Categoria: Sport

  • Successo a Santo Stefano Ticino per la Copa Mundial, torneo di calcio a 5 con fuochi d’artificio finali

    Grande successo a Santo Stefano Ticino per la seconda edizione della Copa Mundial, torneo di calcio a 5 al quale hanno partecipato otto squadre.

    SANTO STEFANO TICINO – Le partite si sono disputate presso i campi dello Sport Life di via della Stazione. La classifica ha visto al primo posto la squadra dei ‘Palasfilanti’, al secondo i ‘Che fatica’, terzi ‘I leoni del 629’. Tanto divertimento e fuochi d’artificio nella serata finale.

    Un torneo, soprattutto, divertente. Durante le prime tre settimane si sono tenuti i gironi, poi le semifinali e il venerdì le due finalissime per il primo e terzo posto nell’ultima settimana. “E’ stato un torneo in amicizia e non certo basato sulla qualità delle squadre – spiega Mirco Guariento, l’organizzatore – dove la familiarità è rimasta sempre al primo posto. L’ultimo giorno è arrivato anche il paninaro per i panini. E poi abbiamo avuto le premiazioni, due dj e i fuochi finali per ravvivare la serata. Per ogni partita è stato sempre nominato il migliore in campo al quale è stata consegnata una medaglia. Una cosa davvero simpatica. Coinvolti anche il vice sindaco e due assessori che sono intervenuti per le premiazioni e che ringraziamo di cuore”.

  • L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 ancora in Germania a Buhl per beneficenza

    Luciano Cucco: “Con orgoglio abbiamo rappresentato l’Inter, il nostro Inter club e la città di Magenta”

    MAGENTA – Bühl è una cittadina tedesca di poco meno di 30 mila abitanti, situata nel land del Baden-Württemberg. E’ stata questa la meta l’altro fine settimana di Luciano e Andreas Cucco, rispettivamente Presidente e storico socio dell’Inter club Magenta Nerazzurra1978 ‘Kalle Rummenigge’.

    Luciano Cucco anche quest’anno insieme al figlio Andreas, sono stati tra i protagonisti del torneo benefico e della fiera del calcio che ha avuto come cornice la cittadina del Baden-Württemberg. Presenti anche vecchie glorie del calcio tedesco come Dieter Hoffmann.

    Un’altra bella dimostrazione di come per l’Inter Club Magenta Nerazzurra1978 che proprio quest’anno taglia il traguardo dei 45 anni, sfondando il muro dei 100 tesserati, calcio e beneficenza vanno di pari passo. Tanto di cappello. Avanti così!

  • Sport & Integrazione. La squadra di calcio Sant’Ambroeus, composta da rifugiati e richiedenti asilo, lancia il primo podcast “Pendolino”

    Sant’Ambroeus FC, la prima squadra di calcio di rifugiati e richiedenti asilo iscritta alla FIGC, è promotrice della raccolta fondi su Produzioni dal Basso per portare il podcast Pendolino a Milano.

    MILANO – Simbolo di inclusione ed accoglienza, il Sant’Ambroeus nasce nel 2018 come prima squadra di calcio milanese composta da rifugiati e richiedenti asilo, iscritta alla Federazione Italiana Gioco Calcio, e con gli anni si allarga a italiani, stranieri, ragazzi con e senza documenti, immigrati di prima e seconda generazione, utilizzando il linguaggio dello sport per unire le persone e sostenere progetti di rilevanza sociale.

    Il suo prossimo e imminente obiettivo è quello di portare Pendolino, il podcast che parla di calcio mercato senza prendersi sul serio, a registrare per la prima volta una puntata live nella città di Milano. L’appuntamento con i podcaster Marco D’Ottavi, Dario Saltari ed Emanuele Artuto è previsto per domenica 9 luglio alle ore 19 nel centro sportivo del Sant’Ambroeus, in zona Gorla M1. E a seguire ci sarà una partitella che coinvolgerà i tre autori di Pendolino, giocatori e giocatrici del Sant’Ambroeus e anche i più fortunati tra il pubblico.

