Categoria: Sport

  • Ciclismo, ‘Braveheart’ Van der Poel conquista l’iride nel giorno della Grande Bellezza- di Teo Parini

    Per distacco, il più bel campionato mondiale di ciclismo su strada a memoria d’uomo. Infatti, sul podio salgono, sfiniti oltre l’immaginabile, i tre pedalatori più iconici delle corse di un giorno, con il gradino più alto che va appannaggio del più forte tra i più forti, Van der Poel, capace di giustiziare, con la ferocia che solo gli Dèi, van Aert, il rivale di sempre, e Pogacar, l’uomo buono per tutte le stagioni.

    Il quarto è un altro califfo della bicicletta, Pedersen, tanto per impreziosire ulteriormente un ordine d’arrivo stellare, con Kung quinto e primo degli umani e Bettiol decimo, il migliore degli azzurri. Una giornata leggendaria.

    Nella terra di William Wallace, il guardiano di Scozia, l’istantanea imperiale è quella che immortala lo scatto bruciante di van der Poel quando al traguardo mancano ancora ventitré chilometri. Il neerlandese nipote d’arte affronta in testa al plotone dei battistrada l’esiguo segmento di strada con orografia ascendente previsto da un circuito infarcito di curve e controcurve e scalcia così violentemente sui pedali che alla sua ruota l’effetto di cotanta cinetica è quello della bomba atomica: saltano per aria tutti. È un pugnace van Aert l’ultimo avversario a chinare il capo, segnale inequivocabile dell’ennesimo epilogo senza gloria per il campione belga in quest’anno per lui maledetto. In un amen, Mathieu scava il vuoto dietro di sé e manda in sovrimpressione anzitempo i titoli di coda. Game over.

    Un passo indietro. Duecentosettanta chilometri di corsa e tremila metri di dislivello sono, insieme, garanzia e sentenza: la selezione nel gruppo sarà naturale, per logorio, e agli outsider nessuna speranza di gloria. Per gli underdog, insomma, ci saranno tempi migliori, ma non qui e non ora. Detto e fatto, così sono i quattro favoriti designati dai bookmakers e da ogni aficionado di buon senso che, in prima persona, se le suonano di santa ragione mentre il resto del mondo del pedale assiste in un misto di ammirazione e impotenza. Zero tattica, zero gregari, zero strategia, zero paure. Botte da orbi, un incontro di pugilato nel quale, per un’infinità di riprese, al tappeto non ci finisce nessuno, come nelle scene più surreali di un film di Stallone. Allo scatto di uno fa seguito l’allungo dell’altro e la replica dell’altro ancora, uno spettacolo – garantito, non è un’iperbole – mai visto. Plastica conferma dell’assioma per il quale sono sempre i corridori a rendere bella (o brutta) una corsa e non viceversa, come vorrebbero farci credere i burattinai del ciclismo.

    Come si è detto, alla lunga, il terrificante gancio del knockout tecnico che spegne le lampadine agli avversari lo indovina van der Poel; un momento di inesausta potenza che ricorda con nostalgia, almeno per chi c’era, le sequenze pugilistiche a due mani di Marvin Hagler, il Meraviglioso, le discese a quattro ruote motrici sui nastri ghiacciati di Alberto Tomba, la Bomba, e le sgroppate a testa bassa del compianto Jonah Lomu, l’uomo chiamato rugby. Mathieu, che si alza in piedi sui pedali e sballotta la bicicletta fino a farle sfiorare l’asfalto con il manubrio prima a destra e poi a sinistra, è in quella cerchia di supereroi scolpiti nel granito che si colloca. O bianco o nero, con manifesta intolleranza per i grigi, un antidoto vivente alla banalità.

    Infatti, lo sciagurato van der Poel, con la corsa già in ghiaccio che aspetta solo di vederlo tagliare il traguardo in luminescente solitudine, trova il modo di infilarsi in una curva secca verso destra a una velocità non compatibile con le formule che regolano i principi della forza centrifuga, tanto da finire a rovinosamente a terra. A ben pensarci, l’unico modo a sua disposizione per gettare alle ortiche un Mondiale già virtualmente assegnato. Tuttavia, più che un’atroce disdetta è il destino che ha in serbo per questa giornata d’agosto qualcosa di oltremodo speciale. L’epica di uno sport con pochi eguali che esige la sua parte e che racconta la parabola del gladiatore, martoriato nel fisico e pungolato nell’orgoglio, che si rialza dopo una brutta caduta e riprende la battaglia con ancora più vigore di prima. Inconveniente scenografico, con un pizzico di brivido per la schiena, che è l’anticamera di un trionfo fatto di una maglia a brandelli, di ferite sanguinanti e di battiti cardiaci impazziti. Più impavido di Mel Gibson.

    Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix e Mondiale. Van der Poel, a Glasgow, cala la tripletta mai riuscita prima d’ora a nessun illustre predecessore nella storia del ciclismo e ciò fortifica l’idea della grandezza di un corridore che, tra le tante, esibisce la dote che più di ogni altra definisce etimologicamente il talento: quando conta davvero, a vincere è sempre lui, un cecchino appollaiato al fronte. Mathieu, in tal senso, lo si immagina brandire la matita rossa, sfogliare il calendario delle gare, individuare gli appuntamenti di suo gradimento e cerchiarli accuratamente. Prima di andarseli a prendere con la genia dei predestinati, coloro che caratterizzano un’epoca, e l’arroganza ciclistica di chi, focalizzato sulla vittoria, non teme la sconfitta. Uno di quelli che, se proprio non l’ha inventato, un aspetto caratterizzante della disciplina l’ha saputo elevare su traiettorie inesplorate. Il colpo di cannone che ha nei quadricipiti è ancora materia di studio perché profusione di watt che riscrive la fisica.

