Categoria: Sport

  • Atp Roma, la (troppo) dura lezione di Hurkacz a Rafa Nadal

    Atp Roma, la (troppo) dura lezione di Hurkacz a Rafa Nadal

    Hubert Hurkacz, ragazzo dal nome impronunciabile e di qualità tennistiche di prim’ordine che fanno di lui un gran bel giocatore, rischia seriamente di essere ricordato dagli appassionati, con almeno una trentina di primavere sulle spalle, più per una coincidenza che a definire nefasta si sbaglia per difetto che per i successi già conseguiti e quelli che per certo verranno. Il ventisettenne di Wroclaw, infatti, dopo aver messo fine alla carriera di Roger Federer sui sacri prati di Church Road, sconfiggendolo sul giardino di casa in quello che di fatto fu l’ultimo vero match dello svizzero, potrebbe aver messo per sempre la parola fine alle velleità di vittoria anche della nemesi del basilese, Rafa Nadal, avendogli impartito nella serata romana appena trascorsa la lezione più severa forse di un’intera carriera e, comunque, dell’ultimo ventennio, da quando Nadal è assurto a monarca dei campi rossi.

    Ad essere eloquente non è tanto lo score ma la sensazione che il gap tra il fenomenale maiorchino e un giocatore di prima fascia – Hurkacz è frequentatore con merito della Top 10 – non sia più colmabile. Nemmeno con la propensione al sacrificio estremo che ne caratterizza il corredo cromosomico, la competenza tennistica di uno dei giocatori più intelligenti della storia della disciplina, il sostegno del mattone tritato e l’amore incondizionato del pubblico presente. Insomma, se il 6-0 finale rifilato da Hurkacz a Federer a Wimbledon ci disse che l’epoca del giocatore più talentuoso di questo ed eventuali altri mondi era ormai solo motivo di nostalgia, i quattro giochi concessi a Nadal, peraltro senza nemmeno scomodare le marce alte per non infierire oltremodo, salvo miracoli ci raccontano più o meno la stessa cosa. L’inesorabile legge del tempo, Chronos che rende impotenti anche i dioscuri. Giocherà ancora Rafa, perché il Roland Garros e le Olimpiadi parigine sono alle porte e lui farà di tutto per esserne parte nella migliore versione possibile, proprio sui campi in Bois de Boulogne che lo hanno visto giganteggiare. Ma più per una dolorosa forma di commiato che per convinzione; spazzata via, quest’ultima, dalle bordate del granatiere polacco e da un linguaggio del corpo inequivocabile.

    Nadal, in palese affanno fisico e di timing, ha commesso in un’ora o poco più di partita la quantità di errori gratuiti che nei momenti belli avrebbe messo a referto in un torneo intero, forse due, apparendo spaesato nella gestione del match perché privo di ogni possibile contromossa. Vedere annaspare il dieci volte vincitore degli Internazionali d’Italia nell’oceano di mattone tritato, padroneggiato per due decadi come Nettuno, è stato sportivamente doloroso come la fine di un amore grande che ci ha visto crescere.

    Perché Nadal, che con Federer ha saputo catapultare l’universo tennis in una dimensione senza confini, dev’essere a ragione considerato il più feroce combattente che si sia mai cimentato nel gioco che fu pallacorda, l’uomo che meglio di ogni altro ha rigettato il concetto di sconfitta. Nadal, la più azzeccata definizione di agonista nelle pagine di un’enciclopedia. Uno capace di umanizzare financo il Federer della prima decade degli anni duemila, quello che pareva non poter essere battibile dagli umani e che, invece, è finito per perdere ogni particella di certezza al suo cospetto. Uno certosino, che ha sublimato il concetto di lavoro, grazie al quale ha saputo aggiungere al proprio tennis ogni volta qualcosa in più per anticipare il passo dei cambiamenti. Archetipo di dedizione e fede incrollabile.

    Lo sport, lapalissiano, sopravvive sempre alla pensione dei suoi più illustri protagonisti e il tennis non farà eccezione nemmeno per l’epocale spagnolo. Tuttavia, non è affatto scontato che chi arrivi poi possa esibire la stessa qualità di chi lo ha preceduto. Con Rafael Nadal, e con i tempi poco entusiasmanti che corrono, siamo proprio di fronte ad uno di questi casi ed è la ragione per la quale, noi aficionados dediti a pane e tennis, questa mattina ci siamo tutti svegliati un po’ più tristi.

