Categoria: Sport

  • Hockey Novara in A1, la festa

    Hockey Novara in A1, la festa

    “È stata una festa bellissima e una serata straordinaria per la nostra città. Neanche il più ottimista degli appassionati poteva prevedere un anno fa le incredibili soddisfazioni che avremmo vissuto in questa stagione sportiva. Abbiamo realizzato un sogno che sembrava impossibile: l’Azzurra Hockey Novara è in Serie A1!

    Avevo il grande sogno di portare il Mondiale di hockey a Novara dopo 40 anni e, ora, non solo abbiamo il mondiale, ma anche una squadra in Serie A1 nell’anno del Centenario della storia hockeystica novarese. È un risultato che va oltre le più rosee aspettative. Consegnare la coppa a questa squadra in un palazzetto di nuovo affollato dagli appassionati è stata una grandissima emozione.

    Voglio esprimere i miei più sentiti complimenti a tutti coloro che hanno reso possibile questo traguardo, facendo la propria parte giorno per giorno. La squadra, la dirigenza e i tifosi hanno dato il massimo, dimostrando un impegno e una passione incredibili. Un grazie speciale va a quei tifosi che sono stati presenti e fedeli anche nelle categorie più basse, sostenendo la squadra in ogni momento.

    Questa è una piazza che è legata a doppio filo al mondo dell’Hockey ed il suo posto è la serie A1. Ora, finalmente, siamo tornati a casa.

    Questo successo è il frutto del lavoro di tutti e rappresenta un motivo di grande orgoglio per la nostra città. Avanti così, Forza Novara!” – questo il commento dell’Assessore allo Sport Ivan De Grandis a margine della premiazione della società al termine dell’ultima partita di campionato.

  • Atp Roma: provaci ancora, Sara!

    Atp Roma: provaci ancora, Sara!

    Per una che nella disciplina del doppio ha completato il Career Grand Slam, che significa aver vinto almeno una volta tutti i quattro Major, la finale degli Internazionali di Roma potrà anche non essere l’evento clou della carriera ma, da italiana e con ormai trentasette primavere sulle spalle, è comunque un bel traguardo. È lontano una decade il suo triennio d’oro, quello che va dal 2012 al 2014, e non dev’essere facile accettare la legge inesorabile del tempo, ma Sara Errani, per dirla come Vasco Rossi, è ancora qua che bagna di sudore una canottiera dopo l’altra e si sporca di mattone tritato dalla testa ai piedi con la voglia di una ragazzina. La sua storica compagna di doppio, la meravigliosa Roberta Vinci, è da qualche stagione che ha appeso la racchetta al chiodo, salvo poi imbracciare quella da padel, e per questa scorribanda romana Errani ha scelto di accompagnarsi a Jasmine Paolini, in questo momento la più forte tennista italiana nonché aspirante top ten delle classifiche mondiali.

    Una che, con Sara, ha molto di tennistico in comune e che se il talento non è quello della Vinci, del resto non sono molte a poterlo vantare, è giocatrice che contribuisce degnamente alla causa del tennis azzurro in gonnella che cerca faticosamente di non far rimpiangere troppo la golden age di Schiavone, Pennetta, Vinci e, appunto, Errani. Quartetto che, manco a dirlo, ha trionfato in tre edizioni di Fed Cup su quattro vinte in totale dall’Italia nella sua storia – la romagnola non era presente nel 2006 – portando il paese a più riprese in cima al mondo.

    Se n’è sentite dire dietro di tutti i colori, Sarita, nell’arco della carriera, perché, al solito, gli italiani sono sempre un popolo di commissari tecnici anche quando ignorano la materia per la quale sentenziano. Il tennis, nello specifico. Poco appariscente, dicono. Ancora, dotata di un servizio non all’altezza del ruolo, poco propensa a concedersi allo spettacolo, depositaria di un tennis monocorde e noioso. Tutto terribilmente falso ma, si sa, sono gli inevitabili effetti collaterali della sopraggiunta popolarità di una disciplina. Errani, innanzitutto, vanta una mano educatissima e l’essere stata la numero uno al mondo tra le doppiste ne è la riprova. Non abbandonarsi ad orpelli e arzigogoli balistici, tutto a vantaggio di una concretezza talvolta esasperata, non certifica né l’impossibilità di saperlo fare e nemmeno una scarsa qualità tecnica; significa più banalmente fare sempre ciò che è più funzionale al proprio tennis. Nel caso di Sara, sopperire ad un deficit di pesantezza di palla e soluzioni vincenti con armi altrettanto lodevoli quali l’intelligenza tattica, la geometria, la testa granitica, i polmoni capienti e le gambe che mulinano alla velocità della luce senza conoscere la fatica. Argomenti nei quali Errani è docente universitario.

