Categoria: Economia

  • NO alla Carne sintetica: prima vittoria della Coldiretti,  il ddl in aula alla Camera

    NO alla Carne sintetica: prima vittoria della Coldiretti, il ddl in aula alla Camera

    I rischi del cibo sintetico e della deriva ambientalista sono stati i temi centrali del convegno promosso dalla Coldiretti di recente a Montichiari in provincia di Breescia, e al quale con il presidente, Ettore Prandini e il segretario generale, Vincenzo Gesmundo, hanno preso parte il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il sindaco di Montichiari, Marco Togni, il direttore generale dell’Ismea, Chiara Zaganelli, l’europarlamentare Paolo De Castro, il presidente di Ixe’ Roberto Weber, Felice Adinolfi docente di economia e politica agraria all’Università di Bologna, il direttore del Consorzio del Grana Padano, Stefano Berni e il ricercatore del Crea, Carlo Bisaglia.

    E il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha scelto il convegno della Coldiretti a Montichiari per annunciare l’avvio della discussione in aula della Camera, dopo il via libera già incassato al Senato, del disegno di legge per l’approvazione definitiva del divieto di cibo sintetico in Italia. Una risposta importante alla mobilitazione della Coldiretti che ha raccolto oltre 2 milioni di firme e coinvolto 2 mila Comuni, tutte le regioni e parlamentari di tutti gli schieramenti.

    Il segretario generale Gesmundo ha spiegato che grazie alla battaglia ingaggiata da Coldiretti è stato sollevato il velo su un business che si stava realizzando sotto traccia. A questo punto – ha detto – la Ue è chiamata a un ragionamento più profondo, così come l’Efsa. Coldiretti in pratica vuole che Bruxelles dica con chiarezza se intende trattare questi prodotti come novel food o come farmaci con un iter di approvazione più lungo. Ed è ovviamente quest’ultima la linea che Coldiretti porta avanti. Gesmundo ha anche annunciato che 11 centri universitari di eccellenza stanno studiando questi prodotti e la Coldiretti si affida dunque al loro responso.

    Tutti gli interventi hanno riconosciuto l’importante azione della Coldiretti nell’aver acceso i riflettori su una questione delicatissima da cui dipende il futuro non solo dell’economia italiana, ma anche della democrazia a livello planetario. Perché accentrare nelle mani di pochi la gestione del cibo porterebbe a uno stravolgimento geopolitico. Ha bollato come falsa la teoria secondo cui con il cibo sintetico si potrebbero sfamare paesi poveri come quelli africani. Con quali soldi potrebbero pagare prodotti brevettati e costosi? Il cibo – ha aggiunto Prandini – è strategico, chi lo detiene governa il mondo.

    Bene dunque i finanziamenti e l’innovazione, ma se non si esce da una visione che vede nell’agricoltura e nell’allevamento la fonte di tutti guasti ambientali, la strada resta spianata per un nuovo modo di “coltivare” in provetta tagliando così le gambe al futuro della zootecnia in primis, ma anche di tutte le filiere. E’ una battaglia – ha sostenuto Prandini – che va giocata fino in fondo senza risparmiare le forze. Il presidente della Coldiretti ha ribadito che “l’Efsa dovrà comunque tenere conto del fatto che come segnalato nel rapporto Fao e Oms sul cibo a base cellulare, esistono rischi che riguardano la trasmissione di malattie, le infezioni animali e la contaminazione microbica oltre alla necessità di una particolare attenzione sull’uso di componenti come fattori della crescita e ormoni usati nei bioreattori ma vietati negli allevamenti europei da oltre 40 anni. Per il tipo di processo e per gli ingredienti utilizzati vanno applicate le procedure autorizzative previste per i medicinali, che necessitano di prove sperimentali di almeno dieci anni”.

    La Coldiretti non ci sta ad assistere allo smantellamento della filiera zootecnica senza la quale il Paese rischierebbe il default.

    Secondo Prandini alcuni interventi della Ue vanno in una direzione penalizzante per l’agricoltura, dalle direttive sulle emissioni alla stessa Politica agricola comune (Pac) pensata 6/7 anni fa. “Ma oggi il mondo è cambiato e ci sono due guerre in corso”. Che senso ha nelle condizioni attuali – si è chiesto Prandini – lasciare le terre a riposo nell’Unione europea nel nome della sostenibilità per poi importare da aree dal Sudamerica all’Asia con un’incidenza delle emissioni superiore a quella della Ue con il risultato di aumentare l’inquinamento?”. Ha difeso con forza la funzione ambientalista della zootecnia che è fissatore di carbonio affermando che senza allevamenti scompare il mais mentre un ettaro di mais equivale a un ettaro di foresta amazzonica.

    Prandini ha invitato a spiegare ai giovani anche il ruolo dell’innovazione, ma ha anche sottolineato che bisogna garantire alle nuove leve condizioni migliori di quelle dei loro padri e dei loro nonni. E da qui l’appello a riconoscere un prezzo del latte equo perché nella situazione attuale un ribasso dei listini si configura come speculazione. Senza redditività non vi sono le condizioni per investire. E infine un invito a mettere in campo strumenti per evitare che prosegua lo scippo di marchi importanti in particolare del settore zootecnico. La proposta di Prandini è di trasformare l’Ismea in una cassa depositi e prestiti per le filiere agroalimentari.