  • Tutto pronto a Trecate per la corsa delle mamme: lo start domani pomeriggio

    Tutto pronto a Trecate per la corsa delle mamme: lo start domani pomeriggio

    Appuntamento, alle 16 di domani, sabato 11 maggio, con la seconda edizione della “Corsa delle Mamme”, iniziativa organizzata dai Settori Pari Opportunità e Sport della Città di Trecate con l’associazione sportiva “Trecate Run” e la collaborazione dello Sportello Vita, del Comitato genitori “Don Milani – Collodi”, del Gruppo Alpini “A. Geddo” e dell’Ente di promozione sportiva Asi.

    La manifestazione, rivolta in particolare alle mamme, alle nonne e alle famiglie, ha uno scopo benefico: i soldi raccolti attraverso le iscrizioni (8 euro e gratuite per gli under 12) saranno infatti devoluti ai progetti di prevenzione delle malattie femminili a cura dello Sportello Vita, che raccoglierà le adesioni nella sede di via Fratelli Russi il martedì, il mercoledì e il venerdì dalle 14.30 alle 16.30. Si ricorda che è possibile iscriversi anche il giorno stesso dell’evento, a partire dalle 14.30, in piazza Cavour.

    Proprio da piazza Cavour si snoderanno i due percorsi previsti dagli organizzatori: “Passeggiando in allegria” della lunghezza di 1,5 chilometri (da piazza Cavour si percorreranno via Adua, via XX Settembre, via Mazzini, via Murello, via Cesare Battisti, Via De Amicis, via Gramsci, via Cassano e via Fratelli Russi per ritornare in piazza Cavour) e, per i più sportivi, “Mamme e nonne runner” della lunghezza di 7 chilometri (da piazza Cavour ci si muoverà verso via Mazzini, il sottopasso pedonale del cimitero, piazza Rimembranze, percorso sterrato nei pressi delle cascine Incasate e Masera, piazza Rimembranze, sottopasso pedonale del cimitero, via Mazzini e ritorno in piazza Cavour).

    Al termine saranno consegnati particolari riconoscimenti, gadget ricordo e sarà offerta una merenda a base di paniscia per tutti.

  • Magenta Calcio. L’appello di Luca Del Gobbo: “Sabato sera tutti allo stadio!”

    Magenta Calcio. L’appello di Luca Del Gobbo: “Sabato sera tutti allo stadio!”

    Sabato sera alle 18,00 contro la Milanese prima e fondamentale gara per il Magenta Calcio per proseguire nel rincorrere il sogno della Serie D.

    Appuntamento per i Play Off al ‘Plodari’ per i ragazzi del paron Cerri e del mister Lorenzi.

    Un campionato fantastico – come dice il sindaco Luca Del Gobbo in questo video – ma non è finita. Sabato sera tutti allo stadio a tifare Magenta. “Il nostro sogno potrà diventare realtà”. Forza Magenta !

    Servirà davvero un ‘Plodari’ gremito di passione per portare le Aquile ad affrontare la vincente tra Pavia e Ardor Lazzate.

  • Italvolley a Novara, un successo

    Italvolley a Novara, un successo

    “Da Assessore allo Sport e da novarese sono orgoglioso del ritorno dell’ItalVolley femminile a Novara dopo 21 anni. Un lasso di tempo troppo lungo per una città come la nostra, che sugli spalti è stata capace di non far mancare per nemmeno un secondo il supporto alle azzurre, vittoriose per 3 a 0 contro la Svezia.

    Ho avuto modo di omaggiare il Presidente della FIPAV Giuseppe Manfredi di una cupola dorata come ricordo di questa serata e di proporci per ospitare ancora la nostra nazionale ma anche altri appuntamenti della pallavolo nazionale e internazionale. Novara è pronta e capace ad ospitare grandi eventi sportivi e contiamo di rivederci presto.

    Il trionfo della nazionale italiana di volley arriva a due giorni dalla Grande Partenza del Giro d’Italia dalla nostra Piazza Martiri dopo 15 anni e un mese e mezzo dopo il ritorno di un’altra nazionale, quella dell’Hockey pista, che a settembre disputerà il mondiale proprio nella nostra città, un altro evento internazionale che mancava da 40 anni!

