Categoria: Sport

  • Us Open: la sovrumana forza mentale di Sinner

    Us Open: la sovrumana forza mentale di Sinner

    Non che fosse necessaria chissà quale competenza tennistica ma ieri, all’atto di presentare il match su queste stesse pagine, ci si poneva un quesito, se Medvedev avrebbe assunto un posizione più avanzata del consueto sul campo, e ci si esponeva in una considerazione circa l’inedeguatezza del russo nei pressi della rete. Il risultato, quindi la vittoria a conti fatti piuttosto netta nello score di Jannik Sinner, è somma dei due suddetti aspetti. Daniil è rimasto tafazzescamente incollato ai teloni di fondo campo subendo in troppe circostanze la maggiore intraprendenza dell’italiano e una sciagurata volée di rovescio, più da domenica mattina al circolo che da vincitore Slam, gli è costata molto probabilmente la chance di portare l’incontro al quinto e decisivo set.

    Sul resto, al solito, cerchiamo di restare ancorati a ciò che ha detto il campo più che ai troppo facili entusiasmi. Quindi, partita bruttina, con tre set disputati sulle montagne russe e finiti appannaggio senza appello del più lesto a prendersi il primo vantaggio, e un quarto parziale finalmente animato da un minimo di lotta, ma più per un’ampia numerosità di errori (da ambo le parti) che per una sopraggiunta qualità. Qualche errore in meno per Jannik che, senza strafare, ha messo a segno il break decisivo nel settimo gioco, dopo aver salvato miracolosamente il suo precedente turno di battuta grazie alla decisiva compartecipazione dell’avversario, prima di mandare in onda i titoli di coda. Ordinaria amministrazione, verrebbe da dire, se non si trattasse di un quarto di finale Slam mai raggiunto prima d’ora dall’italiano che in premio avrà venerdì il geniale britannico Draper, che poco prima aveva fatto fuori il volitivo De Minaur – uno dei Top Ten meno performanti a memoria d’uomo – esibendo un tennis che, in quanto a talento, è da primo della classe.

    Sempre ieri, nella preview, ci si interrogava sulla superiorità dell’azzurro, o del moscovita, qualora entrambi avessero fornito di sé la migliore versione possibile. È con rammarico, considerate le attese, che, si constata, al contrario, una versione per entrambi lontana da quella ottimale. Un po’, forse, la posta in gioco e un po’ la luna particolarmente negativa di un Daniil che ha finito per far giocare non troppo bene anche Jannik e che siamo certi essere piuttisto incazzato. Più per il come che per il quanto. Non a caso, il suo linguaggio del corpo nelle battute finali è parso oltremodo scoraggiato, quando un paio di giocate degne del suo blasone avrebbero potuto rivitalizzare morale e partita.

    Per Sinner, invece, solo il secondo set lasciato sul piatto nel torneo e la prospettiva oggettivamente interessante di non dover far di conto, come viceversa plausibile alla compilazione del tabellone, né con Alcaraz né con Djokovic perché estromessi anzitempo a causa di uno stato psicofisico rivedibile per usare un eufemismo. Se della semifinale certa con Draper si è già detto, ora aggiungiamo che la presenza del britannico neo Top 20 impreziosisce il torneo perché capace di innalzare la voce qualità, l’avversario dell’ipotetica finale uscirà dal derby yankee tra Fritz e Tiafoe, bravi a riportare all’ultimo atto uno statunitense che a New York non vince ormai da un ventennio quando fu Roddick ad alzare la coppa. Bravi tutti e due a sfruttare un tabellone benevolo e due settimane giocate come forse mai prima d’ora. Fritz, comunque, non è poi così una gran sorpresa e sembra il più attrezzato ma Tiafoe, sulla carta più avvezzo a incappare in giornate storte, non è la prima volta che a New York faccia strada.

    Insomma, comunque vada, la finale di domenica avrà per protagonista almeno un neofita in materia di Slam con la speranza ciò possa non costituire un limite all’auspicabile equilibrio. Tornando a Sinner, è davvero ammirevole la granitica capacità di fornire prestazioni sempre all’altezza anche in un periodo storico emotivamente non facile a causa del pasticcio doping – un tema che meriterebbe un articolo a sé – e del fuoco di sbarramento mediatico al quale è sottoposto. Se la sua mano non è quella di Alcaraz, del resto chi ce l’ha, in compenso la testa è quella di uno scienziato che non contempla battute d’arresto. Perché la sconfitta rimediata a Wimbledon proprio contro Medvedev avrebbe potuto insinuare in lui qualche legittimo dubbio e, invece, ha finito per ingigantirli a dismisura nel suo rivale.