    Per l’organizzazione e realizzazione dell’evento la squadra calcistica ha bisogno però di un sostegno da parte di tutti coloro che credono in questo progetto. I fondi raccolti su Produzioni dal Basso – prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation, serviranno per accogliere i podcaster, noleggiare l’attrezzatura tecnica necessaria alla registrazione della puntata, ricompensare le maestranze. Tutti gli eventuali fondi ricevuti in più verranno utilizzati per sostenere l’attività sportiva del Sant’Ambroeus.

    Per saperne di più e sostenere questa serata di calcio e divertimento:

    https://www.produzionidalbasso.com/project/portiamo-pendolino-live-a-milano/

  • Il magentino Emanuele Confalonieri nel primo museo delle maglie dei fuoriclasse del calcio a Madrid

    Il giorno 19 Giugno è stato inaugurato a Madrid “Legends”, il primo museo della storia dedicato interamente a maglie da calcio usate in partita. Al sue interno vengono esposte 680 maglie da calcio, raccolte dall’argentino Marcelo Ordas (collezionista privato dal 1990, la cui collezione vanta 5000 pezzi) tutte rigorosamente certificate, accompagnate da altri cimeli quali medaglie, scarpe e palloni, il tutto affiancato da un cinema 4d, visori in prima persona e tante altre tecnologie.

    Il museo, sponsorizzato da Uefa, Fifa, Conmebol e La Liga è stato inaugurato nella centralissima Puerta Del Sol, dopo ben 5 anni di lavori, in uno degli edifici storici di Madrid, dove oltre un secolo fa dormivano i primi calciatori del Real Madrid.
    Al suo interno sono presenti maglie che hanno davvero segnato la storia del calcio, su tutte quella di Maradona della finale di Messico 1986, Paolo Rossi 1982 contro il Brasile, Pele mondiali 1970, Van Basten finale degli europei 1988 e tantissime altre, includendo le incredibili collezioni complete di squadre vincenti per ogni singola edizione di tutte le piu’ grandi competizioni club e nazionali.
    All’inaugurazione erano presenti 25 media spagnoli e internazionali (tra cui la Gazzetta dello Sport) oltre a calciatori del calibro di Caniggia, Kempes, Zanetti, Figo, Morientes, Villa, Matthaus e Futre.
    In poche settimane dall’apertura, il museo conta gia’ una media di 200 visitatori al giorno con picchi di 350 nel weekend e numeri in costante crescita.
    Ma perché, voi dite, vi raccontiamo tutto questo?
    Perché nello staff di Legends è presente un nostro concittadino, Emanuele Confalonieri, 32 anni, nipote di Renato che e’ stato fondatore degli scout sezione Magenta, pompiere per 40 anni, volontario e magentino d’oro 2019.
    Emanuele, che ha il doppio ruolo di guida ufficiale del museo e ricercatore di maglie, ci ha rilasciato un’intervista.

    Ciao Emanuele, come sei entrato a far parte di Legends?
    Ciao ragazzi!
    Ho conosciuto l’argentino Fernando Vaccaro, uno degli organizzatori, nel 2020 su Facebook, quando mi parlo’ dell’idea di allestire un museo di maglie da calcio e mi mando’ la lista delle maglie che mancavano in collezione, promettendomi una percentuale in caso di ritrovo.
    Ne ritrovai 7, un paio delle quali molto rare, ben aiutato dai miei contatti in tanti paesi, e da li la nostra amicizia divenne molto intima.
    Negli ultimi anni spesso mi accenno’ l’opportunita’ di poter lavorare per Legends e a Marzo di quest’anno ho ricevuto la proposta di lavoro ufficiale, che ho accettato in un nanosecondo.

