Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Entra nel vivo BustoFolk: oggi e domani tantissimo da ascoltare e vedere

    Entra nel vivo BustoFolk: oggi e domani tantissimo da ascoltare e vedere

    BUSTO ARSIZIO “Partenza bagnata, partenza fortunata”.

    La danza, come ormai da tradizione a Bustofolk , ha aperto giovedì 14 settembre la ventiduesima edizione del Festival e il pubblico, nonostante la pioggia, ha continuato a ballare sulle note del gruppo Gadan.

    L’evento è organizzato dall’Accademia Danze Irlandesi Gens d’Ys e si svolge al Museo del Tessile di Busto Arsizio (via Volta 6 – Busto Arsizio -VA), dal 14 al 17 settembre 2023.

    Protagoniste assolute della manifestazione saranno la danza e la musica con una vasta proposta artistica internazionale e nazionale, gruppi folk provenienti da 4 nazioni europee e 16 shows che nei prossimi giorni si alterneranno sul palco.

    Bustofolk non è solo musica ma quattro giorni di emozioni ed eventi culturali e ludici per tutta la famiglia, di cui molti ad ingresso libero.

    Sabato 16 settembre 2023 nell’area concerti tornano alle ore 18.30 i Wellermen (Inghilterra)
(vedi nota sopra indicata)

    Seguiranno alle ore 20.00
The Strawboys (Lombardia/Veneto) I 3 ragazzi italiani virtuosi della musica irlandese incontrano la bravissima violinista irlandese per un mix di tune e musica da ascoltare ma soprattutto da ballare!! In questa occasione si presentano con Annemarie McCormack, violinista, membro della Tulla Ceili Band, anima instancabile di decine di session, concerti e di uno degli appuntamenti più importanti in Irlanda: Ennis Trad Fest.

    Per chiudere la serata alle ore 21.30
Stockton’s Wing (Irlanda) La prima apparizione è in Irlanda nel 1977. Migliaia di concerti in tutto il Mondo e per la prima volta in Italia in un Festival Folk, con una formazione che prevede due dei fondatori uniti a dei giovani super musicisti. Imperdibile il concerto della storica band irlandese che ha collaborato anche con Michael Jackson e Prince.

    Ore 23.00 Gnoss (Scozia) Un mix di ballate e tunes tutti da ascoltare e cantare per questi giovani ragazzi scozzesi delle Orcadi.
Per la prima volta a Busto Arsizio sapranno farsi amare e vi coinvolgeranno con la loro bravura e simpatia. Una degna chiusura per un sabato sera estivo eccezionale!

    Bustofolk non è solo musica ma quattro giorni di emozioni ed eventi culturali e ludici per tutta la famiglia, di cui molti ad ingresso libero.

    Sabato, la musica, al Museo del Tessile, inizierà presto, alle 10.00. Sono attesi gli studenti delle Scuole Superiori di Busto Arsizio per ballare tutti insieme ad una festa a ballo.

    Contemporaneamente apriranno la Mostra/concorso fotografico “Terre Celtiche – Irlanda” a cura dell’Istituto Fotografico Italiano, con il patrocinio dell’Ente Nazionale del Turismo Irlandese; la Fiera del Libro Fantastico “Bardica” , una delle novità di questa edizione 2023 con una ventina di autori presenti e alle 14:00 Premiazione del concorso Pagine Folk – VIII Edizione nella sala conferenze (tutti eventi ad ingresso gratuiti).

    Per scoprire cosa sono Le Tengwar è fondamentale partecipare al Laboratorio di scrittura elfica a cura di Roberto Fontana.(ore 11.00)

    A seguire apertura dei food truck e del mercato artigianale

    Nel primo pomeriggio i protagonisti saranno i bambini che con la modalità del gioco, potranno apprendere le basi del rugby.(15.30)

    Dalle ore 13.00 alle 20.00 imperdibili i Giochi di Ruolo a cura dei Ruolatori Seriali, organizzati su due turni 13.00-16.00 e 17.00-20.00.

    Ore 14.00-18.00 Apertura Campi Storici con tanti laboratori didattici, un viaggio in un villaggio celtico, nel parco ad ingresso libero.

    Inoltre non mancheranno gli stage di danze, i Workshop di musica irlandese a cura della Traditional Music Academy e lo stage di Arpa a cura di Katia Zunino.

    Altra novità molto attesa per il 2023 è la conferenza con Cliff Wright, illustratore delle prime edizioni britanniche di Harry Potter a cui seguirà il Workshop di disegno ‘Nature of Seeing’ tenuto sempre dall’artista (modalità di partecipazione sul sito).

    Video trailer: https://we.tl/t-cdHTSMGi0S

    BUSTOFOLK 2023

    Ventiduesima edizione del Festival Interceltico città di Busto Arsizio.

    Location: Museo del Tessile

    Indirizzo: via Volta 6 – Busto Arsizio (VA)

    Organizzazione e Direzione Artistica: Umberto Crespi – Accademia Danze Irlandesi Gens d’Ys

    www.bustofolk.it

    In collaborazione e con il Patrocinio di:

    Regione Lombardia

    Città di Busto Arsizio

    Fondazione Comunitaria del Varesotto

    Culture Ireland

    Turismo Irlandese

    Camera di Commercio Varese – Futuro Impresa Territorio

    Dettaglio costi:
    I biglietti sono acquistabili direttamente alle casse della manifestazione durante i giorni del Festival.
    Giovedì ingresso gratuito per la serata danzante
    Venerdì ingresso area concerti 10 euro
    Sabato area concerti 15 euro
    Domenica area concerti 15 euro
    Sconti sull’acquisto di biglietti per diverse giornate / abbonamento:
    Ven+Sab 20€, Ven+Dom 20€, Sab+Dom 25€, Tutto Incluso 30€
    Ingresso gratuito fino ai 12 anni e Invalidi 100% + accompagnatore

