Categoria: Sport

  • Marcallo con Casone: una targa per la Polisportiva 2012 del Volley

    Marcallo con Casone: una targa per la Polisportiva 2012 del Volley

    La Polisportiva Magenta Marcallo con Casone 2012 ha ormai superato i dieci anni di vita. Ma quello che più conta è come questa realtà ormai radicata nel territorio del Magentino per quanto riguarda il Volley, abbia attecchito anche in comuni viciniori a quello da cui è partita.

    E’ quanto tiene a sottolineare Corrado Capra, presidente di questo sodalizio che nei giorni scorsi ha inteso donare una targa all’Amministrazione cittadina guidata da Marina Roma.

    Quelli del Volley hanno consegnato la targa (vedi foto) al Vice Sindaco e Assessore allo Sport Roberto Valenti come segno tangibile di apprezzamento per aver fatto sbarcare anche in quel di Marcallo con Casone questo progetto che oltre ad una valenza sportiva ne ha una fortemente educativa.

    “Ci è sembrato giusto – spiega il Presidente della Polisportiva – omaggiare il comune di Marcallo con Casone con il quale collaboriamo ormai da cinque anni in modo assai costruttivo”.

    Oggi infatti la Polisportiva 2012 che si allena nelle palestre di Pontenuovo di Magenta e in quella della Scuola Baracca (sempre a Magenta) è una presenza costante anche a Marcallo con Casone.

    Accanto infatti alle squadre magentine che storicamente per ovvie ragioni rappresentano lo ‘zoccolo duro’ vi sono anche quelle marcalcasonesi che si stanno ritagliando il loro spazio.

    A tal proposito, va detto che si stanno prendendo delle belle soddisfazioni nei vari campionati in cui militano.

    Ma di questo vi parleremo in un altro articolo in cui porremmo l’accento più sull’aspetto sportivo, visto che le vittorie non mancano.

  • Ricky Buscaglia fa ‘volare basso’ i rossoneri: “Milan, la sua missione può essere l’Europa League”

    Ricky Buscaglia fa ‘volare basso’ i rossoneri: “Milan, la sua missione può essere l’Europa League”

    Ai microfoni della testata sportiva News.Superscommesse.it è intervenuto in esclusiva Ricky Buscaglia.

    Tra i tanti temi affrontati nel corso dell’intervista, il commentatore televisivo ha trattato quello delle chance delle italiane di portare a casa un titolo europeo: in particolare, Buscaglia sostiene che la nuova missione del Milan possa essere l’Europa League.

    Come vede le squadre italiane in Europa, possibilità di vincere una coppa o quantomeno di provarci?

    “Vincere è complicatissimo, non abbiamo una favorita in nessuna delle tre competizioni. (…) Facciamo un check: l’Inter dalla finale dello scorso anno ha acquisito consapevolezza nei propri mezzi, Lazio senza pressione, il Napoli in due gare può far male a tanti, il Milan ha il dovere di provarci e penso che l’Europa League diventerà la sua missione, l’Atalanta – citando Guardiola – è la “solita visita dal dentista” per chiunque, e Roma e Fiorentina hanno dentro il fuoco delle finali perse (e sappiamo come) un anno fa. Non avremo il vento del pronostico dalla nostra parte, ma siamo molto pericolosi. Certo, una mano al sorteggio aiuterebbe”.

  • Robecco sul Naviglio: torna il Memorial Peppino Prisco con l’Inter Club Magenta

    Robecco sul Naviglio: torna il Memorial Peppino Prisco con l’Inter Club Magenta

    Un’altra bella iniziativa targata Inter Club Magenta Nerazzurra Kalle Rummenigge 1978. Un’iniziativa fortemente voluta e che ritorna dopo un po’ di anni di assenza.

    Stiamo parlando della Winter Cup Memorial Peppino Prisco, che si svolgerà da sabato 13 gennaio a sabato 27 (quando si terranno le premiazioni) sul terreno del Concordia Robecco

    Accanto al Presidente dell’Inter Club Luciano Cucco che si è speso molto per quest’iniziativa, il Concordia Robecco e lo stello comune che hanno prestato la loro collaborazione.

    Un torneo per i talenti in erba, che vedrà in campo le categorie Esordienti 2011. Il torneo è articolato in 6 gironi da 3 squadre più una da 4 squadre. I gironi, particolarità in chiave tutta nerazzurra, prendono i nomi dei giocatori che vestono la casacca nero blu.

