Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • A dicembre in crescita il mercato dell’auto

    A dicembre in crescita il mercato dell’auto

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – A dicembre 2023 sono state immatricolate 111.136 autovetture a fronte delle 104.965 iscrizioni registrate nello stesso mese dell’anno precedente, pari ad un aumento del 5,88%. Lo rende noto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
    I trasferimenti di proprietà sono stati 416.680 a fronte di 402.769 passaggi registrati a dicembre 2022, con un aumento del 3,45%.
    Il volume globale delle vendite mensili, pari a 527.816, ha interessato per il 21,06% vetture nuove e per il 78,94% vetture usate.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Vengo anch’io: perla di rara bellezza dedicata a Enzo Jannacci su Netflix- di Teo Parini

    Vengo anch’io: perla di rara bellezza dedicata a Enzo Jannacci su Netflix- di Teo Parini

    È successo davvero. Il lavoro cinematografico dedicato a Enzo Jannacci, a dieci anni dalla sua scomparsa, ricorda anche questo. La guerra con i suoi echi dolorosi non è finita da troppo tempo, una quindicina d’anni non di più, e la voglia di riscatto sociale oltre che di ‘buen vivir’ passa anche per l’esperienza musicale di quattro artisti che, per i meravigliosi casi della vita, si ritrovano insieme, sullo stesso palco, nello stesso istante. Sono, in ordine puramente casuale, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. A prova di smentita, la più grande e irripetibile quantità di talento che abbia mai dato contemporaneamente lustro alla musica italiana, appunto, d’autore. Ma non solo, perché l’arte, in tutte le sue caleidoscopiche sfumature, l’hanno accarezzata tutta.

    Giorgio Verdelli, strepitoso, con ‘Enzo Jannacci. Vengo anch’io’ – dieci minuti di standing ovation all’80/ma Mostra del Cinema di Venezia – si è dedicato ad Enzo, dei quattro il meno regolare, quello meno gestibile, meno catalogabile. Un elenco di ‘meno’ che potrebbe essere inesausto, tanto per dire che più di così, l’aggettivo è a scelta, non era effettivamente possibile. Il più grande cantautore italiano di sempre per Paolo Conte, un altro gigante che alle parole dà del tu da una vita. E pure per Enzo Arbore. Jannacci con le sue opere, che lui stesso introduce e racconta nel corso del film in veste involontaria di narratore anche attraverso un’intervista inedita concessa allo stesso Verdelli, fosse nato mezzo secolo più tardi sarebbe probabilmente rimasto confinato nella dimensione intimistica dei club che, fortunatamente per noi, l’hanno invece proiettato verso la planetaria immortalità. Altri tempi, altre prospettive, altri uomini.

    Questione di politically correct. Quello ossessivo e caricaturale che sta distruggendo la nostra sconfinata cultura e che Enzo, senza perdere mai il suo proverbiale umorismo, avrebbe frantumato con ciascuno dei suoi pezzi più iconici. Sì, perché Enzo è anche quello di ‘Veronica’, la donna che voleva farsi monaca bestemmiando contro i preti, e quello che prende il semi-sconosciuto Vasco Rossi e gli fa cantare, anzi canta con lui omaggiandolo del suo pianoforte, ‘Vita spericolata’, quando l’intellighenzia bacchettona, tronfia e borghese, al solito senza ovviamente aver compreso nulla del mondo che gli sta intorno, il rocker di Zocca si diverte a deriderlo insieme alle sue canzoni, salvo poi ritornare sui propri passi diversi anni più tardi. Perché, sempre l’intellighenzia, detesta gli ultimi e chi li celebra che, al contrario, incarnano l’anima pura di Jannacci, cantore, appunto, di chi si vede negata financo la voce. Che parlano da soli, con ai piedi le scarpe del tennis, che sguazzano nelle periferie più intrise di umanità e vivono di amori improbabili.