    Di cosa ti occupi in Legends?
    Ad oggi sono l’unica guida del museo.
    Mi occupo dei tour in: spagnolo, inglese, portoghese e italiano, raccontando curiosita’ su ogni maglia, includendo anche i bizzarri modi in cui a volte sono state ottenute.
    Parallelamente, oltre a continuare a prepararmi sull’argomento, sono sempre attento alla ricerca delle maglie e a trovare buoni contatti.
    E’ un lavoro davvero divertente, mai noioso e pieno di gratificazioni.

    In che modi si puo’ recuperare una maglia usata in partita?
    Per prima cosa va detto che negli anni 90 era molto piu’ facile ed economico.
    Oggi collezionare maglie e’ diventata una malattia per molti e calciatori ed ex calciatori vengono continuamente avvicinati da collezionisti che chiedono loro qualche cimelio.
    Servono ottimi contatti e anche diplomazia e intelligenza.
    Le maglie, oltre che in mano ai calciatori, possono essere dappertutto: il fondatore Marcelo e’ andato a recuperarne una addirittura negli scantinati di una chiesa in Brasile.

    Com’e’ avere a che fare con calciatori e addetti ai lavori di un mondo che ti ha sempre affascinato ma avevi solo potuto osservare da lontano?
    Il calcio e’ sempre stata la mia passione, tanto che dedico buona parte del mio tempo libero alle ricerche, insieme a un team, sulla storia della Juventus, pubblicando anche dei libri.
    Avere a che fare con un calciatore in carne e ossa all’inizio e’ stato strano, come entrare per la prima volta in qualcosa che vedevi soltanto da lontano e ti sembrava irraggiungibile, ma poi, come a un po’ tutto, ci si abitua.
    Sono diventato in confidenza con il mio idolo Claudio Caniggia, a cui spesso fornisco sue vecchie foto e ritagli di giornale e a cui dico sempre che sembra uno dei Guns and Roses!

    Ho potuto anche fare amicizia con un milanese doc trapiantato come me a Madrid, Federico Meazza, nipote del grande Peppino, di cui tra l’altro custodiamo la maglia della finale del 34.

    Che progetti avete per il futuro?
    L’idea e’ di aprire altri musei, per poter esporre le oltre 4000 maglie della collezione che non sono in mostra, ma al momento siamo molto concentrati che qua a Madrid vada tutto per il meglio, poi si vedrà.

    A proposito, come si vive a Madrid?
    La Spagna e’ tutta bella, e Madrid nello specifico è davvero una città molto vivibile.
    I prezzi sono umani, i trasporti funzionano, il traffico e’ ben canalizzato, si mangia bene con poco (anche se per noi vegani si potrebbe fare molto di piu’) e la gente e’ molto cordiale.
    Questa, insieme all’amata Buenos Aires, è la città più’ù bella in cui ho vissuto e dire che sono stato in decine di citta’ tra Sudemerica, Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra e il Portogallo.
    Comunque potro’ dare una risposta definitiva solo la prossima primavera, dopo aver passato il mio primo inverno madrileno, da tutti temuto (ride).

    Come si lavora a Legends?
    Legends è un’azienda molto moderna, con un’impostazione più americana che europea di lavoro.
    A regole ferree si prediligono flessibilità mentale e buonsenso, le buone maniere sono indispensabili, vi è la possibilità di guadagnare extra ogni mese attraverso vari tipi di bonus e Marcelo e’ davvero un capo in gamba, gentile e innamoratissimo del suo progetto, amore con cui ha contagiato a tutti noi.
    Infine devo dire che il mio stipendio e’ molto soddisfacente.

    Quali sono le tue maglie preferite?
    Le mie preferite sono quelle della Juventus (alcune le ho anche recuperate io) delle due Champion’s (una e’ quella di Jugovic usata a Roma nel 1996 per calciare il rigore decisivo) e delle due Intercontinentali (tra cui quella di Platini del 1985), mentre quelle che mi emozionano di piu’ sono quella della Chapecoense sopravvissuta al disastro aereo del 2016 e quella di Paolo Rossi con cui segno’ due dei tre gol al Brasile, di fronte alla quale ammetto di aver versato qualche lacrimuccia.
    La gente invece ama soprattutto le maglie di Maradona, Cruyff e Pele’.

