Categoria: Sport

  • Addio ad Antonio Ligorio, storico guardalinee (e tuttofare) del Concordia Robecco

    Addio ad Antonio Ligorio, storico guardalinee (e tuttofare) del Concordia Robecco

    Antonio Ligorio, primo da sinistra in foto, con la sua inseparabile bandierina

    “Ultimo caro saluto ad Antonio Ligorio, per tantissimi anni, dirigente accompagnatore delle squadre del Concordia Robecco. Umile, capace, affidabile. Sempre presente. È stato punto di riferimento x tanti ragazzi, che lo ricordano con affetto. Ciao carissimo Antonio”.

    Giancarlo Ateri, appassionatissimo storico del calcio robecchese, e non solo, cui ha dedicato passione e ricerche, ha comunicato oggi sui social media la morte di un generoso, anzi generosissimo factotum della società sportiva più nota di Robecco: la Polisportiva Concordia, nata nel 1954, primo presidente l’indimenticato e indimenticabile Franco Rondinini.

    Per anni, anzi decenni, la sua presenza discreta, ma immancabile, ha accompagnato gli allenamenti di noi imberbi ragazzini delle giovanili e ovviamente della prima squadra: per anni, anzi decenni, sole e vento, pioggia o freddo, caldo o caldissimo, il ‘Ligo’ era lì a sbandierare lungo la linea, con l’immancabile bandierina.

    Legato indissolubilmente alla stagione più gloriosa e rampante del calcio robecchese, il calcio di Romeo Garavaglia, Mario Sala, Peppino Beretta, mister Giancarlo Robecchi, il Ligo è stato il prototipo del generosissimo appassionato, quelli che danno tutto senza chiedere mai. Squadre e ragazzi sono passati sotto i suoi occhi, eppure sotto la canotta del Concordia c’erano sempre i ‘suoi ragazzi’.

    Un calcio romantico, squattrinato e arrembante, con centinaia di persone sugli spalti o attorno al campo di via Gorizia (quello vecchio, intendiamo) e un team di volontari e dirigenti che metteva chi i denari chi il proprio tempo, per consentire a migliaia di ragazzini di correre dietro un pallone.

    Lo ricordiamo- era il 1990, a una serata di gala dello sport robecchese a villa Gaia, col compianto sindaco Beniamino Merlo e l’allora assessore allo Sport, Tino Bighiani- nell’atto di ricevere un premio per il suo impegno a favore del Concordia. Elegantissimo in abito scuro, ed emozionatissimo, ringraziò con poche parole:’Un saluto a tutti gli sportivi di Robecche’, con la classica inflessionellinguistica della sua terra d’origine, che era un motivo di gioia e divertimento in chi ascoltava, anche se in tanti anni aveva acquisito il patentino di robecchese DOCG.

    Ciao, Ligo.

    Fab. Pro.

  • Magenta. Riccardo Lami è il nuovo Campione Italiano Racing Quad, buon sangue non mente

    Magenta. Riccardo Lami è il nuovo Campione Italiano Racing Quad, buon sangue non mente

    L’altra settimana, il Magentino Riccardo Lami figlio d’arte, si è laureato campione italiano di Racing Quad.

    Buon sangue non mente, verrebbe da dire viste le gesta di papà Aldo. Per Ricky e la sua famiglia una gran bella soddisfazione.

    Lami si è imposto nella categoria FX Assoluta sceso in lotta con gli agguerritissimi compagni di team: Edoardo Cazzola e il 5 volte campione Azzurro Quad Cross Patrick Turrini.

    Alla fine ad avere la meglio ancora lui, Ricky che ha preso il testimone da Air Aldo Lami, per noi da sempre il ‘toro scatenato’ delle piste di Quad Cross.

  • Calcio, serie D. Ancora un pari senza reti per il Magenta a Lodi

    Calcio, serie D. Ancora un pari senza reti per il Magenta a Lodi

    Un punto buono per muovere la classifica e portarsi a quota 13 un punto sopra il blasonato Chievo Verona.

    Per le Aquile magentine la trasferta per certi versi storica contro una squadra di rango come il Fanfulla caduta nelle zone basse della D, in quel della ‘Dossenina’ di Lodi, si conclude ancora con uno zero a zero.

    Un pareggio a reti inviolate che fa seguito a quello casalingo con il Sondrio.
    E ci si mette che anche la vittoria contro la Castellanzese è arrivata solo su calcio di rigore, appare evidente che nonostante gli ultimi rinforzi il Magenta davanti ha più di un problema.