  • A Malpensa e Milano arriveranno i ‘taxi volanti’

    A Malpensa e Milano arriveranno i ‘taxi volanti’

    Il Consiglio comunale di Milano ha approvato una delibera che autorizza la controllata Sea alla costituzione di una società per la realizzazione e la gestione di vertiporti (aeroporti a decollo verticale), ad uso dei cosiddetti taxi volanti. La società, che ha l’obiettivo di costituire un sistema di “Urban Air Mobility”, sarà formata con il coinvolgimento di 2i Aeroporti e Skyports, imprese con specifiche competenze in materia, con la maggioranza di quote a Sea Spa (51%). Il progetto riguarda la futura implementazione di un nuovo sistema di trasporto aereo che consentirà il trasferimento di persone, anche in aree densamente popolate, con l’utilizzo di velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (“eVTOL”).

    Questi servizi intendono introdurre una nuova dimensione della mobilità aerea, offrendo un’alternativa alla mobilità terrestre e promuovendo l’innovazione tecnologica e la transizione verso sistemi più sostenibili. Già nel corso del 2021 Sea aveva avviato studi preliminari per individuare i luoghi più idonei per la costruzione di una rete di vertiporti. Lo studio, redatto con la supervisione e il coordinamento del Politecnico di Milano, individua quattro possibili vertiporti a maggiore rilevanza strategica, due presso gli scali di Linate e Malpensa e due urbani, meramente indicative, presso Porta Romana e CityLife per un costo di investimento iniziale pari a circa 33 milioni di euro.

    La cifra sarà a carico di Sea per il 51 per cento e il resto dai privati che entreranno in società. Lo stesso studio ipotizza anche un traffico di circa 200 passeggeri al giorno per il 2026 (anno previsto di partenza delle operazioni in un network iniziale di quattro vertiporti) e, per i vertiporti, aree comprese tra i 4 e i 6mila mq. L’obiettivo è quello di minimizzare gli impatti, sia per quanto riguarda il tema del consumo di suolo, sia per la componente ambientale. Particolare per quanto riguarda l’inquinamento acustico, grazie ai sistemi di propulsione completamente elettrici, gli eVTOL generano un livello di rumore sensibilmente inferiore rispetto a quello prodotto, ad esempio, dagli elicotteri. La delibera sottolinea anche la necessità di un intervento normativo per definire sia le regole per il volo verticale sia i principi per la definizione delle infrastrutture, ipotizzando quindi, nel breve periodo, di inquadrare l’attività in un ambito di sperimentazione, in accordo con gli Enti preposti. Dal punto di vista della mobilità la finalità di questo progetto innovativo è quello di velocizzare le connessioni fra punti strategici della intermodalità, intercettando esigenze di spostamento di un segmento della popolazione con particolare riferimento al mondo business a cui si unisce un possibile sviluppo sul fronte sanitario e delle emergenze.

    “Questi servizi introdurranno una nuova dimensione della mobilità aerea – ha commentato l’assessora alla Mobilità, Arianna Censi – offrendo un’alternativa alla mobilità terrestre e promuovendo l’innovazione e la transizione verso sistemi più sostenibili. A questo si aggiunge un impulso e investimenti in tecnologia lombarda che potranno anche rendere la nostra città attrattiva per altre imprese, in concorrenza con altre città europee, come Londra e Parigi, che si stanno già impegnando in progetti simili”.

  • Italia, 2023: il dramma del caro affitti

    Italia, 2023: il dramma del caro affitti

    Le principali città Italiane, come in molti altri paesi Europei, vivono una dicotomia crescente tra il boom turistico e la crisi del mercato immobiliare. Mentre le città ed i loro centri storici si animano di visitatori entusiasti, gli studenti universitari e i residenti affrontano una sfida sempre più impegnativa: trovare alloggi a prezzi abbordabili.

    Le città tra turismo e residenti
    L’afflusso turistico ha da un lato portato vitalità e risorse economiche alle città, dall’altro ha causato una significativa trasformazione delle stesse. Numerosi appartamenti, infatti, vengono ora trasformati in B&B, alloggi turistici e strutture ricettive di vario tipo. Questo fenomeno, noto come “turistificazione”, ha spinto residenti e studenti lontano dal cuore della città, costringendoli a cercare alloggi nelle periferie o in zone meno centrali.

    Gli effetti di questa trasformazione sono palpabili:
    Aumento degli affitti: il costo di un monolocale di 35 metri quadrati nel centro di Napoli, ad esempio, ha raggiunto gli 800 euro al mese. Riduzione degli alloggi disponibili: molti proprietari, attratti dai guadagni del turismo, optano per trasformare le proprie abitazioni in strutture ricettive piuttosto che affittarle a residenti o studenti.