    Chiusura tassativamente dedicata alla coppia azzurra Errani-Vavassori in procinto di giocarsi la finalissima del misto
    . E se per la meravigliosa Sarita, per la quale abbiamo terminato gli aggettivi, non c’è più nulla da dimostrare, per Wave sarebbe il premio per un giocatore che non sarà un fenomeno ma è depositario di un tennis piacevole in estinzione, all’arma bianca, che ci piacerebbe sopravvivesse alla legge del tempo. Per l’ennesima volta, in questo periodo azzurro dalle uova d’oro, i nostri connazionali transitano con il gruppo di testa all’ultimo chilometro, per usare un’espressione cara ai ciclisti, come se ciò corrispondesse alla normalità. Se pensiamo ai decenni di pane duro che ci siamo messi alle spalle, però, è facile rendersi conto che di normale non c’è nulla. Trattasi di eccezionalità alla potenza enne, un’epoca magari irripetibile che, pertanto, difficilmente scorderemo.

  • Stra Cassinetta, si corre tra ville, monumenti e sentieri vicino al Naviglio

    Stra Cassinetta, si corre tra ville, monumenti e sentieri vicino al Naviglio

    A settembre si torna a correre dopo la pausa estiva. Dopo il successo della Strapasciata sul Naviglio a Robecco arriva la Stra Cassinetta, in occasione della festa del paese. L’appuntamento è fissato per venerdì 6 settembre. La corsa non competitiva si disputerà sulle distanze di 3 o 7 chilometri toccando i punti caratteristici di Cassinetta. Il ritrovo è fissato per le 18 al parco De Andrè in via Pace.

    Partenza alle 19.15 per la 7 km, alle 19.20 per i 3km, dal parco comunale. L’arrivo è previsto al parco De Andrè. Naturalmente ricco ristoro per tutti i partecipanti alla fine della corsa.

  • Us Open, ‘verso’ Sinner-Medvedev

    Us Open, ‘verso’ Sinner-Medvedev

    I bookmakers danno favorito Jannik Sinner. Ma la quota attribuita a Daniil Medvedev non può lasciare tranquilli i supporter dell’azzurro. Come giusto che sia, considerando com’è finita a Wimbledon non più tardi di un mese fa, quando a prevalere è stato il moscovita (si può dire che è russo?) sulla superficie che lo penalizza più di quanto non la subisca Sinner. Però, prima di Londra, Jannik aveva inanellato una striscia positiva fino a sfiorare il pareggio negli head-to-head che per diverso tempo avevano sorriso al forte e leggermente più ‘anziano’ rivale.

    Insomma, al di là delle valutazioni degli scommettitori professionisti, sembra essere la più classica delle partite non pronosticabili perché governate dall’esito di una piccola manciata di punti. Qualche secondo di orologio all’interno di un match magari lungo ore in grado di far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Il bello del tennis. Qualche indizio tecnico può essere utile ad azzardare previsioni almeno sulla carta credibili.

    I primi quattro match, per entrambi, hanno detto che la condizione è ottimale. Avversari morbidi, gestione sapiente delle energie, vittorie senza inutili patemi. Il solo Paul avrebbe potuto causare a Sinner qualche grattacapo in quanto ottimo giocatore, padrone di casa e pure in fiducia. Invece, per Jannik, un primo set altalenante vinto con il solito tie-break chirurgico, un secondo in controllo e la valanga nel terzo a chiudere la pratica. Fine dei giochi.

    Davvero poco significativi i match di Medvedev, causa divario di lignaggio tennistico, per tirare qualche somma ma la sensazione epidermica è che il suo gioco sia perfettamente centrato. Del resto, New York evoca in lui ricordi dolcissimi legati al primo e unico Slam messo in bacheca fino ad ora. Massacrando Djokovic, tra l’altro. Volendoci sbilanciare, un centimetro meglio Medvedev fino a qui ma Sinner è parso in progresso.

