Categoria: Sport

  • I ricordi della Mc Laren e l’incontro di Andrea Ranzini con Amanda Mc Laren e Bruno Giacomelli, socio onorario del Rotary Magenta

    I ricordi della Mc Laren e l’incontro di Andrea Ranzini con Amanda Mc Laren e Bruno Giacomelli, socio onorario del Rotary Magenta

    Volevo condividere una notizia emozionante: dopo ben 26 anni, la McLaren ha finalmente vinto il campionato del mondo costruttori di Formula 1! È una grande vittoria che riempie di orgoglio tutti noi appassionati di questo sport. Recentemente ho avuto il piacere e l’onore di incontrare Amanda McLaren, la figlia di Bruce, presso il McLaren Technology Centre. È stato un momento speciale, soprattutto perché ero accompagnato da Bruno Giacomelli, un pilota di Formula 1 del team McLaren e socio onorario del Rotary club Magenta.

    Durante la visita, Amanda mi ha regalato un libro autografato, in cui racconta aneddoti su suo padre, incluso uno che mi ha colpito particolarmente: Bruce che, alla fine della giornata, puliva l’officina con una scopa. Questo gesto semplice riflette l’etica del lavoro che ha sempre caratterizzato la McLaren.

    Credo davvero che il team abbia ritrovato lo spirito di Bruce, e il lavoro svolto in questi anni sta dando i suoi frutti. Ho scritto una lettera di congratulazioni ad Amanda per tutto ciò che è stato realizzato. È un momento di grande gioia per lei e per tutti noi che seguiamo la storia di questa leggendaria squadra. E competono come faceva una volta Bruce in tutti i campionati. F1, F2, F3, INDYCAR, formula E, dal prossimo anno nella 24 ore di le Mans

  • Sofia Goggia, palingenesi di un fenomeno che va ben oltre lo sci e lo sport

    Sofia Goggia, palingenesi di un fenomeno che va ben oltre lo sci e lo sport

    Il talento, e nel suo caso ce n’è a dismisura, è ovviamente ingrediente fondamentale per raggiungere traguardi epocali nel professionismo più elitario, ma ad essere meno scontato è il fatto che ciò sia condizione necessaria ma niente affatto sufficiente allo scopo, al punto che il mondo dello sport è pieno di storie di enormi capacità tecniche rimaste inespresse. A far di Sofia Goggia una campionessa difficilmente eguagliabile, quindi, è la stessa cifra stilistica di coloro i quali di una disciplina, sebbene non l’abbiano inventata, hanno contribuito ad alzarne il livello, tanto che se solo l’Unesco avesse a cuore lo sci alpino la includerebbe nella lista dei patrimoni dell’umanità. Trattasi del rigetto feroce del concetto di sconfitta, atleti che nel vocabolario quotidiano non includono per genetica il contrario di vittoria. Quelli come Sofia, pertanto, o vincono o migliorano.

    Ieri ha vinto – successo numero venticinque in Coppa del mondo a meno tre dai ventotto di Brignone, sempre a proposito di fenomeni – ma quello numerico non è l’aspetto più importante, del resto ci ha abituato bene. La pedagogia goggiana discende decisamente più dal ‘come’ che dal ‘quanto’ ed il ‘come’ racconta la favola di una campionessa già pluridecorata, con in bacheca tutto ciò che si possa ambire a vincere con gli sci ai piedi e di un’età non più giovanissima se contestualizza allo sport, che a valle dell’ennesimo grave infortunio decide che il tempo di lasciare gli onori alle altre colleghe non è ancora stato scritto. Fratture multiple ad una gamba è la sintesi efficace di un bollettino medico che dieci mesi fa l’ha forzata ai box e ad una riabilitazione lunga ed estenuante, di quelle che costringono la psiche ad un surplus di lavoro difficilmente quantificabile da chi non ci è mai passato. Insomma, per non mollare tutto, ancor di più se l’apice in passato è già stato esplorato e con la fame allmeno teoricamente in fase calante, serve una motivazione con la quale si sposterebbero financo le montagne.

    Prendere l’impossibile e attribuirgli il significato speculare quando si è rimasti in pochi a crederlo, è ciò che fa di ottimi atleti i campioni di razza. Franco Baresi, per esempio, che si immagina di poter disputare da protagonista la finale del mondiale di soccer americano a due settimane da un’artroscopia al ginocchio e ci riesce, nonostante lo sfortunato epilogo. O Pirmin Zurbriggen che, dopo aver lasciato il ginocchio sulla mitica Streif di Kitzbuhel, venti giorni più tardi nei Mondiali di Bormio fa due ori e un argento domando la Stelvio, il posto meno accomodante al mondo per testare la tenuta delle proprie articolazioni. Due delle tante vicissitudini di ontologica testardaggine sportiva, di campioni, appunto, che disconoscono la possibilità di non essere gli unici artefici del proprio destino. Testa, cuore e gambe.