    Le città Italiane più colpite

    In particolare, sono state le seguenti città Italiane a subire una maggiore variazione dei prezzi degli affitti per studenti e lavoratori:

    Città

    Variazione (%) rispetto al 2022

    Firenze

    +26,6%

    Torino

    +25%

    Genova

    +16,7%

    Verona

    +14,3%

    Bari

    +11,1%

    Padova

    +10,3%

    Milano

    +10%

    Roma e Napoli

    +9,4%

    Gli studenti universitari: vittime di un mercato in trasformazione
    La crescente difficoltà nel trovare alloggi abbordabili sta diventando un grave ostacolo per studenti fuorisede e giovani lavoratori.

    Inoltre, è altrettanto opportuno ricordare come, a queste difficoltà, si vanno ad aggiungere quelle legate all’aumento dei prezzi di elettricità e gas. Difatti, in questo scenario, risulta estremamente complicato affrontare i costi sempre più elevati delle bollette, soprattutto per i giovani studenti e per le loro famiglie che spesso si fanno carico delle spese.

    In risposta a questa situazione, gli studenti hanno iniziato a protestare, allestendo tende davanti agli edifici accademici e chiedendo soluzioni concrete per affrontare la crisi abitativa. Nonostante le assicurazioni da parte di politici e responsabili universitari, la questione degli affitti rimane irrisolta e continua a rappresentare una sfida per la comunità studentesca e per l’intero paese.

    Le possibili soluzioni
    In un contesto di crescente preoccupazione riguardo all’aumento del prezzo degli affitti (in concomitanza con la crisi energetica), Wikicasa, una società proptech specializzata in informazioni immobiliari online, ha condotto un’analisi approfondita sulle possibili soluzioni per affrontare questo problema:

    Limitare gli affitti brevi: diverse città in Europa hanno già adottato misure per restringere gli affitti inferiori ai 30 giorni. Ad esempio, Venezia ha limitato la durata dell’affitto ai turisti a 120 giorni l’anno.

    Incentivare la tassazione agevolata: si propone di promuovere la cedolare secca, in modo da rendere l’affitto a lungo termine più conveniente per proprietari e inquilini.

    Detrazioni fiscali per l’acquisto di casa: il Bonus Mutuo Under 36, ad esempio, ha offerto aiuto a molti giovani nell’acquisto di una casa.

    Promuovere il canone concordato: si tratta di un accordo tra proprietario e inquilino su un prezzo di affitto inferiore al mercato, con vantaggi fiscali per entrambe le parti.

    Queste e altre proposte hanno l’obiettivo di riequilibrare il mercato immobiliare, rendendo l’affitto più accessibile per studenti, lavoratori e famiglie, con l’obiettivo di far fronte al carovita e al contempo di preservare l’identità culturale delle città.

    Fonte: https://www.contatti-energia.it/news/italia-caro-affitti/

  • Cna: economia lombarda cresce, ma solo dell’1% a ottobre. Stretta creditizia

    Cna: economia lombarda cresce, ma solo dell’1% a ottobre. Stretta creditizia

    CNA Lombardia: “Guardiamo con preoccupazione il sommarsi del conflitto israelo-palestinese alla guerra russo-ucraina. Rischiamo una fase prolungata di bassa crescita. Indispensabili stimoli diretti ed indiretti agli investimenti”. Credito alle imprese: Brescia (-11,6%), Varese (-11%) e Lecco (-10,4%) le più penalizzate

    L’economia della Lombardia rallenta nuovamente, tanto che secondo i dati raccolti a ottobre 2023 la crescita del PILdovrebbe assestarsi esclusivamente attorno all’1%, in peggioramento rispetto alle stime di luglio (+1,5%). L’aspetto positivo riguarda il confronto con il 2019, ovvero i livelli pre-pandemia: nel 2023 infatti il PIL della Lombardia dovrebbe risultare ampiamente superiore al 2019, con un +5,2% fatto registrare in quattro anni. Le previsioni relative al 2024 restano comunque positive, pur senza una crescita netta e convincente. Dagli indicatori più significativi si registrano segni più per PIL (+1,3%), consumi (+1,6%) e investimenti (+2,9%), ma a pesare sull’economia è la stretta al credito delle piccole imprese (-9,2%). Questi sono alcuni dei dati forniti da CNA Lombardia nel Quarto Focus sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.

    Dalla ricerca si nota come si confermi la crescita dei consumi delle famiglienel 2023 (+1,6%), collocandosi ad un livello superiore a quello pre-pandemico (+1% rispetto al 2019). Anche per il 2024 si profila un’ulteriore crescita dei consumi in Lombardia (+1,6%), di fatto allineata al dato del 2023.

    Sul fronte investimenti si registrano dei segnali di rallentamento, anche a seguito dell’aumento dei tassi di interesse e delle turbolenze sulla scena internazionale, pur collocandosi ad un livello ampiamente superiore a quello del 2019 (+23%). Nel 2023 la crescita degli stessi investimenti è dunque destinata ad attestarsi all’1,1%, ovvero -2% rispetto alle precedenti previsioni. Tuttavia, tale dinamica si rafforzerà sensibilmente nel 2024, quando dovrebbe far segnare un +2,9%.

