Categoria: Sport

  • 80 atleti lombardi alle Olimpiadi di Parigi: forza!

    80 atleti lombardi alle Olimpiadi di Parigi: forza!

    La Lombardia mette a segno un altro record, quello del maggior numero di atleti italiani presenti alle Olimpiadi di Parigi.

    Saranno infatti 70 – come risulta dal sito internet del Coni – i nati in Lombardia pronti a sfilare con i colori della Nazionale azzurra ai Giochi olimpici che inizieranno ufficialmente venerdì. Ad essi va aggiunta una mini-pattuglia composta da 10 atleti nati fuori al di là dei confini regionali ma, di fatto, cresciuti sportivamente in Lombardia, primo fra tutti il ‘desenzanese’ Marcel Jacobs.

    La pattuglia lombarda è nettamente la più numerosa, seguita da quella del Lazio (43), della Toscana (38) e del Veneto (32).

    “Rivolgo a tutti i nostri atleti e al resto della squadra azzurra un grandissimo ‘in bocca al lupo’ – commenta il presidente della Regione, Attilio Fontana – sicuro che ognuno di loro darà il massimo per regalare emozioni e successi per rendere il più importante possibile il nostro medagliere”.

    Un messaggio quello del governatore condiviso dal presidente del Coni Lombardia Marco Riva, che spiega: “Per la Lombardia è motivo d’orgoglio poter contare su un così ampio numero di partecipanti. Conosco bene le loro potenzialità e la professionalità con cui si sono allenati per arrivare preparati a quello che è il più importante appuntamento del mondo dello sport”.

    E in vista dell’inizio delle competizioni, il governatore annuncia che proprio a partire dalle Olimpiadi di Parigi, che faranno da ponte a quelle invernali di Milano-Cortina 2026, la Regione consegnerà a tutti gli atleti lombardi che prenderanno parte ai Giochi olimpici un attestato di partecipazione e di ringraziamento. La stessa procedura verrà effettuata anche per gli atleti paralimpici.

    “Proprio con Marco Riva e con l’amico Franco Ascani, membro italiano della Commissione Cultura del Comitato Internazionale Olimpico, è nata questa idea – conclude il presidente Fontana – che vuole essere un ulteriore riconoscimento formale per gli atleti lombardi. Un’iniziativa mirata a diventare una consuetudine da portare avanti per ogni Olimpiade”.

    ATLETI LOMBARDI ALLE OLIMPIADI SUDDIVISI PER PROVINCIA SECONDO IL LUOGO DI NASCITA (L’ASTERISCO SEGNALA GLI ATLETI NATI FUORI DALLA LOMBARDIA MA CRESCIUTI SPORTIVAMENTE NELLA REGIONE)

    MILANO (18+2*)

    Martina Alzini (ciclismo); Elena Bertocchi (tuffi); Nicolò Carucci (canottaggio); Tommaso Gianazza (pallanuoto); Eleonora Giorgi (atletica); Laura Paris (ginnastica); Susanna Pedotti (nuoto artistico); Leonardo Pietra Caprina (canottaggio); Davide Re (atletica); Riccardo Sbertoli (pallavolo); Martti Sciortino (ciclismo); Bianca Seregni (triathlon); Luca Sito (atletica); Filippo Tortu (atletica); Valentina Trapletti (atletica); Virginia Troiani (atletica); Federico Vismara (scherma); Matteo Zurloni (arrampicata sportiva); Arianna De Masi* (atletica); Giancarla Trevisan* (atletica).

    BERGAMO (10+1*)

    Yumin Abbadini (ginnastica); Alice Codato (canottaggio); Simone Consonni (ciclismo); Chiara Consonni (ciclismo); Martina Fidanza (ciclismo); Chiara Teocchi (ciclismo); Silvia Persico (ciclismo); Alessia Pavese (atletica); Giorgia Villa (ginnastica); Marta Zenoni (atletica); Emmanuel Ihemeje* (atletica).

    BRESCIA (11+4*)

    Angela Andreoli (ginnastica); Alice Bellandi (judo); Alessandra Bonora (atletica); Anna Danesi (pallavolo); Giovanni De Gennaro (canoa); Bruno Festo (vela); Matteo Lamberti (nuoto); Michele Lamberti (nuoto); Alessandro Michieletto (pallavolo); Roberto Rigali (atletica); Giovanni Toti (badminton); Marcell Jacobs* (atletica); Fatoumata Kabo* (atletica); Gloria Hooper* (atletica); Stefanie Horn* (canoa).

    COMO (5+1*)

    Chituru Ali (atletica); Matteo Della Valle (canottaggio), Jacopo Frigerio (canottaggio); Elisa Mondelli (canottaggio); Aisha Rocek (canottaggio); Gabriel Soares* (canottaggio).

    CREMONA (4)

    Fausto Desalu (atletica); Sveva Gerevini (atletica); Giacomo Gentili (canottaggio); Miriam Vece (ciclismo).

    LECCO (3)

    Davide Comini (canottaggio); Andrea Panizza (canottaggio); Giorgia Pelacchi (canottaggio).

    LODI (2)

    Loveth Oghosasere Omoruyi (pallavolo); Edoardo Scotti (atletica).

    MANTOVA (1)

    Riccardo Orsoni (atletica).