    Competenza anche nel gioco di volo, alla faccia dei detrattori, Sara ha sublimato un frangente del gioco, quello della risposta al servizio, facendo di una situazione teoricamente disagevole la propria cifra stilistica nonché punto di forza. Consapevole di soffrire la potenza devastante di avversarie alte una spanna più di lei soprattutto all’atto di andare a servire, il suo tallone d’Achille, ha messo a punto negli anni la capacità di fare dei turni di ribattuta la sua comfort zone, per il principio per il quale le campionesse, con umiltà e sacrificio, trasformano sempre le necessità in virtù. Quella di Errani, pertanto, per anni è stata la migliore risposta del seeding. Non a caso può vantare di aver vinto più della metà dei giochi di risposta in un’epoca caratterizzata da donne capaci di scagliare palline con velocità non così dissimili da quelle raggiunte dai colleghi uomini.

    Nata in provincia di Ravenna e passata giovanissima per l’accademia del compianto guru Nick Bollettieri, Sara, che è professionista dal 2002, può vantare più di un record azzurro. Quello forse più significativo, perché paradigma di longevità, è il numero dei match vinti nel corso della carriera da una tennista italiana. Più di seicento, più di Francesca Schiavone che prima di lei deteneva il primato. Detto dei successi in doppio, anche in singolare Errani ha fatto sul serio e non poco. Nove tornei del circuito maggiore messi in bacheca, un best ranking fissato al numero cinque, novantaquattro settimane consecutive di permanenza in top ten e la finale al Roland Garros, fanno di lei un monumento della nostra storia tennistica. Sempre a proposito di giocatrici epocali, la divina Martina Navratilova ha detto un giorno, riassumendo in una frase l’essenza dell’italiana, che la forza di Errani è quella di sapere elaborare dentro di sé la complessità del gioco. Che tradotto significa la capacità di aver previsto l’andamento di un match, scendendo in campo già attrezzata delle necessarie contromosse. Testa bassa e pedalare, ma solo all’apparenza. Perché una partita di Errani è pedagogia tennistica ai massimi livelli e, purtroppo, sono sempre in troppi gli aficionados a non avere la sensibilità e la competenza per dargliene atto.

    Non è dato sapersi fino a quando Sarita avrà voglia di competere, ora che i suoi obiettivi sono giocoforza ridimensionati, ma la finale di questo pomeriggio, peraltro davanti al pubblico amico, è l’ennesimo regalo che fa al nostro tennis, oltre che a sé stessa. L’esito della partita, ovviamente, non potrà spostare di un millimetro il giudizio su una grande campionessa ma, non lo si nega, l’eventuale vittoria ci farebbe davvero felici. Vamos, Sarita, prendiamoci Roma.

  • A Pontenuovo di Magenta si gioca a sitting volley, lo sport visto come inclusione

    A Pontenuovo di Magenta si gioca a sitting volley, lo sport visto come inclusione

    Giochiamo insieme a Sitting Voley. E’ l’evento che si terrà sabato 18 maggio alle 15 nella frazione di Pontenuovo a Magenta presso la palestra di piazza San Paolo VI. Evento organizzato dalla Comunità Pastorale di Magenta con il patrocinio del Comune.

    Madrina dell’evento sarà Stefania Sansonna, giocatrice nazionale italiana di Volley. Tutto all’insegna dello sport visto come inclusione.

