.
    -foto ufficio stampa Mahmood (credits Giulia Bersani) –
    (ITALPRESS).

  • Ecco la Lancia Ypsilon Cassina, la prima Ypsilon 100% elettrica

    Ecco la Lancia Ypsilon Cassina, la prima Ypsilon 100% elettrica

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – “Con la Nuova Lancia Ypsilon, la prima vettura della nuova era del marchio, ripartiamo dall’Italia. Il suo design è ispirato al glorioso passato del marchio, che viene ora reinterpretato in chiave moderna. Il modello rappresenta la massima espressione del comfort e del design a bordo, caratterizzato da tecnologia e connettività ai vertici della categoria, ma sempre semplici e intuitive, in perfetto stile Lancia. Un risultato ottenuto anche grazie alla collaborazione con Cassina che, insieme al Centro Stile di Torino, ha progettato un vero e proprio salotto, ispirato alle accoglienti abitazioni italiane”. Lo ha dichiarato Luca Napolitano, CEO del marchio Lancia.
    La Nuova Lancia Ypsilon debutta attraverso Nuova Lancia Ypsilon edizione limitata Cassina, in versione 100% elettrica, disponibile in Italia in 1906 unità numerate e certificate.
    Rappresenta la massima espressione del design, del comfort e del benessere a bordo. L’abitacolo diventa un vero e proprio “salotto Lancia”, che richiama le accoglienti case di design italiane, caratterizzato dall’omogenea tonalità blu che avvolge i sedili con trama a “Cannelloni”, dashboard e inserti dei pannelli porta e della plancia. L’inedito tavolino multifunzionale Cassina, utilizzato per la prima volta all’interno di una vettura, permette anche di ricaricare il telefono.
    La vettura sancisce il legame tra due eccellenze italiane, Lancia e Cassina, nei rispettivi ambiti di attività, l’automotive e l’interior design, e rappresenta l’evoluzione di quanto avviato con il concept Lancia Pu+Ra HPE: i due marchi sono infatti legati da valori condivisi, come la vocazione per la ricerca e l’innovazione, il rispetto per il proprio passato e la tradizione, oltre all’attenzione alle tematiche ambientali.
    Nuova Lancia Ypsilon è best-in-class nel segmento B hatchback premium, grazie all’allestimento più completo della categoria, ampio display da 10.25″, miglior sistema standard di ausilio al parcheggio, il sistema di illuminazione esterna più ricco per tecnologia ed estensione, nonchè l’unico modello del segmento equipaggiato con Guida Autonoma di livello 2 in dotazione standard.
    E’ la prima vettura di produzione Stellantis dotata del sistema S.A.L.A., un’interfaccia virtuale e intelligente per un’esperienza di guida confortevole, coerente con la tecnologia senza sforzi Lancia.
    La vettura ha un’autonomia fino a 403 km in ciclo combinato WLTP, best-in class nel segmento B hatchback premium, è in grado di percorrere una distanza di 100 km con un tempo di ricarica inferiore ai 10 minuti.
    Nuova Lancia Ypsilon è supportata da Free2move Charge, un ecosistema completo e integrato che, attraverso soluzioni competitive, semplifica il processo di ricarica della vettura a casa e in viaggio, contribuendo anche al raggiungimento degli obiettivi del piano strategico “Dare Forward” di Stellantis.
    La Nuova Lancia Ypsilon è il primo dei i tre modelli del piano strategico del marchio che prevede un’ambiziosa strategia di elettrificazione, un nuovo modello distributivo e il ritorno in Europa a partire dal 2024.
    -foto ufficio stampa Stellantis-
    (ITALPRESS).

  • Moda: a Milano dal 18 al 21 febbraio torna il Micam, la fiera internazionale della calzatura

    Moda: a Milano dal 18 al 21 febbraio torna il Micam, la fiera internazionale della calzatura

    Micam Milano, il salone internazionale della calzatura, dal 18 al 21 febbraio torna a Fiera Milano (Rho) e si prepara ad accogliere buyer da 150 Paesi.