    Il secondo posto di sabato, nel giorno del tanto agognato rientro alle gare, sebbene non lo ammetterà mai è stato per lei motivo di profondo incazzamento. I pochi centesimi che l’hanno separata dalla vincitrice, Cornelia Huetter, le hanno probabilmente dato parecchio fastidio perché giù dalla Birds of Pray di Beaver Creek, a trecentodiciotto giorni intercorsi dall’ultima esibizione, si immaginava di riprendere il filo del discorso proprio da dove l’aveva bruscamente interrotto. Il gradino più alto del podio di una disciplina, la discesa, che è il suo giardino di casa, un vestito che le sta cucito addosso quanto i prati di Wimbledon impreziosiscono il profilo di Roger Federer. Allora, che ventiquattro ore più tardi, questa volta al cancelletto del supergigante, l’occhio fosse, se possibile, ancora più felino non deve stupire, i fuoriclasse fanno così: migliorano, appunto. Alla sempre magnifica Lara Gut, perciò, è toccato cedere il passo ad una Sofia che ad ogni curva pareva scrollarsi di dosso, una per una, la centinaia di ore spese in palestra per riattaccare la spina. Uno spettacolo.

    Bergamasca, terra di ciclisti e sciatori, figlia di Giuliana, professoressa, ed Enzo, ingegnere, ha iniziato a sciare giovanissima sulle nevi brembane di Foppolo, quella care ad Adriano Celentano e Mike Bongiorno, all’età di tre anni. Passione inesauribile e qualità cromosomiche da predestinata, Sofia ha fatto il suo esordio nel circuito FIS nel 2007, una vita fa, e la sua prima vittoria nel circuito mondiale, sempre in quanto a longevità, risale al 2017 quando a Pyeongchang-Jeongseon si è imposta sia in discesa che in supergigante in una stagione poi chiusa al terzo posto della classifica generale. Da lì, alle già citate vittorie e ad un numero inesausto di podi, Sofia può sommare quattro medaglie tra Olimpiadi e Mondiali e quattro Coppe del mondo in discesa libera. Numeri eccezionali che senza la malaugurata costante degli infortuni avrebbero potuto essere addirittura più abbondanti e ciò rende plasticamente l’idea della sua grandezza di sciatrice.

    Cadere e rialzarsi più forti di prima, una delle banalità meno banali da rendere sostanza. Sofia, sempre per quel fuoco che non si spegne mai, si è dovuta rialzare tante volte con l’asticella posizionata in ogni circostanza un centimetro più in alto di prima. È la volontà di migliorarsi pur guardando già tutti dall’alto, quella di farsi trovare al cancelletto con una freccia nuova nella faretra, quella che fa dell’umiltà il vero ‘asso nella manica. In altre parole, essere campioni. Allora, bentornata Sofia. In un noto claim di qualche lustro fa, l’immenso e compianto Jonah Lomu scriveva sullo schermo con un pennarello ‘impossible is nothing’, lui che, noncurante di una malattia degenerativa ai reni per la quale i dottori pronosticavano una vita senza placcagi e sgroppate, ad ogni stop in ospedale ritornava in campo e la faceva vedere brutta a tutti quanti. Perché, appunto, niente è impossibile, nello sport e nella vita del quale è meraviglioso paradigma. Sofia Goggia in quest’ultimo weekend ce lo ha ricordato per l’ennesima volta. Ringraziarla è il minimo.

  • Calcio, serie D. Ottimo pareggio per il Magenta contro il Sant’Angelo

    Calcio, serie D. Ottimo pareggio per il Magenta contro il Sant’Angelo

    Ottimo pareggio che fa crescere ancor di piu’ l’autostima nella banda gialloblu’ guidata da mister Lorenzi in terra Lodigiana.

    La trasferta di oggi valevole per la 18 esima gara del campionato di serie D, girone b, metteva di fronte al Magenta il forte Sant’Angelo che veleggia nelle partiti nobili della classifica ora a 30 punti tondi tondi.

    Le Aquile a loro volta, forti dei 3 punti conquistati sul terreno amico contro il Chievo Verona in rimonta sono arrivate determinate piu’ che mai a questa gara verità.

    L’inizio è stato tutto di marca magentina tant’è che dopo 38 minuti di gara arrivava il meritato vantaggio con Valmori. Sul ‘Carlo Chiesa’ cala il gelo. Anche oggi importante prestazione degli irriducibili del ‘Gruppo Storico’ che trascinano i ragazzi del Magenta. Ormai squadra e tifo sono una sola cosa.

