Categoria: Sport

  • Parabiago Rugby: un’annata davvero speciale per il club

    Parabiago Rugby: un’annata davvero speciale per il club

    A stagione conclusa abbiamo voluto ascoltare le parole di Daniele Porrino, Direttore Tecnico del Rugby Parabiago. Una visione a 360° dei risultati del Club, a livello sportivo ma non solo.

    Daniele, come valuti la stagione appena conclusa per il Rugby Parabiago?
    Penso sia stata un’annata davvero speciale per il Club. Il nostro motto, coniato dal vecchio presidente Dallù, #chinonavanzaretrocede, continua a guidarci nella crescita dei bambini, del settore giovanile e delle squadre seniores.

    Quali sono i principali traguardi raggiunti dal settore giovanile?
    Rugby Parabiago è stato certificato come la società con il maggior numero di giocatori scesi in campo in Italia nel settore giovanile e ne siamo molto orgogliosi. Nel minirugby vince il divertimento, come è giusto che sia. Abbiamo tanti bambini e da un sondaggio che abbiamo appena mandato alle famiglie, possiamo dire che saranno pochissimi i bimbi che ci lasceranno e cambieranno sport. Questo ci rende molto felici, perché significa che i bambini e i genitori apprezzano il nostro Club, l’ambiente, la visione che abbiamo del rugby per i più piccoli. Le squadre giovanili maschili e femminili sono in ottima forma, grazie a staff preparati e ad un ambiente che permette ai ragazzi e alle ragazze di divertirsi e crescere nel gioco del rugby come singoli e come squadra. Il progetto PAF sta aumentando la competitività, offrendo un ulteriore percorso per i giovani che vogliono allenarsi e giocare a rugby in modo più intenso e mirato. Questo si traduce in ottimi risultati, come la presenza di tre giocatori dell’Under 18 nella finale per la promozione maschile e di due ragazze del 2008 nella finale della squadra seniores femminile.

    Qual è la situazione della squadra cadetta e delle altre categorie?
    La squadra cadetta ha fatto un buon campionato, con una squadra moto giovane. Anche se non siamo riusciti a ottenere la promozione, il gruppo è cresciuto molto grazie alla qualità dello staff tecnico. L’anno prossimo prevediamo un gruppo ancora più numeroso e competitivo, con l’obiettivo dichiarato di vincere il campionato e innalzare il livello della categoria.

    E per quanto riguarda la squadra femminile?
    Anche il percorso della squadra femminile è stato eccellente. Le ragazze sono arrivate a un passo dalla promozione e hanno vinto la Conference Cup di Serie A. Questo risultato testimonia la crescita costante della squadra.

    La Serie A maschile ha sfiorato l’Elite. Quali sono le tue riflessioni?
    Siamo molto contenti della stagione, anche se la sconfitta a tre minuti dalla fine della finale per l’Elite ci lascia l’amaro in bocca. Questo però ci spinge a migliorare, a correggere gli errori e a crescere ancora. Stiamo lavorando per integrare giocatori del nostro vivaio e abbiamo già previsto il coinvolgimento estivo di giovani del 2008 negli allenamenti della prima squadra.

    Vuoi condividere un pensiero per i giocatori che lasceranno il Club?
    Mando un grande abbraccio a tutti i giocatori che non saranno più con noi, che quest’anno hanno dato tanto al Rugby Parabiago. Ci tengo ancora a ricordare in particolare Andreas e Josh, che hanno deciso di non giocare più con la prima squadra in Serie A. Entrambi sono stati fondamentali dentro e fuori dal campo, oltre a contribuire alla formazione dei nostri giovani. Rimarranno nel Club per lavorare con le squadre giovanili e per questo gli siamo profondamente grati.

    I progetti di scambi internazionali stanno diventando una parte importante del Club. Come stanno andando?
    Molto bene! Quest’anno abbiamo ospitato 4 ragazze e 8 ragazzi dalla Repubblica Ceca, uno dal Sudafrica e uno dalla Nuova Zelanda. L’anno prossimo accoglieremo alcuni ragazzi dall’Argentina. Questi scambi non solo arricchiscono i nostri giovani culturalmente e sportivamente, ma li aiutano anche a comprendere meglio il mondo al di fuori del nostro territorio.

    Quali sono le novità per il PAF residenziale?
    Il progetto farà un ulteriore passo avanti, passando da 16 a 22 ragazzi. C’è stata una grandissima richiesta e le selezioni sono state molto difficili. Siamo pronti a partire il 18 agosto con il nuovo gruppo, che include anche i ragazzi confermati.