    Il match è un copione già visto. Chissà se Daniil si ricorderà che un passo avanti in risposta può essere la sua arma vincente per mettere pressione al servizio dell’azzurro che, viceversa, rischia di fare sfracelli con le traiettorie ad aprire il campo. E chissà se Jannik si ricorderà che l’abitudine del russo a stare lontano dalle righe può essere punita con un surplus di aggressività e, perché no, di variazioni. Quindi drop shot e presa della rete. Dettagli che in un contesto di granitico equilibrio possono, appunto, incasellare il match. Di qua o di là.

    Gli addetti ai lavori sono divisi. Chi è più forte se, ipoteticamente, per entrambi il livello esibito coincide con il rispettivo massimo possibile? Tutti e due non eccellono per capacità di cambiare le carte in tavola, sempre con riferimento al gotha della disciplina, ma a nostro avviso Sinner ha una migliore capacità di esplorare il gioco fuori dalla sua zona di comfort e Medvedev nei pressi della rete non vale la Top 50, forse pure meno. Chissà che non possa essere proprio questo il famoso ago.

    Morale, per dirla alla Tommasi, il miglior Sinner in linea teorica si fa preferire al miglior Medvedev. Poi però c’è il campo a dire la sua e, sempre parafrasando il Maestro Rino, i pronostici li sbaglia soltanto chi li fa. Per il Us Open: verso Sinner-Medvedev

    I bookmakers danno favorito Jannik Sinner. Ma la quota attribuita a Daniil Medvedev non può lasciare tranquilli i supporter dell’azzurro. Come giusto che sia, considerando com’è finita a Wimbledon non più tardi di un mese fa, quando a prevalere è stato il moscovita (si può dire che è russo?) sulla superficie che lo penalizza più di quanto non la subisca Sinner. Però, prima di Londra, Jannik aveva inanellato una striscia positiva fino a sfiorare il pareggio negli head-to-head che per diverso tempo avevano sorriso al forte e leggermente più ‘anziano’ rivale.

    Insomma, al di là delle valutazioni degli scommettitori professionisti, sembra essere la più classica delle partite non pronosticabili perché governate dall’esito di una piccola manciata di punti. Qualche secondo di orologio all’interno di un match magari lungo ore in grado di far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Il bello del tennis. Qualche indizio tecnico può essere utile ad azzardare previsioni almeno sulla carta credibili.

    I primi quattro match, per entrambi, hanno detto che la condizione è ottimale. Avversari morbidi, gestione sapiente delle energie, vittorie senza inutili patemi. Il solo Paul avrebbe potuto causare a Sinner qualche grattacapo in quanto ottimo giocatore, padrone di casa e pure in fiducia. Invece, per Jannik, un primo set altalenante vinto con il solito tie-break chirurgico, un secondo in controllo e la valanga nel terzo a chiudere la pratica. Fine dei giochi.

    Davvero poco significativi i match di Medvedev, causa divario di lignaggio tennistico, per tirare qualche somma ma la sensazione epidermica è che il suo gioco sia perfettamente centrato. Del resto, New York evoca in lui ricordi dolcissimi legati al primo e unico Slam messo in bacheca fino ad ora. Massacrando Djokovic, tra l’altro. Volendoci sbilanciare, un centimetro meglio Medvedev fino a qui ma Sinner è parso in progresso.

    Il match è un copione già visto. Chissà se Daniil si ricorderà che un passo avanti in risposta può essere la sua arma vincente per mettere pressione al servizio dell’azzurro che, viceversa, rischia di fare sfracelli con le traiettorie ad aprire il campo. E chissà se Jannik si ricorderà che l’abitudine del russo a stare lontano dalle righe può essere punita con un surplus di aggressività e, perché no, di variazioni. Quindi drop shot e presa della rete. Dettagli che in un contesto di granitico equilibrio possono, appunto, incasellare il match. Di qua o di là.

    Gli addetti ai lavori sono divisi. Chi è più forte se, ipoteticamente, per entrambi il livello esibito coincide con il rispettivo massimo possibile? Tutti e due non eccellono per capacità di cambiare le carte in tavola, sempre con riferimento al gotha della disciplina, ma a nostro avviso Sinner ha una migliore capacità di esplorare il gioco fuori dalla sua zona di comfort e Medvedev nei pressi della rete non vale la Top 50, forse pure meno. Chissà che non possa essere proprio questo il famoso ago.