    Del resto, i gialloblù hanno siglato solo 8 gol in 12 partite davvero troppo poco.

    Il pari di oggi va in ogni caso in archivio come un risultato accettabile perchè tiene i ragazzi di Mister Lorenzi in sest’ultima posizione ad un solo punto dal Crema 1908 e dal Ciliverghe Calcio, a 2 dal Vigasio e a 3 punti da Sangiuliano City e Folgore Caratese che sono a 16.

    In altre parole, mancherebbe davvero poco per essere ancorati saldamente al gruppone della tranquillità. Questo deve essere l’obiettivo per il prossimo futuro per i canarini. Le differenze non sono così grosse.
    Si tratta solo di buttare la palla in rete qualche volta di più. Se la difesa ora pare ben collaudata, adesso serve fare altrettanto davanti. Soprattutto in vista degli scontri diretti dove i punti saranno ancora più pesanti.

    Prossimo appuntamento al ‘Plodari’ domenica 10 Novembre alle 14,30 contro i bresciani della Pro Palazzolo che veleggiano a 21 punti nelle zone alte della classifica.

    Serve continuare a tifare e far sentire il clima caldo e passionale che i gialloblù magentini del Gruppo Storico stanno portando in ogni stadio e in ogni città a seguito del Magenta. Una piacevole sorpresa di questa stagione.

  • Basket A2, domenica alle 18 derby lombardo da palati fini: Vigevano vs Urania Milano

    Basket A2, domenica alle 18 derby lombardo da palati fini: Vigevano vs Urania Milano

    Ottava giornata di campionato domenica 3 novembre al palaELAchem, dove la ELAchem Vigevano affronta la Wegreenit Urania Milano alle ore 18 (arbitri Stefano De Biase di Treviso, Daniele Yang Yao di Vigasio e Alberto Perocco di Ponzano Veneto.

    La formazione diretta da Lorenzo Pansa si appresta ad affrontare l’ostica avversaria con il dubbio di Myles Mack, le cui condizioni sono in miglioramento, ma il cui utilizzo verrà deciso dallo staff tecnico solamente nei minuti precedenti la gara. A presentare la sfida è Alessandro Susino, assistente allenatore gialloblu.

    “L’Urania è una delle squadre partite meglio in campionato ed è molto ben organizzata – spiega -. Ci aspettiamo una partita difficile, stiamo lavorando molto duro in settimana, dovremo sicuramente prestare attenzione ad Alessandro Gentile che non solo è giocatore di talento infinito, ma pure in grado di mettere in ritmo i compagni. Essere solidi in difesa a livello di squadra per concedere meno possibilità al tiro possibile sia ad Amato che a Potts e Cesana, giocatori più che affermati in questa serie ma anche agli altri. Sarà importante mantenere la calma, rimanere focalizzati per 40′ sul nostro piano di gioco, la stanchezza e pressione possono essere un fattore, stiamo valutando la possibilità se sia il caso di schierare o meno Mack. Aspettiamo tanti tifosi in tribuna, il loro supporto può fare la differenza”.

    All’indirizzo https://www.vivaticket.com/it/ticket/elachem-vigevano-weegrenit-urania-milano/252266 prosegue la prevendita online fino all’inizio del match del biglietto per assicurarsi un posto in tribuna, ricordiamo che a partire da questa partita entreranno in vigore le convenzioni con le scuole secondarie che hanno fatto richiesta alla società (https://www.vigevano1955.com/notizie/c/0/i/83659359/articolo-1605). La biglietteria del palazzetto dello sport aprirà nel giorno della partita alle ore 16.45.

  • Calcio, serie D. Il Magenta alla prova del Fanfulla

    Calcio, serie D. Il Magenta alla prova del Fanfulla

    Dopo le due gare interne che hanno fruttato 4 punti al Magenta, domenica 3 Novembre, alle 14,30, i ragazzi di Mister Lorenzi scendono in campo alla ‘Dossenina’ di Lodi, casa del Fanfulla, squadra di categoria ma che ha iniziato male la stagione.

    I Lodigiani, infatti, si trovano penultimi in classifica con 8 punti, quattro in meno delle Aquile magentine che si trovano a quota 12, ancorate al 15 esimo posto in zona Play Out.

    Sicuramente se fosse arrivata una vittoria contro il Sondrio il Magenta avrebbe potuto prendere una bella boccata d’ossigeno, ma nell’ultimo scontro casalingo l’attacco dei gialloblù è tornato ad essere piuttosto asfittico e ha dimostrato ancora le magagne del passato.

