Categoria: Sport

  • Mijaín López Núñez, cinque ori olimpici per entrare nella leggenda. Hasta la medalla (cubana), siempre

    Mijaín López Núñez, cinque ori olimpici per entrare nella leggenda. Hasta la medalla (cubana), siempre

    “C’è, in un’isola lontana, una favola cubana che vorrei tu conoscessi almeno un po’. C’è, un’ipotesi migliore per cui battersi e morire e non credere a cui dice di no. Perché c’è.”
    (Cohiba, D. Silvestri)

    Nessuno ha mai fatto una cosa simile, nemmeno Michael Phelps o Carl Lewis. Cinque Olimpiadi consecutive, cinque medaglie d’oro. Mijaín López Núñez, si. Nato quarantadue anni fa dalle parti di Pinar del Rio, Cuba occidentale, e gigante dal volto buono da centotrenta chili, di professione fa il lottatore e il suo campo di battaglia è quello della categoria regina della lotta greco-romana, i pesi massimi. Gente di muscoli, cuore e cervello fino.

    Il suo ultimo avversario, cubano anch’esso ma assoldato dal Cile, ha appena lasciato il tappeto da sconfitto, così Mijaín, dopo il giro d’onore a beneficio dei connazionali assiepati sulle tribune parigine, riacquista il centro. Si inginocchia, slaccia le stringhe delle scarpe, se le leva. Le bacia, ma solo dopo averle sollevate al cielo, poi le deposita dove tutto è cominciato ormai nel lontano 2004, i suoi primi giochi. Finiva fuori dal podio in quella circostanza, ma i successivi cinque li vincerà, uno dopo l’altro. Un gesto che sta a significare che questa volta è tutto finito, l’epopea del guerriero del popolo si chiude in gloria, in un afoso pomeriggio del 2024.

    Tutto ha una fine, perché anche tra gli dèi si stringono reciprocamente patti e quello che lui ha stipulato con Chronos non ammette deroghe. Sembra impossibile che possa succedere ad un colosso d’uomo, che potrebbe spostare le montagne con le mani e sollevare pianeti, ma i suoi occhi sono lucidi. Anche i duri si commuovono perché, parafrasando non a caso Guevara, non bisogna mai scordare la tenerezza. Mijaín promette, Mijaín mantiene, aveva detto il Presidente cubano Díaz-Canel, che oltre a guidare con coraggio e consapevolezza l’isola ribelle conosce molto bene i suoi eroi. Detto e fatto, l’oro di Cuba.

    E non è certo una sorpresa se oggi tutta l’America Latina desiderosa di rivalsa celebri con felicità contagiosa l’impresa del pentacampione. Perché Mijaín è la quintessenza del riscatto sociale, il volto della Rivoluzione cubana prestato allo sport che, della vita, è sempre luminescente paradigma. Mijaín, pertanto, è prima di tutto un’idea. Quella che un mondo diverso dal nostro, che descriviamo come il migliore, sia sempre possibile, senza l’ingordigia e gli eccessi dei pochi a scapito degli ultimi. Quella di un modello di vita che, non essendo negoziabile, dovrebbe farci invidia, dove lo sport è per tutti e di tutti e non solo dei ricchi. Palestre popolari che trasudano umanità e condivisione e playground a disposizione di chiunque si metta in testa di inseguire un sogno a cinque cerchi.

    Nonostante da decenni non facciamo altro che affamare un’isola piccola, povera e sferzata dalle bizze della natura, mettendo a nudo le nostre debolezze. Nonostante embarghi criminali e cattiverie alle quali i cubani rispondono ogni volta con la loro arma migliore, sorridono.
    “Cosa sono cinque milioni di dollari in confronto all’amore di milioni di cubani?”, disse un giorno Teofilo Stevenson, imperituro campione di pugilato di sangue cubano, all’atto di rispedire al mittente le sirene del professionismo provenienti da Miami, solo qualche chilometro più in là. Volevano fargli incontrare Muhammad Alì e fare di lui un’icona del business. Rifiutò, per non tradire se stesso e la sua gente. Non se ne pentì mai. Famiglia povera, quattordici fratelli e un principio di uguaglianza intagliato nei cromosomi. Ancora oggi non c’è palestra all’Avana senza il suo volto. Mijaín è di quella stessa pasta, figlio prediletto del Socialismo cubano che tra mille difficoltà non lascia indietro nessuno e dà una chance di emergere a chiunque.

    Anche a chi, proprio come Mijaín, da bambino per aiutare la famiglia trasporta casse di frutta più pesanti di lui da un villaggio all’altro. Dev’essere così, col sudore, che ha scolpito tutta questa volontà. Nell’ambiente della lotta lo chiamano “El Terible” e la sua forza viene da lì, dalle strade polverose di Herradura, tra dimore umili e montagne che sembrano preservarle, la cittadina rurale che ne ha visto la nascita e che ieri si è presa un giorno di vacanza collettiva per ammirare il figliol prodigo diventare un mito. Mijaín, che oggi guarda tutto il mondo dall’alto, non dimentica da dove viene e perché ha intrapreso questa via. Non dimentica, per esempio, che prima della Rivoluzione a Cuba lo sport non esistesse affatto e che a farne un caposaldo della quotidianità fu Fidel Castro. Ed è proprio al Comandante en jefe che Mijaín dedica ogni suo successo. “Affinché – dice – la Rivoluzione possa andare avanti e la bandiera di Cuba donare gioia non solo ai cubani al mondo intero”. Internazionalismo militante.