    Lo rende noto Assocalzaturifici in un comunicato. All’evento saranno presenti 923 brand, di cui 464 italiani e 459 internazionali, provenienti principalmente da Spagna, Turchia, Brasile, Germania e Portogallo.

    Ci saranno anche alcune novità, come Bruno Magli, Plein Sport e Katy Perry Collections. Nel salone ci sarà anche per quest’edizione l’innovation hub Micam X, in cui gli esperti del settore esploreranno le nuove tendenze di innovazione, arte e sostenibilità.

    I designer emergenti, le startup e le aziende più affermate del Made in Italy potranno confrontarsi e sperimentare idee e tecnologie per il reatail del futuro in diversi spazi espositivi.

    Questo appuntamento “oltre ad essere la verifica dello stato di salute del comparto calzaturiero, rappresenta l’occasione imperdibile per cogliere in anteprima i trend di un settore che, con oltre 14 miliardi di euro e più di 72.000 addetti, rappresenta la spina dorsale del made in Italy manifatturiero” ha commentato la Presidente di Micam e Assocalzaturifici Giovanna Ceolini.

    All’inaugurazione della manifestazione parteciperà anche Adolfo Urso, ministro del Mimit, ad inaugurare Micam.

  • Trecate: il programma della valorizzazione alla lettura in Villa Cicogna

    Trecate: il programma della valorizzazione alla lettura in Villa Cicogna

    Tra gli obiettivi dell’Amministrazione resta prioritario quello di valorizzare e far diventare Villa Cicogna, come auspichiamo nel nostro programma amministrativo, il cuore pulsante della vita culturale della città: la nostra Biblioteca e il potenziamento delle iniziative da essa organizzate è uno dei mezzi che ci consentirà di raggiungerlo.

    Il sindaco Federico Binatti, l’assessore alla Biblioteca Fortunata Patrizia Dattrino e il consigliere incaricato alla Cultura Mauro Bricco fanno questa premessa nella presentazione del calendario di appuntamenti che, nel 2024, vedranno ‘la Biblioteca protagonista e centro propulsore di proposte culturali riservate ai Trecatesi di ogni fascia d’età.

    Va ricordato che, negli ultimi mesi, si è operato proprio in questa direzione: il nostro personale e i nostri volontari hanno, ad esempio, lavorato per l’organizzazione di visite guidate e hanno collaborato anche con il Fai nell’ambito delle “Giornate d’autunno”, che hanno portato a Trecate centinaia di persone’.

    L’assessore Dattrino rimarca in particolare che ‘dal prossimo 24 febbraio fino al 21 dicembre sono già programmati numerosissimi eventi, ma a questi se ne potranno aggiungere altri. Rivolgendoci in particolare ai più piccoli abbiamo voluto invitarli “al Castello”: un modo per stimolarne curiosità, immaginazione e fantasia e fidelizzarli, in questo modo, alla frequentazione della nostra Biblioteca’.

    Incontri di lettura e laboratori creativi dedicati ai più piccoli ‘sono al centro di un’attività – aggiunge l’assessore – che ci vede, come altre Biblioteche del territorio, collaborare con ottimi risultati insieme con il Sistema Bant dell’Ovest Ticino, sia per quanto riguarda il progetto “Nati per leggere”, sia per ospitare rassegne dedicate ad autori.

    Numerose sono comunque anche le iniziative studiate autonomamente per veicolare il più possibile il messaggio dell’importanza della lettura fin dalla prima infanzia insieme con quello di una Biblioteca intesa come luogo nel quale i lettori possono scoprire e trovare numerose pubblicazioni per rispondere a qualsiasi esigenza o preferenza, pubblicazioni che, grazie agli investimenti dell’Amministrazione, vengono costantemente arricchite nel loro numero e nella loro varietà.

    E’ stato molto positivo il fatto che il servizio abbia visto molto spesso, nell’ultimo periodo, la presenza di famiglie: segno, questo, di una visione di questa opportunità come risorsa apprezzata da tutte le età.

