Categoria: Sport

  • Calcio, Magenta. I Canarini ancora in testa volano nel turno infrasettimanale

    Calcio, Magenta. I Canarini ancora in testa volano nel turno infrasettimanale

    Il Magenta continua a vincere e a guardare tutti gli altri dall’alto in basso nel campionato di Eccellenza. 1-0 al FC Milanese, questo il risultato finale. Ancora una volta è Mattia Lo Monaco a firmare la vittoria della formazione di Alessandro Lorenzi. Di seguito gli highlights del match.

    Le immagini più belle della gara a cura del nostro partner Paolo Zerbi

    Magenta – FC Milanese, gli highlights [VIDEO]

    Per tutte le notizie calcistiche del territorio segui il sito www.paolozerbi.com

    Il turno infrasettimanale di Eccellenza può rappresentare un punto di svolta della stagione, perché le vittorie pesantissime del Magenta sulla FC Milanese e dell’Oltrepò nel derby col Pavia permettono alla coppia al comando di fare il vuoto. Da ricordare che i gialloblù devono anche recuperare una partita.

    LA CLASSIFICA: Magenta* e Oltrepò 53, Pavia 48, Calvairate 45, FC Milanese 44, Solbiatese* 43, Ardor Lazzate* 42, Casteggio 41, Base 96, Caronnese e Saronno 40, Sestese** 28, Vergiatese 27, Castanese* 26, Accademia Pavese* 21, Meda 20, Verbano* 18, Accademia Vittuone 5.

  • Calcio/Eccellenza,  stasera torna in campo il Magenta: tutti convocati!

    Calcio/Eccellenza, stasera torna in campo il Magenta: tutti convocati!

    “Questa sera i nostri ragazzi ospiteranno l’ FC MILANESE per il turno infrasettimanale di campionato.
    Ci presenteremo a questo incontro da primi in classifica con una partita da recuperare.

    Una vittoria sarebbe importante per allungare sulle avversarie. I nostri ragazzi hanno bisogno di tutto il calore di noi MAGENTINI per continuare questo sogno!!! Riempiamo il PLODARI e facciamogli sentire tutto il nostro calore”.

    Nuova chiamata alle armi delle Aquile per la gara casalinga di questa sera con un avversario tutt’altro che semplice arrivato fino al quarto posto in classifica, in piena zona play off. Il Magenta però vuole e deve vincere per allungare ancora di più considerato che il Pavia è in serie negativa e questa sera gioca a Broni in un infuocato derby con l’Oltrepo.

    Inoltre per i tifosi Magentini il Presidente Cerri e tutto lo staff hanno riservato una gustosa sorpresa pre match: “Panino + birra + partita!”.

    Il bar aprirà alle 19,30 e si potrà gustare un panino con la salamella accompagnato da una birra o da una bibita a soli 8 euro.

    “Preparati per gustare i nostri irresistibili mega panini e goditi l’atmosfera unica delle partite serali! Non lasciarti scappare questa occasione golosa! VI ASPETTIAMO!”

    Un motivo in più per non mancare al ‘Plodari’!

    IL PROGRAMMA COMPLETO DEL TURNO INFRASETTIMANALE:

    ACCADEMIA PAVESE-VERGIATESE

    ARDOR LAZZATE-BASE 96

    CARONNESE-ACCADEMIA VITTUONE

    CASTANESE-MEDA

    SARONNO-CASTEGGIO

    MAGENTA-FC MILANESE

    OLTREPÒ-PAVIA

    VERBANO-CALVAIRATE

    SESTESE-SOLBIATESE (giovedì 28 marzo)

  • Canegrate: Tommaso Franzè conquista il titolo nazionale Juniores di Eptathlon

    Canegrate: Tommaso Franzè conquista il titolo nazionale Juniores di Eptathlon

    Canegrate sul tetto d’Italia. Tommaso Franzè dell’Atletica Par ha infatti conquistato il titolo nazionale junionres di eptathlon grazie ai 5266 punti finali accumulato in classifica. Franzè è da anni impegnato sul territorio cittadino per promuovere pratica e valori dell’atletica leggera nelle sue varie discipline.

    “La prestazione di Tommaso – spiega il comune compiacendosi con il suo concittadino per il trionfo – premia l’impegno e la tenacia non solo di un ragazzo di grande talento, ma anche degli allenatori e volontari che prestano la loro opera per sostenere i giovani sportivi canegratesi, la passione e la costanza che tecnici e atleti di Atletica Par Canegrate dimostrano costantemente lasciano sperare che il successo di Franzè sia il primo di una stagione ricca di soddisfazioni”.