    Più in generale, il ciclismo vive un periodo storico che in futuro, guardando a ritroso, sarà considerato spartiacque. Questi ragazzi stanno dotando di nuove regole non scritte una disciplina spesso ingessata e le corse di fantasiose formule interpretative. Una freschezza d’intenti che spazza via decenni di attendismo scorbutico e, salvo rare eccezioni, di politiche tattiche sparagnine. Lo schema mentale adottato, paradossalmente ma non troppo, è il più semplice: pancia a terra dal chilometro zero al traguardo, da gennaio a dicembre, senza né calcoli né riserve fino all’ultima goccia di energia, per scoprire se, sotto lo striscione d’arrivo, qualcuno è rimasto attaccato alla ruota. Wallace, proprio a Glasgow, fu catturato, processato e giustiziato. Mathieu van der Poel, al contrario, dalla città simbolo delle Lowlands, il cui nome in gaelico scozzese significa piccola valle verde, ci ricorda con la personalità di un Braveheart dei nostri tempi che non ci sarà un Edoardo I a intralciare i suoi piani. Difficile pensare di fargli cambiare idea ma la certezza è che uomini altrettanto speciali ci proveranno.

    Che spettacolo all’orizzonte.

    di Teo Parini

  • Mondiali di nuoto paralimpico, Cannibale Barlaam supera l’immaginabile: sei medaglie d’oro e record sui 50 stile!

    MANCHSTER (Gb) Oltre l’immaginabile. Simone Barlaam da Cassinetta di Lugagnano conclude i Mondiali di Manchester sfondando non solo le barriere del tempo, ma ogni possibile criterio di valutazione agonistica dopo una settimana che lo ha visto riconfermare la sua assoluta supremazia agonistica.

    Sei medaglie d’oro al collo del Cannibale di Cassinetta, che col suo sorriso si tramuta in campione irraggiungibile per gli avversari in vasca. Oro e record mondiale sui 50 stile libero, oro nella staffetta 4×100 stile: anhe ieri Barlaam ha nuotato fino al gradino più alto del podio. Ed averlo fatto nell’anno che precede le Olimpiadi di Parigi del 2024, dove il giovane campione abbiatense è atteso ad altre pagine di gloria sportiva, rende il tutto ancor più eclatante. Con lui ci sarà anche l’abbiatense Alberto Amodeo (due gli ori per lui)e tutti gli atleti, ragazze e ragazzi, che a Manchester hanno condotto l’Italia al primo posto con 26 medaglie del metallo più prezioso.

    La vittoria italiana nel medagliere generale non era affatto scontata, i 22 atleti italiani convocati – con alcune assenze importanti -hanno dovuto far fronte allo squadrone dell’Ucraina (con ben 41 atleti), ai padroni di casa della Gran Bretagna (29 atleti) e alla fortissima Cina (25 atleti), il bottino finale è da record: 26 ori, 15 argenti e 11 bronzi.

    Niente altro da aggiungere: SIETE STATI STRAORDINARI E STRAORDINARIE!

    IL RESOCONTO DELLA GIORNATA DI IERI
    È sempre Italia: gli azzurri al termine delle gare di Manchester, concluse ieri, conquistano per la terza volta consecutiva il Campionato del mondo, resistendo all’assalto di Cina e Ucraina e anzi aumentando il distacco sulla concorrenza.

    In apertura WR (1.10.32) del colombiano Serrano Zarate nei 100RA SB8 che non portano fortuna al nostro Federico Morlacchi, ottavo e poi squalificato.

    Qualche minuto e arriva la prima doppietta azzurra con Stefano Riamondi e Riccardo Menciotti nei 100DO S10. Vittoria e tempo strepitoso di Riamondi ampiamente sotto la barriera del minuto.

    Argento per Federico Bicelli nei 100SL S7. L’azzurro in testa fino ai 75 metri deve arrendersi al ritorno dell’ucriano Trusov che demolisce il precedente WR in 1.00.09.

    Nei 200SL S4 del fenomeno israeliano Dadaon Luigi Beggiato raccoglie il quinto posto.

    Oro per Carlotta Gilli nei 200MI SM13 con la compagna di squadra Alessia Berra in settima posizione, e dopo pochi minuti arriva il terzo oro di giornata con Monica Boggioni nei 100SL S5 che sbriciola il suo record italiano. Nella prova maschile argento di Francesco Bocciardo.

    La medaglia numero 50 è firmata da Vincenzo Boni nei 100SL S3.

    Nei 50FA S6 D record del mondo della cinese JIANG Yuyan in 34.55. Nella gara maschile record europeo del francese CHARDARD Laurent in 31.03.

    Con il titolo a squadre già in tasca Simone Barlaam mette il sigillo a suon di WR: 23.96, diventando il primo uomo sotto i 24 secondi in questa specialità.

    Ed è ancora Barlaam con una clamorosa quarta frazione a mettere il sigillo su questa straordinaria spedizione, trascinando la staffetta 4x100SL 34P alla ventiseiesima medaglia d’oro che testimonia il dominio totale della squadra azzurra.

    Il commento a caldo del DT Riccardo Vernole dedicato ai tecnici, protagonisti non sempre abbastanza celebrati dei successi azzurri:

    Non c’è squadra forte se dietro ad ogni atleta non c’è un allenatore che giornalmente accompagna l’atleta, in un percorso che non ha certezze ma che sicuramente impreziosisce la vita di entrambi.

    Ci sono sempre alti e bassi ma oggi dobbiamo pensare che noi tutti abbiamo dato qualcosa di magico al nostro Paese e alla nostra Nazione.