    MONZA BRIANZA (4+1*)

    Arianna Errigo (scherma); Sara Fiorin (ciclismo); Sofia Mastroianni (nuoto artistico); Yuri Romanò (pallavolo); Vladimir Aceti* (atletica).

    PAVIA (3)

    Lucrezia Magistris (pesi); Chiara Melon (atletica); Mauro Nespoli (tiro con l’arco).

    SONDRIO (1)

    Beatrice Colli (arrampicata sportiva).

    VARESE (8+1*)

    Alice Betto (triathlon); Caterina Bosetti (pallavolo); Giovanni Codato (canottaggio); Linda De Filippis (canottaggio); Davide Verità (canottaggio); Nicolò Martinenghi (nuoto); Danilo Dennis Sollazzo (tiro a segno); Riccardo Mazzetti (tiro a segno); Nicholas Kohl* (canottaggio).

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    GLI ATLETI LOMBARDI SUDDIVISI PER DISCIPLINA CON RIFERIMENTO ALLA PROVINCIA IN CUI SONO NATI (L’ASTERISCO SEGNALA GLI ATLETI NATI FUORI DALLA LOMBARDIA MA CRESCIUTI SPORTIVAMENTE NELLA REGIONE)

    Arrampicata sportiva

    Speed: Matteo Zurloni (Milano), Beatrice Colli (Sondrio).

    Atletica

    100 metri: Chituru Ali (Como), Marcell Jacobs* (Brescia).

    200 metri: Fausto Desalu (Cremona), Filippo Tortu (Milano).

    400 metri: Luca Sito (Milano), Davide Re (Milano).

    Eptathlon: Sveva Gerevini (Cremona).

    Marcia 20 km: Riccardo Orsoni (Mantova), Eleonora Giorgi (Milano), Valentina Trapletti (Milano).

    Salto triplo: Emmanuel Ihemeje* (Bergamo).

    4×100 maschile: Chituru Ali (Como), Fausto Desalu (Cremona), Marcell Jacobs (Brescia), Roberto Rigali (Brescia), Filippo Tortu (Milano).

    4×400 maschile: Vladimir Aceti* (Monza Brianza), Davide Re (Milano), Edoardo Scotti (Lodi), Luca Sito (Milano).

    4×100 femminile: Arianna De Masi* (Milano), Gloria Hooper* (Brescia), Alessia Pavese (Bergamo).

    4×400 femminile: Alessandra Bonora (Brescia), Fatoumata Kabo* (Brescia), Giancarla Trevisan* (Milano), Virginia Troiani (Milano).

    4×400 mista: Vladimir Aceti* (Monza Brianza), Edoardo Scotti (Lodi), Luca Sito (Milano), Giancarla Trevisan* (Milano).

    Riserve: Chiara Melon (4×100) (Pavia), Marta Zenoni (1500 metri) (Bergamo).

    Badminton

    Giovanni Toti (Brescia).

    Canoa

    Slalom K1: Giovanni De Gennaro (Brescia); Stefanie Horn (Brescia).

    Canottaggio

    Doppio maschile: Nicolò Carucci (Milano).

    Due senza: Giovanni Codato (Varese), Davide Comini (Lecco).

    Due di coppia PL: Gabriel Soares (Como).

    Quattro di coppia: Giacomo Gentili (Cremona), Andrea Panizza (Lecco).

    Quattro senza: Nicholas Kohl (Varese).

    Otto maschile: Leonardo Pietra Caprina (Milano), Matteo Della Valle (Como), Jacopo Frigerio (Como), Davide Verità (Varese).

    Otto femminile: Alice Codato (Bergamo), Linda De Filippis (Varese), Elisa Mondelli (Como), Giorgia Pelacchi (Lecco), Aisha Rocek (Como).

    Ciclismo

    Mountain bike: Chiara Teocchi (Bergamo).

    Pista: Simone Consonni (Bergamo), Chiara Consonni (Bergamo), Martina Fidanza (Bergamo), Sara Fiorin (Monza e Brianza), Miriam Vece (Cremona).

    Strada: Silvia Persico (Bergamo).

    Riserve: Martti Sciortino (BMX racing) (Milano), Martina Alzini (pista) (Milano).

    Ginnastica artistica

    Concorso generale a squadre maschile: Yumin Abbadini (Bergamo).

    Concorso generale a squadre femminile: Angela Andreoli (Brescia).

    Ginnastica ritmica

    Concorso generale a squadre: Laura Paris (Milano), Giorgia Villa (Bergamo).

    Judo

    78 kg: Alice Bellandi (Brescia).

    Nuoto

    Matteo Lamberti (Brescia), Michele Lamberti (Brescia), Nicolò Martinenghi (Varese).

    Nuoto artistico

    Team e duo: Sofia Mastroianni (Monza Brianza), Susanna Pedotti (Milano).

    Pallanuoto

    Tommaso Gianazza (Milano).

    Pallavolo

    Alessandro Michieletto (Brescia), Yuri Romanò (Monza Brianza), Riccardo Sbertoli (Milano).

    Caterina Bosetti (Varese), Anna Danesi (Brescia), Loveth Oghosasere Omoruyi (Lodi).

    Pesi

    59 kg: Lucrezia Magistris (Pavia).

    Scherma

    Spada maschile: Federico Vismara (Milano).

    Fioretto femminile: Arianna Errigo (Monza Brianza).

    Tiro a segno

    Carabina 10 m: Danilo Dennis Sollazzo (Varese).