  • C’era un paroliere che mi faceva volare – A cura di Massimo Moletti

    C’era un paroliere che mi faceva volare – A cura di Massimo Moletti

    Il popolo del web dopo la trasmissione film dedicata a Lucio Battisti è esplosa in odio contro il paroliere Mogol.
    Ma una canzone può vivere senza parole? Più importante il testo o la musica? Beh! Bella lotta…
    La morte di Franco Migliacci personaggio eclettico e poliedrico artista mi porta a fare una riflessione.
    Volare di Domenico Modugno sarebbe stata la stessa cosa senza quel bellissimo testo?
    Una canzone famosissima e popolare in tutto il mondo
    Forse, la sua morte deve fare vedere più lontano!
    Una canzone è come un figlio ha bisogno di genitori: parole e musica
    Parentele forti: arrangiamenti
    Poi buoni amici e fratelli o fidanzati: interpreti e musicisti..
    La musica di oggi dove tutti questi lavori vengono riassunti in un solo individuo possono essere belli all’inizio ma poi non c’è più sostanza..
    Quanti testi cantati da decenni da milioni di persone senza sapere che erano stati scritti da lui.
    E quanti cantanti hanno usato le sue parole per arrivare al cuore e primi in classifica: Gianni Morandi; in ginocchio da te e tante altre, Fred Bongusto; una rotonda sul mare e prima per sempre.

    Non siamo degni forse di questi artisti. Forse molto spesso sentiamo di avere una fisarmonica che tutti sappiamo suonare…
    Spaghetti duri da digerire con la salsa di Detroit e molti non sapevano neppure dov’era la città USA ..
    Forse vogliamo buttare giù e su il pianeta e tutto come una Bambola..
    Perché ci sentiamo burattinai della rete..
    Con un cuore zingaro di giudizi e poteri da tastiera senza pensare che sarà del domani e del paese …
    Ed ogni volta ancora come Daltanius contro il mondo via da questa terra virtuale mia….
    Siamo un esercito di Carletto e mostri .
    Credendo di avere ancora o avuto una bella età senza capire che solo uno su mille ce la fa …ma la salita è dura più di un post.
    Ma poi, c’era un ragazzo sarebbe stata la stessa cosa senza quel testo dai capelli lunghi…
    L’amore ci dà sempre ali come grazie a Franco ho composto questo pezzo direttore…
    Non si può criticare un paroliere; Mogol ha una storia legata fortemente ad un cantante storico.
    Ma sia lui che Franco hanno scritto parole e storia della nostra vita ..
    Perché apparteniamo tutti alla sua arte della parole dei testi …

    Perché grazie a te abbiano sognato di esser tutti uguali..uguali

  • Dacia Sandero Stepway, combinazione di stile e funzionalità

    Dacia Sandero Stepway, combinazione di stile e funzionalità

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Dacia Sandero arrivata alla sua terza generazione, può dire di averne fatta di strada. Commercializzata nel 2008, Sandero marca il suo ingresso sul mercato come l’auto fatta per tutti, la city car robusta, pratica e agile. Solo un anno dopo, le si affianca la sua versione Stepway, che già preannunciava i primi passi della Brand verso lo stile outdoor. Il segreto del successo della versione Stepway risiede nelle sue proporzioni generose, l’altezza libera dal suolo rialzata, il senso di praticità e il prezzo sempre accessibile negli anni. Il suo design robusto, inoltre, più pratico rispetto ad una classica city car per le uscite off-road, ma meno imponente dei SUV per i giri in città, è riuscito a conquistare negli anni un importante numero di clienti. Parlando di numeri, infatti, Sandero si conferma l’auto più venduta a clienti privati in Europa, dal 2017, con un mix che vede protagonista la Sandero Stepway con il 66%. Sandero Stepway condivide i codici del design con il mondo crossover, grazie un’altezza libera dal suolo rialzata pari a 174 mm (+ 41 mm rispetto a Sandero, soprattutto per il diametro maggiorato degli pneumatici), barre da tetto contrassegnate dal logo Stepway, grandi modanature per passaruota e parte inferiore delle porte caratterizzata da uno stripping specifico.
    Le barre da tetto non solo aggiungono un valore estetico al design della vettura ma sono la chiave della sua modularità. In pochi secondi, grazie alla chiave alloggiata nel vano portaoggetti e senza richiedere operazioni complesse di smontaggio, si trasformano in un robusto portapacchi con una capacità di carico pari a 80 chili. Questa innovazione è stata introdotta per la prima volta nella gamma Dacia con la terza generazione di Sandero Stepway, per poi essere estesa anche a Jogger. Questo ingegnoso sistema brevettato da Dacia incarna lo spirito della Marca: smart, pratico, semplice e affidabile. L’abitacolo interno offre comfort e modernità, senza dover aggiungere equipaggiamenti superflui. Con Media Control, ad esempio, lo smartphone viene posizionato davanti al conducente grazie a un ingegnoso supporto dedicato e diventa un sistema multimediale mediante l’app Dacia Media Control. Questo dispositivo consente di accedere facilmente a radio, musica, chiamate, messaggi e varie applicazioni GPS nonchè ad altre funzionalità, come il riconoscimento vocale Siri o Android.
    Questi ed altri accorgimenti garantiscono la sicurezza di un acquisto intelligente, in grado di dare valore alle risorse del cliente. L’obiettivo di Dacia è quello di offrire veicoli affidabili, dotati di equipaggiamenti in linea con i bisogni reali dei consumatori e dal design accattivante, sempre al miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato. Una sfida dinamica, che si basa sulla verifica continua della competitività dei prodotti e servizi di Dacia mantenendo il cliente al centro del processo stesso. Il nuovo allestimento Extreme si colloca al top di gamma e propone non solo un look outdoor ma anche una serie di soluzioni pratiche per la vita di tutti i giorni. Colori inediti, finiture color rame, motivi decorativi “topografici” arricchiscono il design di interni ed esterni mentre il nuovo tessuto MicroCloud, pratico e lavabile, e l’Extended Grip aggiungono funzionalità e sicurezza anche sui percorsi più difficili.
    Con l’offerta UP&GO, la dotazione Extreme si arricchisce ulteriormente e si può approfittare una consegna più rapida rispetto a tutte le altre versioni: disponibile con la motorizzazione cuore di gamma ECO-G 100cv con il propulsore benzina 110cv, le versioni Extreme UP offrono un equipaggiamento completo e funzionale, inclusi Media Nav 8”, freno a mano elettrico, sensori di parcheggio anteriori e il blind spot warning. A disposizione tutto l’essenziale, resta solo da scegliere la tinta più cool. Con oltre 3500 ordini dal lancio nel secondo trimestre 2023, le versioni Extreme e Extreme UP si attestano nella scelta dei Clienti per quasi il 20% del mix di vendita.

