Categoria: Sport

  • 90 anni per Rino Tommasi. Semplicemente, the Greatest Of All the Times- di Teo Parini

    90 anni per Rino Tommasi. Semplicemente, the Greatest Of All the Times- di Teo Parini

    E così, per Rino Tommasi – senza troppi giri di parole, il nostro maestro – è giunto il tempo di spegnere novanta candeline. Noi che, peraltro senza riuscirci ma con tutta l’umiltà del caso, cerchiamo sempre di raccontare il tennis provando a farlo rimpiangere il meno possibile, gli dobbiamo molto. Perché è davvero facile osservare con quale frequenza finiamo sempre per ritrovarci a descrivere qualcosa di tennistico, un match come un protagonista, attingendo dal suo pozzo di sapere inesausto, fatto di locuzioni costruite con metodica ricerca lessicale e geniale trasposizione simbolica di immagini. Così, quando l’incontro volge al termine ci scappa spesso di dire che “il treno è giunto in stazione”. Oppure, nel vedere sotterrare in rete una volée al giocatore fuori posizione, ci viene naturale esclamare un perentorio “palla calante volée scadente”. Magari perché il ragazzo è di “mano agricola” e, quindi, “chiamato a giocare di fino ha rivelato le sue umili origini”. Tutta roba sua, ovviamente. Poi, all’ennesima previsione sbagliata, la nostra cifra stilistica, ci torna utile rinverdire il ricordo del celebre adagio per il quale “i pronostici li sbaglia soltanto chi li fa”, sempre di tommasiana memoria. Ma lui, i pronostici, li prendeva una volta sì e l’altra pure, mica come noi. Per una questione di competenza maturata sul campo ma anche perché, prima di assurgere alla leggenda della telecronaca, Rino è stato un bookmaker di razza e, si sa, quella è una categoria avvezza a parlare poco e prenderci spesso.

    Allegorico ma, per dirla alla Gianni Brera, dotato di una mente matematica. Il perché è presto detto: Rino padroneggia i numeri senza bisogno del supporto dell’intelligenza artificiale. C’è chi usa il computer e chi, come lui del computer ne fa le veci, oltre che a meno. Già, i benedetti numeri. Se li ricorda tutti, li sciorina come bere un bicchiere d’acqua e, niente, non lo si prende mai in castagna. Una passione, la sua, prima ancora che una dote, quella di far di conto. A differenza dell’altro Gianni, ovviamente Clerici, che Tommasi definì Dottor Divago, sempre a proposito di genialità, per quel suo modo meraviglioso di portarci a spasso con chiacchiere morbide come seta ma che proprio non voleva saperne di addentrarsi nei meandri delle statistiche, finendo per non prenderci mai. Così, come spesso accade, gli opposti si incastrano alla perfezione come tasselli di un puzzle, e la coppia Tommasi-Clerici rappresentò in quel periodo storico l’acme della narrazione tennistica, la svolta epocale, l’asticella della comunicazione che sfiora il cielo. Un nuovo modo di educare al tennis, pedagogia giornalistica pura. Novantanove volte su cento, Rino e Gianni costituivano il motivo principale della scelta di dedicare ore del nostro tempo alla tivù. Perché scoprimmo, con inevitabile ma sana invidia professionale, quanto una cronaca ben fatta potesse essere financo più interessante dell’oggetto stesso della narrazione.

    E se abbiamo goduto di tutto ciò, in un certo senso lo dobbiamo a Stefan Edberg, “la miglior volée di rovescio di sempre in uscita dal servizio”. E la definizione, manco a dirlo, non è nostra. Perché Rino, osservando quel ragazzino dal rovescio paradisiaco e la propensione all’arrembaggio di chi si prese la Bastiglia correndo senza elmetto verso l’obiettivo, disse all’indomani della sua vittoria nel torneo di Wimbledon juniores che se non avesse trionfato in quello dei grandi entro cinque anni avrebbe smesso di parlare di tennis. Stefanello – questa volta parafrasando Clerici – cinque anni esatti più tardi sollevava il trofeo più importante al mondo nel cielo di Londra sancendo involontariamente almeno due cose. Tommasi, ed è la prima, ancora una volta aveva la ragione dalla sua parte. Poi, che, inaspettatamente ma in fin dei conti nemmeno troppo, anche un uomo tutto d’un pezzo, talvolta cinico come granito e sempre propenso alla supremazia della concretezza, tanto da aspettarsi potesse stravedere per i nuovi corazzieri sparagnini del tennis moderno, avesse perso la testa per l’artista del fioretto che più artista non c’era. Gira e rigira, siamo tutti un po’ schiavi della bellezza, e anche Rino non fa eccezione.