    Fa davvero impressione constatare quanti musicisti, e di quale valore, prestino il loro personale ricordo alla pellicola di Verdelli. Novanta minuti struggenti, perché Enzo lo sapeva essere forse come nessuno, che ripercorrono più lo spirito, il fil rouge, che la carriera dell’artista, anzi del genio, che per testimonianza diretta si scopre aver influenzato, se non indirizzato, la musica di tanti colleghi, senza mai la pretesa di essere considerato un esempio. Mia Martini che ad un certo punto canta ‘Io e te’, poi, significa un sacco di cose. C’è chi ha pianto, ascoltandola e osservando il linguaggio del corpo della strepitosa Mimì, e chi mente. Banale ma non negli effetti sortiti, la prima: una delle voci più toccanti di sempre che sposa una delle poesie più intense di sempre, quella che “… l’avvenire è un buco nero in fondo al tram”. Altrettanto significativa è l’esibizione di Milva nel celebre duetto registrato in studio sulla prosa di ‘Per un basín”, sempre a proposito di canzoni che oggi nessuno si azzarderebbe più a proporre e chissà per quale stupido motivo. Ma, anche qui, spunti di intreccio tra arte, società e costume desunti dal film se ne potrebbero elencare a bizzeffe, commistioni nelle quali l’irriverente Jannacci sguazzava a meraviglia. E noi con lui.

    C’è anche il figlio Paolo che fa capolino, a cui la genetica ha regalato una somiglianza pazzesca oltre che una buona parte del talento paterno. Con la voce spesso sopraffatta dall’emozione, e come potrebbe essere altrimenti, delinea alla sua maniera anche il lato più famigliare, segreto per quanto possa esserlo la vita di un personaggio pubblico, e meno professionale di Enzo. Ma è la risposta alla domanda “Cosa ti manca di più di lui?” che, in chiusura di questo viaggio bellissimo, ci ricorda perché coloro i quali hanno avuto il privilegio di incontrarlo sul proprio cammino lo hanno visceralmente amato. “La sua risata”. Sì, perché “… ridere sempre così giocondo, e ridere delle follie del mondo, e vivere finché c’è gioventù” non è che uno dei lasciti di Jannacci più azzeccati per provare a raddrizzare la disastrata attualità. Per i meno avvezzi, lo stralcio virgolettato appartiene al testo di “Vivere”, capolavoro che val sempre la pena di rispolverare. Non sarà certo una risata a salvare il mondo ma, lo stesso mondo, sarebbe certamente un posto migliore per vivere se tutti lo facessimo un po’ di più. Ecco, verrebbe da definirlo antesignano, Enzo, se non fosse che i tempi da lui anticipati ancora siano lontani da venire. E ciò dà l’idea di quanto Jannacci fosse prima di tutto un precursore.

    Grazie, dunque, a Giorgio Verdelli per un docufilm che fa davvero tanto bene all’anima e che sarebbe delittuoso lasciar cadere nel dimenticatoio. In altre parole, un lavoro da non perdere per chi, ancora nel 2024, ambisce a non omologarsi alla banalità. Che, a ben pensarci, è la vera kryptonite di Jannacci, il Superman improbabile ma che più credibile non si può della musica nella sua forma più alta.

  • Sanremo, Amadeus ha scelto artisti per nave Costa Smeralda

    Sanremo, Amadeus ha scelto artisti per nave Costa Smeralda

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Musica di altissimo livello per gli ospiti della nave Costa Smeralda ancorata al largo di Sanremo, collegata anche con il Teatro Ariston ogni sera. Sarà il rapper italiano Tedua ad inaugurare il palco allestito sulla nave Costa Smeralda, di Costa Crociere. Nella seconda serata del Festival si esibirà il dj e produttore discografico di fama mondiale, Bob Sinclair; nella terza serata invece sarà la volta del cantante italiano Bresh; sul palco di Costa Smeralda, nella quarta serata, Gigi D’Agostino, dj, produttore discografico e conduttore radiofonico. A Tedua il compito di chiudere, con un ospite speciale, le esibizioni degli artisti del “terzo palco di Sanremo”.

    Foto: Agenzia Fotogramma

    (ITALPRESS).