    Pistola automatica 25 m: Riccardo Mazzetti (Varese).

    Tiro con l’arco

    Mauro Nespoli (Pavia).

    Triathlon

    Alice Betto (Varese), Bianca Seregni (Milano).

    Tuffi

    Trampolino e trampolino sincro: Elena Bertocchi (Milano).

    Vela

    470: Bruno Festo (Brescia).

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    (*)

    Marcell Jacobs (nato a Palo Alto – USA, ma cresciuto a Desenzano del Garda/BS)

    Emmanuel Ihemeje (Nato a Carrara – MS, ma cresciuto a Zingonia/BG)

    Vladimir Aceti (Nato a Petrozavodsk – Russia, ma cresciuto a Giussano/MB)

    Arianna De Masi (Nata a Castel San Giovanni – PC, ma cresciuta a Milano)

    Gloria Hooper (Nata a Villafranca di Verona – VR, gareggia per la Atl. Brescia 1950)

    Fatoumata Kabo (Nata a Dakar – Senegal, gareggia per l’Atletica Carpenedolo/BS)

    Giancarla Trevisan (Nata a Laguna Niguel – USA, gareggia per la Bracco/MI)

    Stefanie Horn (Nata a Bottrop – GER, ma vive a Breno/BS dopo il matrimonio con Riccardo De Gennaro)

    Gabriel Soares (Nato a Iguaçu – BRA, ma si è trasferito a Bellagio/CO all’età di 8 anni)

    Nicholas Kohl (Nato a Sorengo – SVI, ma vive a Cadrezzate con Osmate/VA e gareggia per la Canottieri Gavirate).

  • Il Magenta Calcio tra conferme pesanti, ufficializza il suo primo acquisto è Valerio Todaj

    Il Magenta Calcio tra conferme pesanti, ufficializza il suo primo acquisto è Valerio Todaj

    L’obiettivo dichiarato è una salvezza tranquilla anche se il Presidentissimo Cerri nel corso della festa per la conquista della serie D si è sbilanciato dicendo ‘che …. vogliamo la C!’

    Intanto le Aquile del Magenta Calcio 1945 dopo aver perso capitan Pedrocchi e il loro bomber Gabriel Avinci passato al Giana, cercano di puntellare la rosa partendo da una serie di conferme importanti.

    D’altronde, il paron Cerri più volte in questi mesi ha parlato di progetto e percorso da portare avanti in linea di continuità con quanto fatto negli ultimi anni.

    E allora giustamente avanti in coerenza con quelle che sono le fondamenta del progetto. Innanzi tutto l’ossatura. A partire da mister Lorenzi e dal DS Maurizio Salese. Loro hanno fatto la differenza indubbiamente. Uomini di valore e d’esperienza.

    E poi i ragazzi sul campo. Uno su tutti Matteo Decio ormai simbolo del Magenta Calcio che con le sue sgroppate e i suoi assist dalla fascia è stato determinante spesso e volentieri. L’altro è Mattia Lo Monaco altra conferma di peso giunta in questi giorni.

    A margine di questi rinnovi è arrivato anche il primo acquisto di livello si tratta dell’italo albanese Valerio Todaj trequartista di valore l’anno scorso in forza al Legnano in serie D.

    Ovviamente si attendono altri colpi perchè il mercato è appena iniziato e soprattutto la D è davvero una categoria molto competitiva e tosta.

    Ma questo Magenta vuol continuare a sognare e, soprattutto a volare alto.

  • Busto Garolfo: 73mila euro per la piscina comunale

    Busto Garolfo: 73mila euro per la piscina comunale

    La somma pervenuta è di tutto rispetto: 73 mila Euro. Il comune di Busto Garolfo ha ottenuto dal Gse (Gestore servizi energetici) un contributo per la riqualificazione energetica della piscina comunale, molto frequentata da persone di tutte le età sia per i corsi sia per il nuoto libero. Un ottimo risultato che mette il sorriso sulle labbra al sindaco Giovanni Rigiroli.

    “Il progetto di riqualificazione energetica – dice in una nota – ha già beneficiato di circa 350 mila Euro di contribut
    i a fondo perduto da parte di Regione Lombardia e ora da Gse ha ottenuto un ulteriore riconoscimento economico che certifica, se ancora ce ne fosse bisogno, la sostenibilità economico- ambientale dell’intervento che è in fase di realizzazione”. I lavori di riqualificazione saranno ultimati entro autunno e, aggiunge Rigiroli, “le misure di efficientamento porteranno benefici a livello di consumi, di costi e di emissioni inquinanti”.

  • A  Novara i Mondiali di hockey su pista

    A Novara i Mondiali di hockey su pista

    Un totale di 192 partite in quindici giorni, che si disputeranno in quattro impianti sportivi novaresi, con 66 squadre in rappresentanza di 29 nazioni: sono i numeri a 45 giorni dai campionati del mondo di hockey pista (assoluti, under 19 e donne) che si disputeranno a Novara dall’8 al 22 settembre. L’indotto stimato è di 1,6 milioni di euro. Le squadre, infatti, rimarranno nella zona (da Vercelli a Rho-Malpensa) per almeno nove giorni ciascuna. Agli atleti, ovviamente, vanno aggiunti gli spettatori che arriveranno a Novara. Sono attesi circa 20.000 appassionati e fan e alcuni di loro pernotteranno in zona, con un impatto economico calcolabile in almeno 2 milioni di euro. A ciò va aggiunto anche circa 1 milione di euro, che è il budget stanziato dall’organizzazione e che verrà speso in loco per attrezzature sportive.

