Categoria: Sport

  • Gs Arconatese a casa/2, esultano società e presidente Sannino

    ARCONATE Il lavoro serio, la programmazione portano sempre ai risultati sperati: il Gs Arconatese 1926 si è aggiudicato stamane il bando comunale per il centro sportivo di via delle Vittorie.

    Il nostro Presidente Alfonso Sannino esprime tutta la soddisfazione a nome del Club: “Siamo felici e orgogliosi di poter ricominciare a fare attività nel nostro paese dopo che stamane ci siamo aggiudicati il bando comunale atteso da 9 anni. Come auspicavamo abbiamo ottenuto il risultato agognato. Finalmente potremo tornare a fare attività calcistica con i nostri ragazzi anche sul territorio di Arconate”.

    La nostra Società ha le idee chiare: “Sarà nostro impegno intervenire con un piano di lavori importante presso il centro sportivo di via delle Vittorie per ripristinare completamente la struttura. Vorrei sottolineare che in questi anni l’Arconatese è cresciuta non solo tecnicamente ma anche numericamente, pertanto i nostri centri di riferimento saranno quelli di Arconate e di Bienate”.

    “Lavoreremo da subito -conclude il nostro Presidente- per rendere agibile il centro di via delle Vittorie. Saremo subito all’opera per consentire il prima possibile al nostro settore giovanile di allenarsi adeguatamente e alla nostra prima squadra, compatibilmente con le autorizzazioni e le omologazioni necessarie per il campionato di serie D di poter tornare a giocare le gare interne ad Arconate”.

    Forza Arconatese ??⚽

  • Il Gs Arconatese torna a casa: la nota del Comune

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

    ARCONATE Nella giornata di venerdì il Comune di Arconate ha affidato al Gs Arconatese la gestione del campo sportivo di via delle Vittorie per i prossimi 10 anni.

    L’aggiudicazione è avvenuta al termine di una procedura di gara a evidenza pubblica che l’Amministrazione comunale ha indetto il 12 giugno 2023, dopo che la giunta si è impegnata a concludere – nei mesi scorsi – i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo: un progetto ambizioso, del valore di circa 240.000 euro, che ha visto la completa riqualificazione degli spogliatoi, con la realizzazione di servizi per disabili, due spogliatoi per atleti, due spogliatoi per arbitri, l’infermeria e i servizi igienici per il pubblico. Completato, inoltre, lo smaltimento dell’eternit e la realizzazione di un impianto di irrigazione automatico collegato al pozzo di prima falda: gli interventi sono stati finanziati, oltre a fondi del bilancio comunale, da un contributo di 115.000 euro ottenuto da Regione Lombardia.

    I contenuti del bando che riguardano la gestione dello stadio di via delle Vittorie prevedono, interamente a carico del gestore del campo sportivo, il pagamento delle utenze, la manutenzione del verde e delle strutture e la messa a norma dell’impianto elettrico. La società aggiudicataria si è impegnata, altresì, a porre in essere – nel corso degli anni – migliorie volte a rendere ancora più fruibile e moderno il campo sportivo e a favorire la promozione e l’integrazione con le altre associazioni sportive locali. L’Amministrazione non erogherà alcun tipo di contributo economico al gestore e, allo stesso tempo, il gestore non pagherà al Comune un canone d’affitto per l’utilizzo dell’impianto.

    Si tratta delle stesse, identiche condizioni proposte dall’Amministrazione al Gs Arconatese nel luglio del 2020, quando la società decise di lasciare il campo sportivo di via delle Vittorie. “Dopo esattamente 3 anni – dichiara l’Amministrazione comunale – siamo lieti di riaccogliere a casa sua la società gialloblù con il medesimo spirito collaborativo e propositivo di sempre, finalizzato a evitare le polemiche, garantire condizioni eque per la gestione delle strutture pubbliche e valorizzare le eccellenze sportive locali. Bentornato, dunque, al Gs Arconatese, a cui auguriamo una stagione ricca di successi e soddisfazioni sul campo”.

    L’Amministrazione Comunale

  • “Gravel Bike Night” benefica a Marcallo con Casone domani sera

    Gravellata serale, evento non competitivo per gravel, MTB, e-bike, iniziativa inserita dentro alla Notte Bianca di Marcallo con Casone. Previsti due percorsi rispettivamente di 50 e 70 KM

    MARCALLO CON CASONE – L’iniziativa è inserita nell’ambito della Notte Bianca, con il patrocinio del comune di Marcallo con Casone, in collaborazione con cooperativa La Solidarietà G.Rainoldi di Albairate (MI), La Sgurieta di Marcallo con Casone (MI) e le associazioni L’ORO, Blue Family e Laulima. Parte del ricavato dell’evento sara’ devoluto alla raccolta fondi per l’acquisto di un mezzo per il trasporto dei ragazzi.