    Grazie a tutte e tutti

    Podi e piazzamenti azzurri

    100RA SB8 D

    DMYTRIV DMYTRIV Anastasya ESP 1:20.01
    KEANE Ellen IRL 1:21.43
    ROXON Katarina CAN 1:25.25
    100RA SB8 U

    SERRANO ZARATE Carols COL 1:10.32 WR
    ALMONACID HEYL Vicente 1:11.52
    XU Haijiao CHN 1:12.15
    SQUA MORLACCHI Federico ITA

    Morlacchi: Non capisco ancora quale possa essere stato il problema, probabilmente il fatto di nuotare in corsia laterale mi ha esposto maggiormente all’occhio dei giudici. Peccato perché era stata una gara discreta per le mie possibilità attuali. È stato un altro grande Mondiale insieme alla squadra che spero contribuirà ad avvicinare ancora ragazze e ragazzi al nuoto parlimpico

    100DO S10 D

    PAP Bianka HUN 1:07.29
    KRUGER Lisa NED 1:09.85
    ROULET Anaelle FRA 1:10.74
    100DO S10 U

    RAIMONDI Stefano ITA 59.40
    MENCIOTTI Riccardo ITA 1:00.73
    NIMCHENKO Ihor UKR 1:01.47
    Raimondi: Un Mondiale incredibilmente positivo, non arrivavo in perfetta forma e posso solo festeggiare e ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine. Ero fiducioso nei miei mezzi, ma poi bisogna scendere in acqua e finalizzare. Ora ho solo bisogno di tanto riposo.

    Menciotti: Ho dato tutto, non ne avevo più neanche per esultare. Dopo tre quarti posti aspettavo la medaglia, avevo l’adrenalina a mille, ho cercato il podio a tutti i costi ed è arrivato.

    400SL S11 D

    BRUINSMA Liesette NED 5:06.25
    CAI Liwen CHN 5:12.51
    HERMES McClain USA 5:18.66
    400SL S11 U

    KRATOCHVIL David CZE 4:34.37
    DORSMAN Rogier NED 4:34.46
    HUA Dongdong CHN 4:38.20
    100SL S7 D

    STICKNEY Morgan USA 1:09.29
    VARGAS BLANCO Sara COL 1:12.15
    ROUTLIFFE Tess CAN 1:14.74
    100SL S7 U

    TRUSOV Andrii UKR 1:00.09 WR
    BICELLI Federico ITA 1:00.62
    SERRANO ZARATE Carlos COL 1:02.73
    Bicelli: Oggi Trusov era imprendibile, sono contento perché ho eguagliato il mio record italiano. Sono soddisfatto delle prove che sto facendo, ora l’ultimo sforzo con i miei compagni della staffetta.

    200SL S4 U

    DADAON Ami Omer ISR 2:51.58
    CAMACHO RAMIREZ Angel MEX 3:00.63
    LESLIE Cameron NZL 3:05.45
    5. BEGGIATO Luigi ITA 3:07.04
    Beggiato: Penso sia stata la mia gara migliore, ho nuotato molto bene fino a 150 metri, nell’ultima vasca mi è mancata un po’ di brillantezza. Ha sicuramente inciso la scarsità di allenamento dell’ultimo periodo, ora tiriamo una riga e ripartiamo.

    200MI SM13 D

    GILLI Carlotta ITA 2:24.58
    CHAMBERS Olivia USA 2:28.23
    GOMES SANTIAGO Maria BRA 2:28.84
    7. BERRA Alessia ITA 2:40.36
    Gilli: Sono contenta, è una medaglia che volevo per migliorare l’argento dello scorso anno. Gareggiare insieme ad Alessia è un’emozione in più.

    Berra: Va benissimo, non avevo preparato questa gara e sono felice di aver partecipato alla festa di Carlotta.

    200MI S13 U

    PORTAL Alex FRA 2:06.16
    VAN WANROOIJ Thomas NED 2:11.78
    GARASHCHENKO Kyryl UKR 2:13.28
    100SL S5 D

    BOGGIONI Monica ITA 1:20.16
    HEXT Suzanna GBR 1:21.60
    POIDA Iryna UKR 1:22.03
    Boggioni: Non ho parole, stamattina non mi sentivo bene, ero molto stanca. Ho raccolto le ultime energie ma onestamente non mi aspettavo questo oro e questo record italiano. Per questioni di respirazione non vedevo la mia avversaria diretta, ho seguito la mia classicastrategia che prevede una prima vasca prudente e un ritorno in crescendo.

    100SL S5 U

    KOMAROV Oleksandr UKR 1:08.72
    BOCCIARDO Francesco ITA 1:10.48
    WANG Lichao CHN 1:13.12
    Bocciardo: Un oro e un argento, sono soddisfatto. Oggi più di così non potevo dare, ho sperato di riprendere l’ucraino e ce l’ho messa tutta ma non ce l’ho fatta. Ringrazio tutta la mia famiglia e il mio staff per questo splendido Mondiale.

    100SL S3 D

    FERNANDEZ INFANTE Marta ESP 1:38.64
    CHALLIS Ellie GBR 1:41.92
    SCHNARNDORF Susana BRA 1:58.88
    100SL S3 U

    OSTAPCHENKO Denys UKR 1:35.97
    LOPEZ DIAZ Diego MEX 1:39.74
    BONI Vincenzo ITA 1:42.22
    Boni: Dopo la virata ho capito che potevo spingere, volevo questa medaglia e grazie anche al tifo dei compagni dagli spalti ho capito che ce la potevo fare. Dedico questa medaglia a tutti gli amici che mi hanno seguito da casa, alla mia famiglia e a tutto il mio team.