    “Siamo incamminati per un sentiero di bassa crescita – afferma Giovanni Bozzini, Presidente CNA Lombardia -. L’incremento del Pil regionale nel 2024 dovrebbe restare su valori in linea con le previsioni nazionali. I consumi dovrebbero far registrare un’ulteriore crescita. Alti tassi e debolezza del commercio internazionale pesano.”
    “Guardiamo anche con preoccupazione al sommarsi della guerra russo-ucraina e del conflitto israelo-palestinese – osservano in CNA Lombardia -.Ci si interroga infatti, oltre che sui tragici costi umani, su eventuali rialzi dei prezzi del petrolio e di altre commodity. In questo contesto, gradualmente la crescita cinese sta rallentando e l’ufficio federale di statistica registra per il terzo trimestre della Germania un PIL al -0,4%, dopo la crescita zero del trimestre precedente.”

    La vera nota dolente però resta la stretta al credito delle piccole imprese che fa segnare -9,2% nell’ultimo anno. Anche per le imprese medio-grandi il dato resta negativo, ovvero -3,5%, per un totale relativo alla Lombardia che si attesta a -4,2%. La flessione dei prestiti si riscontra in tutti i settori economici: costruzioni (-8,4%), industria (-6,4%), servizi (-2,1%). Relativamente ai tassi di interesse, ad agosto 2023 il tasso medio applicato ai nuovi prestiti fino ad 1 milione di euro ha raggiunto il 5,62% (+3,4% in un anno); con riguardo ai prestiti di importo superiore a 1 milione di euro, il tasso medio ammonta al 4,5% (+3,39% in dodici mesi). Dal punto di vista territoriale, Brescia (-11,6%), Varese (-11%), Lecco (-10,4%), Como (-9,7%) e Pavia (-9,7%)si confermano le province più penalizzate. Seguono Bergamo (-9,1%), Sondrio (-8,3%), Cremona (-6,6%), Monza e Brianza (-4,7%), Mantova (-1,8%), Lodi (-1%), Milano (-0,1%).

    A pesare su questa situazione ci ha pensato l’inflazione che recentemente si è stabilizzata, ma che tuttavia, a settembre 2023, in Lombardia fa comunque registrare un +5,3% rispetto allo stesso mese del 2022. Considerando invece i primi nove mesi del 2023, i prezzi in Lombardia sono aumentatiin media del 7,1%, in particolare nei settori abitazione, acqua, energia (+14,3%), alimentari e bevande (+10,4%), servizi e ristorazione (+8%).

    “La dinamica dei prezzi si sta stabilizzando, ma naturalmente arriviamo a questo punto con il fiato corto – sottolinea Giovanni Bozzini -. Il dato tendenziale (anno su anno) a settembre 2023 è infatti un +5,3% rispetto al settembre del 2022”.
    “Oltre ad incamerare i margini legati al rialzo dei tassi, le banche fanno naturalmente selezione all’ingresso – spiega Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. In dodici mesi il valore dei prestiti alle imprese della Lombardia è diminuito del 4,2%, con una contrazione del 9,2% per le imprese di piccola dimensione. E’ una flessione brusca e trasversale a tutti settori dell’economia.”

    Due indicatori sicuramente positivi sono, invece, senza dubbio l’occupazione e l’export. Per l’occupazione in Lombardia nel secondo trimestre 2023 si conferma la tendenza positiva in atto, tanto che nei primi sei mesi dell’anno si osserva un incremento dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2022, con +67.000 occupati. L’aumento del numero di occupati si concentra però unicamente nei servizi (+1%) e nel settore commercio-alberghi-ristoranti (+6,3%); diversamente, si rileva la flessione dell’agricoltura (-1,6%) e delle costruzioni (-0,6%). Nei territori, invece, sempre Lodi si conferma in prima linea (+3%), seguita da Bergamo (+2%), Monza e Brianza (+1,9%), Mantova (+1,1%), . Calano invece, Cremona (-4,5%), Sondrio (-4,1%), Lecco (-3,9%), Como (-2,2%), Brescia (-1,8%), Varese (-1,5%), Pavia (-1,4%), Milano (-0,5%).
    Per l’export, invece, nella prima metà del 2023 si osserva una moderata crescita in Lombardia (+3,5% rispetto al medesimo periodo del 2022 e +30,5% rispetto al 2019), in particolare emergono le performance positive di agroalimentare (+10,3%), sistema moda (+10,3%) e meccanica (+7,5%), mentre si riscontrano tendenze negative per la metallurgia (-5,2%). Sul fronte territoriale la provincia di Lodi si conferma la migliore (+11,7%), seguita da Monza Brianza (+10,8%), Sondrio (+9,9%), Milano (+8,5%), Bergamo (+7,3%), Pavia (+6,8%), Lecco (+5%), Como (+2%). Male, invece, Mantova (-13,3%), Brescia (-5,8%), Cremona (-5,5%), Varese (-1,4%).
    Leggermente in crescita anche la demografia d’impresa in Lombardia nel 2023 con un saldo positivo (+0,7%) e un aumento di 5.700 unità. Tale progresso riguarda soprattutto servizi (+10,8%), servizi alla persona (+3,6%) ed edilizia (+1,8%), mentre si osserva una contrazione significativa per commercio-turismo (-4,8%), manifatturiero (-7,4%) e agricoltura (-5%). Nella regione, le migliori province risultano essere Milano (+3,4%), Brescia (+1,9%), Varese (+1%) e Monza e Brianza (+0,7%), mentre le peggiori sono Mantova (-6,7%), Sondrio (-4%), Cremona (-3,4%) e Pavia (-3,4%), Lodi (-3%), Lecco (-2,1%), Bergamo (-1,6%) e Como (-0,3%).

