Categoria: Sport

  • Bike Night 2024: in mille da Milano al Lago Maggiore

    Bike Night 2024: in mille da Milano al Lago Maggiore

    La passione per la bici è rimasta sveglia tutta la notte: entusiasta, colorata, luminosa. È stata la festa della bici la Bike Night Milano-Lago 2024, che nella notte tra sabato 6 e domenica 7 luglio ha illuminato il centro di Milano fino al Lago Maggiore con oltre 1000 cicliste e ciclisti di tutte le età provenienti da ogni parte d’Italia.

    Giunta all’ottava edizione, la Bike Night da Milano ad Arona era la seconda tappa del tour delle pedalate notturne di 100 km organizzate da Witoor. C’erano davvero tutti per la notte in bici più lunga dell’anno: la partecipazione di tante cicliste (22% del totale), di giovani e meno giovani, di gruppi di amici, famiglie con bambini al seguito, per un corteo di luci ed entusiasmo trasversale e colorato. Un’energia che ha iniziato a riempire i giardini Indro Montanelli dalle ore 21, e cresciuta ora dopo ora, quando sono arrivati nel cuore di Milano iscritti di ogni tipo: super allenati, alla prima esperienza in un viaggio in bici, italiani e stranieri. Musica e atmosfera elettrizzante per quello che è diventato l’evento in bici non competitivo che coinvolge più partecipanti a Milano e che quest’anno ha confermato numeri e gradimento altissimi: 1100 presenze, con il 63% proveniente da fuori provincia.

    Dalle 23.30 è iniziato l’incolonnamento dei ciclisti per la partenza. Poi il conto alla rovescia fino a mezzanotte, quando i partecipanti, di tutti i tipi, sono partiti scortati dalla Polizia Municipale fino a Porta Genova. Spettacolare la sosta in piazza Duomo dopo mezzanotte, per una Milano così piena di bici, a quell’ora, come solo una volta all’anno può capitare. Poi il programma della Bike Night prevedeva un percorso cicloturistico lungo l’Alzaia del Naviglio Grande e il Ticino, tre ristori e la colazione in piazza ad Arona. Il gruppo è sempre stato scortato dall’assistenza meccanica di Witoor e La Stazione delle Biciclette, e dall’assistenza medica.

    Tante storie che si sono mescolate durante la notte, in un filo luminoso che si è via via sgranato strada facendo. Ogni ristoro il momento per rifare pieno di energie: a Palazzo Stampa ad Abbiategrasso, dopo 27 km, grazie all’Antica Posteria Invernizzi, al Bellavita, a Turbigo, dopo 50 km, e a Somma Lombardo, alla Canottieri 6 all’altezza della Diga del Panperduto al 70° km. Il fascino del pedalare al buio, il sentirsi parte di un evento unico nel suo genere ha dato l’energia a tutti i partecipanti per superare le tante ore in sella e i 90 km effettivi. La seconda parte del percorso è stata colpita dal maltempo, ma la pioggia non ha scoraggiato la maggior parte dei partecipanti, che hanno vissuto una vera piccola grande impresa.

    È stata un’edizione bagnata che stavolta ha messo a dura prova gli iscritti, prima del riposo ad Arona, con la colazione offerta da Strobino in piazza del Popolo. I primi arrivi dalle ore 4, gli ultimi intorno alle 8. La gioia di aver costruito un ricordo memorabile, la scoperta di nuovi limiti personali, la sorpresa di vivere territori in modo nuovo: tante sensazioni che si sono mescolate e creano il mix unico tipico delle Bike Night. L’unico evento che raduna insieme bici da corsa, gravel, mtb, tandem, e-bike, bici reclinabili. Alta la presenza femminile, con il 22%.

    «È anche grazie alla Bike Night che si promuove il territorio, in modo partecipativo e innovativo», commenta Simone Dovigo, presidente Witoor, «offrendo un viaggio da ricordare e raccontare agli altri, ed è proprio l’intreccio di storie, emozioni e tipologie diverse di partecipanti l’impatto più significativo della Bike Night». «Dopo 10 anni continuiamo a pensare che la bici sia sempre più di tutti, a tutte le ore: – continua Dovigo – con Bike Night accendiamo la passione del cicloturismo in tante persone che non avevano mai percorso 100 km. E abbiamo scelto format nuovi per l’Italia, come pedalare di notte: un’esperienza magica e sorprendente che ha saputo esaltare la passione per la bici sempre più crescente a Milano, diventata ormai la tappa con più partecipanti del nostro tour».

    «Anche quest’anno abbiamo offerto una notte in bici tra bellezza e magia: – conclude Simone Dovigo – il percorso si conferma speciale con la sosta in piazza Duomo. Un modo di ammirare la città straordinario visto che non conta il cronometro e non c’è ordine di arrivo: è un evento che racchiude elementi quasi primordiali che portano a salire in bici come il buio, la notte e l’alba. Perché quello che non si vede, lo si percepisce con gli altri sensi».