    Questi traguardi sono arrivati grazie ai tanti investimenti fatti dall’amministrazione nello sport, investimenti che hanno permesso a Novara di diventare Città Europea dello Sport 2025. Anno per il quale lavoreremo ancora più intensamente per fare ancora meglio e consacrare la nostra Novara come punto di riferimento nel panorama sportivo nazionale e internazionale.” – questo il commento dell’Assessore allo Sport Ivan De Grandis

  • Milano: Unipol è il nuovo title sponsor del Forum di Assago

    Milano: Unipol è il nuovo title sponsor del Forum di Assago

    Unipol ufficializza l’importante partnership con Forumnet (proprietario e gestore dell’impianto) che vede il gruppo assicurativo acquisire, in qualità di title sponsor, i naming rights del Forum di Milano.

    L’iconico impianto milanese assume la denominazione Unipol Forum, sulla base di un accordo pluriennale che si svilupperà da maggio 2024 a dicembre 2026, con opzione per un ulteriore anno di contratto fino alla fine del 2027. Questa title sponsorship con una delle venue più rilevanti in Italia nell’ambito dell’entertainment musicale e sportivo – parte della prestigiosa EAA European Arenas Association – permette ad Unipol di consolidare sia il proprio posizionamento di marca che la presenza attiva su Milano e si affianca alla pluriennale sponsorship di Unipol Arena a Casalecchio di Reno – Bologna. L’attivazione dei diritti di immagine e di hospitality, derivanti dall’accordo, prevede che il marchio Unipol Forum, nell’arco dei mesi di maggio e giugno, andrà a brandizzare progressivamente l’impianto milanese in tutti i suoi spazi esterni e interni.

  • Domenica storica per il Magenta Calcio: secondo posto, play off e il sogno della serie D che prosegue

    Domenica storica per il Magenta Calcio: secondo posto, play off e il sogno della serie D che prosegue

    Ultimi novanta minuti in Eccellenza nel girone A e verdetti. Giù il Verbano in Promozione dopo decenni, mentre sempre in coda ci saranno due playout.

    Castanese beffata e a cui non basta il successo sul Calvairate, la Vergiatese sotto di due reti rimonta la Sestese e prende la terzultima piazza. Il Meda sorpassa l’Accademia Pavese e avrà vantaggio nella doppia sfida. In testa, Magenta secondo che sfiderà la Milanese, mentre il Pavia supera l’Ardor Lazzate e settimana prossima sarà rivincita sempre al Fortunati. Di seguito risultati, classifica e marcatori.

    Eccellenza – Risultati e marcatori
    ACCADEMIA VITTUONE-VERBANO 1-8 Reti:

    BASE 96-MAGENTA 0-1 Rete: 15′ Pedrocchi.

    CALVAIRATE-CASTANESE 1-2 Reti: 6′ Salom (Cas), 22′ Salom (Cas), 6′ st Ronchi (Cal).

    CASTEGGIO-ACCADEMIA PAVESE 1-1 Reti: 43′ De Stradis (C), 45′ st rig. Zani (A).

    FBC SARONNO-MEDA 0-1 Rete: 7′ st Laribi.

    FC MILANESE-CARONNESE 1-1 Reti:

    PAVIA-ARDOR LAZZATE 1-0 Rete: 18′ st Vassallo.

    SESTESE-VERGIATESE 2-3 Reti: 16′ st rig. Rancati (S), 29′ st Pagliaro (S), 38′ st Nsiah (V), 42′ st Mammetti (V), 45′ st Nsiah (V).

    SOLBIATESE-OLTREPO’ 4-1 Reti: 29′ Mondoni (S), 10′ st Ferraro (O), 21′ st Mondoni (S), 34′ st Mondoni (S), 36′ st Esposito (S).

    Classifica: OLTREPO‘ 70,Magenta 64, Pavia 63, Ardor Lazzate 62, FC Milanese 60, Solbiatese 59, Calvairate 57, Caronnese 56, Casteggio 50, FBC Saronno 47, Base 96 46, Sestese 40, Castanese 39, Meda 34, Accademia Pavese 34, Vergiatese 33, VERBANO 30, ACCADEMIA VITTUONE 5.

