Categoria: Sport

  • Ancora tu, Carlitos. Wimbledon come l’Ok Corral: fodera pronta, forza Jannik!

    Ancora tu, Carlitos. Wimbledon come l’Ok Corral: fodera pronta, forza Jannik!

    Ci risiamo. La finale di Wimbledon, secondo pronostico, la disputeranno Carlos Alcaraz, già vincitore delle ultime due edizioni, e Jannik Sinner, il numero uno al mondo. Forse il Fedal londinese del triennio 2006-2008 era tutta un’altra cosa ma, in un periodo non troppo esaltante per il tennis, non ci si può davvero lamentare. Anzi.

    I due si ritrovano a qualche settimana di distanza dall’epica finale del Roland Garros, una partita praticamente messa in ghiaccio da Sinner e ribaltata sul filo di lana da un quarto d’ora di Alcaraz che il compianto Foster Wallace avrebbe definito un “Carlitos moments” se fosse stato ancora tra di noi. Che, a ben pensarci, è proprio la differenza tra gli sfidanti.

    L’azzurro è una macchina da guerra, accende il motore e i giri sono immediatamente quelli massimi e restano inalterati per ore e ore. Senza cedimento. Lo spagnolo, invece, non ha nella costanza il suo fiore all’occhiello tanto che i suoi sono match che la geometria classica chiamerebbe sinusoidali, montagne russe. Ma con la possibilità concreta di toccare vette di gioco inesplorabili da chiunque altro. A Parigi è successo, ma non è certo un caso, quando Carlitos aveva un piede e mezzo nel baratro per tirarsi fuori dai guai e, poco dopo, nel super tie-break finale per incidere il suo nome nell’albo d’oro. Quando si dice su queste pagine che l’unico giocatore epocale in circolazione è Alcaraz non si vuole certo sminuire la grandezza di Sinner, che negare sarebbe da stupidi, ma esclusivamente per questa ragione. La possibilità di mettere una marcia che possiede solo lui.

    Tuttavia, non è detto che ciò sia sempre sufficiente perché, sempre con riferimento all’ultimo match in Bois de Boulogne, il dritto senza un domani sparato da due metri fuori dal campo ad annullare il match point può sempre scappare lungo un centimetro di troppo. Tanto per dire che ridursi a danzare sul cornicione non è comunque una grande idea nemmeno se hai il suo talento esondante. A Parigi, del resto, per lunghi tratti la velocità di crociera di Sinner è stata dominante e nelle medesime condizioni quella partita la vincerebbe nove volte su dieci. Da attendersi, pertanto, un Alcaraz più “da corsa” già in avvio, perché allo sparagnino Ferrero, il suo coach, non sarà certo sfuggito l’approccio un po’ in sordina a fare da contraltare all’uscita fulminea dai blocchi del rivale.

    A questa finale ci sono arrivati con qualche difficoltà imprevista o quasi. Alcaraz ha salutato la carriera di un meraviglioso Fognini al primo turno, cinque set di rara bellezza, e poi, dopo qualche scampagnata di salute con le consuete distrazioni, ha sofferto più di quanto dica il punteggio contro Fritz, che non sarà un fenomeno ma è giocatore che oggi merita il ranking che ha e, soprattutto, è uno che non regala niente, costringendo l’avversario a guadagnarsi la pagnotta. Sinner, invece, inutile girarci intorno come vorrebbero i suoi spesso inadatti tifosi dell’ultima ora, è in debito con la sorte perché la lezione di tennis da erba che Dimitrov gli ha impartito, fino al consueto crack del bulgaro, è stata evidente e, pur non avendo la controprova, probabilmente avrebbe finito per perdere. Oppure, nella migliore delle ipotesi, avrebbe svuotato mezzo serbatoio psico-fisico.

    Al di là del problema al gomito che avrebbe potuto farsi serio. Una fortuna che, però, ha saputo capitalizzare alla sua maniera, triturando brutalmente ogni altro avversario. Djokovic, o meglio ciò che resta di lui, incluso con Shelton che ha davvero poche armi per essere un test significativo. Serbo che, nella pochezza generale, è ancora il più forte tennista in circolazione tra i non finalisti, benché il suo livello non sia nemmeno un terzo di quello raggiunto nei suoi giorni belli. Ciò dovrebbe spingere a qualche riflessione, soprattutto a coloro che per dovere di bottega (e due spicci) negherebbero l’evidenza fino alla morte.

    Per trovare un favorito, al solito, conviene scomodare i bookmakers. Anzi no, questa volta poco ci aiutano perché, al netto delle virgole, attribuiscono ad entrambi la stessa quota. Insomma, brancolano pure loro nel buio, figuriamoci noi. Noi di TicinoNotizie che, peraltro, siamo decisamente più interessati alla bellezza dello sport che alla mera conta dei punti. Una curiosità statistica. L’ultima volta che due tennisti hanno disputato sia la finale del Roland Garros che dei Championships nel medesimo anno fu il 2008, stagione di grazia di Nadal che prima demolì Federer a Parigi e poi, al termine di una finale memorabile conclusa a sera inoltrata, interruppe la serie di vittorie londinesi del basilese, assestandogli uno dei colpi al morale più micidiali. Statistica che, pertanto, Sinner proverà a cancellare nel pomeriggio che potrebbe essere per l’Italia quello di più alta importanza tennistica di sempre. Perché, checché se ne dica, Wimbledon resta un gradino sopra a tutto il resto.

    Wimbledon, chiosa finale per le donne, che scrive sul proprio albo il nome di Swiatek. Non una gran notizia per gli dèi della disciplina perché Iga, con rispetto parlando per una plurivincitrice di Slam, sull’erba sta a suo agio come Siffredi lo sarebbe in un monastero vuoto. Eppure, tra semifinale e finale la polacca ha lasciato per strada la miseria di due giochi. Due. Qui non si tratta di essere sempre quelli controcorrente e che si guardano alle spalle con eccessiva nostalgia, si tratta di essere intellettualmente onesti e non vendere i tappeti. Il tennis femminile, purtroppo, agonizza. Più in generale, quindi, si spera di rifarsi il palato già tra qualche ora, perché in campo scende finalmente l’artiglieria pesante.

    Buon Wimbledon a tutti.

  • G.S. Rancilio sprint vincente di Lorenzo Magli al Trofeo Rancilio Elite 2025

    G.S. Rancilio sprint vincente di Lorenzo Magli al Trofeo Rancilio Elite 2025

    Il primo atto del Trofeo Antonietto Rancilio 2025 è andato in scena a Parabiago questa sera.

    La competizione, intitolata all’imprenditore noto per l’omonima azienda produttrice di macchine per caffè, si è aperta con la prova maschile con al via 107 atleti dei 116 iscritti, presenti le migliori formazioni: MBH Colpack Ballan CSB, U.C Trevigiani, Rime Drali, S.C Padovani, Gallina Ecoteck, Goodshop Yoyougurt, General Store e il Team Ucraina.

    Al via anche il team australiano DU Academy e il francese Team Buffaz.

    Partenza subito velocissima con un terzetto in maglia General Store che allunga in contropiede, composto da Thomas Rossetti, Riccardo Biondani, Alessio Menghini al quale si aggiunge Matteo de Monte (Solme Olmo); la situazione si stabilizza con il gruppo che li tiene costantemente a 20-30″.

