Categoria: Sport

  • Ac Magenta, che festa in Villa Naj Oleari per la D: ma bisogna già fare i conti con le prime dolorose perdite

    Ac Magenta, che festa in Villa Naj Oleari per la D: ma bisogna già fare i conti con le prime dolorose perdite

    Grande serata in Villa Naj Oleari venerdì nonostante il mal tempo che poi magicamente ha concesso una pausa permettendo così di portare a compimento al meglio la tradizionale Festa del Solstizio d’estate organizzata in primis da TOTEM.

    Quest’anno inframezzo importante per celebrare al meglio la serie D conquistata sul campo dal Magenta Calcio. Accanto al Sindaco Del Gobbo, grande tifoso delle Aquile, sul palco sono sfilati tutti i gialloblù a cominciare dal Presidente Gianni Cerri sino ai componenti di tutta la prima squadra che ha fatto vivere davvero una stagione da sogno.

    Cerri prendendo la parola ha ‘spiazzato’ Mister Lorenzi e senza troppi giri di parole ha detto: “Beh adesso faremo di tutto per la C…”. Come dire che il progetto non si ferma. Ma soprattutto il Presidente vuole che le Aquile onorino al meglio una categoria storica per Magenta conquistata dopo ben 63 anni.

    Terminata la festa tutto il team delle Aquile già da oggi sarà in pista per costruire una Magenta sempre di qualità e capace di offrire ai tifosi sempre belle prestazioni. Intanto, ci sono da registrare due partenze di quelle pesanti.

    La prima quella di Capitan Jordan Pedrocchi, direzione Saronno – anche se non ci sono ancora conferme definitive sulla destinazione – la seconda quella del giovane bomber Gabriel Avinci. Lo ha preso il Giana in serie C. Per lui si aprono le porte del professionismo all’età di soli 21 anni. In bocca al lupo Gabriel!

    Quanto ai gialloblù noi restiamo fiduciosi. Perchè le parole del Presidente sono un chiaro segnale, ma soprattutto valgono più di un contratto…

  • Tennis: l’erba di Sinner e degli italiani, questa volta, è davvero più verde

    Tennis: l’erba di Sinner e degli italiani, questa volta, è davvero più verde

    Altra giornata storica per il tennis italiano, ormai non si contano più. Almeno due le prime assolute di questa domenica di gloria. La prima: tripla finale su erba in contemporanea per due singolaristi azzurri, con Sinner ad Halle e Musetti al Queen’s, più la coppia di doppio Bolelli-Vavassori, sempre in Germania. La seconda: l’altoatesino diventa il primo azzurro di sempre a vincere almeno un torneo del circuito maggiore su tutte le superfici. Gli mancava l’erba, lacuna colmata. Non ci riuscirono né Pietrangeli, ma era un altro sport, né Panatta, già Era open, tanto per sottolineare l’eccezionalità dell’impresa del numero uno al mondo che, inoltre, si aggiunge ad un gruppo davvero ristretto di fuoriclasse capaci di vincere il primo torneo disputato da primo della classe. Tanto per dirne una, Federer mancò quel traguardo.

    Probabilmente di record abbattuti sui prati verdi ce sono altri, molto più significativo, al di là dei numeri, constatare il livello generale del movimento azzurro che trova con impressionante regolarità il modo di essere protagonista ogni settimana e con tanti attori differenti. Numerosità che certifica lo stato di salute di una nazione, perché se è vero che uno come Sinner è uno sfacciato colpo di fortuna, come quelle volte in cui madre natura sceglie di far nascere un fenomeno alle tue latitudini, costruire un gruppo nutrito di atleti di vertice è sintomo del buon lavoro svolto. E gli azzurri che portano a casa la pagnotta sono tanti e pure giovani. Lontani i tempi del pane duro nei quali un buon risultato strappato con le unghie in qualche torneo minore e in località appena abbozzate sulle cartine geografiche veniva salutato con incredulità. l’Italia, adesso, è la nazione di riferimento del tennis mondiale. Chi l’avrebbe mai detto.