    Bike Night Milano – Lago Maggiore 2024

    sabato 6 e domenica 7 luglio 2024

    Partner nazionali

    Treesport, WOWOW, Givi Bike, Agenzia Muraro Viaggi
    Con il patrocinio di CAI e FIAB

    Partner locali

    Upcycle Bike Cafè, La Stazione delle Biciclette, Antica Posteria Invernizzi (Abbiategrasso), Chiosco Belvedere (Turbigo), Country Grill (Somma Lombardo), Strobino (Arona)

  • Oggi ad Abbiategrasso proseguono le ‘Notti Nerazzurre’ per i 35 anni dell’Inter Club

    Oggi ad Abbiategrasso proseguono le ‘Notti Nerazzurre’ per i 35 anni dell’Inter Club

    Ospiti del mondo Inter, Live Music con il LigaShow , Cabaret con Stefano Chiodaroli , DJ Set con Radio City Bar e inoltre Street food, Merchandising Ufficiale, Gonfiabili….. forza prendete posto nel parco di Villa Sanchioli dove da ieri pomeriggio è in corso la festa dell’Inter club Abbiategrasso Nerazzurra per celebrare 35 anni di gloriosa storia.

    Per le Notti Nerazzurre è il caso di dire buona la prima. Perchè il debutto di sabato è andato alla grande con un’ottima partecipazione di pubblico.

    Oggi si replica per la seconda giornata con ospiti mondo Inter Eva Gini attesa per le 18 insieme a Carletto Muraro, alle 21.00 grande finale con lo spettacolo di Cabaret con Stefano Chiodaroli direttamente dai palchi di Zelig e Colorado.

    Ingresso libero

  • Basket A2: via alla campagna abbonamenti di Vigevano

    Basket A2: via alla campagna abbonamenti di Vigevano

    #lafavolacontinua….Con questo titolo è stata presentata la campagna abbonamenti 2024/25 che vedrà per la seconda stagione di fila ELAchem Vigevano partecipare al campionato di serie A2. Un’annata che regalerà ai tifosi gialloblu un calendario fitto di appuntamenti, in aumento rispetto al campionato 2023/24, quando gli incontri casalinghi furono 16 nella prima fase e e in quella successiva a orologio, mentre il prossimo campionato proporrà 19 incontri fra le mura del PalaELAchem nella fase regolare.

    Sono confermate le tre proposte di abbonamento: standard, sostenitore ed eroe, con ulteriori due offerte per over 65/under 14 e parterre. Stabiliti anche i prezzi delle singole partite per gli spettatori “occasionali” e per le convenzioni riservate agli istituti scolastici (la cui lista verrà comunicata in settembre), CAT Vigevano e Basket Club Trecate, le società rientranti nel “Progetto giovanile basket Vigevano”.

    Il periodo di rinnovo per i vecchi abbonati è previsto a partire dal 15 luglio e fino al 31 luglio, con il consiglio della società per gli abbonati che desiderassero cambiare posto, di aspettare a farlo nella seconda settimana. Dal 2 al 27 settembre saranno invece le settimane riservate ai nuovi abbonati. Sarà possibile sottoscrivere il proprio abbonamento nelle giornate di lunedì/mercoledì/venerdì fra le ore 18.30 e le 20.00 presso il PalaELAchem.

    Di seguito tutte le offerte per far parte de #lafavolacontinua

    OPPORTUNITA’ DI ABBONAMENTI

    STANDARD (tribuna BLU) 275,00 euro
    SOSTENITORE (tribuna BLU) 350,00 euro
    EROE (tribuna BLU) 450,00 euro

    RIDOTTO (over 65/under 14) 190,00 euro
    PARTERRE 800,00 euro
    PREZZI BIGLIETTI SINGOLE PARTITE

    INTERO (tribuna BLU) 17,00 euro
    RIDOTTO (over 65/under 14 tribuna BLU) 12,00 euro
    INTERO (tribuna GIALLA SUD) 12,00 euro
    RIDOTTO (tribuna GIALLA SUD) 7,00 euro
    PARTERRE 80,00 euro
    CONVENZIONE SCUOLE

    STUDENTE 3,00 euro
    ACCOMPAGNATORE 10,00 euro
    CONVENZIONE CAT VIGEVANO

    BIGLIETTO ISCRITTO gratis
    BIGLIETTO ACCOMPAGNATORE 10,00 euro
    ABBONAMENTO ISCRITTO 1,00 euro
    ABBONAMENTO ACCOMPAGNATORE (max 2 persone) 190,00 euro
    CONVENZIONE BASKET CLUB TRECATE

    BIGLIETTO ISCRITTO gratis
    BIGLIETTO ACCOMPAGNATORE 10,00 euro
    ABBONAMENTO ISCRITTO 1,00 euro
    ABBONAMENTO ACCOMPAGNATORE (max 2 persone) 190,00 euro

    Galassi: “Vigevano la mia grande occasione”

    E’ arrivato a Vigevano Matteo Galassi, uno dei cinque nuovi acquisti sinora effettuati sul mercato estivo da Vigevano 1955. La ventiseienne guardia bolognese, proveniente dalla Braianza Casa Basket (serie B nazionale) sarà alla sua prima vera esperienza in serie A2 e non vuole farsi scappare l’occasione. “Quando sono stato contatto da coach Pansa non ho esitato un attimo ad accettare – ha spiegato nel corso della presentazione alla stampa -. Vigevano è un palcoscenico importante e voglio dare il mio contributo. sono nato come tiratore ma sto imparanado a diventare un giocatore completo sia in attacco sia in difesa, ci aspetta un campionato lungo e duro, dove l’unione del gruppo farà la differenza. E’ la mia grande occasione ad alto livello e intendo metterci tutto quello che ho in corpo”.

