Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Teatro: al Franco Parenti di Milano, dal 9 gennaio, Fabrizio Gifuni fa rivivere PPP e Aldo Moro

    Teatro: al Franco Parenti di Milano, dal 9 gennaio, Fabrizio Gifuni fa rivivere PPP e Aldo Moro

    Dal 9 al 14 gennaio nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano Fabrizio Gifuni porta in scena ‘I fantasmi della nostra storia’. “I corpi di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini – afferma Gifuni – occupano da quasi mezzo secolo la scena della nostra storia di ombre. Corpi a cui non è stata data ancora degna sepoltura.

    Corpi su cui inciampa, storcendosi le caviglie, un’intera nazione: amici, nemici, distratti o interessati, autenticamente indifferenti o affetti da un’assai consapevole ansia di rimozione, è impossibile per molti non farci i conti. E allora può accadere che questi fantasmi tornino a interrogarci con le loro parole, scomode e urticanti, che troppi, quando erano in vita, irrisero, volutamente distorsero o non vollero ascoltare”. “La tragica conclusione delle loro vite – sostiene Gifuni – matura all’interno di vicende diverse, accomunate però dal medesimo contesto storico: Moro e Pasolini, da postazioni fatalmente contrapposte, vissero con crescente e acuto dolore quello stesso clima, cercando ciascuno di immaginare possibili soluzioni.

    Pur all’interno di condizioni esistenziali e caratteriali diametralmente opposte, entrambi finirono per sprofondare nel medesimo stato di angoscioso isolamento. Fino al tragico epilogo. Per questo motivo ho scelto di riportare in scena, eccezionalmente insieme per pochi giorni, i due lavori teatrali più rappresentativi di questo percorso: ‘Con il vostro irridente silenzio’ – rituale scenico dedicato alle carte di Moro e ‘Il male dei ricci – Ragazzi di vita e altre visioni’, sintesi e nuova elaborazione drammaturgica di precedenti lavori dedicati a Pasolini. Restituire una voce a questi due fantasmi non è, oggi, soltanto un esercizio di memoria, ma un rito collettivo più che mai necessario a un’intera comunità”, conclude Gifuni.

  • Gigi D’Alessio, 5 live alla Reggia di Caserta a settembre

    Gigi D’Alessio, 5 live alla Reggia di Caserta a settembre

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Parte un nuovo anno ricco di appuntamenti per Gigi D’Alessio che annuncia a sorpresa sui social un ciclo di concerti in programma il 6, 7, 8, 14 e 15 settembre a Piazza Carlo di Borbone, nella cornice della Reggia di Caserta.
    Cinque speciali serate di grande festa all’insegna della musica, con la storica residenza reale come sfondo.
    -foto ufficio stampa Gigi D’Alessio –
    (ITALPRESS).

