Categoria: Sport

  • Ciao Carletto e quel calcio che non tornerà più – Di Massimo Moletti

    “La morte di Sor Carletto Mazzone mi porta a pensare a quando volevo fare il calciatore per poter andare alle partite gratis !! Una Italia dalle provenienze in bocca e dalla tenacia nel cuore”.

    Un paese semplice e battagliero con uomini e donne con più ore nei campi e nei turni che sui banchi e libri
    Avevano una storia vissuta di piccole vicende e tragedie. Carletto era romano ma anche di Trecate e Palermo
    Univa tutta Italia con le sue sfide ai grandi e sempre a testa alta
    Non ha mai avuto grandi corazzate ma una corazza di cuore … Grandi giocatori a cui lui dava la patente di uomo
    Non aveva un grande stipendio o retribuzione e non era un ruffiano strizzaocchio.
    Lui parlava come mangiava; sano e con rumori digestivi
    Però la sua parola era sacra; la rivalutazione di un genio trattato malissimo dai colletto bianchi del calcio
    Un certo Roberto Baggio che non fece nulla; liberò la fantasia. Ricordiamo anche la sua corsa con grida per difendere la sua dignità. Lui non ha mai offeso nessuno era un uomo semplice e sincero.
    Come quel calcio fatto di campi di fango e duri come il cemento.
    Tribune in piedi e partite con gelo e nebbia.

    I colli del calcio si sono assai alzati e arricchiti perdendo i portieri coi baffi e i capelli col gel a Kili..
    Le partite alla radiolina e la Gazzetta del lunedì mattina ..
    Lui riuscì a sopravvivere anche al calcio spezzatino anche se lui era un arrosto gustoso.
    Calciatori ma prima uomini sempre senza genitori dietro al sedere o procuratori con calcolatrice alla mano.
    Lo spogliatoio era un covo di uomini soli che riposavano per le partite perse o da vincere.
    La panchina vissuta come la vita senza recite e mosse studiate.
    Lui con un fisico non da Ercole ma con le fatiche nascoste dalla semplice tuta ..
    Che bello quel calcio dove la maglia e la gloria erano prima dei soldi e dell’immagine..
    Calciatori depilati e pettinati da star dove la bellezza conta più del succo ..
    Calcio al mattino, pomeriggio e sera poi si riprende.
    Un segno del destino che la sua dipartita cada all’inizio di una nuova stagione senza più anima e spirito.
    I vivai ci sono ancora ? Le nostre nazionali minori fanno bene ma apriamo i cancelli a tutto a volti stranieri
    Inizia un campionato drogato dai soldi arabi e dalle eccessive riprese.

    Ciao Carletto il tuo calcio non tornerà più perché con te si chiude l’epoca dell’ultima innocenza del pallone

  • La lunga corsa di Carletto Mazzone si ferma a 86 anni. “Date la palla a Robbè (Baggio) poi ci pensa lui a far gol…”

    ROMA E’ morto a 86 anni Carlo Mazzone, storico allenatore della Roma e del Brescia. Ne da’ notizia ‘Il Messaggero’. Conosciuto nella Capitale come Sor Carletto, detiene il record di panchine in Serie A: 792 ufficiali, 797 considerando i cinque spareggi.

    Nel 2019 gli è stata intitolata la nuova tribuna Est dello Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno, e nello stesso anno è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano. Amatissimo a Roma, squadra che ha allenato dal 1993 al 1996. I tre anni con i giallorossi furono caratterizzati da un settimo posto e due quinti posti. Durante la sua permanenza, lanciò in prima squadra Francesco Totti, con cui ha conservato nel corso degli anni un rapporto speciale.

    Nato a Roma il 19 marzo 1937, Mazzone è costretto a interrompere anticipatamente la sua carriera da calciatore per un grave infortunio.

