Categoria: Sport

  • ‘You cannot be serious..’. Mac, 65 anni di genialità tennistica, di Teo Parini

    ‘You cannot be serious..’. Mac, 65 anni di genialità tennistica, di Teo Parini

    Per le truppe cammellate del politically correct, noiose e bacchettone, fu Super Brat, lo spaccone capace di inquinare con i suoi atteggiamenti sopra chissà quali righe il contesto impomatato di circoli spesso nobiliari. Wimbledon per esempio. Per tutti gli altri aficionados dell’universo tennis, invece, fu Super Mac, un essere mitologico spedito dagli dèi della disciplina sul pianeta Terra per cambiare l’ordine precostituito delle cose. Quindi, divisivo come solo le personalità più ingombranti, c’è chi lo detestò e chi non seppe più farne a meno. Al punto che, finita in soffitta la sua racchetta di legno, nulla di un gioco come il tennis fu più lo stesso. Nemmeno con Federer, detto con il religioso rispetto per il dioscuro svizzero.

    Di John McEnroe si possono dire un sacco di cose, magari che fu, anzi lo è ancora, il volleatore più forte che abbia mai messo piede su un playground. Oppure che, parafrasando Gianni Clerici che lo cantò in maniera mirabile, tutti dovremmo ambire nella vita a farci accarezzare da una donna come McEnroe fu in grado di fare con la pallina. Aspetti meravigliosi di un tennista meraviglioso, tuttavia ciò che è più importante, perché baciato dal requisito dell’oggettività, è che fu spartiacque, il punto di non ritorno. Prima c’era un tennis e poi ne sopraggiunse un altro, quello odierno. In mezzo, solamente lui, a sublimare il gioco che fu pallacorda e archetipo di eleganza stilistica. Un gioco esigente se si pensa all’educazione tecnica che si rendeva necessaria allora, molto meno democratico di quanto non sia adesso che attrezzi tecnicamente perfetti concedono una chance quasi a tutti; un gioco che McEnroe, se da una parte lo ha reso planetario come solo le cose belle sanno essere, dall’altra ne ha fatto il suo personale giardino di casa, con gli altri a guardarlo dipingere un tennis, naif e ingestibile, spesso impotenti.

    Come nel 1984, l’anno di grazia impresso sugli almanacchi come il vertice della sua parabola tennistica. Una dittatura, aristotelica e feroce, che per gli amanti dei numeri significa ottantatré match vinti e tre soli presi in dodici mesi, uno ogni quadrimestre. Uno di questi, rimediato contro l’odiato e antitetico Lendl, è il paradosso che forse meglio dice di Mac. Quel giorno, calcando i campi di mattone tritato in Bois de Boulogne, esibì – per dirla alla maniera di Rino Tommasi – le due ore di tennis giocate sul rosso, lui che fu forgiato per dominare il cemento, più formidabili di sempre. Dimostrando, al cospetto di uno che ha aperto l’epopea purtroppo perdurante dei corri-e-tira moderni e che sulla terra battuta contava su almeno un paio di lauree, che l’arte del serve-and-volley non conoscesse limiti di efficacia e applicazione. Non un esercizio donchisciottesco, quindi, ma la presa del Palazzo d’Inverno percorrendo il sentiero più scosceso. Coraggio e talento. L’acme – un pomeriggio che sta al tennis come la finale di coppa dei campioni persa a Istanbul dal Milan forse più forte di sempre sta al soccer – nel giorno di una sconfitta, forse l’unica che ancora gli toglie il sonno. Perché, si sa, i geni come lui non riescono mai ad essere banali in ciò che fanno e, magari, disfano.