  • Al Paolo VI di Magenta un altro ‘Capodanno per tutti’ riuscitissimo e di successo

    Al Paolo VI di Magenta un altro ‘Capodanno per tutti’ riuscitissimo e di successo

    Ormai è un gruppo rodato e collaudato, affiatato, capace di organizzare eventi di successo. Famiglie, associazioni, comunità pastorale: sono loro i protagonisti di E’ Capodanno per tutti, che anche per questo 31 dcembre- assieme a Contesto e con la collaborazione di tanti altri soggetti- ha ottenuto a Magenta un grandissimo successo. Ben riassunto qui di seguito dalla vulcanica Jessica Oldani, una delle principali organizzatrici. Complimenti a tutti, davvero.

    “Buongiorno bella gente!!!
    Buon 2024!!!
    Pochi scatti ( ne pubblicheranno sicuramente molti altri) per raccontare questa SUPER festa
    Dalla preparazione
    Al briefing pre serata?
    La cucina con le aiuto chef
    La festa???
    Il gruppo lavoro ( manca Dj don Emiliano)
    Cosa dire se non :
    Intenso
    Coinvolgente
    Divertente
    Emozionante
    Buon cibo ( buoooono)
    Buona compagnia ?
    Buona musica… ??? dj D.E.
    Cosa ti resta in mente?
    I sorrisi dei ragazzi, la gioia di condividere INSIEME una festa, veder ballare tutti , ma soprattutto aver diviso il pre lavoro con le famiglie
    E ora?
    ??? ora si torna x le pulizie ???

    Grazie di cuore Don Emiliano Redaelli , il grandissimo chef Luca Caldera , le sue fantastiche aiuto cuoco Cinzia , Carmen e Raffaella

    Grazie a tutta la squadra operativa indispensabile ( foto finale) Bruno Santopaolo, Davide, Luisa Antoniola, , Giuditta ,Luisa Bosetti, Renato, Silvana, Elena

    Grazie ai numerosi ( davvero tanti) ragazzi che sono venuti a preparare la sala ed a quelli che verranno oggi a PULIRE (ieri pomeriggio,nda)?

    2023 è finito INSIEME

    2024 è INIZIATO INSIEME
    ❤️❤️❤️
    Grazie a Merenpesca ( Alessia Merenda Mercato del Mare ) per i kg e kg di gamberi donati
    Grazie a B.A. Per i salami
    Grazie a Bennati per i panettoni e pandori
    Grazie a Iper Magenta per il supporto dato
    Grazie a voi la festa ha avuto un “Sapore e Valore” aggiunto”

  • Capodanno: in Lombardia hanno prevalso cotechino, lenticchie e spumante italiano

    Capodanno: in Lombardia hanno prevalso cotechino, lenticchie e spumante italiano

    È stato un Capodanno all’insegna della tradizione. Cotechino e lenticchie si confermano infatti protagonisti della tavola con un incremento dei consumi del 10% rispetto allo scorso anno. Lo rileva l’Osservatorio del gruppo della grande distribuzione ‘Il Gigante’ (una settantina di ipermercati e supermercati, la maggior parte dei quali in Lombardia) evidenziando come, sempre nel solco della tradizione, si sia brindato con spumanti italiani, con grande richiesta per Franciacorta e bollicine Trentine, oltre che per il Prosecco.

    “Un comparto – spiega Giorgio Panizza consigliere d’amministrazione del ‘Gigante’ – che fa segnare complessivamente un +10% rispetto al 2022. Quasi azzerata, invece, le richieste per gli champagne francesi”. Grande attenzione anche per il pesce, con un deciso aumento delle vendite di salmone, gamberi e tartare quantificabile nel 15%, unito alla più recente richiesta, soprattutto dei giovani, di sushi e cruditè, in prevalenza ostriche e scampi.

    In crescita del 5% anche il panettone classico o innovativo con gocce di arancia e limone o perle di ananas. “Ancora una volta, dunque – conclude Panizza – si è dimostrata forte la volontà di trascorrere il cenone in famiglia o con amici. Una tendenza dettata anche dalla crisi economica che ha orientato il consumatore a puntare sul contenimento delle spese trascorrendo il Capodanno tra le mura di casa”.