    foto: ufficio stampa Renault Group Italia

    (ITALPRESS).

  • Torna l’angolo del Bonvegna: quando Papa Giovanni Paolo II ricordò la vittoria di Vienna nel 1683

    Torna l’angolo del Bonvegna: quando Papa Giovanni Paolo II ricordò la vittoria di Vienna nel 1683

    Il 12 settembre, la Chiesa ricorda il SS Nome di Maria, ma nessuno ricorda la grande vittoria delle armate cristiane guidate dal re polacco Giovanni Sobieski a Vienna nel 1683 contro l’immenso esercito ottomano di Kara Mustafà, che nonostante la sua superiorità ha dovuto soccombere anche per i suoi errori strategici come scrive lo storico militare Alberto Leoni. La storia dell’Europa poteva cambiare se la coalizione cristiana non avesse vinto quella battaglia. Interessante la descrizione di Leoni su Il Sussidario.net di oggi. Una vittoria fortemente voluta da un monaco cappuccino Marco d’Aviano e dal Papa di allora Innocenzo XI.

    “Da tutto l’impero, infatti, accorrevano milizie e volontari per essere inquadrati nell’armata di soccorso ed è giusto ricordare i nomi di alcuni loro capi: il principe Georg F. von Waldeck guidava 9mila uomini dai territori dell’Alto Reno; il principe Massimiliano conduceva 10mila bavaresi; l’elettore del Brandeburgo protestante dava 1.200 soldati e Sobieski altri 15mila. È al re polacco che spettava il comando supremo e Carlo di Lorena, positivamente influenzato da padre Marco d’Aviano, accettò di buon grado tale subordinazione. Il lettore moderno ha letto bene: soldati cattolici e protestanti marciavano in battaglia sotto la stessa bandiera, archiviando definitivamente, almeno nell’impero, i disastri della guerra dei Trent’anni conclusasi solo pochi decenni prima, nel 1648”. (Alberto Leoni, VIENNA 1683/ Da Sobieski a Eugenio di Savoia, le vittorie “sotto il segno della croce”, 14.9.23, Ilsussidiario.net).

    Giovanni Paolo II, ricorda la vittoria di Vienna del 1683.
    Quarant’anni fa il 19 settembre 1983 san Giovanni Paolo II tenne un discorso nella piazza degli eroi a Vienna. Un discorso che offre un’interpretazione storica quanto mai attuale.
    “È giusto – disse il papa – ricordare con ammirazione i difensori e i liberatori di Vienna che hanno opposto resistenza all’attacco con una collaborazione esemplare. Noi siamo soprattutto consapevoli del fatto che la lingua delle armi non è la lingua di Gesù Cristo e neppure la lingua di sua Madre, alla quale allora come oggi ci si appella come aiuto dei cristiani. Ci sono casi in cui la lotta armata è una realtà inevitabile a cui in circostanze tragiche non possono sottrarsi neanche i cristiani. Ma anche in questo caso è vincolante l’imperativo cristiano dell’amore per il nemico, della misericordia: colui che è morto sulla Croce per i suoi carnefici trasforma ogni mio nemico in un fratello, cui spetta il mio amore, anche se mi difendo dal suo attacco. Così questo Giubileo non sia il festeggiamento di una vittoria bellica bensì il festeggiamento di una pace donataci oggi in contrasto, annunciato con gratitudine, con un avvenimento che era legato a una così grande sofferenza. Dobbiamo dimostrarci degni della libertà che allora è stata difesa con così grande impegno.

    Voi cristiani in Austria e in tutti gli altri Paesi del Continente! Mostratevi degni di quei fratelli nella fede che anche oggi devono subire persecuzioni per la loro convinzione religiosa e per il loro modo di vivere il cristianesimo, e che devono fare grandi sacrifici. Abbiate il coraggio e la forza – che vi vengono dalla nostra responsabilità cristiana – di impegnarvi anche nella politica e nella vita pubblica per il bene dell’uomo e della società nel vostro Paese e oltre le frontiere.

    Nella Croce sta la speranza di un rinnovamento cristiano dell’Europa, ma solo se i cristiani stessi prendono sul serio il messaggio della Croce. Croce vuol dire: dare la vita per il fratello per salvare, con la sua, la nostra vita. Croce vuol dire: l’amore è più forte dell’odio e della vendetta: dare dà gioia più che ricevere. Impegnarsi è più efficace che chiedere. Croce vuol dire: non c’è naufragio senza speranza, non esiste buio senza stella. Nessuna tempesta è senza porto sicuro. Croce vuol dire: l’amore non conosce limiti: inizia col tuo prossimo ma non dimenticare chi è lontano. Croce vuol dire: Dio è sempre più grande di noi uomini, è la salvezza anche nel più grande fallimento. La vita è sempre più forte della morte.