    IL PROGRAMMA

    Ore 18.30: ritrovo presso La Sgurieta, Marcallo con Casone (MI) ,info maps ;
    ​Ore 19.00: partenza, 2 percorsi Km 50 & Km 70;
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    Contributo d’iscrizione:

    EUR 10, online fino alle ore 20 del 20 Luglio 2023 o al raggiungimento dei 150 iscritti.
    ​Pasta party finale e gadget per tutti gli iscritti.

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    I due percorsi non sono segnalati ma percorribili in totale autonomia seguendo le due tracce GPX che verranno inviate via email agli iscritti il giorno 21 Luglio 2023.

    ​E’ obbligatorio l’uso del casco, faro anteriore e posteriore e kit per eventuali forature.

  • Milano, al via i Mondiali di Scherma

    MILANO Saranno 27 gli azzurri che saliranno sulle pedane dell”Allianz MiCo’ di Milano per la 69esima edizione del Campionato mondiale assoluto di scherma.

    Nell’estate preolimpica l’evento schermistico in Italia e’ sicuramente molto importante ai fini proprio della qualificazione per le Olimpiadi di Parigi. Con l’evento di Milano, l’Italia torna iridata per l’ottava volta (la prima nel capoluogo lombardo) a distanza di 12 anni dall’ultima, Catana 2011. Le Nazioni iscritte sono 116, non ci sara’ la Russia e la Bielorussia perche’ sospese dal Comitato Olimpico Internazionale per motivi bellici ma comunque schermitrici e schermidori con passaporto russo (7 in totale ma tutti giovani e con posizioni di ranking molto lontane dai primi posti) saranno presenti in forma individuale e neutrale. Non ci saranno bandiere e scritte ‘Russia’, solo la presenza di un movimento che in passato ha regalato tante soddisfazioni prima a milioni di sovietici (193 medaglie iridate) e poi di russi (124). L’Ucraina ha gia’ fatto sapere che gareggera’ solo nelle prove a squadre e nelle gare individuali dove non si saranno atlete e atleti russi, quindi solo fioretto e sciabola maschile. La scuola di scherma piu’ medagliata ai Mondiali resta, pero’, l’Italia che dall’edizione di Parigi 1937 ha conquistato ben 361 medaglie (118 gli ori).

    Una storia, quella della scherma azzurra, che e’ passata da grandi campioni, leggendari, indimenticabili, a partire da quel Gustavo Marzi che nel ’37 nella capitale francese vinse il fioretto oppure da Giorgio Chiavacci che nel 1926 quando il mondiale non esisteva ancora (erano campionati internazionali di scherma) centro’ l’oro nel fioretto, l’arma piu’ vincente in campo femminile. I piu’ grandi della scherma italiana, senza dubbio Edoardo Mangiarotti, Paolo Pizzo, Salvatore Sanzo, Valentina Vezzali, Giovanna Trillini e anche Arianna Errigo. Ebbene, quest’ultima sara’ una delle prime italiana a salire in pedana perche’ dopo la maternita’ (a marzo ha dato alla luce due gemelli) dovra’ partire dalle qualificazioni anche se vicecampionessa iridata in carica. Il Mondiale di Milano vedra’ da sabato 22 a martedi’ 25 dedicate alle qualificazioni per i tabelloni principali mentre dal 25 al 27 spazio alle prove Individuali che metteranno in palio le prime 24 medaglie. Gran finale con le competizioni a squadre negli ultimi tre giorni, dal 28 al 30. Alla cerimonia di inaugurazione, il 25, sara’ presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sabato sulle pedane milanese si svolgeranno i preliminari della sciabola maschile e della spada femminile, quindi in gara anche l’azzurro Riccardo Nuccio e Federica Isola. Domenica tocchera’ alla spada maschile, quindi spazio a Gabriele Cimini, e al fioretto femminile, quindi alla Errigo. Arianna torna in gara come numero 23 del mondo dopo lo stop per la gravidanza. Lunedi’ 24 tocchera’ a Chiara Mormile cercare di entrare nel tabellone della sciabola. Dopo le prove individuali, dal 28 via alle gare a squadre che servono come qualificazione per le Olimpiadi di Parigi 2024. Gia’ definiti i team italiani. Nella sciabola maschile l’Italia si presentera’ ai nastri di partenza con Luca Curatoli, Luigi Samele e Michele Gallo, affiancati dal rientrante Enrico Berre’. Per la spada femminile il quartetto azzurro sara’ composto da Rossella Fiamingo, Federica Isola, Mara Navarria ed Alberta Santuccio. La penultima giornata, quella del 29, dara’ spazio alle competizioni dei team di spada maschile e fioretto femminile. L’Italia degli spadisti salira’ in pedana con Davide Di Veroli, Federico Vismara, Gabriele Cimini e Andrea Santarelli. Il quartetto italiano delle fiorettiste sara’ composto da Arianna Errigo, Martina Favaretto, Alice Volpi e da Francesca Palumbo. L’ultimo giorno, il 30, spazio al fioretto maschile con la Nazione padrone di casa che schierera’ Alessio Foconi, Daniele Garozzo, Filippo Macchi e Tommaso Marini. Nella sciabola femminile l’Italia sara’ in pedana con Michela Battiston, Martina Criscio, Rossella Gregorio e Chiara Mormile