    I verdetti
    VINCE IL CAMPIONATO Oltrepò

    AI PLAYOFF Magenta-FC Milanese, Pavia-Ardor Lazzate

    AI PLAYOUT Castanese-Vergiatese, Meda-Accademia Pavese

    RETROCEDONO Verbano, Accademia Vittuone

    a cura del sito di Paolo Zerbi. Segui il calcio del nostro territorio su www.paolozerbi.com

  • Giro d’Italia: a Oropa rivive il mito di Marco Pantani, grazie a Pogacar

    Giro d’Italia: a Oropa rivive il mito di Marco Pantani, grazie a Pogacar

    È successo ancora, evidentemente a salire verso il santuario di Oropa in sella ad una bicicletta deve sempre succedere qualcosa di disdicevole al monarca. A quanto pare, è questa la volontà che si tramandano gli sceneggiatori del ciclismo. Così, quando ai piedi della salita una foratura ha disarcionato Tadej Pogacar, costretto a mettere le mani a terra e a rialzarsi precipitosamente, chi sul groppone ha almeno una quarantina di primavere non può che aver pensato a quel giorno in cui, stesso posto e stessa ora, Marco Pantani scrisse una delle pagine di ciclismo più luminose di sempre, divorando con la rabbia triste che lo ha reso immortale la scalata che più di ogni altra fu paradigma della sua tribolata esistenza. Oropa, appunto, quando si dice un back in the days.

    Pogacar, in questo Giro d’Italia forse tecnicamente più scarso a memoria d’uomo, è il faro e, al contempo, di questo ciclismo è un fuoriclasse destinato a riscrivere le regole e gli almanacchi.
    Un gigante e non è certo colpa sua se l’avversario più quotato nella corsa rosa 2024 è il sempre pugnace Geraint Thomas, uno che merita tanta ammirazione quanti sono i chilometri percorsi in carriera ma che ha nel mirino i quarant’anni. Viene da sé che la rincorsa che gli ha consentito di risalire il gruppo dei battistrada, detto dell’evidente ricordo storico, pur non avvicinando per epica quella che il Pirata mandò in onda ormai un quarto di secolo fa ha costituito comunque un bel momento di sport in un pomeriggio purtroppo scontato nel suo epilogo. Piccato per il contrattempo, lo sloveno, pilotato dai suoi gregari nella sfida al tempo perduto, una volta in testa ha assestato un solo scatto nemmeno troppo convinto per ritrovarsi tutto solo al comando, preludio dell’arrivo a braccia alzate sul traguardo al culmine di una ventina di minuti di agiata solitudine. Routine, il compimento della legge del più forte.

    O’Connor, Thomas e Uijdtebroeks, Lipowitz e Martinez, gli ultimi ad arrendersi, sono ciclisti di grande valore, e qualcuno pure di luminosa prospettiva, ma a nessuno verrebbe in mente di paragonarli a divoratori di pendenze ostili come Jalabert, Simoni, Gotti, Heras e Savoldelli che il 30 maggio dell’anno nefasto 1999 si videro sopravanzare a velocità doppia da Pantani, intriso di quella furia agonistica di chi ha per avversario soprattutto il destino. A nove chilometri dalla vetta, quando la salita si appresta a diventare tale, quel giorno a Marco salta la catena e non avrebbe potuto esserci momento peggiore. Sono almeno una trentina i secondi spesi con i piedi a terra mentre davanti alla corsa si cominciano ad innestare le marce alte. Velo, Borgheresi, Zaina, Brignoli e Podenzana, i suoi fidati gregari, si fermano per attenderlo. Il risultato è una cronometro di squadra, la mitica Mercatone Uno-Bianchi, ma Pantani, con i muscoli resi legnosi dal nervosismo, sembra non riuscire nemmeno a tenere il passo dei compagni. Sembra.

    Poi, però, il falsopiano diventa salita vera, la sua comfort zone, e d’incanto la pedalata riprende vigore quando davanti a lui sono una cinquantina gli avversari da dover riacciuffare. Il linguaggio del corpo è quello che riconosceremmo tra mille altri: faccia sofferente, mani basse sulle corna del manubrio e rapporto chilometrico nell’incedere ‘en danseuse’, come direbbero i cugini d’oltralpe; con la bicicletta furiosamente sballottata a destra e sinistra fin quasi a sfiorare l’asfalto. Ogni colpo di pedale è un sorpasso che viene impreziosito dalla voce narrante del compianto Adriano De Zan che ha il privilegio di raccontare, con il garbo e la competenza che lo contraddistinguono, un momento di sport di inesausta bellezza.