  • Lexus LBX, il nuovo crossover compatto per il mercato europeo

    Lexus LBX, il nuovo crossover compatto per il mercato europeo

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Lexus presenta LBX, il nuovo crossover pensato appositamente per il mercato europeo. L’aspetto più significativo del design è una nuova disposizione del frontale che “reinterpreta” la tradizionale griglia a clessidra, un segno distintivo del design dell’ultimo decennio, portando Lexus in una nuova era. La griglia senza cornice dà vita alle linee della carrozzeria a clessidra di LBX, contribuendo all’aspetto forte e dinamico della vettura. Inoltre, è efficiente dal punto di vista aerodinamico e contribuisce a regolare il flusso d’aria sopra e intorno alla vettura. Anche il posteriore dell’auto ha un aspetto deciso e lo stile si ispira a una fonte sorprendente: le torte di riso giapponesi, una tradizionale offerta religiosa diffusa a Capodanno. Queste sono costituite da due dischi, uno piccolo posto sopra uno più grande. Osservando LBX dalla parte posteriore, questo equilibrio di forme si riflette nell’abitacolo compatto dell’auto, un’altra indicazione visiva del baricentro basso che crea un’ottima manovrabilità. LBX è lungo 4.190 mm, largo 1.825 mm, alto 1.545 mm e ha un passo di 2.580 mm.
    Il ridotto diametro di sterzata di 10,4 metri è ideale per la guida urbana. I designer Lexus hanno cercato di creare un abitacolo semplice e raffinato che regalasse la sensazione e l’atmosfera di un modello di segmento superiore. Questo effetto si basa su tre elementi chiave: una buona visibilità con un ampio orizzonte e una plancia fluida e regolare; la sensazione di ampio spazio interno e una console centrale con una presenza imponente. La console centrale è una struttura rigida e prominente con un ampio display inclinato all’indietro in modo da integrarsi perfettamente con la struttura. E’ inoltre dotata di ginocchiere laterali imbottite, di un bracciolo centrale e di un vano inferiore per riporre piccoli oggetti che contiene anche una presa per accessori da 12V e una porta USB di tipo C. La qualità premium e l’attenzione ai dettagli sono evidenti nell’uso di rivestimenti e finiture con un forte appeal visivo e tattile. Oltre alla pelle semi-anilina di alta qualità, le opzioni includono un interno in eco-pelle che utilizza pelle e materiali sintetici per i rivestimenti dei sedili e per il volante, la leva del cambio e le finiture delle portiere. LBX è dotato del più recente sistema Lexus Link Connect, gestito da un touchscreen da 9,8 pollici con rivestimento antiriflesso che ne consente la lettura in qualsiasi condizione di luce. Il sistema di sospensioni è stato progettato per avere un’ottima risposta dello sterzo e una sterzata precisa. Sono state implementate regolazioni specifiche per migliorare la rigidità e la reazione alle forze laterali nelle braccia. La parte anteriore ha un nuovo design di tipo MacPherson, rigido e leggero per garantire una manovrabilità agile e una guida eccellente. Sul posteriore di LBX a trazione anteriore è presente un ponte torcente mentre sul modello a trazione integrale è presente uno schema a doppio braccio oscillante con bracci longitudinali per ospitare il sistema E-Four. Il sistema di sospensioni è stato progettato per avere un’ottima risposta dello sterzo e una sterzata precisa. Sono state implementate regolazioni specifiche per migliorare la rigidità e la reazione alle forze laterali nelle braccia. LBX è dotato di un nuovo powertrain Premium Hybrid, altamente efficiente e ottimizzato per offrire un’accelerazione rapida e reattiva, tipica della propulsione elettrica. E’ un elemento chiave per regalare a LBX una guida dinamica e garantire i vantaggi a tutto tondo della Lexus Driving Signature. La potenza totale del sistema è di 136 CV/100 kW con una coppia massima di 185 Nm, che consente un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 9,2 secondi per il modello a trazione anteriore e 9,6 secondi con trazione integrale. I dati ufficiali del ciclo combinato WLTP suggeriscono un consumo di carburante medio di 4,7 l/100 km ed emissioni di CO2 di circa 100 g/km. Il motore a tre cilindri da 1,5 litri ha un’efficienza termica da record, supportata da una combustione ad alta velocità, ottenuta con tecnologie evolute dall’ingegneria della Formula 1, tra cui una corsa più lunga, un maggiore angolo delle valvole e sedi delle valvole di aspirazione rivestite al laser. I pistoni ultraleggeri sono progettati per lavorare ad alti regimi del motore e hanno un rivestimento in resina che riduce l’attrito con la parete del cilindro. Ulteriore efficienza termica è ottenuta da un sistema di raffreddamento variabile che regola la portata del liquido refrigerante in base alle condizioni di funzionamento del motore e alla temperatura esterna. Ciò consente un riscaldamento più rapido del motore e riduce le perdite per attrito, contribuendo al risparmio di carburante e consentendo l’efficienza del condizionatore d’aria. La fasatura variabile elettronica e intelligente delle valvole sul lato di aspirazione: il Sistema VVTi-E assicura un buon equilibrio tra risparmio di carburante e risposta del sistema, anche a bassi regimi del motore o con basse temperature dell’olio. Oltre a funzionalità come il sistema Advanced Park e il Vehicle Braking Posture Control sopra descritte, LBX è dotato di serie delle funzionalità complete di sicurezza e assistenza alla guida dell’ultima generazione del Lexus Safety System +. Il pacchetto assicura molteplici sistemi per rilevare i rischi di incidente, avvisare il guidatore e fornire automaticamente il controllo dello sterzo, della frenata e della forza motrice, se necessario, per aiutare a evitare o ridurre le conseguenze di una collisione.
    (ITALPRESS).
    – Foto: ufficio stampa Lexus –

  • Al Manzoni di Milano, dal 16 al 28 gennaio, arriva Quasi Amici

    Al Manzoni di Milano, dal 16 al 28 gennaio, arriva Quasi Amici

    Quasi Amici è una storia importante, di quelle storie che meritano di essere condivise e raccontate. Anche con il linguaggio delle emozioni più profonde: quello teatrale. Un adattamento per il teatro del soggetto e della sceneggiatura di Quasi amici è affascinante perché permette di dilatare, in drammaturgia teatrale, quelle emozioni che nascono per il cinema con un altro linguaggio, non solo visivo, ma anche filmico. Emozioni che devono irrobustirsi però con parole e simboli precisi sul palcoscenico per poter rimandare tutti noi a un immaginario condiviso con il quale far dialogare il proprio. E partecipare. Ed è straordinario raccontare ancora più nell’intimità delle parole, degli scambi, delle svolte narrative, delle luci, dei movimenti, che solo una drammaturgia teatrale può cogliere e restituire, dando il senso profondo di una grande amicizia in fieri. Osservando poi il percorso che compiono i due protagonisti per crescere, ognuno nella rispettiva vita e in quella dell’altro e di come uno diventi assolutamente necessario all’altro per poter proseguire indenne, o quasi, il proprio cammino su questa terra.