    “Io non ho avuto maestri, – sottolinea in un’intervista ad ‘Avvenire’ del 2017 – la mia maestra è stata la sfortuna che mi ha troncato la carriera di calciatore dell’Ascoli. In un derby Ascoli e Sambenedettese mi sono fratturato la tibia in un contrasto, perché non portavo i parastinchi. Ho dovuto cambiare mestiere restando nel mondo che amavo. Il male fisico mi ha insegnato tanto, da uomo e da calciatore. Ma nella sfortuna la mia fortuna fu Costantino Rozzi. Il presidente era un uomo meraviglioso, esuberante, intelligente e buono, che fermò la mia disperazione dicendo: ‘Carlo, non ti preoccupare, guarito o no starai sempre con me’. Io, la mia famiglia, i miei figli e i miei nipoti gli saremo sempre grati”.

    Rozzi gli affida inizialmente le Giovanili per poi farlo debuttare il 24 novembre 1968 in Serie C. Per due stagioni fa capolino alla guida della Prima squadra, finché nel 1970/71 è promosso allenatore dall’inizio della stagione e in 4 anni riesce a portare l’Ascoli dalla Serie C alla Serie A.

  • Europei di volley femminile, fermati 7 eco attivisti

    VERONA Volevano interrompere Italia-Romania, esordio delle azzurre negli Europei di volley, i sette ecoattivisti (quattro donne e tre uomini di eta’ compresa tra i 24 ed i 41 anni), fermati e denunciati per tentato danneggiamento dalla Polizia di Stato di Verona poco prima dell’inizio dell’incontro in programma all’Arena di Verona.

    Dei sette, tutti noti per precedenti azioni di protesta, tre provengono dalle province di Roma, Trieste e Milano. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini il piano, un vero e proprio progetto studiato nei minimi dettagli, prevedeva di accedere nell’Arena con biglietti regolarmente acquistati diverse settimane prima attraverso una identita’ fittizia trovando posto nei settori piu’ vicini al campo da gioco ma a distanza tra loro in modo da poter agire simultaneamente e complicare l’intervento di forze dell’ordine e steward.

  • Ilario Pensosi a SuperNews: “Roma, nuova proprietà impeccabile. Per Arnautovic una rivincita tornare all’Inter. Osimhen tentato dall’Arabia, ma…”

    Ai microfoni di News. Superscommesse è intervenuto Ilario Pensosi, giovane professionista che ha dedicato la vita allo sport in generale ed al calcio (direttore sportivo, esperto scopritore di talenti, docente di scienze motorie e noto opinionista radiotelevisivo). In questa lunga intervista Pensosi si è espresso sulla finestra di calciomercato estiva e sull’imminente nuova stagione di Serie A.

    È un’estate di fuga verso l’Arabia Saudita, c’è chi però ha saputo resistere. Cosa diresti, come esempi delle due “fazioni” in Italia, ad Osimhen e Milinkovic-Savic?
    “Le fazioni sono in linea con le aspettative dei calciatori. Considero Milinkovic-Savic uno dei centrocampisti più forti in Europa, per cui il suo desiderio era di approdare in un club importante per vincere trofei di livello internazionale, con un ingaggio da top player. In tal senso nulla da registrare, per cui ha preferito un contratto milionario in un campionato che sta rivoluzionando il mondo. Osimhen ha espresso sempre il desiderio di giocare in campionati più importanti di quello italiano. Purtroppo i club che possono pagare la sua clausola rescissoria sono in pochi e da questi club non sono arrivate offerte. In seguito l’offerta dal mondo arabo ha fatto riflettere il giocatore, ma non lo convinceva il glamour del campionato. De Laurentiis provvederà ad aumentare l’ingaggio del calciatore e la durata del contratto, con una clausola di rescissione adeguata ai club più competitivi”.
    La Roma ha fallito diversi obiettivi di mercato in attacco: il tentativo di disturbo su Beltran, già promesso sposo della Fiorentina, è un atteggiamento che nel mercato ci sta, oppure certi paletti di rispetto andrebbero comunque osservati e considerati?
    “La Roma finora per me é stata impeccabile con la nuova proprietà, sia per quanto riguarda gli obiettivi prefissati che per la linea economica adottata. Il nodo cruciale sarà lo stadio. Ha fallito tanti obiettivi? Vero, ma non sempre dipende dalla società, a volte subentrano altre dinamiche extracalcistiche. Comunque arriveranno Paredes, Renato Sanches e Zapata che sono giocatori importanti per qualità e talento”.
    “Beltran è un giocatore di prospettiva e indubbie qualità. A Firenze farà bene. A volte sono più le operazioni mediatiche, rispetto a quelle calcistiche, che determinano le oscillazioni nelle valutazioni dei giocatori. In questo caso la Roma non aveva un interesse concreto, mentre la Fiorentina sì”.