    Mijaín López aveva quindi una missione, un po’ per sé stesso e molto per la sua gente. Quella di entrare nella leggenda dalla porta principale e venirne fuori scalzo. Per rispetto, per lanciare un messaggio. Per ribadire, senza mai scomodare troppe parole, che nessuno dei sette miliardi di abitanti del Pianeta Terra dev’essere lasciato indietro. Mai. Personaggi di questa genetica speciale riconciliano con lo sport e la sua magia. Un ecosistema che soldi, profitto e malaffare provano ripetutamente a deteriorare, e queste Olimpiadi parigine non fanno certo eccezione, ma che i López del mondo difendono con ogni atomo come il bene più caro. Grazie di tutto, campione, il nostro sogno, imperterrito, continua.

    Victoria o muerte. E hasta la medalla, siempre.

  • Sara e Jasmine, le sorelline italian dorate ed olimpioniche

    Sara e Jasmine, le sorelline italian dorate ed olimpioniche

    Oro, se lo sono preso. Sono le più brave ma, al solito, non è garanzia di nulla. Poi, cosa c’è di più difficile di rispettare un pronostico che ti vede favorito? Sara Errani detta Sarita e Jasmine Paolini detta Jas, in questo 2024 avevano già fatto le prove generali. Per esempio, quando, sempre a Parigi ma nel contesto dello Slam disputato solo poche settimane fa, cedevano il passo in finale alla coppia Gauff-Siniakova, acquisendo nella sconfitta la consapevolezza di poter tornare in Bois de Boulogne ancora più determinate in ottica olimpica. Così è andata.

    La finale, al cospetto delle fortissime russe Andreeva-Shnaider – che le persone a modo del CIO, inclusivo e tollerante ma solo quando gli fa comodo, hanno privato della loro bandiera al pari di tutti i connazionali in gara – non è stata una passeggiata, sempre a proposito di pronostici. Detto della competenza delle avversarie, due ragazze che l’arte del doppio la padroneggiano con disinvoltura, le incognite per le azzurre non erano proprio marginali a monte del match. Se, in questo momento, Sara guarda tutti dall’alto, Jasmine, che è singolarista eccezionale ma ciò vale solo fino ad un certo punto, resta ancora in fase di apprendistato nella disciplina di coppia e, nello specifico, pure stanca morta per il tour de force alla quale si è sottoposta nelle ultime settimane, nelle quali ha messo nel motore una quantità esagerata di ore di gioco. Errani, invece, che ha un master universitario in volée e affini e da migliorare non ha più nulla, di primavere ne conta trentasette (come Djokovic) con il rischio di una noia fisica sempre dietro l’angolo. Il timore, quindi, era quello di concedere alle avversarie qualche vantaggio di troppo. Da ultimo, la tensione per l’evento, qualcosa di indecifrabile fino a quando si manifesta. E può abbattersi su chiunque.

    L’approccio di Jas, in tal senso, non è stato dei migliori, succede. Infatti, il primo parziale è un mezzo calvario nel quale le russe imperversano, forti di una superiore potenza balistica. I movimenti delle azzurre non sono quel che si dice un tutt’uno e Sara, in un clima da naufragio, fa obiettivamente quel che può. Il punteggio è, pertanto, lo specchio di quanto visto in campo.

    Jasmine, però, è campionessa vera e dissolta la tensione inizia a macinare il suo tennis. In altre parole, il dritto comincia a fare male alle avversarie, ora costrette a fronteggiare il cannoneggiamento dell’ultima finalista di Wimbledon. Sara, imperterrita, continua nella sua direzione d’orchestra e non è certo un caso che l’inerzia si tinga di un color azzurro intenso. Che l’oro olimpico sia assegnato al Super tie-break finale, quindi, è la più giusta conclusione possibile per una partita di cotanta importanza. E l’epilogo diventa un abbacinante manifesto delle qualità di una giocatrice, Errani, che sarà ricordata come una delle più grandi doppiste dell’Era Open.

    Sarita, in cattedra, sembra Edberg o Novotna, e si produce in una sequenza di volée senza soluzione di continuità; al punto che le avversarie devono aver pensato di giocare contro un muro gigantesco. Ironia della sorte, le hanno sempre rimproverato di essere troppo piccola per il tennis moderno. Ignoranti. La qualità tecnica è esagerata, figlia di una mano dalla quale farsi accarezzare è uno sfacciato privilegio, con quella tattica che non è da meno. Jas, in tutto questo bendidio, non sta certo a guardare. Come si suol dire, fa legna da fondo campo come le è richiesto dal copione ora rispettato alla lettera. Intensità, la sua, per scardinare la resistenza delle russe, mentre Sara osserva e poi finalizza, rimbalzando come una molla nei pressi della rete. Killer instinct, di questo si tratta.