    Morale, per dirla alla Tommasi, il miglior Sinner in linea teorica si fa preferire al miglior Medvedev. Poi però c’è il campo a dire la sua e, sempre parafrasando il Maestro Rino, i pronostici li sbaglia soltanto chi li fa. Per il nostro, rivolgersi al Direttore.

  • Splendido Alberto Amodeo da Abbiategrasso: oro nei 400 stile libero alle Paralimpiadi!

    Splendido Alberto Amodeo da Abbiategrasso: oro nei 400 stile libero alle Paralimpiadi!

    Splendida performance del nuotatore abbiatense Alberto Amodeo, che oggi pomeriggio a Parigi si è riconfermato il dei 400 stile libero paralimpici nella categoria S8. E dopo quello di Simone Barlaam, l’abbiatense sale ancora sul gradino più alto del podio.

    Dopo i trionfi mondiali degli ultimi anni, il classe 2000 di Magenta si mette al collo l’oro paralimpico con una finale perfetta. Amodeo chiude in 4’23”23, migliorando di oltre un secondo il suo miglior tempo stagionale nuotato finora e battendo l’astro nascente del nuoto canadese, il classe 2007 Reid Maxwell.

    Una finale gestita al meglio dal classe 2000 di Magenta, che prima lascia sfogare l’australiano Callum Simpson – devastante nelle due vasche iniziali – e poi risponde a ogni tentativo di rimonta del giovanissimo Reid Maxwell.

    Il neo diciassettenne canadese – nato il 2 settembre 2007 – cerca in tutti i modi di andare a vincere questi 400 stile, ma deve fare i conti con un Amodeo imperiale. Dai 200 ai 250 metri Alberto supera infatti Maxwell e poi lo tiene a oltre mezzo secondo di ritardo, incrementando a 0”72 di margine durante l’ultima virata per poi planare sull’acqua de La Défense Arena e chiudere col tempo di 4’23”23. Maxwell si deve accontentare dell’argento, mentre Andrei Nikolaev è di bronzo.

    “Avevo un’idea di gara in mente ma non ero sicuro potesse funzionare -ha commentato Alberto dopo la gara-. Stamattina mi sono detto che l’unica possibilità era di entrare e fare il mio e sperare che nessuno ne avesse per venire a prendermi. Mi è andata ben. È stata una bella gara, sono contento, non ho ancora ben realizzato, ma vedere questa gente che gioisce insieme a te è fantastico. Sapevo di stare bene ma da sapere di stare bene a portare a casa un risultato del genere ce ne passa».

    Alberto Amodeo è uno dei sette i portacolori della Polha Varese convocati dal direttore tecnico Riccardo Vernole nella squadra italiana di nuoto per le Paralimpiadi di Parigi.

  • Team Equa arriva il primo oro dalle Paralimpiadi di Parigi 2024

    Team Equa arriva il primo oro dalle Paralimpiadi di Parigi 2024

    Si è aperto il programma delle prove su strada alla Paralimpiade di Parigi 2024 con le gare a cronometro, impegnati per il Team Equa: Lorenzo Bernard – Davide Plebani, Claudia Cretti, Fabrizio Cornegliani, Svetlana Moshkovich, Martino Pini e Ana Maria Vitelaru.

    Partenza velocissima di Fabrizio Cornegliani che ha condotto la prova mantenendo sempre la 2° posizione; nelle fasi finali la potenza di Fabrizio porta il Team Equa alla conquista della prima medaglia d’oro.

    Un leggero rammarico invece per Ana e Svetlana che concludono le proprie forze rispettivamente al 5°(Ana Vitelaru) e all’8° (Svetlana Moshkovich); certamente hanno voluto mantenere le forze migliori per la prova in linea di domani.

    Ottavo posto per Claudia Cretti.