    Arnautovic è l’uomo giusto per questa Inter o ti aspetti, comunque, un acquisto più altisonante, per lo stesso ruolo, da qui al 1° settembre?
    “Arnautovic è un acquisto in linea con le possibilità economiche dell’Inter. Un acquisto di caratura e azzeccato, considerato un reparto dove non è semplice acquistare a prezzi adeguati. Una rivincita per lui, visto il suo primo approdo non esaltante; per l’Inter la garanzia di un giocatore di qualità, che conosce il campionato italiano e prolifico in senso realizzativo”.

    https://news.superscommesse.it/calciomercato/2023/08/ilario-pensosi-a-supernews-mercato-difficile-ecco-chi-ha-fatto-meglio-tra-le-big-in-serie-b-e-c-590293/

  • Regione Lombardia, 1.3 milioni per l’attività motoria nelle scuole primarie

    MILANO È stato approvato dalla Giunta regionale lo schema di accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, Sport e Salute, ANCI Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per l’attuazione del progetto “Scuola Attiva Kids – Lombardia” per l’anno scolastico 2023/2024.

    Obiettivo, la promozione dell’attività motoria nelle classi prime delle scuole primarie lombarde.

    “L’attività fisica – spiega Lara Magoni, sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani – è un elemento fondamentale per la crescita e l’educazione dei nostri giovani”.

    “Con questo provvedimento – dice ancora Magoni – la Lombardia ribadisce il proprio impegno affinché lo sport possa essere sempre più parte integrante del programma scolastico, proprio perché strumento ideale di aggregazione e di coesione”.

    Regione Lombardia per questo progetto, correlato al medesimo a livello nazionale, ha messo a disposizione 1.334.177 euro, a partire dall’anno scolastico 2023/2024.

    “Un forte investimento per quello che crediamo sia – sottolinea il sottosegretario Magoni – il miglior modo per favorire una crescita sana dei nostri giovani: oltre all’obiettivo di facilitare l’avvicinamento allo sport, questo progetto punta anche a rafforzare il ruolo dell’attività fisica come progetto educativo, culturale e formativo”.

    “È importante che questo percorso possa essere intrapreso già dal primo anno di scuole primarie, periodo di apprendimento determinante per l’individuo. ‘Scuola attiva kids – Lombardia’ si inserisce perfettamente in questo solco. Crediamo – conclude Magoni – che lo sport, il gioco, l’attività fisica possano essere il linguaggio più vicino ed efficace per accompagnare i nostri giovani nella crescita come sportivi e cittadini”.

  • Finalmente Sinner: battesimo da 1000, per il ragazzo- di Teo Parini

    La capacità di sfruttare le occasioni che si presentano è una dote che vale almeno quanto la capacità di giocare un dritto efficace. I treni buoni non è detto passino una seconda volta e Sinner, su quello con direzione Toronto, è salito con tutta la determinazione del caso mettendo a referto il primo Master 1000 della sua carriera, il secondo nella storia del tennis azzurro dopo la cavalcata monegasca di Fognini del 2019.