    Enorme lavoro della V.C Mendrisio, Trevigiani e Colpack che nelle fasi finali ricuciono il gruppo a 2 giri dal termine.

    Volata lunghissima a ranghi compatti con tre atleti che piombano sulla riga appaiati; diversi minuti servono alla giuria per decretare l’ordine di arrivo che vede assegnata la vittoria a Lorenzo Magli (Gallina Lucchini Ecotek) davanti a Riccardo Fabbro (U.C Trevigiani), terzo posto per Filippo Dignani (Sam Vitalcare Dynatek).
    Oltre 47 km/h la media di gara!

    Appuntamento quindi domani con la prova Ladies che vedrà al via 92 atlete: tra le migliori Silvia Milesi (Be-Pink- 2° al Trofeo Liberazione), Emanuela Zanetti (2° posto nel 2024), Virginia Iaccarino (Aromitalia 3T Vaiano – 3° posto nel 2024).

    A corredo alcune immagini della prova odierna (credit Error.johnny)

  • Tennis: in lode a Fabio Fognini, al canto del cigno dopo vent’anni di Bellezza sparsa a piene mani

    Tennis: in lode a Fabio Fognini, al canto del cigno dopo vent’anni di Bellezza sparsa a piene mani

    Un pomeriggio come altri, una conferenza stampa organizzata nel tempio di Wimbledon, l’annuncio che era nell’aria. Fabio Fognini, trentotto anni dei quali una ventina spesi da tennista professionista, ha detto che può bastare così. Ciao a tutti, mi ritiro. Così, a pochi giorni di distanza da quello che sarà ricordato come il suo ultimo match disputato e perso contro Carlos Alcaraz, il predestinato, si chiude la sua carriera. Un match meraviglioso, cinque ore di agone d’altri tempi che hanno compendiato, in un pomeriggio che ha restituito al tennis il suo lato più artistico, tutto il Fognini che abbiamo imparato a conoscere e che, fuori tempo massimo, oggi sono in tanti a ringraziare.

    Pensa un po’, gli stessi che per una carriera intera non hanno fatto altro che dargli addosso perché, a loro dire, non propriamente un esempio da imitare e chissà che diamine volessero dire. Intanto, non ci si ricorda che Fabio abbia mai ambito pubblicamente ad esserlo e, soprattutto, dimostrando, questi ultimi, superficialità di giudizio e limiti strutturali nella conoscenza di uno sport che, parafrasando il compianto Roberto Lombardi, oltre che ad essere diabolico è infarcito di dinamiche che mettono costantemente a dura prova l’animo umano. Tra paure da esorcizzare e attimi da cogliere perché non ritornano. E cosa saranno mai due racchette dilaniate ad un cambio di campo dopo un quindici scappato di mano o un’urlataccia al cielo per cercare di rimanere a galla nel magma di un gioco che sembra fatto apposta per fare a brandelli la psiche? Nulla. Tanto è bastato, però, per far sì che le anime candide dello sport, dagli addetti ai lavori ai fruitori più occasionali tutti inclusi, ne facessero un bad boy, quello da non imitare. Un “Balotelli”, qui nella veste di aggettivo.

    Inimitabile, per aspetti decisamente più importanti, Fabio lo è stato davvero, merito di una quantità esondante di talento generosamente concessagli da Madre Natura. Con buona pace dell’attuale Golden Age azzurra, che senza soluzione di continuità garantisce la presenza in massa nelle fasi finali dei tornei più prestigiosi trasformando lo straordinario in ordinario e tolto l’inavvicinabile Adriano Panatta, nessuno qualora si trattasse di saper giocare a tennis gli si è mai avvicinato. Vale sempre la più azzeccata definizione di talento, inteso come la capacità di risolvere con semplicità situazioni intricate ai più. Un dritto in mezza volata, una volée strappata dalle stringhe delle scarpe, un lungolinea di rovescio, un colpo da pittino. Cose che gran parte dei giocatori più celebrati di lui dagli almanacchi non solo non fanno ma non pensano nemmeno. Merito di una mano, la sua, dalla quale – parafrasando questa volta Gianni Clerici – si avrebbe il desiderio di farsi dare una carezza.

    Ma ha vinto poco, l’altro tormentone nazionalpopolare, il lato B del disco rotto che l’ha accompagnato ad ogni sortita. La confusione endemica, e pure un po’ bonipertiana, di quelli che ancora confondono la capacità di profondere un tennis di qualità con quella di sollevare i trofei. Come se un Mecir (che meraviglia il Gattone) fosse stato meno bravo di un Lendl a manovrare la racchetta o un Nalbandian (idem come sopra) di uno Hewitt. Solo perché i primi, di Slam, non ne abbiano mai vinti a differenza dei secondi, molto più scaltri nella conta dei punti. En passant, a voler fare le pulci al palmares di Fabio non è che sia proprio da buttare via. Un best ranking fissato al numero nove, sette se si parla di doppio, un Masters 1000 vinto a Montecarlo, altri otto tornei del circuito ATP, il triplo scalpo di Nadal sulla terra battuta. Qualcosa che, tanto per dirne una, a Federer sul mattone tritato non è riuscita. Federer.

    Sempre a voler fare i pignoli, il giorno 15 luglio del 2019, momento in cui Fabio fissa la sua migliore classifica di sempre, davanti a lui albergano, in ordine, Djokovic, Nadal, Federer, Thiem, Zverev, Tsitsipsas, Nishikori e Khachanov. Con il triumvirato da sessanta Slam e briscola ancora a pieno regime, l’austriaco in rampa di lancio, il greco ed il tedesco all’apice della carriera e il giapponese, gran giocatore e altrettanta sfortuna, miracolosamente fuori da un un’infermeria. Senza dimenticare che nei suoi anni migliori, quando l’età era tutta dalla sua parte, a scalpitare nel circus c’erano pure i vari Murray, Wawrinka, Del Potro, Berdych. Fenomeni veri, insomma. Tutto ciò per ricordare a quelli fissati con i numeri che non si ricorda un’epoca peggiore, o migliore secondo i punti di vista, per emergere di quella che ha fatto da contorno all’azzurro. Un po’ diverso da oggi, per usare un eufemismo, dove si può essere – detto con rispetto parlando – Ruud o Fritz, se non Shelton, per insidiare il podio. Anzi, il norvegese per poco non si è preso pure la vetta, fermandosi ad una sola vittoria dal bersaglio grosso.

    Fognini che, appunto, in tempi di vacche magre ha tenuto in piedi la baracca italiana tutto da solo. In Davis, per esempio, quarantatré vittorie tra singolare e doppio, impreziosite dal capolavoro contro Murray a Napoli, sempre a proposito di vittorie eccellenti. Avrebbe potuto vincere di più? Può darsi. Paolo Bertolucci ripete spesso che Fabio avrebbe potuto giocare a mo’ di Agassi a flipper-tennis, con i piedi francabollati sulla linea di fondo e in assetto di perenne controbalzo, per il talento disponibile unito al senso del ritmo di un metronomo e acquisita una gestione più serena delle pieghe agonistiche. Forse è vero, qualche torneo in più se lo sarebbe messo in bacheca. Ma realmente sarebbe cambiato qualcosa? No.