    Per tornare alle finali di ieri, ai successi di Sinner sull’amico nonché compagno di doppio Hurkacz, uno che a tennis sa giocare davvero bene, e del tandem Bolelli-Vavassori contro i temibili Puetz-Krawietz, si aggiunge purtroppo la sconfitta di Musetti, colui che aveva piu necessità di tornare a sollevare un trofeo per mettere la parola fine ad un periodo non proprio gratificante in termini di risultati. Perdere contro Tommy Paul, numero uno degli States e giocatore che punta deciso alla Top Ten, non è certo un dramma checché ne dicano troppi presunti addetti ai lavori, ma aver regalato senza combattere il primo set, e a Lorenzo capita spesso di entrare in partita in ritardo, e l’aver disputato un brutto tue-break a chiusura del secondo parziale, sono aspetti che si portano in dote un pizzico di delusione. Il lato positivo è quello di constatare che il buon Roland Garros disputato dal carrarino ha avuto un seguito sulla superficie che ad oggi gli aveva riservato poche soddisfazioni. Ciò non significa aver ritrovato il Musetti capace di impallinare Alcaraz e Djokovic ma almeno di essersi scordati la versione tremebonda di inizio primavera. Il giocatore che annaspava nelle paludi dei Challenger e che finiva per perdere con avversari contro i quali avrebbe dovuto vincere con le mani legate dietro la schiena. Auspicabile iniezione di fiducia in vista di Wimbledon e, soprattutto, del torneo olimpico da disputare sulla più congeniale terra parigina.

    Sinner, già che si è in vena di fare le pulci ai nostri, non ha vissuto la settimana migliore della sua vita ma la differenza tra un campione e un buon giocatore è proprio quella di vincere anche quando il motore non è del tutto registrato. Il 7-6 periodico di ieri con il quale ha regolato Hurkacz, unito alla fatica bestiale per disporre di Griekspoor e Struff nel corso del torneo, testimonia il periodo di rodaggio sull’erba dove è lecito attendersi un salto deciso di qualità per i Championships alle porte, quando gli avversari, da Alcaraz in giù, avranno tutto un altro peso specifico. Tornando al doppio, Bolelli – una carriera da singolarista dal braccio d’oro e la testa così così – a guardare i numeri dev’essere considerato uno dei doppisti azzurri più performanti di sempre, con tre finali disputate nei tornei dello Slam, delle quali una vittoriosa, e diversi altri successi. La sua è una seconda giovinezza e il sodalizio con Vavassori, il Rafter d’Italia, è una delle sorprese più interessanti di casa nostra. Vavassori, peraltro, a tennis gioca assai bene e in quanto a dimestichezza nei pressi della rete prende paga da pochissimi colleghi. Gran volleatore il Wave, da questa mattina il nuovo numero dieci della classifica mondiale di specialità, sempre parlando di record.

    Adesso, per gli azzurri testa (e cuore) a Wimbledon, perché nei pressi di Church Road potrebbero verificarsi situazioni alquanto interessanti. Nell’attesa di fare la conta dei partecipanti, sperando che qualche qualificato si aggiunga ai tanti già presenti per diritto di ranking, una riflessione decisamente nostalgica è d’obbligo. Quest’anno, il torneo più iconico al mondo non vedrà al via nessuno dei Big Three che hanno cannibalizzato l’ultimo ventennio in una rivalità a tre che è leggenda tennistica. Con Federer papà a tempo pieno da ormai due anni, Djokovic con un ginocchio operato di recente e Nadal che nemmeno sa più da che parte cominciare per rimettere in sesto un fisico dilaniato da mille battaglie, si può tranquillamente certificare l’avvento di una nuova era. L’auspicio è che Alcaraz e Sinner, con l’aggiunta di chi saprà aggiungersi, possano farci scordare in fretta le meraviglie dei loro predecessori. La strada sembra essere quella giusta.

  • In tivù gli ultimi 12 giorni di Roger Federer da tennista. Una ricognizione sulla Bellezza

    In tivù gli ultimi 12 giorni di Roger Federer da tennista. Una ricognizione sulla Bellezza