    Rino che è riduttivo circoscrivere al solo universo tennis, nonostante quanto detto e al quale occorre aggiungere che si districò bene anche dal lato pratico arrivando a possedere un livello di gioco di un certo spessore, ha dato parecchio anche alla boxe – la trasmissione “La grande boxe” da lui ideata, per dirne una, è culto allo stato puro – ed al calcio quale grande tifoso del Verona, la sua città natale. Insomma, per noi che lo sport, e il tennis in particolare, è sempre paradigma di vita, Rino Tommasi rappresenta la stella polare, la direzione da seguire, il metro di paragone. L’esame di laurea. Sono passati anni, ormai, dalla sua ultima comparsata televisiva anche se sembra ieri. Pomeriggi che ci hanno visto crescere, ci hanno spinto a guardare il gioco con occhi più educati e che, soprattutto, hanno contribuito a corroborare il nostro amore viscerale per il tennis. Non possiamo che ringraziarlo, proprio oggi, nel giorno del suo novantesimo compleanno. Quindi, “circoletto rosso” a te, maestro Rino. E tanti auguri.

  • Verso Ital(rugby)-Francia: allons enfants de la patrie- di Teo Parini

    Verso Ital(rugby)-Francia: allons enfants de la patrie- di Teo Parini

    In quella circostanza ci negarono financo lo stadio migliore. Perché il Parco dei Principi, i francesi, lo riservavano solo alle occasioni importanti, quando i Blues erano incentivati ad indossare lo smoking dal blasone dell’avversario. Così, noi cugini considerati poveri e pure un po’ sfigati, con quella spocchia che fa tanto Francia fummo dirottati al Lesdiguières, diecimila posti di capienza e il fascino, si fa per dire, di un campo in periferia. Come dargli torto, a ben pensarci. Alle nostre latitudini, del resto, il rugby era ancora qualcosa che sulla Gazzetta dello Sport, come in tivù, trovava collocazione in fondo, molto in fondo, dopo la serie C del calcio e i rugbisti considerati rozzi omaccioni con i piedi troppo poco educati e il ventre spropositato per fare i calciatori. Così, alla frontiera, perché al tempo i confini erano ancora lontani dal divenire liquidi, il gendarme, riconosciuto il bus con a bordo la nazionale italiana, sfoderò la consueta battuta che da sempre accompagnava le nostre incursioni nella terra della rivoluzione e della Bastiglia: “Vi siete portati la cesta?”. Sottintendendo la quantità di punti che ci saremmo dovuti portare a casa sul groppone.

    Quel giorno, però, sul bus degli italiani non c’era troppa gente disposta a scherzare. Perché, piano piano, con il lavoro di George Coste, un francese, si erano costruiti una certa competenza rugbistica e in quella Coppa Europa i meno distratti avevano già intravisto qualche indizio interessante. Nulla che potesse far presagire ad un cataclisma, ma a sfidare la stratosferica Francia, composta per nove quindicesimi dai trionfatori del Cinque Nazioni (con annesso Grande Slam) solo qualche giorno prima, l’Italia schierava una formazione che a rileggerla ora, ventisette anni più tardi, fa tremare i polsi. La mediana di Dominguez e Troncon, il capitano Giovannelli, Cuttitta a tallonare, poi Francescato e Properzi, Giovanelli e Sgorlon. E via via tutti gli altri, gente speciale con una fame bestiale e la propensione a morire sul campo prima di vendere le armi. Così, lo scherno ricevuto dall’ignaro gendarme scivolò via senza lasciare traccia, tra una birra e una sigaretta quali consuete compagne di viaggio.

    Siamo nel 1997 e, appunto, il più antico torneo della palla ovale, e più in generale anche del mondo, lo giocano ancora solo cinque nazioni – quattro d’oltremanica e i transalpini – e la massima competizione internazionale a noi riservata è la Coppa Europa che vedeva, appunto, nella Francia la assoluta dominatrice e noi a fare da sparring partner. A Grenoble, però, sarebbe presto successo qualcosa di epocale per lo sport azzurro tout court e per l’universo rugby quella partita assunse immediatamente il significato eterno di madre di tutte le partite. Perché la vincemmo. Una valanga di mete a referto e la perfezione del piede di Dominguez scrissero il 40 a 32 che, per chi c’era, ha rappresentato l’acme della rivalsa, un momento di sport ma anche di vita che fu spartiacque, come tutte le volte in cui c’è un Davide a fare piccolo piccolo un Golia eccessivamente sicuro di sé. La sorpresa fu ovviamente enorme. La portata è quella di Buster Douglas che abbatte Mike Tyson, quello vero. l’Equipe, al solito migliore dei corrispettivi rotocalchi italiani, l’indomani celebrò il nostro trionfo certificando il compimento di qualcosa di insindacabilmente grande.