    La giornata odierna però non è ancora conclusa … potrebbero arrivare ancora sorprese!!
    Prossimi a partire …

    Ore 13:38 il Tandem di Lorenzo Bernard – Davide Plebani
    Ore 15:37 Prova Handbike Maschile – H3 di Martino Pini

    Di seguito i risultati delle prove
    Prova Cronometro

    oro per Fabrizio Cornegliani cat. MH1
    5° Ana Vitelaru cat. WH5
    8° Svetlana Moshkovich cat. WH4
    8° Claudia Cretti cat. WC5

    (foto a cura di Davide Rancilio)

  • Strapasciata sul Naviglio a Robecco, un successo con 700 runner

    Strapasciata sul Naviglio a Robecco, un successo con 700 runner

    Una Strapasciata con tante novità divertenti quella andata in scena a Robecco sul Naviglio lunedì sera. Settecento iscritti, tanti gruppi e singoli runner e camminatori provenienti da tutti i paesi. Un’occasione per correre divertendosi con il Tapascione Running Team, la società che ha organizzato l’evento patrocinato dal comune di Robecco. Il percorso è di quelli collaudati con la partenza poco prima delle 20 da Villa Terzaghi e arrivo nel parco vicino alla tensostruttura.

    Commenti positivi da tutti i runner che hanno provato quanto è piacevole stare all’aria aperta quando, all’inizio di settembre, il buio comincia ad arrivare prima. Partenza con il chiaro e, per molti, arrivo quando era buio fitto. Ristoro, premiazioni e cena finale in tensostruttura per finire.

  • Ciclismo: si torna in sella con l’U.S. Dairaghese

    Ciclismo: si torna in sella con l’U.S. Dairaghese

    La 48° edizione della Coppa Comune di Dairago, competizione ciclistica riservata alla categoria allievi, ha visto 94 partenti sfidarsi lungo un circuito di 7,5 km che attraversava i comuni di Dairago, Villa Cortese e Busto Garolfo.

    Dopo i primi chilometri, percorsi a velocità sostenuta con il gruppo compatto, si sono susseguiti diversi tentativi di fuga, tutti senza successo.

    Nicolò Sorci (GS Prealpino) e Andrea Colombo (Pedale Senaghese) hanno provato un’azione da finisseur, ma sono stati ripresi dal gruppo durante lo sprint finale, dove a prevalere è stato Alberto Veglia (Monaco Gabetti-Ardens Cycling Team).

    In seconda posizione si è classificato Leonardo Martuscelli (SC Castellettese-Cicli Varsalona), mentre al
    terzo posto è arrivato lo stesso Andrea Colombo (Pedale Senaghese).

    La U.S. Dairaghese Ciclismo desidera ringraziare tutti i volontari che hanno reso possibile questa manifestazione, l’A.P.A.D., la Protezione Civile di Dairago e, in particolare, gli sponsor che hanno sostenuto l’evento. Un ringraziamento speciale va anche al Comune di Dairago per il prezioso patrocinio.

  • Us Open: la poesia di Karo, il sorriso di Jas

    Us Open: la poesia di Karo, il sorriso di Jas

    Karolina Muchova, ci tengono a farlo sapere gli addetti ai lavori col pallottoliere in mano, ha già compiuto ventotto anni, in carriera ha vinto un solo torneo e per giunta di una fascia che più bassa non si può e non fa sanguinare la pallina secondo i dogmi della modernità imperante. Invece, dovrebbero dirci che è una giocatrice stupenda. Perché ascrivibile alla cerchia di quelle che, alla stessa pallina, si rivolgono in maniera strettamente confidenziale. Danno del tu. Una di quelle che consentono di raccontare il tennis alla stregua di un’opera d’arte. Ancora, dovrebbero dirci che la nostra meravigliosa Jasmine Paolini, che è arrivata a New York comprensibilmente a corto di fiato, dopo una stagione esaltante oltre ogni immaginazione e nella quale ha raggiunto gli ottavi in tutte e quattro le prove dello Slam, ha ceduto il passo ad una giocatrice che senza noie fisiche le è qualitativamente superiore.

    Non a caso la scuola di Karolina è quella che fu cecoslovacca, dunque asintotica alla perfezione stilistica. Scuola che in un passato nemmeno così remoto ha regalato alla disciplina almeno tre diamanti di inestimabile valore come Navratilova e Mandlikova, prima, e la compianta Novotna, poi. Muchova, forse non sarà della stessa epocale genia delle succitate colleghe, giusto dirlo, ma la tessera di quel club esclusivo può esibirla al mondo senza imbarazzo. Le credenziali? Una faretra colma di frecce diverse una dall’altra. Questa settimana, Karolina sembra aver trovato la migliore combinazione tra salute, bellezza e funzionalità, tanto che si è assicurata un posto tra le migliori otto del Major nordamericano con la prospettiva di un incontro alla sua portata per timbrare il pass per le semifinali.