    Lo scorso anno il lavoro dell’Amministrazione, del personale e di volontari ci ha consentito di raggiungere numerosi e positivi risultati e di verificare una crescita della Biblioteca: siamo certi – conclude l’assessore – che il 2024 confermerà questa tendenza”.

  • Le memorie di Rosetta

    Le memorie di Rosetta

    Non sappiamo precisamente chi fosse la ‘Rosetta’. Abbiamo trovato il suo scritto – datato 23 maggio 1995 – in un vecchio libro che ci è stato regalato recentemente da un turbighese abitante da tempo a Torino. “Ricordi e nostalgia della vecchia Turbigo – Via Novara n. 6” è il titolo di un fascicoletto di sei pagine griffate, scritte fitte fitte. Si tratta di memorie del paese nel Novecento che ci hanno subito intrigato e convinti come siamo che – se le ha scritte – è perché voleva che fossero tramandate. Noi lo facciamo anche perché abbiamo attraversato gli stessi luoghi che sono più importanti delle persone che li hanno vissuti.

    IL MUNICIPIO, LE SCUOLE…“Finita la via Allea, a sinistra c’è il Viale che porta alla stazione ferroviaria; c’erano le scuole elementari, poi si girava l’angolo ed ecco la mia via Novara, come la ricordo io.
    A sinistra il palazzo del Municipio; un cancello, qualche portoncino; a destra un bel cortile: era la casa del Ciacera c’era anche il forno, in quel negozio, molto spesso cambiavano prestinaio; mi ricordo però uno degli ultimi, perché aveva una figlia che frequentava la scuola con me, si chiamava Annunciata Zanzottera.
    Torniamo sul lato di sinistra, dove c’era un salone, fuori ai lati della porta d’ingresso due lampade che alla sera, quando erano accese, sembrava festa. Sul vetro della porta d’entrata c’era la scritta ‘Caffè Ristorante’ ed era gestito prima dal signor Carlo, detto Councon e da sua moglie signora Savina. In seguito fu gestito dalla signora Domenica e suo marito Giulio Brioschi.
    Subito dopo quella bella porta luminosa c’era un piccolo negozio di ‘Sale e Tabacchi’ gestito dalla signora Carlotta e Pepein Scavizzi”.
    LA CORTE FABBRICA…Eccoci di nuovo sul lato destro, un grandissimo caseggiato a tre piani che si chiamava ‘La Fabbrica’, ai lati di questo cortile c’erano le stalle che servivano per mucche, cavalli, maiali, ogni sorta di animali che servivano ai contadini; sopra alle stalle i fienili. Entrando dal cancello che dava sulla strada appariva la facciata di questo grande caseggiato. In mezzo al cortile c’era il pozzo molto bello, aveva come un parapetto a cupola in ferro battuto, tutto a riccioli e curve sapienti, la carrucola con la fune che serviva per attaccare il secchio e attingere l’acqua. Intorno a questo pozzo c’erano delle vasche di sasso che i contadini riempivano d’acqua per abbeverare gli animali. C’erano anche le letamaie, non si vedevano perché erano scavate una vicina all’altra, tre al lato destro del cancello e tre al lato sinistro. Non si vedevano, ma si sentivano e alle volte qualcuno ci cascava.
    IL CINEMA ‘IRIS’…“E torniamo sulla sinistra della Via Novara (oggi Via Roma). Dopo il ‘Caffè Ristorante’ (Balot’s, oggi) e il tabacchino c’era come una strada cieca, il fondo fondo c’era un grande locale che non serviva granché allora. Bonomi Giacomo ci fece un salone, che fu battezzato ‘Cinema Iris’. Non mi ricordo bene, ma credo fosse il 1918-19 e quello fu il primo Cinema di Turbigo.
    Ecco la bottega del falegname, quello che faceva le botti, le brente, le carriole, faceva e riparava i carretti che servivano ai contadini per i lavori nei campi. Il cognome era Cavaiani, il nome non lo ricordo, ma tutti lo chiamavano, senza offesa, con Pischen, sua moglie era la sciura Palmira, la levatrice del Comune, come si diceva allora la Comà che ha fatto nascere anche me il 9 febbraio 1912. Non la ricordo bene, avevo 3 o 4 anni quando la sciura Gaetana venne a fare la Cumà in paese perché la sciura Palmira, molto giovane ancora, dopo una brevissima malattia era morta”.