    Piangevano un po’ tutti: noi dalla gioia, i francesi dalla delusione. Meno uno, il nostro George Coste, che a bordo campo in mezzo alla festa già pregustava il volto abbacchiato del gendarme di cui sopra che, infatti, rimase rintanato in guardiola osservando il bus italiano che sfrecciava verso Roma, carico di una soddisfazione indescrivibile. La vittoria di Grenoble cambiò tutto perché l’establishment del rugby, sempre così ostile alle variazioni delle gerarchie ancorate alla notte dei tempi, si convinse a spalancare le porte del futuro Sei Nazioni all’Italia; accadimento che si verificò già tre anni dopo, nulla per le tempistiche del rugby. L’esordio con vittoria ai danni della Scozia di un altro pomeriggio leggendario in quel del Flaminio, pertanto, fu la naturale prosecuzione di quell’impresa meravigliosa. Il resto è storia. Una storia che ci ha visto sconfiggere la Francia in altre due occasioni ufficiali in mezzo a troppe sconfitte sonore ma, si sa, il rugby è sport crudo e poco propenso a fare di un miracolo una consuetudine.

    Domenica prossima, a Lille, torna in palio il Trofeo Garibaldi che premia la vincitrice, ovviamente nel contesto del Sei Nazioni, dello scontro non anglosassone tra la nostra nazionale e quella francese. A Lille e non a Parigi, ma questa volta la spocchia non c’entra. La capitale, infatti, è già in clima olimpico e indisponibile a concedersi, quindi tutti altrove. Dove, è bene dirlo subito, non ci sarà un’altra Grenoble ma, così come pronosticato e poi verificatosi con l’Inghilterra all’esordio nel torneo, abbiamo la possibilità di evitare il naufragio e provare a restare in partita piuttosto a lungo. Che nel rugby, dove novantanove volte su cento a vincere è quello meglio attrezzato, vale sempre molto. Poi, chissà, può sempre esserci qualcuno di folle a cui venga in mente di chiederci della famigerata cesta. E un italiano incazzato, a dirlo è la storia, non è mai un bell’avversario. Nemmeno se c’è da schiacciare in meta una palla ovale.

  • Rugby Parabiago, PizzAut e i Bambini delle Fate, un intreccio di emozioni

    Rugby Parabiago, PizzAut e i Bambini delle Fate, un intreccio di emozioni

    Una serata che difficilmente si potrà dimenticare quella trascorsa mercoledì sera a PizzAut, dove tantissime persone del Rugby Parabiago, circa 300, hanno potuto gustare la buonissima pizza preparata nel locale di Nico Acampora. Una realtà, PizzAut, che impiega solo persone autistiche, dove Rugby Parabiago ha voluto organizzare una serata per intrecciare l’inclusione sportiva, che il Club persegue con le attività Rugby Oltre e Mixed Ability di Rugby Parabiago Cares Impresa Sociale e l’inclusione lavorativa dei locali di Nico.

    Il fondatore di PizzAut ha sottolineato che ci sono circa 600 mila persone autistiche in Italia e che ognuno di noi può prendersi l’impegno di fare qualcosa, piccoli gesti, che portino questi ragazzi ad avere la stessa dignità sociale di tutti, come garantisce la nostra Costituzione. “Non c’è l’insegnante di sostegno e un ragazzo con autismo o disabilità è invitato ad entrare a scuola alle 10? Mandiamo tutti i nostri ragazzi a scuola alle 10.” Un invito a riflettere ma anche ad agire, nel quotidiano, per fare di più.
    Lorenzo, Edoardo, Mirko e tutti gli altri camerieri del locale (e i pizzaioli che dietro le quinte hanno sfornate pizze grandiose) hanno regalato ai presenti la consapevolezza che passi avanti se ne possono fare tanti, lavorando con impegno e passione per un obiettivo importante come l’inclusione.

    Nella bellissima atmosfera del locale di Monza c’erano anche Franco e Andrea Antonello, che con l’impresa sociale i Bambini delle Fate assicurano sostegno economico a progetti e percorsi di inclusione sociale gestiti da partner locali a beneficio di famiglie con autismo e altre disabilità.

    Un’ala protettrice che dal 2005 ha sostenuto 93 progetti sul territorio italiano, a beneficio di più di 4400 famiglie, con 2400 imprenditori coinvolti e 3000 sostenitori privati: un impegno forte e duraturo di raccolta fondi, per raccontare con il sorriso il potenziale di questi bambini e ragazzi speciali e dare forza alle loro famiglie.
    PizzAut, i Bambini delle Fate, Rugby Parabiago. Tre realtà che ieri sera si sono strette in un abbraccio forte e coinvolgente. 21 febbraio 2024, una data che resterà nel cuore di tutti noi.

  • San Siro ristrutturato? Tre mesi per un piano di fattibilità

    San Siro ristrutturato? Tre mesi per un piano di fattibilità

    La verifica di un piano di fattibilità relativo alla ristrutturazione dello stadio di San Siro è stata al centro di un incontro, che si è tenuto ieri a Palazzo Marino, tra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, Alessandro Antonello, amministratore delegato corporate Fc Internazionale Milano, e Paolo Scaroni, presidente Ac Milan. Lo comunica il Comune di Milano, spiegando che è stato condiviso un percorso da intraprendere. In particolare, Webuild collaborerà pro bono, secondo la disponibilità in tal senso già manifestata, con la redazione di uno studio di fattibilità che dovrà essere consegnato in tre mesi. Poi le squadre produrranno linee guida per una possibile ristrutturazione che porti alla disponibilità di uno stadio più moderno ed efficiente. A valle di questo, l’amministrazione comunale e i team verificheranno la possibilità e le modalità per procedere.