    Le italiane fanno corsa di testa, mettono il naso avanti fin dal primo punto del tie-break e non si fanno più acchiappare, anche se le russe fino all’ultimo restano ancorate alla partita con garra encomiabile. Oro, il primo nella storia olimpica azzurra, che fa scopa con il bronzo di Musetti, per una spedizione italiana da ricordare. Nononostante l’assenza di Sinner e Berrettini avrebbe potuto complicare i nostri propositi bellicosi. Per Paolini è la giusta ricompensa per una crescita tennistica esponenziale e anche un po’ di sfortuna, senza la quale, chissà, forse uno Slam se lo sarebbe già preso. Per Errani, infine, la chiusura di un cerchio che si chiama Career Gold Slam. In soldoni, la vittoria nell’arco della carriera dei quattro Major e delle Olimpiadi. Prerogativa di una élite che più élite di così non si può.

    Errani, nel suo periodo migliore top ten e finalista al Roland Garros pure in singolare, se n’è sentita dire di tutti i colori nel corso degli anni, soprattutto da quelli che si definiscono addetti ai lavori. Pallettara, senza servizio, noiosa, miracolata, e amenità varie. Guerriera, che è l’aggettivo più consono, ha sempre tirato dritto per la sua strada senza mollare di un centimetro, anche quando l’età l’ha relegata a palcoscenici non sempre indimenticabili ma calcati con l’umiltà dei campioni e una passione incrollabile. Questo oro, allora, se non è la sua definitiva rivincita, ci manca poco.

    Che meraviglia queste sorelline d’Italia, protagoniste di una pagina di tennis che si farà fatica a dimenticare.

  • Olimpiadi: la lezione di Nole, cuore e orgoglio di Serbia. Un oro che vale platino

    Olimpiadi: la lezione di Nole, cuore e orgoglio di Serbia. Un oro che vale platino

    Giù il cappello. Novak Djokovic chiude il cerchio: gli mancavano i giochi olimpici e a trentasette anni se li è presi, alla sua maniera. Non solo, ha fatto fesso uno che in questo momento gli sta davanti tennisticamente un chilometro ma che la sagacia del serbo (per ora) se la scorda. E in una giornata per lui tremebonda ha finito meritatamente per perdere, così è il tennis. Ma avrà il tempo per leccarsi le ferite e, si spera, di fare tesoro di una lezione di tattica davvero pesante. Perché Djokovic l’ha davvero incartato, al punto che Carlitos Alcaraz ha finito senza più nemmeno sapere a che sport stesse giocando.

    Del resto, vale sempre l’adagio reso celebre da Emiliano Mondonico per il quale non è affatto detto che vinca il più forte ma quello che ne ha più voglia. E il desiderio feroce di Nole ha spostato gli equilibri tutti dalla sua parte, insieme ad una condotta delle operazioni infallibile come eterodiretta da un computer. Spot imperituro all’intelligenza tennistica e alla possibilità di soverchiare gerarchie concettualmente blindate. Forse l’età che ha giocato un brutto scherzo, forse una giornata storta, forse la tensione del momento. Morale, Alcaraz, le scelte che contano le ha sbagliate quasi tutte. Grave, quando non ha saputo apportare correttivi nei settori più deficitari del gioco e ha esibito un killer instinct all’acqua di rose mandando al macero una quantità industriale di occasioni per dare al match un indirizzo differente.

    Due tie-break hanno fissato uno score, col senno del poi, rispettoso dei valori visti in azione e dato al serbo l’unico trofeo ancora mancante per il conseguimento del Golden Career Slam. Per dirla alla Paolino Canè, cronista di giornata per la tivù pubblica, adesso può anche ritirarsi in pace. Al di là di troppi tecnicismi da addetti ai lavori e dei gusti personali, Djokovic ribadisce che se davvero avesse un senso l’attribuzione del titolo di GOAT sarebbe delittuoso qualora finisse appannaggio di un altro. Se il metro di giudizio sono gli almanacchi e i loro elenchi, che hanno il pregio non trascurabile dell’obiettività, nessuno è stato dominante e longevo quanto lui, un gigante.

    Non stupisce la sua consueta capacità di rigettare l’idea di sconfitta che anche ieri lo ha puntellato nei momenti più delicati del match quando il fiato cominciava ad appesantirsi. La fame di uno che ha iniziato a giocare a tennis schivando le democratiche bombe occidentali non è pareggiabile e colma gap apparentemente impossibili. Lo ha fatto in mille occasioni con Federer, lo ha rifatto con Alcaraz. Sicuramente lo farà ancora. Insomma, Nole non sarà ricordato come il più talentuoso o il più simpatico. Ma al diretto interessato tutto ciò giustamente non importa. Lui voleva essere ricordato come il più vincente di ogni epoca e tanto è diventato. C’è davvero poco altro da dire. A parte un sentito grazie, per aver dato spessore al nostro sport preferito.