    50FA S6 D

    JIANG Yuyan CHN 34.55 WR
    SCHOTT Verena GER 36.50
    MARKS Ellie USA 36.80
    50FA S6 U

    CHARDARD Laurent FRA 31.03 ER
    WANG Jingang CHN 31.27
    CRISPIN CORZO Nelson BRA 31.89
    50SL S9 D

    RIBEIRO Mariana BRA 27.70 CR
    LEARY Alexa AUS 28.03
    BULTJE Florianne NED 29.36
    50SL S9 U

    BARLAAM Simone ITA 23.96 WR
    SOLBERG Fredrik NOR 25.16
    DIDIER Ugo FRa 25.79
    100FA S14 D

    CHAN Yui Lam HKG 1:05.02
    MASKILL Poppy GBR 1:05.04
    FIRTH Bethany GBR 1:05.32
    100FA S14 U

    BANDEIRA Gabriel BRA 54.64
    HILLHOUSE Alexander DEN 55.48
    HANCE Benjamin GBR 55.90 OCR
    4x100SL 34P

    Italy 4:03.25 PALAZZO (FANTIN) BICELLI SCORTECHINI (MENCIOTTI) BARLAAM
    France 4:06.84
    Brazil 4:07.27 AMR
    Programma e azzurri in gara

  • Da Silvia Scurati e Christian Garavaglia i complimenti ad Alberto Amodeo e Simone Barlaam

    Scurati (Lega): “Complimenti ai due campioni paraolimpici. Regione sempre attenta a sport e disabilità”

    “Una grandiosa notizia il secondo oro conquistato rispettivamente da Alberto Amodeo e da Simone Barlaam ai mondiali di nuoto paraolimpico di Manchester. Medaglie che consentono al nostro Paese di rimanere in testa al medagliere. Vittorie che confermano la Lombardia terra di sport, anche paraolimpico”.

    Così Silvia Scurati Consigliere regionale della Lega in merito alle vittorie di Simone Barlaam e Alberto Amodeo di Abbiategrasso e Cassinetta in provincia di Milano.

    “Regione Lombardia – ricorda Scurati – destina aiuti finanziari a persone con disabilità fisica per l’acquisto di protesi o ausili sportivi a livello amatoriale. Contributi che arrivano quasi a 1 milione di euro facendo della Lombardia la prima Regione ad adottare questo provvedimento fondamentale per l’inclusione di tutte le persone anche negli sport” conclude.

    “Ancora due ori per Alberto Amodeo e Simone Barlaam ai Mondiali di nuoto paralimpico a Manchester!
    Rischiamo di abituarci alle imprese di Alberto Amodeo e Simone Barlaam. I due assi del nuoto paralimpico che vivono nel Comune di Abbiategrasso e nel Comune Cassinetta di Lugagnano concedono il bis e nuotano ancora una volta nell’oro ai Mondiali in corso a Manchester: per entrambi è la concessione del bis.

    Quello che stannno facendo, assieme a tutte le ragazze e i ragazzi della Nazionale Italiana di nuoto paralimpico, è semplicemente straordinario. Questi atleti sono un esempio da elevare a modello. Avanti così ragazzi, ci aspettiamo altri trionfi!”, aggiunge Christian Garavaglia, capogruppo di FDI al Pirellone.

  • Nuoto, da squali a cannibali: Alberto Amodeo e Simone Barlaam, secondo oro ai Mondiali di Manchester

    MANCHESTER (Gb) – Rischiamo di abituarci alle imprese di Alberto Amodeo e Simone Barlaam. I due assi del nuoto paralimpico di Abbiategrasso e Cassinetta concedono il bis e nuotano ancora una volta nell’oro ai Mondiali in corso a Manchester: per entrambi è la concessione del bis. Ed ovviamente, come andiamo ripetendo da giorni, la fame dei nostri Cannibali è ben lontana dal placarsi..

    Conclusa ieri la quarta giornata di finali al Manchester Aquatics Centre. Antonio Fantin festeggia il compleanno regalandosi un argento in apertura di sessione nei 400SL S6. Rammarico per Alessia Berra che nonostante il RI nei 100RA SB12 resta fuori dal podio per soli 4 centesimi. Pochi centesimi separano anche Carlotta Gilli dal gradino più alto del podio nei 100DO S13. In una serata dedicata all’argento arrivano poi i secondi posti di Carlotta Gilli nei 100DO S13, di Xenia Francesca Palazzo nei 100SL S8 e di Francesco Bettella nei 200SL S1.

    Medagliere generale

    Cina 14 ori • 14 argenti • 8 bronzi
    Italia 14 • 7 • 8
    Brasile 10 • 8 • 10

    100SL S9 U

    BARLAAM Simone ITA 52.28
    DIDIER Ugo FRA 55.20
    BRAUNSCHWEIG Malte GER 56.56
    Barlaam: Quarto titolo consecutivo, peccato avere solo sfiorato il WR, ma oggi va bene così. C’è la barriera dei 52.00 che prima o poi abbatterò.

    100FA S8 U

    AMODEO Alberto ITA 1:02.94
    WU Hongliang CHN 1:03.23
    JAFFE Noah USA 1:04.77
    Amodeo: Sapevo che gli altri sarebbero partiti forte, ho cercato di non farmi distanziare troppo per recuperare nella seconda vasca. È andata come volevo e ho anche rotto il muro degli 1.03, credo sia davvero un ottimo risultato.

    “Stiamo andando oltre le più rosee aspettative, ma tutto ciò è il frutto del grande lavoro svolto dai nostri staff e dagli atleti”, ha commentato entusiastico Roberto Valori, presidente della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico.

    Se anche corazzate come Cina e Gran Bretagna si vedono costrette a inseguire nel medagliere vuol dire davvero che qualcosa di straordinario sta avvenendo in terra britannica, con la mente che corre già veloce a quel che potrà accadere tra poco più di un anno ai giochi paralimpici di Parigi 2024.

    Ma prima della gloria olimpica, per cui Abbiategrasso e Cassinetta già trepidano, a Manchester gli squali Alberto e Simone sono ben lungi dall’essere sazi..