    Non c’è troppo da fare gli schizzinosi, l’istantanea che arriva dal Canada, teatro dell’omonimo Canadian Open, finisce direttamente nella Top Ten dei momenti azzurri più suggestivi di ogni epoca. Bravo, dunque, l’altoatesino che da questa mattina si colloca al numero sei del ranking mondiale, una posizione che comincia a rendere giustizia alle sue doti e che gli consente di mettersi alle spalle gente tecnicamente meno attrezzata di lui.

    Quella di questa notte, senza troppi giri di parole, è stata una finale senza pathos, un film con il finale svelato troppo presto. Sono la miseria di cinque i giochi concessi al sempre volenteroso Alex de Minaur, la cui cilindrata del motore sta a quella di Jannik, con rispetto parlando, come la Panda sta alla Lamborghini; infatti, in quattro occasioni su quattro ha sempre finito per perdere, con la prospettiva di non poter interrompere la serie sfavorevole. Lo si diceva già all’indomani del match disputato da Sinner contro Berrettini non più tardi di qualche giorno fa, per sapere che potesse succedere presto qualcosa di bello in casa Italia non era necessario essere né indovini né scafati bookmakers, era sufficiente avere pazienza e aspettare, appunto, l’occasione propizia. Come questa.

    Tuttavia, nell’ottica di fare i giornalisti più che i cacciatori di facili consensi, è opportuno contestualizzare con oggettività l’eredità di questa settimana di gloria, ciò al fine di non cadere nella tentazione di farsi prendere la mano sulle ali del comprensibile entusiasmo. Inciso obbligatorio, quest’ultimo, a beneficio di chi pensa di poter chiedere a Sinner risultati ancora più prestigiosi come se ciò fosse scontato e non lo è. Morale, soprattutto per il bene dell’interessato è il momento di essere più pompieri che incendiari di emozioni. Perché, se è vero che gli assenti come gli sconfitti hanno sempre torto, è altrettanto vero che la strada del trionfo azzurro, più che la salita spaccagambe del Mortirolo che ti aspetti a certi livelli di eccellenza, è parsa somigliare a quella del lungomare in riviera: una scampagnata di salute.

    Berrettini all’esordio, il forfait di Murray, Monfils, Paul e il già citato de Minaur, è una filastrocca che, nell’ambito di un torneo la cui fascia di prestigio si colloca appena un gradino sotto a quella degli Slam, più digeribile di così non avrebbe potuto essere. Con Alcaraz e Medvedev inspiegabilmente suicidatisi anzitempo, anche se per l’inarrivabile spagnolo Tommy Paul rappresenta una piccola kryptonite, con Djokovic fermo ai box per ricaricare le batterie in vista di New York e Nadal ormai più pensionato che convalescente, la buona sorte ha tenuto lontano da Sinner, per differenti motivi, anche altri soggetti scomodi come possono essere i vari Rune, Tsitsipas, Rublev e Zverev. Insomma, tornando alla premessa iniziale, l’occasione era di quelle forse irripetibili, oltre che uno sfacciato colpo di fortuna che sarebbe stato delittuso lasciarsi scappare. In ogni caso, nel perimetro di validità dell’assioma per il quale vincere aiuta sempre a vincere, questo torneo consente di fare due considerazioni piuttosto lusinghiere.