    Ora, c’è questa temibile trasferta, soprattutto per il blasone che porta con sè il Fanfulla, squadra che in passato è stata fucina di molti calciatori che sono arrivati anche nelle serie maggiori.

    Il Magenta dovrà tentare il colpaccio così da mettere altro fieno in cascina. La squadra del resto è stata rinforzata in ogni reparto e con gli ultimi innesti è arrivato anche parecchio entusiasmo.

    Molti magentini saranno al seguito delle Aquile. Sfruttando il bel tempo e il ponte di Ognissanti gli afecionados dei gialloblù, si stanno organizzando attorno al Gruppo Storico per portare un po’ di Plodari anche alla ‘Dossenina’.

    Forza Magenta, forza Aquile volate alto!

    Ps un grande Forza Magenta anche per i nostri Juniores impegnati domani pomeriggio alle 14,30 contro l’??? ???????? ??????

    F.V.

  • Sessanta candeline per il Cigno di Utrecht

    Sessanta candeline per il Cigno di Utrecht

    A distanza di anni, noi, cresciuti con la radiolina attaccata alle orecchie e la certezza che allo stadio si andasse solo la domenica pomeriggio, abbiamo l’esigenza di credere che la sua maledetta caviglia non fu messa fuori uso dai modi poco ortodossi dei difensori brutali dell’epoca o da chirurghi chiamati a metterci una pezza non proprio all’altezza. Farebbe più male. Meglio pensare, infatti, che Madre Natura con quei centonovanta centimetri di meraviglia vitruviana avesse voluto ricordare agli uomini che la perfezione in Terra non esiste. Nemmeno ad essere Marco Van Basten. Superman, sì, ma anche nella kryptonite sotto forma di cartilagine. Così, la parabola agonistica dell’attaccante definito da Maradona come il migliore di sempre si è eclissata anzitempo, più o meno intorno ai ventisette anni.

    Molto prima del giorno dei saluti – Marco, di fatto, aveva già smesso da tempo – quelli della giacca di renna su camicia rosa confetto e delle lacrime mai così appropriate di San Siro in una fottuta sera d’estate. Tuttavia, finché c’è stato, fortunatamente scegliendo l’Italia quale teatro, ha saputo elevare l’asticella del gioco su piani inesplorati. Viso da eterno adolescente, linee da ballerino classico, leggerezza anti-newtoniana a far da contesto e da contrasto alla formidabile macchina da gol che ha trascinato il Milan e l’Olanda in cima al mondo. Negli anni Novanta, tra le poche certezze di un mondo in procinto di stravolgere sé stesso, la più granitica in ambito calcistico fu proprio quella di vedere il suo nome sul tabellino. Al pari di una vittoria di Tomba, tra i pali stretti dello slalom, o di una schiacciata messa a terra da Bernardi. Marco, uomo chiamato sentenza.

    Ma se la storia del soccer è infarcita di goleador implacabili, la differenza strutturale tra lui e gli altri non fu il ‘quanto’ bensì il ‘come’. Dotato di una tecnica che anni più tardi avrebbero definito da PlayStation, e che al tempo gli valse l’appellativo di Cigno di Utrecht, la nostalgia che evoca Van Basten, con il calcio ridotto a brandelli e che fa del Ronaldo portoghese un campione, è legata alla capacità di prodursi in marcature mai banali, mai uguali a quelle già viste. Due piedi alla stregua di pennelli a dare del tu al pallone, ariete nell’uso della testa, fiuto e freddezza. Uno di quelli che, se proprio la disciplina non l’hanno inventata, hanno segnato, comunque, un prima e un dopo. Spartiacque che se l’Unesco avesse voglia di occuparsi di calcio lo includerebbe tra i patrimoni dell’umanità.

    Nonostante quella caviglia a limitarlo, anzi, forse anche per quella. Perché, sempre per i dottori, l’articolazione imperfetta non sarebbe stata buona nemmeno per fare l’impiegato d’ufficio, figuriamoci il calciatore. Chiamato a far di conto con i Vierchowod, i Ferri e i Bruno, detto a beneficio di coloro che hanno una vaga idea di cosa volesse dire affrontare a viso aperto quelle difese, su quei campi di patate e con arbitri di stampo anglosassone. Così, dici Van Basten e il ricordo corre svelto a quella notte iconica del Bernabeu, il tempio, quando il Milan, che si appresta a prendersi il mondo con la futuristica direzione del vate Sacchi in panchina, torna a fare visita al Real Madrid. Quello della filastrocca Buyo, Chendo, Gordillo, Camacho e della coppia-gol Butragueno-Sanchez.