    Si giocano le partite sulla lunghezza di un tempo da 25 minuti. Un full immersion di calcio giovane che si aprirà il 13 gennaio alle 10,00 con il Casorezzo contro il Vittuone e andrà avanti no stop con partite ogni mezz’ora.

    Il 27 gennaio, come detto, il giorno più importante, ossia, la data delle premiazioni. “Chi si aggiudicherà il torneo – spiega il Presidente dell’Inter Club Luciano Cucco – potrà accedere al Memorial Enrico Cucchi che si svolgerà come di consueto nella prossima primavera”.

    Dunque, un memorial tira l’altro. Il primo in nome dell’indimenticato Avvocato Peppino Prisco, l’altro dedicato ad un’altra figura simbolo dell’interismo e del calcio sano: quell’Enrico Cucchi, mediano di talento, strappato alla vita troppo presto da una malattia incurabile.

  • Mister Mattia Robecchi torna in panca: a lui la guida della Sedrianese

    Mister Mattia Robecchi torna in panca: a lui la guida della Sedrianese

    Il calcio ce l’ha non solo nel sangue e nei piedi, ma proprio nel Dna. Figlio d’arte, con papà Giancarlo che allenò il leggendario Concordia degli anni Ottanta, Mattia Robecchi (ovviamente da Robecco sul Naviglio…) è stato giocatore e successivamente anch’egli allenatore. Tornato ora in panchina dopo la chiamata dell’ambizioso Sedriano, che milita nel campionato di Promozione.

    Il Presidente del Sedriano Football Club Francesco Cardamone ed il DS Giampietro Villa hanno annunciato ufficialmente nei giorni scorsi la nomina di mister Mattia Robecchi quale nuovo allenatore della prima squadra maschile. Dopo un rigoroso processo di selezione e valutazione, la scelta ha portato a mister Robecchi, un tecnico con una pluriennale esperienza anche nelle massime categorie dilettantistiche, animato da passione e dedizione che gli hanno consentito di contribuire significativamente al successo delle società in cui ha lavorato e che risuonano perfettamente con la filosofia del Sedriano Football Club.

    “Siamo soddisfatti di accogliere mister Robecchi al Sedriano Football Club. La sua umanità, competenza e determinazione sono qualità che ci hanno colpito durante il processo di selezione perché in linea con il percorso voluto dal Club ed avviato un anno fa da mister Gheller” , ha dichiarato il Presidente Cardamone. “Un prezioso lavoro quello di mister Gheller che, conclusa la sua missione con questo gruppo, può concentrarsi a sviluppare altri importanti progetti di crescita nel settore agonistico del nostro Club. Gheller è un vero professionista che presta la sua competenza alle necessità del Club e per questo non finirò mai di ringraziarlo, insieme a mister Randisi che ha contribuito nelle battute finali della prima parte di stagione”, conclude quindi Cardamone. “Ringrazio mister Robecchi per aver accettato l’incarico e, con il supporto di Giampietro (ndr- DS Giampietro Villa), farò tutto quanto in mio potere perché svolga la sua attività in un clima di totale serenità e coesione.”

    Mister Robecchi ha condiviso il suo fervore per la nuova sfida dichiarando “è un onore assumere la guida della prima squadra maschile del Sedriano Football Club. Ho grande stima del Club e di chi lo guida e sono molto contento di poter lavorare con un gruppo di giocatori talentuosi ed uno staff così affiatato e competente. Darò il massimo e mi aspetterò il massimo perché spero di poter condividere presto momenti di gioia con i nostri appassionati tifosi e con tutto il Club.”

    E adesso bisogna onorare al meglio e disputare i prossimi mesi di campionato all’altezza delle attese del dinamico sodalizio del presidente Cardamone. In bocca al lupo, Mister…

  • Il colonnello Lobanovski e il calcio come declinazione del socialismo, in bianco e nero- di Teo Parini

    Il colonnello Lobanovski e il calcio come declinazione del socialismo, in bianco e nero- di Teo Parini

    Quanto conta il talento per diventare un calciatore affermato? Se la risposta alla consueta domanda è “poco”, due sono le possibilità concrete: ha poco senso ciò che si sta dicendo, cosa molto probabile, oppure si è Valeri Lobanovski, un unicum. Detto il Colonnello per aver servito fedelmente l’Armata Rossa in tempo di Guerra Fredda, oggi Valeri avrebbe compiuto 85 anni se solo un malore non l’avesse colto anzitempo nel suo habitat naturale, il campo di calcio. In panchina, per la precisione, dove terminata la parentesi da giocatore ha costruito, con un mix fatto di rigore militare, genialità e innovazione tecnico-scientifica, un mito sportivo senza tempo. Così, nella primavera del 2002, a Zaporoggia, la città della centrale nucleare nonché simbolo del conflitto ucraino in essere, lascia un mondo, quello del calcio, che ha in lui un vero e proprio spartiacque.