    Pantani scalcia forte sulle pedivelle, è contornato da avversari ma non vede nessuno. In strada come nella vita. La solitudine, quale cifra stilistica del più grande scalatore di questo o di altri eventuali mondi. Quando a due chilometri dalla vetta mette nel mirino la sagoma di Jalabert, l’ultima valorosa lepre di giornata, il destino è già compiuto. Marco non gli rivolge nemmeno uno sguardo, lo affianca e tira dritto verso il traguardo. Marco, la maglia rosa, il nastro d’asfalto che gli si inerpica sotto alle ruote, lo scatto perpetuo, l’agonia da abbreviare, il santuario sullo sfondo, le urla dei tifosi, i tormenti di una personalità inquieta, sono tutta una cosa sola: la sublimazione del ciclismo. Vede lo striscione d’arrivo sempre più da vicino ma l’espressione del volto non accenna minimamente a cambiare. Non c’è traccia di gioia e le braccia non si alzano a cercare il cielo. Solo il furore di chi ha necessità di combattere un nemico ogni volta più grande per sentirsi vivo. Nell’occasione, senza nemmeno sapere, perché non è ciò che più conta per lui, di essersi messo tutti alle spalle.

    Dev’essere ringraziato, Pogacar, per aver rinverdito e onorato con la sua classe sopraffina, seppur con tutti i distinguo del caso, quella che senza timore di smentita può essere considerata la più entusiasmante rimonta di sempre compiuta da un ciclista. Acme, prima che la cattiveria umana si accanì su Marco con l’epilogo che tutti conosciamo fin troppo bene. Sembra ieri ma sono passati venticinque anni in un mondo profondamente cambiato. A non cambiare mai, invece, è la passione che noi, popolo del ciclismo, nutriamo per uno sport meraviglioso e per interpreti come Marco, o come Tadej, che trasformano un esercizio di brutale sofferenza in un’opera d’arte. Sport che è vita, e viceversa. Dunque, grazie.

    A Marco.

  • Basket A2, playoff: Vigevano cade a Forlì

    Basket A2, playoff: Vigevano cade a Forlì

    Forlì vince gara-1 dei quarti di finale e si porta avanti nella serie contro una Vigevano scesa alla Unieuro Arena senza D’Alessandro e con Bertetti nei dodici ma fortemente debilitato dall’infortunio alla spalla sinistra. I padroni di casa, orfani come previsto di Allen, scendono in campo con l’intenzione di mettere subito il risultato al sicuro e Johnson fa la voce grossa dentro l’area firmando la prima fuga casalinga sul 13-4 al 5′ costringe Pansa a chimaare time out, in coincidenza con il secondo fallo fischiato a Wideman. Poco dopo è strautmanis a uscire zoppicante per un problema al tendine, Vigevano non la vede in attacco e dall’altra parte Magro scava un altro solco, con l’Unieuro che tocca il +20′ al 15′ sul 41-21. Vigevano prova a reagire con Smith che si mette in proprio e ricuce un minimo sul 47-33 al 18′, ma in quel momento entra in scena Cinciarini per rimettere le cose a posto. Al rientro dopo la pausa lunga i ducali accennano alla reazione con il primo canestro della partita di Wideman, hanno un paio di occasioni per rientrare sul -11 ma falliscono i tiri del possibile riavvicinamento e cedono sotto i colpi dei romagnoli, che vanno facilmente in porto fino all’87-71 conclusivo. Gara-2 è in programma sempre a Forlì martedì 7 maggio alle ore 20.30.

    Unieuro Forlì-ELAchem Vigevano 87-71 (31-11, 50-33, 72-45)

    Forlì: Cinciarini 16, Zilio 2, Borciu, Valentini 7, Zampini 18, Tassone 3, Johnson 6, Pascolo 12, Magro 10, Pollone, Radonjic 10, Munari 3. All.: Martino. Tiri da due 25/41, tiri da tre: 8/27, tiri liberi 13/16. Rimbalzi: 35 (8+27), palle perse 7

    Vigevano: Leardini 5, Bettanti, Smith 18, Wideman 12, Bertoni, Ceron 6, Strautmanis, Bertetti 3, Battistini 14, Rossi 10, Peroni 3. All.: Pansa. Tiri da due 15/32, tiri da tre: 10/32, tiri liberi 11/17. Rimbalzi: 40 (13+27), palle perse 13

    Arbitri: Caforio Angelo di Brindisi, Chersicla Andrea di Oggiono (Lc), Certonza Michele di Grottamare (AP)

    Coach Pansa: “Ci e’ mancata durezza”