    Proprio il messicano porta in vantaggio i madrileni, rete festeggiata al solito con una capriola delle sue, e, vuoi la sfortuna e pure un arbitraggio che a definire campanilistico gli si fa un complimento, tutto faceva presagire ad una serata storta da dimenticare. Finché, con un pugno di lancette ancora sul cronometro e una beffarda sconfitta in procinto di realizzarsi, Virdis, nelle vesti inconsuete dell’ala, dalla tre quarti di destra scodella un pallone morbido, troppo morbido, verso l’area di rigore. Uno di quei cross prevedibili che usualmente fanno la gioia dei difensori più che quella degli attaccanti. Van Basten escluso.

    Marco, quando vede partire la palla dopo averla chiamata alzando il braccio, è in posizione troppo avanzata per gestire un traversone indirizzato all’altezza del limite dei sedici metri. Lento, per di più, che significa non poterne sfruttare l’energia cinetica ai minimi sindacali. Marco, allora, davanti alla linea della sfera si produce in un volo d’angelo – come lo definì Pizzul in telecronaca – mezzo a ritroso e con una frustata di testa impone alla palla una direttrice che punta dritta verso il sette. Una prodezza che nemmeno Euclide con i suoi teoremi saprebbe catalogare. Palla che, ad aggiungere epica ulteriore, si infrange sulla traversa per poi impattare sulla schiena dell’incolpevole Buyo, prima di varcare la linea di rete. É la marcatura che cambia il corso degli eventi, perché ciò che verrà da lì a breve è storia. La genesi del mito.

    Se abbiano la necessità di ricordare ai più giovani chi è stato Marco Van Basten è perché, proprio oggi, l’olandese taglia il traguardo dei suoi primi sessant’anni, cifra tonda. Per chi fa dello sport una delle ragioni di vita, il Cigno – come tutti i campioni, del resto – a suon di domeniche è finito per diventare uno di famiglia, un pezzetto della nostra crescita. Qualcuno in grado di dare una collocazione temporale ai nostri ricordi. Un privilegio esserci stati. Più che un’iperbole, la definizione stessa di sport quale insostituibile tassello delle nostre giornate. Con il calcio che, quando si impegna, riesce ad essere una disciplina meravigliosa.

    Tanti auguri, Marco.

  • Rugby Parabiago: belle le prestazioni delle juniores nel weekend

    Rugby Parabiago: belle le prestazioni delle juniores nel weekend

    Belle le prestazioni delle nostre giovanili nel weekend appena trascorso.
    Sono scese in campo sabato e domenica le formazioni giovanili maschili e femminili Under 18, Under 16 e Under 14 femminile.
    Solo l’Under 14 maschile ha osservato un turno di riposo, per ritrovarsi piena di carica alla prossima sfida in campo!

    Il test match dell’Under 18 ha visto prevalere i nostri ragazzi che con tanta attitudine e determinazione hanno avuto la meglio sul Rugby Varese per 51-7. Una bella occasione, in una domenica di pausa dai campionati, per prendere confidenza con il gioco. Sul campo della città lariana e vestendo la maglia viola degli amici del Como, tanti dei quali militano nella squadra rossoblù, i ragazzi scesi in campo hanno dato modo allo staff di verificare i progressi e la crescita del gruppo.

    “È stato un buon test amichevole. – racconta l’Head Coach Stefano Pella. La richiesta tecnica era quella di trovare fluidità e continuità del gioco senza passare il più possibile da punti d’incontro e nel primo tempo la cosa è stata rispettata. Nel secondo tempo, anche a causa dell’ingresso in campo di alcuni giocatori con meno allenamenti nelle gambe, il focus si è un po’ perso. Ancora da registrare l’attitudine difensiva. In generale comunque una buona partita che ha permesso a chi aveva avuto ancora poco spazio di mettere minuti nelle gambe.”

    Soddisfatto lo staff tecnico Under 16, che sabato ha guidato le due squadre in una doppia vittoria, valsa al Parabiago Rossa il primo posto nel suo girone di barrage e al Parabiago blu il terzo.

    “Molto bene i ragazzi in questo ultimo turno di barrage – ci racconta l’Head Coach Riccardo Rizzo. Si sono visti in campo miglioramenti per entrambe le squadre. Gioco fluido, rispettando i principi e rispettando l’avversario per la rossa. Per quanto riguarda la blu, ottima la prestazione con Gattico soprattutto da un punto di vista attitudinale: i ragazzi hanno combattuto per tutta la partita mettendo in luce i miglioramenti che stanno facendo negli allenamenti.