  • Vacanze di Natale ‘boom’ anche dopo 40 anni: 500mila euro d’incasso in un giorno

    Vacanze di Natale ‘boom’ anche dopo 40 anni: 500mila euro d’incasso in un giorno

    Dopo 40 anni “Vacanze di Natale” batte tutti al botteghino con la media copia piu’ alta d’Italia e quasi 500.000 euro d’incasso in un solo giorno. Ieri, sabato 30 dicembre, in tantissime sale si e’ registrato il sold out per la commedia cult di Natale firmata da Carlo Vanzina, prodotta dalla Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuita nelle sale, in versione restaurata e rimasterizzata, da Nexo Digital. Cosi’, per accontentare i tanti fan che non sono riusciti a rivederlo, il film in versione restaurata e rimasterizzata tornera’ nelle sale solo per un altro giorno sabato 6 gennaio.

    Uscito al cinema nel dicembre del 1983, “Vacanze di Natale” riconquista il grande schermo per un’altra giornata unica: il Vacanze di Natale day sara’ infatti uno speciale appuntamento nelle sale pensato per radunare tutti i fan che ne conoscono a memoria le battute e le scene piu’ esilaranti e che ne ricordano perfettamente la colonna sonora in cui sono presenti alcuni dei brani piu’ celebri di tutti gli anni Ottanta. “Vacanze di Natale” diretto nel 1983 da Carlo Vanzina, scritto insieme a suo fratello Enrico, e’ una commedia cult, patrimonio dell’immaginario del nostro Paese. Ambientata a Cortina d’Ampezzo e ritmata da una colonna sonora che ha fatto epoca, fotografa con umorismo e leggerezza l’Italia di allora avvalendosi di un cast memorabile: Jerry Cala’, Christian De Sica, Claudio Amendola, Stefania Sandrelli, Karina Huff, Guido Nicheli, Riccardo Garrone, Mario Brega, Marilu’ Tolo, Antonellina Interlenghi, Moana Pozzi e tantissimi altri divertenti interpreti della commedia italiana. Gli arricchiti e i periferici romani, gli sbruffoni milanesi, i pianobar, le cene di Natale, le piste innevate, le gare di sci, le comitive giovanili, le battute fulminanti, fanno di questo film un piccolo romanzo generazionale su come eravamo.

  • Noi e Gaber, stasera su Rai 3

    Noi e Gaber, stasera su Rai 3

    Dopo il trionfo alla Festa del Cinema di Roma, dove è stato presentato in proiezione speciale, e il boom nelle sale cinematografiche, dove ha raggiunto numeri da record con oltre 80mila spettatori nei suoi giorni di programmazione (il 6, 7 e 8 novembre con reprise il 12 e 13 dicembre) “Io, noi e Gaber”, il docufilm sul signor G scritto e diretto da Riccardo Milani, consacrato il film-evento più visto del 2023, arriva in tv lunedì 1 gennaio in prima serata alle 21.20 su Rai 3. Un appuntamento televisivo per cominciare il nuovo anno in compagnia del genio libero di Giorgio Gaber, al centro di una delle pagine più preziose della storia culturale del nostro Paese, proprio nella ricorrenza della sua scomparsa.

    La messa in onda televisiva del docufilm – una coproduzione Rai Documentari, Atomic e Luce Cinecittà – rappresenta un’altra importante tappa del viaggio di “Io, noi e Gaber”, il perfetto epilogo delle iniziative realizzate dalla Fondazione a coronamento di quest’ultimo anno (quello del ventennale) di celebrazioni, di cui la pellicola di Milani è il cuore pulsante. Girato tra Milano e Viareggio, nei luoghi della vita di Giorgio Gaber, “Io, noi e Gaber” è il ritratto più che mai vivo e incisivo del Signor G. Un viaggio esclusivo che attraversa tutte le fasi della sua carriera artistica: dai primissimi esordi nei locali di Milano al rock con Adriano Celentano, dal sodalizio artistico e personale con l’amico Jannacci agli iconici duetti con Mina e alle canzoni con Maria Monti.