    A ricordare l’impegno della Regione è la neoassessora Marina Chiarelli, che ha sottolineato come “questo evento rientri nella programmazione piemontese di appuntamenti sportivi, e non solo, di grandissimo rilievo: è stato calcolato che un euro investito in grandi manifestazioni possa portarne un rientro di otto volte tanto”. Alla presenza della vicepresidente della Federazione sport rotellistici, Marika Kullmann, il sindaco di Novara Alessandro Canelli, l’assessore allo sport Ivan De Grandis e il presidente del comitato organizzatore, Daniele Andretta hanno sottolineato come “i Mondiali hanno rappresentato l’occasione per sistemare gli impianti che vedranno disputarsi legare, opere che resteranno a disposizione della città. Abbiamo l’obiettivo di far reinnamorare i ragazzi di questo sport, una tradizione per Novara, in modo da ridare vitalità all’hockey su pista”.

    Proprio per questo motivo è stata scelta la politica di contenere il più possibile il prezzo dei biglietti: nei due palazzetti principali si pagheranno 7 euro per assistere a tutte le partite in programma quel giorno, negli altri due l’ingresso sarà libero.

  • Numeri in crescita e risultati positivi nella stagione 2023/24 per tutti i settori della SOI Inveruno

    Numeri in crescita e risultati positivi nella stagione 2023/24 per tutti i settori della SOI Inveruno

    Una stagione che volge al termine ma che, soprattutto per l’atletica con gare ancora in corso, sta dando grandi soddisfazioni alla SOI Inveruno, Società sportiva punto di riferimento dell’Alto Milanese con più di 500 iscritti quest’anno nei settori basket, volley e atletica, appunto.

    Partendo proprio, in rigoroso ordine alfabetico, dalla regina delle discipline sportive, durante la stagione questo settore, grazie anche all’innesto di nuovi allenatori giovani e preparati, ha regalato una serie di record sociali, una grande crescita di iscritti, una serie di personal best, un evento come “SOI Sprint” organizzato direttamente e, ciliegina sulla torta, due tempi “minimi” che hanno consentito la partecipazione di due atleti allievi SOI ai Campionati Italiani di Molfetta (Ba). Senza dimenticare poi il sesto posto agli assoluti nazionali di un suo ex allievo, Stefano Marmonti, cresciuto nel Vivaio SOI e oggi in forza alla Libertas Unicusano Livorno, che sarà protagonista anche ai Campionati Italiani di categoria con un’altra ex atleta SOI, la meserese Arianna Oldani. Davvero non male per un settore che dalla prossima stagione si arricchirà di nuove figure professionali, tra cui un’allenatrice proprio per sviluppare nello specifico la pesistica e i lanci.

    Per quanto riguarda il settore basket SOI, grande soddisfazione per la Prima Squadra che ha ottenuto la promozione in Divisione Regionale 3, dopo solo un anno di purgatorio, trascinando di conseguenza tutto il movimento. I cestisti SOI 2005/6 sono usciti sconfitti solo in finale nel campionato Silver Uisp e ci sono stati importanti miglioramenti anche per i gruppi più giovani come l’Under 15 e le nostre due Under 13 che hanno infatti ben figurato nei rispettivi campionati. L’Under 15 invece è uscita solo ai quarti di finale nel campionato Uisp Gold, dopo la semifinale dello scorso anno. Le due Under 13, alla loro prima esperienza nel basket vero, hanno anche loro ottenuto ottimi risultati. Un anno quindi di grande crescita sia per quanto riguarda i risultati, sia per l’aumento delle iscrizioni, soprattutto a livello di minibasket.

    Stagione positiva anche per il volley SOI che ha raggiunto, come per gli altri due settori, il record di tesserati, soprattutto tra i più piccoli del settore giovanile. A livello di risultati va sottolineato l’ottimo secondo posto della Prima Divisione Femminile nel proprio girone che gli è valso l’accesso ai Play-Off per la serie D, sogno infranto solo in finale. Da evidenziare la conferma della Seconda Divisione che da neo promossa ha concluso il campionato in quarta posizione. I responsabili del settore sono già attivi nella programmazione per la prossima stagione con l’obiettivo principale di focalizzarsi sulla crescita delle giovanili, implementando sia lo staff tecnico, sia la proposta formativa, senza dimenticare d’altro canto l’ambizioso traguardo della serie D, a cui punterà ancora la Prima Squadra.

    “Siamo molto soddisfatti di questa stagione che ha visto una crescita in termini di numeri e di risultati, il tutto sicuramente frutto della programmazione e del lavoro di questi anni – afferma Luca Crespi, Presidente SOI Inveruno. Guardiamo al futuro con ottimismo, la percezione è quella di essere ormai diventati un punto di riferimento importante per quanto riguarda l’offerta sportiva dell’Alto Milanese e intendiamo crescere ancora nei numeri e nei risultati, senza snaturare la nostra storia e rispettando sempre i nostri valori. Stiamo cercando di ampliare la nostra offerta con un team di allenatori giovani e capaci oltre che con nuove attrezzature e impianti che possano ospitarci. In questo senso non vediamo l’ora di provare le moderne palestre del nuovo polo scolastico che potranno aiutarci in questo senso”.