    Cosa cambia tra un museo di arte e un museo di maglie da calcio?
    A mio avviso a livello concettuale non cambia nulla, ma noi abbiamo due grossi vantaggi.
    Il primo e’ quello di avere un range di tutte le eta’, compresi i bambini dai 4 anni in su, che sovente (come d’altronde il sottoscritto da bambino) si rifiutano invece di visitare i musei di arte, non capendoli.
    Il secondo è dovuto a una normativa, che probabilmente in pochi conoscono, che impedisce di raccogliere nello stesso museo tutti i piu grandi capolavori della storia dell’arte.
    Noi di Legends invece, possiamo vantarci di aver raccolto e di esporre tutte le maglie che hanno fatto parte della storia del calcio.

    Come ci si sente a fare della propria passione un lavoro?
    Far parte di una qualcosa a cui si crede veramente è una sensazione meravigliosa, che a 32 anni ho provato per la prima volta.
    Figuriamoci, ho finito le scuole malvolentieri, cambiandone 4 in 6 anni, e poi ho fatto i lavori Piu disparati in vari paesi del mondo: cameriere, impiegato, oss in casa di riposo, agricoltore, muratore, addirittura parcheggiatore.
    Tutti mi hanno insegnato qualcosa, ma ammetto di non essere mai andato a lavorare sereno, spesso anche per la poca riconoscenza ricevuta dai capi e le paghe misere.
    A Legends è tutto diverso, tanto che lavoro volentieri anche dopo il lavoro senza che nessuno me lo chieda.

    Un messaggio per i magentini al seguito
    Sono sempre legatissimo alla mia città di origine, la mia famiglia e i miei migliori amici sono li, il contatto è costante e almeno tre volte all’anno torno a casa.
    Sono anche molto amico del Boss, Stefano Calcaterra, che nelle sue varie telefonate settimanali, mi aggiorna in anteprima della gente venuta a mancare (ride).
    In ogni caso, chiunque o capiti per Madrid o anche possegga una maglia da vendere, mi avvisi che verrà ricevuto personalmente dal sottoscritto con grande felicità e orgoglio.
    Un Saluto tutti voi della Redazione e uno ai miei mitici nonni Renato e Agostina.

  • Castano Primo domani apre “Sport di TUTTI Parchi”

    Testimonial Riccardo Battioli, atleta e pluricampione del Japan Karate Shotokan di Castano Primo

    CASTANO PRIMO – “Sport di TUTTI Parchi”, ideato da Sport e Salute S.p.a., la società dello Stato per la promozione dello sport e dei sani stili di vita, in collaborazione con Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e i comuni beneficiari e attori, mercoledì 5 luglio alle ore 17:00 vedrà l’apertura di un nuovo capitolo di “Urban Sport Activity e Weekend” a Castano Primo.

    Il Comune entra nella “Palestra a cielo aperto di Sport e Salute” che, abbraccia tutta Italia e unisce le persone da sud a nord attraverso lo sport praticato nelle piazze e negli spazi verdi all’aperto, e sceglie di aderire a un nuovo modello di fruizione degli spazi verdi pubblici all’aperto dove fruire attività sportiva gratuita durante i fine settimana, per tutti e senza limiti di età.
    Domani pomeriggio alle 17 inizieranno le attività sportive (basket, atletica, ginnastica artistica, danza, zumba fitness, ginnastica dolce, yoga, pilates, percorsi motori, corsa, potenziamento e gioco danza) dirette dalle ASD/SSD beneficiarie dei fondi del progetto (Basket Mastini; ASD Amici dello Sport; Più Valote SSD aRL – Tersicore Danza; Arca Sporting Club ASD).