    Partita molto fisica, combattuta, sotto una pioggia battente: ottimi spunti sui quali continuare a lavorare. Sono molto contento perché tutti stanno lavorando con impegno e dedizione in allenamento e vederlo in campo il sabato è motivo di soddisfazione per i ragazzi e per lo staff. Il nostro in bocca al lupo va oggi a Lorenzo, che si è infortunato nel riscaldamento pre-partita e che speriamo di ritrovare presto in campo.”

    Bravissime le ragazze juniores in campo domenica a Verona e Parabiago.

    Le Under 14 si sono ottimamente comportate nel torneo di Sona, dove hanno messo in campo ottime cose. Al Venegoni – Marazzini, in una bella partita ottimamente condotta, le Under 18 del Parabiago/Leonesse hanno avuto la meglio su Cus Milano con il risultato finale di 24-5. Le Under 16, abbinate ad Orio, hanno giocato più partite mostrando grandi progressi. I tre match giocati le hanno viste vincere con Rovato (17-), perdere di misura con Cus Milano (5-7) e vincere con Emilia (12-10).

    “Ottima la prestazione delle ragazze Under 18 – dichiara l’Head Coach Riccardo Rizzo. Come i loro compagni delle maschili stanno mettendo in pratica ciò che allenano durante la settimana. Miglioramenti evidenti rispetto allo scorso anno, sia a livello di singole sia nel collettivo. Benissimo anche le Under 16, che hanno rispettato le consegne ottenendo ottimi risultati.

    Prima uscita anche per le Under 14 che hanno dato spunti molto interessanti. C’è molto da lavorare per quanto riguarda il settore juniores femminile ma aver mandato in campo nel weekend così tante ragazze è un bellissimo risultato. Ringrazio tutto lo staff di allenatori e accompagnatori che svolge quotidianamente un lavoro splendido, sia nel settore maschile sia in quello femminile e che nei fine settimana è sempre disponibile a seguire le squadre in campo.”

  • “Che si fottano i Lloyd’s di Londra!”. Buon compleanno, Mano de Dios

    “Che si fottano i Lloyd’s di Londra!”. Buon compleanno, Mano de Dios

    “Che si fottano i Lloyd’s di Londra!”, disse Dieguito prima di gettarsi nel pantano di Acerra. Primavera 1985. Maradona è già all’apice della carriera, tanto che dodici mesi più tardi andrà a prendersi un Mondiale praticamente da solo. Quello della Mano de Dios, dello schiaffo post-Malvinas agli inglesi – perché lo sport è anche politica – e della serpentina più iconica della storia del soccer. Il Napoli di Ferlaino, che qualche anno dopo vincerà il suo primo storico scudetto nonostante il Milan degli olandesi, sta rischiando grosso. Lo spettro della serie B incombe e il Presidente non è tanto dell’idea che i suoi giocatori possano rischiare di farsi male proprio adesso, magari prestandosi ad una partita di beneficenza.

    Il problema lo solleva Punzone, calciatore anch’esso, perché il figlio di un tifoso del Napoli ha bisogno di un intervento chirurgico urgente, costoso e insostenibile per le umili tasche del padre. Ferlaino, appunto, sbraita ma l’idea della partita per la raccolta dei fondi giunge a tiro di Diego. A Buenos Aires, nemmeno troppi anni prima, Maradona era uno dei tanti bambini inchiodati da una società ingiusta alla lotta per la sopravvivenza quotidiana, con la difficoltà nel mettere insieme pranzo e cena quale evenienza che gli resterà appiccicata per la vita. I bambini sono bambini, a Napoli come a Buenos Aires, e in un amen, e senza voler sentire ragioni, è al centro di un campetto di periferia che si allaccia gli scarpini mentre Giove Pluvio si diverte dall’alto.

    Mano al portafoglio, per pagare da sé la clausola assicurativa, la sua presenza fa di quella surreale partita, con il più grande giocatore di ogni epoca a sputare l’anima su un impraticabile campo di patate intriso d’acqua e fango, un pezzo di storia calcistica, oltre che di umanità. Sono diecimila le anime assiepate sulla sgangherata tribuna
    che potrebbe ospitarne sì e no la metà e venti i milioni di lire raccolti che salveranno il bambino. Maradona, che per la narrazione occidentale a reti unificate fu un poco di buono, un drogato, un cattivo esempio – perché mai disposto a prestarsi alle dinamiche losche di palazzo e, ancor peggio per i suoi detrattori, perché sempre schierato dalla parte degli ultimi – fu, al contrario, depositario di una abbacinante umanità. In una società che criminalizza quelli che della barricata scelgono il lato scomodo dei popoli e non quello agiato dei potenti, Maradona, uomo che ha commesso i suoi errori come tutti noi, fu così ispirazione e speranza. E non solo per quel meraviglioso pomeriggio ad Acerra.