    Grazie, Daniele, per questa panoramica. Vuoi aggiungere qualcosa?
    Solo un grande ringraziamento a tutti: giocatori, staff, volontari e chiunque supporti il Rugby Parabiago. Un grazie a Marco Marazzini, Cristiano Bienati e Giampiero Grimoldi che sono il vero motore di questo Club, senza di loro non ci sarebbe tutto quello che abbiamo. E ricordiamoci sempre che chi non avanza, retrocede! Avanti per una nuova stagione, quindi, nella quale ancora una volta cercheremo di confermare la crescita di quest’anno e migliorarci sempre di più!

    Avanti tutta quindi, per un futuro tutto da costruire!

  • La Tre Sere Ciclistica di Busto Garolfo festeggia la 41ª edizione

    La Tre Sere Ciclistica di Busto Garolfo festeggia la 41ª edizione

    La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Busto Garolfo e del sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate

    Torna a infiammare il Velodromo Comunale “Roberto Battaglia” di Busto Garolfo una delle manifestazioni ciclistiche più longeve e apprezzate del panorama regionale: la Tre Sere Ciclistica di Busto Garolfo, che dal 10 al 12 giugno 2025 vivrà la sua 41ª edizione. Un traguardo prestigioso, conquistato con la passione e la dedizione della Società Ciclistica Busto Garolfo A.S.D. che ogni anno riesce a trasformare il velodromo in un palcoscenico di sport, entusiasmo e spettacolo. La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Busto Garolfo e del sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate.

    “La Tre Sere non è solo un evento sportivo, ma anche una tradizione che affonda le radici nella storia sportiva di Busto Garolfo”, spiegano i rappresentanti della Società Ciclistica Busto Garolfo A.S.D. “L’albo d’oro della manifestazione vanta la partecipazione di atleti che hanno poi intrapreso carriere prestigiose nel ciclismo nazionale e internazionale. E proprio questa continuità, questo filo che lega le generazioni, rappresenta uno degli elementi di maggior orgoglio per la nostra organizzazione”.

    “Vedere decine di giovani mettersi alla prova con passione e correttezza, circondati dall’entusiasmo delle famiglie e del territorio, è la dimostrazione concreta che lo sport sa costruire cittadini migliori, prima ancora che atleti”, ha dichiarato Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. “Lo sport non è soltanto competizione o prestazione fisica: è una scuola autentica di vita. Insegna ai giovani a rispettare le regole, ad affrontare con spirito costruttivo la fatica e il sacrificio, a comprendere che ogni risultato è frutto di impegno, dedizione e costanza. Li aiuta a superare le difficoltà, ad accettare le sconfitte e a rialzarsi con più forza, a gioire dei successi senza arroganza. Tutti valori fondamentali anche nel modo di fare banca delle banche di credito cooperativo”.

    La formula della Tre Sere Ciclistica è quella classica, ormai collaudata: tre serate consecutive di gare su pista con protagonisti gli atleti delle categorie giovanili, maschili e femminili, dai Giovanissimi fino agli Juniores.

    Il programma prevede ogni sera, a partire dalle 18.00, le gare che continueranno fino alle 23.00. Il tutto si svolgerà nel contesto familiare e accogliente del Velodromo di via Cellini di Busto Garolfo, che per l’occasione si trasformerà anche in punto di ritrovo per famiglie e appassionati, con la possibilità di cenare sul posto grazie allo stand gastronomico allestito presso il centro sportivo. Panini, patatine, bibite fresche e gelati accompagneranno le emozioni delle competizioni in pista.

    L’appuntamento è quindi fissato per le serate del 10, 11 e 12 giugno. L’ingresso è libero, l’atmosfera sarà quella delle grandi occasioni. Perché il ciclismo in questa manifestazione è molto più di uno sport: è passione condivisa, è festa, è tradizione che si rinnova.

  • Robecco: vince il Sassuolo il 26 esimo “Memorial Enrico Cucchi” ma è una festa per tutto lo Sport

    Robecco: vince il Sassuolo il 26 esimo “Memorial Enrico Cucchi” ma è una festa per tutto lo Sport

    Davanti ad un calcio professionistico che troppo spesso, ultimamente, gioca solo a denari, ieri, in quel di Robecco sul Naviglio, è andata in scena la più bella rappresentazione di quel calcio giovanile, in cui i valori della passione sportiva sono ancora autentici e quanto mai vivi.

    Diciamo perciò grazie all’Inter club Magenta Nerazzurra 1978 Kalle Rummenigge per aver portato di nuovo in scena questa apprezzatissima 26 edizione del Memorial Enrico Cucchi, dedicata allo sfortunato campione interista degli anni ’80 andato avanti troppo presto a causa di una malattia subdola e incurabile.

    Anche ieri con la preziosa collaborazione dell’Amministrazione comunale di Robecco col suo Sindaco Fortunata Barni e quella del Concordia Calcio, si è vissuta una giornata indimenticabile per tanti campioncini in erba (categoria pulcini) che sono andati avanti a correre dietro ad una palla, dalla mattina sino alla sera, con quell’ingenuità e quell’innocenza, appunto, che solo i più piccoli portano dentro.