    La prima è che il possibile cambio di passo per l’azzurro dovesse necessariamente passare da un sigillo di riconosciuta importanza, questione di consapevolezza. Del resto, fatto una volta, perché non farlo di nuovo? Tra avere la corretta percezione di poter incamerare un 1000 e poi riuscirci davvero, volendo scomodare de La Palice, ci passa tutta la differenza del mondo. È quando si dice rompere il ghiaccio, con il cervello che veicola un messaggio positivo alle periferiche e l’ansia del risultato messa alle spalle. La seconda, che poi è plastica conseguenza della prima, è l’attestazione della sopraggiunta maturità tennistica di Sinner che può esibire lo status, invidiabile per tanti colleghi e per nulla banale, di chi vince senza troppi patemi le partite nelle quali parte favorito. Tradotto, significa gestire con personalità la pressione enorme di chi ha tutto da perdere e poco da guadagnare. Evenienza che, a sua volta, significa altre due cose. Serenità nell’approccio al match e la possibilità, arrivando con costanza in fondo ai tornei, di misurarsi ripetutamente con i più forti interpreti della disciplina; il modo migliore per non smettere di aggiungere qualcosa di nuovo al proprio tennis. Migliorarsi, insomma.

    A quindici giorni dall’ultimo Major stagionale, nel quale la musica per Sinner sarà decisamente diversa, il nostro campanilismo vive un periodo di grande ottimismo. Jannik, già a Wimbledon, ha dimostrato di valere quantomeno una semifinale Slam, anche se la distanza tra lui e Djokovic era poi apparsa considerevole, e il cemento nordamericano rispetto all’erba battuta di Church Road sarà un alleato prezioso per provare a ripetersi. Un tabellone non troppo logorante nella prima settimana, il risparmio delle energie quando il divario nei confronti dell’avversario lo consente e la giusta dose di fortuna, che ricordiamo essere necessaria anche ai più bravi nell’arco di una maratona Slam, potrebbero essere gli ingredienti tutt’altro che improbabili per assicurarsi l’obiettivo minimo, quello certificato dalla classifica, che è rappresentato dai quarti di finale.

    Magari in compagnia di Berrettini, anche se per il tennista romano il traguardo, peraltro già raggiunto in passato, è decisamente meno alla portata o di Musetti, uno che non ha bisogno di centrare il bersaglio grosso per essere meraviglioso, ma questa è un’altra bella storia tricolore da raccontare a parte.

    Benvenuto tra i grandi, Jannik. Ora, spazio alla prova del nove, quella cinica e spietata di tommasina memoria. Un euro sull’esito positivo noi lo mettiamo con rinnovata fiducia.

    Teo Parini

  • L’ultramaratoneta di Corbetta Mirela Hilaj conquista anche la 100 miglia di Berlino, la corsa che commemora le vittime del muro

    Mirela Hilaj, la straordinaria ultramaratoneta di Corbetta tesserata per il Tapascione Running Team di Robecco, ha messo a segno un’altra impresa. Forse la più memorabile. La 100 miglia di Berlino. Una gara ricca di fascino, di storia, di fatica. La prima emozione per Mirela, origini albanesi, è stata quella di portare la bandiera di papà anche a Berlino.

    “La parte di gara di giorno è stata un’emozione unica – racconta – la notte ho sofferto un po’. Il sonno, l’umidità, la pioggia per un bel pezzo. La solitudine e la paura tra i boschi dopo il 128° chilometro ha fatto perdere un po’ di magia. Ma, allo stesso tempo, scorreva dentro di me il pensiero di quelle persone morte prima della caduta del muro proprio in quei boschi, per passare dall’altra parte. Sono queste cose che mi hanno dato la forza di non mollare”.

    E così Mirela è andata a ritirare la medaglia e la preziosissima fibbia. La 100 meilen Berlin è una corsa unica. Non è solo sport. Commemora le vittime dell’ex confine che separava la Germania tra il 1961 e il 1989.

    Complimenti a Mirela e complimenti anche agli altri componenti del TRT che hanno preso parte alla gara: Michele Romano, Gianluca Chiari, Carlo Barbafiera, Barbara Prina, Simona Pelosi.