  • Operazione Nostalgia: a Novara, domenica 7 luglio, in campo anche Roberto Baggio

    Operazione Nostalgia: a Novara, domenica 7 luglio, in campo anche Roberto Baggio

    Roberto Baggio sarà tra i campioni che calcheranno il campo del “Piola” di Novara per il Raduno di Operazione Nostalgia con le ex leggende del nostro calcio, che si sfideranno in un’atmosfera di festa che nel corso degli ultimi anni ha emozionato migliaia e migliaia di fan che da tutta Italia hanno partecipato al raduno.

    L’evento si svolgerà in città domenica 7 luglio e vedrà la presenza di numerosi calciatori che tanto hanno fatto innamorare per le loro gesta i tifosi.

    «Cari amici, quest’anno sono 20 anni da quando ho lasciato il calcio. Sembra ieri. Sono anche 10 anni che Operazione Nostalgia racconta il nostro calcio. E proprio perché la Nostalgia è di tutti, abbiamo deciso di unirci in questo anniversario» ha detto Baggio sui social.

    “Amato da grandi e piccoli, capace di unire nel tifo tutto il Paese, Roberto Baggio torna sui palcoscenici nazionali dopo 20 anni esatti dal ritiro dal calcio giocato. Gli appassionati sono pronti a fare da cornice a questo grande ritorno e Novara è già pronta ad ospitare un momento sportivo storico” – commenta l’Assessore allo Sport di Novara, Ivan De Grandis.

    Oltre a Baggio sono già confermati, tra gli altri, Shevckenko, Hubner, Dida, Caracciolo, Milito, Di Natale e Rubino.

    La vendita dei biglietti su TicketOne (https://bit.ly/RadunoNovara) procede spedita, oltre 5.000 biglietti sono già stati venduti e sono previste oltre 14.000 persone allo stadio.

    Per tutti gli appassionati sarà una giornata indimenticabile in cui riunirsi all’interno del Fan Village (che sarà aperto dalle ore 10,30 nel parcheggio antistante la tribuna dei distinti), per divertirsi e passare dei momenti indimenticabili in compagnia dei calciatori che passeranno per intrattenersi con il pubblico.

    Il calcio d’inizio è previsto intorno alle ore 19.

  • Volley Magenta: seconda promozione stagionale per la Polisportiva 2012!

    Volley Magenta: seconda promozione stagionale per la Polisportiva 2012!

    E’ arrivata quest’oggi l’ufficialità da parte di FIPAV della promozione in 2^ categoria per la 3^ Divisione BLU guidata dai coach Valerio Tunesi ed Alberto Paleari.

    La squadra magentina aveva terminato il campionato di 3^ Divisione al 2° posto a pari merito con Progetto Volley Lainate, ma seppur avendo vinto entrambi gli scontri diretti ed aver vinto più set nel corso del campionato per un coefficiente di 0,04% (set vinti/set persi) era stata provvisoriamente collocata al 3° posto.

    Al termine delle valutazioni fatte nei giorni scorsi dalla Federazione la squadra è stata giustamente promossa ed integrata nel prossimo campionato di 2^ Divisione.

    Si conclude con una doppia promozione la fantastica stagione della Polisportiva Magenta: serie D e 2^ Divisione.

  • Ciclismo: ottimo successo per il “Trofeo Rancilio 2024 – Elite/ U23”

    Ciclismo: ottimo successo per il “Trofeo Rancilio 2024 – Elite/ U23”

    Al via 130 Atleti rappresentanti delle migliori formazioni tra cui Namedsport, Zalf Euromobil Desirèe Fior, U.C. Trevigiani, e 3 formazioni stranire Nazionale Colombia, Max Solar (GER) e Project 1 (UK).

    Partenza a velocità folle e dopo 10 kilometri subito il primo attacco di giornata composto da 5 atleti Alessandro Cattani (Rime Drali), Matteo Zurlo (U.C. Trevigiani), Matteo Pongiluppi (Hopplà Petroli Firenze), Rincon Casallas (Nazionale Colombia) e Tommaso Nencini (Zalf Euromobil Desirèe Fior) al quale, con qualche tornata, si aggiungono Riccardo Sofia (Beltrami TSA), Jenson Brown (Project 1), Michael Belleri (Hopplà Petroli Firenze) e Lorenzo Unfer (Solme Olmo).

    Vantaggio che arriva a circa 1′ allorchè il gruppo, guidato dagli uomini General Store e Work Service, riassorbe i fuggitivi ai -40 km.