    Un grazie oltre all’Inter club Magenta, va agli amici dell’Inter club Abbiategrasso Nerazzurra presenti col suo Presidente Andrea Garigiola e l’inossidabile Gian Passoni, oltre che interista doc, storica penna del giornalismo sportivo locale, premiato nel corso della giornata.

    Non sono mancati gli ospiti: da quelli sul campo come Mister Francesco Bolzoni, oggi allenatore della Primavera della Pro Patria e cresciuto calcisticamente nell’Inter. Così come l’immancabile ‘padrone di casa’ Walter Viganò che nell’Inter ha mosso i primi passi per poi diventare una colonna storica di quella Cremonese che arrivò sino in Serie A.

    Sul campo alla fine hanno vinto i pulcini del Sassuolo, ma grazie a questa bella manifestazione, che ogni anno si rinnova grazie all’impegno e alla tenacia del Presidente ad honorem dell’Inter club Magenta, Luciano Cucco, a trionfare è stato soprattutto quel calcio capace ancora di far sognare (che poco davvero ha a che fare con i “petrodollari” arabi, tanto in voga di questi tempi e che ammaliano in tanti).

    Nel corso delle premiazioni assegnato inoltre l’Interista dell’Anno ad Umberto Magna, storico socio dell’Inter club Magenta Nerazzurra Kalle Rummenigge 1978.

    Luciano Cucco, prima della cerimonia di premiazione – alla quale hanno partecipato, anche il Sindaco Barni, assieme agli interisti doc Novo Umberto Maerna e Silvia Scurati, rispettivamente parlamentare della repubblica il primo, consigliere regionale la seconda – ha voluto leggere una toccante lettera in ricordo di Ernesto Pellegrini storico presidente dell’Inter dei record che è scomparso proprio nelle prime ore dello scorso 31 maggio, a poche ore di distanza dalla finale di Champions League, in cui l’Inter, forse, anche per le note vicende legate al trasferimento di mister Simone Inzaghi in Arabia, praticamente non è scesa in campo, raccogliendo un’umiliazione colossale che resterà negli annali, ma che soprattutto il popolo nerazzurro non si meritava.

    Anche per questo il Memorial Cucchi quest’anno è stato ancora più importante. Perchè ha portato questa ventata di aria fresca e aggiungiamo noi sana.
    Sempre presente Alessandro Cucchi, fratello della mezzala interista, che ormai a Magenta e Robecco è di casa.

    Alla prossima edizione, dunque, sempre nel ricordo e nel nome di Enrico!

    F.V.

  • Calcio: il Corbetta a rischio stop. La lettera del Presidente Renzo Bassetto.

    Calcio: il Corbetta a rischio stop. La lettera del Presidente Renzo Bassetto.

    Momento difficile per l’ASD Corbetta FC, storica realtà sportiva del territorio, che attraverso un comunicato firmato dal presidente Renzo Bassetto ha annunciato le gravi difficoltà che mettono a rischio la partecipazione del club alla prossima stagione calcistica 2025-26.

    «Come emerso nell’ultima seduta del consiglio direttivo – si legge nella nota – le attuali difficoltà non ci permettono di proseguire per la stagione 2025-26. Ad oggi non disponiamo né di strutture che permettano lo svolgimento delle attività sportive, né della possibilità di sviluppare un progetto sportivo.»

    Una dichiarazione che ha scosso tifosi e cittadini, preoccupati per il futuro della società. Tuttavia, la dirigenza non intende arrendersi. «In questa settimana avremo degli incontri – prosegue il presidente – per cercare di trovare una soluzione che possa dare continuità al nostro percorso solo ed esclusivamente nella nostra Città di Corbetta.»

    Un appello implicito anche alle istituzioni e alla comunità locale, affinché si possano individuare spazi e risorse per garantire la sopravvivenza del club. L’ASD Corbetta FC rappresenta da anni un punto di riferimento per tanti giovani del territorio, offrendo un ambiente sano dove praticare sport e crescere con i valori del gioco di squadra.

    «Vi terremo aggiornati», conclude il comunicato. Il destino della squadra, almeno per ora, resta in sospeso.

    La risposta dei Viking Corbetta nella foto sotto: 100 anni di tradizione nessuno fermerà la nostra passione

  • Softball Serie A1: La Inox Team Saronno fa suo il derby col Caronno

    Softball Serie A1: La Inox Team Saronno fa suo il derby col Caronno

    La Inox Team Saronno torna vittoriosa da Caronno dove sabato sera si è imposta per 2-0, avendo superato in casa la Rhea in entrambi gli incontri disputati col punteggio di 0-3 e 2-3.
    Un importante successo che consente di mantenere inalterate le distanze dalla capolista Bollate Softball 1969, e di allungare ulteriormente il distacco dalle inseguitrici Softball Forlì e Bluegirls Bologna Softball.

    gara 1. Ancora una volta la Inox Team Saronno sfodera una grande prova difensiva. Christina Toniolo (con 6 strike-out in 7 riprese) porta a casa anche questa sfida, ricordiamo importante ai fini della qualificazione alla final four di Coppa Italia.