  • Tutti in campo con il Minibasket, sabato 18 a Magenta e domenica 19 maggio a Vittuone

    Tutti in campo con il Minibasket, sabato 18 a Magenta e domenica 19 maggio a Vittuone

    Il prossimo sarà un fine settimana dedicato allo sport, in particolare alla palla a spicchi per i più piccoli: sabato 18 maggio a Magenta dalle 9.30 alle 12.30 nella palestra di via Cardani e domenica 19 maggio a Vittuone sempre dalle 9.30 alle 12.30 nella palestra di via Pertini. La proposta è rivolta alle famiglie con bambini e bambine nati tra il 2012 e il 2019, che hanno quindi tra i 5 e i 12 anni.

    Le società Baskettiamo Vittuone & ASD Pallacanestro Magenta sono infatti impegnate in una campagna di promozione di uno sport che negli anni ha visto anche nel nostro territorio l’espressione di campioni sia tra i giocatori che tra gli allenatori. L’Open day, strutturato in due mattinate, permetterà di provare, incontrare e giocare. Perché allora non iniziare a conoscerlo fin da piccoli?
    “Sarà l’occasione di far conoscere il basket come attività che ha il suo valore di pratica sportiva, di relazione – spiega Simone Bagatti, responsabile tecnico di entrambe le società, – e l’open day può essere un punto di partenza per iniziare un’attività che in molti poi portano avanti crescendo, per diversi anni, proprio come esperienza personale e di condivisione”.

    Uno sport per tutti, quindi, maschi e femmine, un percorso formativo e di aggregazione, fatto di regole e impegni, senza dimenticare il divertimento e il piacere di giocare e stare insieme. “Per i ragazzi di oggi è importante praticare uno sport e l’opportunità di provare a giocare a basket o a minibasket il prossimo fine settimana è un modo per prendere in considerazione questa attività”, conclude Bagatti.
    In campo ci sarà anche Ferdinando Rubini, l’istruttore del minibasket di Vittuone e di Magenta, che punta con la passione e la competenza che lo contraddistingue a sviluppare nei bambini e nelle bambine la passione per questo sport.
    Per informazioni: 392 9809036 e info@baskettiamovittuone.it o info@pallacanestromagenta.it

  • Rugby Parabiago. Le partite del weekend rossoblù nei commenti degli allenatori

    Rugby Parabiago. Le partite del weekend rossoblù nei commenti degli allenatori

    Nel campionato di serie C, la partita con la prima della classe non arride ai colori rossoblù. I ragazzi della squadra cadetta non riescono a ribaltare il pronostico e perdono con Sondrio 7 a 45 che, grazie a questo risultato, vince il campionato e guadagna la promozione.

    “È stata una partita dura – dichiara l’Head Coach Andrea Musazzi. La diversa fisicità delle due squadre credo sia stata la vera differenza. Facciamo i nostri complimenti a Sondrio, che doveva vincere per ottenere la promozione in serie B e ha dato tutto per centrare l’obiettivo. La nota positiva è che, nonostante il pesante passivo alla fine del primo tempo, abbiamo continuato a giocare e abbiamo tenuto il possesso palla per gran parte del secondo tempo. Concluderemo questo campionato domenica a Pavia, cercando di rompere questa striscia negativa e chiudere al meglio la nostra stagione.”

    Un applauso va alle nostre ragazze Under 16 e 18 che a Orio al Serio hanno giocato una tappa del CRL a 15 in squadre miste. Le nostre ragazze hanno mostrato grandi progressi, frutto di impegno e costanza negli allenamenti, come sottolinea l’Head Coach Riccardo Rizzo.

    “Buona la partita delle ragazze di Parabiago nell’ultima tappa del campionato in squadra con le Leonesse e le ragazze di Orio– ci racconta. Hanno giocato con le pari età di Cus Milano, Caimani e Pantere. Partita molto equilibrata nel primo tempo; nel secondo sono entrate le nostre che hanno accelerato e fatto vedere i progressi che hanno fatto durante l’anno ed è stata un’ottima partita per chiudere la stagione. Il risultato finale di 33 a 12 è frutto di una prestazione davvero positiva. Adesso aspettiamo il weekend del 25-26 maggio quando ci sarà la finale del campionato Under 16 a Casale sul Sile. Molto evidente la crescita di tutte le ragazze: ne siamo davvero soddisfatti.”