    Con un prima e soprattutto un dopo che a definire solo diverso viene quasi da sorridere, tanto fu epocale l’approccio di Lobanovski alla professione dell’allenatore e la rivoluzione tattica copernicana che ne scaturì. E pensare che se ne andò via da Kiev sbattendo la porta perché in aperto contrasto con tale Maslov, l’allenatore, perché imbrigliato proprio in quegli schemi cervellotici ma ancora embrionali e non del tutto funzionali allo scopo che anni dopo lui stesso riuscirà, appunto, a sublimare. Appese le scarpe al chiodo non ancora trentenne, la sua avventura dall’altra parte della scrivania cominciò a libro paga del Dnipro, compagine fuori dal giro che conta ma che ambiva ad entrarci. A quel periodo, si parla della fine degli anni ’60, risale il primo capovolgimento epocale. Valeri pretese di disporre di un prototipo di computer, sebbene ancora uno strumento rudimentale, e degli scienziati in grado di dargli in pasto i dati da elaborare. La richiesta, al tempo niente affatto compresa, fu esaudita e, per la prima volta, le dinamiche calcistiche iniziarono a passare per l’intelligenza di una macchina in affiancamento a quella dell’uomo. Manco a dirlo, il Dnipro fece ritorno nella massima divisione sovietica e per lui si spalancarono le porte della Dinamo Kiev, un ritorno in grande stile, dalla porta principale.

    Se il computer analizzava dati e situazioni, il resto dell’allenamento era qualcosa spinto ai limiti delle forze umane. Andriy Shevchenko – con l’altro pallone d’oro Blokhin, il calciatore più forte passato per le cure del Colonnello – diverse stagioni più tardi lasciò esterrefatto l’establishment milanista quando, al termine di una sessione di allenamento e con i compagni sfiniti già in pellegrinaggio verso le docce, attaccò a correre e a fare allunghi come un forsennato. Per uno cresciuto a Kiev prima del 2002, infatti, allenarsi assumeva un significato sostanzialmente diverso da quello che si era soliti attribuire alle nostre latitudini calcistiche. Ciò per rendere l’idea di quanto, per Lobanovski, la risposta alla domanda iniziale fu davvero meritoria di quella risposta solo apparentemente provocatoria. Lobanovski, infatti, è l’archetipo più emblematico della forza del lavoro.
    La Dinamo Kiev, lo si disse spesso, fu un mosaico proveniente dal futuro capace di scrivere la storia anche fuori dal contesto nazionale.

    Due Coppe delle Coppe, per chi si ricorda la defunta manifestazione, e una Supercoppa europea, messa in bacheca ai danni di uno dei più dominanti Bayern di Monaco di sempre. Che prima o poi avrebbe finito per allenare la nazionale dell’URSS era scontato e solo il gol più bello della storia del soccer, quello di Van Basten nella finale degli Europei del 1988, impedì a Valeri e al suo paese di vincere un trofeo che, per la qualità di gioco espressa, fu delittuoso vederlo finire in mani diverse dalle sue, con tutto il rispetto per l’Olanda dei fenomeni che in quel frangente ebbe la meglio. Alla base dei successi, il principio quasi marxista della superiorità del collettivo sul singolo. Singolo che, tuttavia, una volta sopravvissuto fisicamente alle sessioni di allenamento, e quindi ritenuto arruolabile dal Colonnello, avrebbe dovuto diventare quello che oggi definiremmo “universale”, che banalmente significava saper fare tutto e in ogni zona di campo. L’abolizione dei ruoli, il vero sogno di Lobanovski. Il perché è esemplificato da una delle sue espressioni più ricorrenti: la grandezza di un calciatore si misura per quanto è in grado di fare in campo senza palla tra i piedi. Principio che richiama un po’ il cosiddetto ‘sostegno’ del rugby, quindi immolarsi per consentire al compagno di correre. Se non è marxismo questo.