  • Idroscalo, da domani nuove riaperture dopo il maltempo

    MILANO Alcune zone restano inaccessibili per completare la messa in sicurezza a seguito del nubifragio di fine luglio

    Parco Idroscalo, proseguono i lavori di manutenzione e messa in sicurezza della riapertura di tutte le aree e i servizi del parco in seguito all’evento calamitoso del 25 luglio scorso. Da sabato 12 agosto, è possibile accedere all’Ingresso Riviera est e procedere lungo i percorsi fino a raggiungere il maneggio delle Giacche Verdi Lombardia, il Laghetto delle Vergini (l’oasi è raggiungibile, ma non è ancora aperta al pubblico), la spiaggia e il lungo lago.

    Sono fruibili le piscine Est, la terrazza e la spiaggia attrezzata GUD, la spiaggia attrezzata e il chiosco Pino beach&bar, la spiaggia libera (a prato) adiacente all’area balneabile delimitata da boe e presidiata da bagnini. Il Parco dell’Arte presente nella zona est aperta al pubblico è visitabile anche con APP Idroscalo (scaricabile gratuitamente). Il Centro Ricerche Cap non ha mai smesso di operare.

    Dalla Riviera est è possibile procedere verso nord, raggiungendo la zona sportiva. Qui sono attivi: l’Asd Idroscalo Club, i Marinai d’Italia e la Lega Navale.

    Si potrà proseguire verso ovest, raggiungendo le Tribune. Qui è aperto il bistrot Santambrogio1981. E’ accessibile anche l’ingresso pedonale tribune.

    Da sabato è possibile proseguire sul lungo lago ovest fino al campo da rugby. E’ possibile accedere anche dall’ingresso pedonale Porta Maggiore. Sono fruibili la pista di pattinaggio, di skate e di mountain bike. Sono aperti la Fattoria di zio Alfredo e il Dolly Park.

    Il Villaggio del bambino resta, invece, chiuso: sono in corso gli interventi di manutenzione per la messa in sicurezza dell’area, particolarmente colpita dall’evento calamitoso.

    La zona della Villetta – As Rugby Milano, il ristorante Le Jardin au bord du lac e le Piscine ovest – sono accessibili dal lungo lago e dall’ingresso Villetta. Il Circolo Magnolia è aperto e accessibile dal cancello Riva Verde.

    Il percorso ovest, superato il campo da rugby, passando per l’isola delle rose, costeggiando Sea, fino al canale scolmatore, resta chiuso per interventi di messa in sicurezza.

    L’ingresso Testata Sud è accessibile per raggiungere il Wakeparadise e fruire dei percorsi e delle aree verdi, a ovest fino al canale scolmatore e a est fino all’impianto del teleski.

    Tutta l’area bosco (compreso il percorso a riva) resta interdetta, così come restano chiuse le adiacenti aree cani, per proseguire con gli interventi di messa in sicurezza. La manutenzione di questa zona è iniziata il 10 agosto.

    Si può praticare la pesca sportiva da riva, nelle aree accessibili o dal lago con barca, nei limiti del regolamento, consultabile sul sito idroscalo.org.

    I parcheggi est ed ovest sono pienamente fruibili, quello sud solo parzialmente e sarà oggetto di interventi di manutenzione dal 21 agosto.

    La pista ciclabile esterna è interrotta ad ovest da alcune alberature, che saranno rimosse prossimamente (presumibilmente da settembre), mentre è percorribile il tratto esterno dall’ingresso Tribune all’ingresso Riviera est. Per ragioni di sicurezza rimane il divieto di sostare sotto gli alberi.

    Tutti gli aggiornamenti sono disponibili sul sito web idroscalo.org, www.cittametropolitana.mi.it e sulle pagine social idroscaloilmaredimilano (Facebook e instagram).

    Un particolare ringraziamento va ai volontari di Protezione civile che stanno affiancando la ditta del verde e il personale di Idroscalo con l’obiettivo di riaprire il parco complessivamente il prima possibile.