  • Chiedimi chi era Fabio Casartelli- di Teo Parini

    A Fabio, al ciclismo e anche un po’ a noi.
    Siamo in uno di quei giorni nei quali Richard Virenque è intenzionato a lasciare il segno nell’unica maniera a lui congeniale, scappando in salita.

    Il Tour de France, quel maledetto 18 luglio, propone la più classica delle tappe pirenaiche, quindi caldo torrido, continui sali e scendi, asfalti appiccicosi e scorte di borracce ghiacciate. Tra Saint Girons e Cauterets sono tanti i colli da scalare, il primo ha un nome che evoca imprese, col du Portet d’Aspet, e la carovana gialla da quelle parti è praticamente di casa. Vestito della maglia a pois, quella del miglior scalatore, Virenque è ovviamente già in fuga di buon mattino quando, superato il colle che sta appollaiato nel dipartimento dell’Alta Garonna ad una quota di poco più di mille metri, gli inseguitori si lanciano ammassati in discesa. All’arrivo manca un’eternità e lo sguardo dei protagonisti non è ancora iniettato di sangue ma nelle picchiate, chissà perché, si finisce sempre per andare giù il più in fretta possibile. Anche il Diablo Chiappucci, Claudió per i cugini transalpini, ha messo nel mirino la tappa e comincia a scalpitare animato da una sola certezza: andrà pancia a terra fin sotto al traguardo. Nulla di nuovo, insomma.

    Fa un caldo micidiale, la regione dei Midi-Pirenei tra luglio e agosto è uno spicchio di mondo inospitale dove condizioni che rasentano l’insopportabile fanno sì che nulla sia mai banale. Manca l’aria e nemmeno l’ombra sembra offrire un minimo di refrigerio, ma la bicicletta è intagliata nei cromosomi della gente comune che assiepata lungo il percorso pare non curarsene troppo. Se la salita è la sublimazione della fatica, la discesa è, insieme, tecnica e follia. Tecnica, perché bisogna sapersi districare tra pieghe e traiettorie; follia, perché toccare i cento all’ora su un mezzo che non arriva ai dieci chili di peso non è ascrivibile tra le abitudini di buon senso. In testa al gruppo, disegnando una curva verso sinistra, Rezze finisce lungo e nel burrone quando apre gli occhi ha un femore in mille pezzi. Nella dinamica delle scie, l’errore del carneade francese ha per conseguenza il solito effetto domino: tre califfi del pedale come il nostro Perini, Museeuw e Breukink finiscono in terra senza potersi opporre alle leggi della fisica, fortunatamente senza particolari noie tanto che in un amen rimontano in sella. Va peggio a Baldinger, a cui lo scivolone, invece, costa la frattura del bacino. Anche Fabio Casartelli, con la spianata di Ger-de-Boutx nel mirino, rimane coinvolto.
    In quegli anni, l’uso del caschetto – oggi un benedetto automatismo per chi pratica la disciplina a qualunque livello – non è obbligatorio e la sagoma dei ciclisti è ancora definita dal tipico cappellino con l’aletta ridotta che fa da trait d’union tra il contemporaneo e il ciclismo dei pionieri. Non lo indossa, Fabio, che ha la sfortuna nera di finire contro uno di quei tipici blocchi in pietra che delimitano il nastro d’asfalto lungo le strade di montagna. L’impatto è terribile e l’espressione del dottor Porte, l’angelo custode dei corridori, non lascia presagire nulla di buono. Sull’elicottero, per tre volte il cuore di Fabio si ferma e per tre volte i medici lo riportano alla vita, tra incessanti massaggi cardiaci e iniezioni di adrenalina. Nel frattempo la corsa prosegue, perché la scelta più o meno discutibile è quella di lasciare i protagonisti al loro mestiere, ignari.