    Se uno come David Foster Wallace lo ha definito un’esperienza religiosa un motivo ci sarà. Il più bello di tutti, secondo il John McEnroe-pensiero, uno che in quanto a bellezza profusa parla la sua stessa lingua dei sogni. La perfezione sul campo da tennis, infine, secondo Rafael Nadal. Tutt’altro che perfetto stilisticamente, il maiorchino, ma un ragazzo che, per diventare grande, alla perfezione della sua nemesi si è dovuto rapportare quale regola di vita, imparando a riconoscerla e spesso a domarla. Roger Federer da Basilea è stato ovviamente tutto questo e, per farla breve, l’universo del tennis non lo ringrazierà mai abbastanza. Intanto, per aver preso per mano un’epoca nefasta, quella che fece seguito al ritiro di Pete Sampras e che proiettò in cima al mondo onesti comprimari della racchetta come Ferrero o Hewitt, e aver restituito l’eccellenza. L’avvento del basilese sul pianeta tennis, quindi, è il John Belushi che veste i panni di Jake, uno dei fratelli del Blues, che entra in chiesa e vede la luce accompagnato dalla voce di James Brown.

    Il merito più grande, però, è un altro: un calcio nel sedere assestato al pensiero bonipertiano, quello ancorato alla supremazia della vittoria ad ogni costo. Un match di Federer, prima che un esercizio d’agone, è stato un’opera d’arte, perché nemmeno l’avvento dell’intelligenza artificiale sembra essere in grado di riprodurre le medesime linee e proporzioni leonardesche, da uomo vitruviano. L’approccio, quindi, fu ogni volta quello della Prima alla Scala, dove i punti continuavano a valere quindici e a scandire l’avanzamento dell’evento ma non se ne curava nessuno. Ancorare uno spettacolo siffatto alla contabilizzazione astratta, per la quale il dominio è del quanto sul come e una demi-volée smorzata vale quanto un dritto colpito impugnando l’attrezzo come una vanga, non fu solo lesa maestà ma un pensiero offensivo nei riguardi di madre natura e della sua benevolenza, perché capace di donare ad un uomo speciale una forma di talento inspiegabile. Se di ballerini formidabili è piena la storia, di Nureyev ce n’è soltanto uno. Anche di Michael Jordan non esiste copia, benché LeBron James possa aver bucato più retine di lui in carriera. Come poco importa che Cristiano Ronaldo abbia messo a referto più goal di Diego Maradona, imperituro alfiere di tutt’altro mondo. Insomma, non è solo la sua compagna di vita, Mirka, a ripetere spesso che lo avrebbe voluto vedere giocare per sempre.

    Il ritiro di Roger Federer è stato un lutto, non è una iperbole, perché non si trattava di dover rinunciare alla gestualità di un campione ma alla fine di un’idea che ha abbracciato sport e vita, spesso la strssa cosa. A raccontare gli ultimi dodici giorni di vita agonistica di Roger ci ha pensato la pellicola “Federer: Twelve Final Days” da qualche giorno in circolazione. Un lavoro diretto da Asif Kapadia, lo stesso regista che in passato si è dedicato anche a Senna e Maradona, sempre a proposito di epica sportiva. Dodici giorni che accompagnano il più grande di tutti nelle decisione di dire stop con il tennis, perché ventiquattro anni di allenamenti e battaglie hanno lasciato un segno indelebile su ginocchia ora esauste, non più capaci di assecondare le sue movenze. Il film è edificato intorno alla commovente lettera scritta da Roger per congedarsi dai suoi milioni di tifosi disseminati sul pianeta e alla routine che porta un atleta ad approcciarsi al match che potrebbe essere il più importante della sua carriera. Nello specifico, l’ultima sua apparizione da giocatore vero, in coppia con Nadal, come solo nelle fiabe e nella cornice faraonica della Laver Cup; una kermesse fortemente voluta proprio da Federer che sapesse dare al tennis ciò che la Ryder Cup dà per genesi al golf: respiro planetario.