    Laureato in ingegneria, Lobanovski sfruttò bene anche la dimestichezza con l’algebra e la geometria per fare di una disciplina talvolta anarchica e affetta da improvvisazione un unisono, appunto, scientifico per il quale valesse il principio secondo cui la somma del rendimento degli undici giocatori in campo fosse sempre minore dell’efficienza del sistema organizzato, composto ed interpretato dagli stessi undici. L’epopea del Colonnello, inevitabilmente, andò a braccetto con quella dell’URSS, tanto che il colpo di grazia inferto alla madre patria da Gorbaciov, di fatto, fu fatale anche al vate che si trovò a fronteggiare il massiccio esodo di talenti di casa attratti dalle chimere occidentali, chimere alle quali finì per cadere lui stesso prima di un precipitoso ritorno a Kiev.

    Il canto del cigno, l’ultimo suo capolavoro sportivo, fu la semifinale raggiunta, ancora con la Dinamo, nell’edizione della Champions League del 1999. Trascinata da Shevchenko, uno che universale lo fu realmente, la campagna trionfale fu interrotta a fatica dal solito Bayern di Monaco e, soprattutto, dal budget di quest’ultimo. Il Colonnello morirà solo poco tempo dopo.
    Oggi, dell’antesignano per eccellenza del calcio moderno, oltre alle sue idee rivoluzionarie e al ricordo della meravigliosa storia dell’utopia calcistica sovietica di quegli anni, resta una statua, eretta nei dintorni dello stadio che porta il suo nome, ad imperitura memoria. Come? Seduto in panchina, ovviamente, mentre guarda soddisfatto un gioco che ha trovato il modo di governare alla stregua di una partita a scacchi. Anzi, di una campagna militare.
    Auguri, Colonnello.

  • Basket A2, Vigevano esulta ed impressiona: espugnata Treviglio

    Basket A2, Vigevano esulta ed impressiona: espugnata Treviglio

    La migliore Vigevano della stagione coglie la terza vittoria consecutiva in campionato ed espugna il Pala Facchetti di Treviglio con una prestazione straordinaria, condita da un primo tempo impeccabile e da una ripresa giudiziosa, in cui la formazione allenata da Lorenzo Pansa controlla il tentativo di rimonta di una Treviglio schiantata dall’inizio veemente dei ducali, trascinati da un Wideman mostruoso (17 punti nei primi 10′ di gioco), con un Battistini da doppia doppia (17 punti e 15 rimbalzi) e uno Smith capace nel secondo tempo di dare tranquillità ai compagni, anche in cabina di regia, dopo il forfeit nelle ultime ore di Bertetti a causa di un’elongazione muscolare.

    I successi casalinghi ottenuti contro Cremona e Torino permettono a Vigevano di scendere in campo con fluidità in attacco grazie alle iniziative di Wideman che segna da fuori, penetra, conquista rimbalzi e fa divBattistini: “La difesa è la fortezza sulla quale costruire le nostre fortune”
    entare matta la difesa di Finelli. Gli ospiti prendono quota azione dopo azione, fino a doppiare gli avversari al primo miniriposo sul 13-26. Al rientro in campo i padroni di casa perdono tre palloni di fila, che Strautmanis capitalizza nel migliore dei modi con 6 punti, Vigevano tocca addirittura il +20 sul 14-34 al 13′ con l’affondata di Battistini su assist di Smith, che poi mette la tripla imitato da Battistini per un incredibile 14-40 al 15′. Finelli si affida alla zona e rosicchia qualche punto in prossimità dell’intervallo con un canestro fortunoso di Cerella, e al rientro in campo sembra che il trend dle match possa girare con Gruppo Mascio ad avvicinarsi sino al -13. Ma si tratta di un fuoco di paglia, perchè i ducali non perdono la calma ed è ancora Wideman all’inizio del quarto periodo a segnare i canestri della staffa.