    Nuovo rimescolamento ed evadono in 5 unità: Giovanni Zordan (Zalf Euromobil Desirée Fior), Gianluca Cordioli (U.C. Trevigiani) e il trio della Project One UK Tom Martin, Thomas Mein, e Hamish Armitt.

    A 6 kilometri dalla conclusione il trio della Project One UK tenta di sfruttare la superiorità numerica attaccando consecutivamente con Thomas Mein e Hamish Armitt, senza portare azioni incisive.
    Arrivo allo sprint ed è Giovanni Zordan che si aggiudica la vittoria, consegnando per il quinto anno consecutivo in casa Zalf il Trofeo Antonietto Rancilio.

    A completare il podio Gianluca Cordioli al 2° posto e Tom Martin al 3°.

    Tra poche ore si disputerà il 7° Trofeo Antonietto Rancilio – Ladies con formula open che vedrà al via 95 atlete in rappresentanza di 19 formazioni, tra cui i team stranieri Torelli (BEL) e UAE Cycling Team.
    Ricordiamo che in gara vedremo atlete della categoria Junior (17-18 anni) e Elite (19 in su)

    Tra i nomi più importanti non può mancare il team Be Pink Bongiovanni che si presenta alla ricerca del 4° successo al Trofeo Rancilio Ladies (2018 – Ragusa, 2021 – Basilico, 2023 – Zanardi)

    Un occhio di riguardo anche per Gaia Tormena (Isolmant – Campionessa del Mondo MTB 2019 – 2020 -2022 e 2023 – Campionessa Europa 2020 – 2021 – 2023), Lara Crestanello (BTC City – Campionessa Europea 2023 e medaglia d’argento europea 2020), Ivana Tonkova (K2 Women Team – Campionessa Bulgara 2024), Silvia Milesi (Biesse Carrera – Campionessa Italiana Junior Strada 2024) e Alessia Zambelli (Biesse Carrera – 4° posto al Campionato Italiano strada junior) che sapranno essere validissime outsider.

    Da citare anche Aurora Mantovani (UAE Cycling), che abita a pochi kilometri da Parabiago

  • Un William Wallace più gentile e posato: diciamo addio (e grazie infinite) a sir Andy Murray

    Un William Wallace più gentile e posato: diciamo addio (e grazie infinite) a sir Andy Murray

    I britannici, anche se lui si sente scozzese fino al midollo a costo di affrontare l’argomento a muso duro, lo aspettavano dal lontano 1936 quando Fred Parry, quello delle celebri polo, vinse per la terza e ultima volta il torneo di Wimbledon. La difficoltà del tennis britannico, appunto, di partorire un grande campione cominciava ad assumere connotati financo contrari alla statistica, che è disciplina matematica ma ha un modo tutto particolare per dimostrarlo. Ci aveva provato Tim Henman, ribattezzato Timbledon dai giornalisti locali, con il suo gioco d’antan tanto delizioso ma troppo leggero per fare male al Pete Sampras semi-invincibile che puntualmente finiva per spegnere il sogno patriottico di una nazione intera. Nel 1987, però, a Dunblane, piccolo paese della Scozia, nasceva tale Andy Murray. Ancora non lo si sapeva, ma la svolta stava gettando le sue fondamenta.

    Riccioluto e poco incline alla baldoria, la vita lo costrinse ben presto a fare i conti con le peggiori disgrazie, perché nella Primary School cittadina, la sua, un balordo armato fino ai denti entra con le peggiori intenzioni possibili e fa fuoco a casaccio su bambini e insegnanti. Thomas Watt Hamilton, il suo nome, uccide sedici alunni tra i cinque e i sei anni e la loro maestra, prima di spararsi a sua volta. Quella mattina, in quella scuola, uno dei sopravvissuti è proprio Andy, quello mezzo taciturno con gli occhi intelligenti e la velocità di pensiero. C’è anche suo fratello, Jamie, dal quale presto dovrà separarsi perché destinato dall’onnipresente mamma a studiare tennis a Cambridge. A separarsi, inoltre, sono anche i suoi genitori e la somma dei fatti, tutti accomunati dall’essere poco auspicabili soprattutto per un bambino, è fonte di problemi per Andy che sceglie anch’esso di votarsi al tennis quale stratagemma di sopravvivenza.

    Nella sfortuna, una scoperta. Madre Natura, infatti, lo ha donato di una forma di talento purissima e con pochissimi eguali e non serviva essere Nick Bollettieri, già in quegli esordi, per intuire in lui potenzialità epocali. E pensare che inizialmente quello bravo avrebbe dovuto essere il fratello che, comunque, troverà il modo di fare del tennis una professione benché fosse infinitamente meno dotato di Andy. Classe 1997, quella di Djokovic e che segue di un solo anno quella di Nadal, su di lui calano come una mannaia le aspettative di una nazione che, come detto, da una vita vorrebbe dismettere i panni della Cenerentola, stufa, così com’è, di vedere vincere sempre gli altri. C’è solo un problema, la Triade.
    Pensare di primeggiare nell’epoca dei tre tennisti più vincenti di sempre rasenta la follia ma c’è una cosa tutt’altro che banale che fa ben sperare.