    L’altro giorno, Carlitos Alcaraz, oggi l’unico fenomeno epocale in circolazione, ad un certo punto è parso stranito, e non gli capita spesso avendo potuto scampare per una fortuita questione anagrafica ai trucchi da illusionista di Federer. Perché, davanti a lui, Fabio sciorinava di solo braccio – le gambe non ci sono da un pezzo ma, in compenso, il ventre da birra sì – una successione di colpi mai uguali a quelli che li hanno preceduti da mandarlo ai matti. Arrivando a fare urlare al murciano al suo box che uno così (Fabio) potrebbe giocare fino a cinquant’anni. In un match, il loro, parlato dai due protagonisti con lo stesso linguaggio, quello degli artisti. Improvvisatori congeniti e censori degli stereotipi in missione per conto degli dèi del gioco. Jake ed Elwood, Belushi e Aykroyd, ma vestiti di bianco. Alcaraz, uno che se ne avesse il desiderio non perderebbe praticamente mai, e Fognini a fare sobbalzare il centrale di Wimbledon.

    L’ovazione finale del pubblico e il tributo dell’avversario devono quindi averlo convinto. La storia è un po’ quella già scritta dalla moglie di Fabio, Flavia Pennetta che, all’apice della carriera e con in mano il trofeo degli US Open appena conquistato, ha preso il microfono e ha comunicato l’intenzione di ritirarsi. Spiazzando un po’ tutti. Fabio, sceso di classifica e con un fisico che comincia a non volerne più sapere della fatica bestiale necessaria ad un tennista, dev’essersi chiesto il senso, dopo un match indimenticabile, di ritrovarsi nel pantano di un Challenger e con quali motivazioni per inseguire una pallina e avversari con l’età dei suoi figli. Si capisce bene la sua preoccupazione quando dice che, in fondo, giocare a tennis è l’unica cosa che sappia fare. Vent’anni sono una vita. Vent’anni nei quali gli esperti non hanno mancato di sottolineare che se avesse avuto una testa diversa, chissà. Probabilmente, la genialità non sarebbe stata la stessa e nessuno che ami visceralmente il gioco, e pure Fabio, si sarebbe mai sognato di fare cambio. Un pizzico di servizio in più, se proprio ci tocca guardargli nelle tasche, e un po’ di fegato se lo sarebbe risparmiato ma, appunto, conta davvero poco.

    Siamo egoisticamente dispiaciuti, orfani di uno dei pochi motivi che il tennis contemporaneo ci abbia offerto per dedicare qualche ora di tempo al nostro sport preferito. Arthur Schopenhauer, già nel 1819 con “Il mondo come volontà e rappresentazione”, scriveva di come genialità e pazzia avessero un lato in cui l’una confinasse con l’altra, anzi l’una trapassasse nell’altra. Fabio Fognini, questo incontro di peculiarità lo ha reso tennistico e non avrebbe potuto farci un regalo migliore. Un calcio nel sedere all’omologazione, in campo e pure fuori, che è sempre anticamera di noia e bruttezza che rifuggiamo. “Chiunque abbia bisogno di me, nel tennis, può chiamarmi. Anche solo per fare due chiacchiere”. È l’ultima frase da tennista di Fabio. Ti chiameremo, Fabio.

    Pascal, che fai, lo avvisi tu? Grazie di tutto.

  • Wimbledon: Dimitrov, bello e impossibile (e fragile), che ‘colpo’ Jannik. Ei fu siccome immobile (bellezza tennistica)

    Wimbledon: Dimitrov, bello e impossibile (e fragile), che ‘colpo’ Jannik. Ei fu siccome immobile (bellezza tennistica)

    La fortuna non esiste, disse Seneca, per il quale la fortuna, appunto, non è che l’intreccio tra talento e opportunità. In compenso, detto terra a terra, la sfiga ha una vista da falco e pure parecchio selettiva. Punta sempre gli stessi. Attenzione, Jannik Sinner non c’entra nulla e, purtroppo, considerato il livello medio degli attuali fruitori del tennis in Italia ci tocca pure doverlo premettere. Giocatore fenomenale, l’azzurro, ma i suoi calcistici tifosi lo sono decisamente di meno.

    Detto ciò, la partita che ieri lo ha visto protagonista è stata paradigmatica ma per il suo sfortunato avversario, Grigor Dimitrov che, avanti per due set a zero e, ciò che più conta, in pieno controllo tecnico e tattico della contesa, s’è strappato un pettorale sparando un servizio. Il dolore, Grigor che si accascia sul prato, le lacrime. Game over. Crediamo sia un record: il bulgaro cede il passo all’avversario per infortunio per il quarto torneo dello Slam di fila e non serve aggiungere molto altro.

    Paradigmatico, quindi, un incontro che esemplifica alla perfezione uno dei più severi “vorrei ma non posso” della storia del tennis recente. Tutto il Dimitrov concentrato in una sera, la gloria a un passo che finisce in polvere. Giocatore meraviglioso, Grigor, che da ragazzino veniva chiamato addirittura Baby Federer per una somiglianza marcatissima con il più talentuoso di tutti. Etichetta assai scomoda per via di aspettative, manco a dirlo, difficilissime da attendere. Aggiungi ad una mano baciata dagli dèi, un viso da Hollywood e una certa competenza in tema di belle donne, e il personaggio da copertina, a cui si pensa che nulla sia impossibile nella vita, è servito. In quanto a tennis, l’aspetto che più ci interessa, Grigor ha realmente poco da imparare da chiunque, perché il suo, appunto, da qualche lustro è sinonimo di una bellezza tangibile. Mozzafiato. Vincere, però, è tutta un’altra cosa nello sport del diavolo che sembra fatto apposta per esagerare la dicotomia bravo-vincente. Un bazooka un filo troppo leggero per i tempi correnti e qualche fantasma annidato nelle mente hanno stabilito che per il bersaglio grosso non ci sarebbe stato troppo spazio. Grisha, come lo si chiamava ai tempi della love story con la divina Maria Sharapova – ed e piuttosto evidente il gioco del mix dei nomi – s’è rotto ogni volta sul più bello. Che fosse un crack muscolare, come ieri, o della psiche poco conta. Una maledetta costante, puntuale come le tasse. E pensare che, ironia della sorte, Madre Natura oltre al talento gli ha pure dato un fisico dall’elasticità di una molla. Eppure nella sua saccoccia continua a mancare un centesimo per fare l’euro intero, ancora oggi che le primavere sulle spalle sono tante e l’esperienza altrettanta. Ma pare essere tutto scritto.

    Comunque, tornando al tennis giocato, che sui prati la sua inesausta competenza tecnica potesse fare la differenza anche contro il numero uno al mondo, era cosa nota almeno da una decade. Da quando, nel lontano 2014, gettò alle ortiche una semifinale londinese quasi vinta contro Novak Djokovic, quello vero mica questo attuale, che ne avrebbe potuto cambiare la carriera. Migliore in campo allora, migliore in campo ieri, dove, ma è segreto di Pulcinella per chi non si lascia prendere da fuorvianti campanilismi, ha dimostrato che benché membro della generazione dei Novanta – quella che si dipinge erroneamente come dei perdenti dimenticandosi del pedigree degli avversari – se si tratta di giocare a tennis non c’è Sinner che tenga. Faretra capientissima di frecce, la sua, tanto che a pensare a Dimitrov come a uno dei migliori interpreti dell’Era Open a non aver mai vinto uno Slam – vengono in mente solo Mecir, Nalbandian, Rios, Kyrgios e pochi altri – difficilmente si commette errore.