    Le parole di coach Lorenzo Pansa al termine di gara-1: “Complimenti a Forlì, ha giocato con la durezza che mi aspettavo, era inevitabile che il livello di attenzione si alzasse con l’assenza di Allen. Noi da questa partita dobbiamo imparare, non è sufficiente la durezza con cui abbiamo iniziato la partita. Chiaramente i nostri avversari hanno preso coraggio dal tifo sulle tribune, la partita era finita dopo il primo quarto, La cosa bella dei playoff è che ripartiremo da 0-0 in gara-2, ora dobbiamo capire le cose che non sono andate ma dipenderà molto dalla durezza con cui ci ripresenteremo in campo martedì sera. Gli infortuni? Non sono una novità, ci siamo andati sopra durante la stagione, proveremo a farlo anche stavolta, cercando soluzioni diverse. Non mi aspettavo l’approccio spaventato di tutta la squadra, poi chiaro che gli americani sono la nostra fonte principale in attacco. Abbiamo subìto canestri superficiali con diversi nostri errori individuali e scarsa collaborazione. Difficile vincere quando incassi 31 punti nei primi 10′, segnandone appena 11”.

  • Rugby Parabiago, un torneo per Vale

    Rugby Parabiago, un torneo per Vale

    È stata davvero una bella giornata quella del 1° maggio al Red&Blue Stadium.
    Una giornata di rugby dedicata a Valerio Antonioni, il Vale per i suoi amici, che ha visto scendere in campo circa 160 ragazzi Under 14 per Un Torneo che Vale e una partitella a Rugby Touch tra i suoi amici, compagni di squadra e ragazzi da lui cresciuti ed allenati.

    Un torneo dei ragazzi Under 14 splendido, giocato con lealtà, correttezza e tanto rispetto nel vero spirito del rugby, che ha visto scendere in campo le due squadre di Parabiago, Varese, Tradate, Monza, Lecco, Milano Sud e Oggiono. Due gironi da 4 squadre che si sono confrontate in partite da 15’, con a seguire la fase finale: una classifica che alla fine ha visto Rugby Parabiago, Varese e Lecco aggiudicarsi i primi tre posti, premiate da Cecilia, la moglie di Valerio.

    Una giornata proseguita con una partitella a Rugby Touch che ha visto scendere in campo tanti amici e tanti sorrisi di ex ragazzi, ora uomini, che con Valerio hanno condiviso tanto e sul suo campo da gioco hanno voluto ricordarlo.

    A bordocampo, impegnati nell’organizzazione di questo evento, tante persone che gli hanno voluto bene e che per Vale avranno sempre un pensiero.
    “E’ davvero emozionante avervi qui per Valerio – ha dichiarato Marco Mainardi, amico e organizzatore del torneo al momento della premiazione. Ringrazio tutti i Club partecipanti, i ragazzi scesi in campo, Cecilia e gli amici che per lui si sono riuniti e hanno giocato divertendosi come sempre faceva il Vale, che aveva sempre un sorriso per tutti. Giocare a rugby è stato il miglior modo per ricordarlo e averlo ancora qui con noi.”
    Perché uno come il Vale non si può dimenticare.

  • L’ottico Renzo Zannardi e  la passione per il ciclismo

    L’ottico Renzo Zannardi e la passione per il ciclismo

    A Turbigo lo conoscono tutti per essere stato l’ottico ‘storico’ di Via Allea, il cui negozio ha cambiato di mano da poco. Ma Renzo Zannardi è anche un grande appassionato di ciclismo e l’ultimo volta che l’abbiamo incontrato a Legnano, alla mostra sulla spada di Turbigo – alla cui realizzazione aveva collaborato la figlia Sara – ci parlò dei suoi libri e di uno in particolare dove scrisse del grande campione turbighese, Raffaele Marcoli (nella foto).
    In questi giorni è salito agli onori della cronaca per la mostra realizzata sulla figura sportiva di Ugo Colombo, ciclista professionista di San Giorgio su Legnano scomparso nel 2019. Su questa figura di sportivo Ugo Zannardi ha scritto un libro dopo aver passato anni a raccogliere cimeli e storie che disegnano il carattere di un ‘campione’ dello sport sano. Di più. L’ottico turbighese ha allestito una mostra dei suoi cimeli nella sede comunale di S. Giorgio su Legnano che, dal 18 maggio, si potrà visitare. In particolare, la sera del 10 maggio alle 20.45, è in programma una conferenza – che ha già avuto come spettatori 1200 bambini – dal titolo: “Ugo Colombo, per lo sport ideale, pulito e sostenibile