    Il Sant’Angelo riesce a rimettere le cose a posto a inizio del secondo tempo con Panatti ma la sensazione è che il Magenta potesse tornare a casa con la posta piena.

    Va bene così i gialloblu’ salgono a 19 punti e si tengono ancora fuori dalla zona Play Out. Ma soprattutto non dimostrano alcun timore reverenziale contro le cosiddette ‘grandi’.

    E a proposito di ‘grandi’ domenica 22 dicembre al ‘Plodari’ arriva la Varesina oggi reduce da una vittoria tirata per 3 a 2 contro la Nuova Sondrio.

    Tutti si aspettano un bel regalo di Natale dalle Aquile ma il regalo piu’ grande lo dovrà fare anche il pubblico di casa affollando finalmente il ‘Plodari’. Forza Magenta, avanti così!

  • Calcio, serie D. Il Magenta domani alla prova con il Sant’Angelo Lodigiano

    Calcio, serie D. Il Magenta domani alla prova con il Sant’Angelo Lodigiano

    “Una partita semplice ma solo sulla carta”. Così lo storico giornale del Lodigiano “Il Cittadino’ presenta la sfida di domani tra i padroni di casa del Sant’Angelo e le Aquile gialloblù reduci da un importantissimo successo contro il Chievo Verona di Pellissier.

    Appuntamento, dunque, domenica, ore 14.30, allo stadio “Chiesa”, arbitra Laugelli di Casale Monferrato.

    Il Magenta si trova in quattordicesima posizione a 18 punti in classifica. Per la prima volta i ragazzi di Mister Lorenzi sono fuori dalla zona Play Out, ma tornarci dentro è un attimo. La sensazione è che sarà una stagione di sofferenza ma la dirigenza e la società Magenta Calcio tutta, anche in virtù di un mercato che non si ferma mai, hanno lanciato un chiaro messaggio: salvezza a tutti i costi.

    «La vittoria con la Castellanzese ci ha permesso di interrompere la serie di pareggi, ora vogliamo continuare su questa strada», commenta il tecnico di casa Stefano Brognoli.

    Il Sant’Angelo è quinto in classifica a 29 punti. Ma il Magenta uno sgambetto alle ‘grandi’ fuori casa lo ha già fatto, vedasi, la vittoria sotto il diluvio con la Folgore Caratese al debutto.

    Ora si punta far ancor risultato consapevoli che prima di Natale al ‘Plodari’ arriverà anche la forte Varesina, oggi a 33 punti e terza forza del campionato. Insomma, un finale di 2024 complicato ma in cui il Magenta deve dimostrare di aver completamente voltato pagina.

    Dopo la sosta il 5 gennaio si tornerà ancora in campo tra le mura amiche del ‘Plodari’ ma contro un’altra corazzata: quella Folgore Caratese di cui abbiamo scritto poco sopra. Insomma girone di ferro…

    Ma in un modo o nell’altra sono partite in cui bisognerà portare a casa il risultato perché come ricordano sempre i tifosi magentini del Gruppo Storico: Forza ragazzi noi ci creDiamo!

    F.V.

  • Trecate, 60mila euro per le luci a Led nei campi di calcio

    Trecate, 60mila euro per le luci a Led nei campi di calcio

    Durante la seduta di giovedì 12 dicembre, la Giunta comunale ha approvato il documento di indirizzo di progettazione <

    La decisione – spiegano il sindaco Federico Binatti e il consigliere incaricato allo Sport Michele Musone – ci consentirà innanzitutto di migliorare la visibilità per uso diurno e, limitatamente per gli allenamenti, anche notturno, rispondendo in questo modo alle esigenze delle società sportive e dei loro giocatori.

    “Inoltre potremo dotare i campi, sia per quanto riguarda le torri faro, sia anche per i pali, di un sistema di illuminazione con tecnologia led: questa scelta ci consentirà di ridurre i consumi energetici. Per la realizzazione dei lavori, che verranno appaltati nelle prossime settimane e che prevedono anche una verifica statica delle torri faro, sono stati stanziati dall’Amministrazione 60.000 euro, una somma che ci consentirà, tra l’altro, anche gli interventi di messa a norma degli impianti elettrici a servizio del campo da calcio”.

  • Quando c’era l’Avvocato Prisco. L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge lo ricorda così

    Quando c’era l’Avvocato Prisco. L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge lo ricorda così

    “Che cosa significa essere interisti e amare l’Inter? Una domanda che tutti noi ci siamo fatti almeno una volta nel corso della nostra vita di tifosi: ognuno ha la sua risposta, i suoi ricordi, le sue pazzie fatte in nome della passione nerazzurra, eppure tutti noi abbiamo un esempio e un modello chiaro e indiscutibile.