    Lo ricordiamo oggi perché per John le primavere sono nel frattempo diventate sessantacinque. Metà delle quali spese combattendo, racchetta in pugno, contro avversari assai più valorosi di quelli che avrebbe incontrato ora e contro i demoni di una personalità abbacinante e complessa. Noi, che comunque vada non smettiamo mai di cibarci di tennis e un occhio di riguardo lo abbiamo sempre per chi fa lo sforzo di elogiare più la bellezza che l’efficacia, non possiamo che essergli grati. In tal senso, McEnroe è la Venere del Botticelli, ogni volta che la guardi ti sorprende con un dettaglio mai notato prima. E se la bellezza, anche la sua, con buona pace di Dostoevskij non ha salvato il mondo (del tennis) considerata la contingenza, Super Mac ci aiuta a comprendere ed apprezzare una delle definizioni, sempre di bellezza, più azzeccate che siano mai state concepite. Quella sussurrata da Alda Merini, per la quale “la bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”. La poetessa dei Navigli sembra proprio parlare di lui, il discolo che a scuola tormenta la pazienza dei professori con quel ghigno beffardo stampato sul volto. John, buia tormenta dentro e luce tutt’intorno a illuminare il nostro sport preferito.

    Tanti auguri, Genius.

  • WeBuild: pronti a ristrutturare San Siro

    WeBuild: pronti a ristrutturare San Siro

    Ristrutturare lo stadio Meazza e contemporaneamente consentire a Inter e Milan di giocare le loro partite casalinghe? Si può. Ne è convinta la società WebBuild, uno dei colossi del cemento italiano, che in una lettera inviata al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al Direttore Generale del Comune Christian Malangone, al presidente del Milan Paolo Scaroni e all’ad Giorgio Furlani, oltre che alla società M-I Stadio di Inter e Milan, si dice pronta a scendere in campo per effettuare i lavori.

    “Lo stadio Giuseppe Meazza è una struttura iconica della Città di Milano, di valenza simbolica per il mondo calcistico non solo nazionale e sede anche di eventi non sportivi che ne hanno amplificato le funzioni al servizio della collettività. Nel corso delle recenti interlocuzioni con la societa’ M-I Stadio e con i rilevanti stakeholders, Webuild S.p.A., in attesa delle definitive determinazioni circa una eventuale diversa allocazione degli eventi sportivi, manifesta la propria disponibilità a collaborare nella individuazione di modalità e processi finalizzati alla rigenerazione funzionale e strutturale dello Stadio per una sua migliore fruizione nel medio periodo”, scrive l’amministratore delegato del gruppo Pietro Salini

  • Calcio Eccellenza. Magenta, domenica “Siete tutti convocati!”

    Calcio Eccellenza. Magenta, domenica “Siete tutti convocati!”

    Obiettivo dichiarato continuare la corsa e rincorrere il sogno fino alla vittoria finale. Non di meno, vedere il ‘Plodari’ trasformarsi in una vera e propria bolgia gialloblu. Le premesse ci sono tutti, perchè già contro il Casteggio il campo sportivo di via dello Stadio era gremito.

    Da qui il nuovo appello per domani, domenica 18 Febbraio alle ore 14:30, quanto i ragazzi del paron Cerri ospiteranno la SOLBIATESE per la 23ª giornata di campionato.

    “L’ultima giornata casalinga avevamo uno stadio gremito, per tanto volevamo ringraziare tutti i nostri tifosi e tutti i tesserati AC MAGENTA 1945 ed i loro genitori, che sono venuti a dare sostegno alla nostra squadra” si legge sul profilo social delle Aquile gialloblu.

    Quello di domani è il Big Match del weekend, il Magenta giocherà contro una diretta avversaria per la zona alta della classifica.

    “Chiediamo a tutti di ripetere l’affluenza dell’ultima volta per dare quella spinta in più ai nostri ragazzi, loro hanno bisogno di noi, FACCIAMOCI SENTIRE, VI ASPETTIAMO IN TANTISSIMI. SIETE TUTTI CONVOCATI”

    A Magenta, insomma, l’ambiente è più caldo che mai!