    La festa durerà fino alle ore 19:30. A presentare l’iniziativa e il programma un momento istituzionale con: il Sindaco di Castano Primo Giuseppe Pignatiello, l’Assessore allo Sport di
    Castano Primo Carola Bonalli, la Coordinatrice Regionale Sport e Salute Felicia Panarese, il Presidente del Consiglio Comunale di Magenta membro della Consulta ANCI Giovani Lombardia
    Luca Aloi, il testimonial Riccardo Battioli (karateka) e l’istruttrice di Più Valore SSD aRL – Tersicore Danza Noemi Grambone.

    “La società è sempre attenta ai territori – dice il presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, Vito Cozzoli – perché vuole favorire il diritto allo sport di tutti. ‘Sport di Tutti Parchi’ aggiungerà valore all’idea che lo sport è e deve essere accessibile a ogni area del Paese”.
    Fondi comunali stanziati: 1.000 euro

    “Nel 2023, anno in cui Castano è Comune Europeo dello Sport, è parsa un’opportunità di particolare interesse all’Assessorato allo Sport che ho l’onore di guidare – commenta il
    vicesindaco e assessore allo Sport, Carola Bonalli – aderire a questa importante iniziativa promossa da Sport e Salute e ANCI, che hanno come noi il fine ultimo di promuovere e divulgare i
    benefici, specie per le generazioni più giovani, della buona pratica sportiva e di uno stile di vita sano ad essa collegato”.

  • Novara ospiterà i Mondiali 2024 di hockey su pista

    NOVARA Novara ospitera’ i Mondiali di hockey su pista 2024. Lo conferma il sindaco della citta’, Alessandro Canelli. “Mi e’ stato comunicato dal Presidente della federazione hockey e pattinaggio Sabatino Aracu – dichiara il Sindaco – che, nel centenario della Federazione internazionale Hockey e dell’Hockey Novara (squadra che vanta 32 titoli tricolori, la terza societa’ piu’ “scudettata” in assoluto in tutti gli sport Italiani – ndr) i Mondiali di Hockey su pista si svolgeranno nella nostra citta’.

    Il lavoro di squadra premia sempre e il risultato di oggi conferma che qui c’e’ stato un grande lavoro di squadra”. L’assessore allo sport del comune Ivan De Grandis ricorda che il 2024 “sara’ il quarantesimo anniversario dei precedenti mondiali di hockey che ha ospitato la nostra citta’ e sara’ l’anno in cui Novara celebrera’ il centenario della fondazione dell’Hockey Novara. Il nostro obiettivo e’ fare di questo anno un momento memorabile per la nostra citta’ e la comunita’ sportiva, elevando Novara ai massimi livelli degli sport rotellistici”. “Ora la palla tocca al Comune e alla Regione – comenta il senatore novarese Gaetano Nastri – e sono fiducioso che faranno il massimo sforzo per far diventare realta’ questo sogno e far si che la tradizione di questo sport sia scritta per sempre nelle pagine di storia di Novara”. La competizione iridata nella hockey “bissa” i mondiali di pattinaggio artistico a rotelle disputati a Novara nel 2016.

  • Vi spiego perché ‘spartiacque’ Bublik non vincerà Wimbledon. O forse no… di Teo Parini

    Aleksandr Bublik, del tennis, è uno spartiacque. Se pensi a lui è spontanea la necessità di una collocazione, una scelta di campo. Gli amanti di almanacchi e bacheche da una parte, quelli che se Djokovic vince sempre è perché è il più bravo.

    Dall’altra, invece, quelli che il tennis è tennis solo se c’è bellezza, che dei quindici non gli importa molto, anzi nulla, e baratterebbero una carriera intera di un campionissimo qualunque per una sola volée di McEnroe. O di Bublik, appunto.