    Peppino Prisco non è stato un tifoso qualunque: Peppino Prisco è stato il più grande interista di sempre. Una vita vissuta servendo “sempre e solo l’Inter”, lavorando sotto cinque diversi presidenti. Un fuoriclasse di arguzia e ironia, sempre capace di regalare battute fulminanti e lampi di genio improvvisi, inaspettati, che sono diventate massime indimenticabili per tutti i tifosi dell’Inter.

    Simbolo dell’interismo più vero, amatissimo dal pubblico, che gli aveva dedicato un coro inconfondibile: “Ed è la Nord che te lo chiede… Peppino Prisco, facci un gol!”.

    Il 10 dicembre di 103 anni fa nasceva l’avvocato Prisco: oggi probabilmente avrebbe festeggiato il suo compleanno solo in caso di risultato positivo nella partita contro il Bayer Leverkusen, commentando in maniera sagace la prestazione dei nerazzurri che purtroppo non è andata come volevamo…

    Sono passati 23 anni da quando Peppino Prisco ci ha salutato, due giorni dopo il suo 80° compleanno, dopo una domenica in cui aveva potuto esultare per il ritorno al gol del Fenomeno Ronaldo, che aveva illuminato la trasferta di Brescia insieme a Bobo Vieri.

    Quel giorno se n’è andato uno di noi, il più grande interista di tutti: eppure ogni volta che risuona quel coro, allo stadio e nei nostri cuori nerazzurri, ci ricordiamo che Peppino Prisco è sempre con noi”.

    Tratto da www.inter.it

    Già, proprio oggi, come 23 anni fa se ne andava l’Arcinterista, quello che con una battuta amava ripetere: “A Milano ci sono due squadre: l’Inter, e la Primavera dell’Inter”.

    Così come noi dell’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge amiamo ripetere…. a Magenta? C’E’ SOLO L’INTER

    Battute a parte Peppino Prisco, complice l’impegno assiduo dello storico presidente dell’Inter Club Luciano Cucco, da queste parti era di casa.

    Un rapporto di stima, d’amicizia e di collaborazione cementato negli anni. Anni in cui il rapporto anche grazie all’opera del Centro coordinamento Inter club tra tifoseria e società sul territorio era decisamente più saldo. Eravamo ancora lontani all’idea che i calciatori (non per colpa loro attenzione ma forse più dei loro entourage..) fossero tenuti in naftalina manco fossero delle rockstar.

    E allora capitava che in provincia a Magenta e altrove arrivassero i vari Evar Becca (Evaristo Beccalossi), Spillo Altobelli, Hansi Muller, lo Zio Bergomi, Beppe Baresi, Enrico Cucchi, Massimo Paganin, Davide Fontolan ….. e potremmo andare avanti ancora a lungo….

    Eppoi ovviamente c’era lui l’Avvocato. Che sistematicamente presenziava alla Winter’s Cup organizzata dall’Inter Club Magenta.

    Una creatura di Luciano Cucco, che faceva il paio con il ben più importante e poi diventato storico memorial dedicato ad Enrico Cucchi che si svolge a giugno.

    Un torneo di calcetto che si giocava di solito al Palazzetto dello Sport e che vedeva in campo diverse squadre del settore giovanile della zona e non solo.

    Qui per omaggiare il grande Peppino, pubblichiamo due foto inedite di quegli anni ruggenti. Le istantanee vedono il nostro Avvocato, durante una premiazione al Palazzetto dello Sport e in una seconda presso il Salone della Sacra Famiglia.

    Nelle due immagini ben riconoscibile oltre a Luciano Cucco, il mitico Gian Passoni di Abbiategrasso, altro storico interista animatore e pilastro dell’Inter Club Abbiategrasso Nerazzurra.

    IO HO SERVITO SEMPRE E SOLO L’INTER …

    IL PROGRAMMA DELLA WINTER’S CUP 2025
    MEMORIAL PEPPINO PRISCO

    GIRONE A
    1. MAGENTA
    2. FOLGORE PAVIA
    3. CITTA’ DI COSSATO
    4. SEMPIONE HALF (YELLOW)

    GIRONE B
    1. CASTEGGIO
    2. SAN GIUGLIANO CITY
    3. VIGHIGNOLO
    4. DERTHONA

    GIRONE C
    1. CONCORDIA
    2. ACCADEMIA DELFINO
    3. LOMBARDINA
    4. TREVIGLIESE

    GIRONE D
    1. SEMPIONE HALF (BLUE)
    2. ARCONATESE
    3. CHIAVENNESE
    4. VOLUNTAS BRESCIA

    si giocherà nelle giornate sabato 11, 18 gennaio, le finalissime sabato 25 sempre a Robecco sul Naviglio

    SEGUIRANNO ULTERIORI AGGIORNAMENTI

  • Volano le Seniores rossoblù del Rugby Parabiago

    Volano le Seniores rossoblù del Rugby Parabiago

    Corsaro il First XV maschile, che dalla trasferta di Prato con Cavalieri Union porta a casa una vittoria meritata per 31 a 12 e consolida la prima posizione in classifica.