    L’UFFICIO POSTALE…“Dopo la bottega del Pischen ecco quella del Gaetan barbé e sua moglie la Pina Bilet, avevano 5 o 6 figli, ma non sto a nominarli sarebbe troppo lunga la storia. Ecco che sono arrivata alla bottega che frequentavo volentieri: quella della Maria del Lùcia che era il prestinaio, ma oltre al pane in quel botteghino c’era cioccolato, anisit, tiramola, millagust e tante altre golosità.
    Ed eccoci al portone centrale dal quale si entrava in un cortile che non so descriverlo: quando giocavo con la mia amica Lisa, il Ciech Bilet, loro vi abitavano ed erano pratici in quel labirinto, di quei dentri e fuori dai rigagnoli, io non li seguivo, avevo paura.
    Subito dopo il portone ecco il negozietto di Nestina Langé, passamaneria, pizzi, fazzoletti…poi la casa del Baldissar (Baldassare Pedroli) che faceva il calzolaio e con sua moglie Virginia gestiva l’ufficio postale. Avevano tre figli: Giuseppina, Giovanni e Clelia che voleva mangiare solo la minestra della mamma Pina. Mio padre che era il postino del paese per il suo lavoro doveva dipendere dall’Ufficio Postale, così le due famiglie erano abbastanza unite: mia mamma e Virginia erano anche confidenziali.
    Dopo l’Ufficio Postale ecco la Tugnela Ramola, la sua bottega di salumeria, vendita di vino e una piccola ‘Osteria della Posta’. Poi il portone che dava nel cortile in cui abitava il Meta e la moglie Rosetta, la figlia Licia e altri ancora che non ricordo così bene”.
    IL MIO CORTILE DI VIA NOVARA, 6…“Ora però torno sul lato destro della Via Novara, al numero 6, il mio cortile. Chissà se riesco a descriverlo bene come lo vedo io nei miei ricordi. Il portone era l’unico accesso che ci permetteva di entrare nel cortile, però le mura di questo caseggiato non erano a filo della strada, erano in dentro di 4 o 5 metri o più e in quello spazio c’erano quattro gelsi (i muron) due a destra e due a sinistra del portone, quelli di sinistra servivano al faré al Tano faré perché oltre al fabbro faceva anche il maniscalco, metteva i ferri ai buoi che i contadini facevano lavorare nei campi, ferrava i cavalli e asinelli e per fare questo tagliava e bruciava lo zoccolo delle bestie. Era molto bravo il Tano faré ma anche i suoi figli lavoravano con lui. Io li vedevo perché avevo l’abitudine di sedermi su uno di quei sassoni che stavano ai lati del portone e servivano da sedile, uno era quasi sempre occupato da me. Quando si entrava dal portone a sinistra ci abitava la mia famiglia e quella di mio zio Giovanni. A destra vi abitò per diversi anni Gep Ranzan (Giuseppe Ranzani) lui e i suoi figli Guido, Togn e Mario facevano i pescatori di sassi bianchi del Ticino, lavoro che allora era molto redditizio e per questo lavoro occorrevano cavalli e carri. Il mio cortile era molto grande: in mezzo al cortile ci stavano 4 gelsi a distanza ben regolata e i ragazzi più grandi giocavano al pallone, a ‘Bandera’, a ‘Lemù’. Nel mio cortile venivano tanti ragazzi, amici dei miei fratelli e dei miei cugini. In tutta la Via Novara era l’unico così spazioso, qualche volta però la mamma o mio zio Giovanni perdevano la pazienza e allora! Però la tregua durava poco, anche se pioveva non ci si bagnava perché in tutta la larghezza dell’abitato c’era un gran porticato largo forse 5 metri e noi quando pioveva o nevicava si stava là fuori a vedere quanta acqua o neve cadeva dal cielo. Potevano giocare come volevano perché c’era una bella altalena: l’avevano fatta i miei fratelli per i più piccoli: la più piccola di tutta la combriccola ero io, intrigante, sempre a dar fastidio ai grandi”