    In ogni caso, un best ranking da numero tre al mondo nel 2017 non è proprio da buttare via, in aggiunta ad un Masters 1000 strappato proprio a Nick Kyrgios, sempre a proposito di fenomeni che non vincono mai, e altri otto titoli del circuito ATP. Conta il giusto come pensiero, ma il suo nome nell’albo d’oro di Wimbledon sarebbe stato, nell’ordine, atto di giustizia tennistica e motivo di lustro anche per il torneo più prestigioso al mondo. Finché c’è talento c’è speranza, dicono, ma sono anni ormai che il tempo delle illusioni in casa Dimitrov è finito. A non finire, però, è la necessità epidermica di chi non si rassegna all’abbruttimento della disciplina di godere delle prestazioni dei pochi come lui sopravvissuti all’involuzione tecnica di un circus mediamente meno virtuoso (perché le eccezioni ci sono) di un tempo. Checché ne dicano gli addetti ai lavori che, li si può anche capire, hanno un prodotto spesso scadente da vendere.

    Chiosa finale dedicata a Sinner che ieri pare abbia sofferto anche di una noia al gomito, oltre che della bravura cristallina di un avversario che sull’erba (si può dire?) lo surclassa in opzioni. Un discreto colpo di fortuna, quello di essere uscito indenne da una serata durissima, ma la storia insegna che per vincere un torneo lungo due settimane serve pure quella. Roland Garros insegna. Insomma, Jannik il jolly in questo Wimbledon se l’è giocato. Chissà se, da qui ad un ritiro che ci si augura essere il più lontano possibile, una volta se lo troverà per le mani anche Grigor. Pensando a lui, probabilmente, Seneca sentirebbe l’esigenza di aggiornare la sua teoria.

  • Ironman in rosa: dopo Francoforte, Daniela Ferrari (Pro Patria) sogna la finale alle Hawaii

    Ironman in rosa: dopo Francoforte, Daniela Ferrari (Pro Patria) sogna la finale alle Hawaii

    Alla 21^ edizione della Mainova Ironman Frankfurt European Championship, su quarantaquattro donne della sua categoria (F50/54), pochissime le italiane, è arrivata ottava, con un tempo di 12 ore 48 secondi. Un ottimo piazzamento per Daniela Ferrari, Marnate, ma è nata a Magenta, è iscritta alla ARC Pro Patria di Busto Arsizio e da diciassette anni concilia il lavoro con la sua grande passione, lo sport.

    La gara di Francoforte si è svolta domenica scorsa 29 giugno e, giusto il tempo di rientrare e recuperare un po’ le energie, martedì 2 luglio era di nuovo al lavoro, responsabile di confezionamento in un’azienda di cosmetica.

    3,8 km di nuoto in un lago poi 180 km in bicicletta e 42 km di corsa: “E stato il mio quarto Ironman ed è stato il più duro – ci racconta – perché non ho potuto fare gli ultimi allenamenti di rifinitura per un dolore comparso nelle ultime settimane. Ho sofferto soprattutto nella corsa, ma ho tenuto duro, ho avuto un momento di crisi quando la testa mi diceva ‘Ritirati’, ma poi qualcosa è cambiato: ho avuto un esempio forza e determinazione in due fratelli francesi, di cui uno diversamente abile che veniva accompagnato dal fratello atleta”.

    “Da sempre ho fatto sport, ero una bambina iperattiva, il primo sport è stato il nuoto, poi la palestra poi lo spinning e poi…” La storia di Daniela parla chiaro: lo sport è da sempre la sua passione e ad esso dedica tempo ed energie: “almeno un’ora e mezza o due al giorno, mentre quattro o cinque ore durante il fine settimana”, alimentazione sotto controllo.
    2012, 2014, 2022 e 2025 sono date da incorniciare perché rappresentano le sue partecipazioni alle gare che pochi osano fare. “Lo sport è la mia vita, lavoro e mi alleno, e quando non c’è mi manca. Non posso fare serate, è vero, ma non sono grandi rinunce. Spesso mi alleno con mio marito Claudio, sportivo anche lui e un grande supporto morale e anche a casa”.

    Personal coach di Daniela è Ivan Pelizzari, allenatore atleta che nel libro autobiografico dal titolo In cima alla salita – Raggiungere la meta grazie alla tua forza mentale, vuole essere un esempio di caparbietà, per raggiungere i propri obiettivi. Teoria e pratica. È preparato, bravo e comprensivo rispetto alle esigenze che ho, soprattutto legate al lavoro”.
    Il prossimo appuntamento per Daniela, quindi, sarà ad ottobre alle finali mondiali alle Hawaii, dove si realizzerà il suo sogno, “anche grazie a mia mamma Maria Teresa, recentemente scomparsa”.

  • La Roccolo Cross Country da Casorezzo a Busto Garolfo debutta il 6 luglio

    La Roccolo Cross Country da Casorezzo a Busto Garolfo debutta il 6 luglio

    Una nuova sfida, un nuovo traguardo da condividere. Nasce la prima edizione della Roccolo Cross Country, la corsa campestre non competitiva che si terrà domenica 6 luglio 2025 nel cuore del Parco del Roccolo, con partenza dal Campo Sportivo “Caccia Dominioni” di Casorezzo e arrivo al Parco Comunale “Falcone e Borsellino” di Busto Garolfo. Un evento che unisce sport, natura, inclusione e comunità, nato grazie alla collaborazione tra le Pro Loco di Casorezzo e Busto Garolfo, le rispettive amministrazioni comunali, Pils Parco del Roccolo e con il patrocinio del Consiglio Regionale della Lombardia. A sostenere l’iniziativa anche la BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, sponsor storico dell’ASD Running Bustese, motore organizzativo della manifestazione.

    «Siamo contenti per questa nuova avventura – racconta Paolo Sangregorio, presidente Running Bustese –. È un’iniziativa che nasce dal basso, spinta dalle associazioni del territorio, dalle Pro Loco, dal desiderio comune di valorizzare il Parco del Roccolo e di proporre un’occasione di sport davvero aperta a tutti. Aver ottenuto il patrocinio del Consiglio Regionale, grazie alle Pro Loco locali, è un segnale importante, ci dà forza e conferma che la direzione è quella giusta».

    Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha dichiarato «Portare un evento così partecipato all’interno del Parco del Roccolo in piena estate è un modo concreto per continuare a far vivere e scoprire il nostro territorio anche in estate. È particolarmente significativo che sia stato previsto un percorso accessibile anche a chi ha disabilità motorie: l’attenzione all’inclusione è un segno di maturità sociale e di civiltà. Questa manifestazione rappresenta perfettamente lo spirito che anima la nostra banca: creare occasioni di comunità, rendere protagoniste le persone e dare valore ai luoghi in cui viviamo».

    Tre i percorsi pensati per la Roccolo Cross Country: 10 km (consigliato solo ai podisti), 6 km e 4 km. Proprio quest’ultimo rappresenta una grande novità, realizzato su sede ciclabile, che corre accanto al Parco del Roccolo, èpensato per favorire l’inclusione e la partecipazione di persone con diverse esigenze motorie. «È la prima volta che disegniamo un tracciato specifico per persone con disabilità – continua Sangregorio –. È semplice, accessibile, è pensato per disabili accompagnati. Un percorso simbolico, gratuito, che attraversa il parco e si ferma per un ristoro proprio al presidio della discarica: un segnale forte, per sottolineare la bellezza del territorio ma anche le sue fragilità».