    “Siamo contenti della prestazione di tutti i 23 giocatori scesi in campo ieri – racconta l’Head Coach Daniele Porrino. Prato è sempre un campo difficile e i toscani si sono ancora una volta dimostrati una buona squadra, molto aggressiva. Noi siamo riusciti a tenere la concentrazione e ad uscire da un momento complicato all’inizio del secondo tempo. Stiamo migliorando nella gestione della gara e questo mi dà tanta fiducia, ma abbiamo ancora tanti aspetti del gioco su cui dobbiamo lavorare e migliorare. Tutte le categorie Juniores e Seniores stanno danno segni di crescita e questo ci rende molto felici per il percorso tecnico che stiamo intraprendendo. Oggi voglio fare in particolar modo i complimenti alla squadra cadetta per essersi qualificata per il girone promozione.”

    La soddisfazione per la squadra Cadetta è grande in casa rossoblù. I ragazzi guidati dai Coach Juan Pablo Sanchez e Cristian Agresta, dopo la splendida vittoria di ieri con Seregno per 52 – 0 si sono guadagnati l’accesso alla poule promozione, che vedrà impegnate le prime due classificate dei 4 gironi appena conclusi.

    “La partita è andata molto bene – ci racconta il Coach Cristian Agresta. Sono state fatte delle richieste in termini di atteggiamento e di gioco che sono state rispettate. Siamo subito partiti forti, che era ciò che volevamo per tenere lontano Seregno. Molto buona l’attitudine sotto l’aspetto fisico, molto buona l’attitudine a far girare il pallone e molto buona la gestione in alcuni momenti della partita, dove è stato necessario rallentare il gioco o velocizzarlo. Segno di maturità che sta arrivando. Siamo felici del cambio di mentalità che c’è stato dopo la partita con Milano Sud: da allora si è visto un atteggiamento diverso in allenamento e in partita e questo ci ha portato a raggiungere il nostro primo obiettivo, la partecipazione al girone promozione. Continueremo a lavorare per fare sempre meglio.”

    Bravissime anche le nostre Rugby Parabiago Women che proseguono a punteggio pieno il loro percorso nel campionato di Serie A. Sul campo di Biella le nostre ragazze si sono imposte sul San Mauro Torinese con il risultato finale di 57 a 12. Soddisfazione nelle parole dello staff dopo la partita, per una prestazione molto buona soprattutto in difesa.

    “Sono molto felice della prestazione delle ragazze, soprattutto in fase difensiva – dichiara l’Head Coach Nicholas Serra. Sono state molto determinate contro un San Mauro molto aggressivo, soprattutto nel primo tempo. La nostra squadra è stata molto brava a sfruttare le opportunità offensive create nella seconda metà della partita, attaccando lo spazio e giocando con intelligenza. Ora il focus va sulla prossima partita con CUS Milano, ultima partita prima dello stop natalizio ma molto importante e molto sentita. Lavoreremo per migliorarci ancora, per farci trovare pronti alla sfida di domenica prossima 15 dicembre che si giocherà in casa, davanti ai nostri tifosi.”

    L’ultimo appuntamento del 2024 per la nostra squadra maschile in A1 sarà invece sabato 21 dicembre al Venegoni – Marazzini con Avezzano.

    Nelle prossime ore saranno ufficializzati i gironi della Serie C e il calendario delle nuove gare.

  • I tempi d’oro di ‘Pablito’ e di quel magico Mundial

    I tempi d’oro di ‘Pablito’ e di quel magico Mundial

    Era l’estate del 1982. Chi scrive non aveva ancora compiuto 8 anni, ma come molti di quella generazione deve a Paolo Rossi, Zio Bergomi, Marco Tardelli, Gentile, Spillo Altobelli, il mitico Dino Zoff, il vero e autentico innamoramento con Dea Eupalla, come l’amava chiamare il grande Gianni Brera fu Carlo.

    Di quello squadrone entrato nella leggenda senz’altro Paolo Rossi, per tutti Pablito, fu l’emblema di quel mitico Mundial di Spagna.