    Al nosocomio più prossimo, quello di Tarbes, Casartelli ci arriva tecnicamente ancora vivo ma la situazione è di quelle disperate. Infatti, dopo due ore di agonia, il cuore dell’azzurro cessa definitivamente di battere, fatale il terribile trauma cranico. Nella tivù di stato che ancora è sinonimo di sport, il verbo per antonomasia del ciclismo è quello del leggendario Adriano De Zan, cantore delle vicende ciclistiche tutto garbo, eleganza dialettica e competenza. Con l’immediatezza comunicativa della generazione social ancora da venire, spetta alla voce amica di tanti pomeriggi festosi dare l’annuncio della tragedia; un momento di lancinante dolore impresso nella cultura sportiva del nostro Paese. Piange, De Zan, financo si scusa per non aver saputo trattenere la commozione che, di rimando, ci paralizza davanti allo schermo. Un frangente nefasto che ha almeno il pregio di ricordare quanto sia volubile la vita per essere spesa tra futili pensieri.

    Casartelli, appena venticinquenne, aveva da poco festeggiato la nascita di Marco, il suo primo figlio. A casa, ad attenderlo, anche la moglie Annalisa: non lo rivedranno più. Campione olimpico a Barcellona, Fabio si era ripromesso di vincere un tappa di questo Tour, lo ripeteva a tutti, perché il peluche che spetta al più bravo di giornata avrebbe fatto felice il piccolo Marco ancora tutto da scoprire.

    Da quel 18 luglio di ventotto anni fa, una stele in marmo bianco e grigio, adornata di fiori e biglietti adagiati da una moltitudine inesausta di tifosi e viandanti, è eretta proprio nel punto dell’incidente a imperitura memoria del ragazzo di Albese. Lì, il Tour de France ci ritorna spesso in un rituale non scritto che tanto ci inorgoglisce. Perché il mondo del ciclismo avrà mille difetti ed è infarcito di contraddizioni talvolta poco simpatiche ma ha il pregio di non dimenticare mai chi ha contribuito con testa, cuore e gambe a renderlo uno sport meraviglioso.

    Fabio, ovunque tu sia, non smettere mai di spingere forte sui pedali. Perché se smetti tu, smettiamo anche noi.

    Teo Parini

  • Legnano, sui contratti di Amga Sport l’attacco della CGIL

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

    LEGNANO Abbiamo letto su alcuni media locali un comunicato stampa nel quale Amga Sport definisce che la nostra richiesta di intervento ad INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro sia basata su “ informazioni distorte, fuorvianti e, comunque sia, non corrette in fatto e in diritto.”

    Premesso che forse sarebbe più opportuno che il management di Amga Sport spiegasse alla cittadinanza perché sia finita in liquidazione un’azienda di proprietà al 100% del gruppo Amga Legnano Spa (società partecipata pubblica), ma questa è un’altra storia su cui non spetta a noi intervenire.

    Come sindacato abbiamo invece i compito e la possibilità, se vediamo comportamenti nei confronti di lavoratori o contratti che riteniamo irregolari di richiedere agli organi preposti di verificarli
    Questo a meno che Amga Sport voglia vietare al sindacato di svolgere la propria funzione a oltre che dei lavoratori dipendenti anche dei lavoratori cosiddetti atipici come quelli sportivi.
    Nel merito di quanto avvenuto in Amga noi abbiamo richiesto un ispezione ad INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro per verificare se i contratti stipulati dalla società sin dal 2006 siano regolari oppure no, se vi sia stata evasione contributiva oppure no.
    Saranno INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro a verificare la correttezza dell’operato di Amga Sport e non di certo il comunicato stampa della stessa Amga Sport.