  • Calcio Promozione. Il Pontevecchio dà spettacolo, solidità per i playoff

    Calcio Promozione. Il Pontevecchio dà spettacolo, solidità per i playoff

    Nell’ultimo turno di campionato, successo per 3-1 ai danni della capolista Rhodense, che per la seconda volta in stagione subisce tre gol nella stessa partita. Un risultato clamoroso quello dei biancazzurri, che continuano a volare in zona play-off, raggiungendo quota 34 punti ed il quarto posto in solitaria.

    Una difesa arcigna in casa Pontevecchio.
    Grande merito va certamente dato alla fase difensiva, dove la stanno facendo da padrona due volponi della categoria come Carlo Drago e Riccardo Oliva. Dopo un avvio di stagione balbettante, i milanesi hanno trovato solidità nella coppia difensiva, in grado di fermare alla grande calciatori del calibro di Tripoli e Ursi. Il muro del Pontevecchio si erge alto, e la promozione in Eccellenza attraverso i play-off, ora, non è più un miraggio… Con un Drago e un’Oliva così!

    Matteo Mosconi

    (DAL SITO PARTNER www.paolozerbi.com)

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  • Basket A2, Vigevano sfida Chiusi

    Basket A2, Vigevano sfida Chiusi

    La ventiquattresima giornata di campionato (seconda della fase a orologio) vede la ELAchem Vigevano ospitare domenica 18 febbraio l’Umana Chiusi (palla a due alle ore 18, arbitri Duccio Maschio di Firenze, Daniele Foti di Bareggio e Alessandro Costa di Livorno) . La formazione ducale (ancora priva di Alessandro Amici) arriva da tre sconfitte di fila, mentre gli avversari (sinora 5 vittorie e 18 sconfitte) hanno ceduto la scorsa domenica a Torino solamente nei secondi conclusivi e precedentemente avevano chiuso la fase di qualificazione con due vittorie. Una squadra in salute, come ricorda coach Lorenzo Pansa.

    “Giochiamo contro una squadra che, dopo l’inserimento di Carl Gaddefors ha trovato un’altra consistenza – spiega il tecnico piemontese -, con due risultati utili e una sconfitta arrivata sul filo di lana contro Torino. Dispongono di due ottimi americani e di giocatori capaci di accendersi e fare la giocata per vincere la partita. Ovviamente da parte nostra e’ obbligatorio vincere e imporre il fattore campo, in un momento in cui i due punti cominciano ad avere un peso specifico differente rispetto a qualche settimana fa. Non dobbiamo ripetere gli errori commessi a Piacenza domenica scorsa, essere piu’ solidi e concreti e limitare le palle perse, giocando per limitare le situazioni in cui gli avversari prendono vantaggio”.

    Domenica 18 febbraio donate per beneficienza occhiali usati al Lions Club Internat
    ional

    Ancora un’iniziativa solidale attende i sostenitori di Vigevano 1955 in occasione della partita di campionato di domenica 18 febbraio al PalaELAchem contro Umana Chiusi. All’ingresso del palazzetto verrà infatti posizionato dal “Centro Italiano Lions – Raccolta occhiali usati” un contenitore destinato a raccogliere occhiali usati che verranno catalogati e distribuiti gratuitamente alle persone bisognose in ogni parte del mondo.

    Sarà addirittura possibile conoscere la destinazione degli occhiali raccolti, inviando un messaggio whatsapp al numero 3898383009 con il testo: @occhiali e il nome della città (ad esempio @occhialiVigevano). Per ulteriori informazioni visitate il sito www.raccoltaocchiali.org. Vi aspettiamo!

  • Boffalora sopra Ticino: Riccardo Asperges campione italiano indoor under 18 nel lancio del peso

    Boffalora sopra Ticino: Riccardo Asperges campione italiano indoor under 18 nel lancio del peso

    Boffalora sopra Ticino vanta un campione nella prestigiosa disciplina dell’atletica leggera. E’ Riccardo Asperges laureatosi tricolore indoor under 18 nel lancio del peso. Asperges è tesserato per l’US Sangiorgese e ha ottenuto il successo grazie all’ultimo lancio con un 15,78 gli ha consentito di migliorarsi di un metro.