  • Olimpiadi: Lorenzo di bronzo. Bellezza uber alles

    Olimpiadi: Lorenzo di bronzo. Bellezza uber alles

    E adesso come la mettiamo? Tutti sul carro, certo. Ma fino a qualche mese fa, Lorenzo Musetti per quelli preparati e pure spocchiosi era solo l’ennesima promessa disattesa, uno destinato a recitare la parte della meteora. Sì, lo dicevano davvero. Fortunatamente, noi che di Lollo siamo perdutamente innamorati da sempre, non abbiamo mollato la trincea, nemmeno quando per ritrovare sé stesso annaspava nel pantano dei Challenger e perdendo pure. E oggi la sua gioia è anche la nostra.

    Quella per un traguardo speciale, il bronzo olimpico, e che la vittoria contro un volitivo Auger-Aliassime ha reso possibile. Vero, chi fa del tennis una delle ragioni di vita fatica un po’ a calarsi nella anomala dinamica olimpica, nella quale non è detto che chi perda torni subito a casa. A noi, infatti, la sconfitta contro uno dei peggiori Djokovic di sempre leva ancora il sonno e l’idea di una seconda chance non è tipicamente nelle nostre corde. Ma c’è e ci vuole bravura per sfruttarla. Cosi, Musetti si è dotato di una versione equidistante dai suoi poli antitetici, meraviglia e disastro, e tanto è bastato per imporre la legge della bellezza sul canadese che, peraltro, con i tempi che corrono va anch’esso ascritto alla cerchia dei talentuosi.

    Tre set sulle montagne russe hanno finito per premiare l’azzurro, che dopo aver ceduto di schianto nel secondo set sembrava destinato a morte certa. Invece no, perché Musetti in queste ultime settimane ha fatto un deciso salto in avanti sulla strada della maturazione tennistica e, adesso, non è più un parziale sciagurato ad estrometterlo dal match. Nell’attualità, Lollo si gioca alla morte fino all’ultimo quindici, finché ce n’è, come solo i grandi di questo sport possono vantare.

    Senza né Sinner né Berrettini, Musetti si è caricato sulle spalle la baracca azzurra e con talento, che non manca mai, e ostinazione ha dato all’Italia una medaglia preziosa perché mai vista in ambito cinque cerchi dai tempi dimostrativi di Paolino Canè. Per la precisione, quarant’anni fa. Parlando di lui, non è facile far comprendere ai meno avvezzi come sia difficile nel tennis vincere alla Musetti. Quindi di varietà e improvvisazione, o genialità che dir si voglia; in un periodo nel quale sono sempre le difese sparagnine a far sollevare i trofei. Ciò perché saper fare tante cose è un limite, oltre che un pruriginoso paradosso della disciplina che fu di Bill Tilden.

    La psiche si fa inesorabilmente maledetta quando al corpo è richiesto di stare invischiato in un perimetro recintato con annessa conta dei punti e non c’è niente di peggio di pensare più del lecito per esacerbare alla potenza enne la situazione di disagio. Ma pensare poco, quando ad ogni colpo ti si presenta un ventaglio inesausto di opzioni come accade a Lorenzo, è pressoché impossibile. Ecco che se vincere è di per sé difficile, la strada dell’azzurro è ai limiti dello sbarramento. Ma quando i tasselli del puzzle trovano tutti la giusta collocazione significa una cosa: tirannia del talento. Il motivo per il quale ha senso aver speso gran parte dei nostri anni migliori inseguendo una pallina da tennis.

    Eravamo arrabbiati dopo la disfatta in semifinale, dove un Musetti troppo brutto per essere vero aveva spianato la corsa ad un Djokovic che, ad essere buoni, ha giocato con metà del suo potenziale. Perché, non lo si nega, le prestazioni contro Fritz e contro Zverev suggerivano ben altro entusiasmo. Tuttavia, in buona parte ci siamo rifatti, perché a queste latitudini financo il tennis celebra il terzo arrivato e una medaglia, per di più a Parigi, val bene una messa. Quindi, astenersi schizzinosi e voltagabbana.

    Musetti non è tifo, è religione. Con i suoi dogmi, tra i quali uno in particolare ci rappresenta dalla testa ai piedi: la bellezza prima di tutto. A Lorenzo il Magnifico, e ora pure medagliato, l’imperitura docenza. A noi la soddisfazione del palato.

  • Varesino in vetta sul K2

    Varesino in vetta sul K2

    “Un traguardo davvero eccezionale, che assume un significato ancor più forte perché raggiunto in occasione delle celebrazioni del settantesimo anniversario della conquista del K2. Complimenti!”.

    Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, grande appassionato di montagna, sui suoi profili social, commenta l’impresa di Tommaso Sebastiano Lamantia, luinese, accademico del Cai e volontario della Stazione di Varese del Soccorso alpino, che nei giorni scorsi, nell’ambito di una spedizione organizzata dal Cai di Biella, ha raggiunto da solo, senza sherpa e senza ossigeno supplementare, la vetta del K2, seconda cima più alta del mondo, a 8.611 metri di quota sul livello del mare. “Inviterò Tommaso a Palazzo Lombardia – aggiunge il governatore – per farmi raccontare personalmente i dettagli e le emozioni che lo hanno accompagnato in questa fantastica missione”.