    E planetaria è stata la rivalità, appunto, con Nadal, forse una delle più iconiche della storia dello sport, un Coppi-Bartali con la racchetta in pugno. Lo chiamavano Fedal, l’acronimo è chiaro, e ha preso lo sport che fu di Bill Tilden per proiettarlo su traiettorie di popolarità inesplorate, quasi calcistiche nell’accaloramento degli aficionados. Così, le parole spese da Rafa durante lo svolgimento del film, toccanti e sincere, assumono tutto un altro spessore, perché a memoria d’uomo è difficile ricordare un caso analogo di rivalità feroce e, insieme, intrisa di amicizia e condivisione. No, non c’è. Dodici giorni che ricordano la parabola che ha fatto di un raccatapalle pieno di sogni la definizione plastica del gioco che amava. Intervengono in tanti. Detto di Nadal, ci sono Djokovic e Murray, quindi il resto dei Big Four che hanno segnato quest’ultimo ventennio, vecchie glorie come Laver, Borg e McEnroe, l’amico fraterno Luthi. C’è, ovviamente, tutta la famiglia: Mirka, moglie e pilastro, mamma e papà, le due coppie di gemelli. Di fatto, un abbraccio lungo un paio d’ore che hanno il difetto di scorrere troppo in fretta. Un lavoro che, se non aggiunge nulla di nuovo a quanto già non sapessimo, mette la parola fine ad una fine che, ancora ventiquattro mesi dopo l’ufficialità, ci si rifiuta di accettare. Il pianto incontrollato di Nadal sotto gli occhi delle telecamere, a valle dell’ultimo punto giocato da Federer prima di appendere la racchetta al chiodo, è una di quelle cose per cui valga sempre la pena vivere, perché depositario di un messaggio nobile che prende amicizia, rispetto e riconoscenza e ne fa una cosa sola. Morale, tra chi ha già avuto il privilegio di regalarsi il film (chi non l’ha fatto, lo faccia) c’è chi ha pianto e chi mente. Perché ventiquattro anni vissuti insieme, accomunati da una passione grande, ti restano appiccicati alla pelle per sempre.

  • WeBuild, tre anni per rifare San Siro

    WeBuild, tre anni per rifare San Siro

    – “A mio giudizio si tratta di un progetto straordinario e mi auguro che le squadre lo prendano in seria considerazione nella consapevolezza che entrambe stanno lavorando anche su altre opzioni”: sono le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo l’incontro di ieri a Palazzo Marino durante il quale Webuild ha presentato a Milan e Inter e al Comune di Milano uno studio di fattibilità per una profonda ristrutturazione dello stadio di San Siro.

    Lo studio di fattibilità, come ha reso noto il sindaco, ipotizza un programma di lavori della durata complessiva di tre anni, con una riduzione della capacità dello stadio, nel corso dei lavori, “assolutamente accettabile”.

    “Nelle prossime settimane le squadre incontreranno Webuild per approfondire il progetto e all’esito di questi incontri sarà possibile avere una stima dell’investimento”, ha concluso.

    “Lo studio di fattibilità ipotizza un programma di lavori della durata complessiva di tre anni, con una riduzione della capacità dello stadio, nel corso dei lavori, assolutamente accettabile. Nelle prossime settimane le squadre incontreranno Webuild per approfondire il progetto e all’esito di questi incontri sarà possibile avere una stima dell’investimento”. Lo scrive sui suoi social il sindaco di Milano Giuseppe Sala, dopo l’incontro con le società di Inter, Milan e Webuild.

  • Basket A2, Vigevano saluta Battistini e accoglie Jerkovic e Taflaj

    Basket A2, Vigevano saluta Battistini e accoglie Jerkovic e Taflaj

    Mihajlo Jerkovic è il secondo acquisto della ELAchem Vigevano per la stagione 2024/25 dopo l’arrivo di Cefis Taflaj. L’ala serba di formazione cestistica italiana, nata il 21 giugno 1999, è alta 204 centimetri per 95 kg di peso e ha disputato l’ultimo campionato fra le fila della Umana Chiusi, realizzando una media in stagione regolare di 8.2 punti e 6.1 rimbalzi in 23′ di media in campo. Prima dell’avventura con la squadra toscana, ha vestito anche le maglie di Umana Reyer Venezia (dove ha fatto la trafila nelle squadre giovanili) nel 2018/19, Udine e Juvi Cremona nel 2019/20, Dubrava Fumir (prima serie croata) nel 2020/21, Nardò nel 2021/22, Ferrara e San Severo nel 2022/23.