    Oggi sono esattamente quattro anni – il 9 Dicembre del 2020 – che Paolo Rossi se ne è andato. Un brutto male se l’è portato via. Non è l’unico purtroppo dei nostri Eroi. In tanti ci hanno lasciato in questi anni. Forse troppi sono andati avanti troppo presto.

    Quasi come fosse uno strano contrappasso rispetto alla fama e alla gloria di chi ha calcato il terreno verde a così alti livelli.

    Ma il caso di Paolo, lasciatecelo raccontare è diverso. Molto diverso. Noi ragazzi degli anni Settanta dobbiamo molto a Lui e a quelli come Lui. Perché certi ricordi te li tieni stretti. Sono lì come un’istantanea pulita pulita che non si cancella mai. Il flash di una Polaroid – tanto per rimanere dentro quell’epoca meravigliosa – senza tempo.

    I goal all’Argentina, la tripletta al Brasile di Zico, Junior e Socrates… la doppietta alla Polonia, l’immensa finale contro gli avversari di sempre , i ‘mangia patate’ (ovviamente senza offesa) della Germania Ovest (esisteva ancora più che mai il Muro…) che ancora una volta s’inchinano agli Azzurri. E poi la grande festa per il terzo titolo mondiale.
    Paolo Rossi icona di un’Italia che non c’è più. Di un’Italia in cui davvero tutti ce la potevano fare.

    Sì, anche lui ragazzo esploso nella Lanerossi Vicenza, poi, colpito (o meglio lambito) dagli ‘anni neri’ del nostro pallone con il calcio scommesse e poi rialzatosi fino alla suprema e imperitura gloria.

    Paolo è stato tutto questo. Metafora dell’Italia del riscatto. Di quella che ti dava sempre una possibilità di rivincita. Questo del resto hanno rappresentato gli anni Ottanta in un Paese che cresceva, dove esisteva l’ascensore sociale e dove tutti, tutto sommato, stavano bene.

    Oggi ricordiamo “Pablito” perché quel nome magico che evoca fantasie ci riporta a quell’album delle figurine custodito gelosamente e riempito fino alla fine con tutti gli eroi di quel Mundial, a quel poster degli Azzurri, che non poteva mancare nella cameretta di un ragazzino di quegli anni, accanto a quello della propria squadra del cuore.

    Un eroe silenzioso che molto ci ha lasciato. Per lui e per noi quegli anni d’oro è come se fossero ieri….

    Lui da vero bomber di razza che segnava gol pesanti in una sola estate ha saputo entrare per sempre nel cuore di milioni d’Italiani. Grazie Pablito.

    F.V.

  • Calcio, serie D. Il Magenta batte il Chievo Verona ed entra nella storia

    Calcio, serie D. Il Magenta batte il Chievo Verona ed entra nella storia

    E’ una vittoria storica quella che oggi si porta a casa il Magenta. Non solo per la caratura dell’avversario, ma ancor di più per la partita messa in campo contro un Chievo Verona che seppur in inferiorità numerica dal 20 esimo del primo tempo, ha lottato fino alla fine e solo un grande Salvato gli ha tolto la possibilità del pareggio.

    Ma andiamo con ordine. Si parte con un Plodari caldo e finalmente pieno di tifosi. Ci sono anche diversi e rumorosi tifosi del Chievo, c’è anche chi – nota di colore – sfida il freddo a petto nudo (poi si ricoprirà nel secondo tempo). Il Magenta risponde con il ‘suo’ Gruppo Storico che sostiene la squadra dal primo all’ultimo minuto, segnando a sua volta, una performance epica ….

    Si parte e il Chievo Verona dà l’impressione di essere più squadra, tant’è che all’undicesimo, con un veloce inserimento in area di rigore Brighenti porta in vantaggio i veronesi. Per le Aquile gara che si presenta tutta in salita. Anche se però la reazione dei padroni di casa non si fa attendere. Lo Monaco va subito vicino al pareggio. Poi al ventesimo l’episodio che cambia l’inerzia della partita.

    A metà campo, dunque, in una situazione di gioco assolutamente ingiustificabile, Dall’Ara fa un entrata violenta a mezz’altezza sull’avversario. Il rosso è inevitabile, tanto più con l’arbitro Rago che è lì a due passi. Nessuno non a caso, nelle fila del Chievo Verona, osa protestare. Un fallo sconsiderato.

    A questo punto il Magenta carica a testa bassa.

    E’ un autentico assedio. Mazzarani il nuovo acquisto arrivato dai brianzoli della Caratese dimostra quanto valgano le sue 400 e rotti presenze nel calcio che conta. Dispensa perle di calcio. Il gioco del Magenta si illumina e le occasioni arrivano a grappoli.