  • Giro d’Italia 2023: vincitori e vinti

    Non è stato probabilmente il Giro d’Italia più emozionante della storia ma è stato comunque un Giro godibile.

    L’edizione 2023 della corsa rosa, la numero 106 in assoluto, ha dovuto affrontare tante traversie, dal persistente maltempo al redivivo Covid che ha costretto al ritiro alcuni pezzi da 90 come il campione del mondo Evenepoel e il nostro Ganna. E nonostante questo ha offerto agli appassionati uno spettacolo di tutto rispetto, con il ribaltone finale della cronoscalata di Monte Lussari che ha permesso a Roglic di prendersi la maglia rosa proprio all’ultimo tentativo utile. Ora che i giochi sono finiti già da qualche settimana, stabiliamo a mente fredda i veri vincitori e vinti del Giro d’Italia 2023.

    Ovviamente non possiamo che cominciare dal vincitore assoluto, lo sloveno Primoz Roglic. Collezionista di Vuelta con i tre trionfi del 2019, 2020 e 2021, si è approcciato al Giro con il chiaro intento di vincerlo, nonostante le tante defezioni nella sua Jumbo-Visma che sembravano avergli irrimediabilmente indebolito la squadra. Ritiratosi Evenepoel, il favorito della vigilia nelle quote delle scommesse sportive soprattutto per via della più giovane età, Roglic ha viaggiato a fari spenti per lunghi tratti della corsa (zero vittorie di tappa, un solo podio all’arrivo di Monte Bondone) contenendo il distacco dalla maglia rosa Thomas nel limite dei 30 secondi. Un margine accettabile che gli ha permesso di piazzare la zampata dove si sentiva più forte, ovvero i 18,6 km dell’ascesa a Monte Lussari. Alla fine i 14 secondi di vantaggio sul gallese (quarto minor distacco tra primo e secondo in 106 edizioni) sono risultati più che sufficienti per vincere da campione il Giro d’Italia 2023: in questo modo Roglic se è anche rifatto della beffa del Tour de France 2020, quando era stato lui a subire la rimonta alla penultima tappa dal connazionale Pogacar.

    “Il secondo è il primo degli sconfitti” diceva il grande Enzo Ferrari. Rispettando questo aforisma dovremmo inserire Geraint Thomas, nonché tutti gli altri partecipanti, nell’elenco dei “vinti” del Giro d’Italia 2023. Ci perdoni però da lassù il Drake di Maranello, ma non ce la sentiamo di considerare uno sconfitto il 37enne di Cardiff che ha dato prova di grande solidità per tutta la durata della corsa, con un andamento in crescendo dall’inizio alla fine. La sua unica colpa? Non aver accumulato un vantaggio più ampio su Roglic per resistere alla prevedibile furia dello sloveno nell’ultima cronoscalata. Quei 14 secondi di troppo popoleranno a lungo i suoi incubi ma il Giro di Thomas resta da applausi.

    Roglic e Thomas fanno 70 anni in due ma il Giro d’Italia 2023 non è stata solamente un’edizione per “vecchi”. Ha destato per esempio un’eccellente impressione il 24enne portoghese Joao Almeida, che già aveva sfiorato il colpo grosso al Giro nel 2000 e stavolta si è inerpicato fino al terzo gradino del podio con la chicca della vittoria di tappa sul Bondone. E poi, finalmente un po’ di Italia, ci è piaciuto tantissimo il nostro Jonathan Milan, 23 anni il prossimo ottobre. L’indiscutibile frontman del quartetto d’oro di Tokyo 2020 nell’inseguimento a squadre era Filippo Ganna, ma i più attenti ricorderanno che in quella formidabile squadra c’era pure un certo Milan. E adesso impareranno a conoscerlo ancora meglio in virtù degli ottimi risultati al Giro 2023 con una vittoria di tappa, ben quattro secondi posti (di cui un paio con rimpianti) e il primato nella classifica a punti. Abbiamo trovato il velocista italiano dei prossimi dieci anni? Alle future corse l’ardua sentenza.

    Altri “vincitori” del Giro d’Italia 2023 sono stati l’arrembante canadese Derek Gee, sfortunato nei risultati ma premiato per la combattività, gli irlandesi Dunbar e Healy, il bravo Leknessund che ha riportato la Norvegia in maglia rosa a 42 anni dal mitico Knut Knudsen, gli altri giovani italiani Zana, Bais e Frigo, gli immarcescibili Caruso, Pinot e Cavendish e il piccolo-grande scalatore colombiano Buitrago, che ha domato la difficilissima tappa di Tre Cime di Lavaredo bissando l’exploit dello scorso anno a Lavarone. E ha sicuramente vinto anche Martin Marcellusi, che nelle tre settimane di corsa non ha combinato granché (del resto era al suo primo Giro) ma che ha ottenuto il sì della fidanzata Cristina alla sua proposta di matrimonio dopo l’arrivo dell’ultima tappa. Felicitazioni vivissime!

    Ok, quindi al Giro d’Italia di quest’anno hanno vinto tutti? Assolutamente no e infatti c’è anche un bel plotone di delusioni. Che non comprende coloro che per motivi diversi hanno dovuto abbandonare prematuramente la corsa. A cominciare da Remco Evenepoel, su cui sono piovute critiche ingenerose e sospetti un po’ meschini (“Si è ritirato perché aveva paura di perdere”) quando invece andrebbe applaudito per la sua trasparenza. E comunque fatichiamo a capire di cosa avrebbe dovuto aver paura uno che al momento del ritiro era saldamente maglia rosa…

    Ecco invece i veri sconfitti del Giro d’Italia 2023. Si pensava per esempio che Fernando Gaviria, uno dei più forti velocisti del mondo, potesse fare man bassa degli arrivi in volata. E invece il colombiano della Movistar ha collezionato come miglior piazzamento un misero quinto posto. Decisamente bocciato, con la piccola attenuante di alcune sfortunate cadute. Per quanto riguarda i corridori con ambizioni di classifica generale, ci aspettavamo molto di più da Hugh Carthy e Jack Haig, che invece non sono mai sembrati competitivi. Male in blocco due team potenzialmente fortissimi come Cofidis e Arkea-Samsic: anonimi, o quasi, dall’inizio alla fine.