    Due uomini talmente diversi da costituire una teorizzazione dell’antimateria. Due particelle che potrebbero portare a un’esplosione, un annichilimento delle proprie personalità e invece avviene il miracolo. Ed è questo Miracolo laico che vorrei raccontare. Un uomo molto agiato, ricco, molto ricco, troppo ricco, intelligente, affascinante; un uomo che vive di cultura e con la cultura vive, che si muove e conquista e soddisfa il proprio ego narcisistico con il cervello più che con il corpo. Un uomo a cui il destino ha voluto, per contrappasso, relegare a solo cervello, facendolo precipitare con il parapendio e fratturandogli la quarta vertebra cervicale e riprendendosi il corpo.

    Quel corpo, che era solo un bagaglio della mente, ora nell’assenza, diventa il fantasma di un’identità da inseguire e recuperare. E un altro uomo che entra ed esce di galera, sin da ragazzino, svelto, con una sua intelligenza vivace e una cultura fatta sulla strada e nei film di serie b, che ha visto. Ma decisamente smart. Un uomo che preferisce porre il suo corpo avanti a tutto e lasciare il cervello quieto nelle retrovie. Un corpo che, da subito, ha cercato di farsi strada nelle periferie degradate, in cui un’incertezza diventa come in natura, essenziale per determinare il proprio posto nella catena alimentare. Un predatore che in realtà̀ è una preda delle proprie debolezze. Un uomo che si è privato della carica del cervello che avrebbe potuto essere per lui determinante.
    Questi due uomini si incontrano per un caso e questo caso farà sì che diventino uno per l’altro indissolubili, l’uno indispensabile alla vita dell’altro e lenitivo alla ferità fatale che ognuno ha dentro di sé. Non lo sanno ma loro possiedono un dono che ognuno può donare all’altro: la leggerezza. Come in Pigmalione assistiamo per osmosi a un’educazione alla vita e alla cultura e un’istruzione alla leggerezza.

    È l’assenza di leggerezza, più̀ che la malattia, che tiene ancorato sulla sedia Philippe, la sua pesantezza della vita, della sua percezione del mondo, che lo inchioda a decisioni sbagliate con la figlia adottiva, con i suoi collaboratori, ma soprattutto con sé stesso.
    Non si perdona mai. Da cosa non si è ben capito. Dalla difficoltà di vivere?
    E l’altro uomo che ha fatto della sua leggerezza un modo per non occuparsi di nulla, di scansare ogni problema, ogni profondità, ogni disagio. Una leggerezza frivola, gassosa, che lo porta a risolvere tutto con il corpo, fisicamente e caso strano, pesantemente. Una leggerezza che ha la pesantezza di un dirigibile senza l’idrogeno. Una leggerezza senza controllo.

    Paul Valéry ha detto: «Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume». Uno usa il corpo e uno la mente. Occorre una ridistribuzione totale dei talenti.
    Nell’adattamento teatrale il ruolo di Philippe, l’uomo sulla sedia, dovrà essere riequilibrato, perché nella versione cinematografica è molto sbilanciato il racconto a favore di Driss, l’uomo che arriva ad aiutarlo. Nella versione teatrale i due ruoli saranno equiparati per poter scavare molto di più nel loro rapporto e nella loro ricerca di questa leggerezza calviniana che ci faccia emozionare, godere, ridere fino alle lacrime
    Ho immaginato quindi, di inserire anche quei momenti di sconforto che nel film, per necessità del tempo di racconto non hanno probabilmente trovato spazio, invece nella versione teatrale ci permettono di entrare nella psiche di un uomo completamente paralizzato che diventa tutt’uno con la sua sedia a rotelle elettrica. E nella testa di un altro uomo che ha considerato la vita fino allora come un aperitivo leggero da ingurgitare e poi tranquillamente digerire. Ad esempio: un sogno in cui Philippe si sveglia e lo vediamo camminare. E questa cosa ci disorienta. Philippe chiama subito Driss, è entusiasta della notizia che gli deve dare e Driss arriva ma è lui sulla sedia a rotelle. Philippe, come nel peggiore incubo, si rende conto che è solo un sogno e si sveglia madido di sudore nel suo letto. Ma nel sogno, per una volta, ha capito la strada. Ha perso la gravità che gli dava pesantezza. Ma la ricerca alla leggerezza passa anche per la comicità. Ridere sarà il veicolo segreto per arrivare a comprendere ancora di più i meccanismi che regolano la vita e i destini di questi uomini. Ridere di sé e dell’altro per conoscere di più in profondità chi ci sta davanti: nudo, senza schermi. Un uomo macchina che custodisce gelosamente l’essenza del suo essere uomo in un incontro epistolare con una donna che potrebbe risultare la sua ragione di vita. Che alla fine potrà restituirci uno scampolo di vita reale.