    Sul fronte dell’artigianato, dopo i timidi segnali di ripresa riscontrati lo scorso giugno, in Lombardiail numero di imprese artigiane continua a crescere lievemente anche a settembre 2023, attestandosi a 234.412 unità (pari al 28,6% del totale). Tuttavia, rispetto a fine 2019, il numero di imprese artigiane in Lombardia risulta in calo del 3%. In particolare, emerge la diminuzione delle imprese artigiane nel manifatturiero (-4.655), nella logistica (-1.175) e nell’edilizia (-1.790). Sempre in riferimento al 2019, l’unica provincia che fa segnalare un segno positivo è Varese (+2,8%), mentre calano in maniera importante Mantova (-10%), Pavia (-6,3%), Cremona (-6,2%), Lodi (-5,2%). Seguono Sondrio (-4,6%), Bergamo (-4,2%), Lecco (-4,2%), Como (-3,8%), Monza e Brianza (-3,3%), Milano (-2,3%) e Brescia (-0,5%).

    “Il calo delle imprese artigiane rispetto al 2019 è purtroppo rilevante: 7.145 imprese in meno – dice il Presidente di CNA Lombardia -. Non a caso aumentano gli occupati nei servizi e nel turismo-commercio: nel periodo gennaio -luglio 2023 abbiamo avuto un 25% in più di presenze turistiche rispetto allo stesso periodo del 2022.”

    “Siamo di fronte ad indicazioni statistiche da interpretare con attenzione – commenta il Segretario di CNA Lombardia -. Guardiamo al numero di imprese, ad esempio: rispetto al 2019 il saldo è positivo, con 5.700 imprese in più in Lombardia. Tuttavia, se crescono servizi ed edilizia, calano soprattutto commercio, manifattura ed agricoltura.”

  • Milano, prezzi di case e affitti s’impennano: fino al 41% in più

    Milano, prezzi di case e affitti s’impennano: fino al 41% in più

    Una citta’ che prende piu’ di quello che riesce a dare: questa e’ la contraddizione che rischia di vivere Milano, dove il 34% dei contribuenti dichiara un reddito lordo inferiore a 15.000 euro l’anno ma dove nel periodo 2015-2021 i prezzi medi delle abitazioni sono cresciuti del 41%, gli affitti medi del 22% e la retribuzione media di operai e impiegati e’ cresciuta rispettivamente solo del 3% e 7%. Sono alcuni dei dati emersi dal primo report dell’Osservatorio Casa Abbordabile (OCA) promosso da CCL, Delta Ecopolis in partnership con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, dalla ricerca coordinata da Massimo Bricocoli (professore di Politiche Urbane e Housing e direttore DAStU Politecnico di Milano) e da Marco Peverini (assegnista di ricerca DAStU Politecnico di Milano) e supportata da un comitato di esperti interdisciplinare e internazionale.

    Il report e’ stato presentato questa mattina insieme a Alessandro Maggioni, Presidente Consorzio Cooperative Lavoratori e Vincenzo Barbieri, Presidente Delta Ecopolis. Il 2015, anno di EXPO, ha segnato un punto di svolta per la citta’, con dinamiche urbanistiche, sociali ed economiche che sono andate inevitabilmente a modificare l’assetto del capoluogo lombardo, con conseguenze sul lungo termine.

    Il rialzo dei valori immobiliari in zone sempre piu’ lontane dal centro ha pesato progressivamente sulle spalle dei lavoratori a reddito medio basso, costringendoli a cercare un’abitazione in zone piu’ periferiche; ma oggi, sempre di piu’, ad essere in difficolta’ sono profili anche piu’ qualificati. Se si analizzano i dati relativi al numero di alloggi di edilizia residenziale pubblica, si puo’ notare, poi, come dal 2015 al 2021 nel comune di Milano sono stati richiesti permessi di costruire da enti pubblici per soli 196 alloggi, pari all’1,1% del totale dei permessi richiesti, con una conseguente offerta di alloggi pubblici largamente inferiore alla domanda espressa: nel 2022 sono state presentate domande da 36.946 nuclei familiari a fronte di 1.523 alloggi messi in avviso e di 1.297 alloggi assegnati.

    A Milano, i contratti di locazione sono cresciuti da 40.165 nel 2015 a 55.830 nel 2021, ma soprattutto nel mercato transitorio (che passa dal 17,5% al 27,2% dei nuovi contratti) e con canoni in forte crescita: il canone medio registrato da OMI (Osservatorio Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate) e’ cresciuto da 129,6 euro/mq annuo nel 2015 a 173,4 euro/mq annuo nel 2022 (+33,8%), mentre il portale di intermediazione Immobiliare.it per gli stessi anni registra canoni da 182,4 euro/mq annuo nel 2015 a 239,9 euro/mq annuo nel 2022 (+31,5%). Per quanto riguarda le compravendite, il prezzo al metro quadro e’ cresciuto mediamente del 40,7% tra il 2015 e il 2021, con un aumento rilevante delle quotazioni di quei quartieri riconosciuti fino al 2014 come piu’ economici. In particolare, risulta preoccupante la crescita dei valori in tre zone: Stazione Centrale-Viale Stelvio (+ 32,7%); i quartieri di Cenisio, Farini e Sarpi (+ 24,6%); Tabacchi, Sarfatti e Crema (+22,8%). Si tratta di tre zone attualmente interessate da rilevanti interventi di “rigenerazione urbana”.