    Ottima la prova dell’Under 18 rossoblù, che batte Viadana nella prima delle tre partite che attendono i nostri ragazzi nel girone di finale di Elite 2. L’ottimo risultato finale, 54 a 19, premia una prestazione molto soddisfacente, come dichiara l’Head Coach Demis Banfi.

    “Siamo entrati nell’ultima fase del campionato, con Calvisano, Monferrato e Viadana, costituito dalle prime due classificate dei gironi interregionali. Era importante partire subito forte in casa con Viadana e così è stato. I ragazzi hanno giocato bene. Ottima partita nel primo tempo, un po’ di calo nel secondo probabilmente dovuto anche al primo caldo ma i ragazzi hanno mantenuto alto il rendimento, sia in attacco sia in difesa. Una bella prestazione che fa ben sperare per le prossime partite. Quello che traspare di questa squadra, al di là del risultato, è la maturità che mostra in campo: i ragazzi giocano sempre molto concentrati e determinati e non si lasciano distrarre da nulla: davvero un’ottima attitudine.”

    Si chiude la stagione dell’Under 16. Nel ritorno dei quarti di finale della fase nazionale, non basta una bella prestazione di squadra per avere la meglio sulle Fiamme Oro, che chiudono il match sul 31-20 e accedono alla semifinale. Una partita molto equilibrata che ha visto i nostri ragazzi lottare su ogni pallone contro una squadra molto preparata da un punto di vista fisico e tecnico.

    “Siamo molto orgogliosi della prestazione del gruppo – sottolinea l’Head Coach Youssef Darbal. La partita è stata molto combattuta e si è giocata in totale equilibrio. I nostri complimenti vanno al gruppo delle Fiamme Oro che ci ha permesso di vivere e giocare due partite davvero belle e auguriamo loro un grande in bocca al lupo per la prossima partita. Voglio ringraziare il nostro gruppo di ragazzi per la fiducia e il bel rapporto che si è instaurato, è stato davvero bello vivere questa stagione con tutti loro.”

    Anche l’Under 14 si è ben comportata sul campo di casa, mettendo tanta testa e tanto cuore in una bella partita giocata con Bergamo.

    “Una prestazione davvero positiva quella dei ragazzi scesi in campo ieri – ci racconta l’Head Coach Marco Mainardi. Lo staff è soddisfatto perché partita dopo partita vediamo sempre più concretizzarsi il lavoro che svolgiamo in allenamento. Questo ci dà tantissimi stimoli per continuare a lavorare per aiutare a crescere questi ragazzi nel modo migliore, in campo e fuori.”

  • Versus Legnano: uno strepitoso Hased Ceraj nella lotta greco romana

    Versus Legnano: uno strepitoso Hased Ceraj nella lotta greco romana

    A poco più di un mese dal suo debutto vittorioso nelle MMA Hased Ceraj, sedicenne atleta della Versus di Legnano, ha ottenuto la sua prima medaglia anche nella lotta greco romana.

    Alla Coppa Valle Olona – Trofeo Enrico Porro, organizzata a Fagnano Olona e che ha visto la presenza di club provenienti da tutta Italia e con ospite d’onore una delegazione della forte nazionale kosovara, Ceraj ha infatti sfoderato una prestazione a dir poco strepitosa. Nella categoria – 82 KG Under 17 partito dagli ottavi di finale ha vinto 3 match consecutivi prima del limite per poi arrendersi solo in finale contro l’assai più esperto e titolato Virgilii Nilo della storica società Lotta Roma Prati.

    “Stiamo parlando – ci spiega il DT della Versus Guido Colombo – di un campione italiano e membro della nazionale, miglior atleta azzurro in campo maschile agli ultimi Europei di categoria. Uno che era già in nazionale quando Hased non sapeva neanche cosa fosse la lotta greco romana. Si perché, come ho già detto alla stampa quando ha debuttato nelle MMA il mese scorso, Hased è entrato nella nostra palestra solo il 20 novembre scorso e non aveva nessuna esperienza di arti marziali alle spalle.