    Superfluo soffermarsi più di tanto sul campione. Viene da sorridere al pensiero che giocatori odierni, di un calcio che ha smesso di essere lo sport di allora, gli possano essere paragonati. Difensori arcigni che dirlo è un eufemismo, perché dediti più alla cura delle caviglie avversarie che della palla, arbitri che tollerano l’attitudine brutale nei contrasti, playground impraticabili per genesi e per la gioia dei fisioterapisti. Eppure, Diego fu imprendibile nell’epoca più complicata possibile per chi sulla maglia ha impresso il numero dieci e si nutre di estro. Nonostante una condotta extracalcistica, diciamo, tribolata.

    Molto più affascinante, quindi, è il ricordo dell’uomo Maradona. Voce e volto di ogni popolo in lotta, granello di sabbia nei meccanismi di potere, esempio concreto di speranza e riscatto sociale. I suoi amici fraterni, non a caso, furono Fidel Castro, Evo Morales, Hugo Chávez. Sinonimi in carne ed ossa di antimperialismo militante, quindi anch’essi invisi all’establishment mondiale, e con loro si è adoperato senza riserve per la causa dell’amata America Latina. Contro l’embargo criminale a Cuba, per esempio, o denunciando le intromissioni sanguinare nel continente latino che rimbalza da un golpe all’altro. Ancora, denunciando la pirateria dei Bush e degli Obama insieme alle loro bombe umanitarie. Quando avrebbe potuto fare scelte di vita più conservative, come un Messi qualunque, spaparanzato sul divano preoccupandosi di non inimicarsi nessuno. Invece no. Lo stesso spirito per cui sia rimasto fedele a Napoli, benché ricevesse la corte serrata dai club più ricchi e vincenti del pianeta. Ma vuoi mettere poter ricambiare l’amore di una città abituata al pane duro che vede in te una fonte di rivalsa?

    Per questo motivo, di lui, non ha senso celebrare gli almanacchi, i successi e le statistiche di una carriera comunque eccezionale. Maradona, piuttosto, ha incarnato il gioco del calcio nella sua forma ancestrale, quella più pura, senza che fosse relegato ad essere appendice dorata e a sé stante della propria esistenza. Calcio, pertanto, come strumento al servizio degli ultimi del pianeta e non macchina da petrodollari, formidabile cassa di risonanza in grado di veicolare un messaggio il più possibile internazionalista, contro ogni forma di ingiustizia sociale. Diego, investito da Madre Natura di una forma purissima di talento, ha sempre usato la popolarità costruita dando del tu al pallone per arrivare fino agli angoli più nascosti e dimenticati. Il barrio del mondo, la sua casa.

    Proprio lì, nei quartieri dove pensare al domani è da eroi e giustizia soltanto una parola sul dizionario, Maradona non è mai morto. Vive sui muri che lo ritraggono, per le strade affollate, sui campi da calcio più sperduti, nell’immaginario collettivo. Soprattutto, vive nei bambini che, al pari di lui, provano a darsi un futuro diverso da quello che gli è stato scritto. Magari inseguendo un pallone.

    Tanti auguri Diego, ovunque tu sia.

    “La mano de Dios, di Rodrigo Bueno”