    Gruppo Mascio Treviglio-ELAchem Vigevano 68-90 (13-26, 28-47, 52-65)

    Treviglio: Pacher 12, Harris 6, Vitali NE, Sacchetti 11, Giuri 2, Cerella 4, Guariglia 13, Miaschi 15, Barbante, Pollone, Carpi NE. All. Finelli. Tiri da due 13/27, tiri da tre: 4/26, tiri liberi 30/38. Rimbalzi: 31 (6+25), palle perse 11

    Vigevano: Rossi 4, Bertetti NE, Peroni 2, Amici 5, Battistini 17, Leardini, Smith 21, Wideman 29, Strautmanis 8, D’Alessandro 4, Bettanti NE, Bertoni NE. All. Pansa. Tiri da due: 18/32, tiri da tre: 13/31, tiri liberi 15/21. Rimbalzi: 43 (9+34), palle perse 8. Usciti 5 falli: Strautmanis, Leardini e Battistini

    Arbitri: Ferretti di Teramo, Bertuccioli di Pesaro e Attard di Siracusa

    Pansa: “Giornata importante, ma continuiamo a lavorare a testa bassa”

    La seconda vittoria della stagione in trasferta dopo Latina ma soprattutto il terzo centro di fila in campionato contro avversarie di classifica superiore (nell’ordine Cremona, Torino e Treviglio) permettono a Vigevano di mettersi definitivamente alle spalle il momento di difficoltà vissuto all’inizio del mese di dicembre. Coahc Lorenzo Pansa fa un’analisi della grande giornata vissuta dai ducali: “Abbiamo giocato con grande personalità dall’inizio alla fine – racconta il tencico piemotnese -, e anche nei momenti in cui le cose sono cominciate ad andare pegigo in attacco, abbiamo tenuto difensivamente. Logicamente la soddisfazione è tanta, la squadra ha raccolto tre successi importanti che in pochi pronosticavano alla vigilia, però sono convinto ci siano ulteriori margini di crescita, ad esempio nel terzo periodo quando Treviglio ha provato a rientrare, potevano festire in modo migliroe alcune situazioni. Detto questo, gli americani nelle ultime settimana hanno dato sicuramente un’accelerata, prendendosi le responsabilità giuste, di pari passo con la cresciota del gruppo di italiani. E’ una giornata che regala consapevolezza nei nostri mezzi, sappiamo che possiamo giocare contro tutti, dobbiamo solamente continuare a lavorare a testa bassa”.

    Battistini: “La difesa è la fortezza sulla quale costruire le nostre fortune”

    La soddisfazione del gruppo per la vittoria di Treviglio risiede nelle parole di Leonardo Battistini. “In settimana ci siamo allenati benissimo – spiega l’ala mantovana -, seguiamo molto le indicazioni del nostro allenatore che ci sta aiutando tantissimo in campo, abbiamo trovato fiducia tra di noi e soprattutto dentro noi stessi singolarmente prendiamo consapevolezza delle nostre capacità. L’umiltà ci sta portando in alto, dobbiamo continuare su questa strada. La nostra difesa ha tenuto botta, l’intensità e la voglia sono lo specchio di quello che rappresentiamo, prendiamo fiducia ed energia all’interno della nostra area. Adesso ci aspetta Latina, alla fine cambia poco perchè dobbiamo giocare ogni partita con lo stesso atteggiamento, il coach ce lo sta trasmettendo in maniera esemplare”.

  • Basket: il 7 gennaio Ardens Sedriano-Binzago

    Basket: il 7 gennaio Ardens Sedriano-Binzago

    Il nuovo anno inizia con il botto per l’Ardens Sedriano. Alla ripresa del campionato di Divisione Regionale 1, subito una partita il cui risultato avrà un peso più che mai determinante sul prosieguo della stagione. Domenica 7 alle 17:30 sarà Binzago l’avversario di giornata.

    La squadra di coach Grassi è attualmente prima, a parimerito con Sedriano e Mojazza Milano, e ha confermato il suo ruolo di candidata alla promozione finale. Coefficiente elevato di esperienza e pericolosità, in cui si elevano Bosa, Galli e Spreafico, i tre maggiori pericoli dal punto di vista realizzativo (tutti in doppia cifra di media), e non gli unici su ogni lato del campo, considerando il potenziale di tutto il roster. All’andata, in fase embrionale del torneo, l’Ardens cadde per 75-62.

    Da quel giorno Sedriano ha ingranato la marcia, totalizzando una striscia aperta di 10 vittorie consecutive. Il lavoro durante le festività è servito per mantenere la condizione ottimale in vista di questa partita, in cui sarà davvero importante vincere per mantenere il vantaggio con le dirette concorrenti per il girone Gold, cercando anche di ribaltare la differenza canestri nello scontro diretto.

    Ancora una volta, appello alla cittadinanza di colmare i gradoni del PalaSport di Via Allende (ingresso gratuito), per tifare i colori biancorossi in questa partita di vitale importanza!