    Sta migliorando in modo esponenziale, si vede la differenza di crescita tecnica da una settimana all’altra di allenamento. Certo dietro ai suoi risultati c’è il lavoro di tutto lo staff (nello specifico della greco romana del maestro Maurizio Casarola) e dei suoi compagni di allenamento ma sicuramente lui ha talento ed ha voglia di emergere. Ora abbiamo un calendario gare fitto d’impegni sia nella lotta sia nelle MMA da qui a fine giugno, le premesse per nuove vittorie ci sono tutte”.

    FOTO:
    Hased Ceraj (a sinistra) sul podio della Coppa Valle Olona

  • La corte orobica del ‘Gasp’, palingenesi di una favola calcistica

    La corte orobica del ‘Gasp’, palingenesi di una favola calcistica

    Agosto 2016, Bergamo. Una vita, nelle dinamiche calcistiche. L’Atalanta Bergamasca Calcio del Presidente Percassi è a un bivio. I petrodollari stanno inesorabilmente scavando un solco profondo tra chi li ha e chi invece no e, forse come non mai, per ritagliarsi un minimo di gloria serve compensare il deficit con fosforo, fantasia e lungimiranza. E pure rischio, senza il quale non si va mai da nessuna parte. Gente laboriosa, i bergamaschi, e non è il solito cliché. Se dev’esserci un condottiero, quindi, che sia uno che dai suoi giocatori sappia estrarre fino all’ultima goccia di sudore, oltre che da sé stesso. Del resto, il mondo del calcio comincia a riempirsi di compagini costruite con la disponibilità di montagne di euro ma in assenza di competenza e ancor meno propensione al sacrificio, con risultati spesso inversamente proporzionali agli esborsi estivi. Percassi, anche perché impossibilitato a farlo, nel tranello emorragico decide di non cascare e, così, sceglie di affidarsi a Gian Piero Gasperini, uno che a definire divisivo si sottovaluta la situazione ma di idee granitiche e disciplina militare. In soldoni, con Gasperini fischietto in bocca, c’è da sudarsi la pagnotta.

    L’ultimo campionato non è stato dei più entusiasmanti, chiuso al tredicesimo posto sotto la guida di Edy Reja, tutto senza infamia e senza lode. Troppo poco per l’idea di Atalanta che s’è fatto Percassi, imprenditore abituato ad arrampicarsi in alto. Gasperini, dal canto suo, è reduce dalla seconda esperienza a Genova, sempre sponda grifone. Nulla di trascendentale anche per lui, con una salvezza tranquilla senza particolare enfasi. Assai meno tranquille le precedenti parentesi di Milano, con annesse epidermiche incomprensioni in casa Inter, e poi di Palermo. Che a guardare com’è andata avanti la vita dei vari attori protagonisti viene da pensare che la colpa degli insuccessi non fosse esclusivamente la sua. Ma tant’è.

    Il Direttore sportivo è ancora Giovanni Sartori, oggi artefice del miracolo bolognese e in passato pure di quello clivense e del minuscolo quartiere di Verona, per il quale la presentazione è superflua considerato il suo curriculum debordante di riconoscimenti. A Bergamo ci è rimarrà per otto stagioni, contribuendo in maniera decisiva a generare plusvalenze per la cifra stratosferica di trecentocinquanta milioni di euro e, alla luce dei risultati conseguiti, non serve aggiungere altro. Uno poco appariscente, infatti non lo si vede mai, ma che studia il mondo del calcio in maniera certosina e del quale conosce ogni impercettibile sfaccettatura. Di professione, Sartori scova talenti in giro per il globo e difficilmente sbaglia un colpo.

    Per il triumvirato Percassi-Gasperini-Sartori, però, l’inizio di quel campionato è un vero inferno. I giocatori non capiscono il tecnico e il tecnico fatica a farsi capire dai suoi. Pochi punti e tanti gol nella porta sbagliata relegano ben presto la compagine orobica nei bassifondi del classifica, posizionata in basso a destra sul teleschermo. Cinque partite, una vittoria, quattro sconfitte. La partita col Crotone, ovviamente non era ancora dato sapersi, sarebbe diventata l’inizio di una meravigliosa storia di sport perché il più classico degli spartiacque. L’Atalanta è spalle al muro, a Cuba direbbero vittoria o morte. Petagna, centroboa di una squadra per l’occasione fatta finalmente da ragazzi con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue, dopo soli tre giri di lancette sigla il gol dell’uno a zero e il destino della Dea comincia a compiersi. Con quella, saranno otto vittorie in nove partite, il preludio al quarto posto finale che significa la conquista dell’Europa, un traguardo che mancava a Bergamo da un quarto di secolo