    En una villa nació, fue deseo de Dios
    Crecer y sobrevivir a la humilde expresión
    Enfrentar la adversidad
    Con afán de ganarse a cada paso la vida
    En un potrero forjó una zurda inmortal
    Con experiencia, sedienta ambición de llegar
    De cebollita soñaba jugar un mundial
    Y consagrarse en primera
    Tal vez jugando pudiera
    A su familia ayudar
    Grande, Diego
    Para el más grande del mundo, ahí
    En una villa nació, fue deseo de Dios
    Crecer y sobrevivir a la humilde expresión
    Enfrentar la adversidad
    Con afán de ganarse a cada paso la vida
    En un potrero forjó una zurda inmortal
    Con experiencia, sedienta ambición de llegar
    De cebollita soñaba jugar un mundial
    Y consagrarse en primera
    Tal vez jugando pudiera
    A su familia ayudar
    A poco que debutó (Marado, Marado)
    La 12 fue quien coreó (Marado, Marado)
    Su sueño tenía una estrella
    Llena de gol y gambetas
    Y todo el pueblo cantó (Marado, Marado)
    Nació la mano de Dios (Marado, Marado)
    Llevó alegría en el pueblo
    Regó de gloria este suelo
    Es para el número uno del mundo
    Carga una cruz en los hombros por ser el mejor
    Por no venderse jamás al poder enfrentó
    Curiosa debilidad
    Si Jesús tropezó, ¿por qué el no habría de hacerlo?
    La fama le presentó una blanca mujer
    De misterioso sabor y prohibido placer
    Que lo hizo adicto al deseo
    De usarla otra vez involucrando su vida
    Y es un partido que un día
    El Diego está por ganar
    A poco que debutó (Marado, Marado)
    La 12 fue quien coreó (Marado, Marado)
    Su sueño tenía una estrella
    Llena de gol y gambetas
    Y todo el pueblo cantó (Marado, Marado)
    Nació la mano de Dios (Marado, Marado)
    Llevó alegría en el pueblo
    Llenó de gloria este suelo
    Olé, olé, olé
    Diego, Diego
    Olé, olé, olé
    Diego, Diego
    Olé, olé, olé
    Diego, Diego
    Olé, olé, olé
    Diego, Diego
    Y todo el pueblo cantó (Marado, Marado)
    La 12 fue quien coreó (Marado, Marado)
    Su sueño tenía una estrella
    Llena de gol y gambetas
    Y todo el pueblo cantó (Marado, Marado)
    Nació la mano de Dios (Marado, Marado)
    Llevó alegría en el pueblo
    Regó de gloria este suelo
    Regó de gloria este suelo
    Regó de gloria
    Te quiero, Diego

    https://www.youtube.com/watch?v=QVB1V2kVclY

  • Rugby Parabiago. Cedono per un solo punto i Galletti a Padova, bella la vittoria della Cadetta con Centurioni

    Rugby Parabiago. Cedono per un solo punto i Galletti a Padova, bella la vittoria della Cadetta con Centurioni

    I Galletti tornano dalla prima trasferta stagionale di Padova sconfitti per un solo punto, 15-14 il risultato a fine match. Una partita che è sempre stata raggiungibile, ma mai dominata veramente dai rossoblù. Troppa indisciplina, ma soprattutto la difficoltà a leggere con pazienza le situazioni di gioco che si presentavano per trovare efficaci contromisure: questa una delle chiavi di lettura degli 80 minuti di Padova che consegnano una sconfitta che brucia. La doppia inferiorità numerica del primo tempo non ha concesso ai padroni di casa di prendere il largo e tuttavia nella seconda frazione di gioco non si è vista la determinazione necessaria per ribaltare l’incontro.
    “Oggi è stata sicuramente una tappa importante nel nostro percorso di crescita – dichiara l’Head Coach Daniele Porrino. Non abbiamo affrontato la partita con il giusto piglio; noi allenatori sicuramente abbiamo delle colpe non essendo riusciti ad aiutare i ragazzi a focalizzarsi sul gioco che avrebbero dovuto fare. Molta confusione in campo. L’assenza di qualche leader ha sicuramente influenzato ma si poteva tranquillamente riuscire ad inquadrare meglio la partita, con un po’ più di attenzione e di ordine. Adesso abbiamo un match molto importante in casa con Verona, che è probabilmente la squadra più strutturata del campionato e abbiamo un’opportunità immediata per riuscire a rifarci subito. Indipendentemente dal risultato speriamo di riuscire a fare una bella partita e riprendere la confidenza che oggi abbiamo perso.”

    Bella la vittoria della Cadetta dopo una partita combattuta con Centurioni, avversario sempre coriaceo e mai domo. Dopo un primo tempo caratterizzato da una supremazia dei rossoblù che ha portato i nostri sul parziale di 27-7, un secondo tempo più equilibrato ha visto la squadra di Lumezzane lottare fino al fischio finale. Il 37-21 finale premia la buonissima attitudine dei nostri, sia in attacco sia in difesa, con soddisfazione da parte dello staff tecnico.
    “Vittoria sicuramente importante perché ci permette di essere ancora in corsa per passare il girone – ci racconta l’Head Coach Juan Pablo Sanchez. Per noi la cosa più importante è la reazione che ha avuto la squadra dopo la sconfitta nella prima partita. I ragazzi stanno lavorando davvero molto bene e oggi sono arrivati sia la prestazione sia il risultato. Oggi abbiamo avuto la fortuna di far giocare tanti ragazzi giovani della nostra U18 anno 2006 che insieme ai ragazzi della cadetta hanno fatto una bellissima partita, soprattutto dal punto di vista del carattere e la voglia d’imporsi. Adesso abbiamo 2 settimane davanti a noi per preparare la prossima partita. Stiamo lavorando per far trovare i giocatori più giovani pronti x le squadre seniores e questo lavoro sta andando molto bene. Oggi in campo abbiamo avuto una età media molto bassa – 21/22 anni. Questi ragazzi sono il futuro del Club.”