    Prima è il portiere del Chievo Verona Tosi a compiere una parata prodigiosa su colpo di testa di Valmori. Poi ci si mette la traversa a strozzare l’urlo del goal nella gola dei Magentini. La Vigna al 38 esimo fa la barba al palo. Quindi, Mascheroni si mette in proprio, taglia da sinistra a destra il campo e poi mette un tiro a giro a pelo d’erba che esce di un niente.

    Si va negli spogliatoi con il Magenta sotto di una rete ma che ai punti avrebbe meritato abbondantemente di essere in vantaggio.

    Altre note di folclore gialloblù arrivano dai gradoni del Plodari. La più importante il ritorno di una figura pesante nel tifo di casa. Quel Paolo Villa, riconosciuto anche dai tifosi clivensi ( “Il Villa” ha un passato anche nella curva della Juventus ndr) che prima si fa immortalare in un selfie col Sindaco Del Gobbo e poi con la sua voce possente che per intensità sopravanza di gran lunga il volume dei megafoni suona la carica.

    E’ il segnale della riscossa. Così il Magenta in sei minuti la ribalta completamente. Al terzo del primo tempo l’arbitro concede un rigore nettissimo. Gatelli dagli undici metri non sbaglia.
    Il Magenta insiste nel suo forcing, e al decimo minuto arriva il gol di Mascheroni che incrocia perfettamente un traversone arrivato da sinistra. Due a uno e il ‘Plodari’ in estasi esplode letteralmente.

    Il Chievo sbanda pericolosamente e il Magenta insiste. Ma deve guardarsi le spalle perchè la squadra del mitico bomber oggi presidente Pellissier – presente in tribuna – ha i numeri per fare sempre male.

    A questo proposito è clamoroso l’incrocio dei pali colto da Danieli, grazie ad un intervento col braccio di richiamo del numero uno di casa. Qui è il caso di dire davvero: Salvato santo subito !

    Si arriva agli ultimi minuti. Solita girandola di cambi ma soprattutto tre interminabili minuti di recupero.
    Arriva il triplice fischio. Adesso è tutto vero. A Magenta può cominciare la festa.

    Per i ragazzi di mister Lorenzi è il quarto successo, il secondo casalingo a quasi due mesi di distanza dal precedente, per il Chievo Verona ancora nessuna vittoria in trasferta.

    Classifica decisamente più dolce per il Magenta che con i suoi 18 punti ma in virtù di una differenza reti migliore rispetto alla Nuova Sondrio oggi sarebbe fuori dalla zona Play Out.

    Dietro da registrare anche la vittoria dell’Arconatese per due reti e uno sul San Giuliano City, mentre il Club Milano ne prende due in casa dal forte Ospitaletto capolista, finisce in parità tra Crema e Pro Sesto.

    Continua invece il momento molto negativo del Fanfulla sconfitto per 3 a 0 dalla Pro Palazzolo. Perde in casa anche il Ciliverghe per due reti a uno con la Folgore Caratese.

    Dunque, domenica assolutamente positiva per il Magenta che adesso deve guardare alla trasferta di domenica prossima contro il forte Sant’Angelo Lodigiano che con i suoi 29 punti è nelle parte nobili della classifica.

    Ma adesso contano solo questi tre punti sudati e fortemente voluti da tutto l’ambiente gialloblù. Avanti così

    F.V.

    Il tabellino
    Magenta (4-3-3): Salvato, Decio, Brogni, Gatelli, Martinez, Grandinetti, Lo Monaco (16’st Raso), La Vigna, Valmori (16’st Calegari), Mazzarani, Mascheroni (46’st Bossi). All: Lorenzi

    ChievoVerona (4-3-1-2): Tosi, Signorini, Uggè, Dall’Ara, Trillò, Prandini, Paulinho (26’st Medina), Fiorin, De Cerchio (16’st Danieli), Colferai, Brighenti (33’st Romero). All: Allegretti

    Arbitro: Rago di Moliterno

    Reti: 11’pt Brighenti, 3’st Gatelli (rig), 10’st Mascheroni

    Ammoniti: Mazzarani, Decio, Raso

    Espulso al 20’pt Dall’Ara per gioco violento

    Recuperi: 1’pt, 3’st

  • Alberto Contador, che si e ci batteva (forte) il cuore

    Alberto Contador, che si e ci batteva (forte) il cuore

    Quando si batteva il cuore, affaticato da ore di battaglia sull’asfalto, con il pugno della mano destra, per poi mimare un colpo di pistola che punta dritto all’orizzonte, significava due cose precise. La prima, forse la meno interessante, che Alberto Contador aveva appena aggiunto un successo al suo palmares già debordante di trionfi. La seconda, che al contrario è il motivo per il quale il ciclismo è proprio il ciclismo e Alberto sarà venerato nei secoli dai suoi aficionados, è che a quel trionfo era giunto seguendo la strada con meno certezze, la più impervia, quella della fantasia e del coraggio. La sua, insomma.