    E male, purtroppo, l’italiano Lorenzo Fortunato, su cui molti puntavano discrete fiches ricordando soprattutto lo splendido trionfo del 2021 sullo Zoncolan, ma anche considerando l’ottimo inizio di stagione con la vittoria alla Vuelta Asturias e il quinto posto finale al Tour of the Alps, ad appena 38 secondi dal vincitore Geoghegan Hart. 38 secondi di distacco dal primo in classifica che nella graduatoria finale del Giro d’Italia 2023 sono diventati 38 minuti (+37 secondi), senza neppure provare uno scatto, una fuga, un minimo guizzo. Insomma un’esperienza da dimenticare, ma a 27 anni Fortunato ha ancora il tempo per rifarsi. Possibilmente con più convinzione.

  • Gli ‘squali’ abbiatensi nuotano nell’oro: è ancora gloria mondiale per Alberto Amodeo e Simone Barlaam

    Gli ‘squali’ abbiatensi nuotano nell’oro: è ancora gloria mondiale per Alberto Amodeo e Simone Barlaam

    Un’altra sensazionale giornata di gloria per il nuoto paralimpico italiano ai Mondiali di Manchester, dove questa sera gli abbiatensi Alberto Amodeo e Simone Barlaam (da Cassinetta) hanno colto due straordinarie medaglie d’oro. La seconda per Alberto, la prima per Simone: ma non finisce qui…

    Non si ferma l’onda azzurra ai Mondiali di nuoto paralimpico in corso a Manchester. Un’altra giornata di successi per gli azzurri, che chiudono il programma odierno con un ottimo bottino: 4 ori, 1 argento, 2 bronzi. L’Italia si conferma dunque in testa al medagliere con 22 medaglie (13 ori, 3 argenti, 6 bronzi), davanti alla Cina (10 ori, 11 argenti, 6 bronzi) e alla Gran Bretagna (8 ori, 4 argenti, 6 bronzi).

    Primo gradino del podio per Simone Barlaam nei 100 farfalla S9. Il milanese ha nuotato in 58.25, precedendo l’australiano Timothy Hodge e il tedesco Malte Braunschweig. Quarto Federico Morlacchi.

    “Mi sentivo bene, mi sembrava di essere stato più veloce ma va bene così, finalmente sono sceso in acqua”, le parole di Barlaam.

    Oro anche per Stefano Raimondi, che ha trionfato nei 500 stile libero S10 grazie al crono di 4:06.96. Argento per l’olandese Bas Takken, bronzo per il polacco Alan Ogorzalek.

    “Stasera mi sentivo bene, potevo spingere di più ma ho cercato di risparmiare energie per i prossimi impegni, in particolare i 100 stile libero ai quali punto con grande decisione”, ha commentato Stefano Raimondi.

    Carlotta Gilli ha dominato i 100 stile libero S13 con il tempo di 59.26. Alle sue spalle l’australiano Katja Dedekind e la statunitense Olivia Chambers.

    “Sapevo che sarebbe stata dura, quest’anno Dedekind ha sempre nuotato più velocemente di me, ho cercato di starle attaccata all’andata per vedere chi ne aveva di più al ritorno. Una grande soddisfazione dopo il non entusiasmante bronzo di Madeira”, ha raccontato Carlotta Gilli.

    Nei 100 farfalla S8, oro per Alberto Amodeo con 1:02.94. L’azzurro ha vinto davanti al cinese Hongliang Wu e allo statunitense Noah Jaffe.

    “Sapevo che gli altri sarebbero partiti forte, ho cercato di non farmi distanziare troppo per recuperare nella seconda vasca. È andata come volevo e ho anche rotto il muro degli 1.03, credo sia davvero un ottimo risultato”, ha dichiarato Alberto Amodeo.

    Medaglia d’argento per Angela Procida nei 100 dorso femminili S2. L’atleta azzurra ferma il tempo sul 2:28.62 dietro l’atleta di Singapore Xiu Pin Yip. Terza posizione per la messicana Fabiola Ramirez Martinez. “Un’emozione che non è possibile spiegare a parole e che ripaga i tanti sacrifici fatti. Sono felice anche di aver regalato una soddisfazione a tutti coloro che mi hanno supportato”, ha dichiarato la nuotatrice azzurra.

    Bronzo per Francesco Bettella nei 100 dorso maschili S1 con il tempo di 2:30.89. La gara è stata vinta dal polacco Kamil Otowski. Secondo posto per l’ucraino Anton Kol.

    Nei 50 stile libero femminili S12, prestazione esaltante per Alessia Berra, che conquista il bronzo in un testa a testa con la brasiliana Lucilene Da Silva Sousa. Gara vinta dalla brasiliana Maria Gomes Santiago davanti all’ucraina Anna Stetsenko. “Sono felicissima. Era difficile, ma è bello fare sempre meglio. Ci tenevo un sacco a questa gara che ho spesso mancato per un centesimo. E’ tutto bellissimo”, ha dichiarato la nuotatrice lombarda.

    E come detto, per Alberto e Simone non finisce certo qui.. Forza, SQUALI!

  • Team Insubria Yamaha: serata molto positiva agli Internazionale di Supercross a Malpensa

    Serata molto positiva sabato 29 luglio 2023 a Malpensa in occasione della terza prova degli Internazionali d’Italia di Supercross.