    I rappresentanti dei Club hanno ribadito la necessità di una tutela dell’eventuale perdita di disponibilità di capienza dello stadio durante i lavori. Gli interventi dovranno essere quindi compatibili con il calendario delle partite, delle manifestazioni sportive e degli eventi di intrattenimento,per evitare danni economici, ma soprattutto per mantenere un’esperienza coinvolgente, sicura e confortevole per gli spettatori e le spettatrici. Nel progetto andranno considerati sviluppi urbanistici nell’area di San Siro, in particolare per la sua riqualificazione. Questione vincolante, nelle forme da definire, è che lo stadio dovrà diventare di proprietà delle squadre. Il sindaco ha preso atto che le squadre continueranno nella esplorazione delle possibilità alternative in essere, con l’auspicio però che il percorso intrapreso su San Siro porti rapidamente a una conclusione soddisfacente per tutti gli attori in campo.A

  • Tenemos un problema, Carlitos (Alcaraz)? Di Teo Parini

    Tenemos un problema, Carlitos (Alcaraz)? Di Teo Parini

    Qualunque discorso riguardante Carlos Alcaraz non può prescindere da un aspetto. È un classe 2003 ed è nato ad agosto, ciò significa che non ha ancora compiuto ventuno anni. Per intenderci, Sinner lo precede di ventiquattro mesi che a quell’età fanno tutta la differenza del mondo e non serve certo spiegare il perché. Tuttavia, altri due concetti non possono essere trascurati. Il primo è che dalla strepitosa vittoria di Wimbledon nel luglio scorso, quando finì per abbattere Djokovic dove nemmeno Federer fu in grado, Carlitos non ha più vinto un torneo e negli ultimi sette disputati non ha nemmeno raggiunto una finale. In mezzo, due Slam mal giocati, New York 2023 e Melbourne 2024, e le Finals di Torino dove il rendimento è stato, se possibile, anche peggiore. Il secondo è dato dal confronto proprio con Sinner, oggi il tennista più forte al mondo: l’italiano, come si chiede ad un campione, ad ogni torneo si presenta con una novità, fosse anche impercettibile ma c’è. Alcaraz, invece, a dire involuto è forse blasfemia ma bloccato, in questo momento, lo è di sicuro. La domanda che sorge spontanea è: perché?

    Intanto, la conferma dell’assioma che sarà banale ma a molti sembra non entrare mai in testa. Confermarsi al vertice in una disciplina così esigente è sempre un casino bestiale. Anche se sei Alcaraz, quindi uno che ha geni e genialità per fare epoca. Più di Sinner, più di Medvedev, più di Djokovic che, noncurante di quelli più talentuosi di lui, sono vent’anni che fissa gli obiettivi e non perde praticamente mai quando conta. Può essere, quindi, che il post Wimbledon abbia fatto più male che bene ad Alcaraz. Per esempio, nel caso avesse malauguratamente pensato, sollevando il trofeo più importante al mondo, di poter rivincere a ogni latitudine per diritto di cromosomi. Non succedeva al McEnroe del 1984, la definizione plastica di magnificenza, figuriamoci agli altri. Più si vince e più si deve lavorare duramente, affinché la fame non abbia di che calare, una legge non scritta del gioco. Perché in un mondo di squali, che venderebbero la mamma per un quindici, il contrario significherebbe morte certa, anche per lo spagnolo che gioca a tennis infinitamente meglio dei suoi rivali.

    Infatti, per tornare alla più stretta attualità, è bastato il lungagnone Jarry, al solito tignoso quando mette piede sulla terra battuta sudamericana anche se poi capace di perdere all’indomani con il non trascendentale Diaz Acosta, per inceppare un meccanismo evidentemente poco oliato di questi tempi. Così, nemmeno l’aver ritrovato i campi rossi, sui quali in linea teorica dovrebbe avere ancora più margine, ha invertito la brutta tendenza con una serie di indizi che sommati sono prossimi a fare una prova. Carlitos, mi sa che abbiamo un problema. Tuttavia, Juan Carlos Ferrero al box dovrebbe essere una garanzia. Anzi, lo è. Questo perché, con lui, Alcaraz trova al fianco la sua antitesi più marcata; uno che da giocatore ha spremuto alla carriera il centouno per cento di quel che ci fosse da spremere, grazie ad abnegazione e intelligenza a compensare un talento, diciamo, così così. Tanto da portare un tennis oggettivamente povero di qualità fino alla prima posizione del ranking mondiale. Insomma, in quanto a cultura del lavoro tennistica, Carlitos ha per coach un docente universitario. Il problema, semmai, è la voglia di seguirlo. Lo dicemmo in tempi non sospetti, soprattutto nelle giornate di gloria, in tal senso Alcaraz non è Sinner, uno che sprizza dedizione maniacale da tutti i pori.