    Riteniamo irregolari i contratti stipulati da Amga Sport perchè:
    1°- Se in passato, all’epoca della stipula di primi contratti 2006, poteva esserci un’interpretazione diversa delle normative sull’applicabilità o meno dei contratti di collaborazione sportiva nel settore, a partire dalla seconda metà del decennio 2010-2020 si sono succedute sentenze, prima di Primo Grado e poi di Corti di Appello, e infine di Corte di Cassazione che ritenevano irregolare per le società fruire delle condizioni previdenziali previste per i Collaboratori Sportivi e le condannavano le società sportive a rifondere i contributi non versati: in presenza di una attività sportiva dilettantistica svolta a titolo oneroso, con continuità, in maniera professionale, i compensi sportivi dilettantistici di cui all’articolo 67, comma 1, lett. m), Tuir non possano essere riconosciuti.
    2°- In tutti i casi in cui i lavoratori inquadrati come collaboratori sportivi si sono rivolti agi uffici vertenza sindacali ed hanno iniziato vertenze nei confronti dei datori di lavoro, la scelta delle società sportive è stata quella di non andare a giudizio, ma di conciliare in sede stragiudiziale riconoscendo ai lavoratori tutto o grossa parte di quanto dovuto per anni di inquadramento non corretto. In un caso, qui vicino a Busto Arsizio, la società Sport Management che ha preferito andare a giudizio ed è stata condannata dal Tribunale a risarcire 100 mila euro ad un dipendente inquadrato come Collaboratore Sportivo. Vedi Varese News del 9 settembre 2022.
    3° – Sono ormai decine le sentenze di Corte di Cassazione che hanno ribadito che la collaborazione sportiva dilettantistica non può essere applicata a chi svolge l’attività sportiva “per mestiere”, cioè in maniera professionale, seppur in un settore formalmente dilettantistico.

    Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova scriveva Agatha Christie.

    Come Nidil-Cgil e Camera del Lavoro Ticino Olona, dopo aver richiesto inutilmente ad AMGA SPORT, ad AMGA Legnano SPA di regolarizzare la situazione dei lavoratori inquadrati come Collaboratori Sportivi, abbiamo richiesto ad INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro una verifica ispettiva e il nostro ufficio vertenze di Legnano sta assistendo lavoratori che hanno operato nelle piscine gestite da Amga Sport.

    Saranno quindi gli organi ispettivi degli enti interessati e la magistratura a definire se il comportamento di Amga Sport sia stato in questi anni corretto o meno.

    Come sindacato noi siamo ovviamente disponibili a qualsiasi confronto pubblico su questi temi Amga Sport, Amga Legnano SpA ritenessero utile.

    L’interesse della CGIL e delle sue categorie è quello di tutelare lavoratori, non solo quelli dipendenti da grosse aziende sindacalizzate, ma anche di coloro che per potersi mantenere svolgono lavori, precari e atipici e compresi i lavoratori autonomi P.IVA.

    Per questo abbiamo sollecitato una visita ispettiva ad AMGA SPORT e così faremo in tutti i casi nei quali ci vengano segnalate irregolarità che le aziende non vogliano sanare attraverso un serio e proficuo confronto sindacale, che per noi è sempre la modalità migliore per tutelare gli interessi dei lavoratori.

    CGIL Ticino Olona NIDIL-CGIL Ticino Olona

  • Milano candidata ad ospitare la finale Champions League nel 2026 (o 2027)

    MILANO La città di Milano con lo Stadio San Siro è candidata ad ospitare la finale di Champions League nel 2026 o nel 2027. Lo ha reso noto la Uefa, che ha confermato di aver ricevuto dichiarazioni di interesse da parte di nove federazioni affiliate per ospitare le finali delle competizioni per club nel 2026 e nel 2027.

    L’unica altra città candidata ad ospitare l’atto conclusivo dell’edizione 2026 o 2027 della Champions League è Budapest con la Puskas Arena, dove lo scorso 31 maggio si è giocata la finale di Europa League tra Roma e Siviglia. an Siro, che ha già ospitato le finale delle edizioni di Champions League del 2001 e del 2016 (oltre alle finali di Coppa dei Campioni del 1965 e del 1970), il prossimo 12 settembre sarà teatro del match delle qualificazioni al Campionato Europeo tra Italia e Ucraina. ”La scelta di candidare Milano ad ospitare la finale di Champions League -sottolinea il presidente federale Gabriele Gravina- è in continuità con la politica della Figc di aprire sempre di più il nostro Paese all’Europa e di valorizzare gli asset infrastrutturali per i grandi eventi. Ho sentito il sindaco Sala, che si è detto entusiasta, lavoreremo insieme per regalare a Milano e all’Italia un’esperienza straordinaria di spettacolo e condivisione, una delle più entusiasmanti che il calcio possa regalare”. Le dichiarazioni di interesse non sono vincolanti e le proposte finali dovranno essere consegnate con i dossier di candidatura entro il 21 febbraio del prossimo anno, con il Comitato Esecutivo Uefa che nel maggio 2024 ufficializzerà le sedi delle otto finali. Per le finali della Champions League Femminile sono in lizza Germania (Gelsenkirchen, Monaco o Stoccarda), Norvegia (Oslo) e Scozia (Glasgow), mentre per le finali di Europa League si sono candidate Germania (Dusseldorf, Francoforte, Gelsenkirchen, Lipsia e Stoccarda), Scozia (Glasgow), Romania (Bucarest) e Turchia (Istanbul). La Germania (Lipsia) è candidata anche per le finali di Conference League insieme a Israele (Gerusalemme), Norvegia (Oslo), Scozia (Glasgow), Svizzera (Ginevra) e Turchia (Istanbul). (Spr/Adnkronos)