    Dei tre dioscuri – Roger, Rafa e Nole, ovviamente – uno è depositario del tennis che non è tennis perché proveniente da qualche pianeta sconosciuto e superiore, quindi non fa testo, ma gli altri due, in quanto a competenza tennistica, stanno decisamente dietro di lui. Ora, che giocare meglio non significhi nulla in termini di risultati è segreto di Pulcinella. Tuttavia, è altresì veritiero che saper fare con naturalezza più cose dell’avversario, si chiama talento, è un plus che può essere sfruttato con intelligenza. E se per instaurare una tirannia servono mille altre concomitanze, ed Andy mancava in alcune di queste, per fare della Triade un Quartetto, parafrasando Gianni Clerici, le frecce nella sua faretra sono geneticamente sufficienti. Insomma, Murray in linea potenziale sarebbe potuto diventare ciò che i sudditi di Sua Maestà andavano cercando. Potenzialità che, con lavoro e abnegazione, diventa realtà, a valle di un inseguimento caparbio e virtuoso.


    Andy, quando conta, finisce sempre per cedere il passo e la sconfitta sul Centrale di Wimbledon persa contro Federer pare gettarlo nello sconforto. “Non lo vincerò mai”, ebbe modo di dire a valle dell’ultimo punto di una partita che avrebbe potuto fare sfracelli nella sua psiche.
    Roger Federer, in quello stesso momento e davanti agli occhi di mezzo mondo ci tenne a smentirlo e non per mera circostanza. Il Re sapeva fin troppo bene che per il ragazzo di Dunblane il momento sarebbe arrivato. “Lo vincerai”, gli disse. Murray farà anche di meglio, perché la bellezza del suo tennis, un misto di romanticismo e modernità, stava scritto negli astri che un giorno o l’altro lo avrebbe reso sportivamente immortale. Così, di Wimbledon ne vincerà due e sullo stesso campo centrale, che è gloria che trasuda da ogni filo d’erba, si aggiudicherà pure il torneo olimpico demolendo, nella più classica delle rivincite, proprio Federer. Le vittorie Slam, alla fine, saranno tre, grazie agli US Open nei quali – l’anno è il 2012, lo spartiacque – spezzava l’incantesimo delle troppe finali perse, e due le medaglie d’oro alle Olimpiadi. Ciò, perché dopo Londra si regalò pure il bis a Rio, primo tennista di sempre a fare doppietta consecutiva e su due superfici differenti. A certificarne la grandezza, ammesso ce ne fosse davvero bisogno, nel 2016 chiudeva la stagione in vetta al ranking mondiale: il ricciolino di Dunblane stava guardando il mondo dall’alto. L’acme della sua parabola.

    La sorte, immancabile, tornava a farsi avversa palesando sé stessa sotto forma di un problema alle due anche che lo costringerà, con inaudito anticipo sulla tabella di marcia, ad infilarsi in corpo segmenti in titanio nel disperato tentativo di continuare a fare il tennista. Saranno quarantasei, alla fine, i tornei messi in bacheca, tra i quali è d’obbligo ricordare anche la vittoria nelle Finals ATP, l’erede del Master newyorkese. Per chiudere il cerchio, non poteva mancare il trionfo nella Coppa Davis, ancora una volta per la gioia di una scalpitante nazione affamata di tennis vincente. Tutto questo tributo perché ieri, per l’ultima volta, Andy ha calcato i sacri prati di Church Road. Dopo aver rinunciato al singolare, i problemi fisici sono i soliti, ha deciso di congedarsi dai suoi tifosi disputando il torneo di doppio proprio a fianco del fratello. A vederlo per l’ultimo tango londinese c’erano davvero tutti, i campioni di oggi e quelli di ieri. Lo si potrà ammirare ancora per qualche match, almeno fino all’estate, quando la racchetta di Murray sarà appesa al chiodo definitivamente. Tutto deciso, questa volta a prova di ripensamenti. È la vita e l’ordine precostituito delle cose, ma chi ama visceralmente questa disciplina ha il diritto di essere triste quando un giocatore capace di sublimare il nostro sport preferito si vede costretto a chinare il capo dinnanzi a Chronos e alle sue inviolabili leggi.

    Dalla maledetta scuola di Dunblane alla cima del mondo, la storia di Andy Murray è qualcosa che abbiamo avuto il privilegio di vivere da aficionados e che, come sempre accade in questi casi, ci ha reso persone migliori. Non sempre i campioni dello sport hanno il dono dell’originalità e, anzi, è più facile vivano di personalità stereotipate per giunta verso il basso. Esternazioni preconfezionate, attitudine democristiana nel collocarsi nel mondo, mai una presa di posizione scomoda. Una noia mortale. Andy, di tutto ciò, è notoriamente plastica antitesi nonché la tridimensionale dimostrazione che si possa essere uomini a trecentosessanta gradi anche dedicando anima e corpo ad un obiettivo tanto fagocitante come può essere il professionismo dello sport. L’ennesimo motivo per il quale non finiremo mai di ringraziare Sir Andy, il sopravvissuto capace di riscrivere gerarchie apparse per troppo tempo inscalfibili. La garra di Scozia: cose da William Wallace.