    Nel secondo inning con basi piene e due out a favore, è brava la seconda base Alessandra Rotondo ad eliminare il corridore Marin e respingere l’attacco del Caronno.
    La parte alta della quinta ripresa è decisiva per l’andamento di gara 1. Sara De Luca colpisce un singolo al centro e conquista la prima base, viene sostituita per la corsa da Vittoria Franzosini. Il bunt di sacrificio di Anita Bartoli la fa avanzare sul sacchetto di seconda. La valida di Ouly Pouye, che però è la seconda eliminata, costringe la giovane saronnese a correre, non riesce l’azione di trappola al Caronno e così la Franzosini ne approfitta ed avanza in terza base.

    Il tecnico del Caronno concede la base intenzionale ad Alessia Rui, la Inox Team ha i due corridori agli angoli. Sul piatto si presenta Angelica Agrò, al debutto in maglia saronnese, che spedisce la palla lanciata dall’ex Chiara Rusconi oltre la siepe del “Francesco Nespoli” per il decisivo 0-3.
    La stessa situazione si ripete a parti invertite del 6° inning basso con le padrone di casa coi corridori agli angoli e due out, la Inox Team riesce ad uscirne indenne nonostante una chiamata arbitrale contestata che avrebbe sancito la terza eliminazione avversaria. Nonostante questo Toniolo mantiene la calma ed elimina al piatto Rossini.

    Il gioco scorre veloce, nella parte alta del 7° inning prima Oulye batte un singolo a sinistra, arriva la valida di Rui, che viene sostituita per la corsa dalla debuttante Lanzini, Saronno non segna.
    Nella parte bassa Caronno non riesce ad andare a punto ed il primo incontro termina 3-0 per Saronno.

    Gara 2. La posta in gioco è importante. In pedana sono schierate le lanciatrici straniere, Caronno propone la giapponese Riko Murayama, mentre Saronno presenta la statunitense Taylor Caudill.
    Il punteggio non si sblocca nonostante alcune battute valide colpite dai due team. Nella parte bassa del terzo il gioco si sblocca, con Caronno che conquista la base ball con Marin. Il doppio di Lozada la spinge in terza. Blesa tenta il bunt ma è eliminata, va a sostituire Lozada per la corsa. Sheldon viene colpita da Caudill, le basi sono piene. La valida di Rossini spinge Marin e Lozada a punto per il momentaneo 2-0.

    Caronno non riesce a far completare ad altri corridori la corsa, nonostante le basi piene occupate da Sheldon, Rossini (sostituita da Viola) e Rusconi anche lei colpita da Caudill, che elimina Ambrosi per la fine dalla ripresa.

    Nel sesto Aurora Treccani batte una valida a destra e va ad occupare la prima base. Rotondo batte a terra, è il primo out, ma Treccani corre in seconda. La battuta di Saviola non trattenuta dalla seconda base, permette un altro avanzamento. Peterson conquista la prima in ball e permette a Saronno di coprire tutte le basi.

    La battuta di De Luca, che colpisce l’arbitro di base, manda Treccani e Saviola a punto, in rapida successione Anita Bartoli è eliminata, l’errore della difesa permette a Pouye, con due stike a sfavore, di far segnare a Peterson il terzo punto per Saronno. I restanti battitori sono eliminati. punteggio 2-3.
    Nei successivi inning nessuna delle due squadre riesce a modificare lo score, un po’ di animazione arriva a causa di due giocatori colpiti da Caudill, Marin e Rossini, nonostante ciò anche gara 2 viene vinta da Saronno col 12° strike-out del pitcher statunitense.

    Il derby della varesotta in campionato ha avuto un’unica vincitrice, il Saronno.

    ph Lorenzo Stoppani

  • Roland Garros: lo sport del diavolo premia Alcaraz, ma Sinner esce a testa altissima

    Roland Garros: lo sport del diavolo premia Alcaraz, ma Sinner esce a testa altissima

    Sport del diavolo, diceva il compianto Roberto Lombardi. La finale del Roland Garros appena conclusa, che ha visto prevalere Carlos Alcaraz al termine di un’estenuante maratona psico-fisica, è paradigma di quanto sia complicato e pure bastardo questo sport.