    Gasperini, a quel tempo, poté contare sulla stima incondizionata del Presidente che calcisticamente parlando lo ama in maniera viscerale, proprio per quel suo essere altisonante nell’interpretazione del soccer. Chiunque altro al suo posto gli avrebbe dato il benservito, a valle di due righe di comunicato ufficiale e una stretta di mano di commiato poco cordiale. Percassi, a cui va il merito saper coltivare dove altri pensino non possa crescere nulla, si disinteressa dei malumori della piazza e con ostinazione tira dritto fino alla svolta. È la genesi dell’Atalanta più forte di sempre. Migliore anche di quella che quasi sfiorò la Coppa delle Coppe, allora si chiamava così, e della banda di Mondonico (a proposito, ciao Maestro ovunque tu sia) trainata dal tridente Lentini-Inzaghi-Morfeo.

    Detto di Sartori, dirigente che sta alla scrivania come Cristiano Ronaldo sta al rettangolo verde, c’è, appunto, Gasperini a dirigere l’orchestra dalla panchina. Per troppi sedicenti addetti ai lavori, e per non dire degli aficionados, è solo un visionario nella peggiore accezione possibile, uno che fuori dalla provincia vale poco. Anzi, vale poco e basta. Dicono. Noncurante dei tromboni, con quel fare che se non è simpatico sornione lo è di sicuro, prende per mano ragazzi scelti con cura certosina e antesignanola intelligenza e fa sì che la risposta del campo progressivamente diventi esondante, una marea nerazzurra. Gli Ancelotti e i Guardiola saranno pure grandi tecnici, o almeno così sono considerati, tuttavia non serve ricordare che in campo ci vanno i giocatori a fare il macinato e a loro due spettano sempre i soggetti migliori. Nonostante ciò, quello del Gasp è il calcio in assoluto più moderno espresso dal nostro campionato che è omologato al ribasso senza più l’appeal da primi della classe come un ventennio fa. L’Atalanta, quindi, è uno spaccato di Europa nel Bel Paese ed il risultato è che per gli avversari doverla affrontare rappresenti un’esperienza inesplorata e (per loro) disagevole. Un calcio che significa intensità asfissiante, movimenti coordinati, coralità, talenti messi nelle condizioni di esprimersi che significa uomini giusti messi al posto giusto.