  • Parabiago: G.S. Rancilio Simone Griggion firma il Trofeo Antonietto Rancilio 2023

    Successo di Simone Griggion al Trofeo Antonietto Rancilio

    PARABIAGO – Archiviata anche la seconda e ultima serata del Trofeo Antonietto Rancilio 2023, che vede in scena la prova maschile.
    Al via un centinaio di Atleti rappresentanti delle migliori formazioni nazioanli, tra cui Namedsport – Uptivo, Zalf Euromobil Desirèe Fior, Team Colpack, Biesse Carrera, U.C. Trevigiani, Team Sias Rime e U.C. Pregnana.

    Dopo aver condotto una prima ora di gara a gruppo compatto, la competizione si accende quando allungano 4 atleti Matteo Zurlo (U.C. Trevigiani), Marco Oliosi (Biesse Carrera) e il duo della Zalf Euromobil Desirée Fior composto daMichael Zecchin e Mirko Bozzola, che ottengono un vantaggio massimo di 1:00″.

    Il gruppo, guidato dagli uomini Colpack Ballan e Sias Rime, non lascia spazio e riprende i 4 fuggitivi al km 95; nuovo rimescolamento ed evadono in 10 unità: Manlio Moro e Simone Griggion (Zalf Euromobil Desirée Fior), Cristian Rocchetta e Matteo Baseggio (U.C. Trevigiani), Davide Boscaro (Team Colpack Ballan), Pier Elis Belletta (Biesse Carrera), Serhii Sydor (Nazionale Ucraina), e ben tre uomini Sias Rime, Federico Iacomoni, Luca Rosa e Magnus Hennenberg.

    A 2 kilometri dalla conclusione allunga sui 10 di testa Simone Griggion che resiste al ritorno degli avversari, ben protetto dal compagno Moro, e si presenta tutto solo all’arrivo, consegnando per il quarto anno in casa Zalf il Trofeo Antonietto Rancilio.
    Volata a ranghi compatti quella tra i 9 atleti restanti della fuga con Cristian Rocchetta, che bissa così il 2^ posto del 2022 e Davide Boscaro al 3^ posto.

    Si conclude così la due giorni sui pedali a Parabiago dedicata al Trofeo Antonietto Rancilio 2023 organizzata dal GS Rancilio che ha visto ancora una volta la città di Parabiago rispondere molto attivamente per applaudire i protagonisti.

  • Wimbledon e il Pianeta Accanto di Carlitos Alcaraz, che spodesta il trono serbo- di Teo Parini

    Qualsiasi risultato diverso dal trionfo di Alcaraz a Wimbeldon, francamente, sarebbe stato una grossa sorpresa anche con un titano come Djokovic, il più vincente di tutti, a contendergli il titolo più prestigioso del tennis.

    Per la verità, quelli che oltre gli almanacchi sono abituati a guardarsi qualche match prima di lanciarsi in un pronostico saranno rimasti sorpresi che Carlitos abbia dovuto sudare la bellezza di cinque set e quasi cinque ore per regolare un avversario al solito robotico e imperturbabile ma con insufficienti barriere per arginare uno tsunami come forse non si era mai visto prima.

    I tifosi del serbo meno obiettivi storceranno il naso, ma la differenza di qualità tennistica tra lui e il rivale, in questo preciso momento storico, è assai marcata con il gap che diventerebbe financo abissale se solo il confronto lo si potesse fare con il Djokovic coetaneo di questo Alcaraz anagraficamente imberbe. Insomma, lo spagnolo, in quanto a tennis d’autore, parla un’altra lingua, dà del tu alla disciplina perché capace di districarsi con semplicità – che poi è la definizione più azzeccata di talento – in azioni ad altri precluse e non ha paura nemmeno del diavolo. Una benedizione.
    Quando a fine incontro Nole lo ha definito come il mix tra lui, Federer e Nadal, purtroppo per chi se lo ritroverà davanti nei prossimi anni, non sbaglia se non per difetto; una macchina da tennis perfetta con qualche non sostanziale momento di inceppamento dovuto più all’esuberanza dei vent’anni che a congenite noie strutturali.