  • Eurolega, trasferta proibitiva per la Virtus Bologna in casa Partizan?

    Eurolega, trasferta proibitiva per la Virtus Bologna in casa Partizan?

    Un grande impegno attende la Virtus Bologna, chiamata a misurarsi in Eurolega in casa dei serbi del Partizan. Avversario da sempre ostico quello del club di Belgrado, che anche in questa annata sportiva è lì a giocarsi le primissime piazze occupando al momento la quarta insieme a Monaco e Panathinaikos con i 18 punti conquistati in 16 giornate disputate.
    I bolognesi stanno un po’ meglio ovviamente in graduatoria, secondi con il Barcellona a 22 punti, ma il viaggio oltre l’Adriatico è considerato particolarmente pericoloso ed infatti, nelle scommesse basket la vittoria dei serbi è quotata al momento 1.43 contro il 3.10 di quella dei felsinei.
    Entrambi i team arrivano a questo confronto con un ottimo score, visto che hanno vinto le ultime quattro gare di Eurolega, ma è oggettivamente una gara ad alto rischio per il quintetto di coach Banchi, ‘costretto’ a misurarsi contro un team che in casa ha fatto solo… prigionieri, perdendo infatti solo contro il Barcellona. Il parquet della Stark Arena di Belgrado è dunque un’autentica roccaforte e per i bolognesi sarà durissima.
    Ma le Vu Nere hanno assolutamente i numeri per provare a sbancare l’impianto serbo, se non altro perché in questa edizione dell’Eurolega se la stanno cavando piuttosto bene, dietro solo al Real Madrid che guida la classifica con ben 8 lunghezze di vantaggio.
    Peraltro la sfida, di fatto, è cominciata curiosamente qualche giorno fa, quando cioè la Virtus Bologna ha ufficializzato l’addio di Jaleen Smith. E dove è andato l’americano? Proprio al Partizan Belgrado, raggiunto alla vigilia di Natale, dove una prima parte di stagione nel team italiano tutt’altro che da celebrare, vista la media di 5.3 punti raccolta proprio in EuroLega. Una perdita importante comunque per Banchi, che confidava di poter disporre di un elemento che l’anno precedente, con l’Alba Berlino, aveva una media in doppia cifra: 11.5 punti a partita.

  • E se nel 2024 diventassimo tutti un po’.. rugbysti?

    E se nel 2024 diventassimo tutti un po’.. rugbysti?

    Il rugby è l’insieme di tantissime cose. Intanto, per Woody Allen è lo sport delle bestie che viene giocato da uomini. Mica male. Peraltro, esattamente il contrario dell’altro sport con la palla da calciare, il soccer, che, sempre per il grande regista, è disciplina da uomini interpretata da bestie. Concetto, questo dell’umanità, esemplificato alla perfezione anche da un cantastorie di razza come Davide Van De Sfroos che, proprio al gioco della palla ovale impazzita, ha dedicato una canzone indimenticabile e sportivamente struggente dal titolo ‘Grazie ragazzi’, nella quale – testualmente – ci ricorda che “… soltanto chi ha grande rispetto, può incontrare l’avversario di petto, lo sappiamo che i modi son duri, ma (il rugby, ndr) è pur sempre un incontro di cuori”.

    Cuore, appunto. Perché, è vero, le regole talvolta cervellotiche non sono tipicamente le più facili da digerire per gli spettatori meno informati, tuttavia c’è un aspetto caratterizzante che non può passare inosservato, nemmeno a chi davanti alla tivù ci è capitato per caso. Paradigma che diventa spirito, spirito che diventa auspicio. Nel rugby, infatti, la squadra che vanta il possesso della palla corre in avanti, con i suoi portatori a fare da ariete, il più veloce possibile ma, la stessa palla, deve sempre essere passata al compagno che sta immediatamente dietro. A pensarci bene, che mondo meraviglioso sarebbe quello capace di applicare alle proprie dinamiche quotidiane lo stesso principio inclusivo, quindi senza che nessuno sia relegato a rimanere indietro? Le tipiche ondate del rugby, la marea, l’orda arrembante di quindici uomini che cercano di varcare la linea di meta, quale azzeccata metafora del vivere comune, se solo quest’ultimo significasse remare tutti dalla stessa parte, come fanno sul prato gli uomini di campo intrisi di fango e sudore.