  • Tennis: Toronto says.. more Sinner, less Berrettini- di Teo Parini

    Intendiamoci, in termini assoluti, Alcaraz e pure Rune sono tutta un’altra cosa. A non averlo presente si fa solo un torto ai nostri due migliori giocatori, dai quali si rischia di pretendere ciò che non è nelle corde. Il giudizio sul loro operato, pertanto, non può prescindere dalla giusta collocazione nello scacchiere mondiale.

    Tuttavia, ciò non toglie che il primo confronto diretto tra Sinner e Berrettini abbia rappresentato uno dei momenti più alti nella storia del tennis azzurro, sicuramente il più quotato del dopo Panatta; una rivalità che è ricchezza per il nostro movimento e che, dopo anni di vacche magre e di Fognini-dipendenza, è tornato a godere di un’invidiabile stato di salute.

    L’incrocio a tinte azzurre si è verificato qualche ora fa nel 1000 di Toronto, il Canadian Open, torneo in corso di svolgimento in questa settimana caratterizzato da una superficie di gioco decisamente veloce e quindi, seppure per motivi diversi, adatta a mettere in risalto le peculiarità di entrambi. Sinner ha ripreso la corsa verso il Master di fine anno, quello dedicato agli otto migliori giocatori al mondo in termini di ranking, dopo un torneo di Wimbledon piuttosto impegnativo a livello atletico, concluso con la netta sconfitta in semifinale contro Djokovic, e qualche settimana dedicata a ricaricare le batterie in vista della stagione sul cemento. Berrettini, invece, sembra essere uscito, o si appresta a farlo del tutto, da un periodo psicofisico terribile che, in soldoni, ha significato per lui noie fisiche in sequenza, il morale inchiodato sotto le scarpe e l’incapacità, tipica della fiducia che latita, di produrre il tennis di sua competenza. Le premesse per un buon incontro e, perché no, per una prima resa dei conti sulla via del riconoscimento del più forte in casa Italia c’erano tutte e il match, per onestà intellettuale non memorabile ma nemmeno da buttare, ha fornito le risposte che si cercavano.

    Ha vinto l’altoatesino in due set piuttosto rapidi, un’ora e mezza di sforzo doccia inclusa, nei quali ha concesso appena sette giochi all’avversario che non ha mai dato l’impressione di poter vincere la partita. Nemmeno quando, in uscita dai blocchi, tra i due era proprio Berrettini quello più sicuro nei turni di battuta e più vicino a strappare quella dell’avversario. Un fuoco di paglia. Perché, scampato il pericolo di cinque palle break affrontate e salvate col piglio del campione nel quinto gioco del primo parziale, la velocità di crociera di Sinner si è rivelata indigesta per Matteo, costretto a chiedere al suo gioco – al solito ancorato sugli ottimi fondamentali di servizio e dritto – un ritmo che non gli appartiene, finendo per sbagliare più del dovuto. Inevitabile, quindi, il break subito dal tennista romano sul punteggio di quattro giochi pari che, di fatto, ha deciso il primo set e indirizzato l’incontro su binari, purtroppo per lui, immutabili.

    A essere severi, ma neanche così tanto, la sensazione che si è percepita osservando il linguaggio del corpo di Berrettini è quella del giocatore che, sapendo di non poter uscire vincitore dalla contesa, si preoccupa di iniziare una maratona col piglio del centometrista per assicurarsi la possibilità di disputare almeno uno scampolo di partita alla pari con il rivale destinato inevitabilmente a prendere il largo. Per analogia, la partita ammirevole che la nazionale italiana di rugby è solita disputare contro le compagini più quotate: partenza a razzo, feroce aggressività iniziale con un dispendio di energie incompatibile con la capienza del serbatoio e la durata del match, logorio precoce, cedimento strutturale e tracollo. Insomma, da Toronto la conferma che, in generale, il miglior Sinner sia decisamente più competitivo del miglior Berrettini e non solo in questo momento specifico.
    Questione di rischi. Pochi, quelli che servono a Jannik per mantenersi su certi livelli di gioco; molti, quelli che, al contrario, deve assumersi Matteo per provare a colmare la minore competenza tecnica e una coperta apprezzabilmente più corta. In uno sport come il tennis, che glorifica sfacciatamente le percentuali, ciò certifica quasi matematicamente la differenza che passa tra vittoria e sconfitta. Che non vuol dire che Berrettini non sarà in grado di togliersi delle soddisfazioni incontrando nuovamente Sinner, ma che, affinché ciò possa succedere, occorre un certo allineamento astrale.