    Come seguaci di Cristo, cari fratelli e sorelle, voi siete chiamati a dare una risposta liberatoria e una speranza agli uomini di oggi che vivono fra molteplici minacce e turbamenti, con la forza che vi deriva dalla Croce di Cristo, con la vostra parola piena di speranza e con l’esempio cristiano di vita. E curate soprattutto la preghiera.
    Pregate come hanno fatto i cristiani nella sofferenza del 1683. … Raccoglietevi con me in quest’ora sotto il segno della Croce, che oggi abbiamo innalzato in questa piazza per quella vera crociata dell’impegno cristiano e della preghiera.
    Come allora il beato Papa Innocenzo XI chiamava i popoli minacciati alla Santa alleanza, così oggi il suo successore al soglio di Pietro si appella alle vostre coscienze: la battaglia spirituale per una sopravvivenza in pace e libertà richiede lo stesso impegno e coraggio eroico, la stessa disponibilità al sacrificio, la stessa forza di resistenza con la quale i nostri Padri salvarono allora Vienna e l’Europa! Prendiamo questa decisione e affidiamola al simbolo della Croce di Cristo, del Signore di tutta la storia poiché nella sua Croce c’è veramente speranza e salvezza!”.

  • La Memoria del Campo A: nuova visita da Israele a Villa La Fagiana a Boffalora

    La Memoria del Campo A: nuova visita da Israele a Villa La Fagiana a Boffalora

    BOFFALORA SOPRA TICINO – Dopo l’evento inaugurativo della stele alla Memoria del Campo A per l’Aliyah Bet 1945-’48, di Boffalora Sopra Ticino (noto come “di Magenta”), dell’11 settembre 2022, iniziative a tema sono seguite, da parte del gruppo Percorso della Memoria Diffusa (ANPI Prov. Milano, Raggr. Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio – FIVL, Ecoistituto della Valle del Ticino), promotore della stele e di una serie di altri pannelli-memoriali della storia di Resistenza locale, dalla grafica uniforme, alcuni già posati, alcuni in programma, in svariati Comuni del Castanese e del Magentino. Fra queste iniziative, due importanti visite da Israele, la più recente, domenica 10 settembre 2023.

    Spieghiamo brevemente questa pagina di Storia. L’Aliyah Bet del dopoguerra – è noto – fu un’operazione militare sionista di accoglienza e aiuto all’emigrazione degli ebrei europei sopravvissuti alla Shoah, verso la Palestina sotto mandato britannico. L’operazione era clandestina, in quanto gli amministratori inglesi avevano chiuso le porte della Palestina agli ebrei fin dal 1939, per evitare problemi col mondo arabo. Il Campo A, lo dice il nome stesso, fu il principale dell’Aliyah Bet del dopoguerra dall’Italia, il più importante sul piano dirigenziale e funzionale. Era infatti diretto da Yehuda Arazi (capo dell’intera operazione sul nostro suolo nazionale) e da Ada Ascarelli Sereni, sua principale collaboratrice.

    Nella mattinata di domenica 10 settembre 2023, dunque, presso Villa La Fagiana (il sito-memoriale), è avvenuto un nuovo incontro (che fa seguito al recentissimo, del 6 giugno) con un folto gruppo di visitatori da Israele, accompagnati in Italia per un “Viaggio della Memoria” dalla Signora Orli Bach, nipote di Yehuda Arazi (dirigente del Campo A), già ospite d’onore del gruppo Percorso della Memoria Diffusa, nel 2022, per l’inaugurazione della stele.

    Le tappe di questo viaggio sono state il Memoriale della Shoah di Milano, Sciesopoli Ebraica di Selvino, Villa La Fagiana di Boffalora Sopra Ticino, la Sinagoga di Casale Monferrato e infine la Liguria, regione da cui partirono molte navi dell’Aliyah Bet.

    L’incontro a Villa La Fagiana, condotto dalla sezione ANPI di Magenta, referente nel gruppo Percorso della Memoria Diffusa per l’organizzazione di questa iniziativa, è stato, come sempre, aperto al pubblico, con invito ai patrocinanti la stele e a varie personalità. Ha avuto inoltre la collaborazione di Marco Cavallarin, referente per la Memoria di Sciesopoli Ebraica, accompagnatore dei visitatori sia al Memoriale della Shoah che a Selvino.
    La cerimonia semplice e informale, ma di grande significato, è stata coronata dall’esecuzione corale (da parte degli ospiti e del pubblico) di canti ebraici e italiani della Resistenza.

    Anche in quest’occasione, come in giugno, è stata donata ad ogni presente una copia dell’opuscolo Il Ponte (a cura della sezione ANPI di Magenta, in versione inglese per gli ospiti da Israele), che riassume la storia di quel sito.
    “La data di oggi, 10 settembre 2023” – ha detto Elisabetta Bozzi, Vicepresidente dell’ANPI di Magenta – “per una straordinaria coincidenza è la Giornata Europea della Cultura Ebraica. Mi piace pensare che, seppur non ufficialmente, il nostro evento si inserisca perfettamente in questo contesto, percorso di Memoria che sostiene e celebra quello culturale, e che ne è parte integrante”.

    ANPI Magenta
    per gruppo Percorso della Memoria Diffusa

  • Nuovi appuntamenti con il teatro per “E…state a Vittuone”: protagonista anche la Maxentia Big Band

    Nuovi appuntamenti con il teatro per “E…state a Vittuone”: protagonista anche la Maxentia Big Band

    VITTUONE – Proseguono i fine settimana “ricchi” di “E…state a Vittuone”.
    Gli ultimi due sabati sono stati aperti al mattino dalle “Pratiche Orientali per il risveglio mattutino” dell’Associazione Verso Oriente e chiusi alla sera rispettivamente dallo spettacolo teatrale per bambini “Andemm Freakclown, I clown come non li avete mai visti”, seguito da un folto pubblico, e dal concerto della Maxentia Big Band, diretta da Eugenia Canale, che ha proposto “A qualcuno piace Fred”, omaggio allo swing di Fred Buscaglione che ha veramente fatto il “pienone” davanti al palco del “Lincoln”.