    Dopo avere giocato a calcio è passato all’atletica nel periodo del lockdown sotto la guida di Alberto Galli a San Giorgio su Legnano. Anche la mamma Eliana Bombana nel 1989 è stata campionessa italiana cadette nella disciplina degli 80 ostacoli. Asperges si è imposto su Andrea Masucci e su Giovanni Dolis.

  • I primi 60 anni di Gianni Bugno, tra Italo Calvino e Michelangelo- di Teo Parini

    I primi 60 anni di Gianni Bugno, tra Italo Calvino e Michelangelo- di Teo Parini

    Quelli che la facevano facile, una follia trattandosi di sport, erano soliti ripetere a quel tempo che, con tutto il talento del quale era stato dotato da Madre Natura, il suo palmares non è che fosse poi così ricco. Bontà loro, si immaginavano che si potesse vincere un Tour de France per diritto divino, quando l’avversario era forse il più grande corridore sulle tre settimane di corsa degli ultimi cinquant’anni, Miguel Indurain. O una Parigi – Roubaix, tanto cosa volevi che fosse mettere la bicicletta davanti a Museeuw sulle pietre coperte di fango? Un brutto vizio culturale, che italiano lo è sicuramente, quello di credere che per vincere sia sufficiente mettersi in testa di farlo. Ma non è così nemmeno alla sagra del paese, figuriamoci tra i satanassi del professionismo.

    Gianni Bugno nato in Svizzera ma trapiantato in Lombardia, e per un po’ a Carpenzago nella nostra terra, è vero, ha potuto godere di doti naturali esageratamente sopra la media degli avversari, infatti la sua ruota è finita spesso e volentieri per varcare per prima la linea d’arrivo, altroché. Va bene, il Tour che ha finito per respingerlo anche nei suoi anni migliori, ma c’è davvero qualcuno che, anche con la ragione del poi, ha ancora la faccia tosta per criticare la sua carriera? Con un Giro d’Italia vinto indossando la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno – e chi l’ha mai più rifatto? – due titoli di campione del mondo, la Sanremo scappando già sulla Cipressa, il Fiandre infilzando un triumvirato da pelle d’oca come quello composto da Museeuw, Ballerini e Tchmil, tappe a ripetizione nei GT con doppietta in cima all’Alpe d’Huez, tutte le classiche del calendario italiano, la San Sebastian e di sicuro ci stiamo dimenticano di altro, davvero c’è ancora qualcuno con l’indice alzato?

    Uomo per tutti i terreni, il Gianni, con l’articolo determinativo davanti perché era sufficiente il nome per capire di chi si stesse parlando, faceva la voce grossa ovunque. In pianura come in salita, a cronometro o in volata. Da febbraio a ottobre, come si usava una volta, quando a computer di bordo, misuratori di dati clinici e diavolerie elettroniche varie, si facevano preferire sensazioni, ascolto del proprio corpo e improvvisazione. Tutto senza stagioni, che sembra, proprio perché lo è, tutta un’altra epoca. Ma per noi che il ciclismo non sarà mai una spulciata di almanacchi, Bugno è sì il plurivincitore di cui sopra, ci mancherebbe, ma è soprattutto inavvicinabile paradigma di una bellezza ciclistica mai più avvicinata. Gianni, in sella, fu opera d’arte, appagamento degli occhi e del palato, sincera invidia per chi provasse nel tempo libero a scalciare sulle pedivelle il più forte possibile. Nureyev che balla, McEnroe che gioca una volée di rovescio, Maradona che dribbla, Deborah Compagnoni che pennella una curva, Leonard che combina destro e sinistro, Campese che si invola verso la meta: siamo a questi livelli. La pedalata di chi faceva sembrare che la fatica si fosse scordata di lui, tanto fu intrisa di eleganza biomeccanica e di una leggerezza ingannatrice, perché capace di celare il vigore di quadricipiti inesausti e potenti.