    Tornando all’incontro, ci ha detto sostanzialmente due cose. La prima è che la convalescenza di Berrettini è quasi un brutto ricordo, perché, punteggio a parte, lo si è visto vicino al suo miglior standard, sporcato solo da un pizzico di tensione quale comprensibile retaggio di un recente passato tribolato. La seconda è che Sinner dovrebbe (è sempre meglio usare il condizionale) aver conseguito la maturità giusta per vincere senza soffrire più del dovuto le partite da vincere; la non banale condizione di chi ha imparato a rispettare il pronostico quando gli è favorevole. Che tradotto significa arrivare sempre in fondo ai tornei per poi giocarseli al cospetto del gotha della disciplina. Hai detto niente.

    Se entrambi non sono alfieri della bellezza quale inviolabile regola di vita sportiva, ma per colmare questa lacuna abbiamo la fortuna sfacciata di annoverare tra i nostri connazionali un genio epocale come Musetti, va dato atto a Sinner e Berrettini di consentire al tennis italiano di essere competitivo ai massimi livelli sui dodici mesi grazie ad una sostanza tennistica dal peso specifico del piombo. Riprendendo la considerazione iniziale, appurato che Alcaraz in assenza di crampi e sfighe varie appartiene ad un altro pianeta e che la sua bacheca finirà per contenere una numerosità inesausta di trofei, non servirà una quantità impossibile di buona sorte affinché uno dei nostri possa mettere a referto un risultato importante. Morale, abbiamo visto alzare coppe prestigiose a giocatori decisamente meno attrezzati a farlo dei nostri ragazzi. Non è dato sapersi quando e in quale misura ma, prima o poi, dalle nostre parti succederà qualcosa di bello.

    di Teo Parini

  • Maerna (Fdi): Barlaam, Amodeo e nazionale nuoto paralimpico orgoglio nazionale

    CASSINETTA- ABBIATEGRASSO “Si sono appena conclusi i campionati mondiali di nuoto paralimpico che si sono svolti a Manchester, dove la Nazionale italiana è risultata la prima in assoluto nel medagliere.

    Oltre alla straordinaria prestazione di squadra bisogna rimarcare quella individuale di Simone Barlaam, residente nella piccola Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, protagonista assoluto al Manchester Aquatics Centre. Sono 6 le medaglie d’oro conquistate dal nuotatore della Polha di Varese , impreziositi dalla nomina di miglior atleta della competizione votato dal Comitato Internazionale Paralimpico (IPC). Con lui anche Alberto Amodeo di Abbiategrasso, sempre nel Milanese, vincitore di due ori. Questi ragazzi e ragazze sono agonisti eccezionali, che grazie a tenacia, forza di volontà e dedizione assoluta superano limiti fisici trasformandoli in opportunità di affermazione sportiva a livello mondiale. Troppo spesso le prestazioni degli atleti paralimpici passano in secondo piano o in sordina; credo invece sia preciso compito delle istituzioni portare ad esempio i risultati ottenuti in questo ambito. Desidero quindi esprimere i miei più sinceri complimenti a Simone, Alberto, alle 26 medaglie d’oro di Manchester 2023 e a tutta la Nazionale Paralimpica, in attesa del grande appuntamento di Parigi 2024”. Lo dichiara Umberto Maerna, deputato di Fratelli d’Italia.