    Morale, stupirsi per la sconfitta rimediata dalla nostra Jas non denota particolare sagacia nella lettura del tennis. Jas che, infatti, ha candidamente ammesso di essere innanzitutto una fan della ceca, oltre che essersi rammaricata per la prestazione comunque sottotono.
    Muchova è una giocatrice ariosa, dai colpi quasi piatti, depositaria dei segreti euclidei, fatti di angoli che spaziano tra lo stretto e l’ampio e traiettorie imprevedibili e inconsuete, e di tutte le possibili rotazioni concepite dalla fisica classica. Dire Muchova, pertanto, significa spostare il baricentro del gioco sul piano del talento e della fantasia. Parafrasando il maestro Gianni Clerici, da una mano così educata vorremmo tutti ricevere una carezza. Tennis d’antan e pure in estinzione, tennis che non passa mai di moda.

    Una famiglia di calciatori e quella maledetta predisposizione all’infortunio, la sorpresa non è tanto che Karolina abbia palesato questi livelli di eccellenza sul cemento newyorchese ma che si sia ricordata di farlo. Un dato piuttosto eloquente che la riguarda recita come abbia un saldo positivo nei confronti delle giocarci occupanti la Top 3 del ranking, tanto che prima della sfortunata finale persa in Bois de Boulogne lo scorso anno era addirittura di 5 a 0. Giusto per ribadire il concetto che in una partita secca, ammesso che gli addominali fragili come cristallo glielo consentano, è sempre meglio girarle alla larga, perché è piuttosto facile finire scherzati dal suo abbacinante illusionismo.

    Muchova, manco a dirlo, in questa stagione ha giocato pochissimo per via di un’operazione al polso resasi necessaria esattamente un anno fa proprio a New York. Così, la sua classifica recita ora un numero 52 che può ingannare i meno attenti e che non rammentano un lusinghiero best ranking da 8 al mondo. Quelli che oggi danno addosso a Paolini per non aver proseguito la corsa al titolo, manco avesse perso con una carneade qualunque. All’azzurra, tornando per un secondo al match, non è bastato uscire più lesta della rivale dai blocchi di partenza, al punto che, avanti per tre game a uno, ha subito un parziale taglia-gambe di cinque giochi che ha deciso il primo parziale e forse l’intero match. Perché il secondo set, di fatto, Muchova non ha mai dato l’impressione di poterlo perdere, nonostante la consueta garra esibita da Jasmine che, comunque, diventa la giocatrice italiana con il maggior numero di vittorie Slam nell’arco di una sola stagione. Due ottavi e due finali tra le quali la più prestigiosa di tutte, Wimbledon. Hai detto niente.

    Inserita nella parte alta di tabellone, il prossimo incontro vedrà Muchova incrociare la racchetta della brasiliana Haddad Maria – nulla di così terribile per essere un quarto di finale – e qualora dovesse prevalere andrebbe forse a testare la qualità della numero uno al mondo, la polacca Swiatek, sul cemento che notoriamente non predilige. Pegula permettendo, altra top player in condizioni super. Siccome sognare non costa nulla, la finalissima, salvo sorprese, la vedrebbe opposta alla devastante Sabalenka che, a differenza sua, con la pallina fa i buchi sul ground ma che potrebbe andare in sofferenza sui binari di un match poco canonico come quello che sa imbastire Karolina. Indipendentemente da tutto ciò che verrà, è non essendo dato sapersi quale potrà essere già domani la sua condizione psicofisica e se si avrà il privilegio di scrivere di un’altra vittoria, il pensiero che nel circus si aggiri una tennista non stereotipata come Muchova è una sensazione rassicurante. Gli déi del tennis, a tempo debito, siamo certi troveranno il modo per dirle grazie. Nel frattempo, noi non ci perdiamo nemmeno un quindici, nello spirito per il quale dietro ad ogni suo colpo ci sia sempre qualcosa da imparare.