    Per la regia mi sono immaginato un grande spazio aperto, un grande panorama illuminato come una giornata estiva, una notte autunnale, un pomeriggio piovoso. E un piano inclinato che dirada verso il proscenio e che racchiuda al suo interno tutti i luoghi della vicenda, che si aprono e diventano a volte studio, camera da letto, salotto, a volte ristorante eccetera. Ma poi richiudendosi all’interno del praticabile ci restituiscono solo una pianura inclinata in cui far scivolare dolcemente la sedia a rotelle o faticosamente spingerla in salita. Un non luogo esterno che potrebbe essere una spiaggia con il mare davanti, la platea, o un prato dove volano i parapendii e dove nel finale, per realismo magico, seguendo un aquilone che Driss fa volare nel vento di un pomeriggio, Philippe finalmente acquisisce la sua leggerezza e si stacca dalla sua sedia a rotelle e vola come se fosse sul parapendio lasciando finalmente quella sedia che lo schiacciava verso la gravità più̀ pesante del mondo.
    Philippe ha perso la gravità. Ha imparato la leggerezza e Driss, la leggera profondità̀ che non lo fa volare e tiene Philippe ancorato a sé, come un riferimento importante. La loro amicizia, una centratura, per vivere ed essere uomini un po’ più̀ consapevoli della meraviglia e poter ridere, finalmente a crepapelle.

    Alberto Ferrari

    Enfi Teatro
    presenta
    Dal 16 al 28 gennaio 2024
    feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30
    sabato 27 gennaio ore 15,30 e 20,45

    MASSIMO GHINI PAOLO RUFFINI

    QUASI AMICI

    dal film “Quasi amici” di Eric Toledano e Olivier Nakache

    Adattamento e regia
    Alberto Ferrari
    con
    Claudia Campolongo
    Francesca Giovannetti
    Leonardo Ghini
    Giammarco Trulli
    Giulia Sessich
    Diego Sebastian Misasi

    Scene Roberto Crea – Costumi Stefano Giovani
    Disegno luci Pietro Sperduti – Musiche Roberto Binetti
    Assistente alla regia Cristiano Malacrino – Video Robin studio

    Interpreti e personaggi
    Massimo Ghini – Filippo
    Paolo Ruffini – Driss
    Claudia Campolongo – Yvonne, La Voce della Navigator
    Francesca Giovannetti – Magda ed Eleonora
    Leonardo Ghini – Adamo, Candidato, Badante, Gallerista
    Giammarco Trulli – Alberto, Giardiniere, Antonio Legenda, Cameriere, Candidato
    Giulia Sessich – Deb ed Elisa
    Diego Sebastian Misasi – Bastiano, Candidato, Badante, Violinista

    BIGLIETTI
    Da martedì a venerdì
    Prestige € 36,50 – Poltronissima € 33,00 – Poltrona € 25,00 – Poltronissima under 26 anni € 16,00
    Sabato e domenica
    Prestige € 41,00 – Poltronissima € 36,50 – Poltrona € 26,50 – Poltronissima under 26 anni € 18,50
    Per acquisto:
    biglietteria del Teatro
    online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3296348
    telefonicamente 027636901
    circuito Ticketone

  • Renato Zero, 3 sold out e nuova data a Firenze per “Autoritratto” live

    Renato Zero, 3 sold out e nuova data a Firenze per “Autoritratto” live

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Si apre con un annuncio il 2024 di Renato Zero: Autoritratto – I concerti evento, la nuova avventura live prodotta da Tattica che da marzo lo vedrà protagonista nei palasport di Firenze e della sua Roma, si arricchisce oggi di una nuova data nel capoluogo toscano, in programma sabato 9 marzo al Nelson Mandela Forum.
    Biglietti disponibili in prevendita a partire dalle ore 15.00 di venerdì 5 gennaio.
    Dopo aver registrato i primi sold out (tutto esaurito per gli appuntamenti fiorentini del 2 e 3 marzo 2024, e per quello romano del 16 marzo), Renato Zero porta così a 5 i concerti evento di Firenze, per un totale di 11 live con cui l’inarrestabile artista torna a consegnarsi al pubblico che non ha mai smesso di sostenerlo e di celebrare la sua arte e la sua ultracinquantennale carriera.
    -foto ufficio stampa Renato Zero –
    (ITALPRESS).

  • Lancia Ypsilon protagonista anche nel 2023

    Lancia Ypsilon protagonista anche nel 2023

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    TORINO (ITALPRESS) – “Il 2023 è stato il secondo anno record per Lancia! Ypsilon ha raggiunto la seconda miglior quota di mercato nel segmento B della sua storia. All’interno del segmento, la versione ibrida è risultata leader di mercato e la versione Ecochic GPL la terza più venduta del segmento.” dichiara Luca Napolitano, CEO del marchio Lancia. “Dopo 39 anni di successi, quattro generazioni, più di tre milioni di unità vendute, 37 serie speciali, sul podio del segmento B per ben 12 anni consecutivi, la fashion city car di casa Lancia è decisamente una vettura dei record!”. Con 44.743 immatricolazioni (+9% rispetto al 2022), Lancia Ypsilon continua a dominare, essendo la terza vettura più venduta in assoluto sul mercato italiano e il secondo modello più venduto di Stellantis e con il 14,9% di quota ha ottenuto la seconda miglior quota della sua storia nel segmento B. Sempre all’interno delle vendite del segmento B, Lancia Ypsilon è il modello Ibrido più venduto con 39.683 immatricolazioni ed una quota del 46,9%, con quasi una vettura ogni due. Mentre con 4.982 unità e una quota del 9,7%, la versione Ecochic GPL è il terzo modello più venduto del segmento B alimentato a GPL.

    foto: ufficio stampa Stellantis

    (ITALPRESS).