    Cristiano Comelli

  • Trecate, la nuova divisa dello Sporting

    Trecate, la nuova divisa dello Sporting

    <>. E’ il commento del sindaco Federico Binatti e del consigliere incaricato allo Sport Michele Musone a proposito della presentazione ufficiale della nuova divisa per allenamento dello “Sporting Trecate” che si è tenuta nella giornata dello scorso 25 febbraio.

    <>.

  • Nuoto ‘sincro’: oro alle due atlete di Vanzaghello Milena Marcante e Stefania Gallazzi

    Nuoto ‘sincro’: oro alle due atlete di Vanzaghello Milena Marcante e Stefania Gallazzi

    “Un grande orgoglio per la nostra Amministrazione congratularsi con la nostra concittadina Milena Marcante, e con la sua compagna di squadra, Stefania Gallazzi, per il prestigioso risultato raggiunto questa settimana a Doha vincendo la medaglia d’oro nella categora di sincro master 50-59. Congratulazioni a nome di tutta la cittadinanza ed un auguri per proseguire con questa meravigliosa serie di successi!”

    Così il sindado Arconte Gatti e l’Amministrazione di Vanzaghello, che si congratulano con le due atlete azzurre ‘di casa’. Il duo della Busto Nuoto ha trionfato a Doha aggiudicandosi l’oro. Soddisfatta in primis l’allenatrice Chiara Vandone. «Sono due atlete che tengono moltissimo, perfezioniste – commenta la loro allenatrice Chiara Vandone – Curano i dettagli, cercano sempre di essere competitive. Il tutto nonostante il lavoro». Ma anche le altre sincronette della Busto Nuoto sanno ben conciliare allenamenti, famiglia e lavoro.

    Dunque nel complesso è stato un trionfo per le nuotatrici bustesi e ovviamente per il duo di Vanzaghello. «Una bella esperienza – conclude – Ci si muove in ambito internazionale. Prossima tappa? Sicuramente i campionati italiani a Riccione in luglio e forse anche qualche trofeo in Europa».

  • 51 per Dejan Bodiroga, il genio slavo scoperto da Mozart-Tanjevic che rifiutò sempre l’Nba- di Teo Parini

    51 per Dejan Bodiroga, il genio slavo scoperto da Mozart-Tanjevic che rifiutò sempre l’Nba- di Teo Parini

    Anni Novanta, penisola balcanica. La guerra che metterà fine al sogno della Jugoslavia dei popoli è tristemente in atto e, così, un ragazzino parecchio alto e con l’espressione stralunata di chi nasconde qualcosa, spesso un talento, per continuare a fare ciò che gli riesce meglio, che significa giocare a basket, molla tutto, aggira l’Adriatico e si trasferisce in Italia. A Trieste, dove un Vate della palla a spicchi lo accoglie a braccia aperte. Perché sa benissimo come andrà a finire. Dejan incontra Bogdan e, più che il titolo di un film, è la genesi di una parabola cestistica che in Europa non avrà eguali. Quella di Bodiroga e, ovviamente, di Tanjevic. E se il secondo definiva il primo il “Magic Johnson bianco”, perché quando una guardia palleggia come un play e fa venti punti di media a partita il paragone lo si può azzardare, ecco che quello che si verificò nella decade successiva fu obbligatoriamente meraviglia cestistica.

    E chi se ne importa se Dejan, chiamato dai Sacramento Kings per trasferirsi in NBA, disse no grazie, resto qui. Perché il talento non conosce i lati degli oceani e ben si sposa di qua e pure di là, questione di gusti. E a Bodiroga piaceva maledettamente il Vecchio continente, così noi ce lo godemmo sotto casa fino all’ultimo canestro. L’epopea inizia a Milano quando, da Trieste, il signor Stefanel sposta armi e bagagli nella casa delle Scarpette Rosse. Sempre a Milano, lo scudetto non lo si vinceva da un po’ e, si sa, da quelle parti la pazienza ha una scadenza breve. Anno 1995, il roster è di quelli potenzialmente esplosivi. Il regista è Nando Gentile e non serve aggiungere altro. Rolando Blackman, già un fattore in NBA, sa fare mille cose ma la più importante di tutte non se la fila mai nessuno. Ha i piedi talmente veloci che sul palleggio avversario difende con la pipa in bocca. Fucka, l’airone, ha mani di seta e più la palla scotta e più viene fuori la sua arte. I lunghi non sono proprio i primi della classe, detto per onestà, ma Baldi e Cantarello hanno comunque il pregio di farsi notare poco e lavorare molto, anche di gomito. E poi c’è il miglior sesto uomo della lega, il lupo Portaluppi, che esce dalla panchina, mette a posto i piedi sulla sua sua mattonella preferita e inanella triple come bere un bicchiere d’acqua. Infine, lui. Dejan Bodiroga, l’uomo che trasforma una buonissima squadra in una corazzata. La transizione da bello a vincente.