    Ora la rassegna proposta dal Comune di Vittuone e curata dal Centro Teatro Navigli di Abbiategrasso prevede una “due giorni”, sempre al Parco Lincoln, dedicata al teatro: venerdì 15, con inizio alle 21, la Compagnia Teatrale Vittuonese presenta, per la rassegna “Gli eventi d’E…state delle associazioni”, “Una volta sola”, letture tratte dal libro di Mario Calabresi. Lo spettacolo era in programma a fine giugno ma era stato rinviato causa pioggia.

    Sabato 16 di nuovo teatro, al Parco Lincoln con lo spettacolo per bambini e famiglie “La Sirenetta”, a cura dell’Associazione Teatro dei Navigli, liberamente ispirata ad una delle fiabe più amate di Hans Christian Andersen.

    L’ingresso a tutti gli spettacoli è libero.

  • Creed Fisher – “This Ain’t The Hamptons” (2023) – by Trex Roads

    Creed Fisher – “This Ain’t The Hamptons” (2023) – by Trex Roads

    Ne ho conosciuti davvero pochi di artisti che uniscono l’essere prolifici a livelli altissimi alla qualità delle loro creazioni. Se devo pensare a un nome per spiegare questo concetto senza dubbio il primo della mia lista sarebbe Creed Fisher, un texano duro e puro.

    Ho conosciuto la musica di Creed in maniera davvero casuale cercando artisti di outlaw country classico in giro per la rete. Mi avevano colpito i titoli e le copertine dei suoi dischi e così ascoltando le sue canzoni, mi sono spinto sempre più in profondità cercando di conoscerne altre.
    La voce potente e intensa di Fisher è un marchio di fabbrica assolutamente riconoscibile e ancora di più lo sono i testi delle sue canzoni devoti all’”uomo che lavora” e al suo paese, soprattutto il Sud e sopra ogni cosa il Texas.
    Ho recensito ormai già 4 album di Creed Fisher, potete trovarli qui su Ticino Notizie se cercate il suo nome, e in nessuno di questi dischi ho trovato dei pezzi brutti o messi lì tanto per riempire uno spazio.

    Alcune volte ho dovuto fare scelte, non potevo recensirli tutti perché, come vi raccontavo, il nostro è prolifico a livelli inimmaginabili: nel 2020 sono usciti 4 dischi a suo nome, nel 2021 altri 3 e l’anno scorso due (contando anche il divertentissimo EP con la partecipazione di tanti piccoli outlaws, andate a scoprirlo non ve ne pentirete.)

    Incredibile che nessuno di questi dischi appaia raffazzonato o senza una produzione perfetta o una scrittura poco fluida, anzi! A margine di questo, ricordo che, il lavoro delle chitarre nei concerti e in tantissimi pezzi passati e anche nei 12 brani di questo Ain’t The Hamptons, è affidato alle mani magiche di un nostro connazionale ormai diventato uno dei chitarristi più apprezzati del circuito indipendente americano: l’umbro Emanuele Pistucchia. Quindi per me gioia doppia nel recensire i lavori di Creed.
    Emanuele, che, assieme alla mitica Orianna di WCN Radio (la radio dove viene trasmesso il mio programma Trex Music Club, ogni mercoledì alle ore 20, n.d.a.), abbiamo intervistato già un paio di volte, è stato testimone della crescita esponenziale della fama di Fisher.

    Dall’esibirsi in piccoli club per poche centinaia di persone a concerti e festival ‘sold out’ con migliaia di presenze ogni sera. E non solo in Texas, dove ormai Creed Fisher è sinonimo di leggenda locale, ma in giro per tutti gli Stati Uniti. Spero che la fama anche da questa parte dell’Oceano cresca (magari anche grazie a me) e un giorno di poterlo vedere mettere a ferro e fuoco anche le assi dei palchi europei, sarebbe magico.
    Questo disco è il terzo dopo aver firmato con l’etichetta indipendente Dirt Rock Empire e, come il precedente, è prodotto dallo stesso Fisher assieme a Bart Rose e Josh Rodgers e registrato nei mitici studi di registrazione Fort Worth Sound di Fort Worth, Texas.

    I singoli avevano anticipato la qualità del nuovo materiale e proprio uno dei singoli apre il disco: One of’Em è country rock potente, polveroso e dal carattere debordante. Le chitarre spingono un riff bellissimo e un testo che è la celebrazione delle cose che Creed e la sua gente amano, senza giudicare chi non la pensa come lui.

    La ballata malinconica Stars and Stripes è per i blue collar, per chi lavora e ama il suo paese ed è un po’ stanco del mondo di oggi e delle sue ideologie che cercando di imporre alla gente. Non è solo in questo Creed, ultimamente anche altri artisti indipendenti venuti dal nulla come lui hanno scatenato un seguito non indifferente senza orpelli, senza magie, ma solo parlando alla gente dei problemi veri, dei drammi e delle gioie che la gente normale vive ogni giorno.

    La musica di Creed è così e la gente lo capisce: nella musica indipendente il pubblico capisce quando sei sincero e vero e, se hai il talento narrativo e compositivo di Creed Fisher, il successo è una conseguenza di tutto questo.
    La title track è un country da leccarsi i baffi, come se ne scrivevano negli anni di Waylon Jennings e Merle Haggard e il titolo si spiega da solo: il posto da dove viene Creed e da dove viene il suo pubblico non ha nulla a che fare con il mondo dei milionari (per non dire di peggio) degli Hamptons. Anzi è proprio in un’altra Galassia.
    Lowdown & Lonesome è la mia preferita del disco: polverosa, sporca, pedal-steel e chitarre, armonica e il racconto della difficile vita del musicista indipendente su e giù per l’autostrada.