  • Da Natale all’Epifania: notte e luci solstiziali (di Alfredo Cattabiani)

    Da Natale all’Epifania: notte e luci solstiziali (di Alfredo Cattabiani)

    Le dodici notti che vanno dal Natale all’Epifania, oltre a rappresentare i dodici mesi dell’anno, sono intrise di simbolismi. Dall’antichità ad oggi, gli usi e i costumi dei popoli europei che celebrano in queste notti il rinnovamento del cosmo.

    Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord dopo aver toccato il punto più basso con l’entrata nella costellazione del Capricorno. Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alla Kalendae Januarii nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, come si è accennato nell’articolo precedente, (vedi Abstracta n. 9) veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre per seguire la tradizione dei Romani più antichi che, poco esperti in astronomia, si erano fidati dei propri occhi.

    “Prima di cominciare l’anno” scriveva l’Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re “noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile. ..Ah! si degnino gli dèi sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell’universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l’eternità intorno all’essenza feconda del Bene, mediatore fra gli dèi intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l’inesauribile fecondità, l’intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali” (l) .La festa del Sole era diventata il culto più importante in Roma verso la fine del III secolo per l’influenza delle tradizioni orientali.

    L ‘imperatore Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì addirittura il culto statale del Comes Sol Invictus, la cui festa, il dies Natalis Solis Invictus divenne il centro della liturgia imperiale. A questa eliolatria contribuiva non poco il progressivo diffondersi negli ambienti militari di un altro culto di origine orientale, il mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all’evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. È superfluo sottolineare le analogie con la nascita del Cristo in una “grotta” illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.

    All’inizio del IV secolo la festa era diventata così popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i “pagani” fuochi in onore dell’astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste “idolatriche”, pensò di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D’altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione della divina Bontà, Luce che illumina, produce, vivifica, contiene e perfeziona tutte le cose atte a riceverla? (2).

    La prima notizia di una festa del santo Natale a Roma risale all’anno 336. Da Sant’ Agostino veniamo a sapere che anche in Africa la si celebrava nello stesso periodo. Verso la fine del IV secolo era ormai diffusa in tutta l’Italia settentrionale, così come in Ispagna.

    Nel Vicino Oriente invece, fino per lo meno all’inizio del V secolo, quando cominciò a diffondersi l’usanza occidentale, la nascita di Gesù era festeggiata il 6 di gennaio insieme con il suo battesimo e il miracolo di Cana, ed era chiamata Epifania. L’usanza derivava da un antico culto rammentato da Epifanio: la notte fra il 5 e il 6 gennaio si festeggiava ad Alessandria, in Egitto, la nascita del dio Eone dalla vergine Kore, scendendo in processione al Nilo con l’immagine di un bimbo, per raccogliere acqua che si sarebbe trasformata in vino (3) .

    Epifania significa in greco l’”apparizione” di una divinità o un suo intervento prodigioso: e siccome la nascita di Gesù era l’apparizione per eccellenza, i cristiani, orientali, adottarono questo termine per il Santo Natale.

    Successivamente, quando la festa del Natale romano penetrò in Oriente l’Epifania divenne prevalentemente la festa del battesimo di Gesù, mentre in Occidente, che a sua volta l’aveva recepita, dall’Oriente, celebrava “la rivelazione di Gesù al mondo pagano” con la venuta dei Magi a Betlemme, la Casa del Pane. Sicché per la liturgia romana i dodici giorni che seguono il Natale sono un tempo liturgico unitario che ha il suo centro nella Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, alla quale ha dato il fondamento teologico papa san Leone Magno. Egli parla del mistero delle natività del Cristo ( “sacramentum nativitatis Christi”) per indicare il valore salvifico dell’evento. Il Vangelo e i profeti, scrive san Leone Magno, “ci infervorano e ci ammaestrano che il Natale del Signore, quando il Verbo si è fatto carne (Gv. I, 14), non ci appare come un ricordo del passato ma lo vediamo al presente”, e perciò ogni Natale rinnova per noi il Sacro Natale di Gesù (4).

    L’Epifania a sua volta, con la festa che rievoca l’Adorazione dei Magi, visti come “primizie delle genti”, rammenta che il Cristo è Colui che trascende e illumina di vera luce ogni religione come Sovrano universale. Il Vangelo di Matteo, l’unico fra i quattro canonici che testimoni la venuta dei sacerdoti “pagani”, narra che i Magi recarono in dono al Cristo oro, incenso e mirra: l’oro perché è il Sovrano universale, l’incenso perché è divino; la mirra perché è il Grande Medico che può vincere la morte (5).