    Sasha, kazako in maniera evidente, probabilmente non vincerà l’imminente edizione di Wimbledon e non è certo il pronostico più complicato al mondo da fare. Ma con due ore filate di allineamento astrale, peraltro possibili come il passaggio della cometa di Halley, chiunque dovesse trovarselo di fronte in Church Road farebbe bene ad organizzare anzitempo il volo di rientro perché ci lascerebbe le penne. Bublik, che onestamente non sarebbe favorito nemmeno in un Challenger a Robecco sul Naviglio, ad Halle, non più tardi di una settimana fa, per una volta ha unito i puntini del talento smisurato che lo contraddistingue, col risultato di prendere quegli stessi puntini e metterli sulle “i” di un gioco nel quale se c’è da fare vedere il campionario più vario assurge al ruolo di docente universitario. Con imbarazzante casualità, infatti, ha deciso che gente tosta come Sinner, Zverev e Rublev – en passant, tre top ten della disciplina – dovessero essere regolati in rapida successione, pur senza rinunciare a nulla del suo personalissimo show quotidiano.

    Detto e fatto. Nel giardino tedesco che fu casa Federer, Bublik, sciorinando genialità come solo Savicevic nell’imperitura notte di Atene, ha vinto il primo e forse ultimo ATP 500 della carriera; ha sorriso, sollevato il trofeo, incassato qualche pacca sulla spalla e l’assegno, per poi tornare a godersi la vita da dove era venuto. Del resto giocare a tennis mica gli piace (“uno sport stupido, una merda”), è un lavoro come un altro e non ne ha mai fatto mistero. Se ci è finito dentro con tutte le scarpe è colpa del padre che, in un’età nella quale gli altri bambini scoprono i contorni del mondo, gli ha messo in mano la racchetta pretendendo in cambio che ne facesse buon uso. E se l’odio per il gioco che fu pallacorda non raggiunge le vette autodistruttive di Agassi, quelle meravigliosamente narrate nella celebre autobiografia, l’entusiasmo all’atto di scendere in campo è lo stesso dell’operaio in procinto di timbrare il cartellino in fabbrica: sotto i tacchi. Il motivo per il quale, se proprio dev’essere tennis, che sia almeno il pomeriggio più divertente possibile.

    Fosse anche necessario allo scopo servire dal basso, giocare dieci smorzate senza senso di fila, sparare bordate con la seconda di servizio o smashare con il manico impugnando l’attrezzo per la testa, al contrario. Deve pur passare il tempo, sembra dire Bublik con un body language, appunto, divisivo: chi lo ama e chi lo detesta, noi lo amiamo. Il bello, è proprio il caso di dirlo, è che gioca a tennis come solo pochi eletti sanno o hanno saputo fare, con una naturalezza che pare una contraddizione in termini per uno che si infila i pantaloncini controvoglia ma che, invece, è tutta un’abbacinante realtà.

    Centonovantasei centimetri da testa a piedi potrebbero essere un handicap in uno sport che reclama ai piedi movimenti rapidi e precisi alla stregua del ballo. Sasha, il cui talento comincia evidentemente prima dell’impatto quando il grazie va per intero alla benevolenza di madre natura, si muove sul campo leggero come una farfalla, consentendo alle leve inferiori oversize di metterlo nelle migliori condizioni possibili per decidere che trattamento riservare alla pallina: un colpo di mortaio o la carezza di una fata, a scelta. L’educazione della mano fa il resto, che significa la capacità di esplorare angoli ai limiti dei dettami euclidei e tutte le rotazioni note alla meccanica razionale.

    Il paragone forse più calzante è con i funamboli degli Harlem Globetrotters, quelli pazzoidi che senza mai prendersi più di tanto sul serio fanno della palla a spicchi una bacchetta magica capace di convertire la banalità in magia. Bublik, che a basket avrebbe probabilmente potuto giocare, lo fa sfruttando la racchetta con la complicazione che il tennis professionistico non è l’intrattenimento scanzonato dei giramondo newyorkesi ma una macchina tritacarne con attori protagonisti che venderebbero la madre per chiudere da vincenti l’ultimo punto del match. Niente, non riesce proprio ad essere uno di loro. Una volta, appena sconfitto dal nostro Sinner versione robot spara-palle in uno dei suoi tanti match disputati senza pretese né mordente, all’atto di stringergli la mano ebbe il modo di dargli dell’inumano, prima di lasciarsi andare in una fragorosa risata. Passano gli anni e tutta questa inspiegabile (per lui) dedizione per il lavoro continua a coglierlo di sorpresa ma, imperterrito, non cambia mai di una virgola, perché Bublik si nasce e, soprattutto, si resta.