    Poi, come spesso accade agli uomini di maggior talento, la tattica non è tipicamente il suo punto forte. L’impressione è che troppo spesso i suoi match non seguano un copione preparato a monte ma si compongano della sequenza di colpi dettati più dall’istinto che dalla ragione e, ancora peggio, slegati dalle peculiarità dell’avversario. E se inizialmente l’effetto sorpresa, messo in atto da uno che con la racchetta potrebbe fare qualsiasi cosa da quanto educata è la mano che la governa, ha fatto sfracelli, ecco che quelli bravi e sagaci hanno messo a punto le contromosse del caso, così da non farsi più abbindolare oltremodo dai suoi mille trucchi. I Sinner e i Djokovic non perdonano i passaggi a vuoto altrui nel corso dei match perché meravigliosi depositari della regolarità e della costanza, che stanno al tennis come la sciolina sta alla discesa libera o la pressione degli pneumatici all’automobilismo: vitale. Questa sua estemporaneità tattica fa talvolta scopa con quella di rendimento, il che significa, appunto, passaggi a vuoto. Una kryptonite e, così, può bastare un buon Jarry per capitalizzare l’omaggio e passare all’incasso. Figuriamoci un Sinner, la cui capacità di tenere sempre alti i giri del motore è robotica, per non parlare di Djokovic che ha fatto del rifiuto della sconfitta un’opera d’arte moderna.

    A fargli le pulci, ma senza la pretesa di sostituirci al lavoro del suo formidabile team, ci sarebbe anche da evidenziare una lieve ma potenzialmente significativa problematica tecnica lasciata a metà. Ricordando sempre di avere di fronte un tennista di quelli che nascono ogni morte di Papa, quello che non passa inosservato è il mancato miglioramento in questi primissimi anni di carriera di un colpo di capitale importanza per l’economia del gioco, il servizio. Se n’è immediatamente accorto anche Andy Roddick, uno che, oltre ad essere notoriamente una mente brillante, con quel colpo ha letteralmente fatto sfracelli. Un parere autorevole decisamente più del nostro. L’ex numero uno al mondo, nonché ultimo statunitense a vincere un Major, ha sollevato la questione nei seguenti termini. L’involuzione in quanto a velocità della prima palla, che mediamente appare financo diminuita rispetto a un anno fa, e la scarsa varietà nelle scelte. Egemonizzate, queste ultime, dal ‘kick’ mancino che, seppur formidabile, non è più né una sorpresa né una fucina di punti rapidi. Sempre per Roddick, poi, al di là della velocità che dice tanto di una battuta ma non tutto – del resto Federer difficilmente passava i duecento orari ma di punti col servizio ne faceva in quantità industriale – la meccanica di impatto non proprio ortodossa è tale da produrre una palla di relativamente ‘facile’ gestione per i califfi della risposta. Zverev, agli ultimi Australian Open, lo ha estromesso dal torneo sconfiggendolo al termine di un match nel quale gli ha strappato per ben sette volte il servizio. Per dare l’idea, Sinner, nello stesso torneo, ha perso il suo primo turno di battuta solo in finale. Una bella differenza di rendimento con il fondamentale di inizio gioco.

    Morale, Alcaraz non era invincibile un anno fa e non è diventato un giocatore normale adesso. Meglio essere chiari per non finire nel calderone poco edificante dei sedicenti addetti ai lavori che a ogni risultato mutano il loro pensiero. Carlitos ha tutte le qualità per essere un fattore dominante di questa generazione ma, come da normalità in ambito sportivo, ha da risolvere un grattacapo. Probabilmente il primo della carriera, di sicuro non l’ultimo. Detta della volontà, che lo stesso Ferrero ha velatamente messo in dubbio almeno nell’ultimo periodo, e della necessità di continuare ad aggiungere frecce nella faretra come si conviene per un fuoriclasse di tale risma, sarà interessante vedere gli effetti che sortiranno le recenti scoppole (gli ultimi match importanti li ha persi tutti) su un ragazzo consapevole di possedere potenzialità teoricamente illimitate. Egoisticamente parlando, noi di TicinoNotizie.it cultori della tirannia della bellezza, ci auguriamo che Carlitos ritrovi in fretta la quadratura del cerchio. Ci ha abituato bene, riuscendo nell’impresa di rendere l’addio di Federer almeno un po’ meno doloroso, e, con quel maledetto di un Kyrgios che fa di tutto pur di non giocare a tennis, abbiamo un disperato bisogno di lui. Di più, è il tennis che ne ha.