  • Non è il martello di Odino, ma di Berrettini: bentornato Matteo!

    Non è il martello di Odino, ma di Berrettini: bentornato Matteo!

    Matteo Berrettini è una storia tutta particolare che trova sempre il modo di darsi un lieto fine, anche quando sembra che sia difficile venirne a capo e il cattivo delle fiabe si palesa sotto forma di un ostinato malanno fisico accompagnato dal codazzo di detrattori che spuntano come funghi dopo il temporale. Molti, troppi, si dimenticano che, ben prima di Jannik Sinner, ad aprire questa golden age del tennis italiano ci aveva pensato proprio Matteo, capace di fare una semifinale a New York e, soprattutto, una finale nel tempio di Wimbledon, fermandosi a due set dal trionfo a causa dell’ultimo vero Djokovic. Oltre a riportare un azzurro a disputare le Finals, che sono prerogativa dei migliori otto tennisti del globo, e ad incamerare un buon numero di tornei cosiddetti minori ma che minori ovviamente non sono.

    Nove, con quello vinto ieri a Gstaad che ha un significato tutto particolare perché proprio nella località Svizzera il tennista romano vinse il suo primo ATP della carriera nell’estate di ormai sei anni fa. Un cerchio che si chiude e che tanto sa di ritorno in grande stile. Matteo non ha le doti da predestinato di Sinner o il talento epocale di Musetti ma ha scolpita nel dna una dote che non si allena, c’è o non c’è. La garra charrua, quell’attitudine feroce alla battaglia e a rigettare la sconfitta con ogni molecola, che può trasformare un buon giocatore in un campione. Così, Matteo, i cui limiti tecnici e di mobilità non sono aspetti marginali, si è garantito un respiro da tennista di vertice che ha per le mani la possibilità di battere chiunque qualora ne capiti l’occasione. Tsitsipas, per esempio, regolato nella semifinale di sabato, prima della passeggiata contro il più modesto Halys maltrattato da Matteo nell’atto conclusivo. E se Gstaad non vale una messa, come potrebbe valerla la Parigi olimpica o il prossimo Slam, vale comunque la regola per la quale vincere aiuta sempre a vincere e l’iniezione di fiducia potrà essere salutare per un ragazzo che viene da almeno un biennio maledetto, nel quale sono più le volte che ha frequentato l’infermeria piuttosto che il campo.

    Fisico imponente, forse troppo, e fragile come cristallo, il suo. In un periodo storico in cui è ormai acclarata la necessità di ridurre all’osso la massa – sono ormai lontani i tempi dei bicipiti oversize di Nadal – tutto appannaggio della velocità, Berrettini porta a spasso per il ground una mole da culturista che, tra qualche ovvio beneficio in termini di pesantezza di palla, è fonte di ripetute noie muscolari che minano regolarità e costanza, costringendolo a continui pit-stop e precipitose rincorse alla condizione ottimale. Quanto c’è di peggio per uno sportivo. In ogni caso, già a Wimbledon si erano intravisti segnali incoraggianti, nel secondo turno perso contro Sinner ma disputato pressoché alla pari con il numero uno al mondo, e la settimana svizzera non ha fatto altro che confermare il trend positivo. Ottima notizia per il prosieguo della stagione con qualche rimpianto per la sua assenza nel torneo olimpico alle porte, considerato che Matteo non farà parte della selezione azzurra. Ma è dall’estate americana, quella sul cemento, che sono auspicabili maggiori soddisfazioni, fisico permettendo, ovviamente.

    Berrettini, considerato erbivoro per via dei risultati lusinghieri conseguiti sui prati dove per ben due volte ha sollevato il trofeo del Queen’s, è in realtà giocatore completo, buono per tutte le superfici. La potenza del binomio servizio-dritto, infatti, è arma letale che non conosce intoppi, sia che si parli di erba che di mattone tritato; cifra stilistica, quest’ultima, di un giocatore che riesce a sopperire ad un lato sinistro deficitario, quello del rovescio, arroccando il proprio tennis ai suoi evidenti punti di forza. Un po’ come seppe fare a suo tempo Andy Roddick, capace di insidiare il miglior Federer con un millesimo del talento del basilese, che per caratteristiche e risultati lo ricorda abbastanza ed è un gran complimento. In una disciplina complessa e psicotica come il tennis, l’idea di ridurre i colpi a bassa percentuale per giocare con ripetitività quelli a maggiore certezza, sopperendo alla carenza con il surplus d’agone, se non è vincente è comunque la garanzia del migliore risultato possibile. Nick Bollettieri, a riguardo, ebbe modo un giorno di rincuorare la mamma di Jim Courier, preoccupata da quel rovescio che proprio non ne volesse sapere di progredire, dicendole che suo figlio sarebbe diventato il giocatore più forte al mondo senza mai colpire una palla dal suo lato sinistro. Successe davvero. Fatte le debite proporzioni, Matteo si è costruito un tennis di prima fascia sulla stessa falsariga. Volontà più chiarezza di intenti, così l’Italia, proprio grazie a lui, ha aperto il periodo più abbacinante della sua storia tennistica.