    MALPENSA VA – RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO “I nostri ragazzi erano all’esordio quest’anno, in questo Campionato, ma hanno trovato fin dalle prove libere del pomeriggio un ottimo feeling con la pista lombarda.
    Nel main event MAURIZIO SCOLLO #329 è riuscito a prendere il comando della gara già nel corso del primo giro e non l’ha più mollato fino alla bandiera a
    scacchi! NATHAN MARIANI #21 dopo una bella partenza ha mantenuto a lungo la seconda posizione, prima di cederla soltanto nel finale di gara. NATHAN ha
    provato a reagire al sorpasso continuando ad attaccare fino alla fine, ma non è riuscito a riprendersi la posizione. Per lui comunque ottimo terzo posto.

    Doppio impegno per NATHAN MARIANI questo fine settimana, che ha corso domenica 30 luglio 2023, ad Ottobiano, per il Campionato Regionale Lombardia.
    Buon terzo posto assoluto di giornata grazie al quarto posto nella prima manche ed al terzo nella ripresa!

  • Abbiategrasso, festa di fine stagione per il Quang Trung di Qwan Ki Do

    ABBIATEGRASSO Mercoledì 26 luglio si è svolta la consuetudine festa di fine stagione per il club Quang Trung di Qwan Ki Do, di Abbiategrasso, ma questa volta in una cornice diversa.

    Guidati dal Minh Su Claudio Grossi, presente sul territorio da più di 30 anni, i suoi allievi e i compagni venuti da tutto l’hinterland milanese, si sono trovati a festeggiare con un allenamento al bosco dei cento passi.

    Successivamente, dopo il caldo e la fatica, si sono sfidati in una battaglia a suon di getti d’acqua per rinfrescarsi in preparazione della grigliata (preparata con molta cura da praticanti e amici).
    Una cena in compagnia per ricordare la stagione sportiva passata e pronti per ricaricare le energie in vista del prossimo anno sportivo che inizierà con una dimostrazione in centro Abbiategrasso, il 17 settembre, durante l’evento “SportCity day”.

  • Stan Wawrinka e un rovescio da Louvre della racchetta: chapeau- di Teo Parini

    Stan Wawrinka e un rovescio da Louvre della racchetta: chapeau- di Teo Parini

    “Lo so, è stupido piangere ma io amo questo gioco”. Stan Wawrinka, Stanislas all’anagrafe, sta al tennis come Clark Kent sta al cinema: il supereroe che non ti aspetti. Non proviene da Krypton ma dall’elegante Losanna, anche se il cognome tradisce origini spostate ad est, e, più che l’aria del secchione che a scuola non fa mai copiare il compito in classe, ha quella del pacioccone goffo e simpatico che tra la partitella di pallone e la merenda preferisce decisamente la seconda.

    Ma che dopo una serata spesa al ristorante ingozzando pezzi di sushi noncurante della bilancia, imbraccia la racchetta e infila divise dalla cromia improbabile per vestire i panni di Stanimal, Superman di inesausta bellezza tennistica e prorompente veemenza balistica. Che, se non vola, cannoneggia.

    Giocatore che nel periodo più difficile per emergere nella secolare storia del gioco, quello brutalizzato dal triumvirato pigliatutto che non necessita di presentazioni, può vantare di aver raggiunto picchi di rendimento collocati su traiettorie non percorribili da nessuno, nemmeno da quei tre dioscuri là. La zona Stanimal, appunto.

    Dove il tennis mutua dalla boxe il concetto di knockout tecnico, l’interruzione di un incontro per la manifesta incapacità di uno dei due contendenti di difendersi dall’incessante martellamento di ganci e montanti dell’avversario. Definizione plastica di sfinimento tennistico. Lo sa bene Djokovic che, esausto, ha dovuto lasciare sul piatto un’edizione del Roland Garros e una degli Open degli Stati Uniti tra il 2015 e il 2016 perché annichilito da due versioni deluxe di Wawrinka, quelle da fumetto che fanno sognare i bambini e ammattire anche un formidabile incassatore di pugni come il serbo, virtualmente costretto a chiedere al suo angolo di gettare in campo l’asciugamano. O come Nadal, passato anch’esso per il trattamento dello svizzero e costretto a cedere il passo nella finale degli Australian Open del 2014, tra noie fisiche e stordimento. Per non parlare di Federer, triturato in Bois de Boulogne sempre nella vittoriosa cavalcata del 2015, quella dei calzoncini a quadretti e la precisione di un cecchino al fronte.

    Per parlare un po’ di Wawrinka avremmo preferito che, all’alba dei suoi quarant’anni e con un fisico violentato dai chirurghi, domenica scorsa avesse vinto il titolo di Umago, tornando così a sollevare una coppa a sei anni di distanza dall’ultima volta proprio nel torneo che ha l’onore di raccontare il suo primo e ormai remoto hurrà nel circuito maggiore risalente a due decadi fa. Il buon Popyrin, onesto giovanotto con una certa pesantezza di palla, però, non è stato dello stesso romantico avviso, tanto da batterlo in rimonta facendo propria la kermesse croata. Del resto, se c’è qualcosa che non fa sconti, oltre a Chronos e al fisco, è proprio il tennis e, così, i singhiozzi pregni di emozione che hanno accompagnato l’intervista a caldo di Wawrinka ci hanno financo strappato una lacrima. Come le volte in cui si percepisce epidermicamente che la rinuncia a qualcosa che non si vorrebbe perdere per nulla al mondo sia ormai alle porte. Al suo rovescio, per esempio, che se solo l’UNESCO avesse a cuore anche le sorti del tennis sarebbe già incluso da tempo nella lista dei patrimoni dell’umanità. Un colpo che odora, insieme, di passato e presente: elegante come la gestualità bianca degli albori della disciplina, deflagrante secondo i crismi della modernità contingente. Da esporre al Louvre, in compagnia della volée di rovescio di Edberg, della veronica di Panatta e del dritto di Sampras.