    L’evento è molto più di una corsa: è un esempio concreto di sinergia tra realtà diverse. «Dopo la “Busto di sera” non avevamo in programma un’altra manifestazione, ma l’entusiasmo delle Pro Loco e il supporto del territorio ci hanno convinti – spiega ancora Sangregorio –. Ognuno sta contribuendo: dalla preparazione dei cartelli chilometrici al supporto economico, alla gestione del ristoro, fino al servizio navetta che accompagnerà i partecipanti da Busto Garolfo a Casorezzo per il rientro. Anche il Milan Club di Busto Garolfo, che proprio al parco comunale organizza la trentesima festa Rosso Nera, ci ha dato una mano, saranno loro a gestire la ristorazione».

    Le iscrizioni sono già aperte online sul sito www.runningbustese.it, con tariffe agevolate (4 euro online, 5 euro sul posto; gratuito fino ai 14 anni; pacco gara per i primi 300 iscritti). È previsto un premio per i cinque gruppi più numerosi e un riconoscimento per tutti i partecipanti al percorso inclusivo da 4 km. Al termine dell’evento, previsto per le 12.30, è disponibile un servizio navetta gratuito per il ritorno a Casorezzo ogni 30 minuti.

    «Abbiamo cercato di imparare anche dalle gare dei paesi vicini, come Villa Cortese e Nerviano, per migliorare – conclude Sangregorio –. Non siamo alla quindicesima edizione come loro, ma siamo già a un buon livello. E la cosa più bella è che non ci siamo mai sentiti soli: tutti, davvero tutti, stanno facendo la loro parte. Questo è il successo più grande».

    La manifestazione del gode del patrocinio di: Consiglio Regione Lombardia, Pro Loco Casorezzo, Pro Loco Busto Garolfo, Pils Parco del Roccolo, Comune di Casorezzo, Comune di Busto Garolfo, Distretto Sp 128 Busto Garolfo – Casorezzo – Dairago, GEV Lombardia, Protezione Civile Busto Garolfo, G.C.V.P.C Casorezzo

    Sponsor della manifestazione: Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Ccr Insieme Ets, AMP, PSG, Eko impianti fotovoltaici, Nuove Energie Gas Luce, Coop Parabiago – Busto Garolfo – Arconate – Casorezzo – Arluno, E-bike travel, B.D.F dental, Atletica Casorezzo, Solo Italia, Panificio Paladino, Sansone Saverio srl autofficina, Demo Sport Parabiago, Bombari Emporio Carni

    Servizio Ristorazione a cura di Milan Club Busto Garolfo

    Per informazioni: Paolo 339 5683856 – Mauro 338 9869247 – www.runningbustese.it

  • Ufficiale il Corbetta Calcio si ferma: una brutta notizia per gli amanti del pallone

    Ufficiale il Corbetta Calcio si ferma: una brutta notizia per gli amanti del pallone

    Il Comunicato ufficiale della società

    “La società ASD CORBETTA FC 1921 comunica ai propri tifosi che non parteciperà al campionato di Prima Categoria per la stagione 2025/26.

    Teniamo a precisare che tale decisione non deriva da problematiche economiche, ma dalla totale assenza di possibilità di poter progettare e pianificare un piano sportivo.
    La dirigenza ha infatti manifestato nelle opportune sedi l’impossibilità di proseguire le proprie attività senza un progetto sportivo concreto.
    Abbiamo cercato di far capire come sia necessaria la costruzione di un’unica società sportiva in Corbetta, che parta dal settore giovanile fino alla prima squadra, così come stato dall’inizio storico fino al 2021. Purtroppo questa necessità non è stata condivisa e per tanto la mancanza di strutture dove poter esercitare la pratica sportiva all’interno del Comune di Corbetta e l’impossibilità di prevedere un settore giovanile, necessario per la sopravvivenza e la crescita stessa della società, hanno portato alla sofferta decisione di stoppare le attività sportive.

    Abbiamo letto su diversi giornali, notizie totalmente infondate di presunte cordate pronte a rilevare la società, ma nessuno ha mai presentato delle proposte.
    Abbiamo invece ricevuto molte offerte economiche per vendere il titolo sportivo ad altre società, ma se avessimo accettato avremmo guadagnato qualche euro ma sancito la morte della matricola ed il nome storico della società, rifiutandole quindi tutte.

    Ringraziamo i dirigenti ed i presidenti che hanno preceduto la nostra gestione, per essersi resi disponibili nel cercare di capire le criticità e di aver manifestato solidarietà per questa situazione. Ci ha rincuorato il fatto che la nostra visione di un progetto di società calcistica, che preveda tutte le formazioni del settore giovanile alla prima squadra in Corbetta, sia stato da loro avallato e condiviso come unica possibile soluzione per il bene del calcio a Corbetta.

    Ringraziamo il gruppo dei Viking Corbetta per la vicinanza e la passione per questa maglia dimostrata fino ad oggi sugli spalti e non solo, che comunque non cesserà di esistere.

    Speriamo che questo periodo di stop ai giochi sia motivo di riflessione per chi, all’interno della nostra comunità, dovrebbe e potrebbe intervenire per il bene di tutti”.

  • Messaggio chiaro dei Viking Corbetta: ‘noi ci saremo sempre e comunque’

    Messaggio chiaro dei Viking Corbetta: ‘noi ci saremo sempre e comunque’

    Sono lontanissimi i tempi di Ezio Greggio quando il calcio a Corbetta voleva dire sognare il grande salto di categoria e da queste parti per le amichevoli passavano le big del campionato di serie A. Ma sono lontani anche i tempi solo di qualche stagione addietro quando la squadra di Renzo Bassetto aveva un presente ed un futuro ‘abbastanza’ tranquillo e consolidato.

    Purtroppo la comunicazione del presidente della squadra corbettese di qualche settimana addietro è stata chiarissima: il Corbetta Calcio l’anno prossimo non potrà iscriversi al campionato di prima categoria.
    In quella lettera ai tifosi Bassetto era stato lapidario: “Situazione drammatica, mancano le strutture sportive per poter andare avanti, così come per poter impostare un progetto serio a livello sportivo”.
    Detto che Bassetto non ha mai preso in considerazione la possibilità di far ‘migrare’ altrove il Corbetta Calcio – cosa che in effetti non avrebbe avuto molto senso – ecco l’amarissima chiosa finale.

    Che però non pregiudica il patrimonio di valori, ideali, come fratellanza, identità, senso di appartenenza che sono tipici de mondo ultrà.
    Un sentimento che i ragazzi dei Viking hanno voluto esplicitare in modo chiaro in questa nota stampa che abbiamo ripreso. “Noi ci saremo, noi non molleremo”. Perché essere Ultras per loro è uno stile di vita che va oltre i 90 minuti di una partita. Posto che a tutti mancherà tantissimo non poter seguire il Corbetta. Una ferita aperta a livello sportivo e indubbiamente un qualcosa che la città di Corbetta e i suoi cittadini francamente non meritano.