    Ci sono due tipi di campioni. Il primo è quello di coloro che, pur non godendo di una particolare forma di talento, suppliscono con abnegazione, che a ben pensarci è anch’essa una forma di talento, e cuore per scalare le gerarchie. La sensazione che emanano – errata, ovviamente, ma comprensibile – è quella di uomini proprio come noi aficionados, solo più determinati, tanto da far credere di poter essere come loro se solo lo si volesse. Il Diablo Chiappucci quale splendida nemesi del Gianni, per esempio. Lo dice uno che ha visceralmente venerato (e preferito) il varesino e pianto con lui sulla strada del Sestriere e della leggenda, proprio perché archetipo e protagonista di quelle belle storie da brutto anatroccolo che diventa cigno; storie di sport che suscitano nei tifosi un senso di appartenenza fortissimo. Il secondo, invece, è quello elitario dei predestinati, la nobiltà genetica. Li guardi e ti chiedi se anch’essi umani o di qualche genere superiore, tanto li si vede compiere gesti non replicabili da chicchessia. Il sottoinsieme del ciclismo che annovera tra le sue fila Coppi e Bartali, Merckx e Gimondi, Saronni e Pantani, Contador e Pogacar. E Gianni Bugno. Esserci dentro non significa affatto bypassare la necessità di lavoro e fatica che sono l’essenza del ciclismo, ma la specificità di questi campioni è proprio l’impressione che ne potrebbero fare a meno. Bugno, che il compianto e irripetibile cantore delle due ruote Gianni Mura ribattezzò “Vedremo” per quel suo modo ricorrente di rispondere agli intervistatori e per quel suo fare serioso ed enigmatico, fu, a scanso di equivoci, un professionista serissimo; uno che non ha mai saltato una sessione d’allenamento perché, prima di tutto, il ciclismo esige rispetto. Al pari delle fatiche paterne. “Papà lavora in lavanderia – diceva – e io lavoro in strada”. Che piova, faccia caldo o tiri vento. Roba da ciclisti.

    Se oggi siamo qui a parlarne, è perché Gianni ha da poco fatto cifra tonda, quella dei sessant’anni, anche se il viso è sempre quello di un ragazzino, con Chronos che pare sia sempre benevolo con lui. Se la rivalità con Chiappucci ha inchiodato alla tivù milioni di spettatori e creato fazioni quasi calcistiche, è proprio il confronto di stili con il rivale, antitetico semmai ce ne fosse uno, che consente di sintetizzare con una breve chiosa quel che ha rappresentato Bugno per noi, quindi tantissimo. La prendiamo in prestito da un articolista della Gazzetta – che ringraziamo – perché brillante ed esemplificativa. Bugno, scrisse, è il gentiluomo che si veste di tutto punto senza lasciare alcun dettaglio al caso per inginocchiarsi di fronte a una donna, con il rischio gli possa rifiutare l’anello. Chiappucci, invece, è quello che tocca il culo a tutte, finché qualcuna ci sta. Similitudine che, probabilmente, gli strapperebbe un sorriso. Odiava le interviste, era allergico alle luci dei riflettori, non conosceva il significato della parola loquacità. Eppure diventò mito, mito di anni mitici, quelli della decade del novanta, che per il ciclismo hanno significato il punto apicale della grandeur degli albori, la sublimazione della pionieristica concezione di essere ciclisti, l’anticamera felice di stravolgimenti un po’ meno felici.