    Manco a dirlo, quel campionato se lo aggiudica Milano e, ciò che più conta, il popolo meneghino del basket torna a riempire il palazzo. Bodiroga al termine della cavalcata saluta tutti, lo attende il Real Madrid dove resterà un paio di stagioni prima di trasferirsi in Grecia, sponda Panathinaikos, dove inizia il suo rapporto privilegiato con la Coppa Campioni o come diavolo si chiama oggi. Ne solleva due e, poi, pure una terza, ma con la casacca blaugrana del Barcellona. In nazionale la musica non è troppo diversa: chi ha Bodiroga come compagno vince. Così, con la canotta della Jugoslavia e delle sue derivazioni successive sulle spalle, mette in bacheca due ori mondiali, un argento olimpico e tre ori europei. Un saccheggio inesausto.

    Prima di dire basta, Dejan fa ritorno in Italia, a Roma. Ventiquattro mesi, o giù di lì, nei quali non vincerà nulla di significativo ma, all’annuncio del ritiro, il pubblico capitolino gli riserva trenta minuti (trenta) di standing ovation. Tutti in piedi, a spellarsi le mani. Questione di DNA, quello che lo accomuna ad un altro gigante, forse il più grande di tutti, Drazen Petrovic. Già, perché era proprio suo cugino. Duecentocinque centimetri di abbacinante eleganza, Dejan sul parquet ha ricoperto con la stessa efficacia tutti ruoli previsti dal protocollo, fulgido esempio di futuristico All-Around. Un antesignano del gioco totale, campione che sta al basket come Cruijff al soccer. Leggenda vuole che Bodiroga attendesse sempre il minuto numero sette della partita per effettuare il primo tiro a canestro, mai prima, studiando meticolosamente compagni e avversari per sette giri di lancette. Ciò al fine di comprendere in quale veste, quel giorno e in quel contesto, potesse assurgere a fattore decisivo per spaccare in due la partita. Illusionista dai mille trucchi e calcolatore scientifico, quindi, tutto in uno.

    “Prima va a destra, poi va a sinistra, prende la mira e ciuff!”. Lo cantavamo noi supporter delle Scarpette Rosse che riempivamo gli spalti, tra estasi e incredulità. Un coro che, per le vie di Milano nei giorni dedicati all’Olimpia, sembra echeggiare ancora. Tanti auguri, Genio.

  • Novara. La Igor Volley trionfa a Nantes nella CEV Challenge Cup

    Novara. La Igor Volley trionfa a Nantes nella CEV Challenge Cup

    “Novara si tinge di trionfo e orgoglio grazie alla straordinaria performance delle nostre campionesse di Igor Volley nella CEV Challenge Cup! Con una prestazione magistrale e una grande determinazione, le nostre ragazze hanno conquistato il titolo europeo, portando Novara in cima al panorama pallavolistico continentale.

    In questa vittoria, desideriamo ringraziare di cuore le nostre campionesse per l’impegno, la dedizione e la passione che hanno dimostrato sul campo. Siete semplicemente straordinarie e avete reso la nostra città fiera e orgogliosa!

    Questa vittoria non è solo il risultato di talento e abilità, ma è anche la testimonianza tangibile del lavoro svolto dalla società Igor Volley. La programmazione, la serietà e la competenza dimostrate quotidianamente sono stati elementi chiave per raggiungere questo straordinario risultato.

    Voglio esprimere il più sincero apprezzamento per l’intera squadra e per la società Igor Volley. Questa vittoria non solo è un trionfo sportivo per Novara, ma è anche un esempio di eccellenza e impegno che ispira tutti noi.

    Continueremo a sostenere e celebrare il successo delle nostre atlete e della società Igor Volley, e continueremo a lavorare per promuovere lo sport e l’orgoglio della nostra città perché lo sport e l’identità novarese sono un volano eccezionale per il territorio e la comunità.