  • Il merito sportivo ‘Città di Magenta’

    Il merito sportivo ‘Città di Magenta’

    L’Amministrazione Comunale intende riconoscere il merito sportivo “Città di Magenta” attraverso l’assegnazione di un riconoscimento simbolico destinato ad atleti, squadre, allenatori, dirigenti e Società Sportive Dilettantistiche/Associazioni Sportive Dilettantistiche che abbiano onorato la Città con risultati di assoluto rilievo sportivo a livello regionale, nazionale ed internazionale nel periodo dal 01.01.2023 al 31.07.2024.

    REQUISITI DI PARTECIPAZIONE
    Possono partecipare al presente Avviso atleti, squadre, allenatori, dirigenti e Società Sportive Dilettantistiche/Associazioni Sportive Dilettantistiche che:

    abbiano ottenuto nel periodo dal 01.01.2023 al 31.07.2024 risultati di assoluto rilievo sportivo a livello regionale, nazionale ed internazionale
    nel caso di merito sportivo del singolo atleta: Residenza nel Comune di Magenta o tesseramento per SSD/ASD con sede legale a Magenta;
    nel caso di merito sportivo di Squadre: appartenenza ad Associazioni Sportive Dilettantistiche o Società Sportive Dilettantistiche che abbiano sede legale a Magenta

    CANDIDATURE
    La segnalazione delle candidature possono essere effettuate da Associazioni Sportive Dilettantistiche, Società Sportive Dilettantistiche, Federazioni Sportive, Enti di Promozione Sportiva, Istituti Scolastici o singoli cittadini, mediante la compilazione dell’apposito modulo predisposto dall’Amministrazione Comunale.

    TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
    La domanda di assegnazione di riconoscimento al merito sportivo dovrà essere presentata al Comune di Magenta entro il 7 settembre 2024, utilizzando l’apposito modulo di richiesta in cui il richiedente autocertificherà il possesso dei requisiti per l’accesso al riconoscimento.
    La domanda deve essere compilata e presentata a mezzo posta elettronica all’ indirizzo sport@comune.magenta.mi.it oppure all’indirizzo di posta elettronica certificata protocollo@pec.comune.magenta.mi.it.

    Qualora non fosse possibile l’invio telematico della richiesta, la domanda in formato cartaceo potrà essere presentata presso l’Ufficio Protocollo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.30 entro il termine sopra indicato.

    (nella foto in evidenza il Magenta Calcio fresco di promozione storica in serie D)

  • Basket. Il calendario 2024/25: Vigevano parte in casa contro Cremona, ultima a Cantù

    Basket. Il calendario 2024/25: Vigevano parte in casa contro Cremona, ultima a Cantù

    La Lega Nazionale Pallacanestro ha ufficializzato il calendario della stagione 2024/25 di serie A2.

    Come anticipato nella giornata di mercoledì, la ELAchem Vigevano comincerà la propria avventura domenica 29 settebre sul parquet amico del PalaELAchem contro Ferraroni Juvi Cremona alle ore 18, mentre l’ultima giornata è fissata per sabato 26 aprile 2025 a Cantù, contro l’Acqua San Bernardo.

    Ricordiamo che, a partire da questa stagione, sulla falsariga del calcio il girone di ritorno non sarà speculare al girone d’andata, per cui si possono ripresentare sfide a distanza di poche settimane.