  • A Rho apre Eicma: passione a due ruote da 45 paesi del mondo

    A Rho apre Eicma: passione a due ruote da 45 paesi del mondo

    Ben 2036 i brand presenti, oltre 700 gli espositori diretti, di cui il 67% proveniente dall’estero in rappresentanza di quarantacinque Paesi. Più del 30% sono imprese che espongono per la prima volta, otto i padiglioni occupati, due in più rispetto al 2022. E poi decine di migliaia di operatori del settore da 120 differenti nazioni e giornalisti, content creator, professionisti della comunicazione di oltre sessanta diverse nazionalità. Sono questi i numeri dell’Edizione numero 80 di Eicma, l’Esposizione internazionale delle due ruote, che torna nel quartiere espositivo di Fiera Milano a Rho da oggi fino a domenica 12 novembre. “Dati da olimpiade, un’olimpiade della passione e della mobilità su due ruote che, a differenza dei giochi olimpici, si celebra ogni anno” ha commentato il presidente di Eicma Pietro Meda durante l’evento inaugurale, sottolineando anche come l’Edizione 2023 di Eicma ”rappresenti una prova di forza dell’industria del settore che rimarca nuovamente la centralità e l’attrattività internazionale della nostra manifestazione”. Si riaccendono così le luci sul palcoscenico più importante e longevo al mondo non solo per il comparto, ma di ogni settore merceologico. Una storia lunga 109 anni e un’evoluzione da fiera a un evento espositivo unico, che trova nella ricchissima offerta di contenuti e nella duplice natura b2c e b2d i suoi valori più importanti.

    Eicma apre oggi, con l’esclusivo press day riservato ai media, una due giorni dedicata ai professionisti del settore: presentazioni prodotto, conferenze stampa, anteprime mondiali, convegni, occasioni di business e incontri istituzionali. Ed è proprio sul valore istituzionale della manifestazione che si è soffermato l’amministratore delegato di EICMA e presidente di Confindustria Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori) Paolo Magri, intervenendo alla cerimonia di apertura che ha visto la partecipazione, fra gli altri, del vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e di Anna Scavuzzo, vicesindaco del Comune di Milano.

    “Oggi l’indiscussa autorevolezza conquistata da Eicma – ha affermato Magri – ci permette di promuovere anche importanti attività di advocacy e comunicazione, di accendere un riflettore esclusivo sulla rilevanza economica e sociale di questa industria, di dialogare con le istituzioni e di far incontrare domanda e offerta come nessun altro evento sia in grado di fare. Tutto questo avviene poi in un Paese che detiene il primato produttivo e di mercato in Europa, che brilla nelle competizioni e che con le sue aziende continua ad essere sinonimo di eccellenza, bellezza ed innovazione nel mondo”. E, per quanto riguarda proprio la presenza delle imprese, sono molti e importanti i ritorni annunciati dopo la parentesi post-pandemia, sia tra le Case costruttrici che tra le aziende dell’intera filiera allargata.

  • Lavoro: la ricerca del Politecnico di Milano, in Italia 3,6mln in smartworking e 1 su 7 ha cambiato casa

    Lavoro: la ricerca del Politecnico di Milano, in Italia 3,6mln in smartworking e 1 su 7 ha cambiato casa

    Dopo i picchi della pandemia e una graduale riduzione negli ultimi due anni, nel 2023 i lavoratori da remoto nel nostro paese si assestano a 3,585 milioni, in leggera crescita rispetto ai 3,570 milioni del 2022, ma ben il 541% in più rispetto al pre-Covid.

    Nel 2024 si stima saranno 3,65 milioni gli smart worker in Italia. Nel corso del 2023 i lavoratori da remoto sono cresciuti in particolare nelle grandi imprese, nel comparto sono oltre un lavoratore su due, pari a 1,88 milioni di persone; sono aumentati lievemente anche nelle PMI, con 570mila lavoratori, il 10% della platea potenziale; sono invece ancora calati nelle microimprese (620mila lavoratori, il 9% del totale) e nelle Pubbliche Amministrazioni (515.000 addetti, il 16%).Quasi tutte le grandi imprese (96%) prevedono al loro interno iniziative di Smart Working, in larga parte con modelli strutturati, e con il 20% delle imprese impegnate a estendere l’applicazione anche a profili tecnici e operativi precedentemente esclusi.

    Lo Smart Working è presente anche nel 56% delle PMI, dove viene spesso applicato con modelli informali spesso gestiti a livello di specifici team, e nel 61% degli enti pubblici, con iniziative strutturate presenti soprattutto nelle realtà di maggiori dimensioni.