  • Ciclismo, conto alla rovescia per il “Trofeo Rancilio”

    Ciclismo, conto alla rovescia per il “Trofeo Rancilio”

    La macchina organizzatrice GS Rancilio è all’opera per ultimare gli ultimi preparativi, infatti, solo 24 ore separano lo start del Trofeo Antonietto Rancilio 2024, la classica del ciclismo dilettantistico che ricorda la figura dell’imprenditore scomparso nel 1983 che è giunta alla 40^ edizione per la prova maschile e alla 7^ per quella femminile.

    Ad aprire l’edizione 2024 sarà la prova maschile in programma giovedì 4 luglio con 130 atleti che animeranno la gara regalando tanto spettacolo al pubblico presente in rappresentanza di 22 formazioni, tra cui i team stranieri Colombia, Max Solar (GER) e Project 1 (UK)

    Tra i nomi più importanti non può mancare tutto il team Zalf Euromobil che si presenta alla ricerca del 5° successo al Trofeo Rancilio (2018 – Dainese, 2021 – Zurlo, 2022 – Zamperini, 2023 – Griggion)
    Un Matteo Zurlo, ora in maglia Trevigiani, pronto alla ricerca del bis personale a Parabiago, coadiuvato dal compagno Matteo Baseggio

    Attenzione anche alle “ruote veloci” che devono essere i principali indiziati in caso di arrivo in volata: Simone Buda(Solme-Olmo e già primo a Nerviano), Francesco Della Lunga (Hopplà-Petroli Firenze), Tommaso Nencini (Zalf-Euromobil), Alessio Menghini (General Store).

    Tra gli outsider, in elenco troviamo Andrea Piras (Named) e Jenson Brown (Project One UK) che ha militato nella vicina Bustese.Olonia nelle stagioni juniores
    Da citare il “Beniamino di Casa” Marco Rancilio, uscito in buona condizione dal Giro del Veneto e che conosce ogni centimetro di questo tracciato.

    Il giorno successivo, venerdì 5 luglio si replica e sarà la volta della prova Femminile che vedrà presenti circa 90 atlete pronte a contendersi la vittoria del 7^ Trofeo Antonietto Rancilio.

    Ultime ore per la definizione delle iscritte e che vi riporteremo in un comunicato specifico.

  • Tour de France: il mito del Galibier, Pogacar e Pantani che non morirà mai

    Tour de France: il mito del Galibier, Pogacar e Pantani che non morirà mai

    Ieri, Tadej Pogacar ha scritto un’altra pagina di grande ciclismo, spianando il mostro del Galibier in salita e, soprattutto, volando in picchiata fino al traguardo, raggiunto in beata solitudine come tutte (o quasi) le volte in cui decide sia il caso di fare sul serio. E con Jonas Vingegaard a mezzo servizio, per la terribile caduta ai Baschi nella tarda primavera che gli ha accartocciato un polmone, lo sloveno assesta il colpo che potrebbe già voler dire doppietta Giro-Tour, ventisei anni dopo la duplice impresa di Marco Pantani, anno di gloria 1998. Che dire, solo applausi per il fenomenale sloveno.

    Ricorsi storici, quelli belli. Perché anche quella volta tra la fatica e la gloria ci fu in mezzo il Galibier, quasi duemila e settecento metri di altitudine incastonati nel dipartimento dell’Alta Savoia in uno scenario meraviglioso a prescindere. Una salita che evoca storie antiche. La prima rudimentale strada carrozzabile risale già al 1891, in Francia la chiamavano ‘Strada di grande comunicazione numero 14′ ma alla vetta mancava ancora un tratto. Lo scavò l’esercito, ma solo un secolo più tardi. Quasi in cima, ancora oggi troneggia il monumento a Henri Desgrange – per chi non lo sapesse, l’ideatore del Tour de France – che con la prima Grande guerra ancora da venire disse che i ciclisti, pur valorosi, dinnanzi al Galibier non fossero altro che “brodaglia” e, pertanto, obbligati a levarsi il cappello ad ogni passaggio. È risaputo, non toccare ai francesi ciò che i francesi reputano orgoglio di patria.