  • Metti un pomeriggio londinese con Fabio Fognini: perle di Bellezza tennistica, a Wimbledon

    Metti un pomeriggio londinese con Fabio Fognini: perle di Bellezza tennistica, a Wimbledon

    Quando il tabellone di Wimbledon ha preso forma, in molti si sono rammaricati per l’esordio impossibile di Fabio Fognini, sorteggiato proprio contro Carlos Alcaraz, il più forte di tutti. Noi di TicinoNotizie.it, invece, tristi lo eravamo decisamente di meno, pregustando l’idea di una possibile partita esplosiva. Non tanto par l’incertezza del risultato, anche se a conti fatti non si è andati nemmeno troppo lontani dal boom, quanto per la quantità di talento contemporaneamente in campo e, in ragione di ciò, per la bellezza alla finestra.

    Noi, nel rapporto con lo sport, non siamo mai stati quelli del ‘se’. Nello specifico, se Fognini avesse avuto la testa, se Fognini avesse avuto pazienza, se Fognini si fosse incazzato di meno. Se. Perché ci sono buonissime ragioni per pensare che proprio tutto ciò, che è vero ma solo parzialmente significativo, gli abbia consentito di esplorare traiettorie tennistiche meravigliose. Che è ciò che più ci interessa. Senza vincere quasi nulla – peraltro, dimenticando un Montecarlo e svariati altri tornei (otto) non proprio minori oltre che un best ranking da top ten – come da anni gli si rimprovera ad minchiam. Non essendo ossessionati dalla conta dei quindici, privilegiando gli uomini ai robot e il pennello alla clava, ancora noi possiamo vantarci di essere tifosi del Fogna fin dalla notte dei tempi. Per almeno due motivi che ci inorgogliscono. Il primo è perché Fabio, tolto l’inarrivabile Panatta, rappresenta il miglior talento dedito al tennis che sia nato entro i nostri confini nell’Era Open.

    Sì, anche più dell’Innominabile che, a differenza dei suoi beceri tifosi, lo sa benissimo da sé. Il secondo, invece, è perché negli anni che più bui non potessero essere, quelli del pane duro e del buon Sanguinetti capofila azzurro, Fabio ha tenuto in piedi la baracca. Più lo denigravano e più, lui, la maglia azzurra la onorava. Da italiano vero, come avrebbe detto Toto Cutugno, con i vizi e le virtù latine che ci accomunano quando di riffa o di raffa finiamo per dare il meglio. Spaccone fuori, ma con simpatia, quel rapporto diretto con gli dèi, tenerone dentro. Come oggi, all’atto di chiedere la maglia all’avversario, che potrebbe essere suo figlio, per regalarla a Federico che suo figlio lo è davvero e predilige Alcaraz.

    Fognini, l’unico italiano che – per bocca di Bertolucci – avrebbe potuto giocare come Agassi, di mezzo volo Fabio è docente universitario, può vantare un dato, ma non è il solo, che attesta ciò che noi andiamo dicendo da sempre, trattasi di un fenomeno vero. Tre volte più bravo di Rafa Nadal sul rosso, quattro in totale, che di partite sulla sua superficie preferita ne ha perse una manciata in tutta la carriera. E che, soprattutto, non avrebbe accettato di perdere manco a rubamazzetto, figuriamoci sguazzando nel mattone tritato. Senza praticamente il servizio, se proprio gli si vuole trovare il deficit più impattante del suo gioco.

    Mica la testa, chissenefrega, perché con una battuta almeno da primi cento al mondo, senza reclamare quella di Karlovic, sarebbero state molte le partite avverse che avrebbe finito per incamerare grazie a qualche punto facile in più per le mani. Nonostante la sua gestione immancabilmente naif della contesa e, altresì, così poco redditizia in uno sport psicotico come il tennis.

    Oggi, i soliti professori del “chi vince è sempre il più bravo”, turpi epiloghi di Boniperti e anche del wining ugly di Gilbert e sodali, ci diranno che Alcaraz non è poi così avvezzo a partire forte nei tornei e che, appunto, gli capiti spesso di perdere set a casaccio, soprattutto nei primi turni. Non che Fabio, con la pancia da birra in lattina, senza mai piegare le gambe prima di impattarea la pallina manco a sparargli, con in mente mille altre cose più affascinanti della sua disciplina e la bestemmia facile, per quattro ore gli sia stato, se non superiore, almeno alla pari nel gioco e, spesso, capace di confonderne gli oliati pensieri. Così poco abituato, l’epocale Carlitos, a trovare cotanta fantasia allo specchio.

    “Questo può giocare fino a cinquant’anni”, ha urlato il murciano al suo angolo dopo l’ennesima magia di Fognini, con il risultato impresso sul tabellone del campo più prestigioso al mondo ancora tutto in bilico. E non si immagina endorsement migliore di questo. Giocatore che spogliato di tutto ciò che va a comporre un tennista, quindi di solo braccio e forse si sbaglia in eccesso perché è stanco pure quello, sa ancora inchiodare Alcaraz alle sue responsabilità; uno che sul prato iconico semmai ce ne fosse uno non ci perde da un secolo. Al punto che un pubblico mediamente preparato come quello londinese trovi il modo di tributare al taggiasco un lungo applauso che purtroppo profuma d’addio. Già, perché non ci sarà più un altro Wimbledon per Fabio che ha deciso di chiudere la carriera al termine di questa stagione. Con l’incontro di oggi che esemplifica alla perfezione i suoi quindici anni di professionismo, spesi con andatura sinusoidale, su è giù per gli antipodi delle montagne russe. Dal disastro alla meraviglia tutto compreso.

    Fabio, fosse un calciatore, non sarebbe un Cassano o un Balotelli, come lo dipingono quelli che non la smettono di dare troppa importanza alla sua costanza psichica ballerina. Sarebbe, piuttosto, un Dejan Savicevic, il Genio, benché sia grande tifoso nerazzurro. Uno che in buona disegnava parabole nel cielo di Atene e che, qualora svogliato, riportava la maglia negli spogliatoi senza nemmeno una spiegazzatura.

    Fabio, però, questo triplo salto carpiato lo ha ripetuto, e lo ripete, almeno dieci volte a partita. Prima che ritorni la luce di un tennis, il suo, che troppo in fretta comincerà a mancarci maledettamente. Nel bene o nel male, tanto, spesso, si fatica ad ordinare gli addendi.

    Che dici, Pascal, ‘sta palla, alla fine, è sulla riga o no?

  • Pavia. Presentata la “CorriPavia” di domenica 12 ottobre, torna la mezza maratona

    Pavia. Presentata la “CorriPavia” di domenica 12 ottobre, torna la mezza maratona

    E’ stata presentata presso la Sala Consiliare del Palazzo Mezzabarba del Comune di Pavia la CorriPavia 2025 in programma domenica 12 ottobre 2025, evento ideato e organizzato da ASD Atletica 100 Torri Pavia sotto il patrocinio e con la collaborazione del Comune di Pavia.

    La prima grande novità di quest’anno è il ritorno della Half Marathon, su percorso omologato e certificato Fidal di 21,097km, mentre saranno sempre presenti le distanze non competitive 10k, Mini CorriPavia Family Run e Mini CorriPavia Trofeo Scuole confermando la forte inclusività di sempre della CorriPavia che sarà un evento davvero per tutti.

    L’evento è anche parte delle manifestazioni organizzate per la celebrazione del 500° anniversario della Battaglia di Pavia combattuta il 24 febbraio 1525 durante la guerra d’Italia del 1521-1526 tra l’esercito francese guidato personalmente dal re Francesco I e l’armata imperiale di Carlo V e conclusasi con la netta vittoria dell’esercito dell’imperatore Carlo V.