    DON LUIGI DE CRISTOFORIS…“Dal mio cortile, torniamo sulla strada. Dopo l’officina del fabbro veniva il ‘Bar bottiglieria’. Nel salone d’entrata c’era uno specchio che occupava quasi tutta la parete. Su questo specchio era dipinto un tralcio di rose: sembravano vere e quando mia mamma mi mandava a fare qualche compera ci andavo con piacere, proprio per guardare quelle magnifiche rose sullo specchio. (Naturalmente ho cercato, mentre descrivevo questo salone di rivivere la meraviglia che mi faceva quel ramo di rose così appiccicate allo specchio: ci sono riuscita perché, mentre le descrivevo io le vedevo!).
    Dopo il ‘Caffè Sport’ o ‘Bar bottiglieria’, di proprietà dei Ramola, ecco che la strada si restringe e arriva il forno della Teresa e del Vermondo: ricordo le loro figlie Annetta e Teresa che vestivano sempre elegantemente.
    Poi ecco la cartoleria Gasloli aperta solamente al sabato e mezza giornata alla domenica. Subito dopo la cartoleria una bella casetta ben fatta, io direi anche elegante (attualmente è il Panificio Bove, ndr). Era la casa della sciura Amalia, la maestra, molto importante, molto autoritaria, molto anche voluminosa, era una Dama della Croce Rossa. Era l’amica del nobile Don Luigi de Cristoforis dal quale aveva avuto in regalo la bella casetta e anche un f. (queste cose le dicevano a denti stretti i grandi, ma anche i bambini di allora erano intelligenti e malignetti e capivano anche quello che i grandi non volevano che capissero).
    Ho conosciuto Don Luis come pure Donna Maria sua moglie: era bellissima e anche Lui, Don Luis, era un bell’uomo, con barba ben curata, due bei baffoni rivolti all’insù, come li aveva mio zio Giovanni”.
    LA BOTTEGA DEL GUGLIELMO…“Ora torno al centro di Via Novara sul lato sinistro. Dirimpetto all’officina del Tano faré ecco la bottega della Caterina del Guglielmo, frutta, verdura e tanti figli. Guglielmo, il marito era un tipo irascibile (…) e mia mamma quando sentiva che stavano litigando attraversava la strada, andava in quella bottega e cercava di calmarli, ma non sempre ci riusciva.
    Poi ecco la famiglia Cavaiani, il Pin Rusin faceva il sarto e barbiere; poi arriva la casa del Zepo Dincen (Rudoni) era il fattore del Tatti, lui aveva il compito di controllare e dirigere i lavori dei contadini che lavoravano per il padrone Paolo Tatti (sindaco dal 1863 al 1913, ndr) che era proprietario di buona parte del paese.
    LA SALA DA BALLO: IL VIA VAI…“Dopo l’abitazione del Zapo Dencin (Rudoni) c’erano delle abitazioni per i contadini. Vi abitava anche la Delaide Strascera che sapeva leggere il destino delle carte da gioco, perciò le signorine andavano da lei che con 50 centesimi o 1 lira sapevano se il loro moroso le amava o le tradiva (io ero troppo piccola, ma anche quando fui grande non ho mai creduto alle carte).
    C’erano dei locali rustici, ma che avevano l’apertura sulla strada. Allora ci fu chi pensò di fare qualcosa che potesse rallegrare la gioventù e così, dopo il ‘Cinema Iris’ ecco che la famiglia Ranzani fece una bella sala ‘Caffè Gelateria’, ma quel che più faceva scandalo era che si fece anche una ‘Sala da ballo’ che fu subito battezzata ‘Il Via Vai’! Vi potevano entrare solo le persone che avevano oltre 20 anni e quelle che ne avevano meno stavano fuori sulla strada, ballavano e si divertivano come o forse più di quelli che erano in sala.
    Dopo il ‘Caffè’ e la ‘Sala da Ballo’ c’era il botteghino che vendeva zoccoli, spolette di filo per cucire, frutta e verdura.
    Eccoci di nuovo sulla destra della Via Novara. Dopo la casa della signora Amalia c’era un caseggiato di proprietà Cedrati: il padre e il figlio Natale facevano i prestinai e il loro pane era il migliore del paese.