    Ma si sa, gli aficionados, a maggior ragione quelli più occasionali, hanno la memoria corta e dal carro salgono e è scendono ad ogni soffio di vento. Noncurante di tutto ciò, Matteo non ha mai smesso di pensare di poter essere di nuovo un fattore di questo tennis e ancora una volta ha avuto ragione lui. Che non ha smesso di lavorare alacremente anche quanto lo sconforto avrebbe potuto prendere il sopravvento. Probabilmente non sarà lui a trionfare a New York, anche se chi può dirlo, ma chi vorrà farlo potrebbe doversela vedere con lui e, ne siamo certi, non avrà vita facile. Bentornato, Martello: la pallina ha ripreso a sanguinare.

  • Emilia Magni, una giovane magentina nella Nazionale Under 16 di basket: buon sangue non mente, forza!

    Emilia Magni, una giovane magentina nella Nazionale Under 16 di basket: buon sangue non mente, forza!

    Nel Dna certamente c’erano già i segni del talento. Da papà ‘Mitch’, ossia Michele Magni, dentista con alle spalle gli anni nel glorioso basket magentino dei tempi d’oro, con Ezio Romolo, Umberto Colombini e tanti altri, Emilia ha certamente tratto qualcosa di importante.

    Ma poi servono fatica, impegno, dedizione, desiderio: e così Emilia Magni, nata a Magenta nel gennaio 2009 (quindi appena 15enne), passo dopo passo si sta imponendo nel mondo del basket femminile, arrivando a coronare il sogno di ogni atleta, qualsiasi disciplina si pratichi: la casacca della Nazionale italiana.

    Emilia si appresta a giocare un’importante competizione agonistica. Nel frattempo è stata festeggiata dal neo sindaco di Marcallo, Fausto Coatti.

    “Buon lavoro alla giovane concittadina Emilia Magni, che oggi si unisce al raduno della Nazionale under 16 di basket. Emilia ha iniziato a giocare in quinta elementare nei Basket Players Marcallo, dove ha posto “le fondamenta” del gioco ed è cresciuta fino al trasferimento nella prima società femminile, la Svo Thunder. Dall’anno scorso Emilia gioca nella Geas, dove ha iniziato a giocare a livello Nazionale. Ieri (sabato, nda) breve incontro in Comune con il Sindaco e il vicepresidente dei Players, Marinoni. Il Sindaco ha fatto i migliori auguri, ricordando l’importanza dello sport fatto con passione e con entusiasmo, in particolare per i giovani”.

    Questo il post dell’Amministrazione marcallese su Facebook. Emilia del resto sta scalando uno ad uno i gradini verso i piani alti della palla a spicchi in rosa. Nel 2023 c’è stato il trasferimento alla BFM Milano e poi alla Geas Sesto San Giovanni, compagine in cui ha sempre mantenuto 20 punti di media. Il suo percorso con la Maglia Azzurra è iniziato nell’estate del 2023 quando a luglio hanno pubblicato le convocazioni per l’Europeo U16 in Turchia. Allora Emilia era tra le riserve a casa; adesso, invece, comincia la preparazione dell’Europeo Under 16 che vedrà Emilia tra le protagoniste.

    IL RADUNO PER L’EUROPEO
    Comincia infatti oggi, lunedì 22 luglio a Udine, il raduno della Nazionale Under 16 Femminile. In terra friulana le Azzurre di coach Lucchesi affronteranno due gare amichevoli con la Croazia (il 28 luglio alle ore 17:00 e il 29 alle ore 10.30), due con la Lettonia (il 4 agosto e il 5 agosto alle ore 18:00) e due con il Belgio (il 10 e l’11 agosto alle ore 18.00).

    Il 14 agosto trasferimento a Miskolc (Ungheria) dove si giocherà il campionato Europeo.
    Di seguito le convocate, lo staff e le gare:

    LE CONVOCATE
    N. Atleta Anno Altezza Ruolo Squadra
    ARIANNA APPETITI 2008 184 A BASKET FEMMINILE MILANO
    AISHA VIOLA DIAGNE 2009 164 G BASKET ROMA
    AURORA FAIARDO 2008 182 A REYER VENEZIA MESTRE
    AURORA GECCHELE 2010 182 A REYER VENEZIA MESTRE
    ALEXANDRA LOKOKA ILIYO 2008 184 A GRANDA COLLEGE CUNEO
    EMILIA MAGNI 2009 173 G GEAS SESTO SAN GIOVANNI
    ALLEGRA MOSCONI 2008 172 G B.S.L. SAN LAZZARO
    GIULIA MUELLER 2009 180 A FUTUROSA FORNA BASKET TRIESTE
    MARIANA NAKO MONI LUMA 2009 189 C VIS ROSA FERRARA
    DIVINE ESOSA OBASEKI 2008 185 C LIBERTAS MONCALIERI
    GIULIA OLANDI 2008 178 G BASKET COSTA MASNAGA
    ANNA SABLICH 2009 170 G REYER VENEZIA MESTRE
    NDEYE FATOU TALL 2008 184 A OROROSA BERGAMO
    VERA ALEXI TEISING 2008 175 G MEYRIN BASKET (SVIZZERA)
    FRANCESCA TREZZI 2008 168 G GEAS SESTO SAN GIOVANNI
    SOFIA ZUCCON 2009 185 A REYER VENEZIA MESTRE

    In bocca al lupo Emilia, fatti valere!