    In un match può succedere che, a seguito di un’irregolarità, l’arbitro ordini la ripresa del gioco con quella che gli inglesi chiamano ‘scrum’, la mischia ordinata. Otto giocatori per ciascuna squadra che si posizionano a formare due schieramenti contrapposti, spalla a spalla, al fine di impossessarsi della palla. Tre linee, come quelle posizionare a presidio dei confini in tempo di guerra. I piloni ai lati del tallonatore formano la prima, gente tozza con quadricipiti grossi come ciminiere e baricentro basso, roccaforti inamovibili. Due seconde linee, invece, si posizionano a quinconce rispetto a chi gli sta davanti e, infine, tre terze linee fanno lo stesso alle loro spalle. Uomini alti come grattacieli, questi ultimi, un po’ puntelli e un po’ stantuffi. Uno sforzo bestiale. Tra gli otto è incastro perfetto, un Tetris di corpi. Moderna testuggine romana che è archetipo di coordinamento collettivo; unisono che è la differenza scientifica tra l’avanzare e il soccombere. “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”, direbbe Carlo Marx, perché, ancora una volta, il gioco del rugby ben si presta ad essere metafora di una società che sarebbe decisamente migliore se tutti fossimo almeno un po’ rugbisti nell’animo, quindi pronti a sacrificarci per chi ci sta a fianco. Scrum, del resto, è darsi una mano per quanto se ne ha in corpo: nei bicipiti, nella testa, nel cuore. Dove solo i più ciechi scorgono la sola forza bruta.

    Di similitudini che fanno, anzi dovrebbero fare, della vita un’infinita partita di rugby se ne potrebbero trovare ancora molte, con la giusta dose di fantasia. La touche, per esempio, esercizio complicatissimo che porta alla conquista del cielo, manco a dirlo, al culmine di uno sforzo collettivo: c’è chi solleva e chi è scelto per essere sollevato affinché recuperi la palla per il bene comune. L’immagine di questi ascensori umani ci rammenta che il contesto sociale sarebbe assai più equo se in alto ci si potesse andare per merito, non solo per classe di provenienza. Come quella volta in cui – e accadde davvero – che a impadronirsi dello spazio per primo nella storia del genere umano fu il figlio di un umile carpentiere e non il più ricco del pianeta Terra come invece succede oggi. La touche, o assalto al cielo, l’istantanea di una possibilità concessa a chiunque, senza distinzioni.

    I tempi canonici di una partita di rugby sono ovviamente due, durano quaranta minuti, sono estenuanti perché effettivi. Non c’è melina che tenga, si soffrono tutti quanti, uno per uno. Poi, ad un certo punto, il cronometro si colora di rosso e ciò vuole semplicemente dire che manca l’ultima azione prima della doccia. E di quello che gli aficionados italiani chiamano ‘Terzo tempo’, e i francesi ‘Troisième mi-temps’, forse la tradizione più significativa e che antica lo è di sicuro, dacché le sue tracce si perdono già nell’Ottocento. Il fischio finale, allora, è spartiacque: prima rivali, duri e neanche poco, poi amici. La squadra ospitante organizza la festa, che nei campi di periferia è lo scoppiettio di una griglia, alla quale partecipano giocatori, familiari e tifosi. Insieme, senza più differenze. Pioggia di birra e socializzazione, un processo marginale nella società individualista che pare avere strappato il sopravvento; quella della supremazia del personale sul collettivo, con tutte le conseguenze del caso. Il rugby, a tutela di sé, dall’egocentrismo in tutte le sue forme se ne sta alla larga. Gli altri, bontà loro, un po’ meno.

    Insomma, il rugby quale esperienza pedagogica. Perché c’è sempre da imparare qualcosa di nuovo dal groviglio solo apparentemente casuale di uomini che si immolano per lasciare in eredità al compagno la migliore situazione possibile, sempre a proposito di azzeccate metafore. Esperienza d’amore, anche, che noi fuori dal campo, se spesso fatichiamo a capire, finiamo sempre per invidiare. Pertanto, l’augurio per il nuovo anno alle porte è quello di essere tutti più rugbisti. Almeno un po’. Con un minimo di emulazione ci si regalerebbe un anno migliore di quello che l’ha preceduto: bello come una meta e intenso come l’abbraccio che ne fa immancabilmente seguito. Buon 2024 a tutti.