    Esuberanza che deve aver giocato un brutto scherzo nel fargli approcciare sciaguratamente un incontro che, al di là di tutto, rappresentava il crocevia più importante della sua giovane carriera e che con ogni probabilità lo ha costretto ad un pomeriggio più complicato del previsto. Vivaddio, Alcaraz è pur sempre un uomo e la titubanza nell’uscita dai pomposi blocchi di Wimbledon avrebbe potuto costargli ancora più cara se solo Djokovic non avesse sotterrato il rovescio (è successo davvero) che lo avrebbe spedito avanti addirittura per due set a zero. Anche se, almeno in assenza di crampi, è difficile pensare che Alcaraz alla lunga non avrebbe finito per prevalere dopo aver sfoderato per intero tutto l’arsenale disponibile. Perché, a vederlo giocare, sembra davvero in grado di modulare l’intensità degli incontri in funzione delle necessità oltre che a piacimento: se serve uno ci mette uno, se serve dieci ci mette dieci. Un po’ come fanno le superpotenze mondiali quando decidono di fare la guerra, vincendola.

    A Djokovic, quindi, va il merito non di poco conto di aver regalato al pubblico una partita magari non memorabile – ne abbiamo viste di migliori – ma vera e di aver dato ancora una volta la dimostrazione plastica che con abnegazione, ambizione, intelligenza e passione si possa restare al vertice della disciplina anche a trentasei anni suonati. In termini numerici, tralasciando la fortuna di un tabellone piuttosto morbido che è comunque parte del gioco, questa edizione dei Championships attesta che Djokovic, murciano escluso con Rune e Medvedev da verificare, è sempre un taboo insormontabile per tutto il resto del circus. Un gran bel problema, ma è un’altra storia.

    Alcaraz non è elegante nelle movenze come Federer, la cui gestualità rimane non replicabile, ma dal momento dell’impatto in poi il risultato sulla pallina è lo stesso prodotto dallo svizzero: fa quello che vuole lui. Di rimbalzo, al volo, col servizio, in risposta. Con qualunque effetto conosciuto dalla fisica classica e ogni traiettoria codificata dalla geometria euclidea. Con il bazooka a sparare bordate o con il pennello a dipingere quadri, tutto compendiato nello stesso caleidoscopico tennista. La serenità, poi, con la quale si è approcciato a servire per il match – esplorando la famigerata zona Djokovic, quando a Nole vengono gli occhi da tigre di chi rigetta l’ipotesi della sconfitta – è la comunicazione in stampatello agli abitanti del pianeta tennis che sconti alla tirannia non sono previsti dal protocollo. Scordiamoci, quindi, gli imbarazzi di Federer, l’unico giocatore dell’Era Open con il quale ha tecnicamente senso intavolare un parallelismo con il già epocale spagnolo.

    Il valore intrinseco del secondo Slam messo in bacheca dallo spagnolo va ovviamente oltre la spicciola considerazione statistica, considerando il fatto che gli amanti dei numeri avranno di che aggiornarla di continuo. Il significato più importante è da ricercarsi in un’ottica più generale. La vittoria di Alcaraz, o meglio di uno con le sue peculiarità, restituisce al talento il ruolo egemone che troppe volte ha finito per non recitare in uno sport diabolico che, con l’avvento degli attrezzi moderni e della supremazia del corri-e-tira, ha privilegiato componenti diverse da quelle prettamente manuali. In soldoni, con Alcaraz il più competente di tutti torna ad essere anche il più forte di tutti e non serve dilungarsi su quanto tutto ciò sia un bene per la disciplina che fu di Laver, McEnroe e annessa genialità. Con Alcaraz non vince il più intelligente, il più resistente, il più solido, il più scaltro: vince il tennista in grado di saper fare più cose, quello con il maggior numero di dardi nella faretra, quello con la mano più educata. Poesia, per chi ama il tennis innanzitutto perché sinonimo di bellezza.
    Detto di Djokovic e della sua commovente difesa del fortino, alla luce della finale occorre rivalutare in chiave positiva sia la prestazione di Berrettini, capace di strappare un set al futuro vincitore, che di Sinner, il quale, con un pizzico di buona sorte in più, avrebbe anche potuto far partita pari con il serbo che ha poi dimostrato di essere nella sua migliore versione possibile. Il problema di un certo imbarazzo, semmai, è che sono in troppi gli aficionados a pensare che gli azzurri siano fatti della stessa pasta di Alcaraz e, pertanto, che considerino fallimentare una campagna londinese che al contrario non avrebbe potuto essere più soddisfacente per i nostri connazionali. Musetti a parte, per il quale sarà opportuno spendere in futuro due parole a sé.