    “Non ero forte in salita, non ero forte in volata, non ero forte neppure a cronometro. Mi arrangiavo un po’ dappertutto. Di certo non ero capace ad andare in bici. Cercavo solo di fare quello che fanno tutti: restare il più possibile in equilibrio per non cadere”. È l’attacco destabilizzante della sua prima autobiografia che, non ce ne vorrà, non corrispondendo affatto al vero esemplifica efficacemente il concetto di umiltà quale dote imprescindibile degli uomini realmente virtuosi. Disse a riguardo Italo Calvino: “Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino”. Gianni, in tal senso, silente e schivo per desossiribonucleico ha sempre fatto parlare le sue imprese. E se per Michelangelo “L’esperienza ha poco da insegnare se non viene vissuta con umiltà”, è proprio dai campioni come Bugno che non si smette mai di imparare. Ha fatto grande il nostro sport preferito e il ciclismo di rimando lo ha reso uno dei suoi miti più belli. Pertanto, agli auguri per il traguardo anagrafico e al calice sollevato, aggiungiamo un grazie financo commosso per il privilegio di averlo potuto ammirare così da vicino. Alla tua, Gianni.

  • Ciclismo: vent’anni 20 fa la scomparsa del ‘Pirata’ Marco Pantani

    Ciclismo: vent’anni 20 fa la scomparsa del ‘Pirata’ Marco Pantani

    Vent’anni fa moriva a soli 34 anni Marco Pantani uno dei più grandi ciclisti italiani della storia, quello che più di ogni altro ha emozionato gli appassionati dopo l’epopea di Fausto Coppi e Gino Bartali per le sue imprese nelle salite più iconiche dei grandi Giri.

    Il 14 febbraio 2004 il corpo senza vita del campione romagnolo veniva trovato in una stanza del residence Le Rose di Rimini.
    Un decesso dai contorni mai chiariti, malgrado l’autopsia abbia accertato l’overdose di cocaina e psicofarmaci.

    Quello che resta indelebile di Pantani sono le sue imprese su due ruote che iniziano nel 1994, quando il ‘Pirata’ inizia a farsi conoscere: il 4 giugno, al Giro d’Italia, il giovane scalatore trionfa nel tappone Lienz-Merano. L’impresa con la I maiuscola arriva il giorno successivo, con la cavalcata verso il successo nella frazione tra Merano e l’Aprica.

    Alla fine chiuderà la corsa Rosa secondo, dietro al russo Evgenij Berzin, ma davanti al monumento spagnolo Miguel Indurain. Pantani si concede anche un Tour di altissimo livello, chiuso al 3° posto. Altre spettacolari impresa arrivano l’anno successivo, nonostante la sfortuna gli tenda qualche tranello.
    In primavera viene investito durante un allenamento e deve saltare il Giro d’Italia. Si rivede al Tour de France dove vince due tappe in montagna, una sulle Alpi e una sui Pirenei.

    Dopo la medaglia di bronzo al Mondiale in Colombia, a ottobre ecco un altro incidente alla Milano-Torino, investito da un’auto contromano, si frattura tibia e perone, che lo mettono fuori gioco per quasi tutto il 1996.

    Nel 1997 prosegue il momento nero con una caduta al Giro nella discesa del valico del Chiunzi, in costiera amalfitana. Pantani compie un recupero lampo e si presenta al Tour del France. Vince due tappe ma attraversa anche qualche momento di difficoltà. Alla fine è 3° alle spalle del tedesco Jan Ullrich e del francese Richard Virenque.

    Dopo la storica doppietta Giro e Tour del 1998, ecco il 1999 e l’altrettanto poco chiara vicenda dell’ematocrito alto… fu l’inizio della fine.

    Escluso dal Giro d’Italia 1999, risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Pur tornato alle gare l’anno seguente, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato, chiudendosi molto in se stesso fino all’epilogo mai definitivamente chiarito.

  • NBA Basketball School e Champions’ Camp portano a Oleggio e Corbetta eventi per bambini e ragazzi

    NBA Basketball School e Champions’ Camp portano a Oleggio e Corbetta eventi per bambini e ragazzi

    Grazie alla collaborazione con le società del luogo: CBC Basket school TED Corbetta e Oleggio Magic Basketball, il 01 e il 02 marzo 2024 NBA Basketball School farà tappa in zona.

    Sport and Fun Holidays Srl, licenziataria esclusiva per l’Italia del marchio NBA Basketball School, ha pubblicato sul sito www.nbabasketballschool.it gli eventi, rivolti a bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni, in programma nel 2024.