  • In memoria di Andy Brehme, il nostro ricordo e il cordoglio dell’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 ‘Kalle Rummenigge’

    In memoria di Andy Brehme, il nostro ricordo e il cordoglio dell’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 ‘Kalle Rummenigge’

    Andy Brehme è morto a Monaco di Baviera per arresto cardiaco. Secondo la Bild Brehme, che aveva 63 anni, nella notte tra lunedì e martedì era stato portato d’urgenza in un pronto soccorso vicino a casa ma i medici non sono riusciti a salvarlo. Durante la sua carriera da giocatore Brehme aveva giocato per il Saarbrücken, il Kaiserslautern (dove in seguito è stato anche allenatore), il Bayern Monaco, l’Inter (dal 1988 al 1992 con la vittoria dello “scudetto dei record” del 1989) e il Real Saragozza. Nel 1990 aveva vinto il Mondiale con la Germania. Brehme lascia la compagna Susanne Schaefer e due figli avuti dal matrimonio con l’ex moglie Pilar.

    IL NOSTRO RICORDO:

    “Per quelli della mia generazione… “Zenga, Bergomi, Brehme, Matteoli, Ferri, Mandorlini, Bianchi, Berti, Diaz, Mathaus, Serena … questa formazione è come una filastrocca che ogni tanto, quando non riesco a prender sonno (spesso) la sera, ripeto come i bambini che contano le pecorelle….

    Perchè l’Inter dei record per noi che abbiamo vissuto intensamente gli anni ’80 resterà sempre nel cuore. Gli anni più belli, quelli in cui essere interista era difficile ma doveroso, contro il Milan che vinceva sempre. Ma noi resistevamo a testa alta, ed è per questo che quei successi valgono e pesano ancora di più.

    Anche e forse di più, lo confesso, di quelli conquistati col “Triplete”. Due magie differenti.
    Forse, perchè in quegli anni non eravamo più abituati a vincere, però, quei 58 punti sul campo con la vittoria che valeva 2, sono entrati nella storia.

    Tu Andy sei stato un grandissimo, in campo a volte, più intelligente anche di Lothar, di cui non avevi quell’esuberanza e carisma. Però calciavi in modo delizioso sia col destro che col sinistro, potevi giocare col quattro in mediana. Un giocatore universale, ecclettico con una intelligenza tattica superiore.

    Mi ricordo la prima volta in cui ti vidi calcare l’erba di San Siro. Amichevole di inizio settembre con mio padre, un vero caldo boia, si giocava ancora di pomeriggio, primo anello verde, Inter Anderlecht 3 a 1, quell’anno, infatti, il campionato iniziava ad ottobre.

    Si vedeva che non eri certo il gregario di Lothar, perchè i tuoi cambi di campo erano spettacolari. Mi ricordo anche i maledetti 7 minuti con il Bayern con te a terra…. in quella sera di Sant’Ambrogio…. così i trionfi di quel periodo.

    Sono stati quattro anni intensi….da una parte l’Inter dei Panzer, dall’altra il Milan degli Olandesi..
    Ciao Andy, insegna agli angeli come si crossa….e si calcia con entrambi i piedi”.

    IL CORDOGLIO DELL’INTER CLUB MAGENTA NERAZZURRA 1978 ‘KALLE RUMMENIGGE’

    Stupore, incredulità e dolore. Tutti i Soci dell’Inter Club Magenta Nerazzurra hanno appreso con questi sentimenti l’improvvisa scomparsa di uno degli eroi dell’Inter dei record.
    In particolare il suo Presidente Luciano Cucco che ha chiamato il figlio Andreas, proprio in onore di Brehme…
    Sicuramente Andy sarà ricordato degnamente all’interno del prossimo memorial Cucchi che sarà presentato ad aprile a Robecco sul Naviglio e che si disputerà nel prossimo giugno.

    Pubblichiamo la foto interna con Luciano e Andreas Cucco, ancora piccolo, con il grande Andy.

  • Cinque Mulini studentesca: sabato 24 a San Vittore Olona

    Cinque Mulini studentesca: sabato 24 a San Vittore Olona

    Nel 2024 raddoppia la Cinque mulini studentesca, la gara che chiama a raccolta tutte le scuole secondarie del territorio di primo e di secondo grado: così sabato 24 febbraio si svolgerà a San Vittore Olona la “special editon”, in attesa della gara tradizionale prevista per il 16 novembre, cioè il giorno prima della classica “Cinque Mulini di San Vittore Olona”, definita da molti “il Cross più bello del mondo”, che cambia stagione perché la gara è stata inserita tra le prove di selezione per le squadre azzurre in vista degli Europei di Cross che, nel 2024, si terranno nel mese di dicembre in Turchia.

    Grande novità della special edition studentesca è la gara a staffetta mista, ragazzi e ragazze assieme, che prenderà il posto della tradizionale gara divisa tra maschi e femmine. «Si tratta di una formula un po’ diversa dal solito. Si parla tanto di gender equity, parità di genere, per cui abbiamo pensato di fare una gara tra gender», spiega Giuseppe Gallo, presidente dell’Unione Sportiva San Vittore Olona 1906 a.s.d. «Ogni ragazzo percorrerà un chilometro dando il cambio alla sua compagna o al suo compagno. Gareggeranno per ogni squadra due ragazze e due ragazzi e alla fine ci sarà la corsa dei professori».