    Volete far conoscere Creed a qualcuno, ecco questo è il poster giusto! Splendida anche la successiva Hank Williams, il padre dell’outlaw country, un country rock che sfocia nel southern a cui le chitarre sferzanti regalano un carattere pazzesco. Il lavoro dei chitarristi di Creed è sempre magistrale sia da studio che dal vivo: energico, tecnico e mai banale.
    Gli assoli finali sono la classica ciliegia su questa fantastica torta.
    Dixie è una ballata dedicata alla sua terra, dove il violino e la voce di Creed prendono il proscenio e ci guidano verso il tramonto in lontananza, dove possiamo ammirare la bellezza degli arrangiamenti e l’abilità dei musicisti che si è portato in studio di registrazione per far prendere vita a queste storie di vita vera.

    Fantastico il southern rock chitarristico di You Ain’t From the South e perfetto il duetto con un altro grande artista texano indipendente Kaleb McIntire. Chitarre che sferzano l’aria, voci potenti e lo sfondo di banjo e polvere. Come sempre l’assolo finale è gioia per le orecchie.

    Il banjo e le chitarre hanno il compito di chiudere il disco con The Party’s Right Here: c’è tutto il country rock e il southern, la celebrazione di tutto ciò che Creed ama, ci sono Waylon e Hank, le birre ghiacciate e la voglia di svagarsi dopo la settimana lavorativa. Per inciso Creed ha fatto lavori veramente duri fino a pochi anni fa e sa benissimo di cosa parla quando racconta queste cose: le ha vissute e si sente.

    Un disco che avrebbe potuto essere solo buono e poco ispirato e invece, nonostante sia il 14°della sua discografia iniziata con Down Here in Texas nel 2012, è dannatamente bello, energico, arrangiato alla grande e suonato da una band dal talento assoluto.

    Una celebrazione in musica del Sud degli States, non solo del Texas: nei testi mai così incisivi e veri, ma soprattutto nella musica dove Creed sa mixare sapientemente il southern rock (a volte quasi sfiorando l’hard rock) al country dei classici, arrivando a essere oggi uno dei più credibili eredi dei grandi country men del passato.
    Se Merle, Hank e Waylon fossero qui non potrebbero altro che essere orgogliosi di essere stati gli ispiratori di un talento come Creed e sarebbero felici di sapere la loro eredità in mani così forti e sicure.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org/strong>

  • Domenica l’Open day della Cooperativa Intrecci a Busto Arsizio

    Domenica l’Open day della Cooperativa Intrecci a Busto Arsizio

    BUSTO ARSIZIO VA RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Intrecci è nel suo 20° anno di attività. Un bel compleanno di storie, esperienze, ricordi e progetti. Noi operatori sul territorio di Busto Arsizio siamo sicuramente più giovani di storie ed esperienze, ma grazie alla forza dei 20 anni stiamo sperimentando occasioni di intervento e progettazioni potenti e carichi di ricchezza. E come gli altri colleghi le vogliamo raccontare.

    Lo faremo in una sera di settembre, una sera di un dì di festa – DOMENICA 17 SETTEMBRE – alla parrocchia di Sant’Anna, a Busto Arsizio, che è il luogo di una parte del nostro lavoro.

    Lo faremo con un’apertura straordinaria degli spazi messi a disposizione dalla parrocchia e prendendo in prestito le parole e la musica di Fabrizio De Andrè, per riassumere con la poesia e la “sacralità” della sua direzione ostinata e contraria la Strada che percorriamo ogni giorno in ogni incontro con le storie degli uomini e delle donne che beneficiano dei nostri interventi.

    Dalle 17.30 in poi ci saremo e avremo occasione di:

    Fare una merenda insieme, o comunque cominciare a incontrarci
    Dalle 18.00 circa ascoltare storie e canzoni di Faber grazie ad una raccolta casalinga di musica e parole che girerà nei nostri progetti e tra le storie dei nostri incontri quotidiani
    Dalle 19.30 in poi mangiare e bere qualcosa
    E in ultimo dalle 20.45 in poi unirci con tutte le nostre voci, con qualsiasi strumento che sappiamo suonare e qualsiasi passo di danza che sappiamo fare in una CANTATA POPOLARE (guidata da un gruppo di musicisti) che attraverserà tante canzoni di De Andrè e ci permetterà di vivere un momento di condivisione, libertà e riflessione
    Ci saranno con noi gli amici dell’associazione Oblò e della cooperativa la Valle di Ezechiele

    In attesa di vederci e cantare, il nostro lavoro prosegue, con tutto il giusto coinvolgimento di chi non vuole SENTIRSI ASSOLTO MA PER SEMPRE COINVOLTO.

    Ci vediamo domenica 17 settembre, a Busto Arsizio in Piazza Sant’Anna 1!

  • Gli Ambulanti di Forte dei Marmi arrivano a Legnano domenica 24 settembre

    Gli Ambulanti di Forte dei Marmi arrivano a Legnano domenica 24 settembre

    LEGNANO – Gli Ambulanti di Forte dei Marmi: le bancarelle del mercato di qualità più famoso d’Italia tornano finalmente a Legnano, con tutto il meglio del Made in Italy artigianale e le ultime tendenze della moda. Si potranno ammirare le ormai mitiche “boutique a cielo aperto” dell’originale Consorzio domenica 24 settembre in occasione della tradizionale Festa dell’Uva (nella consueta location di Via della Pace, nei pressi del Maniero della Flora, ed in collaborazione con la Contrada). Dunque, un appuntamento da non perdere assolutamente per i tanti appassionati del genere, come sempre all’insegna dello shopping più glamour e conveniente, con orario continuato, anche in caso di maltempo, dalle 8 alle 19.