    Veniva poi l’ultimo caseggiato. Mia mamma mi diceva che era del Giacomot, io però ricordo che vi abitò per tanti anni la Cumà, la sciura Gaetana. Quella casa era molto bella, aveva due bei balconi e un cancello molto bello, ma ciò che mi attirava l’attenzione erano delle pitture che c’erano come cornice sul muro, prima che cominciava il tetto. Le guardavo perché mia mamma diceva: ‘Vedi quella faccia è la tale, quell’altro vicino che ha la gobba è il tale ed erano persone che conoscevo anch’io, ma che non ricordo più i loro nomi o nomignoli. Quelle pitture erano state fatte dal fratello gemello del Giacomot, il Carlin del Bias (Carlo Bonomi).
    In quella casa c’era il negozio della Pina Badona e suo marito Anselmo. Vendevano della tela, grembiuli confezionati, cappelli da uomo e da donna. Era un bel negozio, sul bancone di vendita troneggiavano dei bei vasi di vetro che contenevano confetti, anisit, millegusti. La Pina e mia mamma erano molto amiche perciò quando spendevo il mia palancon (10 centesimi) la Pina era abbondante nel fare il mio cartoccio!
    CIAO BAMBINA!NON SEI STATA CAPITA…MA CE L’HAI FATTA…“ Torno a sinistra per descrivere l’ultimo tratto di Via Novara. Dopo il botteghino di roba mista, ecco la casa di Donna Maria, qualche locale, una porta, una finestra, un tratto di muro, la stradicciola un po’ in salita si allarga per dare spazio al portone d’entrata. Facevano da cornice due piante di robinia che a primavera inoltrata i grappoli di fiori bianchi mandavano un profumo così forte che lo si sentiva per tutta la via. Erano belle quelle piante, stavano bene, mettevano allegria.
    Il portone in legno della villa De Cristoforis (attuale palazzo municipale, ndr) era quasi sempre chiuso. Quando lo aprivano si vedeva l’entrata ben curata, le aiuole in fiore, anche il selciato era bello, di sassi bianchi e neri messi con maestria, che figuravano delle grandi foglie. Dopo questo spazio incominciava la strada in discesa, tutta in selciato, che portava al Naviglio. Qualche passo ancora, ecco, mi fermo qui. A destra vedo la ‘Trattoria della Pesa’ del Cicoon Pidola alle mie spalle la Madonna davanti a me la strada con quella polvere che quando camminavo a piedi nudi sembrava cipria.
    Seguendo i miei ricordi vedo il ponte sul Naviglio, come era allora, molto pittoresco e vicino a lui, come per proteggerlo, la grande, la magnifica secolare quercia: come era bello sedersi sul parapetto del ponte e godere della sua ombra!
    Un poco più in là, a sinistra, una piccola casa, con un piccolo porticato che le dava un aspetto un po’ autoritario: la Gareta, così la chiamavano.
    C’è un po’ di foschia e i miei occhi si appannano, allora mi giro un po’ a sinistra, guardo giù e vedo una bambina con la sua mamma che scendono verso il Naviglio, è così bella, delicata, e tenera questa immagine che non vorrei si cancellasse dai miei ricordi!…’Ciao bambina! Non sei stata capita…ma ce l’hai fatta!’
    Ora i sogni e i ricordi sono finiti. Mi giro e ciò che stava alla mia sinistra ora è alla mia destra e viceversa. La strada, il ponte sono alle mie spalle: guardo, cerco dove sono le piante di sciscit? che ne succhiavano i fiori? Sì, c’è ancora la villa De Cristoforis ma non ha più l’attrazione. La nobiltà che aveva l’hanno pasticciata, ora la chiamano Villa Gray (che per farla più volgare qualcuno la chiama Villa Grey!) che brutto: per me è e sarà sempre la casa della Donna Maria.
    Dove sono la casa del Giacomot e tutto quello che c’era? Però da dove guardo vedo ancora, ma si sta cancellando come nella nebbia, l’osteria del Ramola, al Tano faré, i due gelsi, un portone…il numero 6 di Via Novara. Ma dov’è la via Novara? La Bettola? Non c’è più è stata sopraffatta dalla Via Roma…