    Sono intervenuti:
    Angela Barbara Gregorini, Assessora con delega allo Sport, Politiche giovanili, Turismo, Cura e benessere animale: “La CorriPavia è senz’altro uno degli eventi sportivi più importanti e significativi per la nostra città, la dimostrazione è data dal numero di partecipanti sempre in aumento e dalle diverse associazioni e realtà cittadine che chiedono di poter partecipare con proprie iniziative all’organizzazione. E’ il caso di CNAO, realtà a rilevanza mondiale, unica in campo sanitario, presente nella nostra città che quest’anno parteciperà promuovendo un progetto sostenuto dal Comune e che coinvolge i soggetti oncologici e i loro familiari. E’ un orgoglio per l’amministrazione comunale assistere ad un tale interesse verso questa manifestazione e siamo davvero felici di vedere questa partecipazione sempre più significativa”.

    Franco Corona, Presidente ASD Atletica 100 Torri Pavia: “Come Presidente dell’Atletica 100 Torri sono particolarmente contento di presentare oggi una CorriPavia che torna nel tradizionale format: mezza maratona competitiva, 10 km non competitiva e Family Run per tutti. E’ una CorriPavia che rispetta la tradizione, ma con molti elementi di novità e che man mano nella ultraventennale storia si è trasformata da una semplice, pur importante corsa, in un evento che coinvolge sempre di più la città ed il suo tessuto economico e sociale. L’incremento di partner e sponsor ne è la dimostrazione più evidente. Il rinnovato sostegno del Comune di Pavia con Sindaco ed assessore Gregorini in prima fila ha dato lo spunto a vari soggetti del territorio di condividere il progetto Corripavia.

    Dallo CNAO all’ATS, dall’ASM a Plastic Free, da COOP Lombardia a Riso Scotti, da BCC Binasco a REMAX VITA, dal Polo tecnologico a Grignani auto, per finire con lo sponsor tecnico Decathlon: tutti contribuiscono a fare grande questa edizione. Vi aspettiamo numerosi per battere tutti i record di partecipazione.”

    Giampaolo Anfosso, Assessore Politiche Educative ed Aggregative, Sensibilizzazione civica, Lavoro, Partecipazione, Sanità del Comune di Pavia: “Come Assessore alla Sanità, ho avuto un contatto con l’ordine delle professioni sanitarie e sono molto contento che in una manifestazione sportiva emergano queste connessioni. E’ molto importante che CorriPavia possa essere un veicolo attraverso il quale CNAO possa promuovere un progetto che vede la nascita di uno sportello psicologico per pazienti oncologici, progetto che consente di dare un supporto in più alle donne che hanno affrontato la malattia”.

    Le gare
    Confermate ad oggi le tre distanze, dopo l’assegnazione dei titoli di Campione Regionale Fidal Mezza Maratona Assoluti e Master del 2023, l’edizione 2025 sarà teatro di assegnazione del titolo di Campione Provinciale Fidal Pavia Mezza Maratona Assoluti e Master confermando l’alta qualità organizzativa della manifestazione. Sarà stilata una speciale classifica combinata sommando i tempi ottenuti in occasione della Corri Battaglia del 30 marzo 2025, con premi ai primi 10 assoluti.

    Al via le manifestazioni non agonistiche sulla distanza di 10 km, Mini CorriPavia Family Run e Trofeo Scuole, che vede la partecipazione gratuita di alunni, personale docente ed ATA. entrambe sulla distanza di 3 km, una novità rispetto alle precedenti edizioni, in cui il tracciato misurava 2.5 km, alla quale si affianca anche quella del cronometraggio con chip per tutti. La partecipazione alle manifestazioni non agonistiche è aperta a tutti, senza obbligo di tesseramento e certificato medico agonistico.

    CorriPavia per il sociale: progetto sessualità e cancro, parole che curano
    Anche quest’anno la CorriPavia accende i riflettori su importanti temi di salute. Iscrivendosi alla competizione, sarà infatti possibile decidere di fare una donazione al progetto “Sessualità e cancro: PAROLE CHE CURANO”, nato dalla collaborazione tra Fondazione CNAO e Mamanonmama APS, insieme alle principali strutture ospedaliere di Pavia: un’iniziativa che rappresenta una risposta concreta a un bisogno clinico e sociale sempre più evidente.

    “Si tratta di uno sportello di ascolto gratuito rivolto ai pazienti oncologici, ai loro familiari e partner che, a seguito di una diagnosi oncologica o delle successive terapie, si trovano ad affrontare disturbi nell’ambito della salute sessuale e difficoltà relazionali”, spiega Ester Orlandi, Responsabile Dipartimento Clinico CNAO. “Stiamo allestendo un luogo sicuro e riservato in cui i pazienti, indipendentemente dal tipo di neoplasia, dal genere o dall’orientamento sessuale, potranno confrontarsi con professionisti qualificati di CNAO, IRCCS Policlinico San Matteo e IRCCS Maugeri, e ricevere indicazioni su cure e servizi che il territorio può offrire per la gestione di queste problematiche, più frequenti di quanto si possa pensare.

    Il Comune di Pavia, nella persona dell’Assessore alla sanità Giampaolo Anfosso, che ringrazio a nome di tutti i partner coinvolti, ha già dato un prezioso supporto, individuando gli spazi dedicati al progetto. Ringrazio, inoltre, l’Assessore allo sport Angela Gregorini e Franco Corona, Presidente dell’Atletica 100 torri di Pavia, per l’ospitalità all’interno della CorriPavia 2025, e tutti i partecipanti alla manifestazione che ci vorranno sostenere”.

    CorriPavia per il sociale: ATS Pavia, screening oncologici e partnership con ordine TSRM/PSTRP
    Grazie alla collaborazione con ATS Pavia, domenica 12 ottobre, saranno presenti, in apposito stand posto nei giardini del Castello, degli operatori che informeranno i partecipanti sull’importanza della cultura della prevenzione nella battaglia contro i tumori.

    Sarà possibile documentarsi rispetto ai programmi di screening gratuiti messi a disposizione della cittadinanza sui programmi di prevenzione e sulle modalità di prenotazione delle visite. Novità di questa edizione sarà la partnership con l’Ordine Professionale Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM/PSTRP) di Pavia che saranno presenti alla manifestazione anche in qualità di atleti in gruppo numeroso.

    Lorella Cecconami, Direttore generale dell’ATS di Pavia: “La promozione della cultura della prevenzione rappresenta per ATS Pavia un pilastro fondamentale nella lotta contro i tumori. Aderire ai programmi di screening gratuiti rivolti alla cittadinanza consente di individuare precocemente la presenza di tumori o di segnali sospetti, spesso prima che compaiano sintomi, aumentando notevolmente le possibilità di cura. Alcuni tumori possono svilupparsi in modo silenzioso per anni, senza manifestazioni evidenti: per questo, lo screening rappresenta uno strumento prezioso per intervenire tempestivamente. Siamo felici di rinnovare anche quest’anno la nostra partecipazione alla CorriPavia, un’importante occasione per sensibilizzare la popolazione su stili di vita sani e sull’importanza dei controlli periodici. I nostri operatori saranno presenti con un gazebo informativo nei giardini del Castello, proprio per fornire dettagli sui percorsi di prevenzione e su come accedere ai servizi. La collaborazione tra tutte le realtà coinvolte è essenziale per diffondere una cultura della prevenzione sempre più consapevole e condivisa”.