    Alcaraz sa fare più cose, Sinner non sbaglia una scelta nemmeno sotto tortura. Alcaraz è una montagna russa, alterna momenti estremi. Bellissimi e pessimi. Sinner imposta la sua velocità di crociera che non cala mai. Se Alcaraz sta sopra si fa ovviamente preferire. Se, al contrario, sta sotto allora l’azzurro si allontana, inesorabile. Come un treno. Tutto sta a capire quanto buon senso e per quanto tempo il murciano riesce a mettere in campo. Poco per due set, poco di più nel terzo e nel quarto. Infatti, Jannik si inerpica fino al triplo match point sul 5-3 0-40 nel quarto con servizio dell’avversario. Meriterebbe davvero il trofeo per quanto fatto vedere in quattro ore di intelligenza e freddezza ma quell’altro, copia sbiadita di sé stesso fin lì, in uno dei tre match point con due piedi sul cornicione tira fuori il punto del torneo. Nel calcio sarebbe il gol della domenica. Un po’ come Djokovic che si divertiva a purgare Federer una volta giunto all’ultimo quindici con un colpo della solo apparente disperazione.

    Quanto basta per dare uno scossone ad un match in ghiaccio e far uscire dal letargo uno degli “Alcaraz moments” che si abbattono sulla partita come un missile ipersonico. Sinner, forse un po’ a corto di gamba, con tutta la sagacia in corpo rimane su livelli superlativi e, soprattutto, agganciato alla partita ma quell’altro è ormai un fiume in piena. Fa cose che gli altri nemmeno pensano. Ciò non vuole dire sia sia dotato di senno ma il bilancio tra bene e male s’è spostato nel frattempo tutto dalla parte del primo.

    E il surplus di qualità ha fatto tutta la differenza del mondo. Un super tie-break finale devastante, con i primi sette punti vinti da Alcaraz difficili da replicare pure alla PlayStation. E pensare che sul finire del quarto set il linguaggio del suo corpo era tendente al funereo. L’azzurro, oggi doverosamente numero uno del ranking, ha dimostrato ancora una volta che il suo pacchetto completo è complessivamente il più affidabile a lungo termine e che il gap tecnico con Alcaraz, chi si ostina a non vederlo è in malafede soprattutto se ascrivibile alla schiera degli addetti ai lavori, può essere colmato attingendo ad altre fonti. La bordata di dritto ad occhi chiusi, quella che ha girato il match, non sempre finirà per spazzolare la riga. E siamo certi che, dei due, a fare maggiormente tesoro della partita odierna sarà proprio Jannik. Magari già a Wimbledon.

    In definitiva, nello sport del diavolo tutto è sempre molto sottile. Con lo spessore di un piccolo quindici nell’inferno di cinque ore di lotta senza quartiere. En passant, la finale parigina più lunga di sempre. Che oggi ha detto bene ad Alcaraz, domani chissà. Più ad ampio raggio, una rivalità, la loro, che potrebbe non fare rimpiangere più di tanto quell’altra da poco andata in archivio.

  • Successo per la School Run 2025, a Inveruno in più di 200 di corsa

    Successo per la School Run 2025, a Inveruno in più di 200 di corsa

    Serata di sport e divertimento venerdì per le vie di Inveruno grazie alla School Run 2025, l’ormai tradizionale appuntamento di fine anno scolastico promosso e organizzato dal Comitato Genitori “Una Mano per la Scuola”. La manifestazione ha visto protagonisti più di 200 tra bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie, genitori, insegnanti e tanti cittadini, uniti in una marcia non competitiva di circa 4 km tra le vie attorno al Campo Sportivo “L. Garavaglia” e i suggestivi paesaggi di campagna inverunese.

    A rendere possibile la riuscita dell’evento, oltre naturalmente al Comitato Genitori, è stata la sinergia tra le realtà sportive locali, a partire dall’Accademia Inveruno, che ha ospitato la manifestazione e curato il momento conviviale con salamelle, würstel e bibite per tutti e la SOI Inveruno, che ha gestito l’organizzazione tecnica della corsa grazie all’impegno dei Master SOI.

    Presenti anche le istituzioni, con la partecipazione del Sindaco Nicoletta Saveri e dell’Assessore allo Sport Paolo Ferrario, in rappresentanza del Comune di Inveruno, che ha concesso il patrocinio all’iniziativa. Durante la serata si sono svolte anche le premiazioni per i migliori classificati della corsa per classe e si sono estratti i numerosi premi gentilmente offerti dai commercianti di Inveruno e Furato. Il tutto è stato allietato dalla musica di DJ Miky.

    Come ogni anno, il vero motore dell’evento sono stati i volontari e gli amici del Comitato Genitori, il cui impegno permette di sostenere concretamente progetti didattici e attività extrascolastiche. Grazie anche ad iniziative come queste, è possibile finanziare da parte di “Una Mano per la Scuola” numerosi progetti tra cui, per la Scuola Primaria, il corso di teatro con spettacolo per le classi quinte, la pet therapy per le classi prime e il progetto “Amico 112” per le seconde e terze. Mentre per la Scuola Secondaria il corso di teatro con spettacolo per le classi seconde e il progetto “Fiabe” per le classi prime.