    Il simbolismo solare informa il periodo natalizio collegando la tradizione orientale-romana al cristianesimo. La narrazione di Matteo, come le leggende e le usanze che vi sono connesse, testimonia di un’epifania di Luce e di Fuoco. E quale mai altro simbolismo si poteva applicare alla sua Natività non soltanto a Roma ma anche in Oriente, dove dall’Egitto all’Iran, l’eliolatria era diffusa? Nella Cronaca di Zuqnĩn, redatta nel 774-775 dal monaco e stilita Isò, e non dissimile da altre leggende coeve, si narra che i Magi, sacerdoti di origine Iranica, depositari della sapienza esoterica, si tramandavano di padre in figlio una scriptura attribuita al terzo figlio di Adamo, Seth, che profetizzava l’apparizione di una stella che li avrebbe condotti fino al Salvatore, atteso in tutte le religioni del Vicino e Medio Oriente. Dai loro antenati i Magi, che sarebbero andati a Betlemme, avevano ricevuto una raccomandazione orale: ” Aspettate una luce che sorgerà da Oriente, luce della Maestà del Padre, una luce che sorgerà in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermerà: sopra una colonna di luce dentro la Caverna dei Tesori dei Misteri”.

    Quell’anno i Magi, saliti secondo l’usanza sul Monte delle Vittorie, dov’erano conservati i rotoli di Seth che rivelavano i “misteri” tramandati da Adamo sulla maestà: di Dio e le istruzioni suoi doni che si dovevano portare al Salvatore, avevano appena compiuto i riti purificatori quando videro qualcosa “simile a una colonna di luce ineffabile scendere e fermarsi sopra la caverna …E al di sopra di essa una stella di luce tale da non potersi dire: la sua luce era molto maggiore del sole, ed esso non poteva stare innanzi alla luce dei suoi raggi”.

    Poi la stella andò a fermarsi davanti alla Caverna, il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile.

    Infine la stella entrò nella Caverna dei Tesori Occulti mentre una voce chiamava i Magi:
    ”Entrate dentro senza dubbi, con amore, e vedrete una vista grande e mirabile”. Entrarono e videro quella luce ineffabile trasformata in un piccolo uomo umile che disse: “Salute a voi, Figli dei Misteri Occulti”, rivelandosi come il Cristo.

    Quella stella, manifestazione ed emanazione della Luce di Dio, e dunque Dio stesso, li accompagna fino alla grotta della Natività dove essi vedono “la colonna di luce scendere e fermarsi davanti alla caverna, e scendere quella stella di luce e fermarsi sulla caverna dov’era nato il mistero e la luce di vita”.

    Durante il viaggio di ritorno riappare loro la luce ineffabile dicendo: “lo sono in ogni luogo e non v’è luogo dove non sono; io sono dove voi mi avete lasciato perché io sono più del sole del quale non v’ è luogo del mondo che ne sia privo, pur essendo esso uno, e se venisse meno al mondo tutti i suoi abitanti starebbero nella tenebra. Quanto più sono io che sono il Signore del sole e la mia parola e la mia luce sono maggiori di quelle del sole!” (6).

    Ispirate al simbolismo solare sono anche alcune usanze natalizie collegate al mondo vegetale (7) , come per esempio l’albero di Natale, emblema – nelle tradizioni dell’Europa centrale e dell’Italia alpina – dell’albero cosmico che unisce i cieli alla terra nutrendo con i suoi “frutti” tutti gli esseri. Il simbolismo di origine pre-cristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo.

    “Questo legno” scriveva Ippolito da Roma in un inno del secolo III “mi appartiene per la salvezza eterna. Me ne nutro, me ne cibo, sto attaccato alle sue radici… Quest’albero, che si allunga fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, s’innalza al centro del cielo e della terra, fermo sostegno dell’universo, legame di tutto, sostegno di tutta la terra abitata, legame cosmico che comprende in se tutta la molteplicità della natura umana “.

    L’Albero di Natale è dunque il simbolo del Cristo-Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all’abete tanti lumini che rappresentano da un lato la nascita del nuovo Sole, del Sole Bambino, e dall’altro la luce che dispensa all’umanità. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi ai suoi rami sono l’emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore. Riunirsi la notte di Natale intorno all’Albero significa essere in comunione con il Cristo, illuminati dalla sua luce, nutriti dalla sua linfa, pervasi dal suo amore.

    Il simbolismo dell’albero solstiziale era stato posto in ombra dal Presepe di san Francesco d’ Assisi, che è diventato dal Medioevo l’usanza più popolare in Italia e che merita un futuro scritto sull’interpretazione dei simboli che contiene, dalla capanna o grotta agli animali, il bue e l’asino. Ma qualcosa era sopravvissuto nel nostro Paese prima del ritornonovecentesco dell’Albero sull’onda del mito americano che l’ha stravolto in emblema del consumo: era – perché oggi va scomparendo – la cosiddetta festa del ceppo diffusa non soltanto in Toscana, ma in varie regioni italiane; in Piemonte ad esempio si chiamava süc, nel trevigiano zöch.