    Sarà, come al solito, un autentico spettacolo di bancarelle, colori e pubblico, che faranno rivivere le magiche atmosfere del Mercato del Forte, sinonimo di genuinità e qualità artigianale garantita. Sui grandi banchi di vendita è infatti possibile trovare il meglio della tradizione toscana ed italiana dell’artigianato di qualità: abbigliamento, con nuove collezioni griffate e di stock, pelletteria di altissima fattura artigianale (borse e scarpe), la migliore produzione nazionale di cashmere, pellicceria, stoffe pregiate, biancheria per la casa, porcellane, bijoux, raffinati tessuti di arte fiorentina. La qualità è sempre rigorosamente declinata anche con la massima convenienza. Bandite per statuto imitazioni e “cineserie” di scarso pregio, è sui banchi de “Gli Ambulanti di Forte di Marmi” che si trovano le nuove tendenze della moda, spesso riprese anche da tanti fashion blog e magazine femminili.

    Non a caso il Consorzio (depositario del marchio unico, originale e registrato “Gli Ambulanti di Forte dei Marmi”), nato per primo nel 2002 dall’unione di alcuni dei migliori banchi storicamente e tuttora presenti nello storico e famoso (nel mondo) mercato di Forte dei Marmi, con lo scopo di renderne itinerante lo spettacolo nelle piazze nazionali, è stato da allora oggetto di diversi tentativi di imitazione.
    “Il nostro è un invito – spiega il Presidente del Consorzio, Andrea Ceccarelli – a diffidare di ogni tentativo di imitazione e valutare, invece, passando direttamente tra i nostri banchi, la qualità delle nostre merci e l’immagine coordinata delle nostre bancarelle. Il nostro marchio è ormai sinonimo di shopping esclusivo e conveniente”.

    Per conoscere nel dettaglio il calendario completo delle date dei mercati dello show itinerante de “Gli Ambulanti di Forte di Marmi®”, è possibile consultare l’unico sito web ufficiale (attenzione ai “fake”) www.gliambulantidifortedeimarmi.it, dal quale si accede anche alla pagina Facebook da oltre 164mila fans reali e certificati ed alla App del Consorzio.

    Evento-Mercato di qualità con “Gli Ambulanti di Forte dei Marmi®” in occasione della Festa dell’Uva
    • Domenica 24 settembre – Via della Pace, nei pressi del Maniero della Contrada La Flora – LEGNANO (Milano)
    Dalle 8.00 alle 19.00, con orario continuato anche in caso di maltempo

  • I frammenti del monumento di Gaston de Foix tornano a Castellazzo in Villa Arconati

    I frammenti del monumento di Gaston de Foix tornano a Castellazzo in Villa Arconati

    CASTELLAZZO DI BOLLATE – Si va, così, a ricostituire l’antico Camerino funebre: uno degli ambienti più significativi e spettacolari del collezionismo Arconati.
    Questo ambizioso progetto culturale di Fondazione Augusto Rancilio per il recupero del patrimonio storico-artistico di Villa Arconati è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione del Castello Sforzesco di Milano, che ha concesso in comodato alla Villa i calchi ottocenteschi in gesso ricavati dalle sculture marmoree del monumento un tempo conservate a Castellazzo.

    LA STORIA DEL MONUMENTO FUNEBRE DI GASTON DE FOIX
    Il monumento funebre a Gaston de Foix fu realizzato nel primo ventennio del Cinquecento da Agostino Busti detto il Bambaia, all’interno del convento di Santa Marta a Milano, per il nipote del re di Francia Luigi XII, caduto valorosamente nella Battaglia di Ravenna contro la Lega Santa nel 1512. Con l’arrivo degli spagnoli a Milano e la cacciata dei francesi, il monumento non fu mai terminato e ben presto i suoi frammenti divennero il sogno proibito dei collezionisti d’arte, per via della maestria con cui furono realizzati.
    Tra le monache di Santa Marta vi erano anche alcune dame Arconati, pertanto non fu certo difficile per la famiglia riuscire ad accaparrarsi in breve tempo i pezzi più prestigiosi, ovvero i sette bassorilievi narrativi che narrano la vicenda in cui perse la vita il giovane Gaston de Foix. L’unico pezzo del monumento a cui le monache non vollero rinunciare fu la statua giacente del condottiero, che fu murata all’interno di una parete del convento, così da non poter essere portata via.
    Con le soppressioni napoleoniche, però, anche Santa Marta cessò di esistere e la statua passò prima nelle collezioni di Brera e successivamente in quelle del Castello Sforzesco, dove è conservata tutt’ora.

    IL CAMERINO DI CASTELLAZZO DAL SEICENTO ALL’ARRIVO DI CANOVA
    Dal Seicento all’inizio del Settecento la collezione Arconati si arricchì di diversi pezzi originali in marmo del monumento: oltre ai sette bassorilievi narrativi – incastonati nelle pareti del Camerino – giunsero alla Villa anche alcuni Apostoli e Profeti, lesene, lastre e pilastrini decorativi.
    La collezione di Castellazzo era divenuta talmente importante che all’inizio dell’Ottocento persino il critico Giuseppe Bossi e lo scultore Antonio Canova giunsero in visita per ammirarla: nel corso della visita Canova rimase talmente impressionato dalla bellezza dei marmi del Bambaia da affermare “Opere di tal natura sono pressoché impossibili ai nostri giorni”.