    CALENDARIO STAGIONE REGOLARE 2024/25
    1a giornata – Domenica 29/09/24 – Elachem Vigevano-Ferraroni Juvi Cremona – ore 18.00
    2a giornata – Mercoledì 02/10/24 – Carpegna Prosciutto Basket Pesaro-Elachem Vigevano – ore 20.30
    3a giornata – Domenica 06/10/24 – Elachem Vigevano-Libertas Livorno 1947 – ore 18.00
    4a giornata – Domenica 13/10/24 – Avellino Basket-Elachem Vigevano – ore 18.00
    5a giornata – Mercoledì 16/10/24 – Elachem Vigevano-HDL Nardò Basket – ore 20.30
    6a giornata – Domenica 20/10/24 – Elachem Vigevano- UCC Assigeco Piacenza – ore 18.00
    7a giornata – Domenica 27/10/24 – UEB Gesteco Cividale-Elachem Vigevano – ore 18.00
    8a giornata – Domenica 03/11/24 – Elachem Vigevano-Wegreenit Urania Milano – ore 18.00
    9a giornata – Mercoledì 06/11/24 – Tezenis Verona-Elachem Vigevano – ore 20.30
    10a giornata – Domenica 10/11/24 – Elachem Vigevano-Acqua San Bernardo Cantù – ore 18.00
    11a giornata – Mercoledì 13/11/24 – Gruppo Mascio Orzinuovi-Elachem Vigevano 1955 – ore 20.30
    12a giornata – Domenica 17/11/24 – Apu Old Wild West-Elachem Vigevano 1955 – ore 18.00
    13a giornata – Domenica 24/11/24 – Elachem Vigevano 1955-BancaRiviera Rimini – ore 18.00
    14a giornata – Domenica 01/12/24 – Elachem Vigevano 1955-Flats Service Fortitudo Bologna – ore 18.00
    15a giornata – Domenica 08/12/24 – Real Sebastiani Rieti-Elachem Vigevano 1955 – ore 18.00
    16a giornata – Domenica 15/12/24 – Elachem Vigevano 1955-Valtur Brindisi – ore 18.00
    17a giornata – Domenica 22/12/24 – Unieuro Forlì-Elachem Vigevano 1955 – ore 18.00
    18a giornata – Domenica 29/12/24 – Sella Cento-Elachem Vigevano 1955 – ore 18.00
    19a giornata – Domenica 05/01/25 – Elachem Vigevano 1955-Reale Mutua Torino – ore 18.00
    20a giornata – Domenica 12/01/25 – Libertas Livorno 1947-Elachem Vigevano 1955 – ore 18.00
    21a giornata – Mercoledì 15/01/25 – Elachem Vigevano 1955 -Carpegna Prosciutto Basket Pesaro – ore 18.00
    22a giornata – Domenica 19/01/25 – Ferraroni Juvi Cremona-ELAchem Vigevano 1955 – ore 18.00
    23a giornata – Domenica 26/01/25 – ELAchem Vigevano 1955 – Avellino Basket – ore 18.00
    24a giornata – Mercoledì 29/01/25 – ELAchem Vigevano 1955 – Apu Old Wild West Udine – ore 20.30
    25a giornata – Domenica 02/02/25 – Flats Service Fortitudo Bologna – ELAchem Vigevano 1955 – ore 18.00
    26a giornata – Domenica 09/02/25 – Reale Mutua Torino – ELAchem Vigevano 1955 – ore 18.00
    27a giornata – Domenica 16/02/25 – ELAchem Vigevano 1955 – Sella Cento – ore 18.00
    28a giornata – Mercoledì 19/02/25 – HDL Nardò Basket-ELAchem Vigevano 1955 – ore 20.30
    29a giornata – Domenica 23/02/25 – ELAchem Vigevano 1955 -Gruppo Mascio Orzinuovi – ore 18.00
    30a giornata – Mercoledì 26/02/25 – UCC Assigeco Piacenza-ELAchem Vigevano 1955 – ore 20.30
    31a giornata – Domenica 02/03/25 – ELAchem Vigevano 1955 – Unieuro Forlì – ore 18.00
    32a giornata – Domenica 09/03/25 – ELAchem Vigevano 1955-UEB gesteco Cividale del Friuli – ore 18.00
    33a giornata – Domenica 23/03/25 – Wegreenit Urania Milano-ELAchem Vigevano 1955 – ore 18.00
    34a giornata – Domenica 30/03/25 – ELAchem Vigevano 1955-Real Sebastiani Rieti – ore 18.00
    35a giornata – Domenica 06/04/25 – BancaRiviera Rimini-ELAchem Vigevano 1955 – ore 18.00
    36a giornata – Domenica 13/04/25 – Valtur Brindisi-ELAchem Vigevano 1955 – ore 18.00
    37a giornata – Domenica 20/04/25 – ELAchem Vigevano 1955 -tezxenis Verona – ore 18.00
    38a giornata – Sabato 26/04/25 – Acqua San Bernardo Cantù-ElAchem Vigevano 1955 – ore 20.03

    Pansa: “Un calendario da affrontare con la testa sotto la sabbia dall’inizio alla fine”

    II commento di Lorenzo Pansa, allenatore di ELAchem Vigevano 1955 dopo l’uscita del calendario di serie A2 2024/25. “E’ un inizio impegnativo – spiega il tecnico piemontese, alla seconda stagione sulla panchina di Vigevano 1955 -. Il calendario lascia un po’ il tempo che trova, soprattutto quest’anno con l’introduzione dell’asimmetria. Il nostro obietivo primario deve essere quello di mettere la testa sotto la sabbia dal primo giorno del raduno di lunedì 12 agosto, tirarla fuori per qualche ora intorno al giorno di Natale per vedere come siamo messi in classifica e poi rimetterla sotto la sabbia fino alla fine della staigone regolare, quando tireremo definitivamente le somme . Avrei magari voluto giocare una serie di potenziali scontri diretti magari un pochino più avanti nel tempo, ma dovremo farci trovare ugualmente pronti”.

  • Rugby Parabiago: è tempo di saluti e ringraziamenti in casa rossoblù

    Rugby Parabiago: è tempo di saluti e ringraziamenti in casa rossoblù

    La fine di ogni stagione porta sempre cambiamenti nell’organico di ogni società sportiva e non fa eccezione il sodalizio di via Carso; la grande famiglia rossoblù si trasforma con l’avvicinarsi della stagione 2024 – 2025.

    È doveroso un saluto e un ringraziamento speciale a chi, con quest’ultima annata sportiva, ha chiuso un importante percorso nel Club: il riconoscimento unanime è per Andrea “Bubba” Musazzi che termina il suo ruolo di allenatore della squadra cadetta, un incarico che lo ha visto al timone in questi anni sempre con grande passione. A lui e a Fabrizio Montanaro, con cui ha condiviso la guida della squadra, auguriamo la migliore fortuna per le prossime sfide sportive che affronteranno.