    Il filologo ottocentesco Pietro Fanfani, nel Vocabolario dell’uso toscano, scriveva che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riunivano tra loro e mettevano nel camino un ceppo dicendo in coro: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti e le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino ” . Poi si bendavano i bambini che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta Ave Maria del Ceppo: e quella canzoncina aveva la virtù di far piovere sul ragazzo dolci e regalini.

    Nelle campagne piemontesi si diceva che il ceppo si sarebbe incenerito nelle 12 notti tra il Natale e l’Epifania, simboli dei 12 mesi dell’anno durante i quali il sole nuovo, rappresentato dal legno che si consumava, avrebbe nutrito il cosmo e gli uomini con la sua luce e il suo calore. Quel ceppo altro non era se non il simbolo del Cristo-Sole-Albero cosmico che nutriva l’umanità offrendole i suoi doni durante l’anno. Ecco perché i bambini, percuotendo il ceppo, sentivano piovere sul capo strenne e dolciumi; e perché si diceva “domani è il giorno del pane” : il pane simbolo per eccellenza del cibo spirituale e materiale.

    Per questo motivo si mangiano a Natale dolci a base di farina, tra i quali il più celebre è il panettone milanese. È un ‘usanza antichissima, diffusa in tutta l’Europa. In Francia, ad esempio, si usava cuocere un grosso pane, chiamato pain de CaIandre. Poi se ne tagliava un pezzetto sopra il quale venivano incise tre o quattro croci, e lo si conservava come un talismano capace di guarire da molti mali. Il resto del pain de Calandre era distribuito a tutta la famiglia. In Inghilterra i fornai regalavano ai clienti focacce chiamate Christmas-batch, e i fornai lombardi offrivano il panettone ai clienti.

    E persino la mancia aveva un significato religioso. In un libretto di Amedeo Costa dal titolo chilometrico, Curioso dircorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Mancia solita a darsi nel tempo di Natale, (Bologna 1621), si dice a questo proposito :

    “Suol darsi la Mancia in queste Santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del Nostro Signore Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli della Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch’egli era per cominciare a spargere nel giorno della sua Santissima Circoncisione, il quale dovea poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce”.

    Direttamente collegate al simbolismo solare sono i fuochi d’artificio e le fiaccolate sui monti innevati, che celebrano il nuovo anno, ovvero il nuovo Sole, e hanno anche un valore magico, come ha spiegato il Frazer nel Ramo d’oro.

    Ma, come ha osservato Maria Grazia Chiappori, il fuoco è collegato anche simbolicamente al Cielo, chiamato nello zoroastrismo ” cristallo di rocca” (8). In molte leggende orientali si narra che il bambino donò ai Magi una pietra tratta dalla caverna in cui era nato, una pietra tanto pesante che essi la trasportavano con enorme difficoltà

    Con quel peso non sarebbero riusciti a proseguire il viaggio; e allora, visto un pozzo, ve la gettarono. Ma dopo qualche istante dalle profondità del pozzo s’innalzò una lingua di fuoco che sali fino al cielo. “Questo fuoco – commenta la Chiappori – è una rivelazione sotto forma ignea, e dunque luminosa – come la stella – di Dio. La manifestazione luminosa della divinità ricorda la greca folgore di Zeus e l’iranico fuoco che, nella visione del tardo mazdeismo, scende dal cielo per annunciare la missione di Zoroastro tra gli uomini”.

    Sole, Albero, Stella, Fuoco: tanti simboli che alludono in una complessa trama di corrispondenze, al mistero del divino che pervade il cosmo, e a quel cristallo luminoso che è deposto anche nel nostro cuore se sappiamo vederlo con il terzo occhio.

    di Alfredo Cattabiani (da www.barbadillo.it)

  • Chiara Ferragni torna sui social “Mi siete mancati”

    Chiara Ferragni torna sui social “Mi siete mancati”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Chiara Ferragni torna sui social con una foto che la ritrae sorridente e un messaggio scritto, dopo giorni di silenzio a seguito della vicenda del pandoro Balocco.
    “Mi siete mancati” e “vorrei ringraziare tutte quelle persone che in questi giorni mi sono state vicine e hanno avuto una buona parola per confortarmi”, scrive l’influencer. “Vorrei ringraziare tutte quelle persone che hanno mandato un messaggio o un direct, che hanno chiesto come stessi, che mi hanno spronata a tornare sui social – aggiunge – Grazie a chi c’è, a chi ascolta, a chi non vuole affossare ma aiutare. A coloro che hanno espresso la loro opinione, anche negativa, in tono pacato e costruttivo, perchè nella vita c’è sempre tempo per confrontarsi, riflettere e ripartire. Le persone che ti vogliono veramente bene si vedono nel momento del bisogno, ed io vi ho visti, letti e sentiti. Grazie davvero”.
    -foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • 100mila follower per Filippo Poletti, giornalista milanese delle ‘buone notizie’

    100mila follower per Filippo Poletti, giornalista milanese delle ‘buone notizie’

    Primi 100mila follower per il Top Voice di LinkedIn Filippo Poletti che dal 5 maggio 2017, tutte le mattine alle ore 7, racconta una buona notizia legata al mondo del lavoro: classe 1970, è il giornalista italiano più seguito sul social media delle professioni grazie al taglio positivo dei suoi contenuti. Davanti a lui, nella top 15, figurano personalità come Luca de Meo di Renault, la premier Giorgia Meloni, Nerio Alessandri di Technogym, l’ex calciatore Giorgio Chiellini, Cristina Scocchia di Illy, Carlo Bonomi di Confindustria e Stefano Domenicali di Ducati.