    Dagli anni della popolarità televisiva al teatro, con l’invenzione, insieme a Sandro Luporini, del Teatro Canzone, piena espressione del suo impegno politico e culturale. Sullo sfondo, come locus amoenus che tutto muove e in cui tutto converge, si staglia il Teatro Lirico di Milano, simbolo del vicendevole amore tra Gaber e il pubblico milanese, e che oggi porta il suo nome, Teatro Lirico Giorgio Gabe

  • Un anno senza  Benedetto, gigante della Fede e Cassandra del pensiero occidentale- di Marcello Veneziani

    Un anno senza Benedetto, gigante della Fede e Cassandra del pensiero occidentale- di Marcello Veneziani

    Un anno fa, il 31 dicembre, moriva Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, e verrebbe voglia di sposare la tesi dei sedevacantisti e scrivere che da un anno siamo senza papa. Riproponiamo su di lui alcuni pensieri dedicati alla sua figura e al suo pontificato. In un mondo dominato da poteri forti e pensieri deboli, Joseph Ratzinger ha espresso un pensiero forte e un papato debole.

    La fragilità di un corpo e la verità di un principio in un’epoca votata, al contrario, al relativismo dei valori e alla tirannia ideologica contro la realtà e l’identità, la natura e la tradizione. Quando fu eletto, Ratzinger apparve come il papa della continuità, non solo rispetto a Giovanni Paolo II ma alla tradizione cattolica e alla dottrina della fede cristiana. La sua elezione rispecchiava la centralità tedesca nell’Europa unita. Sul piano pastorale, l’avvento di un teologo come Ratzinger indicava una strada e una sfida: affrontare il nichilismo o l’ateismo pratico partendo dalla testa. Cioè dal pensiero, ma anche dal luogo cruciale in cui era sorto, l’Europa cristiana.

    Una specie di kulturkampf, di battaglia culturale. Ratzinger affrontava i nemici radicali della fede sul piano filosofico e teologico. Per risollevare la fede e la Chiesa dalla crisi partiva dal luogo in cui era sorto l’ateismo pratico e teorico, il nichilismo: l’Europa. Ma la sfida si concluse con una disfatta, e non solo perché il Papa vi rinunciò, ma perché non fu frenato il processo di scristianizzazione. La sordità dell’Europa, i pregiudizi verso la Chiesa e il Papa tradizionalista, il suo linguaggio impervio, i temi bioetici, le maldicenze su di lui, l’inimicizia dei poteri, portarono Ratzinger alla sconfitta.

    Si avvertiva nella voce di Ratzinger l’affanno dei secoli, i suoi occhi timidi evitavano di incrociare lo sguardo del mondo. Lo ricordo quando gli consegnammo un premio letterario, su mia proposta, e glielo portammo in San Pietro. Il carisma del Papa si celava dietro il velo della sua ritrosia.

    Qual è il tratto originale di Joseph Ratzinger, cosa lo distingue dalla Chiesa del Concilio Vaticano II, dove lo spirito della modernità sostituì lo Spirito Santo; e cosa viceversa lo distingue dai conservatori e tradizionalisti che sognano di tornare al glorioso passato, alla Chiesa del Sillabo e allo spirito del Concilio di Trento? Per dirla in estrema sintesi: Ratzinger cercò la tradizione dopo la modernità, la fede dopo l’ateismo, il sacro dopo la secolarizzazione. Ovvero si pose il problema di oltrepassare il Concilio Vaticano II, non già di negarlo; di affrontare la crisi spirituale di oggi, non già di condannarla; e pensò di riaffermare la tradizione senza immaginarsi di arretrare allo status quo ante. Per ritrovare la fede, il sacro e la tradizione non bisogna retrocedere ma oltrepassare la linea e scavare più fondo.

    Ratzinger fu un rigoroso difensore della fede e della dottrina contro la dittatura del relativismo e l’incedere dell’islamismo; ma c’era in lui il tormentato filosofo che si confronta con l’ateismo e riapre i conti con Nietzsche, Heidegger e il pensiero contemporaneo. Lui che è stato strenuo difensore della Tradizione, lui che il filosofo cattolico Del Noce definì “il più alto esempio di cultura di destra”; proprio lui, si è affacciato nelle terre incognite dell’ateismo più di ogni altro papa.