    Il Re è morto, viva il Re! Wimbledon, dall’austerità dei prati in Church Road in una cornice che più appropriata non avrebbe potuto essere, ha ufficializzato ciò che di fatto era palese da tempo e che solo qualche accadimento casuale aveva procrastinato. La continuità dell’istituto monarchico, quale forma di governo tennistico, è adesso garantita da un tiranno la cui presenza non può che essere accolta con entusiasmo dai sudditi, in una contraddizione in termini che tanto fa bene al nostro sport preferito.

    Buon lavoro, Maestà.

    Teo Parini

  • Vanzaghello, un successo per la Partita del Cuore

    VANZAGHELLO Sabato pomeriggio si è svolta la “Partita del Cuore”, un evento organizzato dall’Amministrazione Comunale del sindaco Arconte Gatti in stretta collaborazione con Accademia BMV.

    Nella splendida cornice del nostro Campo Sportivo Comunale di Via delle Azalee, sul quale solo poche settimane fa l’Accademia conquistava il salto di categoria in Promozione, si è svolta questa speciale giornata che sicuramente rimarrà nella storia del nostro paese.

    All’inizio del pomeriggio, con la presenza di diverse autorità civili, oltre alla nostra Amministrazione Comunale; il Sindaco di Buscate, Fabio Merlotti; il Sindaco di Castano Primo, Giuseppe Pignatiello; il ViceSindaco di Magnago, Franco Piantanida; il Sindaco di Marcallo con Casone, Marina Roma; il Sindaco di Robecchetto con Induno, Giorgio Braga ; il Sindaco di San Vittore Olona, Daniela Rossi; il Sindaco di Turbigo, Fabrizio Allevi; i Consiglieri Regionali, Christian Garavaglia e Silvia Scurati ed il Senatore Massimo Garavaglia ; il nostro Parroco Don Armando ha benedetto la targa, posata dall’Amministrazione Comunale, in memoria di due storici presidenti dell’allora U.S. Vanzaghellese: Gianfranco Gementi e Francesco Vitali.

    Un commovente momento, alla presenza dei famigliari dei due Presidenti, ha poi dato il via ad una entusiasmante partita che ha visto contrapporsi una squadra di ex-ciclisti professionisti, composta tra gli altri da Saronni, Paolini, Nardello, Andriotto, Zucchi, Frattini, Calcaterra, Fumagalli, Chirico, Stocco, Casnedi, Gioia e con la partecipazione straordinaria del nostro concittadino Cristian Stellini, ex calciatore professionista che ha appena terminato la sua esperienza da allenatore del Tottenham e degli ex calciatori professionisti Roberto Maltagliati e Mavillo Gheller; ad una selezione di “Vecchie Glorie” della U.S. Vanzaghellese e del Bienate Magnago, con la presenza anche dell’attuale Capitano dell’Accademia BMV, Luca Grassi.

    La partita è stata diretta da un altro Vanzaghellese, Riccardo Mainini, emergente arbitro della sezione di Busto Arsizio.

    Il calcio d’inizio del secondo tempo è stato dato da due rappresentanti di due meravigliose realtà locali: Croce Azzurra Buscate e Croce Azzurra Ticinia sezione Vanzaghello, alle quali sarà devoluto il ricavato della manifestazione.

    La sfida, all’insegna dell’amicizia e del divertimento, è terminata con un ottimo servizio ristoro, organizzato da Saverio e il suo fantastico gruppo.

    Ringraziamo di cuore tutti coloro i numerosissimo tifosi presenti, i nostri sponsor (Serigrafia DUED, Fioreria Sant’Ambrogio ed Il Prato Fiorito) che hanno contributo a questa giornata, l’Accademia BMV con i suoi volontari ed il suo Vice Presidente Mario Geviti, sempre ineccepibile nell’organizzazione, la presentatrice del pomeriggio Maria Antonia Mainini, la Protezione Civile di Castano Primo ed i Carabinieri per il fondamentale supporto nel servizio logistico, le famiglie Gementi e Vitali, le istituzioni presenti e sopra citate, Don Armando Bosani, gli ex-professionisti del ciclismo, Cristian Stellini, le vecchie glorie dell’Accademia BMV, il direttore di gara, Fabrizio Colombo per aver immortalato nei suoi splendidi scatti questa giornata, Croce Azzurra Buscate e Croce Azzurra Ticinia.
    Un pomeriggio che resterà nel cuore di molti.