  • A Busto Garolfo lo sport sale sul tetto d’Italia con il cadetto Diego Cozzi campione di Taekwondo

    A Busto Garolfo lo sport sale sul tetto d’Italia con il cadetto Diego Cozzi campione di Taekwondo

    BUSTO GAROLFO – Lo sport di Busto Garolfo sale sul tetto d’Italia.
    A renderlo possibile è stato il trionfo di Diego Cozzi nella categoria cadetti cinture rosse nei campionati italiani di taekwondo che si sono svolti i giorni scorsi al Pala Gianni Asti di Torino.

    Atleta del locale Taekwondo Team Pagliara, Cozzi ha messo le mani sui tre incontri dei quali è stato protagonista e ha perso soltanto in un round dimostrando la sua notevole caratura nella categoria -61 chilogrammi.

    Soddisfazione per il risultato di Cozzi e di altri atleti lombardi che hanno preso parte alla manifestazione è stato espresso in una nota dal presidente di Taekwondo Lombardia Stefano Ferrario: “il fatto che il numero di medaglie continui a crescere- spiega – testimonia che stiamo facendo un ottimo lavoro tecnico grazie anche ai commissari regionali”.

  • Rho-Torino, partenza li 13 marzo: si passa anche da Magenta

    Rho-Torino, partenza li 13 marzo: si passa anche da Magenta

    E’ stato annunciato il percorso della 105/a Milano-Torino che, come nel 2023, prenderà il via il 13 marzo da Rho per concludersi a Salassa al termine di 177 km senza difficoltà altimetriche nella prima parte e decisamente più ondulati nella seconda. Tornata da due anni in quella che era la sua collocazione originale, la corsa più antica del mondo rappresenterà l’ultimo test in vista della Milano-Sanremo.

    Svelata anche la lista dei 18 team, 9 UCI WorldTeams e 9 UCI ProTeams, che saranno al via. Il percorso è sostanzialmente pianeggiante nella prima metà, ondulato con alcune asperità degne di nota nella seconda. Partenza da Rho per attraversare su strade pianeggianti l’alta pianura padana nella zona delle risaie toccando Magenta, Novara e Vercelli per portarsi quindi nel Canavese percorrendo le prime salitelle a Cossano Canavese e San Martino Canavese. Dopo Rivarolo Canavese, primo passaggio a Salassa per iniziare un circuito di circa 44 km con due salite di circa 4 km ciascuna. La salita da Rivara a Prascorsano con pendenze attorno al 9% nella prima parte per poi addolcirsi e, dopo Cuorgnè, la salita di Colleretto Castelnuovo un po’ più pedalabile. Dall’ultimo scollinamento all’arrivo mancheranno circa 18 km. Si incontrano, negli abitati attraversati, i consueti ostacoli cittadini come rotatorie, spartitraffico e passaggi rialzati.

    Ultimi 10 km praticamente pianeggianti e fino all’arrivo di Salassa. Ultimi 5 km pianeggianti e quasi rettilinei su strade molto ampie con la presenza di alcune rotatorie. Rettilineo finale di 800 metri, ampio – con larghezza di 8 metri – su asfalto

  • In difesa del calcio romantico: una lezione dalla Germania- di Teo Parini

    In difesa del calcio romantico: una lezione dalla Germania- di Teo Parini

    La domanda sorge spontanea. Chissà cosa avrebbero combinato le tifoserie tedesche se la situazione fosse stata quella barzelletta che è lo spezzatino italiano. Visto che per molto di meno in Germania hanno messo realmente a ferro e fuoco il mondo di un calcio sempre più intrattenimento e sempre meno sport. C’è, dunque, chi dice di no e, come vedremo, che vince la partita. Una volta era il soccer, disciplina popolare semmai ne esistesse una perché giocata dal popolo ad ogni angolo delle strade. Un lembo di terra spelacchiato, il cuoio di un pallone mezzo scucito, due maglioni a segnare i limiti di una porta dalla traversa virtuale. Spaccati polverosi di società entro i quali, del calcio, si apprendeva la tecnica di base, quella che adesso rischia di mancare anche sotto alle telecamere, oltre a qualche utile insegnamento di sport, quindi vita. Un bacino inesausto, quello di allora, di papabili campioni del domani. Infatti, il calcio italiano, in un mondo senza Euro e con decisamente meno globalizzazione capitalistica alle calcagna, fu faro nel mondo. Finito, tutto a puttane. Al prezzo che basta una Macedonia qualunque – detto con rispetto parlando – per farci osservare il Mondiale dal divano.