    Perché se c’è un aspetto caratterizzante il popolo che vive a pane e pedivelle è proprio quello che sancisce la schiacciante supremazia del ‘come’ sul ‘quanto’. Le vittorie, con buona pace dei Boniperti del mondo, non sono mai tutte uguali, oltre a non essere l’unica cosa che importa, e Albertino ha fatto di questo dogma la sua indelebile cifra stilistica. Albertino, allora, è stato un calcio nel culo alla volontà di fare del ciclismo una scienza esatta, il granello di sabbia che inceppa il meccanismo preconfezionato, la ragionevole consapevolezza che, nella vita come nello sport, può sempre accadere qualcosa che ti coglie con la guardia abbassata.

    Ha vinto tutto ciò che un grimpeur di razza potesse vincere, collezionando in serie le maglie iconiche dei grandi giri. Senza distinzioni, Parigi, Milano e Madrid gli hanno tributato il gradino più alto dei rispettivi podi facendone uno dei più grandi cacciatori di corse a tappe di ogni epoca. Ma, appunto, il vuoto che ha fatto seguito al suo ritiro non è minimamente legato a quello. La storia del ciclismo è piena di campioni dalla bacheca zeppa di coppe, un po’ meno di quelli che, se proprio non l’hanno inventata, hanno stravolto in meglio il modo di interpretare la disciplina che fa della fatica qualcosa di epico.

    Alberto, in tal senso, è il Tomba dello sci, il Bernardi del volley, il McEnroe del tennis o il Carter del rugby. Gente speciale che ha ingigantito lo sport più di quanto lo sport abbia ingigantito loro. Dopo una prima parte di carriera da invincibile, è la seconda, meno vittoriosa ma se possibile ancor più cavalleresca, che nel giorno del suo compleanno abbiamo voglia di ricordare. Quella di un campione che, senza più nulla da dimostrare a sé stesso, ha scelto di dare ai tifosi qualcosa di memorabile. Meno testa, molte meno gambe, elevazione del cuore alla potenza enne. Come a Fuente Dé. La Vuelta del 2012, quella che Joaquim Rodriguez pensava di aver messo in ghiaccio. Ma Alberto, in quel giorno di gloria, fu di altro avviso e, attaccando al chilometro zero senza nessun senso ciclistico in un una tappa di pianura, ribaltò le sorti della corsa di tre settimane arrivando in roja a Madrid.

    Come in cima all’Angliru, nel pomeriggio che ha fermato le lancette del ciclismo, proprio perché teatro dell’ultima danza in salita del Pistolero. Si sa, lo sport scrive spesso pagine meravigliose ma in quella circostanza lo sceneggiatore riuscì a superare sé stesso. Il 2017, infatti, è ai titoli di coda al pari della carriera di Contador alle prese con le ultime giornate di corsa prima della pensione. Quel che si ammira, pertanto, è un lungo abbraccio per le strade della sua Spagna. Ma in cima al Mostro, gli spagnoli lo chiamano così, vuole sparare l’ultimo proiettile. L’emblema di eleganza e bellezza ciclistica che si accartoccia sul manubrio, l’en danseuse aggraziato che lo ha reso ballerino classico per una vita intera che diventa una marcia scomposta e disperata, il linguaggio del corpo che, anziché sicurezza e superiorità, trasmette il senso di un dolore immane. Ma il cuore no, è quello dei giorni belli.
    L’Angliru non è roba da esseri umani e percorrerlo in bicicletta rasenta la follia, il che ci ricorda perché i ciclisti, a tutti i livelli, sono persone un po’ speciali. Non appena l’orografia si fa ostile, Alberto indurisce il rapporto e inizia a scalciare forte sui pedali in una lunga via crucis che milioni di spettatori vivono con la medesima apnea del protagonista. A bordo strada, invece, piangono tutti e non è un’iperbole. Passa Alberto e scendono lacrime. La flamme rouge che, quale giudice supremo, fa da preludio agli ultimi mille metri di una cavalcata lunga una decade, ricorda in maniera tangibile che un giorno diverso sta per compiersi e che l’ultimo pugno sul cuore, quello assestato da lì a poco dal Pistolero nella nebbia di uno degli angoli più disagevoli di mondo, sta per mandare in onda i titoli coda. Più che una vittoria, il senso di appartenenza, l’identità. La nostra.
    Lieto fine di una storia d’amore che ci ha visto crescere, ragion per cui non lo ringraziaremo mai abbastanza. Buon compleanno, Albertino. Sparami addosso.