    Ma non si limitò a condannare l’ateismo, a criticare il fanatismo islamico, a deplorare il cinismo nichilista dell’epoca; ma provò a dialogare, a confrontarsi, a riconoscere la fecondità dell’inquietudine negli atei e a rispettare le altre confessioni, religioni e tradizioni. Ratzinger non fu un neocons, non fu il cappellano militare dell’Occidente in guerra contro l’Islam, non fu la versione papale di Oriana Fallaci, e non fu un Papa delle Crociate, al di là di quel che si pensò di lui dopo il famoso discorso di Ratisbona. Ma restò realista, consapevole del suo tempo, delle forze in campo e dell’impossibilità di tornare indietro; e fu anche intellettuale, dunque meno incline a trovare soluzioni pratiche, meno propenso all’azione risolutiva o anche solo testimoniale. Il suo magistero si svolse attraverso l’elaborazione dottrinale e il confronto anche con gli atei. Tra fides et ratio.

    Non dimenticheremo, infine, i suoi sguardi di spaventata dolcezza, di trattenuta mestizia, la sua scarsa dimestichezza con le cose del mondo, il suo disagio di vivere nello splendore regale; le sue delicate maniere, le sue pantofole rosse. Il suo sguardo si scusava col mondo e suggeriva agli astanti: sono un pensatore che regge le sorti del Pontificato, abbiate indulgenza. Aveva “quel non so che di angelico”, come diceva Petrarca di Celestino V, il papa che abdicò, “inesperto di cose umane”. Fragile come un cristallo, ma splendente di luce.

    (scritti sparsi su Ratzinger)

  • Da Cracco o a Cortina.. quanto costa il menù di stasera? Fino a 700 euro

    Da Cracco o a Cortina.. quanto costa il menù di stasera? Fino a 700 euro

    – Il Capodanno è alle porte e l’Italia si prepara ad abbracciare il 2024 con proposte (anche) di alta cucina. Da Roma a Milano, passando per Cortina, i ristoranti più rinomati offrono menù – e prezzi – ‘stellati’, pensati appositamente per la notte di San Silvestro, ma c’è anche chi è già sold out, come lo storico ristorante a picco sulle Dolomiti El Camineto, recentemente rilevato da Flavio Briatore. All’ultimo piano di Palazzo Fendi a Roma, il celebre ristorante Zuma propone ‘l’Omakase’ menù, con portate che, per 390 euro a persona, permettono di gustare i piatti della tradizione giapponese, e non solo. Si comincia con un assaggio di manzo di wagyu scottato con ponzu al tartufo bianco per poi proseguire con una tartare di ventresca di tonno con buns al miso e tartufo bianco. Non possono mancare i gyoza di astice e granchio con maionese di alga nori e una portata a base di gambero rosso croccante con dashi piccante. A seguire un’insalata di funghi, cavolo, yuzu kosho e tartufo bianco fino all’immancabile selezione premium di sushi e sashimi. Il clou della cena? Il branzino cileno grigliato con peperoncino verde e salsa di zenzero, accompagnato da una costata di wagyu giapponese con ponzu al tartufo e funghi con burro all’aglio e soia. E a mezzanotte tutti gli ospiti potranno godersi i fuochi d’artificio, ça va sans dire, dall’esclusiva terrazza del locale, dalla quale è possibile scorgere le bellezze di Roma.

    El Camineto, lo storico locale di Cortina d’Ampezzo – un’istituzione sia in fatto di cucina che per la splendida location incastonata tra le Dolomiti, ai piedi delle Tofane – ha già registrato da settimane il tutto esaurito. Il ristorante, che da dicembre è in gestione del gruppo Majestas di Flavio Briatore, è da sempre meta di vip, da Giovanni Malagò a Ilary Blasi a Claudio Panatta. Ma ora è tutta un’altra musica, con Max Gigliotti, dj e producer habitué del Twiga, che ha in programma un evento ad hoc per la notte di Capodanno con musica House, Elettronica e Indie Dance. Del resto, al nuovo Camineto – dove è stato abolito il prosecco in favore dello champagne – dinner e lunch show sono all’ordine del giorno, come mostrano le ultime story Instagram di Daniela Santanché, che si è concessa qualche giorno a Cortina con gli amici – tra cui anche la nota stilista Elisabetta Franchi – e qualche ballo nel locale più in voga del momento. ‘Mistero’ sul costo del menù di San Silvestro: dal locale – a prenotazioni appunto già tutte esaurite – non si sbottonano, ma secondo indiscrezioni il prezzo si potrebbe aggirare sui 700 euro a persona.