    Questo evento annuale che unisce sport, solidarietà, partecipazione e divertimento si conferma un appuntamento atteso da tutta la comunità.

  • Roland Garros: Sinner-Alcaraz, la finale è servita. E l’epilogo…

    Roland Garros: Sinner-Alcaraz, la finale è servita. E l’epilogo…

    I bookmakers non sbagliano quasi mai. Non che in questa circostanza fosse particolarmente difficile ma, a valle delle due semifinali maschili, le quote apparentemente troppo punitive per Djokovic e Musetti hanno trovato il giusto significato. Hanno perso entrambi, contro i due giocatori oggi più forti al mondo, ma le performance di assoluto spessore che hanno fornito invogliano ad un paio di considerazioni.

    Per lignaggio, prima spetta a Djokovic. Il giocatore più vincente della storia, ormai ad un passo dalla quarantina, ha inchiodato Sinner in campo per tre ore e tre set conclusi sul filo di lana. Alcaraz a parte, non ci riusciva nessuno da un bel po’. Nel terzo parziale, inoltre, il serbo ha avuto tre palle per chiudere ma un po’ la bravura dell’azzurro e un po’ gli errori commessi in proprio gli hanno impedito di allungare ulteriormente il match. Ciò per dire che quella di ieri sera è stata una partita vera che Djokovic ha affrontato con l’umiltà dei campioni che, prima di arrendersi, le provano davvero tutte e anche di più.

    In modalità operaia, Nole ha impostato una gara di gambe, polmoni e cuore per provare a colmare l’attuale divario di cilindrata ma, appunto, non è bastato. A tratti commovente, la partita di ieri ha ricordato in modo indelebile, e più di molte delle sue vittorie, il perché nessuno di questo universo abbia saputo vincere più di lui. Lezione universitaria del rigetto della sconfitta davanti ad un fenomenale Sinner, sebbene fiaccato nel fisico da due decadi di lotte furibonde. Perché la testa è quella di un robot come nei giorni belli. Sinner che ha dovuto realmente faticare per scrollarsi di dosso l’avversario che ha sempre dato l’impressione di poter restare in scia aspettando lo spiraglio giusto che, purtroppo per lui, il numero uno del mondo non gli ha meritevolmente concesso. L’avrebbe persa comunque ma il terzo set se lo sarebbe meritato di vincere come di regalarsi almeno un’altra ora di passerella sul Chatrier.

    Una pellicola, quella di ieri sera, che gli avversari farebbero bene a guardare attentamente. Pedagogia tennistica elargita dal Djokovic di fine carriera che suggerisce altresì un pensiero che può risultare scomodo. Il livello del miglior serbo – quello del 2011 che, seppur in compagnia di Federer, Nadal, Murray, Wawrinka tutti prossimi al loro acme non perdeva mai – difficilmente può essere raggiunto, per intensità ed efficacia, dai protagonisti attuali ai quali, anche a mezzo servizio, tiene ancora testa.
    Spesso divertente come una cartella esattoriale nella sua gestione computerizzata dei match, Novak, per quanto esibisce da tre generazioni di tennisti, si merita davvero la qualifica di GOAT. Bravo Jannik, quindi, a non subire più del dovuto la sua personalità ingombrante.

    Capitolo Musetti. Quella di ieri è un po’ una storia già vista e non è affatto una critica nei suoi riguardi. Alcaraz è giocatore che, se decide, non è affrontabile. Uno da “moments” nell’accezione di Wallace, lo scrittore. Segmenti di partita nei quali, a metà tra la trance agonistica e la follia dei geni, nulla gli è precluso e, quel che più conta, è immune a ogni antidoto. Anche ai trucchi da illusionista di Musetti. Così, dopo due set meglio giocati dall’azzurro che conferma la sua crescita esponenziale, Carlitos ha innestato la marcia alta e ha preso il largo. Tutto merito suo, poco da recriminare per un Musetti anch’esso meraviglioso. Lorenzo che per far partita pari, e l’ha fatta, ha dovuto necessariamente interpretare una maratona col piglio iniziale del centometrista, finendo per consumare tutto il serbatoio psico-fisico prima di potersela giocare fino alla fine. Quello che succede nel ciclismo a chi prova a rispondere agli scatti di Pogacar, il fuorigiri. Scelta obbligata per l’italiano forse più talentuoso di sempre che per due set e due ore ha messo in campo tutta la bellezza del tennis. Finalmente non più fine a sé stessa ma quale strumento efficacissimo d’offesa. Tanto che lo spagnolo ha dovuto realmente esplorare tutta la sua inesausta competenza tennistica per non fare scappare Musetti due set avanti e chissà a quel punto come sarebbe andata a finire. In mezzo ci sarebbe pure la noia fisica che ha spinto Lorenzo a dire basta ma, in tutta onestà, il cedimento strutturale del fronte di guerra era già avvenuto.