    È inoltre confermata durante la manifestazione la gara per i ragazzi disabili e tra loro ci saranno atleti che hanno partecipato anche alle paraolimpiadi e a vari campionati nazionali ed europei.

    Come tradizione, le gare si svolgeranno nell’area del Vallo Mulino Meraviglia, in via XXIV Maggio a San Vittore Olona, con un percorso che si sviluppa tra i prati.

    La banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate sostiene la manifestazione. «La Bcc è nostro sponsor ormai da diversi anni -riprende Giuseppe Gallo- e in generale ci supporta sia per gli eventi che organizziamo a livello locale si per l’impegno della nostra associazione a favore dei giovani. Si tratta di un contributo importante e per questo gliene siamo grati».

    «Grazie allo sport i ragazzi imparano a fare gruppo e costruiscono nuove amicizie», commenta Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «Per ottenere risultati nello sport, come nella vita, occorre costanza, impegno, allenamento e duro lavoro. Ma serve anche correttezza, chi prende uno scorciatoia o bara viene squalificato, e questo è un insegnamento importante. Ecco perché manifestazioni come queste hanno anche un’importanza valenza formativa, oltre che sociale, e rappresentano un valore aggiunto per il nostro territorio».

  • Parabiago, Rugby. First XV e Cadetti vitttoriosi nella domenica rossoblù

    Parabiago, Rugby. First XV e Cadetti vitttoriosi nella domenica rossoblù

    Al Giuriati di Milano, il First XV rossoblù vince una partita condotta dall’inizio alla fine che ha portato soddisfazione allo staff per il gioco espresso e l’attitudine mostrata, un po’ meno per l’indisciplina che avrebbe potuto costare più cara.

    “Siamo contenti perché siamo riusciti ad incanalare la partita sul binario che volevamo – racconta Daniele Porrino, Head Coach di Rugby Parabiago. I ragazzi sono stati molto attenti e si è creato un gioco piacevole. La squadra è riuscita ad imporsi soprattutto fisicamente e a dare continuità nel gioco. Un po’ di indisciplina ha portato tre cartellini gialli, dobbiamo migliorare l’aspetto dell’attenzione al regolamento e al gioco. Per il resto, speriamo nelle prossime partite di continuare con buone prestazioni e buon gioco come mostrati in questa partita.”

    La Cadetta non è da meno e, con una prestazione volitiva e molto determinata, batte l’ottima compagine del Brixia con il risultato finale di 30 a 20. Sorridono i tifosi a bordocampo per aver visto una bella partita e lo staff tecnico si complimenta con la squadra per la personalità dimostrata in campo.
    “Siamo soddisfatti del risultato ma soprattutto della reazione dei ragazzi allo stop della scorsa domenica con Fiumicello – dichiara l’Head Coach Andrea Musazzi.

    È stata una bella partita contro una squadra che sapevamo essere più esperta e più fisica rispetto a noi, ma abbiamo dimostrato personalità e gestito bene le situazioni create. Arrivati sul 18 a 6 abbiamo pagato caro due errori individuali che ci sono costati 8 punti e che hanno permesso a Brixia di avvicinarsi nel punteggio, rendendoci il finale di gara più complicato. Ma abbiamo retto bene la pressione e siamo riusciti ad ottenere la vittoria. I nostri complimenti vanno a tutta la squadra e in particolar modo ai Man of the Match Thomas Lonati e Filippo Fedeli. Domenica ci aspetta un altro match casalingo non facile con la Bassa Bresciana, lavoreremo al meglio per confermarci.”

    IL TABELLINO
    Milano (MI), Stadio “Mario Giuriati” — domenica 18 Febbraio 2024 Cus Milano Rugby v Rugby Parabiago 14-48 (7-24)
    Marcatori:P.T. 2’ mt. Zanotti (0-5); 9’ mt. Cornejo, tr. Silva Soria (0-12); 17’ mt. Cornejo, tr. Silva Soria (0-19); 29’ mt. Milani, tr. Macchi (7-19); 38’ mt. Bertoni (7-24)
    S.T. 1’ mt. Bettini, tr. Silva Soria (7-31); 2’ mt Durante, tr. Silva Soria (7-38); 5’ cp. Silva Soria (7-41); 18’ mt. Borzone, tr. Macchi (14-41); 23’ mt. Toninelli, tr. Silva Soria (14-48)
    Cus Milano Rugby: Borzone, Milani, Cederna L., Bolzoni (10’ Oleari), Randazzo, Macchi, Ascantini (47’ Massimello), Forquera (67’ Riboni), Toscano (67’ Borgonovo), Ostoni, Mantovani, Tevdoradze (45’ Alagna), Cambareri (72’ Nucci), Perini (72’ Patruno), Oubina (72’ Parisi)All. Ivano Bonacina
    Rugby Parabiago: Grassi, Vitale, Albano, Schlecht (61’ Durante), Cortellazzi (47’ Cucchi), Silva Soria, Zanotti (61’ Coffaro), Mikaele (47’ Galvani, 67’ Messori), Toninelli, Paganin, Caila, Bertoni (45’ Strada), Castellano (42’ Zecchini), Cornejo (42’ Ceciliani), BettiniAll. Daniele Porrino
    Arbitro: Lorenzo NegroCartellini: 1’ Toninelli (giallo); 33’ Paganin (giallo); 45’ Oubina (giallo); 54’ Ceciliani (giallo); 54’ Forquera (giallo);Note: Giornata con cielo parzialmente nuvoloso. Temperatura circa 15 gradi, campo in buone condizioni. Circa 350 spettatori presenti. Punti conquistati in classifica: Cus Milano Rugby 1; Rugby Parabiago 5