    Taflaj: “Vigevano la scelta giusta”. Spaccasassi: “Colpiti dalla sua disponibilità”

    E’ stato presentato nella sua nuova casa del PalaELAchem Celis Taflaj, primo acquisto di Vigevano 1955 per la nuova stagione. L’ala albanese, proveniente dalla Fortitudo Bologna, è stata introdotta dal presidente Marino Spaccasassi: “Abbiamo seguito spesso Celis nel corso dello scorso campionato – ha detto Spaccasassi -, è un giocatore con esperienza in questa categoria e noi dobbiamo approfondire la nostra, cercavamp un numero 3 che potesse sostituire Smith, anche se ha caratteristiche diverse, con qualche ninuto da ala grande, se il nostro coach lo ritenesse opportuno. Mi ha fatto piacere che abbia accettato alla nostra prima proposta, perchè per giocare a Vigevano ci devi credere, noi non disponiamo dei budget infiniti di altre squadre. Celis si è voluto mettere alla prova, sa che avà un minutaggio ben superiore rispetto agli ultimi anni, pensiamo sia un giocatore utile al nostro gioco e per il raggiungiomento del nostro obiettivo”.

    Taflaj conferma di avere colto al volo l’opportunità. “Ho impiegato pochi minuti ad accettare la proposta – dice -. Vigevano è una società seria, sono stato chiamato da un allenatore che mi voleva e il progetto mi piace. Non vedo l’ora di cominciare ad allenarmi con i miei nuovi compagni, cercheremo di portare la squadra più in alto possibile. Sarà un campionato lungo e difficile, di livello veramente alto come forse mai in passato, sono stato in questo palazzetto per il match di campionato giocato contro Bologna nello scorso mese di marzo e ho avuto modo di apprezzare il calore del pubblico, non è un fattore secondario. Penso di avere fatto la scelta giusta”.

    Nel corso della presentazione Spaccasassi ha annunciato anche il secondo nuovo inserimento nel roster, il serbo Mihajlo Jerkovic. “E’ un giocatore che ci darà maggiore solidità sotto i tabelloni, i suoi centimetri serviranno in una zona dle cmapo dove abbiamo avuto difficoltà nello scorso campionato, in certe occasione potrebbe essere schierato pure da centro”.


    Vigevano 1955 saluta e ringrazia Leonardo Battistini

    Leonardo Battistini non vesitrà la maglia di Vigevano 1955 nella stagione 2024/25. La ventinovenne ala mantovana, giunta alla corte ducale nell’anno del ritorno in serie A2 dopo tre stagioni giocate a Cividale del Friuli, ha concluso il 2023/24 contribuendo al raggiungimento dei quarti di finale playoff giocati contro Forlì con una media di 10.6 punti e oltre 7 rimbalzi a partita nelle 36 partite giocate in stagione. La società ringrazia Battistini per l’importante apporto complessivamente fornito nel corso del campionato e gli augura un futuro agonistico ricco di successi.

  • Fulmine (anzi bufera) a ciel sereno: il magentino Andrea Piccolo licenziato dal suo team

    Fulmine (anzi bufera) a ciel sereno: il magentino Andrea Piccolo licenziato dal suo team

    E’ più di un fulmine. Una grandinata di inizio estate, ma a cielo sereno. La notizia che arriva dal mondo del ciclismo professionistico desta scalpore. Il team EF Education-EasyPost ha infatti risolto il contratto del corridore magentino Andrea Piccolo (23 anni) con effetto immediato. .

    Di seguito la nota integrale del team professionistico: ““EF Pro Cycling ha risolto il contratto di Andrea Piccolo con effetto immediato. Piccolo è stato sospeso internamente senza essere stipendiato a marzo dopo aver assunto un sonnifero non approvato dal team, nonostante fosse legale. La squadra ha segnalato immediatamente l’utilizzo all’UCI, ma a causa di motivi legali relativi al contratto standard del corridore, in quel momento non siamo stati in grado di rescindere il contratto. Dopo aver scontato la squalifica è tornato alle competizioni al Giro d’Italia. Il 21 giugno Piccolo è stato fermato dalle autorità italiane al suo ingresso nel Paese perché sospettato di trasportare l’ormone della crescita. La nostra squadra coopererà pienamente con qualsiasi indagine sulla questione e invitiamo Andrea ad essere sincero e aperto con le autorità antidoping”.

    Come riporta oggi Tuttobiciweb, il sito escapecollective.com ha raggiunto Jonathan Vaughters del team EF e sono entrati in possesso dei messaggi che Andrea Piccolo ieri ha inviato al general manager della sua squadra, messaggi scritti in spagnolo che accrediterebbero la tesi di un’ammissione di colpa di Andrea. Da parte nostra ricordiamo che nessuna sentenza può essere emessa preventivamente, e che solo indagini approfondite potranno confermare o meno l’impianto accusatorio. Ci auguriamo che Andrea possa chiarire e ritornare in sella. Di tutto cuore.