    FINE. In questo mio scritto ci saranno sicuramente degli errori, ma c’è tanto sentimento, amore e nostalgia.”
    Rosetta, 23 maggio 1995

    NB. La Rosetta Pastori, nata nel 1912 in Via Novara, 6 morì all’inizio del XXI secolo. Del suo cortile, accessibile dal di dietro, attraverso una trasversale di Via Tatti e un viottolo che conduce a quella che probabilmente fu la sua abitazione, sono rimasti solo alcuni lacerti pericolanti.

  • Da Abbiategrasso a Busto Arsizio: il Teatro dei Navigli e la storia di Domingo

    Da Abbiategrasso a Busto Arsizio: il Teatro dei Navigli e la storia di Domingo

    Giovedì 15 febbraio 2024, h. 21.00 BUSTO ARSIZIO Cinema Teatro Lux (Piazza San Donato, 6) TEATRO DEI NAVIGLI DOMINGO Uno spettacolo tratto dal libro di Alberto M. De Priori Il triplice fischio Scritto da Luca Cairati Diretto da Lorenzo Cordara Con Matteo Pisu Busto Arsizio – Uno spettacolo sulla vita di Domingo Grollino, colpito da una rara sindrome degenerativa che ne paralizzò il corpo ad eccezione degli occhi e del pollice sinistro; proprio grazie al suo pollice e alla scrittura, resa possibile da un telefono che gli permetteva di scrivere messaggi, Domingo continuava a comunicare al mondo il suo pensiero e la sua energia.

    Lo spettacolo, scritto da Luca Cairati, liberamente tratto da Il triplice fischio di Alberto M. De Priori, per la regia di Lorenzo Cordara, con in scena Matteo Pisu, con tatto, delicatezza e poesia cerca di raccontare la storia di Domingo, mettendo in evidenza, attraverso tutte le tecniche che il teatro mette a disposizione, le emozioni e i sentimenti che hanno lo accompagnato durante tutta la sua vita. Lo spettacolo è stato ideato per essere fruibile ad un pubblico di ogni genere ed ogni età, con particolare attenzione ai giovani, per portare loro alla ribalta un delicato argomento come la diversabilità, ma prendendoli per mano e accompagnandoli in un viaggio teatrale che li coinvolga direttamente. L’intento è di suscitare nello spettatore un punto di vista “diverso” da quello che può essere la vita quotidiana di tutti i giorni e far pensare che a volte la vita ci mette davanti a un sentiero tortuoso che sembra impossibile da percorrere. Eppure, solo con la nostra forza di volontà e con l’aiuto di persone che ci sostengono tutto sembra meno impossibile. Non è la disabilità che ti definisce, ma il modo in cui affronti le sfide che la disabilità ti presenta.

    BIGLIETTERIA E INFO:
    biglietto unico 10 € I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria di Teatro dei Navigli, c/o l’ex Convento dell’Annunciata ad Abbiategrasso, dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle ore 19, sabato dalle 15 alle 18; in alternativa possono essere acquistati online sul sito di Vivaticket o acquistati tramite Whatsapp business scrivendo al numero 3456711773, aggiungendo al carrello l’evento scelto. Se scegliete questa opzione d’acquisto vi verrà inviato un link dal quale procedere al pagamento. I biglietti potranno poi essere ritirati prima dello spettacolo. PRENOTAZIONI Per prenotare occorre mandare un messaggio o un whatsapp al numero sopra indicato o scrivere una mail a info@teatrodeinavigli.com, precisando nome e numero di biglietti. I biglietti prenotati andranno ritirati almeno 24h prima dello spettacolo.