    Dall’Aprile 2022 ad oggi quasi 5.000 giovani provenienti da tutta la Penisola hanno preso parte ad eventi NBA Basketball School in Italia. Alcuni dei partecipanti – i più meritevoli per tecnica, attitudine, educazione e rispetto – hanno anche avuto l’opportunità di partecipare a eventi internazionali come l’International NBA Basketball School Camp in occasione degli NBA Paris Games. Ragazze e ragazzi si sono misurati con i migliori talenti d’Europa e Medio Oriente, a loro volta selezionati dalle altre NBA Basketball School, e hanno avuto l’opportunità di assistere a
    partite NBA dal vivo.

    Per il 2024 Sport and Fun Holidays Srl – conosciuta in Italia per essere la proprietaria del circuito di camp estivi e invernali chiamato Champions’ Camp www.championscamp.it e per aver sviluppato e gestito dal 2021 anche l’accademia dei portieri di Gianluigi Buffon (www.buffonacademy.com) – ha definito un ricco programma
    caratterizzato da settimane di Summer camp residenziali, Player Clinic ed altri eventi estivi nominati NBA Summer Experience.

    Si partirà a febbraio con il quinto NBA Player Clinic Tour. Un tour di 13 giorni che toccherà diverse città in 7 regioni italiane e a cui ne farà seguito almeno un altro in autunno. In estate, invece, sono previste ben 6 settimane di camp in diverse regioni.

    Il Player Clinic consiste in una giornata dove i partecipanti respirano e vivono la NBA e vengono organizzati in primavera, autunno e inverno. Gli allenamenti, della durata di 90’ cadauno, vengono condotti da un Direttore Tecnico del circuito NBA giunto appositamente in Italia. Training session uniche per il mercato italiano, in cui i partecipanti hanno l’opportunità di allenarsi ad alta intensità, di mettersi alla prova con esercitazioni innovative ed estremamente divertenti all’interno di un impianto sportivo che per l’occasione viene totalmente brandizzato NBA.

    Grazie alla collaborazione con la Oleggio Magic Basketball e la CBC Basketschool TED, partner organizzativo e logistico sul territorio, si terranno due tappe del Player Clinic Tour, rispettivamente il 1 e il 2 marzo.

    Le sessioni di allenamento saranno suddivise per fasce d’età e sono aperte a tutti i giocatori e giocatrici del territorio, indipendentemente dalla società di appartenenza.

    A Oleggio, presso il PalaMiranda, il 1 marzo 2024:
    • ROOKIE (dal 2012 al 2016) alle 17.30
    • ALL-STAR (dal 2008 al 2012) alle 19.30

    A Corbetta presso il Palazzetto Balzarotti, il 2 marzo 2024:
    • ROOKIE (dal 2012 al 2016) alle 14.30
    • ALL-STAR (dal 2008 al 2012) alle 16.30

  • Milano: il Prefetto decreta il divieto vendita di alcoolici per Milan – Rennes di Europa League

    Milano: il Prefetto decreta il divieto vendita di alcoolici per Milan – Rennes di Europa League

    Per assicurare il sereno svolgimento della partita Milan – Rennes di Europa League che si giochera’ giovedi’ 15 alle 21 e e prevenire possibili turbative per l’ordine pubblico dovute all’eventuale abuso di bevande alcoliche, il Prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, ha disposto il divieto della somministrazione e della vendita di bevande alcoliche e superalcoliche, nonche’ la vendita per asporto in contenitori di vetro e lattine sia in forma fissa che ambulante, senza inibirne l’ordinario consumo con servizio al tavolo.

    Il divieto sara’ in vigore dalle ore 8 alle ore 20 del 15 febbraio, nella zona centro e dintorni, Corso Como, zona Darsena, zona Sempione e nelle vie adiacenti e dalle ore 12 alle ore 24 del 15 febbraio nella zona di San Siro e dintorni.