    Al ristorante Cracco a Milano lo chef stellato ha preparato anche quest’anno un menù doppio per chi sceglierà di trascorrere la notte di San Silvestro nel suo ristorante o nel noto Cafè, più informale e con prezzi più accessibili. Il menù del ristorante, infatti, si aggira sui 500 euro a persona, mentre ne bastano 200 per il cenone al Cafè. I piatti ideati dallo chef prevedono uno starter di Canapè con burro all’aneto e salmone affumicato, una tartare di gamberi viola su cracker ai sesami e salsa ponzu, astice al vapore in insalata di rape variegate, radicchio, melograno e cavoletti di Bruxelles e tortelli di zucca, castagne al vapore e lardo. Si prosegue poi con risotto mantecato al mascarpone con erbe fini, ricci di mare e polvere al nero di seppia, filetto di manzo con cialda alle erbe, variazione di cavolfiori, indivia brasata e salsa italiana per concludere con veneziana della tradizione e cotechino e lenticchie. Escluse nel prezzo le bevande. Per il menù del ristorante, invece, si comincia con un’insalata russa, caviale e argento accompagnata da un’alga nori croccante, trota reale affumicata, limone e capperi. Poi si passa al cocktail di scampi, radicchio e melagrana e si prosegue con la Polentina di Biancoperla e tartufo, tuorlo candito e gorgonzola dolce. Il menù propone poi sogliola alla mugnaia con uova di salmone e acetosella; ravioli di cotechino e bietola con salsa al rafano e noci, cervo in crosta, funghi e frutti rossi. Si conclude con meneghina di Capodanno, lenticchie alla vaniglia e zabaione al rhum e naturalmente una selezione di vini al calice in abbinamento. A Cagliari, invece, lo chef Michele Ferrara propone al Ristorante Calamosca un menù con piatti di mare, di terra e vegetariani, realizzati con grande tecnica e sensibilità. La cena, tra la veranda e la terrazza del ristorante con vista sul promontorio della Sella del Diavolo, prevede un buffet ricco di sfiziosità: dal Polpo al vapore, crema di peperoni in conserva e polvere di capperi al Pesce Spada in saoer, con uvetta e verdure in agrodolce e Culurgiones arrostito al burro con coulis di pomodoro arrostito. Immancabile anche la selezione dei salumi e l’angolo del pane. Il percorso gastronomico prosegue a tavola con tre menu dedicati al veglione di Capodanno: uno di pesce, uno di carne e uno vegetariano. Dopo la cena, musica, balli, e fuochi d’artificio d’ordinanza a mezzanotte.

  • Capodanno in agriturismo per 350mila

    Capodanno in agriturismo per 350mila

    Sono oltre 350mila gli ospiti per Capodanno a tavola negli agriturismi italiani spinti dalla tendenza a ricercare la buona tavola, ma anche la tranquillità, lontano dalle preoccupazioni e dal caos delle città. È quanto stima la Coldiretti sulla base delle indicazioni degli agriturismi di Campagna Amica e Terranostra favorite anche dalle condizioni climatiche. Si registra – sottolinea la Coldiretti – un aumento dei giovani che trascorrono la notte più lunga dell’anno nella tranquillità delle campagne facendosi tentare dalle golosità gastronomiche tradizionali presenti sulle tavole imbandite degli agriturismi, in un ambiente più raccolto.

    Una scelta condivisa da chi ha scelto di andare in vacanza ma anche da quanti hanno deciso di rimanere a casa limitandosi ad una gita in giornata fuori porta, grazie alla diffusione capillare degli agriturismi lungo tutta la Penisola. L’Italia – continua la Coldiretti – può contare su circa 25.400 aziende agrituristiche che sono in grado di offrire un potenziale di più di 294mila posti letto e 532 mila coperti per il ristoro e quasi 2000 attività di fattoria didattica per i più piccoli.