  • Gli Europei sul sofà: Italia Spagna con gli azzurri in versione Rocky Balboa…. anzi Gigio Donnarumma

    Gli Europei sul sofà: Italia Spagna con gli azzurri in versione Rocky Balboa…. anzi Gigio Donnarumma

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Era il 1988 quando ho visto per la prima volta la Spagna contro la nostra nazionale, all’epoca più che di Corrida e del Re non sapevo molto del paese iberico.

    Le loro squadre di club erano molto popolari e famose ma la nazionale era ferma al 1960! Una partita mai banale e sempre con contesto importante. Ieri sera ho rivissuto tutte le sfide col paese cugino.

    La mente va all’epica sfida del 1994 decisa da un grandissimo goal di Roberto Divin Codino Baggio
    Ieri sera per non sbagliare i nostri non hanno neanche tirato in porta. Solo negli ultimi secondi hanno cercato di creare qualcosa vicino a un’azione di fuoco o gioco…
    La Spagna poteva vincere 4 a 0 e l’amletico Spalletti ha perso tutto il credito passato. Forse l’avversario ha dominato e non era albanese ma molto più consistente. Decide di non decidere sembra il ritornello del nostro tecnico.

    Una squadra da oratorio che ha giocato alla viva il parroco Oreste. Scappati di casa visto le orrende giacche. I giallorossi sembrano dei leoni o un matador che gioca col toro per non mandare a casa subito il pubblico pagante.

    Io mi esalto all’ammonizione e tra un Pierino versione toscana; Cuccurella & Chiesa: certo forse un prete serve a questa nazionale dove molti giocatori credo paghino per giocare.
    Sempre la solita Italia che deve sempre arrivare all’ultimo punto per passare un turno dove passano quasi tutte. Le prime due dei gironi più le 4 migliori terze ma sembra che Spalletti voglia fare il record di riuscire ad arrivare 4 o terzo senza migliore piazzamento.

    Forse devono capire che pure con le nazionali vince chi fa goal non con le parate. Unico da salvare con un bel 10 il nostro portierone Gigio Donnarumma: senza di lui sarebbe stata una sculacciata a dei dilettanti.
    Possibile che questa nazionale non ha mai avuto un gioco??? Non riuscivano a fare tre passaggi di fila e neppure il contropiede funzionava.
    Un mister che sembra caduto nel nome gioco italico e con una capacità zero di capire la paura della partita. Troppi stranieri??? Beh, non abbiamo mai giocato bene e sempre con la paura del talento
    Baggio o Del Piero e giù di questo passo non abbiamo mai dato spazio alla fantasia.

    La cultura del gioco brutto e sporco come il rutto del brutto uomo uscito dal circolo. Tranne alcuni nomi gli altri mi chiedo chi sono e dove giochino. Nel 1994 sapevo pure la media e presenze !!! Certo avevo un’altra età ma la sofferenza sempre qui sta. Tra la gomitata di Tassotti e i calci di ieri sera voglio dire: più passaggi e meno tatuaggi
    Mettere dentro il leone per fare correre il pallone o i giocatori del pallone??? Qui non gira la sfera nè le gambe. Difendevano lo 0-0 poi sembrava che andasse bene pure lo 0 a 1…
    Adesso tra qualche giorno arriva la Croazia …Ma prima di cambiare le gambe e le danze devono cambiare teste. Con questa mentalità piccola borghese e provinciale non si potrà mai avere il gioco astrale degli spagnoli.
    Ti hanno ucciso col gioco, possesso palla, corsa e schemi. Un allenamento per loro e un supplizio per noi .

    La partita l’ho vista al circolo tra uomini con unghie del piede da “ragazzo di campagna” , personaggi con versi da Jimmy il fenomeno: ma i fenomeni ieri erano solo con maglia rossa !!
    Stesso sponsor tecnico ma diversa tecnica di gioco … Una Italia versione Rocky pardon Donnarumma…
    Brutta, senza anima e senza idee e senza allegria
    Sofferenza come vedere una partita tra gente non consumante con alito pesante, aria dinanzi e dietro e rutto libero. Una nazionale in ciabatte come i clienti di questa bettola.