    Ma con le frontiere liquide e i confini un vecchio ricordo di mappe ormai ingiallite, non è che la situazione intorno a noi sia tutta rosa e fiori. Con la differenza che, come successo proprio in Germania, ad un certo momento i tifosi, del gioco e non della moda collaterale, si sono rotti il cazzo di veder fare carne di porco dai signori del profitto di un tassello di essenza popolare. Germania, dunque. La DFL, l’equivalente della nostra Lega che rappresenta le compagini della Bundesliga e della seconda serie, si apprestava a consentire l’ingresso di un fondo di investimenti che, versando la modica cifra di un miliardo di euro, avrebbe messo i tentacoli per i prossimi vent’anni sulla gestione televisiva, i famigerati diritti, e sulle sponsorizzazioni annesse. Cash, immediato e, sostanzioso, in un ecosistema sociale dove tutto è in vendita, passioni incluse. In soldoni, è proprio il caso di dirlo, con meccanismi siffatti le varie leghe cedono una fetta dei propri ricavi futuri in cambio di danaro anticipato. Liquidità facile e polvere sotto al tappeto. I burattinai del soccer teutonico, però, non avevano fatto i conti con l’oste, quindi i tifosi. Che, apprese le intenzioni e con la prospettiva di ripercorrere le sciagurate strade dello spezzatino televisivo già sperimentate altrove, oltre all’ovvia subordinazione ad un fondo libero di fare e disfare a piacimento, si sono messi di traverso.

    Così, da dicembre in qua, hanno scatenato tutta la fantasia di questo mondo per inscenare una protesta sacrosanta e pacifica. Non una pagliacciata: le partite, infatti, spesso sono incominciate e poi fermate dal nein del popolo del calcio. Lancio di monete di cioccolata, maiali di plastica, macchine telecomandate che rilasciano scie di fumogeni, porte lucchettate con biciclette legate ai pali, pioggia di aeroplanini dagli spalti, striscioni di scherno, invasioni di campo. Insomma, un no autoritario al calcio dei ricchi e alla brama di danaro della DFL. Vivaddio, a qualcuno la svendita della patria, in tutte le sue caleidoscopiche espressioni, continua a non piacere. Purtroppo succede in Germania e non qui, ma tant’è. Così, l’establishment pallonaro si è visto costretto a rispedire al mittente le avance del private equity britannico CVC Capital Partners. Quello che ha già avuto modo di arraffare il Sei Nazioni di rugby e il circuito WTA (le donne) del tennis. Riassumendo, il calcio tedesco, forte dei voleri della lega e della maggioranza dei due terzi dei club, ha prima accettato di dare il fianco all’invasione dei fondi, sulla scia di Inghilterra e Francia, salvo poi vedersi costretti alla precipitosa retromarcia.

    La posta in palio era, anzi è, alta, si chiama tradizione.
    Per rendere l’idea dell’ontologica differenza tra il loro mondo e il nostro, in Germania vige ancora la regola del “50+1” che, in parole povere, significa che la maggioranza delle quote di un club debba rimanere nelle mani dei soci, quindi i tifosi, e non di un unico soggetto, magari straniero. Tipicamente, un fondo che mandi a puttane anni di storia e viscerale passione. Perché, dicono i tifosi, va bene la voglia di alzare i ricavi che agita i sonni dei club, fino ad un certo punto, ma senza che si mandi in vacca l’idea di un soccer depositario di cultura popolare e, per quanto possibile, ancorato a valori sociali. Come lo è stato. Allo scopo è nata la cosiddetta “Unsere Kurve”, una sorta di sindacato di tifosi trasversale ai vari club capace di raccogliere e veicolare il malcontento e trasformarlo in una protesta unisona, quindi efficace. È proprio vero che l’unione fa sempre la forza e, pertanto, nello spirito del no allo snaturamento, no alla frantumazione del calendario, no alle partite giocate in qualche emirato dentro stadi irraggiungibili e deserti e no al prezzo proibitivo dei biglietti, i tifosi tedeschi hanno urlato sì: al calcio di tutti.

    È comunque una goccia in un oceano, vero. Ma è carica di un eccezionale valore simbolico e, soprattutto, foriera di un messaggio che può assurgere al ruolo di punto di svolta per chi avrà la forza di reagire: non tutto di questa vita può essere prezzato. L’anima di un popolo, per esempio. E, considerato il momento storico nefasto a fargli un complimento, non è certo il caso di fare gli schizzinosi. È una buona notizia e la speranza è che faccia proseliti. Perché no, anche qui da noi.