    Un po’ come accadde a Montecarlo, qualche settimana fa. Uscita dai blocchi stratosferica e fine anzitempo del carburante con annesso infortunio. Buono così, esperienza fondamentale nel suo percorso di avvicinamento al gotha. Alcaraz, del resto, è qualcosa di visto pochissime volte, un privilegio assistere al suo spettacolo. Che potrà essere sinusoidale e spesso senza uno straccio di filo logico ma lo colloca su un pianeta elitario fatto di pochissimi abitanti nella storia secolare del gioco. Buon per i suoi avversari, Sinner lo sa benissimo in ottica finale, che non tutte le giornate del murciano siano animate dallo stesso animus pugnandi.

    Chiosa finale per le nostre ragazze del doppio. Sara Errani, la professoressa, e Jasmine Paolini sono in finale. Ancora una volta. Sfideranno nel pomeriggio Danilina/Krunic dopo essersi sbarazzate delle più forti Andreeva/Shnaider lasciando per strada un solo game. Favoritissime, nelle loro corde la possibilità di sollevare il primo Slam insieme. Nell’attesa della possibile prima volta parigina anche per Sinner.

    Buon tennis a tutti.

  • Roland Garros, oggi il magico giorno dell’azzurro parigino: forza Lorenzo, forza Jannik

    Roland Garros, oggi il magico giorno dell’azzurro parigino: forza Lorenzo, forza Jannik

    Ricorsi e ricordi storici. L’ultima volta che l’Italia ha portato due tennisti nelle semifinali del Roland Garros fu il 1960. En passant, l’anno di nascita di uno che il gioco finirà per dominarlo, introducendo la specializzazione più spinta, Ivan Lendl.

    Il tennis di quei giorni era tutta un’altra cosa, con il professionismo ancora da venire, avverrà otto anni più tardi la nascita dell’Era Open, gli attrezzi rigorosamente ricavati da tronchi e una diffusione sul pianeta piuttosto contenuta. Tuttavia, vincere non era facile nemmeno all’epoca e la coppia formata da Pietrangeli e Sirola scrisse in Bois de Boulogne una pagina azzurra importante, con il primo che sconfiggendo Ayala, già giustiziere del secondo, si aggiudicò il secondo Slam parigino. Sessantacinque anni più tardi la storia si ripete.

    In piena golden age del tennis italiano – è notizia di ieri la vittoria nel torneo di doppio misto della coppia Errani/Vavassori con Sara pure in semifinale tra le donne insieme a Paolini – nella parte alta del tabellone, quella per regolamento presidiata dal numero uno del seeding, Jannik Sinner affronterà Novak Djokovic per un posto in finale mentre nella parte bassa sarà Lorenzo Musetti a sfidare il campione uscente Carlos Alcaraz. Con la possibilità di un derby nell’atto conclusivo di un Major come non succede dal 2015 quando, a New York, Flavia Pennetta sconfiggendo Roberta Vinci fece suo il titolo degli US Open. L’anno della lezione di tennis a reti unificate impartita da Vinci a Serena Williams lanciata verso la conquista del Grande Slam.

    Capitolo Sinner. Dal rientro dalla squalifica per l’affare doping, Jannik ha distrutto malamente chiunqe gli si sia presentato davanti, tra punteggi severi e la sensazione di fare un altro sport. Fatta eccezione per Alcaraz che a Roma qualche settimana fa lo ha battuto, alimentando un filotto di successi dell’iberico negli head-to-head abbastanza lungo. A provare a sbarrare la marcia trionfale di Sinner sarà l’eterno Djokovic che, con trentotto primavere sulle spalle, disputerà la semifinale Slam numero cinquantuno e non serve aggiungere altro. Che non sia il giocatore invincibile del 2011 è cosa abbastanza ovvia ma il livello del serbo, che ha la possibilità di concentrarsi e preparare unicamente i tornei più importanti centellinando le energie, è comunque alto. Sufficiente, per esempio, per rimandare a settembre il solito sciagurato Zverev, che un cuor di leone non lo sarà mai ma sulla terra di Parigi trova sempre il modo di fare strada. Jannik è sicuramente favorito, favoritissimo per i bookmakers, ma fidarsi della parabola discendente di Djokovic, la cui furbizia nell’incanalare i match sui binari a lui più congeniali è proverbiale, può essere un suicidio. Lo sa bene Alcaraz che di recente s’è fatto sfilare dalle mani, su questi stessi campi, il torneo olimpico. Da attendersi un Novak camaleontico, conscio di non poter seguire oggi il ritmo infernale imposto allo scambio dall’azzurro ma con qualche strategia alternativa per le mani. Del resto, sono anni che il serbo arriva con la testa dove le gambe faticano a primeggiare. Sinner, nonostante sia bancato dai professionisti delle quote a uno e venti, ha l’intelligenza di sapere che la partita dovrà andarsela a prendere senza attendere regali che non ci saranno. E se nel 2025 quel che ha reso eterno uno come il serbo Jannik lo fa meglio, il tennis insegna che l’equilibrio di un match corre sempre su un filo sottile. Vincerà l’azzurro ma scordando i bagel in serie che l’hanno portato fin qui.