    Per i nostri colori, nel 1937 fu Gino Bartali a transitare per primo sul gigante delle Alpi Cozie, mentre tre lustri più tardi fu imitato da Fausto Coppi. Senza nulla togliere ai due miti imperituri del ciclismo azzurro, e a tutti coloro che da semplici appassionati una volta nella vita hanno scelto di dedicare cuore e quadricipiti a questa salita, è proprio al 1998 che a sentire parlare di Galibier ci si immagina di tornare, con la forma di memoria più tridimensionale che c’è. Primo, perché Marco Pantani da ormai un ventennio se n’è andato altrove. Secondo, perché ci sono momenti nella storia dello sport che inglobano ciò che rende la vita degna di essere vissuta e assurgono a spaccati a metà tra epica e pedagogia. Anno ’98, dunque, 27 luglio. Estate piena ma, si sa, la montagna fa sempre un po’ quel diavolo che le pare in quanto a meteorologia. Infatti, quel pomeriggio il tempo è da tragedia: diluvia, tira un vento che rende l’equilibrio un esercizio difficoltoso, fa un freddo boia. Marco Pantani è nato in Romagna, adora il mare e in salita va come un treno ma solo perché, lo ripeteva spesso, l’agonia dev’essere abbreviata scalciando il più forte possibile sulle pedivelle. Vien da sé che quelle condizioni climatiche le detestasse epidermicamente.

    Solo qualche mese prima, sulle strade del Giro d’Italia aveva fatto vedere che con l’orografia montana di torno era impensabile per gli avversari vederlo da vicino, tanto che, in un altro pomeriggio passato istantaneamente dall’asfalto alla leggenda, Marco salendo verso le Dolomiti in compagnia di Pavel Tonkov si rese protagonista del faccia a faccia che che oggi è assunto ad unità di misura dei duelli. Ma il Tour non è il Giro. Perché infarcito di chilometri a cronometro, esercizio contro il tempo che costituisce la cryptonite del Pirata, gli arrivi in salita sono soltanto due in tre settimane di corsa e, soprattutto, c’è Jan Ullrich, il Kaiser. Uno che ha saputo riscrivere le leggi della fisica in tema di potenza e che senza i famigerati bagordi culinari (e non solo) durante i freddi inverni della fu Germania dell’Est, oggi ricorderemmo come uno dei più forti corridori di ogni tempo. E poi, fare doppietta tanto somiglia all’impresa che nel tennis significherebbe assicurarsi il Grande Slam. Morale, accade una volta ogni morte di Papa e di cognome sarebbe meglio fare Indurain. Sarebbe.

    Dopo la corsa rosa, Marco non è che si fosse allenato così bene in previsione di una campagna di Francia non certa. Tutt’altro. Poi Luciano Pezzi morì e al via scelse di presentarsi comunque, perché il suo mentore avrebbe voluto lo facesse. Così, le prime tappe sono un mezzo calvario al termine delle quali il tedesco dai quadricipiti grandi come sequoie lo precede e non di poco. Minuti. Giorno dopo giorno, però, l’occhio di Pantani assume il taglio delle occasioni migliori, perché ai fenomeni non piace prendere sberle senza reagire e Marco, se pungolato nell’orgoglio, diventa il peggiore avversario possibile come solo i campioni danno essere. Il 27 luglio, l’arrivo è fissato a Les Deux Alpes e già al mattino l’aria metaforica che si respira in gruppo rischia di essere più tagliente di quella vera che sferza il viso dei corridori. Quando Pantani aveva in mente qualcosa, non si sa come ma era madre natura a preannunciarlo con uno dei suoi trucchi.

    In corsa, Ullrich vestito di giallo mette davanti i suoi uomini a fare da guardia, con lui il luogotenente e vecchia volpe Bjarne Riis con funzione di regista. Tutto sembra apparecchiato a puntino per il controllo della situazione. Invece, Luc Leblanc, uno scalatore di lusso, inizia ad agitarsi in testa al gruppo e le sue proverbiali progressioni sgretolano il plotone dei battistrada con il risultato di privare Ullrich del sostegno dei suoi gregari. A cinque chilometri dal monumento di Desgrange, il Kaiser è solo e Marco decide che il tempo dell’all-in, vittoria o morte, è sopraggiunto. Uno dei Pantani-Moments. Abbassa le mani sul manubrio, dà un ultimo respiro a pieni polmoni e si produce in uno di quelli scatti – perpetui, nella definizione del compianto Gianni Mura – che stanno al ciclismo come il dribbling di Maradona sta al soccer. In un amen riprende i fuggitivi, se li scrolla di ruota e sul Galibier, nascosto da un meteo da tragedia o dall’epica ciclista per chi lo preferisce, scollina in compagnia di sé stesso. Dietro, Ullrich è alla deriva, con le gambe vuote e il morale a pezzi di chi, senza averlo mai messo in preventivo, si scopre impotente.

    Gli ultimi quaranta chilometri sono una pagina di ciclismo che è, insieme, in bianco e nero e colori. Bianco e nero, perché capace di evocare le indimenticabili gesta dei pionieri. Di chi, già un secolo prima, il Galibier lo scalava con bici pesanti come cancelli, maglie di lana sulla pelle nuda e con il copertone di ricambio a tracolla. A colori, invece, perché futuristica, capace di proiettare la disciplina in una dimensione moderna e interpretata secondo i canoni dell’arrembaggio. Il ciclismo d’attualità che oggi sublima, guarda il caso, uno come Pogacar. Trasfigurato da freddo e fatica, e con quella sua aria perennemente malinconica, Pantani giunge al traguardo abbozzando un’esultanza al solito contenuta con quasi dieci minuti di vantaggio sul re definitivamente nudo. Tour ribaltato, un capolavoro che fa da preludio alla passerella gialla sui Campi Elisi, con Parigi prossima a celebrare la grandezza imperitura del Pantadattilo. Sempre scomodando Gianni Mura, che ebbe modo di definirlo in tal modo proprio perché uomo a rischio estinzione, come i dinosauri. Cosa che purtroppo successe davvero non più tardi di una decina di mesi dopo, ma è questa un’altra storia.