    Lo Smart Working ha effetti importanti sull’ambiente: 2 giorni a settimana di lavoro da remoto evitano l’emissione di 480kg di CO2 all’anno a persona grazie alla diminuzione degli spostamenti e il minor uso degli uffici.

    Lo Smart Working, inoltre, ha effetti sul mercato immobiliare e sulle città: il 14% di chi lavora da remoto ha cambiato casa o ha deciso di farlo, scegliendo nella maggior parte dei casi zone periferiche o piccole città alla ricerca di un diverso stile di vita, con un effetto di rilancio per diverse aree del paese. Un cambiamento che ha generato iniziative di marketing territoriale e nuovi servizi, come nuove infrastrutture di connettività o spazi coworking.

    D’altronde, il 44% di chi lavora da remoto l’ha già fatto – almeno occasionalmente – da luoghi diversi da casa propria, come spazi di coworking, altre sedi dell’azienda o altri luoghi della città. Non sempre però il lavoro da remoto porta a modelli realmente “smart”.

    Sono solo i “veri” smart worker, ossia quelli che oltre a lavorare da remoto hanno flessibilità di orari e operano per obiettivi, a presentare livelli di benessere ed engagement più alti dei lavoratori tradizionali in presenza.

    Questi ultimi hanno livelli migliori rispetto a coloro che lavorano semplicemente da remoto, senza autonomia e responsabilità. I “veri” smart worker, tuttavia, sono più frequentemente vittime di forme di tecnostress e overworking.

    Un ruolo fondamentale è quello dei manager: i lavoratori con un capo realmente “smart” (che assegna obiettivi chiari, fornisce feedback frequenti e costruttivi, favorisce la crescita professionale e trasmette gli indirizzi strategici) hanno livelli di benessere e prestazioni migliori rispetto a quelli i cui capi non hanno queste caratteristiche.

    Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata oggi durante il convegno “Rimettere a fuoco lo Smart Working: necessità, convenzione o scelta consapevole?”.

  • Pavia, nasce Chips.it: la città diventa capitale dei semiconduttori

    Pavia, nasce Chips.it: la città diventa capitale dei semiconduttori

    E’ nata ufficialmente a Pavia via la Fondazione Chips.IT, centro italiano per il design dei circuiti integrati a semiconduttori. La fondazione è un tassello fondamentale della nuova strategia italiana per la microelettronica, rafforzando in particolare il comparto del design di microchip, che coordinerà attività di ricerca e design con attori pubblici e privati, mettendo a disposizione attrezzature e software di ultima generazione. Svolgerà inoltre il ruolo di Competence Centre, aiutando a formare nuove generazioni di talenti nel settore. La scelta di sede a Pavia riflette la posizione della città al centro di un emergente ecosistema di aziende di semiconduttori e di eccellenze accademiche nella filiera. Il settore privato avrà un ruolo fondamentale nelle attività della fondazione, collaborando tramite partenariati di diversi tipi. Le aziende che hanno comunicato, ad oggi, il loro interesse a partecipare alle attività della fondazione includono Analog Devices, Infineon, Intel, Inventvm, Nxp, Psmc, Sony e STMicroelectronics.

    “E’ un giorno importante per la microelettronica italiana. La nascita della fondazione è il risultato di un lavoro iniziato anni fa e oggi, con orgoglio, abbiamo l’obiettivo di rendere questo Centro un veicolo per cogliere le opportunità del pilastro del Chips act europeo dedicato allo sviluppo e al trasferimento tecnologico”, spiega il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. “La nascita della Fondazione Chips.IT – aggiunge il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – è una tappa fondamentale in una più ampia strategia nazionale nel settore dei semiconduttori, strategico per l’economia italiana sia in chiave nazionale sia in chiave geopolitica, che ha visto l’Italia tra i primi Paesi europei a dare applicazione al Chips Act Europeo. Vogliamo supportare le imprese italiane e attrarre investimenti dall’estero nel nostro Paese, che sta realizzando sempre più un importante ecosistema nel comparto”, conclude Urso.

    “Quella della microelettronica è una rivoluzione in atto in cui l’Italia è già leader mondiale. Si tratta ora di sostenere e di rafforzare questo primato. Solo grazie alle competenze delle persone a alla sinergia tra università, centri di ricerca e imprese potremo accompagnare al meglio il processo. Il Governo vuole agevolare la creazione di questo ecosistema di cui Pavia sarà il centro e motivo d’attrazione per i tanti ricercatori italiani o stranieri in giro per il mondo. Un hub competitivo nelle sfide più avanzate”, conclude il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, presente come i suoi due colleghi di governo all’inaugurazione della Fondazione nell’aula magna dell’Università di Pavia.

  • Bollette online: l’89% degli italiani le considera un’agevolazione

    Bollette online: l’89% degli italiani le considera un’agevolazione

    Il pagamento online di bollette e altre incombenze burocratiche e’ percepito come un grande vantaggio in termini di gestione del tempo: l’89 per cento delle persone intervistate, infatti, afferma che affrontare queste incombenze online sia molto d’aiuto – cosi’ come lo e’, o lo sarebbe, potersi occupare in via telematica anche di altri pagamenti o delle prenotazioni per visite mediche o pratiche amministrative. E’ quanto emerge da una ricerca commissionata a SWG da NeN Energia – Enertech italiana di A2A che vende gas e luce 100 per cento green utilizzando esclusivamente canali digitali – sull’uso del tempo e sulle motivazioni che portano le persone a credere di utilizzarlo bene o male.