    IL TABELLINO

    Padova, Centro Geremia
    Domenica 27 ottobre 2024
    3’ giornata Serie A girone 1

    Petrarca v Parabiago 15-14 (primo tempo 7-7)

    Marcatori: pt: 28’ m. Bovo tr. Bemvenuti (7-0); 40’ m. Paz tr. Silva Soria (7-7); st: 43’ m. Bovo (12-7); 48’ cp Benvenuti (15-7); 80’ m. Bettini tr. Silva Soria (15-14)

    Petrarca: Della Silvestra; Raccanello, Ioannucci, Trezeguet, Pizzuto; Benvenuti, Jimenez; Scappato (78’ st Bertuzzi), Lucas, Tognon (73’ st Giaccarello); Telandro, Bonfiglio; Monti (54’ st Pidone), Bovo (54’ st Baldo), Fioriti. A disp.: Pavanello, Sala, Bisaglia, Nardo.
    All.: Maistri/ Faggin

    Parabiago: Grassi (54’ st Joubert); Cortellazzi, Paz, Hala (41’st Schlecht), Mamo; Silva Soria, Coffaro (54’ st Zanotti); Galvani (50’ st Antonini), Mugnaini, Nadali (79’ st Ferrazzi); Cronje, Bertoni; Castellano (64’ st Catalano), Trombetta (41’ st Trejo), Bettini. A disp.: Moioli.
    All.: Porrino

    Arbitro: Alex Frasson (Treviso)
    Assistenti: Ballerini (Verona), Carniello (Padova)

    Note: cartellino giallo 21’ pt Bettini (Parabiago); giallo 73’ st Ioannucci (Petrarca)
    Punti in classifica: Petrarca 4, Parabiago 1

  • Qwan Ki Do Abbiategrasso, grandi risultati ai campionati europei

    Qwan Ki Do Abbiategrasso, grandi risultati ai campionati europei

    Gli allievi di Abbiategrasso brillano ancora una volta: importanti risultati arrivano dai Campionati Europei di Qwan Ki Do, una disciplina per tutte le età

    Un successo ulteriore per gli allievi della palestra Quang Trung di Abbiategrasso, guidati dal Maestro Claudio Grossi (6º Dang), al 13º Campionato Europeo per Club di Qwan Ki Do, svoltosi recentemente a Francoforte. Gli atleti locali si sono distinti con una serie di medaglie, confermando l’elevato livello tecnico raggiunto e l’impegno costante di tutto il gruppo.

    Risultati ottenuti:

    • ? Primo posto per Davide Zullo nella tecnica a squadre;
    • ? Primo posto per Daniele Parmeggiani nella tecnica Co Vo Dao senior, armi di legno, al suo ritorno in gara dopo dieci anni di assenza;
    • ? Secondo posto per Stefano Beretta nella tecnica Co Vo Dao, armi di legno;
    • ? Primo posto per i gemelli Gabriele e Alessandro Mangiapanello nella categoria Juniores combattimento;
    • ? Secondo posto per Stefano Beretta nel combattimento Co Vo Dao.

    Per celebrare questi successi, mercoledì scorso alcuni rappresentanti istituzionali hanno fatto visita agli atleti in palestra. Tra i presenti, la Consigliera Regionale Silvia Scurati in rappresentanza di Regione Lombardia, il Sindaco di Abbiategrasso Cesare Nai, il Presidente del Consiglio Comunale Francesco Bottene, il Presidente della Consulta Sportiva Claudio Vai, e i membri della Consulta Sportiva Leonardo Capraro e Marco Depaoli.

    La loro presenza è stata un riconoscimento importante per l’impegno degli atleti e per il valore che questa disciplina porta alla comunità. Il Qwan Ki Do, praticato nella palestra del Centro Anziani di via Leonardo Da Vinci 39/B, offre un percorso di crescita fisica e mentale aperto a tutte le età, come dimostrano le medaglie conquistate da giovani e senior nelle diverse categorie.