  • Volley. Rinnovato il Direttivo della Polisportiva Magenta 2012

    Volley. Rinnovato il Direttivo della Polisportiva Magenta 2012

    A fine Giugno si è rinnovato il Consiglio Direttivo della Polisportiva.

    Alla guida della società ci saranno sempre i riconfermati Presidente Corrado Capra ed il Vice-Presidente Pietro Saccani, mentre entrano nel Consiglio: Antonio Odolini, già da anni all’interno della società come Dirigente della 1^ e 3^ Divisione, Fortunato Capone e Diego Garrone new entry che porteranno energie e forze nuove per il prossimo triennio.
    Escono dal Consiglio, Marco Orsi Presidente nel triennio 2020-22, Fabio Zattoni e Massimo Macchi storico consigliere.

    Il Presidente Corrado Capra ringrazia sentitamente i consiglieri uscenti per l’impegno, la passione e la dedizione
    dimostrata nel corso degli anni per aver contribuito alla crescita dell’Associazione e, si augura che
    resteranno sempre all’interno della grande famiglia della Polisportiva Magenta 2012.
    Il primo atto del nuovo Direttivo è stata la nomina di Massimo Macchi come Responsabile Safeguarding contro abusi, violenze e discriminazioni ai sensi del d.lgs. 36/2021, vista l’appartenenza sin dalla sua costituzione alla Polisportiva e considerando l’esperienza maturata nel corso degli anni.
    I programmi e gli obiettivi del nuovo Direttivo sono ovviamente in linea con quanto fatto negli ultimi anni: costante e continua sviluppo del settore giovanile (U14), aumento del livello tecnico per le squadre delle “categorie intermedie” (U16 – U18) così da poter avere atlete in grado potenziare le squadre di vertice della Polisportiva (Divisioni e serie D). Un Progetto che colloca sempre la figura dell’atleta al centro di tutto, sia da un punto di vista sportivo e sia anche educativo e di interazione sociale.

  • Bestetti (Fdi): no a San Donato Rozzano, ristrutturare San Siro

    Bestetti (Fdi): no a San Donato Rozzano, ristrutturare San Siro

    Dopo l’audizione nella commissione Territorio della Regione Lombardia dei comitati contrari agli stadi di Milan e Inter a San Donato e Rozzano, i consiglieri regionali di entrambi gli schieramenti sembrano concordare sulle criticità presentate in relazione ai nuovi progetti, in primis quelle relative a viabilità e ambiente.

    “I Comitati di cittadini contrari alla realizzazione dei nuovi stadi di Milan e Inter a San Donato e Rozzano hanno confermato tutte le criticità emerse negli ultimi mesi in merito a queste ipotesi progettuali dal punto di vista urbanistico, viabilistico e ambientale” afferma Marco Bestetti di FdI sottolineando che l’alternativa esiste “ed è quella di mantenere le squadre a Milano nella Scala del calcio”, ossia a San Siro, “con un’importante riqualificazione dello stadio per renderlo conforme ai più moderni standard internazionali e alle legittime aspettative delle società in termini di incremento dei ricavi. Questa soluzione è sicuramente la strada maestra. Milan e Inter abbandonino i fantaprogetti di improbabili cattedrali in mezzo ai campi”.

    “Dall’incontro sono emersi enormi problemi di carattere ambientale e viabilistico – affermano i consiglieri regionali del Pd Pietro Bussolati e Simone Negri -. Siamo preoccupati per l’impatto che uno, o addirittura due nuovi stadi, determinerebbero su tutto il Sud Milano. Per la mobilità sarebbe la paralisi”.

    “Riteniamo sia giunto il momento per il Consiglio regionale di esprimere un parere e un indirizzo politico chiaro, sia in merito alle ipotesi dei nuovi stadi di San Donato e Rozzano, sia in merito al futuro di San Siro. Per questo motivo – spiega il capogruppo del M5s Lombardia Nicola Di Marco – proporremo una mozione dedicata al tema, affinché il Consiglio regionale possa esprimere alla Giunta il proprio indirizzo”.

    Anche il consigliere di Avs Onorio Rosati chiede che il Consiglio prenda posizione e dice ‘sì’ alla ristrutturazione di San Siro e “no a nuovi stadi a San Donato e Rozzano”.

  • Fabio Casartelli è vivo e pedala insieme a noi

    Fabio Casartelli è vivo e pedala insieme a noi

    In telecronaca, un uomo tutto d’un pezzo, ciclismo e competenza come il compianto Adriano De Zan non riesce a trattenere le lacrime. Sembra ieri, invece è un maledetto pomeriggio di quasi trent’anni fa. 18 luglio, il caldo è micidiale un po’ ovunque ma se hai la necessità di tagliare in due i Midi-Pirenei in sella ad una bicicletta la sensazione rasenta l’insopportabile.

    Ecosistema meraviglioso proprio perché a tratti inospitale, come se volesse ricordare all’uomo che a comandare è sempre la natura, benché quest’ultimo si affanni per imporsi. Il nastro d’asfalto da queste parti è una linea collosa senza soluzione di continuità, sale e scende, e per i corridori sta a significare che le ore di passione saranno tante, troppe per alcuni di loro. Niente di nuovo, non c’è Tour de France senza la tappa pirenaica e non c’è tappa pirenaica senza il sole che brucia la pelle e la polvere che sale nel respiro. L’orografia, sinusoidale per genesi, detta un percorso che consta di una successione di scollinamenti il cui nome è familiarità. Insomma, la carovana gialla qui vi passa spesso, contribuendo a fare di questo spaccato di mondo un mito e viceversa.