    Tutto ciò, affinché il valore complessivo di squadra possa essere infinitamente superiore alla somma algebrica del valore dei singoli, in quella che è un’interpretazione rugbistica del calcio. Ecosistema, quello della palla ovale, egemonizzato dalla parola ‘sostegno’, dunque il prodigarsi affinché il compagno possa avere più libertà di espressione possibile. Una sorta di uno per tutti e tutti per uno che Gasperini trasforma nell’epicentro della costruzione di una macchina da calcio concettualmente perfetta. Stagione dopo stagione, il team che erroneamente continua a essere definito una sorpresa, solidifica le proprie credenziali esibendo, oltre a un gioco identitario e riconoscibile tra mille, le stimmate dei grandi. Non sorprende, quindi, che già nel 2020 l’Atalanta sfiori il bersaglio grosso della semifinale di Champions League. Traguardo svanito ma solo sul filo di lana a valle della sconfitta contro il PSG e i suoi sceicchi, bravi e fortunati nel raddrizzare una partita che sembrava ormai in ghiaccio quando il cronometro già percorreva i minuti di recupero. E se in Italia la figura di Gasperini continua ad essere demonizzata, forse per via di quella cifra stilistica poco incline a divenire stereotipo ed alla mancanza del politically correct che piace al palazzo, in Europa è tutto un tributo. Il resto è storia recente, abbacinante anche senza più Sartori. E pure senza un sacco di giocatori formidabili; svezzati, cresciuti e valorizzati prima di essere venduti e sostituiti, senza che ciò potesse pregiudicare la qualità complessiva di squadra. Una storia, questa atalantina, che dice due cose, tante quante sono le finali che i ragazzi del Gasp si apprestano a disputare: coppa Italia ed Europa League. La prima contro la Juventus e la seconda contro quel Bayer Leverkusen che oltre ad aver vinto la Bundesliga non perde da una cinquantina di incontri. Uno: sebbene i miracoli non esistano, la possibilità di fare grandi risultati lontano dalle metropoli e con un occhio attento al bilancio è sempre possibile. Due: è facendo le cose per bene, dalla scrivania al campo, che si va a Liverpool per tuffarsi nella bolgia dantesca dell’Anfield vestito di rosso fuoco e vincere con tre gol di scarto, annichilendo tipi poco raccomandabili come Salah o van Dijk. Mica male per un allenatore che in patria nessuno o quasi prende mai sul serio. Al punto che parlare oggi di miracolo, riferendosi alle vicende atalantine, risulti grottesco. La dimostrazione tridimensionale che nulla è davvero precluso se dalla propria si hanno competenza e desiderio. Già, la volontà. Perché, parafrasando Mondonico che ne fece un cavallo di battaglia, non sempre a vincere è il più forte, spesso è colui che ha più voglia. La certezza Atalanta, perché oggi è di ciò che si parla, andrebbe quindi raccontata sui libri di studio per aspiranti tecnici di calcio tanto è elevata la sua carica pedagogica.

    Con due finali alle porte e la possibilità concreta di innalzare l’asticella fin dove sembrava impossibile a certe latitudini, quella dell’Atalanta è già da ora una parabola che dà lustro ad uno sport fatto di protagonisti non sempre all’altezza del ruolo e che riconcilia con il calcio pionieristico degli albori. Quello di Matteo Ruggeri, per esempio. Bergamasco doc e tifoso della Dea ben prima di diventarne un valoroso effettivo, che, nella serata forse più importante in un secolo abbondante di storia neroazzurra, con un gol alla Del Piero – quelli in cui la traiettoria della palla descrive una curva euclidea e inafferrabile – fa saltare in aria una città intera. Davanti agli occhi furbi del Gasp, il condottiero, che se la ride sotto ai baffi alla stregua di chi la sa sempre un po’ più lunga degli altri.

  • Magenta Calcio, il sogno verso la D continua. Superato l’ostacolo l’FC Milanese

    Magenta Calcio, il sogno verso la D continua. Superato l’ostacolo l’FC Milanese

    Il Magenta impatta contro l’FC Milanese e vola al secondo turno playoff. 1-1 il risultato finale, i gialloblù di Alessandro Lorenzi si fanno bastare il pareggio forti della miglior posizione in classifica. Vantaggio ospite con Vai nel primo tempo, in avvio di ripresa arriva il pareggio: punizione tagliata sul primo palo di Decio, Todesco stende Nossa e l’arbitro indica il dischetto, con Avinci che non perdona.

    Ora il Magenta sfiderà l’Ardor Lazzate che con una vera e propria impresa ha sconfitto fuori casa il più accreditato Pavia.

    IL TABELLINO DELLA GARA

    MAGENTA – FC MILANESE 1-1

    RETI: 21′ Vai (F), 5′ st rig. Avinci (M).

    MAGENTA (4-4-2): Taliento, Decio, Sala, Ortolani, Nossa, Perotta (31′ st Favilla), Grillo, Papasodaro, Avinci, Lo Monaco (38′ st De Bernardi), Gatti (33′ st Cominetti, 45′ st Garavaglia). A disp. Ruta, Pecchia, Tondi, Bettini, Basso. All. Lorenzi.

    FC MILANESE (4-3-1-2): Todesco, Allegretti (45′ st Zangrillo), Campanati (39′ st Uva), Geraci (39′ Principi), Peroni, Calloni, Leotta, Trovato (31′ st Ruscitto), Vai (29′ st Sorrenti), Favero, Checchi. A disp. Colnaghi, Sordillo, Baronchelli, Siniscalchi. All. Greco.

    ARBITRO: Pastori di Busto Arsizio.