    Pagare e gestire online farebbe risparmiare circa 40 minuti al mese rispetto alle stesse attivita’ fatte esclusivamente su canali fisici; le persone credono che digitalizzare totalmente questi compiti farebbe risparmiare loro del tempo che userebbero volentieri per i propri familiari (23 per cento), per hobby e passioni (35 per cento) o che, in generale, dedicherebbero a se’ stessi (37 per cento).

    Che le persone abbiano un rapporto conflittuale col tempo e’ cosa nota: la buona notizia e’ che molte di loro, a conti fatti, sentono di gestirlo sufficientemente bene, complice anche l’aiuto della tecnologia. La ricerca ha coinvolto un campione vario per provenienza e per fascia d’eta’ (composto da 1.200 intervistati) e ha evidenziato una buona preferenza delle persone a servirsi del digitale per gestire le incombenze periodiche, come il pagamento di bollette (64 per cento), di mutui o affitti (60 per cento) e delle tasse (57 per cento); un po’ indietro la prenotazione per visite mediche o pratiche amministrative (il 25 per cento prenota solo online, il 50 per cento sia online che fisicamente e il 25 per cento solo fisicamente).

  • Carrefour riduce sensibilmente gli imballaggi in plastica

    Carrefour riduce sensibilmente gli imballaggi in plastica

    Una riduzione di 207 tonnellate di imballaggi di plastica e il taglio del 41% delle emissioni di CO2 nei punti vendita rispetto al 2019, una la diminuzione del 36% degli sprechi alimentari rispetto al 2016. Sono questi i principali traguardi raggiunti nel 2022 da Carrefour Italia inseriti nel bilancio di sostenibilità. “La possibilità di monitorare e misurare in modo puntuale la nostra performance di sostenibilità ci permette di dare concretezza agli impegni presi, attraverso la realizzazione di progetti specifici con i fornitori, la riduzione delle emissioni di co2, e la lotta contro lo spreco alimentare – ha affermato Christophe Rabatel, Ceo di Carrefour Italia – I risultati emersi dal nostro report di sostenibilità dimostrano la validità del percorso che abbiamo intrapreso nell’ottica di arrivare a garantire la transizione alimentare per tutti, uno dei nostri obiettivi prioritari.

    L’avvio del nuovo piano strategico 2023-2026, che attribuisce alla sostenibilità un ruolo ancora più centrale per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, vede oggi una crescente focalizzazione sui prodotti certificati sostenibili, su un modello di distribuzione responsabile attento agli impatti ambientali e orientato alla circolarità e sulla piena attuazione dei princìpi di inclusione”. Per quanto riguarda i prodotti, nel 2022 sono stati raggiunti risultati importanti: come ad esempio la riduzione degli imballaggi (meno 207 tonnellate rispetto al 2019) e il 35% dei prodotti ittici derivanti da una pesca responsabile rispetto all’obiettivo del 50% al 2025. È aumentata, inoltre, la quota di mercato dei prodotti bio e coltivati secondo principi di agroecologia: la filiera biologica di Carrefour, al 2022, vanta infatti più di 1.500 produttori locali distanti non oltre 50 chilometri dal punto vendita di riferimento. Con riferimento ai punti vendita, Carrefour Italia si è assunta l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari del 50% rispetto al 2019. Nel 2022 l’azienda è arrivata a una riduzione del 36%, con iniziative che vanno dalla donazione di pasti a enti caritatevoli, alla realizzazione di collette alimentari e progetti di valorizzazione degli articoli invenduti nei negozi, come l’offerta a scaffale di prodotti vicini alla data di scadenza o oltre termine minimo di conservazione.

    È stata inoltre raggiunta una riduzione del 41% delle emissioni di CO2 dal 2019 ed il 71% dei rifiuti viene destinato al riciclo, in linea con l’obiettivo di ottimizzazione che mira ad arrivare al 95% della differenziazione totale entro il 2025. Per quanto riguarda i collaboratori: il 62% della forza lavoro e il 28% delle posizioni executive sono ricoperte da donne. L’impegno di Carrefour per promuovere un ambiente di lavoro inclusivo, si fonda sulle pari opportunità di crescita e sull’obiettivo di azzeramento del gender pay gap, che è stato ridotto al 5,6%. Sul fronte della formazione, solo nel 2022, infatti sono state erogate 161 mila ora di formazione, di cui 14.000 dedicate alla formazione sui temi del digitale. L’azienda ha inoltre messo in campo progetti sociali per rafforzare il sostegno alle comunità locali: in particolare anche nel 2022 è stato portato avanti il progetto della Quiet Hour in 16 Ipermercati e 8 supermercati della rete, per facilitare il momento della spesa a persone con disturbi dello spettro autistico, riducendo stimoli sonori e visivi nei punti vendita.