    Il Galibier, pertanto, ancora una volta fu giudice supremo, per l’occasione nell’incoronare la doppietta di Marco Pantani. Lo scalatore più forte di ogni eventuale pianeta, oltre che di epoca, dal cuore grande e la sensibilità dilagante, il cui scatto sui pedali si elevò in quei giorni a paradigma di vita per chi avesse l’ambizione di fare della caparbietà una granitica regola di esistenza. Un italiano, a distanza di troppe decadi, tornava sul gradino più alto della manifestazione che più di ogni altra emana ciclismo, spedendo ai posteri una cartolina proprio dalla cima che fa degli uomini ‘brodaglia’ ma non di quelli speciali. Come il Pirata. Marco ce l’hanno strappato troppo presto ma nelle giornate come quella di ieri, rese imperdibili da successori altrettanto valorosi come può essere appunto Pogacar, la sua sagoma inconfondibile sembra non essere mai andata via. Da lì, dove ci si aspetta sempre di ritrovarla: in salita. Christian Prudhomme, il parigino Direttore del Tour de France nel periodo che va dal 2007 al 2018, era solito ripetere un concetto: è il Tour a fare grandi i campioni e non viceversa. Campanilismo d’oltralpe, magari stucchevole ma con un fondo di verità.

    Ci sono campioni il cui ricordo è davvero legato esclusivamente alla corsa che descrive planimetricamente un ricciolo e che, non per niente, gli spocchiosi cugini chiamano Grande Boucle. Tuttavia, ce ne sono altri che brillerebbero di luce propria, sempre e comunque. In Francia e pure nello spazio. Ciò, con buona pace del blasone del Tour, dei vini della Borgogna, della lavanda provenzale e della grandeur della patria che incarnò il sogno rivoluzionario. Marco Pantani, per fare l’esempio che amiamo di più, che il Col du Galibier quel 27 di luglio lo trasformò nel giardino di casa sua. E pure nostra.

  • Cento anni di ciclismo a Dairago, libro e molto altro

    Cento anni di ciclismo a Dairago, libro e molto altro

    Un weekend all’insegna del ciclismo ha animato il comune di Dairago, regalando momenti indimenticabili agli appassionati delle due ruote e alla comunità locale di Dairago. Sabato 29 giugno, presso il Cinema Auditorium Paolo VI, si è tenuta la presentazione del libro “100 anni di pura passione” che celebra la storia della US Dairaghese Ciclismo.

    L’evento ha visto la partecipazione di oltre 150 persone, tra cui figure di spicco del mondo ciclistico come il Presidente Regionale della FCI Stefano Pedrinazzi, il Presidente Provinciale della FCI Luca Arrara, e il Sindaco di Dairago, Paola Rolfi. Presente anche il Presidente del Giro Handbike, Fabio Pennella, insieme ad atleti e dirigenti attuali e del passato della US Dairaghese Ciclismo. La presentazione è stata un’occasione per ripercorrere i momenti più significativi di questa storica società e per onorare il contributo di tutti coloro che ne hanno fatto parte e hanno contribuito a scriverne la storia.

    45° GP Frattolillo – Domenica 30 Giugno Domenica 30 giugno si è svolto il 45° Gran Premio Frattolillo a Dairago, una gara riservata alla categoria giovanissimi che ha visto la partecipazione di oltre 150 iscritti. L’evento è stato un grande successo, confermando ancora una volta l’importanza del ciclismo giovanile nella comunità locale e l’impegno della US Dairaghese ciclismo nella promozione dello sport tra i giovani.

    Prossimi Eventi La US Dairaghese continua a celebrare il suo centenario con una serie di eventi imperdibili: ● Mostra Fotografica del Centenario: Sabato 6 Luglio alle ore 17.30, presso la Sala Consiliare del Comune di Dairago, si terrà l’inaugurazione della “Mostra del Centenario”. Un’occasione unica per ripercorrere la storia della società e rivivere i momenti più significativi attraverso una collezione di fotografie storiche e cimeli. ● Tappa del Giro d’Italia Handbike: Il 14 luglio, Dairago ospiterà la centesima tappa del Giro d’Italia Handbike. Un evento di grande rilevanza che porterà sul nostro territorio gli atleti del Giro Handbike, offrendo un’opportunità straordinaria per sostenere e promuovere il ciclismo paralimpico. Un ringraziamento particolare a tutti i volontari, agli sponsor e all’Amministrazione che hanno reso possibile queste due giornate di grande ciclismo a Dairago e saranno di supporto per gli eventi futuri.