    ESPULSO: 44′ st Sala (M).

    AMMONITI: Papasodaro (M), Trovato (F), Vai (F).

    Magenta-FC Milanese, gli highlights

    paolozerbi.com/magenta-fc-milanese-playoff-gli-highlights-video/

    RICORDATO IL GRANDE TIFOSO E CUORE GIALLOBLU GIGI LASI

    Prima dell’incontro valido per i playoff del campionato eccellenza, tanta commozione per ricordare Gigi Lasi recentemente scomparso.
    Il vicepresidente Marco Cerri e con il Luca Del Gobbo, hanno consegnato ai familiari di Lasi – grande tifoso delle Aquile a lungo anche nello staff del Magenta Calcio – che è venuto a mancare recentemente, una targa e un mazzo di fiori.

    Si ringrazia per la preziosa collaborazione Paolo Zerbi www.paolozerbi.com

  • Magenta. “La Pallavolo va a scuola”: la prima media della Scuola Madre Anna Terzaghi vincitrice provinciale

    Magenta. “La Pallavolo va a scuola”: la prima media della Scuola Madre Anna Terzaghi vincitrice provinciale

    Dopo aver vinto la fase distrettuale, stamani i ragazzi e le ragazze della Classe 1 A della Scuola Madre Anna Terzaghi di Magenta, carichi di entusiasmo sono saliti sul treno direzione Milano, per disputare le finalissime provinciali del torneo “La Pallavolo va a scuola” un progetto del Comitato Territoriale della FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo) Milano Monza Lecco, fortemente voluto e sostenuto soprattutto nell’epoca post Covid.

    “Dopo tre anni di forzata pausa dovuta alla pandemia da Covid-19 lo scorso anno è stato possibile indire e organizzare nuovamente il progetto. L’adesione alle nostre proposte è stata superiore alle nostre aspettative, soprattutto per le classi di 3° media, abbiamo avuto più di 40 istituti iscritti ai vari tornei, riuscendo a coinvolgere nelle varie attività motorie oltre 10.000 alunni”.

    E’ quanto si legge in chiosa alla presentazione del progetto firmato da Massimo Sala Presidente della FIPAV Milano Monza Lecco per l’edizione 2023/2024 conclusasi appunto con le finali odierne.

    Questa bella iniziativa sportiva che unisce i valori educativi dello sport al piacere dello stare insieme, quest’anno ha visto protagonisti gli studenti dell’istituto Canossiano di Magenta.

    Il progetto che va ad integrare i vecchi Giochi Sportivi Studenteschi di Pallavolo e che gode della collaborazione dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano ha creato grande entusiasmo e partecipazione.

    Così sotto la guida della Prof.ssa Elena Maino, la squadra degli studenti delle ‘Canossiane’ hanno sbaragliato la concorrenza e portato a casa il trofeo.

    Bravissimi e, soprattutto, tanti complimenti !

  • L’hockey novarese torna in serie A1!

    L’hockey novarese torna in serie A1!

    “Neanche nel più bello dei sogni: nell’anno del mondiale Azzurra Hockey conquista la A1 ed è un regalo straordinario per tutta la nostra città e la sua comunità sportiva, soprattutto in un momento storico così significativo in cui Novara torna finalmente al centro dell’attenzione nel panorama sportivo nazionale e internazionale. Con i Mondiali di Hockey che prenderanno il via proprio nella nostra città dopo 40 anni, la promozione dell’Azzurra assume un valore ancora più speciale, contribuendo a creare l’atmosfera perfetta per questo evento di portata mondiale.

    Desidero fare i miei complimenti più sentiti a tutti i giocatori, allo staff tecnico, ai dirigenti e a quei fedelissimi tifosi azzurri che ci sono sempre stati. Questo risultato non è solo un trionfo sportivo, ma anche un motivo di orgoglio per l’intera comunità novarese, che ha l’hockey nel suo DNA e che si unisce nel festeggiare questa straordinaria conquista! La Cupola presto illuminata Azzurra potrebbe essere un primo bel tributo a questo successo.” – commenta così la promozione in A1 di Azzurra Hockey Novara l’Assessore allo Sport Ivan De Grandis.