  • Basket A2, Vigevano si regala una gran vittoria contro Torino

    Basket A2, Vigevano si regala una gran vittoria contro Torino

    Una Vigevano travolgente batte Torino 82-73 nella diciassettesima giornata di serie A2 e vince la seconda partita di fila contropronostico dopo quella contro Cremona. La squadra allenata da coach Pansa mette in campo grinta e voglia di vincere, resistendo al ritorno degli avversari (privi di Vencato e Cusin) nel finale di partita, quando Bertetti ha sigillato dalla lunetta due punti meritatissimi. I ducali scendono in campo con piglio sin dalla palla due e producono il primo allungo con Smith a segnare 10 punti nei primi 8′ di gioco, dall’altra parte Pepe e Kennedy tengono a contatto Torino, che opera il primo e unico vantaggio all’inizio del secondo periodo, perchè Vigevano rimette le marce alte con le iniziative di Wideman e Battistini, che valgono il vabtaggo dell’intervallo sul 37-33.

    Al rientro in campo la tensoine rimane alta grazie a Peroni che scalda la mano dalla distanza e Vigevano ad allungare le mani sulla partita, quando tocca il massimo vantaggio sul 55-39 al 26′ con una bomba da 8 metri di Smith. Sembra fatta, ma la formazione di Ciani non perde la calma e punto dopo punto di riavvicina agli avversari, sino ad arrivare fino a -2 del 35′. La ELAchem non perde la testa e opera lo sforzo finale che vale il successo per la gioia dei 1700 presenti sulle tribune.

    ELAchem Vigevano-Reale Mutua Torino 82-73 (20-17, 37-33, 61-50)

    Vigevano: Rossi 2, Bertetti 15, Peroni 9, Amici , Battistini 12, Leardini 2, Smith 22, Wideman 14, Strautmanis , D’Alessandro 6, Bettanti NE, Bertoni NE. All. Pansa. Tiri da due: 23/44, tiri da tre: 7/25, tiri liberi 15/17. Rimbalzi: 38 (10+28), palle perse 6

    Torino: Thomas 12, Kennedy 16, Pepe 16, De Vico 7, Poser 10, Schina 11, Fea, Osatwna , Jahiel, Ghirlanda 1, Vencato NE . All. Ciani. Tiri da due 20/37, tiri da tre: 6/27, tiri liberi 15/22. Rimbalzi: 41 (11+30), palle perse 12

    Pansa: “La vittoria della maturità, siamo più consapevoli dei nostri mezzi”

    La soddisfazione di coach Lorenzo Pansa nel dopopartita di Vigevano-Torino. “Questi ragazzi hanno mostrato ancora una volta grande volontà – spiega il tecnico piemotnese -. Sono contento perchè per la prima volta, togliendo la partita di Latina, siamo sempre stati in vantaggio, se si eccettuano un paio di minuti nel primo tempo. Abbiamo condotto con personalità, senza disunirci nel momento della rimonta di Torino, è sintomo di maturità”.

    “Ci siamo trovati a fronteggiare una situazione falli non facile – continua -. Torino ci ha proposto situazione tattiche diverse, i ragazzi però hanno assorbito subito ciò che accadeva, agendo di conseguenza. Abbiamo ritrovato fiducia, questo gruppo può giocarsela con tutti, ovviamente in casa abbiamo una spinta in più, ma adesso siamo più consapevoli delle nostre potenzialità, con meno fantasmi nella testa e meno paura. Stavolta abbiamo premuto il piede sull’acceleratore e non l’abbiamo più alzato, adesso andremo a Treviglio, sapendo che il match d’andata e quello contro Casale Monferrato sono stati i peggiori della stagione, ma noi dobbiamo solo pensare a noi stessi, per crescere pezzo per pezzo”.

    Bertetti: “Abbiamo retto l’urto contro due avversarie toste”
    Gianmarco Bertetti ha siglato dalla lunetta con un 9/9 i punti che hanno respinto il rientro di Torino sul finire di partita. “Dopo due sconfitte pesanti contro Roma e Casale Monferrato ci siamo guardati negli occhi ed è cominciato un percorso diverso soprattutto a livello mentale. Giocavamo due partite in casa contro due avversarie toste, che difendono forte e mettono le mani addosso, ma abbiamo retto l’urto, ed è stato un piacere giocare in questa maniera, siamo stati bravi giocando e sudando insieme. Quando Torino diospone di un gruppo di italiani che si conoscono bene e hanno tanti punti di forza. Quando hanno operato il cotnro break non abbiamo perduto la testa, Leardini ha preso un rimbalzo in attacco fondamentale e ci ha aiutato a respirare”.