    Capitolo Musetti. Una premessa è d’obbligo: non esiste in questo momento una combo più ricca di talento come quella che vede fronteggiarsi Lorenzo e Carlitos. Così tanto talento che preoccuparsi della conta dei quindici come se fosse un match normale è blasfemia nei confronti degli dèi del gioco che hanno scolpito in questi due ragazzi i caratteri cromosomici della bellezza.
    Insomma, se si tratta di giocare bene a tennis, questi due non li avvicina nessuno. Lo spagnolo, che non brilla almeno quanto Sinner in dedizione e solidità mentale finendo per esserne plastica antitesi, è giocatore epocale. Quelli che percorrono traiettorie non replicabili dagli altri. Se è centrato, considerato il livello odierno non propriamente da spellarsi le mani, non perde mai. Ma a rinfrancare le sacrosante ambizioni di Musetti è l’idea che la giornata del suo avversario possa tranquillamente non essere memorabile, in preda agli alti e bassi che lo rendono talvolta assai più umano di quanto non sia. Lorenzo, peraltro, sta disputando una stagione su terra a livelli forse insperati anche per chi, come noi, prova una venerazione per lui. Ha perso solo due partite, entrambe con Alcaraz ma senza sfigurare. A Montecarlo, per esempio, ha disputato, aggiudicandoselo, un primo set da favola, prima di cedere allo spagnolo e ad una noia fisica. Che Musetti sappia giocare a tennis come pochissimi altri sul pianeta è cosa nota da almeno un lustro, ma la sua versione attuale è finalmente completa. Perché il risultato di un lavoro eccezionale è stato quello di mettere a punto una condizione fisica strabiliante e i risultati conseguiti senza soluzione di continuità da marzo in poi sono soprattutto figli di ciò.

    Musetti si muove come un ballerino con la resistenza di un maratoneta, condizione necessaria per poi attingere a piene mani e con efficacia al suo ventaglio inesausto di soluzioni balistiche.
    A ridosso della Top five, un Lorenzo sempre più Magnifico s’è decisamente fatto grande e spesso ci si dimentica che di anni ne ha soltanto ventitré e non tutti possono godere della medesima precocità. Alla seconda semifinale Slam in carriera dopo Wimbledon 2024, per l’azzurro, nonostante la diffidenza degli esperti e una quota alta intorno a sei volte la posta, la possibilità di garantire quest’oggi lo svolgimento di una partita vera, costringendo Alcaraz a ricercare la migliore versione di sé, è più che concreta. Ma, come già detto, è un match che relega il risultato e i suoi assilli alla piazza d’onore, abbondantemente dietro alla sempre auspicabile bellezza quale spot imperituro per il tennis.

    Appuntamento, dunque, al primo pomeriggio per l’inizio delle semifinali del tabellone maschile. Tra le donne, invece, domani saranno la numero uno al mondo Aryna Sabalenka e la statunitense Coco Gauff a contendersi il titolo. Si vuole bene ad entrambe e, probabilmente, oggi è il meglio che passa il convento femminile, tuttavia, non essendo qui a vendere tappeti, è inevitabile ricordare come si abbia assistito ad atti finali parigini decisamente più ricchi di appeal. Una finale che la nostra Jas Paolini, senza il suicidio dei tre match point gettati alle ortiche contro una tutt’altro che irresistibile Svitolina, avrebbe potuto serenamente conquistare. Peccato, ma si rifarà.


    Buon (Ital)tennis a tutti.

  • Il Milan Club Magenta va in gol contro la fibrosi cistica

    Il Milan Club Magenta va in gol contro la fibrosi cistica

    Proseguono gli appuntamenti del “Milan Club Magenta”, sempre all’insegna della beneficenza.

    Questo Venerdì, ore 20.30 a Corbetta presso il Campo Sportivo, Viale della Repubblica 44, parteciperemo, insieme anche al “Circolo Contadini Abbiategrasso”, ad un triangolare organizzato dagli amici “Amatori Calcio Magenta”, in collaborazione con “Un Respiro in Più-Elisa Volentieri”.

    Perché il Calcio è molto di più.
    Facciamo goal, anzi tantissimi goal, per lottare INSIEME contro la fibrosi cistica.

    Vi aspettiamo numerosi!