    Fatta eccezione per l’inafferrabile kazako, sul quale riporre speranze è saggio come partire per quaranta giorni nel deserto senza l’acqua, i Championships, orfani per sempre di Federer, con Kyrgios che nel 2023 non si è ancora degnato di scendere in campo e con l’epocale Alcaraz che non sai mai a che punto del torneo possa fare crack e tornare in pasto ad un fisioterapista, hanno realisticamente poco da offrire in termini di qualità. È un momentaccio e noi non siamo qua a vedere tappeti. Ma sapere che c’è Bublik, che al pari di una scheggia impazzita vaga per i campi del torneo più prestigioso al mondo, è il motivo per cui possa ancora valere la pena di impegnare un paio d’ore alla tivù. Dritto, rovescio, volée e servizi, tutto e il suo contrario. Un’abbuffata di bellezza in un ristorante stellato.

    Il feeling tra Sasha e questa diabolica disciplina probabilmente non sboccerà mai, questione genetica, ma noi aficionados egoisti il giusto siamo lo stesso qui a sperare che nei prossimi pomeriggi londinesi Bublik non trovi di meglio da fare che giocare a tennis. Perché, a differenza sua, a noi il tennis piace da morire. Se lo gioca lui, beninteso.

    di Teo Parini

  • Versus Legnano: Tommaso Pucci chiude alla grande una stagione trionfale

    È Oro in tre categorie nel campionato nazionale MMA Italy ed al “Summer Fighting Champions”

    LEGNANO – Nell’ultimo impegno stagionale, il “Summer Fighting Champions” di Castelletto Ticino, Tommaso Pucci della Versus ha nuovamente vinto in tre diverse discipline: Nelle MMA dominando il campione regionale Federkombat della categoria superiore (la -86 KG. Domenica scorsa al peso Pucci era 78 KG), nella Kickboxing battendo uno specialista svizzero della disciplina e nel grappling conquistando il torneo nella categoria seniores – 80 KG (Pucci avendo 17 anni è uno Juniores).

    Ad inizio settimana invece sono uscite le classifiche finali del torneo nazionale MMA Italy stagione 2022-23, la diciassettesima edizione del più vecchio torneo italiano di MMA e grappling. Ebbene, pur avendo potuto partecipare a solo 2 delle 4 tappe previste, Tommaso è risultato vincitore della classifica generale in ben 3 categorie: MMA Light – 84 KG Junior e Senior e nel Grappling Classe C Senior – 85,500 KG. In entrambe le tappe a cui ha preso parte Pucci si è aggiudicato anche il premio di miglior atleta della giornata conquistando complessivamente 4 medaglie d’Oro ed una d’Argento.

    La degna chiusura di una stagione d’esordio che lo ha visto conquistare in soli 7 mesi, oltre ad alcune gare di minore importanza, diversi titoli nazionali ed internazionali:

    Il Bronzo ai Campionati Italiani di Lotta Greco Romana FIJLKAM categoria Juniores – 82 KG.
    Il titolo di Campione d’Europa MMA Light Juniores WBFC/WKAFL/WFC.
    I titoli italiani di MMA, Grappling e K1 Kickboxing Light Juniores WBFC/WKAFL/WFC.

    Qui la lista completa dei suoi successi: http://www.team-versus.com/atleti/tommaso-pucci/

  • La StraMagenta con il caldo non ferma 500 runner, vittorie per Said El Otmani e Valeria Roffino

    Cinquecento runner non si sono arresi al caldo e hanno partecipato alla StraMagenta andata in scena martedì sera. La prima dopo la lunga pausa per il covid. La prima in orario serale e in periodo estivo. Il percorso è stato quello di sempre sul doppio giro per un totale di 10 chilometri.