    In evidenza le fotografie delle vittorie del Rugby Parabiago in Serie A e in Serie C maschile.

  • Calcio Eccellenza. Il Magenta strapazza la Solbiatese e vola in vetta con il Pavia

    Calcio Eccellenza. Il Magenta strapazza la Solbiatese e vola in vetta con il Pavia

    Con un primo tempo sontuoso il Magenta stende la Solbiatese e aggancia il Pavia in vetta alla classifica. 4-1 il risultato finale, i gialloblù ribaltano il risultato grazie alla doppietta di Gabriel Avinci e ai sigilli di Jordan Pedrocchi e Giovanni Cominetti. Illusione Solbiatese con Dennis Scapinello, poi il monologo gialloblù.

    Ancora una volta un ‘Plodari’ al completo per sostenere i beniamini di casa che ora hanno raggiunto il Pavia in testa alla classifica. La prossima settimana la sfida per il primo posto sul campo dei Pavesi.

    Qui di seguito vi proponiamo le immagini della gara per gentile concessione di Paolo Zerbi e del suo staff. Segui sempre il calcio del nostro territorio sul sito www.paolozerbi.com

    https://paolozerbi.com/magenta-solbiatese-gli-highlights-video-2/

  • Faccia da derby tra Cerano e Trecate

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Allo stadio Belotti di Cerano è andata in scena la partita !!!
    Un derby, sì, quelle partite che non sono solo sport; ma anche un concentrato di sentimenti e emozioni.

    Il bello delle province e del loro ambiente che sembra sempre fermo.
    In ogni realtà italiana c’è un Trecate e Cerano.. Sempre in perenne alleanza ma con delle differenze a cui bisogna fare distinguo.. Certo uno dei due è più grande e con stazione del Treno ma l’altro ha più cose che lo caratterizzano e strutture …o tradizioni ..
    Un derby sembra solo una partita di calcio di quel pallone ancora legato alle maglie e alla voglia di fare sport.

    Ragazzi che si divertono e cantano a fine partita .. Ormai sono trent’anni che leggo le formazioni; tre decenni !!! Nomi, cognomi, sostituzioni, goal!

    In questo campo ho visto felicità, allegria, rabbia ,insulti ,furore e pure terrore ..
    Ma una cosa resta sempre intatta ; la passione per lo sport per lo stare insieme.
    I grandi centri di aggressione sono oro per un comune o una piccola città e quelle due orette e mezza in mezzo alla gente da molto bene al vivere comune ..

    Quanti derby… adesso era Sporting Trecate contro Virtus Mulino.
    Cambiano i nomi magari difficili da pronunciare, ma il pallone scorre sempre; la sfera gira come il mondo …

    Cantava Fontana; il giorno verrà!!! Le vittorie più belle sono quelle con passione.
    Felicità che non vedo nei più pagati e blasonati sportivi di serie A !!!
    Il campanile è sempre il campanile; passano i lustri ma la chiesetta del mio rione vicino al campo sportivo è sempre luogo di ritrovo e ristoro …
    Quante persone si sono sedute per cercare un breve riposo o chiacchierata ..

    Anche nel campo gente cerca attimo di stacco con la vita e momenti di riposo e di passione sportiva …
    Derby e provincia e sentirsi o non sentirsi ; matrigna o madre o meretrice o fidanzata !!
    Dovunque andiamo portiamo una parte del nostro essere .. Siamo cambiati e viviamo di ricordi ma anche di futuro
    Penso ai profili Instagram delle squadre più piccole e i profili facebook
    Sappiano in tempi reale il risultato della squadra pure più piccola
    Sito internet dedicati; la tecnologia può aiutare a vivere meglio e sentirsi una grande comunità ..
    Cambiano i cognomi ma le passioni ??

    Un grazie a chi da 30 anni mi ha fatto leggere tutti questi nomi e momenti di piccole storie di sport
    Grandi momenti di incontri e interazione umana …
    Gente che va sempre avanti e non guarda troppo indietro
    Ogni derby è una storia !! Piena di passione e vita di queste province che continua a pulsare di coraggio …
    Esistono due province chi semina amore e chi raccoglie onori …
    Molto spesso i cuori si incontrano”.