    CorriPavia per l’ambiente con Plastic Free, ASM e Concessionaria Grignani
    CorriPavia, già inserita da qualche anno tra i primi EcoEvent sportivi, continua il suo programma di attenzione per l’ambiente, e lo fa rinnovando la collaborazione con Plastic Free Onlus grazie alla quale sono state messe in opera attività che hanno permesso di eliminare bottigliette e bicchieri di plastica, grazie all’intervento di ASM che ha predisposto rubinetti con acqua del Civico Acquedotto per ristori e spugnaggi, utilizzare medaglie in legno riciclato, ripulire il tracciato di gara dopo l’evento, ridurre i materiali di imballaggio, operazioni sempre accompagnate da una capillare campagna informativa per sensibilizzare il popolo degli sportivi sul tema dell’ambiente. E’ tutta nuova la collaborazione con Grignani Srl, concessionaria auto con sede a Pavia e Vigevano, che fornirà quale auto ufficiale la nuovissima Mazda 6E, veicolo completamente elettrico, non ancora in commercio e che sarà utilizzata come testa di gara, nell’ottica di ridurre le emissioni di CO2.

    Ettore Terribili, Social Policy & CSR Specialist Coop Lombardia: “Si tratta di un felice ritorno per noi di Coop Lombardia che ci inseriamo in una manifestazione che negli anni si è arricchita di impegno sociale e che rappresenta una eccellenza del territorio, tema a noi molto caro in quanto promuoviamo le eccellenze in campo alimentare ma anche dello sport, ricco di valori, come competizione ma anche sana alimentazione e tanto altro. Siamo felici di partecipare e coadiuvare per la riuscita dell’evento”.

    Antongiulio Putzu, Consigliere Fidal Pavia: “Come Fidal Pavia siamo felicissimi di essere partner di questa manifestazione che è anche valida come Campionato Provinciale di Mezza Maratona. Sono vicino alla manifestazione anche come insegnante della scuola alberghiera, negli ultimi dieci anni, c’è sempre stata una partnership che ha messo in evidenza come l’evento sportivo sia anche una grande festa”.

    Giorgio Delfini e Sara Vai in rappresentanza di Decathlon Italia: “Siamo felici di essere partner della Atletica 100 Torri, quest’anno partecipiamo con una t-shirt tecnica dedicata all’evento”.

    Presenti in sala Cecilia Destefani e Gianfranco Cucurachi in rappresentanza degli ordini professionali TSRM e PSTRP Pavia, OPI – OPO – FINOFI.

    I percorsi
    Confermati i percorsi dell’ultima edizione della CorriPavia Half Marathon (2023) e CorriPavia 10 km non competitiva (2024), entrambi immersi nel centro storico della città e che, quindi, offriranno agli atleti la possibilità di ammirarne le bellezze. Partenza sotto lo sguardo del Castello Visconteo, dal quale si andrà verso il Ponte Coperto, Porta Nuova, e gli Horti del collegio Borromeo prima di imboccare il Naviglio e, successivamente, sarà possibile ammirare la Torre di san Dalmazio, una delle 32 torri di Pavia. Lungo i km successivi, gli atleti incontreranno la Domus Magna degli Eustacchi, il Palazzo Bottigella, Piazza della Vittoria, il Broletto e Palazzo Mezzabarba davanti al quale è posta la statua di Augusto che ricorda le origini romane di Pavia. Dal Borgo Calvenzano si corre spediti lungo l’Alzaia prima di raggiungere la Chiesa di San Giuseppe, lo Stadio ed il Poligono prima di transitare attraverso Porta Milano e sfilare lungo il Bastione di Santo Stefano e l’obelisco. Sarà la statua di Garibaldi ad indicare che l’arrivo è prossimo.

    Il percorso della 10 km non competitiva si sovrappone fino ad incrociare il Demetrio per poi riprendere Strada Nuova fino all’arrivo posizionato sulla linea di partenza.

    Il percorso della Mini CorriPavia Family Run e Trofeo Scuole risulta allungato di circa 500 m rispetto alle precedenti edizioni e vedrà partenza e arrivo ai piedi del Castello Visconteo.

    La T-shirt
    Presentata la t-shirt tecnica ufficiale disegnata di concerto con il partner tecnico Decathlon. Di colore azzurro, riporta sul petto il nome della manifestazione ed il logo dei 500 anni della Battaglia di Pavia. La sede Decathlon di San Martino Siccomario rinnova il sodalizio con l’evento e lo rafforza offrendosi offrendo in omaggio una sacca portascarpe a quanti si iscriveranno in negozio.

    Iscrizioni
    Le iscrizioni alla CorriPavia Half Marathon (Regolamento QUI) sono aperte sul sito fino alle ore 23:59 di mercoledì 8 ottobre, CLICCA QUI, prossimo cambio tariffa lunedì 30 giugno. Le iscrizioni alla CorriPavia 10 km (Regolamento QUI) sono aperte sul sito fino alle ore 23:59 di giovedì 9 ottobre, CLICCA QUI, prossimo cambio tariffa giovedì 31 luglio. Con l’iscrizione alla CorriPavia Half Marathon e 10k si ha diritto a T-shirt e medaglia.

    Le iscrizioni alla Mini CorriPavia Family Run sono attive sul sito fino alle ore 23.59 di martedì 7 ottobre alla quota di € 5.00.
    Le iscrizioni sono gratuite per i minori di 12 anni. In caso di disponibilità di pettorali, sarà possibile iscriversi alla 10K ed alla Mini CorriPavia Family Run anche nei giardini del Castello Visconteo sabato 11 dalle 15.00 alle 18.00 e domenica 12 fino alle ore 9.00 o fino al raggiungimento della quota massima di partecipanti. Con l’iscrizione alla Mini CorriPavia Family Run si ha diritto alla medaglia.

    Le iscrizioni a Mini CorriPavia Trofeo Scuole per i soli alunni ed il personale scolastico devono avvenire entro le ore 23:59 di martedì 7 ottobre esclusivamente inviando una email a lauraturpini@libero.it. Le iscrizioni sono gratuite per alunni e personale scolastico, fino al raggiungimento della quota massima di partecipanti. I genitori interessati a partecipare alla “classifica dei genitori” dovranno iscriversi alla Family Run entro le 23:59 del 7 ottobre 2025 online sul sito.

    Fino alle 19.00 di martedì 7 ottobre sarà possibile iscriversi alla CorriPavia 10k, alla Mini CorriPavia Family Run e per partecipare alla classifica genitori della Mini CorriPavia Trofeo Scuole anche presso i negozi: Remax – Agenzia Immobiliare Pavia, Strada Nuova n. 5/A e Corso Alessandro Manzoni n. 18; Decathlon – San Martino Siccomario, Strada Provinciale Per Mortara, 3-5, 27028 – San Martino Siccomario (PV) e Sweet Pavia by Clenzi, Strada Nuova n. 2, Pavia.

    Chi si iscriverà presso il negozio Decathlon riceverà in omaggio una sacca per scarpe. Medaglia per tutti e premi in materiale sportivo/buoni acquisto alle prime tre scuole elementari/medie.