    Una fine stagione che segna anche il termine della carriera da giocatore per alcuni atleti della squadra cadetta: tra di loro due delle colonne portanti della prima linea, Filippo Miramonti e Francesco Barbui. Tolgono invece la casacca ma cambiano ruolo nel Club Mattia Chiavegato, prossimo fisioterapista della nascente squadra di Serie C e Raffaele Albero: già capitano dei Galletti, l’ex-mediano di mischia prenderà il posto di Clara Mazzagatti, che ancora ringraziamo per quanto fatto nel Club, nel ruolo di responsabile del settore Minirugby rossoblù, settore strategico e molto importante. Sarà inoltre preparatore atletico dell’Under 23, nonché membro dello staff del PAF Under 18 e Under 23.

    In serie A è già stato tempo di saluti, durante l’ultima partita vinta in casa, all’estremo milanese Nicolò Albano, autore di grandiose stagioni con i colori rossoblù e beniamino del pubblico parabiaghese; durante la stagione avevamo invece salutato la partenza di un altro storico giocatore, un Galletto che ha militato in tutte le serie e i campionati disputati dal club in questi anni: Matteo Baudo è diventato ufficialmente un giocatore di Rugby Varese e cogliamo l’occasione per augurargli ancora tantissime e meritate soddisfazioni in campo.

    Torna in Francia, dopo una stagione difficile e sfortunata, Clement Tucoulet: il fantasioso tre quarti transalpino rientra a casa lasciando uno splendido ricordo in tutti coloro che lo hanno osservato in campo e fuori dal campo; a lui i nostri migliori auguri di riprendersi dal suo infortunio per tornare a stupire i suoi tifosi. Tiziano Pasini lascia il nostro Club per volare nel Campionato Élite: giocherà nei Lyons Piacenza. In bocca al lupo al giovane estremo!

    Si aggiungono ai saluti anche due importanti giocatori della mischia di serie A: il ringraziamento per queste meravigliose stagioni vanno ad Aldo De Vita e a Mattia Strada, entrambi determinanti nel raggiungimento degli importanti successi di Rugby Parabiago; rinnoviamo i nostri auguri e il nostro saluto a Riccardo Paganin, nato e cresciuto nel Galletti, chiamato a disputare il suo primo Campionato in Élite con il Rugby Rovigo: che i colori rossoblù continuino a dargli la carica!

    L’organigramma del Club, inoltre, vede cambi di ruolo per alcuni tecnici che si dedicheranno ad altre categorie rispetto a quanto visto finora: Samantha Grieco saluterà le ragazze della Seniores e supporterà lo Staff del Settore Juniores Femminile guidato da Riccardo Rizzo, Head Coach anche dell’Under 16 maschile; Marco Berra lascerà l’Under 16 maschile e diventerà Assistant Coach della Seniores femminile, affiancando Nicholas Serra, mentre Youssef Darbal passerà dall’Under 16 all’Under 18, affiancando il nuovo coach Stefano Pella.
    Cristian Agresta si sposterà dall’Under 18 all’Under 23 e lavorerà con Juan Pablo Sanchez. Infine, per Demis Banfi ci sarà la Serie A1 come Coach dei tre quarti, insieme a Daniele Porrino e Luca Fulciniti, che continuerà a lavorare come Skill Coach degli avanti. Confermati Marco Mainardi e Angelo Spada in Under 14, Jonathan Bacor in Under 16 così come Enrico Stemberger e Erica Castiglioni nella categoria Juniores Femminile.

    A tutto lo staff tecnico Rugby Parabiago augura buon lavoro… E buona fortuna a chi ha dato tanto al Club!

  • Calcio Serie D.  Ecco le avversarie del Magenta

    Calcio Serie D. Ecco le avversarie del Magenta

    Mentre domani pomeriggio alle 18 i Gialloblù freschi di promozione in Serie D, allenati ancora da Mister Lorenzi, scenderanno in campo a Parabiago contro la Vogherese per una amichevole di peso in preparazione alla nuova stagione, oggi sono stati ufficializzati il Girone e gli avversari delle Aquile dopo la storica promozione.

    Il Magenta del paron Cerri, che sta allestendo una buona squadra per cercare di giocare la D non certo da turisti, si troverà di fronte avversari di rango. Alcuni di questi evocano una certa suggestione.

    Uno su tutti il Chievo Verona autentico fenomeno del calcio italiano di inizio anni 2000 che è arrivato – Chievo è un sobborgo di Verona di qualche migliaio di abitanti – fino alla serie A dove ha giocato per ben 17 anni nella massima serie affrontando e battendo anche le grandi.

    Una squadra che è diventata il simbolo del calcio di provincia in paradiso e che però dopo la discesa in B è arrivata fino al fallimento. Il club è stato rifondato come Chievo 2021 grazie a quello che è stato il suo giocatore simbolo Sergio Pellissier che con la formazione clivense ha siglato la bellezza di 112 goal nella massima serie.

    Ebbene, il nostro Magenta andrà a giocarsela contro una squadra che ha calcato i campi della serie A e che ha come stadio il Bentegodi, casa anche dell’Hellas Verona, ma soprattutto uno degli stadi dei Mondiali di Italia ’90, tanto per aggiungere altra suggestione ….. se già questa non bastasse.