    LA GRANDE MOSTRA DI FINE OTTOCENTO E I GESSI DI CASTELLAZZO
    Nel 1872 il Ministero dell’Istruzione Pubblica tentò l’ardito progetto di realizzare una grande mostra in cui si intendeva ricostruire il monumento di Gaston de Foix attraverso calchi in gesso provenienti dalle collezioni pubbliche e private dove i frammenti erano conservati da ormai due secoli. All’epoca, infatti, ancora non ci si era resi conto che l’opera non era mai stata portata a termine.
    Il progetto di ricostruzione si presentò da subito arduo, poiché i frammenti erano dispersi in moltissime collezioni private: la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, Palazzo Madama a Torino, il Museo del Prado a Madrid, il Victoria and Albert Museum di Londra solo per citarne alcune.
    Il formatore Pietro Pierotti fu incaricato di realizzare i calchi per la mostra; si recò, dunque, anche a Castellazzo, dove riuscì nell’impresa quasi impossibile di realizzare i calchi di tutti i pezzi, compresi i bassorilievi incastonati nelle pareti del Camerino.
    Fu probabilmente in quell’occasione che la ricca collezione passata alla proprietà della marchesina Luisa Busca, che all’epoca aveva solo diciassette anni, si arricchì di calchi in gesso – realizzati forse dallo stesso Pierotti – che intendevano completare l’allestimento del Camerino.
    L’allestimento più recente, che raccoglieva sia i pezzi originali in marmo che le copie in gesso, è documentato in una fotografia del secondo Ottocento: un documento dal grande valore storico e assai importante per la ricostruzione dell’ambiente.
    Negli anni ‘90 del Novecento, quando il patrimonio storico artistico del Castellazzo fu messo all’asta, il Comune di Milano acquistò tutti i pezzi originali in marmo, che sono oggi esposti presso la Sala degli Scarlioni del Castello Sforzesco.
    Le copie in gesso realizzate per la grande mostra di fine Ottocento, invece, furono conservate a Brera e successivamente confluirono nei depositi del Castello Sforzesco di Milano.

    IL PROGETTO DI RICOSTRUZIONE DEL CAMERINO DI CASTELLAZZO IN COLLABORAZIONE CON IL CASTELLO SFORZESCO

    «Il progetto di ricostruzione del Camerino di Castellazzo attraverso i gessi ottocenteschi è nato come un sogno ad occhi aperti» spiega Sonia Corain, Conservatore di Villa Arconati: «abbiamo fatto la richiesta di prestito senza sperarci troppo, e invece abbiamo subito trovato grande entusiasmo da parte della dottoressa Francesca Tasso, all’epoca Conservatore responsabile delle Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco, che ha portato avanti con i suoi collaboratori l’iter per la concessione del prestito e ha, a tutti gli effetti, permesso che questo sogno diventasse realtà».
    Un paziente lavoro di restauro – finanziato da Fondazione Augusto Rancilio – di quasi un anno presso i depositi del Castello Sforzesco ha permesso ai gessi di tornare al loro antico splendore. Parallelamente, alla Villa, sono stati restaurati il Camerino e la copia in gesso del Giacente, l’unico pezzo di tutta la collezione di Castellazzo che è rimasto nel luogo originario in seguito alle spoliazioni del Novecento.
    Oltre alla statua giacente di Gaston de Foix, a ricostruire l’allestimento del Camerino arrivano dalle collezioni del Castello Sforzesco: i sette bassorilievi narrativi che illustrano le vicende che portarono alla morte del condottiero, due lesene a trofei, sei pilastrini decorativi, due lastre, una statua di Virtù e dodici tra Apostoli e Profeti, per un totale di 30 pezzi anticamente conservati a Castellazzo.
    Viene, così, a ricomporsi un piccolo scrigno di meraviglie che per secoli ha affascinato per la sua pregiata, quanto ardita, fattura.
    Si rinsalda, inoltre, un doppio filo culturale con le collezioni del Castello Sforzesco: da domenica 17 settembre i Visitatori potranno finalmente rivedere il Camerino di Villa Arconati così come si presentava anticamente, attraverso i calchi in gesso realizzati a fine Ottocento, e potranno ammirare al Castello Sforzesco gli originali in marmo che un tempo erano a Castellazzo.

    «Il recupero della memoria storica del Castellazzo è un progetto tanto stimolante quanto, spesso, complicato. Finora siamo riusciti a ritrovare incisioni e fotografie storiche che mostrano un’istantanea di ciò che questo luogo fu in un passato glorioso, ma inesorabilmente perduto. Veder “tornare a casa” alcuni tra i pezzi più importanti e prestigiosi della collezione di Villa Arconati scalda il cuore e ci dà la speranza che, magari, non sia un episodio isolato.
    Desidero esprimere il mio più vivo ringraziamento ad Antonella Ranaldi, che – negli anni in cui è stata Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano – ha seguito con professionalità e passione l’intero processo di restauro e riconversione culturale di Villa Arconati, fornendoci i suoi preziosi consigli riguardo al riallestimento del Camerino di Castellazzo e concedendo l’autorizzazione a questo importante progetto.
    Il mio ringraziamento va, poi, al Comune di Milano e al Castello Sforzesco per avere concesso il prestito dei pezzi, e in particolare a tutti coloro che hanno condiviso lo spirito e la sensibilità di questo “ritorno a casa”, spendendosi in prima persona perché questo sogno si realizzasse: Claudio Salsi, già Soprintendente Castello Sforzesco e Direttore Musei Archeologici e Musei Storici Castello Sforzesco; Francesca Tasso, Direttrice Area Musei del Castello Sforzesco, Musei Archeologici e Storici di Milano; Luca Tosi, Conservatore Pinacoteca e Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco; Fiorella Mattio, Conservatrice Raccolte Arte Applicata del Castello Sforzesco; e Laura Paola Gnaccolini, Funzionario Storico dell’arte Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, che ha seguito il progetto di restauro realizzato con cura e passione da Marilena Anzani e Alfiero Rabbolini di ACONERRE snc – Arte Conservazione Restauro.
    Senza la sensibilità, la professionalità e la cura di tutte le persone che hanno collaborato al progetto, questo sogno non si sarebbe mai realizzato».

    Cesare Rancilio, Presidente Fondazione Augusto Rancilio