    Sembra impossibile ma ci sono ciclisti che vivono nella spasmodica attesa di giornate come questa. Tipi strani, gente di cuore e fatica, sublimatori seriali della sofferenza quale lasciapassare per la gloria. Uno di questi è pure transalpino, corre sulle strade di casa e i connazionali lo venerano. Richard Virenque è due cose: scalatore di razza e sognatore. In salita fila come un treno e, nonostante Indurain sia essere mitologico e pure invincibile, spera sempre di arrivare un giorno a Parigi prima di tutti. Infatti, è già in fuga, nemmeno il tempo di partire e la sua sagoma fa già da battistrada. L’altro, transalpino non è ma i cugini, che notoriamente ci detestano per quella forma esagerata di campanilismo che li pervade, per Claudio Chiappucci detto il Diablo provano amore incondizionato. Perché ha un coraggio che sposta le montagne e, forse anche più di Virenque, incarna il prototipo di cavaliere errante. Quello che le reiterate sconfitte fortificano e che alla sfortuna risponde sempre con la caparbietà che commuove. Manco a dirlo, anche Claudió, con l’accento finale come piace ai francesi, di buon ora è già in fermento. La tappa, insomma, è affare loro o, comunque, ci piace pensare sia così. Irrefrenabile romanticismo.

    La prima salita da affrontare è il Portet d’Aspet, inutile dirlo, un nome noto. La vetta non è troppo alta, poco più di mille metri sul livello degli oceani, ma la discesa è quella che i tecnici definiscono tecnica. En passant, Richard e Claudio sono anche due discesisti formidabili e questa dimestichezza li avvicina ancor di più al tifo del popolo del ciclismo. In discesa, però, è tutta una questione di istanti. Disegnare curve lungo una picchiata a cento all’ora governando ruote spesse un centimetro è, insieme, uno schiaffo agli assiomi della fisica classica e una prerogativa dei ciclisti professionisti. Che hanno bene in mente un concetto: qualcosa può sempre andare storto. In più, se il casco ben allacciato in testa, oggi, è una benedetta consuetudine, all’epoca era ancora sostituito dal classico cappellino con la visiera ridotta, retaggio culturale del ciclismo pionieristico degli albori. Portet d’Aspet, quindi.

    A fare le traiettorie è un carneade, tale Rezze, che prende lunga una frenata e senza il tempo di rendersi conto si ritrova giù nella scarpata con il femore in frantumi. Dietro di lui, tratti in inganno dal suo errore di valutazione, tre califfi del pedale come Perini, Museeuw e Breukink – il lupo del Gavia, per chi se lo ricorda – finiscono in terra ma senza particolari conseguenze. Va decisamente peggio a Baldinger a cui il capitombolo costa la frattura del bacino. Ad essere coinvolto, però, è anche Fabio Casartelli. Venticinque anni, campione olimpico in carica e speranza italiana in rampa di lancio. La caduta non è di quelle teoricamente più impressionanti ma a renderla la peggiore possibile è la presenza di una pietra segnavia che delimita la carreggiata nelle strade di montagna. Fabio impatta in maniera brutale con il capo. Richard e Claudio, intanto, proseguono pancia a terra nel loro proposito bellicoso perché, ancora, non è dato sapere nulla. Anche se l’espressione del dottor Porte, l’angelo custode dei corridori, è foriera di presagi nefasti.
    Fabio, in fretta e furia viene caricato sull’elisoccorso, ma già in volo il suo cuore per tre volte smette di battere e per tre volte viene riportato alla vita dai sanitari che lo scortano. La corsa, malauguratamente ma solo solo col senno del poi, prosegue mentre Fabio, giunto in ospedale appeso a un filo, chiuderà per sempre gli occhi da lì a poco. É la voce rotta dall’emozione di De Zan ad annunciarlo agli aficionados in visione.

    Il più iconico narratore di ciclismo della nostra storia televisiva che, con riconosciuta sensibilità, si scusa per non aver saputo trattenere le lacrime nel momento in cui, per la verità, si piange un po’ tutti. Voce indimenticabile, la sua, di un pomeriggio destinato all’epica ciclistica e che ha finito per rivelarsi una delle pagine più tristi delle nostre vite spese scalciando il più forte possibile sulle pedivelle. Fabio aveva festeggiato solo poco tempo prima la nascita del primo figlio, Marco, che al pari di Annalisa, la moglie, non lo rivedranno più a casa.

    Passare oggi, ventinove anni più tardi, dal luogo dell’incidente significa imbattersi in una stele eretta a memoria dello sfortunato ragazzo di Albese e in una moltitudine di fiori adagiati da una successione inesausta di routard che da quel giorno non hanno mai smesso di far sentire a Fabio, ovunque esso sia, tutto l’affetto che c’è. Sebbene il ciclismo, con tutti i suoi attori, non sempre abbia dato di sé la versione più edificante, e talvolta ci siamo financo sentiti traditi, custodisce gelosamente una regola non scritta che significa appartenenza. Il ciclismo, infatti, non si dimentica mai di chi si è speso anima e corpo per renderlo una disciplina meravigliosa. Mi raccomando, Fabio, continua a pedalare, perché se smetti tu smettiamo anche noi.