    In bocca al lupo, Karo. E grazie di cuore anche a Jas, orgoglio di connazionale.

  • Milan Club Magenta: riprende il tesseramento, già oltre cento i soci

    Milan Club Magenta: riprende il tesseramento, già oltre cento i soci

    Con l’inizio della nuova stagione, riprende anche il tesseramento al Milan Club Magenta.
    “Neanche un anno fa davamo inizio a questa grande avventura”, esordisce così il Presidente Kevin Bonetti, il quale prosegue: “Da poco è iniziato il campionato. Nonostante non siamo partiti positivamente, il che è oggettivo e c’è parecchio da migliorare, la passione per il Milan è sempre viva”.

    Il Presidente fa anche un bilancio sui numeri: “Appena fondato il club, in breve tempo abbiamo tesserato più di 100 persone. L’obiettivo principale è quello di incrementare il numero dei soci”.

    Bonetti conclude: “Inoltre, abbiamo intenzione di proseguire con eventi a scopo socio-culturale. A Natale e a Pasqua abbiamo distribuito panettoni e colombe in iniziative solidali in collaborazione con Croce Bianca, a Maggio abbiamo realizzato una serata in collaborazione con AC Magenta e l’amministrazione comunale.
    Prossimamente approveremo il nostro primo bilancio e detteremo le linee guida del club, con lo scopo di migliorare dal punto di vista organizzativo e mediatico.
    Colgo, infine, l’occasione per ringraziare i colleghi del Direttivo e tutti i soci rossoneri.
    Ricordiamo a tutti che vi è la possibilità di rinnovare il tesseramento per chi è già socio ed invitiamo chi non lo è ancora ad unirsi alla nostra famiglia rossonera. Potete contattarci scrivendoci all’indirizzo mail milanclubmagenta@gmail.com, oppure su Facebook alla pagina “Milan Club Magenta” e su Instagram.
    Il grido è sempre quello: FORZA MILAN SEMPRE”

  • ‘Cannibale’ Barlaam è immenso: oro paralimpico e record del mondo!

    ‘Cannibale’ Barlaam è immenso: oro paralimpico e record del mondo!

    Non ha tradito le attese, compiendo un’altra grande prestazione, anzi qualcosa di più: Simone Barlaam da Cassinetta ha appena conquistato la medaglia d’oro nella specialità dei 50 stile libero di nuoto alle Paraolimpiadi di Parigi.

    Vittoria ma non solo: il ‘Cannibale’ di Cassinetta ha stabilito, con 23 secondi e 90 centesimi, il nuovo primato mondiale sulla distanza. E ovviamente non finisce qui: dopo l’argento nei 400 ci sono altre gare, nella piscina di Parigi, dove Simone punta ad arricchire ulteriormente il suo palmares olimpico.

    Per adesso ci uniamo anche noi al comprensibile ed entusiasta grido di gioia che arriva dalla piccola Cassinetta, ma ovviamente non solo: immenso Simone!


    Simone Barlaam nasce a Milano il 12 luglio 2000 con una coxa vara e una ipoplasia congenita al femore destro. Dal terzo giorno di vita fino al 2012 Simone subisce moltissimi interventi chirurgici alla gamba destra, con cause di varia natura (tra cui osteomielite, fratture e allungamento dell’arto).

    Il nuoto è stato l’elemento riabilitativo che gli ha permesso di poter praticare attività sportiva senza intaccare la fragilità della gamba: in questo modo, l’atleta ha potuto evitare ulteriori fratture e mantenere saldo il tono muscolare della gamba.

    Nel corso della sua carriera sportiva, Barlaam ha conquistato un’importante attenzione mediatica, tanto che è stato ospite di alcuni dei podcast italiani più seguiti, come Passa dal BSMT e Muschio Selvaggio. Prima di ciò però, Simone è studente di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e ha diverse passioni, come i videogiochi e il disegno.

    Simone ha ottenuto anche diverse onorificenze: 4 volte il Collare d’oro al merito sportivo (2022, 2021, 2019, 2017), un Ambrogino d’oro e il titolo di Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana.

    Infine nel 2023 ha ricevuto il Para-Awards quale Miglior Atleta Maschile negli sport estivi: si tratta del maggior riconoscimento sportivo conferito dal Comitato Paralimpico Internazionale.