    Noi abbiamo giocato in ciabatte loro in scarpe da ballo …Non chiedere mai quando sarà l’ultima partita non chiedere mai se sarà dura la partita. Gioca ogni partita come se fosse la partita decisiva.
    Possibilmente senza ciabatte…”.

  • Manca sempre meno al Trofeo Antonietto Rancilio di ciclismo

    Manca sempre meno al Trofeo Antonietto Rancilio di ciclismo

    E’ tempo di parlare di gare in casa GS Rancilio poiché tra circa 15 giorni esatti scatterà il Trofeo Antonietto Rancilio 2024.

    Ad aprire quest’anno il programma sarà proprio la prova maschile prevista nella serata di giovedì 04 luglio con il 40^ Trofeo Antonietto Rancilio per la categoria Elite/U23, mentre il giorno successivo sarà la volta del 7^ Trofeo Antonietto Rancilio – Ladies prova femminile, che ha trovato la sua caratteristica ottimale nella formula “Open”, che permette la partecipazione delle atlete juniores (17-18 anni) che si possono confrontare con le più esperte atlete Elite.

    Il tracciato di gara è stato leggermente rivisto per favorire il fluire degli atleti, anche in considerazione delle velocità sempre più elevate, ma che mantiene il fulcro di partenza e arrivo nella centralissima Piazza Maggiolini di Parabiago.

    Si sta ancora definendo il parterre delle formazioni presenti allo start di entrambe le prove ma certamente possiamo essere certi che saranno due serate di puro ciclismo e divertimento e che vedranno appunto, gli atleti e atlete regalare tanto spettacolo al pubblico presente.

    Una serie di collegamenti video in diretta durante le serate daranno la possibilità di vivere le varie fasi delle gare anche al pubblico più lontano.

    Siete pronti … ?

    Scaldiamo i motori e iniziamo ad entrare nel mood con il VIDEO PROMO del 40^ Trofeo Antonietto Rancilio Elite/U23

  • Abbiategrasso, il Comune assegna le palestre

    Abbiategrasso, il Comune assegna le palestre

    Emesso dal Comune di Abbiategrasso l’avviso pubblico relativo alla concessione in uso temporaneo delle palestre comunali, scolastiche e convenzionate con città metropolitana di milano alle associazioni e società sportive per la stagione 2024-2025: ecco i termini per
    presentare le domande di partecipazione.

    Tra le finalità che il Comune di Abbiategrasso si è dato nell’esercizio della sua autonomia vi è la promozione dell’attività sportiva, sia attraverso l’attenzione e la cura dell’impiantistica sportiva sia in concorso con le associazioni e società sportive, promuovendo la pratica sportiva e valorizzando le iniziative formative e le occasioni di incontro, aggregazione e socializzazione.

    E’ indetto, quindi, un avviso pubblico per la concessione in uso temporaneo delle palestre
    comunali, scolastiche, convenzionate con Città Metropolitana di Milano per la stagione sportiva 2024-25

    Entro il 25/06/2024 Le società sportive e le associazioni interessate dovranno compilare e recapitare la domanda di partecipazione
    agli indirizzi indicati nell’ avviso pubblico https://abbiategrasso-api.municipiumapp.it/s3/7/allegati/documenti/stagione-sportiva-2024-25-domanda-palestra-privacy-doc.pdf

  • Basket. Filippo Rossi, e sono 7! Il capitano con Vigevano 1955 anche nel 2024/25

    Basket. Filippo Rossi, e sono 7! Il capitano con Vigevano 1955 anche nel 2024/25

    Filippo Rossi sarà ancora il capitano della ELAchem Vigevano nella stagione 2024/25. Il ventisettenne play milaese, 193 centimetri per 85 kg, ha raggiunto l’accordo con la società e guiderà per il settimo anno di fila il roster gialloblu. Giunto nella città ducale a metà del campionato 2018/19 proveniente dalla Virtus Cassino (serie A2) dopo tre anni con la maglia della Sangiorgese in serie B, ha contribuito all’approdo in serie A2 della ELAchem nella passata stagione, in cui ha realizzato una media di 6,2 punti, 3,4 rimbalzi e 3,3 assist nelle 35 partite disputate.