    Cresciuto all’ombra dell’ingombrante connazionale Federer e con qualche comprensibile complesso di inferiorità, Stan ha avuto una crescita più lenta rispetto ad altri colleghi perché, come spesso accade, ad un talento cristallino non è detto si abbini fin da subito la solidità mentale richiesta dalla professione del tennista. Così, Stan è diventato The Man solo all’apice di un lungo lavoro mentale che gli ha consentito di fare valere sul campo un armamentario da primo della classe. Intorno alle sbracciate di rovescio, il marchio di fabbrica della casa, Wawrinka ha saputo costruire un gioco unico, fatto di martellate a tutto braccio con le quali dirigere le operazioni dello scambio, alternate a soluzioni di una certa raffinatezza e passando per l’uso creativo di rotazioni e angoli. Senza dimenticare una capacità di resistenza allo sforzo e di mobilità di piedi sopra la media a dispetto di una sagoma non propriamente filiforme. Giocatore completo, insomma, godibile alternativa del corri-e-tira che nel frattempo gli si è consolidato intorno come l’unica via possibile per il successo.

    A Wawrinka, quindi, va riconosciuto il merito di aver rigettato a suon di colpi vincenti l’assioma apparentemente inoppugnabile. C’è un tennis fatto di bellezza che può essere vincente.
    Mancherà al Circus. Come tutti gli interpreti, poco convenzionali e molto naif, che, se proprio non l’hanno inventato, un aspetto caratterizzante del nostro gioco preferito lo hanno reso unico e distinguibile tra mille altri. Ma non è ancora tempo di dire basta: Stan, infatti, ha promesso di dare battaglia ancora per un po’, con immutato amore per il gioco. Trasfigurato dallo sforzo e con il dito indice della mano destra portato alla tempia a valle di un match vittorioso, gestualità che abbiamo imparato a conoscere quale monito di quanto il cervello sia sempre protagonista delle sorti tennistiche, avremo quindi il privilegio di vederlo ancora all’opera in qualche selezionata occasione. Noi aficionados gli dobbiamo molto.

    Chiunque abbia maneggiato una racchetta in questi anni, infatti, azzeccando per una fortuita congiunzione astrale un rovescio da posizione impossibile, si è necessariamente sentito un po’ Wawrinka, come quelle volte remote in cui, trasformando un campetto spelacchiato nel Bernabeu dei nostri sogni, da bambini un dribbling andato a buon fine ci faceva sentire dei piccoli Maradona. Insomma, The Man è l’amico che ci ha restituito la fantasia dei giorni più belli e, pertanto, non smetteremo mai di volergli bene.

    Teo Parini

  • Mondiali di nuoto paralimpico: subito oro per l’abbiatense Alberto Amodeo!

    Mondiali di nuoto paralimpico: subito oro per l’abbiatense Alberto Amodeo!

    ABBIATEGRASSO Straordinaria prestazione in vasca del campione abbiatense Alberto Amodeo, che dopo la gloria olimpica ha ottenuto ieri la medaglia più preziosa-l’oro- ai Mondiali di nuoto paralimpico partiti nella città di Manchester.

    Nella piscina inglese, infatti, Alberto Amodeo si è imposto ieri nella prima gara della rassegna iridata, vincendo il titolo nei 400 stile libero.

    Azzurri già all’arrembaggio con tre primi posti. Oro per Stefano Raimondi nei 100 rana SB9. Tre ori nelle prime tre gare per l’Italia: poco prima successo anche per Xenia Francesca Palazzo nei 400 stile libero femminili S8 e appunto Alberto Amodeo nei 400 stile libero S8 maschile.

    Al Manchester Aquatics Centre l’Italia difende il proprio status di Campione del Mondo conquistato a Madeira nel 2022 (con 64 medaglie vinte) con un team di 22 atleti rispetto ai 24 convocati: saranno infatti assenti per motivi personali Efrem Morelli e Giulia Terzi.

    “Ci aspetta una trasferta molto impegnativa, con due atleti di punta che guarderanno le gare da casa. I nostri avversari sono molto agguerriti: Ucraina, Cina, USA e Brasile su tutti. Le aspettative sono quelle di mantenersi ad alto livello: a Londra e Madeira ci siamo issati sul tetto del mondo, la tripletta non è per nulla scontata. In una squadra super collaudata abbiamo due nuovi innesti, Karim Gouda e Manuel Bortuzzo, che siamo certi possano esprimersi al livello delle compagne e compagni di team”, ha detto il Presidente Roberto Valori.

    “Non è un mondiale come gli altri, è l’evento che ci proietta verso Parigi 2024. Siamo molto fiduciosi, arriviamo da due precedenti edizioni che ci hanno visto protagonisti, ma anche consapevoli che ripetersi a questi livelli è sempre più difficile, anche in considerazione di due defezioni pesanti: Efrem Morelli e Giulia Terzi. Ma le loro assenze rappresentano un’ulteriore motivazione: vogliamo lottare e vincere anche per loro. La squadra saprà comunque farsi valere, abbiamo tante punte di diamante sia fra i maschi sia fra le femmine”, ha dichiarato il Direttore tecnico Riccardo Vernole.

    In attesa delle prossime gare che vedranno impegnato Alberto, ora gli occhi sono puntati alle Olimpiadi 2024: i giochi si svolgeranno a Parigi, la capitale della Francia, dal 28 agosto all’8 settembre 2024, nonostante fossero precedentemente previsti per il periodo 4-15 settembre. Sarà la prima volta che la città di Parigi ospiterà i giochi paralimpici, ma la seconda per la Francia dopo l’edizione invernale del 1992.

    Forza Alberto, forza campione!