    Ovviamente, non vogliamo certo che la favola del Magenta Calcio 1945 s’interrompa qui. E quindi ci sarà poco tempo per sognare ma si dovranno tenere gli occhi ben aperti.

    Anche se ripetiamo i palcoscenici sono di quelli che contano eccome.

    Pensiamo alla Pro Sesto sempre ai vertici vicina alla serie B per anni, da cui sono passati moltissimi giocatori che hanno fatto il grande salto, ma anche lo stesso Fanfulla dove ha giocato a lungo un certo Corrado Verdelli libero dell’Inter dei record di Trapattoni…..e anche questa squadra fucina di molti talenti. Il Crema, così come le esperte bresciane Palazzolo e Ospitaletto che hanno molta confidenza anche con i campionati di serie C.

    Il Magenta dovrà salire fino a Sondrio così come dovrà vedersela nel derby dell’est Ticino con l’Arconatese. Insomma, tantissimi stimoli e anche tanto entusiasmo perché il Magenta in Serie D è una grande metafora non solo calcistica del rilancio a tutto tondo che deve e può avere il Magentino.

    Il calcio anche se non siamo ai livelli della A -e qui fortunatamente la passione è ancora il primo elemento che muove tutto – può essere un volano prezioso per tutta la città e per la sua immagine.

    Avere ogni due settimane tifosi che arriveranno da ogni parte della Lombardia e non solo, alcune compagini con al seguito uno zoccolo duro importante di supporters, se da un lato, significa necessità di gestire al meglio le situazioni anche di ordine pubblico, dall’altra, anche possibilità per Magenta di mettersi in vetrina.

    Sappiamo che il Presidente Cerri ce la sta mettendo tutta per tenere il Magenta ai massimi livelli così come l’Amministrazione col il suo primo cittadino Luca Del Gobbo, che è anche il primo tifoso dei gialloblù, sono fianco a fianco alle Aquile.

    Quindi a questo punto come direbbe un famoso mister di serie A “pancia a terra e pedalare” per tenere il Magenta in alto.

    Perché come sempre dietro ad una partita di calcio non ci sono solo novanta minuti sul campo. In gioco c’è onore e prestigio per una città intera. Oggi Magenta ha una grande occasione non sprechiamola. La Serie D ha un valore che va ben oltre l’aspetto sportivo.

    F.V.

  • Sedriano calcio in Eccellenza: traguardo storico per il team del presidente Cardamone e di mister Robecchi

    Sedriano calcio in Eccellenza: traguardo storico per il team del presidente Cardamone e di mister Robecchi

    “La Prima Squadra Maschile del Sedriano Football Club ha raggiunto un traguardo straordinario: la promozione in Eccellenza. Un sogno che sembrava sfuggire di mano è diventato realtà grazie al ripescaggio, segnando un momento storico per la società, che celebra quest’anno il suo sessantesimo anniversario”, comunica ufficialmente il club.

    “Per la prima volta nella sua storia, il Sedriano Football Club parteciperà al campionato di Eccellenza, un risultato che premia l’impegno, la passione e il duro lavoro di tutti coloro che fanno parte del Club. La squadra, con rinnovato entusiasmo e determinazione, si prepara a questa nuova sfida, pronta a lasciare il segno e a dimostrare il proprio valore sul campo. Con lo sguardo rivolto al futuro, il Sedriano Football Club è determinato a scrivere nuove pagine di successi e a consolidare la propria presenza in Eccellenza. La promozione non è solo un traguardo raggiunto, ma un punto di partenza per nuove avventure e sfide, che il club affronterà con la stessa passione e dedizione che l’ha portato fino a qui.??”

    Esultano dunque, e con piena nonché legittima soddisfazione, il presidente Cardamone, con un passato di calciatore professionista con indosso casacche prestigiose, passaggi a Legnano e Pavia, il direttore sportivo Gianpietro Vila e ovviamente mister Robecchi, classe 1974, allenatore da diversi anni con esperienze significative nel suo palmares, che ora si arricchisce di un nuovo e stimolante traguardo.

    Il Sedriano si ritroverà per la preparazione il 16 agosto: il campionato di Eccellenza scatterà invece domenica 8 settembre.

    UNA STORIA LUNGA 60 ANNI
    ACD Sedriano è stata fondata nel 1964 con il nome de La Sedrianese.

    Attualmente gestisce tre centri sportivi: quello storico di Sedriano e altri due a Bareggio. I centri sportivi offrono ai giocatori la possibilità di svolgere le proprie attività su 5 campi da calcio curatissimi e una palestra polifunzionale.

    A partire dal 2021, la società è diventata Scuola Calcio Élite FIGC e, nella stagione 2022/2023, compie il percorso per vedersi riconosciuta come Club Giovanile di 3° Livello per la qualità del lavoro svolto con gli atleti del settore giovanile, dai piccolissimi U6 agli U17, sia dal punto di vista tecnico che educativo.

    Tutto il settore agonistico milita nelle categorie regionali permettendo così a molti bambini di completare il percorso formativo ad elevati livelli qualitativi di attività calcistica in ambito lombardo.