    MAGENTA – Partendo da via Matteotti, percorrendo via Fanti e Santa Crescenzia, passando per la piazza Liberazione e andando verso nord lungo via IV Giugno. Per poi svoltare nel parco dei giardini di Casa Giacobbe e sbucare in piazza Formenti, di fronte al palazzo municipale. Il gruppo ha quindi proseguito per la periferia fino a via Melzi e via del Brugallo per poi finire lungo via Cozzi e tornare in via Matteotti. Naturalmente a farla da padrone sono stati i 30 gradi, cosa che ha reso impossibile realizzare prestazioni d’eccellenza.

    Nemmeno il primo classificato che si è dovuto accontentare, si fa per dire, di un crono di poco superiore ai 31 minuti. Quel Said El Otmani, nato in Marocco e atleta del gruppo sportivo Esercito capace di ben figurare nel panorama nazionale. Notevole la prova di Valeria Roffino delle Fiamme Azzurre tra le donne. Alla fine premiazioni alla tensostruttura con la presenza degli assessori Maria Rosa Cuciniello e Giampiero Chiodini. Alla gara hanno preso parte anche tre carabinieri in forza alla stazione di Magenta.

  • Gianni Bugno da campione ad imprenditore

    Lo scorso 24 giugno, ha aperto i battenti il nuovo Showroom della linea BUGIA di Gianni Bugno; il Bugia Store di Magenta. Resta molto forte il legame del campione mondiale di ciclismo con il nostro territorio: non è tutto passato quello che ha fatto. Piuttosto, tutto è presente.

    MAGENTA – Dalla Bu.Gia Rosa del 2020 in edizione limitata per celebrare il trentesimo anniversario dall’incredibile vittoria del 1990 al Giro d’Italia alla bike a pedalata assistita, dalla linea retrò alla nuova e modernissima linea Race, ma anche accessori e abbigliamento tecnico con materiali di altissima qualità. Lo stile asciutto, essenziale di Gianni Bugno è inconfondibile, come in pista, anche nella sua linea di biciclette che ora hanno uno showroom e punto vendita a Magenta, in via Romolo Murri 24.
    Il due volte campione del mondo su strada, nel 1991 e nel 1992, per l’inaugurazione ha organizzato un giro per le strade del territorio che bene conosce, con il figlio Alessio e un gruppo di appassionate e appassionati. Una quarantina di chilometri da Magenta verso Turbigo e ritorno, una semplice passeggiata per uno che ha collezionato 72 vittorie nella sua lunga carriera, con migliaia di chilometri nelle gambe.
    Un palmeres da record che viene ripercorso in sintesi all’interno dello showroom grazie a maglie, foto, medaglie e coppe: oggetti del passato che accompagnano l’emozione di quei momenti fino alle due ruote al carbonio di oggi su cui si posa lo sguardo e su cui scivola la mano che accarezza il telaio prima di stringere il manubrio e provare l’ebrezza della pedalata.
    Una sinergia imprenditoriale quella tra Gianni Bugno e lo Studio Mainini & Associati, che si basa anche su un legame di profonda amicizia: “Per la mia azienda le previsioni strategiche sono l’essenza per una gestione perfetta e su misura. Questo è possibile grazie al Cruscotto di Controllo e allo Studio Mainini che mi supporta da anni”. Il campione conferma quindi la sua strategia di scelta: precisione in gara, nel design delle sue creazioni e nella gestione grazie alla collaborazione con artigiani e competenze italiane.
    Oltre alla precisione un’altra caratteristica appartiene al campione, la riservatezza: “Le persone che mi conoscono sanno che non amo parlare molto, nella mia vita e quando correvo ho sempre preferito i fatti alle parole”. E comunque non servono le parole ma braccia, gambe, fiato ed emozioni per vivere le experience che da settembre saranno organizzate con il campione.