    “Ciascuno è artefice della propria influenza anche in rete, sia essa positiva o negativa. Io ho deciso di essere un Top Voice delle buone notizie. Dal 2017 a oggi ho pubblicato su LinkedIn 3.680 post, tutti con un taglio positivo o propositivo”, spiega Poletti. Parafrasando lo scrittore David Foster Wallace, “le belle storie – dice Poletti – possono spostare metaforicamente le montagne, almeno nel cuore di ciascuno di noi. E possono anche contribuire a diffondere il clima di fiducia all’interno del Paese”.

    Pensando ai temi caldi del 2024, “parità di genere, smart working e welfare continueranno a interessare i lavoratori sui social media – prevede Poletti, autore del libro ‘Smart Leadership Canvas: come guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale con il cuore e il cervello’ -. Sicuramente, dopo l’avvio dell’orario ridotto a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Luxottica o Lamborghini, il tema della riorganizzazione del lavoro continuerà a essere centrale. Sotto questo aspetto la maggiore produttività generata dall’intelligenza artificiale permetterà di efficentare i tempi di lavoro, facendo risparmiare tempo prezioso alle persone e permettendo loro un maggiore bilanciamento tra vita e lavoro”

  • Abbiategrasso: ecco i vincitori del concorso presepi dedicato alle scuole

    Abbiategrasso: ecco i vincitori del concorso presepi dedicato alle scuole

    Ad Abbiategrasso la Commissione del concorso dedicato alle scuole, dopo aver visionato i manufatti, conformemente ai parametri di valutazione riportati nel documento Progetti ed interventi comunali a sostegno dell’attività didattica Anno scolastico 2023/2024, ha espresso le seguenti preferenze e relative motivazioni concludendo che tutti sono giunti primi ex aequo.

    “ISTITUTO FIGLIE DI BETLEM”- “ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO”
    Un’idea molto originale la realizzazione artigianale di un pendolo che funge da capanna il cui orologio segna le 23,58 per indicare l’imminente nascita di Gesù.
    Il tempo dell’avvento viene trascorso insieme ai propri figli per la costruzione di un presepe variopinto che è composto da statuine realizzate con la tecnica delle perline a fusione, ricche di sfumature e particolari minuziosi.

    È occorso un lungo lavoro di precisione, attenzione e manualità da parte dei bambini che è stato ripagato dall’aver potuto trascorrere del tempo in maniera costruttiva ed educativa con i propri genitori senza l’affanno della quotidianità che spesso penalizza le occasioni preziose di poterlo fare.

    SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO “C. Correnti”- “NATIVITÀ 2023”
    Solitamente usiamo dei post-it quando abbiamo messaggi importanti da evidenziare o da ricordarci, li mettiamo in punti dove è più facile vederli per non dimenticare le cose urgenti da fare.
    Sono proprio dei post-it ad attirare l’attenzione di chi si avvicina ad ammirare il presepe della Scuola Secondaria di Primo grado C. Correnti perché è di questi piccoli e colorati foglietti di carta che sono realizzate le figure della Sacra Famiglia.
    Ogni biglietto riporta messaggi di pace, amore, speranza, buone azioni commesse, pensieri positivi e propositivi, scritti da TUTTI gli alunni della Scuola, anche in lingue diverse dall’italiano.

    I ragazzi hanno guardato alla Natività come una rinascita dello spirito, affidando simbolicamente alla funzione tradizionale dei post-it l’urgenza e l’importanza dei sentimenti e dei pensieri dei loro scritti nella prospettiva di potersi immaginare in un futuro migliore e pacifico.

    SCUOLA PRIMARIA UMBERTO E MARGHERITA DI SAVOIA- “IL MISTERO DELLA NASCITA CI LASCIA SENZA PAROLE”

    Sulla parete, una figurazione simbolica della frenesia quotidiana, rappresentata in maniera emblematica da frammenti di pagine di libri messi anche sovrapposti l’uno sull’altro, per rendere l’idea della confusione generata dallo smodato e distorto uso quotidiano di parole, spesso mal pronunciate, di dialoghi talvolta interrotti o mai iniziati.

    Il Natale ci viene in aiuto e ci invita a distaccarci da tutto questo, esortandoci ad attraversare un percorso di ascesa alla ricerca di una spiritualità e di una personale ricerca interiore accompagnati, in questo intimo percorso da angeli sospesi realizzati con carta di spartiti a tema religioso che ci conducono alla nascita di Gesù con delle note musicali che si sostituiscono alle parole.